VITE PARALLELE racconti e testimonianze di CHI HA VARCATO LA SOGLIA: QUELLO CHE PESA di Bruna Chiotti


 VITE PARALLELE

racconti e testimonianze di
CHI HA VARCATO LA SOGLIA


mettere a confronto i diversi punti di vista per
SVELARE IL CARCERE,
con l'augurio che le molteplici storie personali di coloro che,
a qualunque titolo, hanno varcato la soglia del carcere, condivise,
possano essere spunto di riflessione,
arricchimento intellettuale e letterario


una iniziativa di Cascina Macondo
www.cascinamacondo.com

con il contributo dell' UBI (Unione Buddhista Italiana)
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con il partneriato del Centro Hokuzenko di Torino
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QUELLO CHE PESA  
di Bruna Chiotti - garante dei diritti dei detenuti

 
Ho varcato la soglia di un carcere alcuni anni fa come volontaria di una Associazione per gestire uno sportello sociale per pratiche pensioni, disoccupazioni, ecc. e poi come Garante Comunale per i diritti dei detenuti per 5 anni.                                                                                                             
Ho incontrato una umanità dolente, rassegnata, arrabbiata, fiduciosa, incattivita, altruista, impaurita, silenziosa, allegra, speranzosa, creativa, in altre parole ho incontrato "l'uomo" in tutte le sue debolezze, ma con una grande volontà di riscatto.
Ho visto piangere un anziano detenuto al quale venivano negate ogni possibilità di far valere i propri diritti. Ho incontrato persone con 20-30 anni di carcere sulle spalle e con fine pena "mai", ma ancora con la speranza di vedere la propria casa e di tornare liberi.
Mi è rimasta impressa la storia, tra tante, di un detenuto condannato all'ergastolo ed entrato in carcere a 20 anni. Mi raccontava che conosceva solo il quartiere dove era nato e cresciuto e che tra bande rivali sopravviveva chi sparava per primo. Mi disse che il carcere l'aveva salvato ed era riconoscente alla scuola interna che gli aveva permesso di studiare.                                          
Ho incontrato un capo mafia già anziano e con oltre 30 anni di pena scontata che si è laureato in carcere in Sociologia e che, nei giorni di permesso, svolgeva volontariato in una struttura per anziani.
Ho conosciuto un detenuto che negli anni ottanta faceva parte delle "Brigate Rosse" a tempo pieno, e prima ancora fu rapinatore e gangster. Non ha mai rinnegato le sue scelte sbagliate, anche se era molto critico verso se stesso al punto di scrivere un libro sulla sua cattiva strada. Ora lavora in una cooperativa sociale come volontario e continua a scrivere le sue memorie.
Nessuno rivendicava il proprio passato, anzi c'è quasi una rimozione e c'è invece una ferma volontà di guardare avanti senza voltarsi indietro. Ho incontrato persone con grande dignità e voglia di riscatto chiedendo di lavorare perché "il lavoro dà dignità".
Mi hanno detto che gli anni passano, ma la giornata è lunga e il senso di solitudine e la nostalgia della famiglia è devastante. Per sopravvivere è indispensabile mantenere il rispetto di sé e la propria dignità di uomo anche se dentro pesa una fragilità nascosta, mascherata da atteggiamenti anche aggressivi o con ostentata sicurezza di sé.
Ma quello che pesa per un detenuto è l'indifferenza di chiunque non varca la soglia del carcere, perché un saluto, una stretta di mano, un colloquio possono dare senso alla giornata,  a quel tempo infinito che isola fisicamente e socialmente e che distrugge psicologicamente una persona, anche colpevole di reato, ma pur sempre una persona.  

Cascina Macondo

Arti e Culture Associate
Associazione di Promozione Sociale
Borgata Madònna della Róvere, 4  -  10020 Riva Prèsso Chièri (TO)
tel. 0039 - 011 94 68 397  -  cell.   0039 - 328 42 62 517
info@cascinamacondo.com   -  www.cascinamacondo.com

 

"Lèggere è bèllo
come scrìvere, viaggiare,
fare l'amore"

 

 (Pietro Tartamella)

 

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