COME TRADIRE IL 2 GIUGNO di Padre Mauro Armanino dal Niger

 


Come tradire il Due Giugno. Istruzioni per l’uso

Potresti dirmi come fare per emigrare in Italia? Questo messaggio mail di un giovane militante della società civile è arrivato di sorpresa nella mia posta. Quasi come risposta ad un recente articolo, inviatogli perché parte dell’indirizzario, che commentava la morte per malattia di una migrante. Non è comune e neppure raro, ricevere messaggi e domande di questo tipo. Anche volendo, da uno che ha scelto di stare dalla parte del Sud, dovrei dirgli subito che la sua legittima aspirazione avrebbe scarse possibilità di realizzazione. Perlomeno non nei termini da lui auspicati e espressi con innocente e giovanile spontaneità. Sarei stato costretto a confessargli che, malgrado l’epico e spesso doloroso passato migratorio del popolo italiano, oggi non è più così. Una Repubblica fondata sul lavoro (in buona parte fornito dagli immigrati), che ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali e che si tradisce. Fabbrichiamo ed esportiamo armi, istruiamo gli altri sull’arte della guerra e soprattutto vietiamo loro ciò che, prima di loro, abbiamo ampiamente praticato e cioè la mobilità delle persone. 24 milioni, il più grande esodo moderno!

Per onestà dovrei dirgli che, proprio in questi giorni, festa delle Repubblica italiana, il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, l’onorevole Luigi di Maio, era di passaggio in Niger. Un Paese che  è stato ancora recentemente confermato buon ultimo nell’Indice delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Umano. Il ministro Di Maio ha naturalmente incontrato le autorità nigerine. Nella dichiarazione finale si è confermata la fattiva cooperazione economica dell’Italia, il rafforzamento dell’impegno per la lotta contro la tratta dei migranti  e per ridurre ‘il flusso’ degli irregolari in transito. Allo stesso tempo si continua la protezione degli stessi e dei rifugiati. Si conferma altresì il possibile inizio della costruzione di una base militare italiana nel Niger, previo il presunto accordo del parlamento italiano. Nelle poche ore passate nel Paese il ministro ha portato il suo saluto al contingente italiano della Missione Bilaterale di Supporto in Niger, ‘fiore all’occhiello’ della cooperazione in materia di sicurezza nel Sahel e tutta l’Africa.

Di Maio, nella sua visita, ha ricordato che il Niger rappresenta per l’Italia un ‘partner prioritario’ nella regione saheliana, diventandone ‘la frontiera meridionale’. Un’area cruciale per la stabilità regionale, per il contrasto al terrorismo jihadista e per la gestione dei ‘flussi’ migratori verso il Mediterraneo. Il Ministro trova il tempo per salutare i militari e non quello per incontrare e ascoltare coloro che cercano di mettere in pratica il senso della festa del 2 giugno. Tra questi si annoverano le persone impegnate coi migranti, la gente dedita a lenire le sofferenze del rifugiati e i pochi missionari che rimangono come ‘ambasciatori’ di gratuita solidarietà. Giusto e doveroso accogliere padre Pierluigi Maccalli a Roma, ciò che Di Maio e Giuseppe Conte hanno fatto dopo la sua liberazione dalla cattività di due anni nel Sahel. Sembra invece molto meno ‘mediatico’ e poco ‘redditizio’ ascoltare gli operatori umanitari nel perduto Niger.

Devo dire all’amico che mi chiede come migrare in Italia che, la Repubblica da cui provengo e che nostro padre partigiano ha contribuito a edificare nella libertà, gli impedisce (nel suo Paese) di cercare altrove ciò che pensa di non trovare qui. Che andrebbe in un Paese che ha tradito ciò per cui tanti hanno dato la vita e i loro anni migliori. Che i campi militari sembrano più importanti ed efficaci delle scuole, dei dispensari e della dignità che il neocolonialismo tradisce ancora. Devo dirgli di perdonarci, se vorrà farlo, un giorno.

 

                                    Mauro Armanino, Niamey, 6 giugno 2021


Commento rrz. 

Grazie. Mi ha molto colpito questo articolo perché io credo di essere  patriottica. Penso che la festa della nostra Repubblica, dopo una feroce dittatura fascista e una guerra mostruosa, abbia grande pregio, specie se non è solo il desiderio di "mostrare i muscoli", magari con una parata militare come fanno le attuali dittature. Vorrei che il mio paese, l'Italia, invece, fosse all'altezza della sfida dei tempi moderni, smettendo di fabbricare e vendere armi che uccidono esseri umani come noi, comprendendo che tutti gli esseri umani hanno dei diritti e che, magari, è più grave la morte di un bambino, anche se, per caso, non fosse "bianco", che quella di un cane. Trovo che sia delittuoso permettere che la gente venga qui con i barconi, spesso morendo dopo aver subito torture, violenze, prigionia, e non venga mai in mente a nessuno di rifiutare i moderni campi di concentramento e istituire, come un tempo, dei canali legali per accedere al nostro paese. Ho scelto la foto delle famose "frecce tricolori" perché io non mi sento affatto felice di vederle, visto che sono uno spreco enorme di denaro (che è anche mio) e aumentano l'inquinamento. Preferirei che quel denaro fosse impiegato per migliorare l'ambiente, ad esempio, o accogliere e proteggere donne in difficoltà... Ci sarebbero anche tante altre cose da dire, e ci saranno altre occasioni. Io, personalmente, cambierei, infine, anche il nostro Inno (le parole) perché non ha più senso. (renata rusca zargar)

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