BIBBIA e DEMOCRAZIA di Alberto Romussi


 

PREFAZIONE


(Dr. Piercamillo Davigo)


È generalmente noto che il sociologo Max Weber nella sua tesi di laurea (1) attribuì all’etica protestante una speciale sintonia con lo spirito del capitalismo, così collegando un fenomeno religioso con uno economico. Carl Schmitt (2), nel suo Politische Theologie (Teologia Politica) del 1922, affermò che tutti i concetti della dottrina dello Stato sono concetti teologici secolarizzati (3). Il concetto di sovranità dello Stato non sarebbe altro che la secolarizzazione del concetto di onnipotenza divina, ma, sulla scia, si potrebbe rilevare che la corruzione è la secolarizzazione della simonia, che l’amnistia e l’indulto sono la versione secolare delle indulgenze dispensate dalla Chiesa cattolica e così via.


Alberto Romussi è un pastore evangelico, teologo e giurista che tiene seminari di Teologia Politica. Benché la sua formazione protestante lo collochi a distanza da Schmitt (4), prosegue sulla traccia, invero feconda, dell’origine religiosa (di una specifica versione del cristianesimo) della democrazia occidentale. In particolare nel testo “Bibbia e Democrazia” l’Autore fa risalire la democrazia moderna alla Riforma protestante e segnatamente al pensiero di Calvino e dei teologi della sua scuola (5): “Calvino e i teologi calvinisti del ´500 anticipano anche un ulteriore principio fondamentale dell´organizzazione politica democratica moderna: quello della “gerarchia delle assemblee”: di fronte ad un Medio Evo fondato sulla “gerarchia delle persone” (Prete, Vescovo Cardinale, Papa / Barone, Conte, Duca, Imperatore…), la teologia calvinista approda al concetto di una “gerarchia”, sì, ma di “Assemblee” (tutte indistintamente elette dalla base): l´ “Assemblea di chiesa” a livello locale (che prende il posto del “Prete”), cui si aggiungerà presto anche una “Assemblea regionale” – eletta cioè dalle chiese locali di una data regione per la gestione dei problemi comuni delle chiese locali di quella regione – (che prenderà il posto del “Vescovo”) e l´“Assemblea nazionale” (il “Sinodo”, come già illustrato, che prende il posto del “Papa”). Ma è proprio su questo principio calvinista della “gerarchia delle assemblee” che è anche costituita l’ossatura dello Stato democratico moderno: il “Consiglio Comunale”, il “Consiglio Regionale” e il “Parlamento nazionale” (tutti indistintamente eletti dalla base!)” (6).

          Si tratta di un’opera che tratta approfonditamente gli aspetti teologici e storici della visione evangelica che fece irruzione in Europa con la Riforma Protestante e delle sue conseguenze non solo religiose, ma anche politiche, economiche e sociali. L’assunto della radice protestante della democrazia (come del capitalismo e dell’uguaglianza nel senso dell’indebolimento delle aristocrazie) è esposto in modo estremamente convincente, specie se riguardato alla luce delle vicende che hanno segnato l’Europa e soprattutto la nascita degli Stati Uniti d’America.

Che sia vero che l’origine della democrazia è da ricercare nella teologia e nella prassi protestante e segnatamente calvinista e non nella dottrina cattolica (ma neppure in quella delle chiese orientali) appare indubbio ed è del resto confermato dall´affermazione di un Pontefice resa anche dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II: “…è gerarchica la Chiesa, non inorganica, e nemmeno democratica nel senso che la comunità stessa abbia una priorità di fede e d’autorità su coloro che lo Spirito Santo ha posto a capo della Chiesa di Dio (cfr. Act. 20, 28); cioè ha voluto il Signore che alcuni fratelli avessero l’insindacabile (cfr. 1 Cor. 4, 4) mandato di prestare agli altri fratelli il servizio dell’autorità, della direzione, come principio di unità, di ordine, di solidarietà, d’efficienza, sempre per formare quell’economia di verità e di carità, che si chiama la «sua Chiesa»” (7).

L´Autore individua invece principalmente 

nell´insegnamento di Gesù Cristo riportato nell´Evangelo secondo Matteo, al cap. 23, vers. 8-12: “8 Ma voi non vi fate chiamare maestro, perché uno solo è il vostro Maestro, e voi siete tutti fratelli. 9 Non chiamate nessuno sulla terra vostro padre, perché uno solo è il Padre vostro, quello che è nei cieli. 10 Non vi fate chiamare guide, perché una sola è la vostra Guida, il Cristo; 11 ma il maggiore tra di voi sia vostro servitore. 12 Chiunque si innalzerà sarà abbassato e chiunque si abbasserà sarà innalzato.” la vera “pietra angolare” della nascita dello “spirito democratico” nella nostra società occidentale.

(…) 

 Piercamillo Davigo



(1) Max Weber, L'etica protestante e lo spirito del capitalismo, BUR Classici Moderni, Milano 1991.


(2) Sebbene si tratti di autore a lungo tenuto in sospetto per i legami che ebbe con il nazismo, le sue idee continuano ad attirare l’attenzione di filosofi del diritto e di giuspubblicisti.


(3) Carl Schmitt, Teologia politica I, a cura di Gianfranco Miglio, Pierangelo Schiera, Le categorie del "politico": saggi di teoria politica, Il Mulino, 1972, p. 62.


(4) Schmitt era di formazione cattolica, per quanto ciò possa stupire dal momento che il cristianesimo, in tutte le sue versioni, è incompatibile con le ideologie naziste A tacer d’altro, avendo, secondo la Bibbia, Dio creato l’uomo a sua immagine e somiglianza, ciò è incompatibile con qualsiasi forma di razzismo, dal momento che ogni uomo è immagine del Creatore.


(5) L’Autore individua anche nel “Sinodo Valdese” (convocato per la prima volta nel 1556 presso il tempio valdese del “Chabas”, in Val Pellice) il primo e più antico “prototipo” di Parlamento (“moderno” ed “elettivo”) della storia occidentale. Bibbia e Democrazia p. 123.


(6) Bibbia e Democrazia p. 124.


(7) Omelia del 2 febbraio 1968 di Papa Paolo VI, pubblicata su l’Osservatore Romano del 3 febbraio 1968.


(…)


INTRODUZIONE


Si è già scritto e pubblicato molto in Italia sul senso e sulla storia della democrazia. In conseguenza di ciò non sembrerebbe necessario un libro in più su questo tema. Se non fosse che la più gran parte di coloro che nel nostro paese si sono occupati di questo argomento hanno quasi tutti dedicato scarsa attenzione al pensiero teologico e alla storia politica del Protestantesimo (e specificamente del Calvinismo e del Puritanesimo). Con la conseguenza che diversi aspetti che consideriamo essere stati essenziali per il sorgere e lo svilupparsi di uno “spirito” democratico – prima ancora di un “pensiero” democratico – nella nostra società a partire dal XVI secolo, sono fatalmente rimasti in Italia privi del dovuto approfondimento. Il fatto stesso che nelle scuole italiane si indichi usualmente il sorgere della nostra democrazia occidentale nelle esperienze politiche delle città dell´antica Grecia, e si affermi poi la sua improvvisa “resurrezione” (dal niente) ai tempi dell´Illuminismo del XVIII secolo (senza interrogarsi molto sulla reale identità genetica dei due fenomeni, e senza indagare molto sulla storia del pensiero teologico-politico europeo nei due secoli che hanno preceduto l´Illuminismo), rivela la vastità di questa zona d´ombra nel nostro paese in riguardo agli studi sull´origine della democrazia. E l´urgenza di iniziare ad occuparsene.

Il risultato della ricerca che qui presentiamo è che i primissimi “semi” dello “spirito” democratico (il quale ha successivamente reso possibile anche la nascita di un “pensiero” democratico) nella nostra società occidentale sono in realtà stati posti non già dalle esperienze politiche delle antiche città greche, bensì dalla Riforma Protestante del XVI secolo e dalla ad essa correlata riscoperta dei testi biblici. Argomento cui abbiamo dedicato la Prima Parte del libro: “Le radici dello spirito democratico”.

Proseguiremo poi con l´illustrare come la teologia-ideologia calvinista e puritana abbiano determinato nel corso del XVII secolo la caduta della monarchia inglese e la proclamazione di una “Repubblica” retta da un “Parlamento”. A questo tema è dedicata quasi completamente la Seconda Parte del libro: “Dalla monarchia assoluta alla repubblica teocratica”. In questa seconda parte troveranno anche posto un accenno alla “Repubblica delle Sette Province Unite” (ufficialmente proclamata in Olanda nel 1586) e alcune brevi considerazioni ed evidenziazioni sui “Commonwealth” puritani nelle colonie del Nord-America, evoluitisi poi nella fondazione di una “Repubblica” americana indipendente.

Una parte conclusiva del libro raccoglierà alcune riflessioni su quello che osserviamo essere ormai il progressivo esaurirsi, purtroppo, dello “spirito democratico” nella nostra società occidentale.

 Parleremo in questo scritto sempre di uno “spirito democratico”, e di rado di un “pensiero democratico”. Siamo infatti convinti che prima si sia sviluppato nel cuore e nell´animo dell´uomo moderno, grazie al Protestantesimo, un (inconsapevole) spirito democratico. E soltanto successivamente, in forza dell´esistenza di questo (inconsapevole) spirito democratico nell´animo dell´uomo moderno, sia stato possibile giungere con l´Illuminismo ad elaborare anche un pensiero democratico. Ma questo “pensiero democratico”, senza la preesistenza (ancorché inconscia) di uno “spirito democratico” in milioni di europei, non sarebbe mai potuto sorgere.

(…)


RINGRAZIAMENTI

Siamo debitori a numerosi scritti del Past. Giorgio Tourn (primi fra i quali il “Calvino Politico” e la sua trilogia su “I Protestanti”) nonchè a diverse registrazioni di sue lezioni tenute in varie occasioni, di quasi tutte le informazioni sulla vita e il pensiero di Calvino e il formarsi del pensiero teologico-politico del Calvinismo riportate nella Prima Parte di quest´opera, dedicata alle radici dello spirito democratico moderno. Pur contenendo questo scritto diverse nostre proprie riflessioni, intuizioni e approfondimenti, riprende e sviluppa nella sostanza il pensiero di fondo di Giorgio Tourn (massimo studioso ed esperto di Calvino in Italia e curatore della pubblicazione delle sue opere per la U.T.E.T.), sempre presente in tutti i suoi interventi sul tema. E cioè che il Calvinismo, pur nella sua rudezza, è stato, nelle sue coerenti impostazioni ed innovazioni biblico teologiche, fondamentale matrice di “modernità” e “democrazia” per la nostra società occidentale. Nel dimostrare ed esplicitare nel corso del libro questo pensiero ci sentiamo dunque, più che dei ricercatori in proprio, degli “allievi” che riprendono, fanno conoscere e divulgano con convinzione il pensiero del loro docente.

In verità, anche per scrivere la Seconda Parte di questo testo, dedicata al primo realizzarsi degli ordinamenti politici democratici moderni, non abbiamo affrontato nessuna nuova ricerca direttamente presso le fonti storiche, ma ci siamo sforzati di presentare e ordinare i vari elementi prodotti da ricerche storiche ottimamente condotte da altri, in modo che potesse affiorare da essi con tutta evidenza l´influenza della Bibbia – e della fede in essa riposta – presso i protagonisti delle vicende (storiche e ideologiche) che si pongono alla base della nascita della nostra democrazia occidentale. Siamo pertanto molto riconoscenti agli storici (soprattutto Thomas Walzer e Will e Ariel  Durand, ma anche diversi altri: si veda la bibliografia in fondo al libro) che hanno ricercato e prodotto il vasto materiale che abbiamo potuto utilizzare per il nostro lavoro. Non avendo noi avuto il privilegio di essere o essere stati in relazioni con i suddetti storici, abbiamo voluto indicare puntualmente in nota, nella Seconda Parte del libro, tutte le indicazioni bibliografiche relativamente al materiale tratto dalle loro ricerche, in modo da non lasciar insorgere il sospetto di plagio nei loro confronti.

Siamo infine debitori ai preziosi suggerimenti e consigli del Prof. Paolo Ricca (massimo studioso ed esperto di Lutero in Italia e curatore della pubblicazione di molte sue opere), che ci hanno messo in grado di correggere certune imprecisioni ed incorrettezze presenti nel primo manoscritto di quest´opera, soprattutto in relazione alla figura personale di Lutero, di cui ammettiamo di non essere profondi conoscitori. Forse la più importante tra queste imprecisioni e incorrettezze, segnalateci dal Prof. Ricca, e della quale vogliamo qui rendere conto, è quella di non aver messo sufficentemente in luce la “modernità” intrinseca di molte delle posizioni assunte da Lutero, sulla base della sua comprensione dei testi biblici, rispetto al tendente “conservatorismo” dei luterani che hanno successivamente gestito – ma in qualche modo anche in parte soffocato – la sua eredità. Questo giusto rilievo, però, riteniamo confermi ulteriormente proprio la riflessione ed intuizione che presentiamo al lettore nel primo capitolo di questo nostro libro (“Il Calvinismo e la recisione del millenario“cordone ombelicale” tra suddito e sovrano”): e cioè che il diverso grado di “modernità politica” mostrato dai calvinisti rispetto a quello mostrato dai luterani non si fondi primariamente sulla diversità delle cose insegnate da Calvino, rispetto a quelle insegnate da Lutero, bensì sulla molto diversa situazione storico-sociologica in cui hanno generalmente vissuto i calvinisti, rispetto a quella in cui hanno vissuto i luterani.

In conclusione, da quanto qui sopra esposto riteniamo si addica molto bene per noi la considerazione – che abbiamo già sentito formulare per altri autori – secondo la quale, molto più che degli “storici”, siamo dei “narratori di Storia”. Ma soprattutto e più ancora ci auguriamo di poter essere dei “divulgatori di Storia”, in un momento in cui l´urgente necessità di “rigenerazione” del nostro intero sistema politico democratico non può non passare attraverso una precisa comprensione di come esso sia davvero sorto, ma soprattutto attraverso la riscoperta delle “forze spirituali” che hanno reso possibile la sua nascita.

Vogliamo da ultimo esprimere ancora un sentito ringraziamento al Dott. Mario Frusi, alla Dott.ssa Laura Sordello e alla Sig.ra Marina Margarini che hanno corretto e ripulito il manoscritto dai numerosi refusi ed errori di altro tipo. Ed infine il nostro pensiero va ancora al nostro Docente di Diritto Ecclesiastico e Storia della Chiesa, Prof. Giorgio Peyrot. Questi non ha attivamente partecipato alla stesura del libro, poichè, purtroppo, da tempo ormai non è più con noi, ma in questo libro c´è anche molto di suo. E lo ringraziamo per questo.


L´autore. Alberto Romussi, giurista e teologo, Pastore evangelico. Si è laureato in Italia in Diritto Canonico (con tesi sull´ordinamento giuridico del Consiglio Ecumenico delle Chiese a Ginevra) e in Germania in Teologia Politica (con tesi sulla Rivoluzione Inglese e il contributo di fede puritano alla nascita della politica moderna). È sempre stato appassionato di Teologia Politica, Storia del Diritto, Storia della Politica, e Storia della Chiesa. Ha abitato in cinque diversi Paesi (Italia, Francia, Svizzera, Stati Uniti e Germania) e ha insegnato per quasi 20 anni lingua e cultura italiana, e più tardi cinema italiano, ad Amburgo. In Italia tiene corsi di Teologia Politica e insegna Italiano ai pastori e missionari stranieri che vengono a lavorare presso le comunità evangeliche italiane.

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