NO ALL'INVIO DELLE ARMI. MARCIA PERUGIA - ASSISI

 

No all’invio delle armi. Marcia Perugia-Assisi: in 50 mila hanno accolto l’appello di Papa Francesco




“Non è quella delle armi la risposta, tacciano le armi, fermatevi”. Il custode del Sacro Convento di Assisi, padre Marco Moroni, dal palco in piazza della Basilica ad Assisi, ha sintetizzato così lo spirito della Marcia Perugia-Assisi straordinaria per la pace e la fraternità che si è tenuta oggi con una grande partecipazione del mondo cattolico e di quello sindacale. “Chiediamo, con l’intercessione di san Francesco, la fine della guerra e la pace per tutti. Non è attraverso la contrapposizione che si costruisce la pace, ma attraverso i gesti quotidiani. Avanti costruttori di pace”, ha affermato padre Moroni. “Siamo più di 50mila ad aver accolto l’appello di Papa Francesco”, ha sottolineato Flavio Lotti (al centro nella foto), coordinatore della Marcia Perugia-Assisi della pace e della fraternità straordinaria. Una partecipazione condivisa tra il corteo principale e le tante manifestazioni promosse in varie citta’ italiane. La Marcia, partita da Perugia è arrivata ad Assisi, nella piazza della Basilica, per il momento conclusivo della manifestazione straordinaria. “I politici ascoltino la voce delle persone che vogliono la pace e non la guerra”, ha aggiunto Lotti.

“Una marcia con una guerra da fermare, questa è la marcia Perugia Assisi. Le polemiche sono solo parte di quella guerra che prosegue anche nella nostra società e che pretenderebbe di vederci gli uni contro gli altri e invece noi siamo qui per la pace. Dobbiamo far crescere un movimento di cittadini che si impegnano non solo a chiedere ma a fare la pace continuamente, ogni giorno” ha aggiunto ancora. “La politica in questo momento ha affidato le sorti dell’Ucraina, dell’Europa, della democrazia, alle armi. Questa manifestazione è fatta per togliere la parola alle armi e per ridare la parola alla politica. Se la politica la riprendera’, ci salveremo, altrimenti sarà un disastro per tutti” ha concluso Lotti.

“Anche la storica marcia pacifista è diventata bersaglio dell’intolleranza dei guerrafondai con l’elmetto della NATO in testa. Ancora una volta finisce sotto accusa da parte dei neomaccartisti un manifesto come accaduto già per quello del 25 aprile dell’Anpi”, ha osservato Maurizio Acerbo, segretario di PRC SE ribadendo che “il governo Draghi e le forze politiche italiane, dal Pd a Fratelli d’Italia, stanno portando avanti una linea di subalternità agli USA che contrasta con l’articolo 11 della Costituzione”.
“Purtroppo lo stesso presidente Mattarella su questo piano – ha rilevato il segretario di PRC SE – non è un garante dato che fu vicepresidente e poi ministro della difesa del governo che fece la guerra alla Serbia, la prima che vide l’impegno diretto dell’Italia repubblicana con la partecipazione a bombardamenti.
Invitiamo tutti a riflettere sul fatto che essere complici della guerra per procura decisa da USA e GB non significa fermare il massacro”.
“Bisogna puntare sulla trattativa per fermare le armi e non strumentalizzare il nazionalismo ucraino per protrarre il conflitto”, ha concluso Acerbo.

“Siamo alla marcia Perugia Assisi perchè questo il posto dove dobbiamo stare di fronte a questa guerra assurda e all’aggressione russa al popolo ucraino”, hanno affermato il segretario nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni e il coportavoce nazionale di Europa Verde Angelo Bonelli. “L’unica soluzione è la strada della diplomazia – proseguono – L’Europa e le potenze internazionali devono costringere Putin a sedersi ad un tavolo negoziale che salvaguardi l’indipendenza dell’Ucraina. Smettano di alimentare l’escalation con le armi che chiamano altre armi. Questo è l’unico modo per fermare la guerra, e per salvare la vita dei civili ucraini, che come in tutte le guerre sono le prime vittime dell’orrore.” “Costruire una strategia energetica basata sulle rinnovabili significa infine – concludono Bonelli e Fratoianni – costruire un mondo in pace perche’ le fonti fossili generano solo guerre e conflitti oltre che ad essere le responsabili del cambiamento climatico”.

“Dire no alla barbarie delle guerra. Sì all’amore e no alla violenza. No all’invio delle armi che provocano ulteriori morti. Sì al dialogo e alla diplomazia per arrivare ad un urgente cessate il fuoco. Contro l’economia di guerra, gli imperialismi e la servitù ad un sistema che mette al centro il dio denaro. Credenti e non credenti uniti per la fratellanza universale ed un nuovo umanesimo. Solo i popoli possono mutare le politiche di governanti che ci hanno già trascinato di fatto in guerra. L’Italia ripudia la guerra e chi ha scelto la guerra ha tradito la Costituzione”, ha commentato l’ex sindaco di Napoi Luigi de Magistris che ha partecipato alla marcia per la pace.

“Bisogna riconquistare la pace e fermare questa guerra assurda voluta da Putin che sta creando disastri, e bloccare il rischio concreto che la guerra torni ad essere lo strumento di regolazione dei rapporti tra le persone”, ha spiegato il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, alla partenza della Marcia per la pace straordinaria PerugiAssisi. “Noi non possiamo accettare questa regressione” ha affermato per poi aggiungere: “Quindi c’e’ bisogno di cessare questo conflitto e di prendere parola scendendo in campo e c’e’ bisogno che anche l’Europa giochi un ruolo determinante proprio per affermare la pace e costringere Putin ad un negoziato”.
“La guerra distrugge, mentre invece il lavoro crea. Noi oggi siamo qui perchè le lavoratrici e i lavoratori italiani sono solidali con le persona che stanno subendo e soffrendo in questo momento. Siccome il rischio è che questa guerra produca anche povertà nel nostro Paese, noi siamo due volte a favore della pace e a favore del lavoro e per questo oggi faremo la marcia”, ha sottolineato Michele De Palma, segretario generale Fiom-Cgil.


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