NO AL GENOCIDIO
No Kings Italia – 18 luglio 2026
“La Palestina ci libera tutti”: Resistere all’apartheid e al genocidio di Israele e connettere le lotte contro il modello del “diritto del più forte”
Omar Barghouti*
Bandiere palestinesi presso il Mausoleo di Yasser Arafat alla Muqata'a
La “totale impunità” di Israele ha dato inizio a un’“era del diritto del più forte” senza precedenti da decenni, rappresentando una minaccia per l’umanità, non solo per i palestinesi. Con il sostegno dell’Occidente coloniale, Italia compresa, Israele sta commettendo a Gaza il primo genocidio al mondo trasmesso in diretta streaming e sta perpetrando violenze genocidarie in Cisgiordania e in Libano, minando gravemente il diritto internazionale.
Ciò ha incoraggiato le recenti guerre o minacce di aggressione da parte degli Stati Uniti contro i popoli di Venezuela, Iran, Cuba, Canada, Groenlandia, Oman, tra gli altri, che non hanno precedenti nell’eliminare ogni parvenza di “diritti umani” e “democrazia”. Come ha affermato il presidente colombiano Gustavo Petro, “Gaza è solo il primo esperimento di un modello in cui siamo considerati tutti sacrificabili”.
Oggi la maggioranza della popolazione mondiale si rende conto che Israele è un modello per la maggior parte dei regimi di estrema destra, delle dittature e dei partiti fascisti del mondo occidentale, quasi tutti profondamente razzisti e antiebraici. Israele vende le proprie tecnologie militari e di sicurezza come “collaudate sul campo” e ricorre ampiamente alla corruzione, alle intimidazioni e all’estorsione nei confronti di funzionari eletti, anche attraverso società private legate al Mossad. Israele ha esportato spyware utilizzato come arma, nonché i propri servizi di disinformazione e di manipolazione elettorale, come strumenti diplomatici per acquisire influenza a livello globale, incluso in Slovenia, in Francia e a New York City. I legami di Israele con il depravato pedofilo Jeffrey Epstein e con i miliardari statunitensi sostenitori della politica “Israel First” — da Larry Ellison a Miriam Adelson — mettono ulteriormente a nudo i suoi metodi.
La resistenza all’ordine della “legge del più forte” parte quindi dalla Palestina, dalla presa di coscienza dell’intersezionalità delle lotte per la giustizia razziale, economica, sociale, di genere e climatica, e contro ogni forma di oppressione e razzismo, con la lotta di liberazione palestinese.
Antonio Gramsci scrisse: “Il vecchio mondo sta morendo e il nuovo mondo fatica a nascere: ora è il tempo dei mostri”. Oggi i palestinesi stanno vivendo “il tempo dei mostri”, con Israele che uccide decine di migliaia di noi e brucia vivi i nostri bambini; nega a milioni di persone i bisogni umanitari fondamentali; cancella gran parte della civiltà di Gaza, vecchia di 4.000 anni; distrugge sistematicamente ospedali e cliniche per la fertilità, scuole, università, tesori archeologici, teatri, stadi di calcio, impianti idrici, … tutto.
In questo tempo dei mostri, l’unità, la solidarietà strategica e basata sui principi, e la chiarezza morale diventano necessità esistenziali per salvare l’umanità e il pianeta. L’opinione unanime dei palestinesi, rappresentata dal Comitato Nazionale Palestinese per il BDS* – la più grande coalizione della società civile palestinese e guida del movimento BDS – chiede di:
• Sostenere e difendere i diritti del popolo autoctono della Palestina sanciti dall’ONU, in particolare il diritto di vivere senza occupazione militare e apartheid e il diritto dei nostri rifugiati di tornare a casa e ricevere un risarcimento,
• Intensificare la pressione del BDS per porre fine a ogni forma di complicità da parte di Stati, aziende e istituzioni nell’occupazione illegale, nell’apartheid e nel genocidio perpetrati da Israele.
I palestinesi non stanno implorando il mondo di elargire carità; stiamo chiedendo una solidarietà concreta, che inizi con la fine della complicità. Come ha dimostrato la lotta che ha abolito l’apartheid in Sudafrica, il radicalismo strategico del BDS è la forma più efficace di solidarietà.
L’anno scorso, i sindacati e i lavoratori portuali in Italia hanno creato un precedente storico, organizzando scioperi nazionali in solidarietà con la Palestina, chiedendo un embargo militare contro Israele e la cessazione del transito illegale di rifornimenti militari destinati al suo genocidio attraverso i porti italiani.
La campagna BDS sta crescendo in modo esponenziale in Italia e, di conseguenza, diversi consigli regionali e comunali hanno iniziato a tagliare i legami con l’Israele dell’apartheid. I supermercati Coop hanno aderito al boicottaggio di Israele. Appassionati e personalità del mondo dello sport hanno protestato con forza contro il tentativo di Israele di “mascherare” il proprio genocidio attraverso lo sport. I boicottaggi dell’Eurovision si stanno diffondendo. Gli “Spazi liberi dall’apartheid” si stanno espandendo. Tutto ciò ha svolto un ruolo fondamentale nel costringere l’ENI a ritirarsi dal progetto illegale di esplorazione israeliano del gas nelle acque palestinesi al largo di Gaza.
Intensifichiamo ogni campagna a favore dell’embargo militare ed energetico, dei boicottaggi economici, accademici, culturali e sportivi, del disinvestimento e delle politiche di appalti etici.
A chi parla di “stanchezza da genocidio” e di disperazione, dico: i palestinesi non possono permettersi il lusso della “stanchezza da genocidio” né di rinunciare alla speranza. Decolonizziamo le nostre menti dalla disperazione, dall’individualismo neoliberista, dalla paura dei mostri, affinché tutti noi possiamo finalmente realizzare ciò che l’arcivescovo sudafricano Desmond Tutu ha definito “il menu completo dei diritti”.
* Cofondatore del movimento BDS per i diritti dei palestinesi e vincitore del Premio Gandhi per la Pace 2017
* https://bdsmovement.net/ (boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele)
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