LETTERA AL DIRETTORE DI AVVENIRE di Padre Mauro Armanino

 

Lettera al direttore di Avvenire



Gentile direttore, saluti da Niamey, Niger! Ci conosciamo ormai da vari anni e la franchezza ha sempre contraddistinto il nostro dialogo a ‘distanza’. Purtroppo anche durante il mio ultimo soggiorno in Italia, fine luglio inizio ottobre 2022, non c’è stata l’occasione di salutarsi personalmente. Ne avrei profittato per dirti quanto mi ha ‘amareggiato’ il ritorno al ‘Paese natale’, dopo tre anni di lontananza geografica.

Vivere nel sahel di oggi, con quotidiane notizie di attentati, morti, sfollati, rifugiati e bambini, costretti a migliaia a fuggire nella paura e con le scuole chiuse per le minacce dei gruppi armati terroristi, è un’avventura imprevista. Il rapimento e il rilascio dell’amico Pierluigi Maccalli dopo oltre due anni di prigionia, l’abbandono di buona parte della ‘sua’ gente della zona per timore di rappresaglie in luoghi è più ‘sicuri’, costituiscono la trama del nostro quotidiano transitare.

L’amarezza del ‘ritorno’ a cui facevo riferimento, era legato a questa duplice incoscienza ravvisata nel sentito comune della gente incontrata e dei mezzi di comunicazione in particolare. Certo si usciva dalla laboriosa e tutt’altro che innocente situazione legata alla pandemia e la voglia di ‘dimenticare’ era forte. Ciò non giustifica la duplice incoscienza a cui facevo riferimento. Rispetto a quanto accade, in entrambi i casi, lontano da ‘noi’. Nel Sahel anzitutto, di cui si parla solo e in quanto possa avere una qualche influenza sul Mediterraneo e i movimenti migratori. Per l’Ucraina e la Russia in guerra, altrettanto lontana non fosse per le sanzioni che hanno rappresentato per tante persone il rischio fallimento per gli aggiunti costi energetici.

L’incoscienza della guerra, l’effetto delle armi reali, i morti, i feriti, i disagi e in contrasto l’allegra maniera di inviare armi, munizioni e soprattutto il parlare della guerra con spaventosa superficialità, come di qualcosa di etereo, da giochi al computer o da serie di film da spettacolo. Mi ha amareggiata la superficialità dell’approccio al dramma della guerra reale, combattuta e della violenza delle parole che come pallottole, colpiscono e feriscono dove sono indirizzate.

Basta con l’invio di armi all’Ucraina, basta con l’accettazione delle basi militari (con bombe atomiche rinnovate) in vari siti del nostro Paese! Basta con la complicità attiva di una guerra nella quale non ci saranno vincitori ma solo immensi cimiteri di croci imbiancate di recente. Basta con la retorica delle guerre di difesa (legittima dunque), non ci sono guerre legittime quando si uccide per prevalere. Chiamo in causa la Conferenza Episcopale Italiana, che si è d’altronde già espressa par la pace, la conferenza Episcopale Europea, la Conferenza Episcopale degli Stati Uniti, le organizzazione ecumeniche e in genere i credenti, a operare le pressioni politiche necessarie per mettere fine a questo obbrobrio.

L’unico investimento’ produttivo’sia quello di spingere i belligeranti e i mandanti, in particolare gli Sati Uniti che conducono un’evidente guerra per procura, di smettere, denunciandone la perversità, a usare il mondo per coltivare la tentazione di farne il loro regno.

Cordiali saluti.



Mauro Armanino, dalla sabbia e da caldo di Niamey, nel Sahel




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