IL VELO, GLI ALBERI E LA REPUBBLICA di Padre Mauro Armanino

   


  Il velo, gli alberi e la Repubblica    

Solo un centinaio di kilometri separano Niamey, la capitale del Niger, da Makalondi. Il Burkina Faso non è lontano e così pure i gruppi armati da una violenta e radicale interpretazione salafista del Corano. Sono ormai centinaia le famiglie che,  minacciate di morte nei rispettivi villaggi, sono confluite a Makalondi e a Torodi che si trova a metà strada da Niamey. Decine di persone si sono accampate sotto gli alberi della cittadina di Makalondi in attesa di soluzioni più idonee. Case, campi, scuole, dispensari, luoghi di culto: tutto è stato abbandonato per salvare ciò che si possiede di più prezioso: la vita.

Nel Sahel la vita e gli alberi hanno storie comuni. Entrambe fragili, occasionali e legate da un sentimento comune di resistenza al deserto che continua ad avanzare. Un deserto che assume nuovi connotati soprattutto per l’azione devastante del taglio degli alberi per vendere la legna in città e le scelte dei gruppi armati che obbligano i contadini all’esodo. A Makalondi sono soprattutto gli alberi che rimangono ad offrire un luogo di ristoro agli sfollati dei villaggi adiacenti. La gente accampata spera che le pioggie non inizino prima di aver trovato abitazioni più degne e rispettose della loro dignità.

D’altra parte, per poter viaggiare fino alla capitale del Paese, le donne devono indossare per obblgo il velo islamico. Nel taxi o nelle auto private esse dovranno essere tassativamente divise dagli uomini. In effetti, nel tratto di strada che separa la capitale da Makalondi, i gruppi armati hanno i loro ‘check-point’ per verificare documenti, velo e disposizione dei passeggeri nel veicolo. Ricordiamo che nella stessa strada, negli ultimi mesi, diverse mine hanno ucciso militari e civili. Viaggiare è un rischio permanente per tutti, soprattutto per i convogli militari, bersaglio preferito dai gruppi armati.

Nella zona di Makalondi, così come in altre aree come ad esempio quella delle ‘Tre Frontiere’, Mali, Burkina e Niger, non da oggi si sono formate delle mini-repubbliche all’interno della Repubblica del Niger. In queste regioni vige una particolare applicazione della ‘charia’, legge islamica. Questo implica il pagamento di tasse islamiche, l’applicazione della giustizia in caso di litigi, parte dei ricavati della vendita dell’oro  e soprattutto la legge delle armi. Insomma vige una Repubblica di repubbliche non dichiarate e reali che include  migliaia di cittadini che la povertà aveva già escluso dalla Repubblica. Su di questi era già steso un velo. Solo gli alberi, per ora, sono fedeli a loro stessi e stanno dalla parte dei poveri.


                                                                        Mauro Armanino Niamey, 4 maggio 2022


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