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L'IDEA DEL RITORNO di Paolo D'Arpini

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  “La verità non può essere perseguita, è sempre presente e manifesta, altrimenti non sarebbe verità ma semplice descrizione. E la descrizione non è mai la sostanza…” (Saul Arpino) " L’idea del “ritorno”, che costituisce uno degli elementi di primaria importanza nel Tao-te-king, affiora già nel Libro dei Mutamenti (I Ching). Sotto l’esagramma Fu si legge: “Ritornare è pervenire al Tao..”. Un commento attribuito a Confucio dice: “La ragione del Cielo è abbagliante e si abbassa sino alla terra. La ragione della Terra è umile e si eleva al Cielo. La ragione del Cielo diminuisce ciò che è elevato ed aumenta ciò che è basso. Gli spiriti nuocciono a ciò che è pieno e fanno del bene a ciò che è vuoto. La ragione del Cielo detesta ciò che è pieno di sé ed ama colui che è umile. L’umiltà è onorata e splendente: essa si abbassa e non può essere sormontata, essa è il  fine del saggio!” L’esaltazione della semplicità, descritta nel Tao-te-king preesisteva a Lao Tze. Un moderno filosofo ci...

LEGGI Suffragette e lavandaie

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  https://www.amazon.it/dp/B0F9WWQ44J https://www.blitos.it/ Da Amazon: La Grande Guerra incombe e sta per fagocitare le vite di tutti senza fare distinzione di classe o età. Le storie di tre donne s'intrecciano e finiranno col plasmarsi a vicenda. Una giovane lavandaia, che non si risparmia ogni giorno per costruirsi un futuro felice seppur modesto, secondo condizioni dettate dalla società; una nobildonna savonese, che vive la sua pacata vedovanza entro le mura di un Castello, fìn quando gli eventi la porteranno a rivedere le sue certezze; e una suffragetta londinese, che si batte assieme a tante altre, perché venga riconosciuto alle donne il diritto al voto, nonostante il mondo attorno non si mostri pronto a una tale richiesta. Marietta, Kathryn e Margherita saranno i tre volti che simboleggiano questo cambiamento. Ognuna troverà il coraggio per compiere le proprie scelte, col suo diverso modo d'intendere la vita, l'amore e la sete d'indipendenza. Un romanzo che narra...

I had a dream too... - Anch'io ho fatto un sogno...

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...Ho visto che un piccolo gruppo di amici si era riunito per decidere come salvare il mondo. All’inizio eravamo quattro gatti come suol dirsi poi a mano a mano giungevano altre persone di tutte le razze: mediorientali, cinesi, neri, etc. Lo scopo non era tanto quello di trovare soluzioni per evitare ciò che appariva inevitabile bensì di riuscire a mantenere un’intelligenza, un seme, per la continuazione della specie umana.  Infine dovevamo prepararci ad una guerra finale e il consiglio dell’esperto era: “Per sopravvivere ad una guerra occorre non lasciarsi travolgere dalle emozioni cercando bensì di adempiere a quanto necessario senza preoccuparsi delle conseguenze”. Ero anch’io d’accordo… E non siamo forse oggi in procinto di una guerra globale per la sopravvivenza dell’Umanità? Cosa possiamo risolvere con le nostre chiacchiere e le nostre piccole azioni per salvare il mondo? Restare saldi senza farsi trascinare dalle “sensazioni”, vivere nel momento presente affrontando quel che...

BIOPOLITICA, BIOECONOMIA, BIOSPIRITUALITA'

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  E' tempo di Biopolitica,  Bioeconomia e Biospiritualità… Nel discorso dell’ecologia profonda  e del bioregionalismo va incluso anche quello della Biopolitica per trasmettere un messaggio che la Politica deve essere inserita sempre in Bios cioè nella Vita, che è un qualcosa che non appartiene solo all’uomo. E poi l’Economia Partecipativa, poiché l’economia deve tornare ad essere a misura delle cose reali e non dei mercati subliminali di borse e speculatori e noi dobbiamo tornare a ridiventare fruitori attivi (ecco il senso di Partecipazione) di questo mezzo di scambio che è nostro. Il bioregionalismo è una forma attuativa dell’ecologia profonda. Nel senso che l’ecologia profonda analizza il funzionamento delle componenti vitali e geomorfologiche ed il bioregionalismo riconosce gli ambiti territoriali in cui tali componenti si manifestano. Per fare un esempio concreto: il funzionamento generale dell’organismo vivente viene compreso attraverso il riconoscimento e lo studio...

PIAZZA DELL'UNITA' di Padre Mauro Armanino

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  Date al dolore la parola La piazza è la stessa di 87 anni fa. Era il 18 settembre del 1938. Giorno nel quale Benito Mussolini, all’apogeo della sua effimera gloria, annunciava la necessità del razzismo e il varo delle misure legislative antisemite. Si chiamava Piazza dell’Unità prima di essere ribattezzata Piazza d’Unità D’Italia nel 1955. Una piazza ‘imperiale’ dove risuonarono parole indegne che avrebbero provocato sofferenze, discriminazioni e deportazioni. Dare al dolore la parola dovrebbe essere il compito di tutta politica. Missione delicata, forse impossibile perché solo chi abita il dolore o allora forse solo il silenzio perché  il dolore non parla , tace in attesa delle parole smarrite o quelle da creare per la circostanza. A questo dovrebbe servire una piazza degna di questo nome e luogo per antonomasia della politica intesa come partecipazione e possibile cura del dolore collettivo e personale, cioè unico. Dare al dolore la parole sapendo che il dolore non pa...

PIAZZA DELLA LIBERTA' di Padre Mauro Armanino

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  L’organetto e i piedi in piazza Siamo a Trieste. Giusto davanti alla stazione ferroviaria si trova la nota e spaziosa Piazza della Libertà. Perché sia tale occorre però condividerla con chi la porta da lontano. Adesso la piazza è stata ribattezzata informalmente ‘Piazza del Mondo’. Proprio in quello spazio è nato e continua da anni l’incontro e lo scambio della libertà condivisa con centinaia di giovani che cercano un luogo dove ricostruire una vita persa e ritrovata dal viaggio. Arrivano dall’Afghanistan, il Pakistan, il Bangladesh, il Nepal e altri distanti paesi che la geografia e la politica hanno, col tempo, reso più vicini. Mesi e talvolta anni sono passati viaggiando di Paese in Paese e di frontiera in frontiera per arrivare su questa piazza creata come avvenimento che contribuisce a ‘rimanere umani’. Ci sono i nuovi arrivati, che si mettono con disciplina da una parte ad ascoltare i consigli di un mediatore culturale. Indica loro come districarsi in questo mondo dove ...

LO STERMINIO DEI GIORNALISTI

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  «Telecamere di Hamas».   Lo sterminio di reporter a Gaza Più di tutte le guerre moderne Per eliminare testimoni e controllare la narrazione Israele fa della Striscia un cimitero del giornalismo L’uccisione da parte di Israele di almeno 225 giornalisti palestinesi dal 7 ottobre 2023 ha attirato brevemente l’attenzione internazionale dopo che è stato calcolato che a Gaza sono morti più giornalisti «che nella guerra civile americana, la prima e la seconda guerra mondiale, la guerra di Corea, la guerra del Vietnam (compresi i conflitti in Cambogia e Laos), le guerre in Jugoslavia e la guerra in Afghanistan dopo l’11 settembre, messe insieme». Nell’ambito del suo sforzo di eliminare i testimoni e controllare la narrazione, Israele ha, come ha scritto un commentatore, trasformato Gaza in un cimitero del giornalismo. Lo ha fatto attraverso l’uso ripetuto di droni e aerei per dare la caccia ai lavoratori dei media da lontano, come quando ha preso di mira il reporter di Al Jazeera An...

Il giorno della Vittoria è quello della fine di ogni guerra... di PAOLO D'ARPINI

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  Il 9 maggio 1945 il governo sovietico annunciò la vittoria contro il nazifascismo. Tuttavia, è solo dal 1965 che la Giornata della vittoria è stata proclamata festa nazionale. Il Giorno della Vittoria è tutt’oggi celebrato in Russia. La guerra è diventata un tema di grande importanza. Il rituale della celebrazione gradualmente ottenuto un carattere distintivo con una serie di elementi simili: incontri cerimoniali, discorsi, conferenze, ricevimenti e fuochi d’artificio. Certo la Vittoria contro il nazifascismo del 9 maggio 1945 è una data importante che va ricordata ma una vera “Vittoria” sarà quella dove si vedrà la fine di ogni guerra. Beh, da qualche parte bisogna pur cominciare per arrivare ad una vera e definitiva Vittoria in questa nostra società. Una “vittoria nonviolenta e laica”, a tutto campo, in cui si considera l’unitarietà della vita in tutte le sue forme. Questo è il dettame dell’ecologia profonda e della spiritualità laica che intravvede nelle pieghe del...

LE LUCI DELLA CITTA' di Padre Mauro Armanino

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  Le luci della città Titolo di uno dei film più belli e noti di Charlie Chaplin. Film muto del 1931, scritto, prodotto, diretto e interpretato da Chaplin. Le luci della città raccontano con struggente dolcezza la storia di una giovane fioraia cieca che, grazie all’aiuto finanziario del protagonista, ritrova la vista. Il film termina con l’episodio della fioraia che riconosce il suo benefattore tramite una stretta di mano. La mano che, da cieca, aveva avuto modo di sentire e apprezzare come strumento di bontà nei suoi confronti. A causa del pretesto commerciale del natale le nostre città sono inondate di luci. Luci artificiali che si vorrebbero festive, gioiose e spensierate. Si propongono di compensare così le innumerevoli tenebre che sembrano invece prosperare poco lontano. Le luci delle nostre città appaiono false e poco credibili perché, invece di illuminare, accecano gli occhi, le parole e financo una festa così innocente come quella natalizia. Si tratta di luminarie che,...