11 settembre

 

 New York. 11 settembre 2001. Sbriciolamento delle torri gemelle 

di PAOLO D'ARPINI

Uhu, uhh…  Ero appena tornato da una passeggiata nella valle del Treja, in cerca di more mature,  quando  l'11 settembre del 2001 mi telefonò a Calcata il caporedattore del Messaggero (edizione di Viterbo) per chiedermi un parere sull’appena avvenuto “attentato” alle Twin Towers (Torri Gemelle).  Mi raccontò che i due grattacieli di New York, costruiti in cemento armato con intelaiature di acciaio durissimo, erano state colpiti da due aeroplani di linea, “dirottati da terroristi  di Al Qaeda".

Subito dopo l'impatto seguì il crollo e la morte di migliaia di persone che si trovavano nelle strutture.  Le "Torri Gemelle"si sbriciolarono su se stesse in minuta polvere bianca senza toccare altri fabbricati e, per "simpatia", anche un altro fabbricato sito nei pressi,  il WTC 7,   crollò senza nemmeno che fosse stato colpito. Tanto che una giornalista della BBC  annunciò alla televisione che era crollato mentre dietro di lei era ancora perfettamente in piedi (https://www.bing.com/videos/search?q=wtc+7+journalist&&view=detail&mid=2EB31DCFB48C41F2D7252EB31DCFB48C41F2D725&&FORM=VRDGA).


Da tutte queste notizie "ufficiali"  sentii una forte  puzza di bruciato. Non credetti assolutamente alla fola dell’attacco dinamitardo di Al Qaeda ma siccome non avevo dati sufficienti per obiettare o sostenere tesi alternative mi limitai a dire: “...sono stati gli extraterrestri…”.

E con ciò sistemai la faccenda, lasciando chiaramente intuire il mio pensiero, ovvero che la fantasia degli addetti ai “servizi” è intergalattica (se ne inventano di tutti i colori..).

Ufo Sulle Torri Gemelle - YouTube


Peccato che il giornalista del Messaggero di Viterbo non raccolse la mia dichiarazione... che altrimenti la “bugia dinamitarda” sarebbe stata scoperta subito.

Niente paura, con  il trascorrere degli anni la verità vera dei fatti fu confermata da solide prove e da indizi inequivocabili sul come  le torri erano state buttate giù… In effetti  sin da subito  rimasi esterefatto quando appresi che tre enormi   grattacieli (di cui uno non era nemmeno stato colpito da nulla!) si erano letteralmente fusi in pochi secondi. Poi l'ottimo lavoro di migliaia di tecnici (la maggior parte dei quali ingegneri, architetti, fisici e chimici americani!) ha chiarito tutto e svelato il  trucco.  (Vedi: https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/08/18/11-settembre-le-torri-del-wtc-erano-minate-una-commissione-di-vigili-del-fuoco-lo-sostiene-e-per-me-e-giusto-ascoltarli/5382262/  - ed anche: https://revoluzione.unoeditori.com/verita-sulle-torri-gemelle-ingegner-torri-distrutte-da-cariche-esplosive/).

Il fatto  è che l’America aveva bisogno d’una altra  guerra, una guerra di tragedia e  paura. Serviva una guerra che facesse sentire al popolo americano  che  un grande pericolo lo sovrasta… La desideravano quella guerra, una guerra che facesse provare il fremito della vendetta, una guerra che mantenesse ad libitum il senso di pericolo, che giustificasse l’occhio per occhio e soprattutto giustificasse un intervento militare e la rimessa in moto dell'industria bellica.  Cosa questa confermata  di recente dallo stesso presidente USA, come da   dichiarazione in tal senso,  riportata  dall'Ansa del 8 settembre 2020: “Donald Trump ha accusato i vertici della difesa di voler intraprendere guerre per far contente le aziende belliche: "I vertici al Pentagono probabilmente non mi amano perchè loro non vogliono altro che combattere guerre, così tutte quelle meravigliose aziende che fanno bombe, aerei e tutto il resto restano contente". 

Ed in verità non  era la vendetta che l’America (leggi gli USA) cercava con la conseguente invasione dell'Afghanistan dei Talebani, accusati di essere gli artefici dell'attentato,  bensì l’opportunità di impadronirsi dei campi  d'oppio per finanziare le azioni segrete di CIA e compagni e successivamente soggiogare i ribelli al NWO e  rapinare il mondo di ogni sua ricchezza con la scusa di combattere il “nemico” della democrazia. (Vedi: http://paolodarpini.blogspot.com/2012/07/afghanistan-e-la-guerra-per-loppio.html  - ed anche: https://www.strategic-culture.org/news/2020/08/29/cia-addiction-to-afghanistan-war/)


Questo è in fondo lo sporco segreto che, da quelle parti, tengono gelosamente nascosto. Rinunciando alla vergogna liberatoria di una confessione pubblica d’errore… Gli USA mantengono il patto mefistofelico. Ne abbiamo una prova anche oggi  con le invasioni pilotate  ed i cambi  di regime  in Ucraina, in Yugoslavia, in Iraq,  in Siria, in Libia, nelle Repubbliche Baltiche, in Moldavia, etc. etc.

Per tutto questo gli americani, “che sanno”, provano quotidianamente un senso di vergogna  che non riescono a cancellare. Però l’ ipocrisia è più forte: sopportano lo status quo, mangiando hamburgers e popcorn al cinema o davanti alla tv.


Ah,  un inciso intrigante sul passaggio delle Torri Gemelle da Donald Trump a Larry Silverstein,  neo proprietario delle Torri Gemelle, questi, già 6 settimane prima dell'11 settembre, firmò il contratto esattamente il 24 luglio 2001, mentre si trovava in ospedale sotto morfina in seguito a un incidente stradale, e per firmare obbligò i medici a sospendergli la morfina. Aveva evidentemente una fretta terribile, uscita fuori all'improvviso, visto che le Due Torri erano in vendita da 7-8 anni e lui le aveva lì sotto il naso visto che era anche il proprietario del WTC7, l'edificio 7, il terzo grattacielo crollato per “solidarietà” nel pomeriggio dell'11 settembre. Inoltre diciamo che Silverstein la mattina degli attentati, che gli fruttarono solidi miliardi di dollari dall'assicurazione da lui stipulata contro gli attentati, aveva una colazione di lavoro al ristorante  al piano 87-88 della torre nord ma a quella colazione non si presentò perché la moglie Clara quella mattina aveva preso per lui un appuntamento dal dermatologo a sua insaputa e lo costrinse ad andarci. Tutte le persone presenti in quel ristorante quella mattina sono morte...

L'11 settembre 2001 l’America della libertà è morta, quella  finta di Hollywood ha vinto!



Paolo D'Arpini


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