BENEDIZIONI DAL SAHEL di Padre Mauro Armanino

 Benedizioni dal Sahel

Come tutto ciò che ci riguarda, anche le benedizioni, sono da noi di polvere, anzi polvere di vento. In questi giorni, a Niamey la capitale e dintorni, loro sono tornati. Il vento che porta la polvere del deserto che si raffredda la notte e il primo mattino. I pomeriggi assolati ma non eccessivamente perché siamo nella stagione dell’Harmattan, termine inglese adattato da lingue locali. Le benedizioni le porta il vento dove uno meno se le aspetta, nel Sahel imprevedibile per sua natura.

Sono benedetti i bambini di Makalondi, cittadina ad un centinaio di kilometri dalla capitale. L’altro giorno sono andati a scuola e hanno trovato le scuole chiuse perché senza insegnanti. Essi sono stati minacciati di fare la stesse fine di un loro collega, rapito e ucciso da uomini armati che hanno affermato di conoscere le case di tutti gli insegnanti. Eppure in questa città sono stazionati i militari che la notte trovano difficoltà ad assicurare protezione alle migliaia di cittadini sfollati della zona.

L’altra benedizione è accaduta ieri, venerdì, nel cimitero cristiano della capitale, attorno ad una croce di ferro piantata nel terreno. Sulla tavoletta di ferro saldata alla piccola croce c’è il nome di Godwin Monday, nigeriano. Nato di lunedì 46 anni or sono, è tornato alla terra promessa che ha cercato nel Benin, Etiopia, Kenia, Dubai degli Emirati Arabi Uniti e infine il Niger di Niamey dove il tumore che portava nel volto ha avuto ragione delle cure che stava seguendo. Dio avrebbe vinto.

Sono poi benedetti, clandestinamente o per meglio dire ‘illegalmente’, proprio loro, i migranti che del Sahel hanno esplorato le infinite possibilità di viaggiare. Il regime militare al potere dal colpo di stato del passato luglio, ha deciso di abrogare la legge sulla migrazione, fatta ad immagine e somiglianza dell’Unione Europea. Detta legge, dal 2015, aveva scelto di ‘criminalizzare’ quanti collaboravano all’avventura migratoria per meglio negare i diritti dei migranti alla mobilità.

Non raramente detta benedizione arriva in ritardo. Nel Mediterraneo centrale i migranti morti in mare nel 2023 sono stati oltre 2.800 e nel deserto nessuno è potuto andare ad indagare perché tutto era militarizzato, specie le piste conosciute dagli autisti. Nel frattempo l’italica repubblica convoca gli stati africani assicurando loro che, ispirandosi ad Enrico Mattei, inventore dell’ENI, il progetto di esternalizzare le detenzioni e i controlli dei migranti sarà sul modello italiano dell’Albania.

L’ultima benedizione nel Sahel, però, è naturalmente per la sabbia. Essa è del popolo la migliore metafora e immagine. Lei, la sabbia, è paziente, resistente, tace, geme, persiste, si adatta ai regimi che l’attraversano e tutto ricopre, alla fine, di una coltre che il tempo sedimenta. Com’è noto il cielo e la terra passeranno ma lei, la sabbia, resterà come unico testimone del popolo benedetto dal vento della speranza.


Mauro Armanino 

Niamey, 28 gennaio 2024

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