RISPOSTA DELL'ASL (Azienda Sanitaria Locale) alla Lettera Aperta all'ASL di Savona

 

SCREENSHOT DELLA PRIMA PARTE DELLA LETTERA IN PDF




AL LINK SI PUO' TROVARE, PER CHI NON L'AVESSE ANCORA LETTA LA MIA Lettera aperta all'ASL di Savona

LETTERA APERTA all'ASL di Savona (senzafine.info)



LETTERA COMPLETA DI RISPOSTA DA PARTE DELL'ASL

ESCLUSO DATI SENSIBILI: 

In merito alla Sua nota in oggetto, il Direttore della S.C. Cardiologia del P.O. Levante, da noi interpellato, sebbene dispiaciuto della sensazione di disagio da lei provata, ha tenuto a precisare quanto segue:

 - per quanto riguarda le prenotazioni delle prestazioni sanitarie ambulatoriali, l’Azienda è impegnata nel “progetto di abbattimento delle liste d’attesa”, tramite l’apertura a fine mese di nuove Agende di appuntamenti per il mese successivo, sicché Medici ed Infermieri danno la propria disponibilità oltre l’orario di servizio, in modo tale da offrire agli utenti ulteriori sedute ambulatoriali, oltre a quelle già programmate, di cui gli operatori del CUP informano tutti gli utenti, come appunto è avvenuto con lei; 

- in relazione al fatto che lei non abbia trovato utenti in attesa, il Direttore della Struttura ha tenuto ad evidenziare che ciò è determinato innanzitutto dallo scaglionamento degli orari, ma anche da quegli utenti che, irresponsabilmente, non si presentano all’appuntamento previsto, senza dare di ciò alcun avviso; 

- relativamente all’effettuazione dell’elettrocardiogramma, il Direttore ha rimarcato che alcuni pazienti possono mostrare anche un certo pudore per la necessaria svestizione, motivo per cui è consueto che si chieda al paziente se si sia mai sottoposto a questo tipo di esame, al fine di spiegargli quanto gli si richiede, cercando di far venire meno l’eventuale disagio; nel caso specifico si suppone che ci sia stato un fraintendimento per il quale le porge le sue scuse; 

- a proposito delle postazioni ambulatoriali occupate dai Medici, il Direttore della Cardiologia ha sottolineato che queste sono allestite in modo tale che i Sanitari non diano le spalle ai pazienti, bensì risultano esclusivamente postazioni frontali o, al massimo, laterali; 

- per la discussione sulla terapia, eventuali dubbi da chiarire o altro, il Dott., Medico che ha effettuato la visita, ed il Direttore della Struttura sono disponibili, previo appuntamento, ad un colloquio che può richiedere telefonando al numero 019 840 4489. 

Distinti saluti. Il Direttore S.C. URP e Relazioni Esterne Dott. Marco Esposto

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CONSIDERAZIONI MIE:

Sono molto riconoscente all'ASL di Savona per la risposta che mi è stata data nonostante io sia solo una modesta paziente e per giunta non giovane. 

Io confermo quanto avevo scritto, parola per parola, specialmente in relazione alla favoletta del pudore. Se veramente alla mia età mi vergognassi di togliermi il reggiseno e ipoteticamente il mio pudore venisse rispettato, non mi sarebbe stata fatta premura né sarebbe stata usata l'ironia nei miei confronti. Io comunque non mi vergogno di nulla in un ambiente sanitario perché so che medici e infermieri fanno quel lavoro non certo come una missione ma comunque per far stare meglio le persone e, se possibile, salvare loro la vita. Valuto quello un lavoro ma il più nobile e utile di tutti i lavori. So che moltissimi hanno accoglienza e pazienza con i pazienti anche quando i pazienti non sono giovani e belli. Sono ancora più consapevole delle nobili qualità di molti medici e infermieri perché, per fortuna o sfortuna non saprei, ho assistito fino all'ultimo, in lunghi percorsi di malattia e degenza, non solo madre e padre ma anche due zie e uno zio che non avevano figli. Ho visto con i miei occhi quanto tutti, medici e infermieri, si siano battuti (è il termine esatto) per loro. 

Purtroppo, la Sanità pubblica, a quanto mi pare di aver capito, è in grave pericolo perché i Governi non stanziano abbastanza fondi preferendo favorire il privato che guadagna (e spesso viene pagato dall'ASL come, ad esempio, in caso di operazioni praticate in meravigliose strutture private a carico della Sanità pubblica) quando, evidentemente, potrebbe fare meglio la Sanità pubblica se ben gestita da persone che operino con oculatezza specialmente nel settore amministrativo.  Comprendo che non sia facile perché qualche volta i dipendenti pubblici tirano solo ad arrivare alla fine del mese e a prendere lo stipendio.

Per quanto riguarda la mia storia, infine, sono andata da un cardiologo a pagamento che non ha affatto confermato la diagnosi né ha ritenuto necessarie quelle medicine così pesanti, considerate le altre mie condizioni di salute (forse perché mi ha dedicato un minimo di attenzione - visto che lo pagavo?).

Così pure ho dovuto fare a pagamento l'ecocolor doppler dei tronchi sovraortici in quanto non ci sarebbe stata alcuna possibilità neppure tra un anno e neppure nella provincia di Imperia!

Trovo questo fatto vergognoso, non tanto per me che, come detto, ho una pensione che mi consente, ogni tanto, di fare una visita a pagamento, ma per tutti quelli che non possono e anche perché tutti i dipendenti come pure gli autonomi, le partite IVA, ecc., versano molti contributi lungo il corso della vita e nessuno ora sta proponendo di restituirli!

OSPEDALE di SANTA CORONA

Colgo la bella occasione per aggiungere che mi sono recata, per un altro tipo di controllo, presso l'ambulatorio di Neurologia dell'Ospedale Santa Corona di Pietra Ligure. In quella piccola cittadina, dai viali ordinati e fioriti, oggi molti padiglioni sono dismessi e cadenti. Ovviamente, non posso saperne il motivo. Io personalmente ho tanti ricordi collegati a quell'Ospedale. Una volta, vi è stato ricoverato anche mio padre per una difficile operazione per la quale non vi erano molte speranze viste le sue ormai cattive condizioni generali. In quel tempo, era nata da poco la mia seconda figlia e io la allattavo. Sarebbe stato per me impossibile assistere mio padre ma, essendo l'Ospedale Santa Corona molto diverso dagli altri con tanti vialetti tra un padiglione e l'altro, mi recavo alla mattina a Pietra Ligure da Savona con l'auto. Parcheggiavo l'auto all'interno del comprensivo ospedaliero, magari sotto un albero, lasciavo mia figlia in auto con una mia zia che mi aiutava sempre in tutte le mie follie e rimanevo con mio padre (a quel tempo i pazienti gravi potevano essere assistiti e non sarebbero morti da soli come usa ora).  Al tempo della poppata, scendevo in auto e poi tornavo da mio padre, intanto la zia poteva passeggiare un po' con mia figlia lungo i viali. Infine, mio padre era sopravvissuto ed era tornato a casa. 





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