VENDERE I PROPRI FIGLI: UN MERCATO DA 6 MILIARDI DI EURO da Se Non Ora Quando, Genova

 


Il dibattito sull'utero in affitto nel nostro paese  

Dopo la sentenza della Corte di Cassazione dell'aprile scorso, che ha negato la possibilità  di riconoscimento di affiliazione in Italia tra genitore di intenzione e minore nato da utero in  affitto all'estero, il 28 gennaio l'ufficio stampa della Corte Costituzionale ha riportato alla  ribalta la tematica della maternità surrogata o GPA, dichiarando non ammissibili le  questioni di legittimità sollevate al riguardo ma rivolgendo un monito al legislatore affinché  vengano individuate idonee forme di tutela dei minori

Ci siamo prese del tempo per riflettere ma crediamo nostro dovere esporci e commentare  con umiltà ma con chiarezza lo stato del dibattito sull’utero in affitto nel nostro paese. 

SeNonOraQuando Genova ha preso da tempo una posizione chiara e netta ed ha firmato  nel 2017 la Carta per l'Abolizione Universale della GPA trasmessa all'ONU.  

In Italia e nel maggior numero dei paesi UE questa pratica è vietata.  

La questione è sempre più dibattuta a livello internazionale e ci sono forti spinte a  superare “de facto” i divieti legislativi a favore di un mercato di oltre 6 miliardi di euro  l'anno, in continua crescita.  

Anche a livello europeo si registra un arretramento delle posizioni a favore della abolizione  internazionale della surrogata: il Parlamento Europeo, che nella “Relazione annuale sui  Diritti Umani e Democrazia nel mondo e politica UE” del 2015 ha condannato la  surrogazione che “compromette la dignità umana della donna” ritenendo che “lo  sfruttamento riproduttivo e l’uso del corpo umano per un ritorno economico o di altro  genere, in particolare nel caso delle donne vulnerabili nei paesi in via di sviluppo, debba  essere proibita e trattata come questione urgente negli strumenti per i diritti umani», il 21  gennaio scorso ha però respinto un emendamento alla Relazione annuale 2021,  presentato da 41 eurodeputati, inteso a condannare la pratica dell'utero in affitto come  “reato universale che compromette l'integrità fisica delle donne ed i diritti del bambino,  aumentando lo sfruttamento commerciale delle donne e riducendo la persona ad una  merce”.  

In Italia come in altri paesi numerose coppie eterosessuali ed omosessuali aggirano il  divieto ricorrendo all''utero in affitto nei paesi dove ciò è concesso (in particolare in  Ucraina) e da ciò derivano i problemi sulla affiliazione dei bambini nati all'estero.  

Pur riconoscendo l'esigenza di definire idonee tutele giuridiche dei nati da maternità  surrogata, a livello nazionale ed europeo, registriamo sul piano giuridico un atteggiamento  teso più “alla riduzione del danno” che al contrasto del reato. 

Ma soprattutto assistiamo scandalizzate ad una narrazione pretestuosa da parte dei media  che, in occasioni come quella fornita dal parere della Corte, tende a sfruttare il sentimento  di benevolenza suscitato dai bambini per promuovere la “normalizzazione” di questa  prassi, presentando i genitori intenzionali come persone incolpevoli costrette a subire le  inadeguatezze della legge ai loro desideri-bisogni di genitorialità, senza che vi sia alcuna  riflessione né informazione sulla condizione delle madri surrogate, sulla negazione del  diritto primario del bambino a non essere staccato dalla madre, sul mercato dei corpi e  sullo sfruttamento della povertà a favore dell'industria della riproduzione. 

Affermiamo la necessità di chiara e trasparente informazione su ciò che è la GPA, sulla  realtà delle donne che vendono il proprio corpo per necessità e per pochi soldi, le  conseguenze sulla loro salute, la mancanza di controllo sul destino dei bambini prodotti in  questo modo, che diventano anche oggetto di traffico, il giro di affari vertiginoso per  cliniche, avvocati, assicurazioni, alberghi, i maggiori beneficiari.  

Chiediamo che si apra un ampio dibattito su un tema di vitale importanza per la nostra  società, per le donne e per i bambini, affinché tutti possano responsabilmente farsi una  opinione.


Coalizione Internazionale per la Abolizione
della Maternità Surrogata

IL BUSINESS GLOBALE CHE LA CONFERENZA DELL'AJA STA CERCANDO DI LEGALIZZARE: LO SFRUTTAMENTO DELLE DONNE E LA COMPRAVENDITA DEI BAMBINI
25 febbraio 2021 di Berta O. Garcia CO-Chair of ICASM
La Conferenza dell'Aja sul Diritto Privato Internazionale (HCCH) lavora da più di 5 anni sulla legalizzazione "de facto" della maternità surrogata Un gruppo di esperti nominato dalla Conferenza dell'AJA sta lavorando a un protocollo per risolvere la questione della genitorialità dei bambini acquistati attraverso contratti internazionali di surrogazione. Ma non soddisfatto di questo compito iniziale, ha deliberatamente scelto di ampliarlo, coprendo ora tutte le fasi del processo di surrogazione, inclusa la scelta della madre "gestazionale" da parte dei genitori committenti, contratti, consensi, mediatori, aspetti assicurativi e finanziari. Cosa ha portato la HCCH a contraddire i principi fondamentali come il superiore interesse del bambino a rimanere nella sua famiglia di origine, la prevenzione della vendita e del traffico di minori che violano le sue stesse convenzioni, come la Convenzione sulla Protezione dei Bambini e la Cooperazione in materia di adozione internazionale? Per quanto riguarda i 24 paesi rappresentati in questo gruppo di esperti risponde alla domanda di cui sopra: alcuni sono paesi che hanno scelto di regolare la surrogazione e quindi di renderla socialmente accettabile, altri stanno tranquillamente sviluppando la legislazione, così aprendo i loro paesi alla pratica. E non è un caso che siano i rappresentanti di quei paesi più determinati a mandare avanti il Protocollo dell'Aja sul riconoscimento delle decisioni giudiziarie straniere sulla parentela nell'ambito dei contratti internazionali di maternità surrogata. Si aggiunge a questo il fatto che diversi membri del gruppo sono coinvolti professionalmente nell'industria della surrogazione ed è facile immaginare da che parte penderà la bilancia, o per dirla chiaramente, che parte essi prenderanno. Che ruolo svolgono i membri dei pochi paesi abolizionisti presenti nel gruppo: Svizzera, dove il divieto alla surrogazione è sancito dalla costituzione, Spagna, Italia, Francia, Svezia e Germania, che la vietano nei propri territori? Quali direttive hanno dato loro i rispettivi governi? Quale posizione prendono durante i dibattiti? Come difendono la posizione del loro Stato e la loro posizione abolizionista comune? Non c'è traccia di questa posizione abolizionista nei report del gruppo, dove l'approccio regolatorio sembra unanime. Quale è il ruolo di Kirsten Di Martino, UNICEF's Senior Advisor per la Protezione dei Bambini, membro del gruppo di esperti in qualità di osservatore? Se, come ci si attende, è lì per difendere la convenzione internazionale sui diritti dei bambini ed il suo protocollo opzionale sulla vendita dei bambini, è incomprensibile – se non per falsi interessi – che questo gruppo abbia insistito in questo approccio da oltre 5 anni. L' UNICEF si piegherà agli interessi del mercato invece di difendere il diritto dei bambini a non essere trattati come oggetto di contratti, ma come soggetti con pieni diritti? Se il protocollo redatto da questo gruppo di esperti sarà approvato dagli Stati membri, significherà che la Conferenza dell'Aja si è inchinata agli interessi commerciali dell'industria della surrogazione, dal momento che, come l' istituzione stessa riconosce senza difficoltà nei propri documenti, è ormai risaputo che la maternità surrogata è un business globale. A dispetto del fatto che quasi ovunque i contratti di surrogazione siano illegali, il protocollo su cui il gruppo di esperti sta lavorando aprirà la strada alla genitorialità a qualunque persona che aggira la legge del proprio paese e compra un bambino all'estero dove lo sfruttamento riproduttivo delle donne è stato legalizzato, o è tollerato, e dove la vendita di bambini ha cessato di essere un crimine ed è diventato un affare molto redditizio. In risposta a questa situazione, la Coalizione Internazionale per l'Abolizione della Maternità Surrogata (ICASM) ha lanciato una campagna di informazione ed un appello per fermare il lavoro di questo “Gruppo di Esperti”. Esso è già stato firmato da migliaia di persone e femministe e organizzazioni per i diritti umani di 55 paesi. L'appello si può firmare anche qui (1) L'unica alternativa allo sfruttamento riproduttivo delle donne – che sono sempre economicamente vulnerabili – ed alla compravendita di neonati, non passa dalla regolazione di questa pratica, ma dalla sua abolizione universale in quanto essa è contraria ai diritti umani fondamentali. A tal fine la nostra Coalizione ha già redatto un progetto di convenzione abolizionista internazionale a cui tutti gli Stati dovrebbero aderire affinché questa pratica crudele e disumana venga consegnata alla storia, come è stato per la schiavitù.

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