A CUTRO

  DALL'1 AL 12 MARZO (prorogato al 31 marzo perché era impossibile pubblicare tutto il materiale arrivato) SU QUESTO BLOG SARANNO PUBBLICATI QUASI ESCLUSIVAMENTE POST CHE RIGUARDINO IL MONDO FEMMINILE PER RICORDARE A TUTTI L'8 MARZO GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA

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FATTO STA CHE A CUTRO…

 

di Andrea Ermano


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Come mille pietruzze attaccate ai tentacoli del polpo quando un uomo lo strappa dallo scoglio per cucinarselo in padella o sulla brace, – così la tempesta dello Ionio sbatte Ulisse contro un faraglione e il Re di Itaca vi si aggrappa disperato finché l’onda successiva non viene a trascinarselo via.

    E allora mille pezzetti di pelle delle sue mani restano incollati a quella roccia… Ce lo racconta il cantore cieco Omero.

    Tutto ciò accade diverse migliaia di anni fa, ma non molto distante da Cutro di Crotone.

    È in questo Mare che l’eroe omerico reduce di cento battaglie e mille stratagemmi, uomo astutissimo e dal multiforme ingegno, rischia seriamente la pelle, e viene però salvato per il soccorso di Atena.

    Dove sono finite le divinità degli antichi? E riuscirà il Dio unico di noi moderni a star dietro a tutto in un’epoca distratta e caotica quant’altre mai?

    Fatto sta che a Cutro il numero tuttora provvisorio delle vittime per la Strage dello Ionio del 25 e 26 febbraio 2023 si attesta al di sopra delle 71 unità.

    Le agenzie parlano di 80 individui salvati. Senonché – secondo Wikipedia (edizione inglese) – su quel barcone potrebbero essersi ammassate fino a duecento persone. Quindi, in realtà, noi a tutt’oggi ancora non sappiamo quanti siano i corpi dispersi tra le onde.

    Marco Morosini leva la sua voce contro una strage infinita. Le organizzazioni umanitarie ci fanno un ripasso di numeri da genocidio. E persino Il sole 24 ore (vai al sito) titola: «Cimitero Mediterraneo: 26mila morti in dieci anni».

 

Mi domando che cosa direbbe di questa ecatombe umanitaria il mio illustre concittadino di Tolmezzo, il Professor Remo Cacitti, ahimè scomparso il 3 marzo dopo lunga malattia.

    Umanista e storico insigne, pubblicò nel 2008 insieme a Corrado Augias presso Mondadori una fortunata “Inchiesta sul cristianesimo”.

    Ricordo, una vita fa, il padre operaio che era sceso dalla bicicletta e mi raccontava per strada, fierissimo, di quel figlio intellettuale il quale, nonostante la poliomielite, aveva saputo “emergere” all’Università Cattolica di Milano. Un modello per tutti noi più giovani. Poi Cacitti passò alla “Statale”, dove assunse la cattedra di Storia del cristianesimo antico; e rinvio qui all’archivio di Radio Radicale, dove si può riascoltare un importante discorso su “Chiesa e potere” (vai al sito).

    Ai tempi del terremoto in Friuli, se alle assemblee in tendopoli interveniva lui, arrancando sulla “erre”, il chiacchiericcio di fondo finiva e calava il silenzio, perché quando prendeva la parola Remo Cacitti tutti drizzavamo le orecchie.

    Un suo allievo milanese, il saggista, narratore e traduttore Davide Brullo ricorda su Pangea che: «Grazie al suo impegno – riconosciutogli, tra l’altro, in una premiazione pubblica, nel 2016 – il duomo di Venzone, intitolato a Sant’Andrea Apostolo, consacrato nel XIV secolo, sbrindellato dal terremoto, è stato ricostruito, pietra su pietra». E non per caso Remo ha voluto che le esequie si tenessero nel “suo” Duomo di Venzone.

    Lui stesso per una vita aveva abitato in Via Meravigli a Milano, a pochi passi dalla Biblioteca Ambrosiana. Ancora di recente ci siamo scambiati libri e libretti. Per parte mia, gli mandavo alcune nostre pubblicazioni. E ricordo che lui ci tenne molto a farmi leggere Le ceneri di Epicuro, un titolo quasi gramsciano che – come annotò – “scrissi sull'utilizzo della filosofia antica nel cristianesimo delle origini”.

 


Remo Cacitti, nato a Caneva di Tolmezzo il 13

maggio 1948, si è spento a Milano il 3 marzo 2023

 



E, dunque: che cosa avrebbe detto Remo Cacitti della Strage del 25 e 26 febbraio 2023?

    Secondo me, non avrebbe mancato di osservare che si trattava di persone costrette ad abbandonare i loro Paesi, il Pakistan, l’Iran e l’Afghanistan.

    Avrebbe probabilmente sottolineato che si trattava non di “clandestini” ma di veri e propri “profughi”, posti perciò sotto l’egida del diritto internazionale.

    Avrebbe aggiunto sui “profughi” che sono da considerarsi “sacri” per antonomasia all’interno di ogni tradizione culturale o religiosa d’Occidente negli ultimi duemila anni. Ma questa è solo una supposizione, ovviamente.

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L’8 marzo è stata lGiornata internazionale dei diritti della donna, celebrata per la prima volta nel 1911, in Austria, Danimarca, Germania e Svizzera. Nel 1908, infatti, 15.000 donne avevano marciato per New York chiedendo orari di lavoro più brevi, una paga migliore e il diritto di voto e, nel 1909, il Partito Socialista d’America aveva dichiarato la prima Giornata Nazionale della Donna. Allora, Clara Zetkin, attivista comunista e sostenitrice dei diritti delle donne, aveva suggerito la creazione di una giornata internazionale. Nel 1910, aveva presentato la sua proposta a una Conferenza internazionale delle donne lavoratrici a Copenaghen e le 100 donne presenti, provenienti da 17 paesi, avevano accettato all’unanimità. Non c’era, però, ancora una data fissa. Durante la guerra, nel 1917, ci fu uno sciopero delle donne russe che chiedevano “pane e pace”. Quattro giorni dopo lo sciopero, lo zar era stato costretto ad abdicare e il governo provvisorio aveva concesso alle donne il diritto di voto. Lo sciopero era iniziato l’8 marzo, perciò quella data è diventata la Giornata internazionale della donna. I colori di IWD (International Women Day) sono: il viola che significa giustizia e dignità, il verde che simboleggia la speranza, il bianco che rappresenta la purezza. Questi colori hanno avuto origine dalla Women’s Social and Political Union (WSPU) nel Regno Unito nel 1908, che ha lottato fortemente per ottenere il voto alle donne con la sua leader Emmeline Pankhurst

L'UDI (Unione Donne in Italia), creata nel 1944, a Roma, per iniziativa di donne appartenenti al PCI, al PSI, al Partito d'Azione, alla Sinistra Cristiana e alla Democrazia del Lavoroaveva celebrato l'8 marzo nel 1945, la prima giornata della donna nelle zone dell'Italia libera, mentre a Londra veniva approvata e inviata all'ONU una Carta della donna contenente richieste di parità di diritti e di lavoro. Con la fine della guerra, l'8 marzo 1946 fu celebrato in tutta l'Italia e vide la prima comparsa del suo simbolo, la mimosasia perché fiorisce tra febbraio e marzo che perché è un fiore economico, secondo un'idea di Teresa Noce, Rita Montagnana Teresa Mattei. Solo dagli Anni ‘70, però, la Festa è stata accettata ufficialmente. È un po’ difficile, quest’anno, pensare a una Festa quando vediamo ovunque donne e madri colpite dalla guerra, con figli uccisi e feriti, vittime o soldati. A chi possiamo donare la mimosa? Ai profughi che hanno perso casa, lavoro, speranza, o a chi ha mariti e figli a combattere?

I diritti della donna, infatti, possono esistere solo in un mondo pacifico perché non ci sono diritti se la propria vita e quella dei propri cari non sono salve. Possiamo, comunque, lottare per la pace e perché nel mondo si raggiunga la parità di genere, quale che sia il proprio genere.

Per tutta la vita io mi sono impegnata nella società per i diritti delle donne enel 2021, in occasione della Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne, il 25 di novembre, avevo voluto che uscisse il libro “Che te ne fai di un’altra femmina?”, una raccolta di storie di donne occidentali e orientali che amano eppure subiscono violenza. In uno dei racconti, avevo persino immaginato un altro Pianeta dove, però, si perpetuava la stessa mentalità terrestre: la donna è un oggetto e come tale può essere distrutta. (qui si può leggere l’estratto: CHE TE NE FAI DI UN'ALTRA FEMMINA?: storie di donne del mondo orientale e occidentale con una puntata su un nuovo Pianeta (RACCONTI DI DONNE) eBook : RUSCA ZARGAR, RENATA: Amazon.it: Kindle Store)

Per l’8 marzo 2022, ho, inoltre, pubblicato “Storia della strega di Savona e altri racconti di violenza”, testo che, come il precedente, fa parte della collana “Racconti di donne”.

In occasione del 25 novembre 2022, è uscito "VOGLIO IL TUO UTERO" sulla maternità surrogata (qualcuno cioè che fa un figlio per altri), un soggetto di cui si parla molto poco, forse, per non dar fastidio a nessuno.

                                                        

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