TERRA BENE COMUNE di Paolo D'Arpini

 

Lettera Aperta


Per la difesa della Terra Bene Comune proponiamo una  mobilitazione nazionale. La vendita delle terre di proprietà pubblica deve essere fermata!

Si sono venduti l'energia, i trasporti, gli acquedotti, gli immobili, le strade, ecc.  e adesso si vendono pure la Madre.

Un paese che vende le terre agricole pubbliche rinuncia definitivamente alla propria Sovranità Alimentare.

Si concepisce la Terra solo in termini di possesso, come bene escludente, oggetto di diritti di proprietà.

In nome della proprietà la terra continua a essere violentata: dal folle processo di urbanizzazione senza regole se non quelle della rendita e del profitto; dalle colture intensive tempestate di veleni pesticidi, che portano degrado e desertificazione; dall’abbandono progressivo delle terre meno accessibili, che genera erosione e squilibri idrogeologici.

Lo Stato pensa solo a fare cassa sulle nostre teste, come lo fà cedendo a basso costo terreni limitrofi della città ai soliti padrini dell'edilizia, dei centri commerciali e delle discariche. Mentre  programma in tempi rapidi
l’alienazione (vendita) dei terreni agricoli demaniali.

L'ultima tappa di un'oscuro cammino iniziato 3 decenni fà circa, un processo di svendita dei beni pubblici a privati in nome di una gestione più efficiente, come se la logica del profitto avesse mai reso servigi alla collettività.

La alienazione delle terre agricole dello Stato riguarda 338.000 ettari ed arriva in un momento internazionale di
crescita del fenomeno denominato Land Grabbing, accaparramento di terreni da parte di soggetti economicamente forti (e multinazionali).

Ecco i veri destinatari di questa manovra, non certo i giovani imprenditori agricoli. 
 Tutto ciò con la pretenziosa finalità, da parte dello stato,  "di utilizzare l risorse nette derivanti dalle operazioni di dismissioni  destinandole 
alla riduzione del debito pubblico."

Le risorse nette derivanti equivarrebbero a circa 6 miliardi di euro, una goccia nel mare del debito pubblico, circa 2710 miliardi  al 15 dicembre 2021.  Con il risultato di essersi sbarazzati del patrimonio senza tappare alcun buco di bilancio e senza poter tornare indietro visto l'articolo che tutela la proprietà privata. Le terre che saranno vendute non potranno mai più tornare pubbliche!

Tutto questo con l'appoggio di alcune consorterie sindacali  agricole, che si propongono come
mediatrici tra lo stato e i "giovani agricoltori". Ma dove sono tutti questi giovani aspiranti contadini che dispongono di 150.000 euro per iniziare un'azienda, senza parlare del costo dei mezzi?

Un paese che vende le terre agricole pubbliche è un paese che rinuncia definitivamente alla propria Sovranità Alimentare, è un paese che mette con prepotenza l'interesse privato al di sopra del bene comune, è un paese che non saprà come raccontare ai propri figli che si è venduto la terra in nome del bilancio finanziario. 

Tutto questo sarà possibile se non si svilupperà una seria battaglia in tutto il paese per sancire il concetto: Terra a chi la lavora e Sovranità della terra come bene comune. La vendita delle terre dello stato deve essere fermata!

Ridiscutiamo le modalità di gestione delle terre agricole di proprietà degli enti pubblici!

Lavoriamo per normative che favoriscano e sostengano chi vuole iniziare un'attività agricola mettendogli a disposizione l'uso agricolo della terra garantito contro ogni possibile speculazione.

Noi rete delle associazioni contadine proponiamo che:

- ci si indirizzi verso affitti di lunga durata a prezzi equi a favore di agricoltori o aspiranti tali, sulla base di progetti che escludano attività speculative.

- si favorisca l'agricoltura contadina di piccola scala,che è l'unica che può sfamare il mondo senza causarne il dissesto, ma anzi arricchendolo e preservandone la biodiversità

- si prediligano progetti di cohousing, cioè di condivisione solidale dei beni e delle risorse, perché la buona agricoltura è quella fatta con tante braccia pensanti e con poche macchine.

- si individuino nelle associazioni dei consumatori organizzati i soggetti mediatori tra le istituzioni e le realtà contadine che andrebbero a insediarsi.

- si renda possibile la costruzione con materiali naturali di
abitazioni rurali a bassissimo impatto ambientale come legno, paglia e terra cruda ma totalmente vincolate all'attività agricola. Questo perché chi lavora la terra deve anche poterla abitare.

Per la difesa della Terra bene comune proponiamo una 
MOBILITAZIONE NAZIONALE, che venga preparata dal lavoro dei gruppi territoriali (già ferventi sulla mappatura dei terreni demaniali ) e da occupazioni simboliche.

Proponiamo che i nostri diritti vengano rispettati e sancire il concetto: "terra a chi la lavora e sovranità della terra come bene comune”.

Terra e Libertà - Coordinamento bioregionale


Con l'adesione della Rete Bioregionale Italiana - Coordinatore Paolo D'Arpini

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