VITE PARALLELE racconti e testimonianze di CHI HA VARCATO LA SOGLIA: IO SON COLUI CHE TENNI di Mariella C.

 


VITE PARALLELE

racconti e testimonianze di
CHI HA VARCATO LA SOGLIA


mettere a confronto i diversi punti di vista per
SVELARE IL CARCERE,
con l'augurio che le molteplici storie personali di coloro che,
a qualunque titolo, hanno varcato la soglia del carcere, condivise,
possano essere spunto di riflessione,
arricchimento intellettuale e letterario


una iniziativa di Cascina Macondo
www.cascinamacondo.com

con il contributo dell' UBI (Unione Buddhista Italiana)
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IO SON COLUI CHE TENNI
di  Mariella C. - insegnante



Sono un'insegnante di Lettere in pensione e la prima volta in cui  ho varcato quella soglia è stato in una luminosa mattina di luglio di alcuni anni fa, quando sono entrata in una Casa di reclusione  come docente volontaria di un progetto di scuola estiva della sezione carceraria di un Istituto di Istruzione Superiore di quella città. Di soglie nella mia vita ne avevo varcate altre: con il passare degli anni l'esperienza e la riflessione ci portano a mettere in crisi presunte sicurezze e a fare un salto oltre, superando ingiustificate paure e pregiudizi, per regalarci poi spazi inaspettati e fino ad allora inesplorati di conoscenza, comprensione e libertà. Ma queste sono soglie metaforiche, quella invece era ed è davvero una soglia, un limite che concretamente delinea due spazi ben divisi: il fuori, che mi lasciavo alle spalle, e il dentro, in cui un po' alla volta entravo, attraverso controlli, lunghi corridoi, porte pesanti che venivano aperte e poi richiuse, il tintinnio dei mazzi di quelle grosse chiavi (ben presenti a chi frequenta un carcere), che nella loro silenziosa  unicità trasmettono  un messaggio inquietante: mai come in questo luogo si ha la percezione di come esse siano davvero simbolo di apertura e chiusura, il che contestualizzato significa libertà e reclusione.
Io son colui che tenni ambo le chiavi del cor di Federigo, e che le volsi, serrando e diserrando,.. ( canto XIII Inferno).  Serrare e diserrare non solo gli spazi, ma il cuore altrui - dice Dante. Aprire il cuore e la mente sono, per chi si inoltra in una realtà e in una comunità umana di cui si ha conoscenza soltanto attraverso le cronache e i luoghi comuni, prerequisiti per capire e mettersi in relazione. Non so se ne ero allora così consapevole,  avevo accettato di entrare come insegnante volontaria in carcere sia perché ero curiosa, in senso positivo, di conoscere quell'ambiente e le persone che lì vivono, sia perché ho sempre amato la scuola e l'insegnamento. Mi intrigava poi la prospettiva di insegnare a degli adulti, esperienza che non avevo mai fatto.
Ero emozionata e anche un po' impaurita, perché nasconderlo? Quando l'agente che mi aveva accompagnata chiuse a chiave la porta dell'aula e mi trovai sola con un buon numero di persone detenute in una sezione di Alta Sicurezza, in un attimo mi  immaginai sequestrata e usata come ostaggio! Niente di tutto questo successe, tutto procedette serenamente e  fin dall'inizio io mi sentii a mio agio ed accolta: la lezione che avevo pensato e preparato (lessi loro una novella di Pirandello) fu motivo di scambio e di un vivace confronto.
Da allora (era il 2014) ho continuato ad essere presente nella scuola, ho conosciuto molti detenuti e contribuito alla preparazione di alcuni per l'esame di maturità, ho partecipato a progetti di incontro con scrittori, ho visto le pareti degli ambienti scolastici diventare pitture bellissime grazie all'impegno e alla professionalità dei docenti e al fattivo coinvolgimento degli studenti, in breve ho constatato di persona  l'importanza della scuola nei processi di formazione e di crescita personale.
Non sono una buonista, non sono andata lì pensando di fare un'opera di misericordia a dei disgraziati cui portare una salvezza non richiesta, ci sono andata mantenendo le mie convinzioni (aderisco ai principi e alle iniziative di Libera) e ponendomi in una posizione di rispetto, che è stato reciproco, e di autenticità, mantenendo il mio ruolo senza autoreferenzialità e non nascondendo mai le mie idee anche quando erano in contrasto con quelle di qualcuno. La letteratura, tema dei nostri incontri, offre la possibilità di confrontarci sull'idea che abbiamo della vita e del mondo, ci apre spazi di conoscenza, ci fa riconoscere  emozioni e sentimenti, ci interpella su ciò che è  bene e ciò che è male, ci chiarisce a noi stessi:  in sintesi ci mette di fronte alla complessità dell'animo umano. Ed è quello che ho sperimentato in questi anni di frequentazione del carcere, cioè che le persone non si esauriscono in un gesto o in un atto che hanno compiuto (senza peraltro sottovalutarne il peso e la gravità), ma sono questo e tanto altro, e che la scuola e ogni attività formativa offrono strumenti  per scoprire o riscoprire aspetti nuovi di se  stessi e per porsi in un cammino di ricerca e di consapevolezza. Le persone che ho incontrato sono  diverse fra loro, con alcuni è stato più facile intendersi, con altri meno, ma questo succede normalmente nelle nostre relazioni; la diversità di idee e anche i conflitti possono essere importanti opportunità educative, se condotti e gestiti nel rispetto reciproco.  Se continuo a varcare la soglia e mantengo rapporti epistolari con alcuni detenuti trasferiti in altre carceri,  è perché oltre quella soglia ho intrecciato relazioni significative: è stato  per me un percorso arricchente.



Cascina Macondo
Arti e Culture Associate
Associazione di Promozione Sociale
Borgata Madònna della Róvere, 4  -  10020 Riva Prèsso Chièri (TO)
tel. 0039 - 011 94 68 397  -  cell.   0039 - 328 42 62 517
info@cascinamacondo.com   -  www.cascinamacondo.com

"Lèggere è bèllo
come scrìvere, viaggiare,
fare l'amore"

 (Pietro Tartamella)

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