FESTA DELLA LIBERAZIONE FRA CONFERME E REVISIONISMO di Francesco Ferrante

 


FESTA DELLA LIBERAZIONE FRA CONFERME E REVISIONISMO

Da qualche anno, soprattutto sui social, è in atto un processo di revisione del periodo della Resistenza e della liberazione dal nazi-fascismo. In particolare si contestano ai partigiani crimini e violenze ai danni di inermi cittadini, cercando di delegittimare il loro ruolo e contestando proprio la festa della Liberazione.

Personalmente non sono molto d’accordo con le argomentazioni che si scagliano contro la ricorrenza del 25 aprile. Di seguito tenterò di spiegare i miei motivi.

Alcuni contestano il movimento partigiano per una qualche sorta di nostalgia dal periodo fascista. Io ho ascoltato tanti racconti di anziani che hanno vissuto durante il regime fascista. Ho ascoltato e visto alcune registrazioni dei discorsi che il duce pronunciava dai balconi. Vi chiedo: ma davvero rimpiangete quel periodo? Vorreste ripristinare il clima truce di quel ventennio, riproporre le leggi razziali? La Resistenza si pose come obiettivo la destituzione di quel regime.

Mettiamo subito in chiaro che non è mia intenzione fare un processo di beatificazione dei partigiani. Il movimento partigiano fu un formazione eterogenea di persone che decisero, o furono costrette, ad impugnare un’arma per destituire un sistema dittatoriale. Fra loro c’erano cattolici, comunisti, gente di destra, ebrei, intellettuali, ignoranti, brave persone e delinquenti. Alcuni ispirati dagli ideali di libertà, altri dalla sete di vendetta.

Molti meridionali, e in particolare siciliani, si ritrovarono a combattere a fianco dei partigiani. Alcuni per scelta, altri invece perché dopo l’8 settembre non riuscirono ad attraversare la linea Gustav e furono obbligati, per evitare di finire in mano ai nazi-fascisti, ad unirsi alle unità partigiane.

Bisogna ricordarsi che l’Italia era in guerra ed in guerra l’uomo compie i crimini più efferati. Alcuni partigiani avevano subito violenze ed angherie da parte di fascisti e tedeschi, avevano magari visto uccidere un loro familiare o amico. Che tipo di reazione pensate potessero avere? Attenzione, lungi da me giustificare qualsiasi forma di violenza. Ma parlare della brutalità di alcuni partigiani, non parlando di altrettanta crudeltà da parte di nazisti e fascisti, spietatezza da loro dimostrata anche nel periodo pre-bellico, significa cercare di fornire una visione parziale dei fatti.

La guerra è da abolire, perché trasforma l’uomo in una bestia senza cuore né cervello, accecato dall’odio e dalla vendetta.

Dalla Resistenza nacque la Repubblica e furono gettate le basi per la stesura della nostra Carta costituzionale. E’ questo è un motivo di vanto e una ragione plausibile per festeggiare. Perché la Costituzione italiana, nonostante i recenti tentativi di revisionarla che ricordano tanto i programmi del Piano di rinascita democratica della loggia P2, fra tutte le leggi fondamentali dello stato, è sicuramente una fra le meglio concepite.

Poi, a parte questo, si può obiettare che la Resistenza è stata tradita e su questo punto mi trovate d’accordo. Soprattutto al meridione, ed in particolare in Sicilia, i buoni propositi vennero estirpati come fossero erbacce.

Alcuni documenti desecretati provenienti dall’intelligence di vari paesi, hanno evidenziato che col pretesto di contenere l’incubo stalinista, i servizi segreti americani, in combutta con la mafia e con alcuni esponenti fascisti che per evitare processi si reinventarono un ruolo a fianco dei vincitori, sbarrarono la strada ad un movimento democratico contadino che stava riacquistando coscienza ottenendo un riscatto sociale ed economico. Lo fecero con la propaganda ma anche con veri e propri atti terroristici (a tal proposito è emblematica la Strage di Portella della Ginestra).

Da allora una serie di errori e scelte politiche scellerate hanno relegato la mia Sicilia e il meridione d’Italia, a terra disperata che partoriva emigranti.

Ma da questo a dire che non ci fu Liberazione e che i partigiani erano solo una banda di criminali, mi sembra eccessivo e fuorviante. Semmai ripartiamo dai buoni propositi della Resistenza che diedero poi vita alla nostra Carta costituzionale, per far sorgere una “nuova” nazione fondata sulla giustizia sociale. Il percorso è arduo e complicatissimo anche perché ognuno di noi, per connivenza e/o indifferenza, è spesso invischiato in questo meccanismo perverso che spesso critichiamo.

C’è una bella scena di un film di Gabriele Salvatores, Mediterraneo, quando uno dei protagonisti, il sergente Lorusso, deluso dal mancato cambiamento dell’Italia del dopoguerra, decide di tornare nell’isola greca dove aveva passato diverso tempo durante il periodo bellico, giustificando il suo gesto con una frase che chiude il film: “hanno vinto loro, ma almeno non potranno considerarmi loro complice!”

Quindi, possiamo fare come Lorusso che incarna la citazione di Henri Laborit «In tempi come questi la fuga è l'unico mezzo per mantenersi vivi e continuare a sognare», oppure rimboccarci le maniche e cominciare a lavorare per cambiare realmente questa nostra terra bella e disperata. Senza ipocrisia, senza rancori, e soprattutto senza nostalgie di vecchi regimi che rappresentano una pagina oscura della storia del nostro paese.



Francesco Ferrante


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