Kokoè, dal Togo al Campus Universitario di Legino: il mio racconto premiato in Campidoglio a Roma

 



Una Roma assolata e confusa, con truppe di turisti di ogni dove a batterne i sampietrini. Una Roma diversa, dove è difficile trovare del cibo tradizionale italiano, dove l'abbacchio è sostituito dal poke e dal sushi. Una Roma dove intere zone sono gestite da etnie che non hanno mai neppure sentito la parola Campidoglio.

Eppure Roma è sempre Roma, magica e accogliente come nel lontano passato, pronta a conquistare popoli non più con le armi ma con la forza del lavoro.

Ero andata a Roma per la prima volta con la gita scolastica a 17 anni. Le suore delle Rossello, dove studiavo, ci avevano portato a visitare tutte le meraviglie di un passato imperiale. Ogni alunna, però, aveva avuto un monumento di cui relazionare per le compagne. A me era toccato proprio il Campidoglio e la statua di Marco Aurelio a cavallo. Allora, ero rimasta un po' delusa: avrei preferito il Colosseo oppure i Fori imperiali. Non sapevo che un giorno molto lontano sarei stata, invece, così felice proprio in quel luogo. Ma sapevo già che avrei voluto fare la scrittrice anche se poi la vita conduce a fare molte altre cose e la scrittura rimane un po' come l'ultima spiaggia, verso la conclusione della vita, quando c'è più tempo, le idee sono chiare e soprattutto non si ha più paura.

Scrivere per me rimane ancora un'attività educativa e sociale, una prosecuzione del mio amato lavoro di insegnante. Attraverso la forma del racconto, che di solito prediligo, ho cercato sempre di sensibilizzare contro la violenza sulle donne e di far comprendere che ogni identità sessuale deve ottenere pari diritti e pari dignità. 

Nel caso del racconto premiato, mi aveva stimolato a comporlo il tema dell'intelligenza della donna e della capacità di percorrere la via della scienza. 

"Kokoè", la mia protagonista, è una bambina che vive in un minuscolo villaggio africano dove non c'è acqua pulita né elettricità. Io sono stata, insieme a mia figlia Samina, in uno di quei villaggi con l'Associazione "Savona nel cuore dell'Africa". Per comprendere quanto soffrano esseri umani come noi, che tipo di povertà debbano affrontare, il nostro gruppo aveva dormito una notte per terra in una capanna completamente al buio. Avevamo visto con i nostri occhi le donne e i bambini prendere l'acqua in uno stagno dove viveva persino un coccodrillo. Prima di berla, semplicemente, la filtravano attraverso un velo e solo nella migliore delle ipotesi la facevano bollire. La loro speranza di vita non è certo come la nostra, tanti bambini muoiono e, in generale, la gente non può curare le malattie. In quella misera capanna avrebbe potuto strisciare anche un serpente o qualsiasi altro animale. Per il resto del tempo, avevamo alloggiato, comunque, in modestissime stanze di una scarna costruzione in cemento usata per l’accoglienza e le riunioni dei contadini locali.

Dunque, il destino di Kokoè  è già segnato: un giorno sarà bracciante agricola per una multinazionale per pochi spiccioli come la mamma. Suo fratello, in quanto maschio, invece, potrà almeno imparare a leggere e scrivere ma per lei, che deve aiutare la madre nelle faccende, sarebbe tempo perso. Il destino, però, sceglie diversamente perché, dopo la morte prematura della mamma, viene ospitata dal parroco della piccola città vicina che le insegna a leggere. Attraverso varie vicissitudini, lavorando e studiando, riesce infine ad arrivare al Campus universitario di Legino in Savona e a laurearsi in ingegneria dell’energia. A Legino, molte persone conseguono questa laurea e qualcuno utilizza quello che ha imparato nel suo paese di provenienza.  Forse, Kokoè potrebbe rimanere per sempre in Italia ed essere felice perché ha trovato l'amore. Invece, torna in Africa al suo villaggio per dare agli abitanti, attraverso i pannelli fotovoltaici, finalmente, l'acqua pulita e l'elettricità.

Aver vinto un premio tanto prestigioso é stata una forte gratificazione. Ora il mio impegno è pubblicizzare quanto scritto perché tante persone possano aprire la loro mente, vincere il razzismo e l'indifferenza nei confronti dei popoli africani.

Manzoni sosteneva che la scrittura dovesse avere il vero per oggetto, l’utile per scopo (utilità storica e utilità morale) e l’interessante per mezzo. Oggi questi principi non sono di moda ma io mi ci attengo lo stesso. Scrivere deve essere utile e formativo della società come credevano i Grandi davanti ai quali mi sono sempre inchinata come insegnante e come persona. Altrimenti, la scrittura rimane un gioco letterario di bravura del tutto simile a una PlayStation.

Renata Rusca Zargar




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PRECEDENTE COMUNICATO DEI GIORNALI:

La scrittrice savonese Renata Rusca Zargar ha ricevuto venerdì 8 settembre in Campidoglio a Roma il primo premio per il racconto al Concorso Nazionale "Le parole del Geco" organizzato dalla Scuola di Scrittura Creativa di Ciampino.

Il tema del Concorso era la donna e la scienza e l'autrice si è ispirata liberamente a una storia vera.

"Kokoè", così si intitola il testo, è una bambina che vive in un minuscolo villaggio africano dove non c'è acqua pulita né elettricità. Il suo destino è già segnato: un giorno sarà bracciante agricola per una multinazionale per pochi spiccioli come la mamma. Suo fratello, in quanto maschio, potrà almeno imparare a leggere e scrivere ma per lei, che deve già aiutare la madre nelle faccende, sarebbe tempo perso.

Il destino, però, sceglie diversamente perché, dopo la morte prematura della mamma, viene ospitata dal parroco della piccola città vicina che le insegna a leggere. Attraverso varie vicissitudini, lavorando e studiando, riesce infine ad arrivare al Campus universitario di Legino in Savona e a laurearsi in ingegneria. In Italia trova anche l'amore e, forse, potrebbe rimanere per sempre ed essere felice. Invece, torna in Africa al suo villaggio per dare agli abitanti, attraverso i pannelli fotovoltaici, finalmente, l'acqua pulita e l'elettricità.

La scrittrice, che racconta preferibilmente storie di donne e si impegna da sempre contro la violenza sulle donne, ambienta spesso i suoi lavori nella città di Savona dove vive e che ama.

L'ultimo, disponibile su Amazon libri, è stato "Storia della strega di Savona" che ripercorre la condanna come "strega" di una povera contadina di Bergeggi. Il pubblico presente in Campidoglio, per il quale la scrittrice ha letto un breve brano del racconto, le ha tributato lunghissimi applausi.

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VERSI IN VOLO: Un racconto di RENATA RUSCA ZARGAR premiato in Campidoglio a Roma


Un racconto della savonese Renata Rusca Zargar premiato in Campidoglio a Roma - IVG.it


Un racconto di Renata Rusca Zargar premiato in Campidoglio a Roma – Eco di Savona


Dal Togo al Campus Universitario di Legino in un racconto di Renata Rusca Zargar premiato in Campidoglio a Roma – Eco di Savona


Dal Togo al Campus Universitario di Legino in un racconto della savonese Renata Rusca Zargar premiato in Campidoglio a Roma - Savonanews.it


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Dal Togo al Campus Universitario di Legino | Notizie in Controluce


Un racconto di Renata Rusca Zargar premiato in Campidoglio a Roma - Il Corriere Nazionale


La scrittrice savonese, Rusca Zargar premiata in Campidoglio a Roma - 104 News


La Scrittrice Savonese Rusca Zargar Premiata in Campidoglio a Roma - Savona (virgilio.it)


Kokoè, dal Togo al Campus Universitario di Legino: il racconto di Renata Rusca Zargar premiato in Campidoglio a Roma – Liguria 2000 News



Renata Rusca Zargar con Elisabetta Piras

Commenti

  1. Qui ho trovato immagini che non conoscevo e che trasferisco volentieri sul mio blog Versi in volo. Belle le foto con Zahoor!! Sono felice che il tuo premio e relativo racconto siano stati pubblicati su vari giornali! Un bellissimo successo! Danila

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