IL PENSIERO UNICO di Renata Rusca Zargar

 

Il Pensiero unico



Si chiedeva qualche tempo fa, in un gioco televisivo, quale, tra le varie manifestazioni dell’intelligenza, sia quella più importante. Io avrei scelto sicuramente la capacità di non lasciarsi condizionare.

Oggi, però, che siamo in guerra, non farsi ammaestrare, non seguire il “pensiero unico” che ci viene somministrato da giornalisti, politici, opinionisti, è molto improbabile.

Oggi, persino chi credeva nei valori del Pacifismo ha cambiato casacca e, se qualcuno osa introdurre una valutazione discordante, viene accusato di “putinismo”.

Eppure, tutti siamo d’accordo sull’assunto che Putin sia un despota imperialista fornito di armi nucleari che non ha mai esitato a colpire oppositori e altri paesi per raggiungere i suoi obiettivi.

Dall’altra parte dell’Atlantico, però, c’è il vecchio Joe Biden, erede di una lunga dinastia di imperialisti e neocolonialisti, che si avvale della Nato per gestire l’occidente.

Dopo la caduta del muro di Berlino e lo sfaldamento dell’URSS, il Patto di Varsavia (corrispondente alla Nato per il blocco sovietico) si era sciolto e la maggior parte dei paesi aderenti erano addirittura entrati a far parte della Nato che, invece, a rigor di logica, avrebbe dovuto essere sciolta anch’essa in quanto la Guerra Fredda era finita e i due blocchi non esistevano più.

Ma il criterio basilare degli USA non è mai stato di lavorare per il disarmo e la pace bensì di dominare entrambi i blocchi in un nuovo ordine mondiale. Criterio al quale l’Europa (non certo quella di Altiero Spinelli) si è supinamente inchinata.

Così siamo arrivati al conflitto.

Bastava smettere di dire che l'Ucraina doveva entrare nella NATO, bastava rispettare gli accordi di Minsk per il Donbass. Sarebbe bastato un negoziato in cui si stabilisse la neutralità dell'Ucraina e un'autodeterminazione per il Donbass.” scrive Peacelink ( Perché la guerra in Ucraina? (peacelink.ithttps://www.peacelink.it/)

Invece, la guerra è stata provocata ad arte, a partire dalla disattesa degli accordi di Minsk, armando l’Ucraina che avrebbe dovuto rimanere neutrale. Come si poteva credere che il nostro Putin si sarebbe rintanato in buon ordine al Cremlino?

Joe Biden, telecomandato dalle lobby delle armi vere trionfatrici di qualsiasi conflitto, si fa vedere, intanto, sempre attivo e sorridente. Fa bene, perché vende più gas e la distruzione causata dalle bombe e dai missili non tocca il territorio statunitense.

Nel contempo, la produzione delle armi è aumentata a dismisura e neppure il nucleare è più un deterrente. Stiamo giocando, infatti, proprio alla roulette russa: trovandosi in grave difficoltà uno qualsiasi dei contendenti si asterrà dal suo utilizzo?

Nel mezzo di questi trastulli imperialisti è caduta l’Ucraina, un paese, prima della guerra, così indigente da mandare le sue donne a fare le badanti all’estero, lontane dalle famiglie, dai mariti e dai figli. Oppure, ancora peggio, a vendere l’utero partorendo bambini di estranei ricchi che pagano per usare le femmine come mucche da produzione.

Si tratta di un vero e proprio genocidio di quella popolazione, con case distrutte, attività perdute e interi quartieri rasi al suolo. Mentre il bulimico Zelensky, famelico di presenze televisive in tutto il pianeta oltre che di armi, continua a propagandare la guerra.

Quanto hanno guadagnato gli USA e quanto guadagneranno ancora come signori del mondo?

Quindi, non servono trattative di pace se l’obiettivo a lungo termine, non importa quali siano i costi in vite distrutte, è l’indebolimento della Russia e la marginalizzazione della Cina.

Infine, il “pensiero unico” sostiene che, essendo l’Ucraina un paese aggredito, noi dobbiamo difendere l’integrità di uno stato sovrano.

Bene, se il ragionamento è questo, io lo condivido totalmente.

Allora, mandiamo armi a tutti i popoli che vengono aggrediti.

Ad esempio, in Palestina dove lo stato canaglia di Israele erode ogni giorno territori e diritti umani.

Mandiamo armi nello Yemen bombardato dall’Arabia Saudita, liberiamo la Nigeria da Boko Aram, o il Messico dai cartelli della droga o l’Etiopia dai ribelli. E perché non armare i curdi magari contro l’amato -oggi- Erdogan, o i militanti in Kashmir perché si liberino, finalmente, degli invasori India e Pakistan?

Al 21 marzo 2022 si contavano 59 guerre nel mondo ( Guerre nel mondohttps://www.focusjunior.it/news/quali-e-quante-sono-le-guerre-nel-mondo/).

59! Ma ci ha appassionato solo l’Ucraina.

Forse, perché ce lo chiedono gli USA, davanti ai quali il nostro encefalogramma europeo è piatto. O, forse, perché il popolo ucraino è bello: alto, con gli occhi chiari e soprattutto la pelle bianca. Invece, quando la stessa Russia ha invaso la Cecenia, siamo rimasti a casa tranquilli perché di quella gente di altra religione (e anche meno bella) non c’importava nulla.

Così finisce in bolla il Pacifismo, la diplomazia, i colloqui per trovare un compromesso, il mantenimento di accordi precedenti…

Nei corsi e ricorsi della storia, tratteggiati da Giambattista Vico nel 1700, nonostante il progresso tecnologico, siamo ricaduti nello “stato bestiale” anteriore alla civiltà.


Renata Rusca Zargar


PUBBLICATO SU:


https://versiinvolo.blogspot.com/2023/03/il-pensiero-unico-di-renata-rusca-zargar.html


https://www.liguria2000news.it/primo_piano/il-pensiero-unico/


https://www.controluce.it/notizie/il-pensiero-unico/


http://www.weeklymagazine.it/2023/03/05/guerra-e-pace-nel-pensiero-unico-della-blogger-renata-rusca-zargar/


https://trucioli.it/2023/03/09/guerra-e-pace-nel-pensiero-unico/


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PUBBLICITA'

L’8 marzo è lGiornata internazionale dei diritti della donna, celebrata per la prima volta nel 1911, in Austria, Danimarca, Germania e Svizzera. Nel 1908, infatti, 15.000 donne avevano marciato per New York chiedendo orari di lavoro più brevi, una paga migliore e il diritto di voto e, nel 1909, il Partito Socialista d’America aveva dichiarato la prima Giornata Nazionale della Donna. Allora, Clara Zetkin, attivista comunista e sostenitrice dei diritti delle donne, aveva suggerito la creazione di una giornata internazionale. Nel 1910, aveva presentato la sua proposta a una Conferenza internazionale delle donne lavoratrici a Copenaghen e le 100 donne presenti, provenienti da 17 paesi, avevano accettato all’unanimità. Non c’era, però, ancora una data fissa. Durante la guerra, nel 1917, ci fu uno sciopero delle donne russe che chiedevano “pane e pace”. Quattro giorni dopo lo sciopero, lo zar era stato costretto ad abdicare e il governo provvisorio aveva concesso alle donne il diritto di voto. Lo sciopero era iniziato l’8 marzo, perciò quella data è diventata la Giornata internazionale della donna. I colori di IWD (International Women Day) sono: il viola che significa giustizia e dignità, il verde che simboleggia la speranza, il bianco che rappresenta la purezza. Questi colori hanno avuto origine dalla Women’s Social and Political Union (WSPU) nel Regno Unito nel 1908, che ha lottato fortemente per ottenere il voto alle donne con la sua leader Emmeline Pankhurst

L'UDI (Unione Donne in Italia), creata nel 1944, a Roma, per iniziativa di donne appartenenti al PCI, al PSI, al Partito d'Azione, alla Sinistra Cristiana e alla Democrazia del Lavoroaveva celebrato l'8 marzo nel 1945, la prima giornata della donna nelle zone dell'Italia libera, mentre a Londra veniva approvata e inviata all'ONU una Carta della donna contenente richieste di parità di diritti e di lavoro. Con la fine della guerra, l'8 marzo 1946 fu celebrato in tutta l'Italia e vide la prima comparsa del suo simbolo, la mimosasia perché fiorisce tra febbraio e marzo che perché è un fiore economico, secondo un'idea di Teresa Noce, Rita Montagnana Teresa Mattei. Solo dagli Anni ‘70, però, la Festa è stata accettata ufficialmente. È un po’ difficile, quest’anno, pensare a una Festa quando vediamo ovunque donne e madri colpite dalla guerra, con figli uccisi e feriti, vittime o soldati. A chi possiamo donare la mimosa? Ai profughi che hanno perso casa, lavoro, speranza, o a chi ha mariti e figli a combattere?

I diritti della donna, infatti, possono esistere solo in un mondo pacifico perché non ci sono diritti se la propria vita e quella dei propri cari non sono salve. Possiamo, comunque, lottare per la pace e perché nel mondo si raggiunga la parità di genere, quale che sia il proprio genere.

Per tutta la vita io mi sono impegnata nella società per i diritti delle donne enel 2021, in occasione della Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne, il 25 di novembre, avevo voluto che uscisse il libro “Che te ne fai di un’altra femmina?”, una raccolta di storie di donne occidentali e orientali che amano eppure subiscono violenza. In uno dei racconti, avevo persino immaginato un altro Pianeta dove, però, si perpetuava la stessa mentalità terrestre: la donna è un oggetto e come tale può essere distrutta. (qui si può leggere l’estratto: CHE TE NE FAI DI UN'ALTRA FEMMINA?: storie di donne del mondo orientale e occidentale con una puntata su un nuovo Pianeta (RACCONTI DI DONNE) eBook : RUSCA ZARGAR, RENATA: Amazon.it: Kindle Store)

Per l’8 marzo 2022, ho, inoltre, pubblicato “Storia della strega di Savona e altri racconti di violenza”, testo che, come il precedente, fa parte della collana “Racconti di donne”.

In occasione del 25 novembre 2022, è uscito "VOGLIO IL TUO UTERO" sulla maternità surrogata (qualcuno cioè che fa un figlio per altri), un soggetto di cui si parla molto poco, forse, per non dar fastidio a nessuno.

                                                        

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Commenti

  1. Ho letto IL PENSIERO UNICO e l'ho trovato pertinente, anche se molto crudo, ma totalmente veritiero che condivido senz'altro. Perciò lo pubblicherò su Versi in giornata. Grazie per questo articolo che risveglia le coscienze assopite! Danila

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