DONNA, VITA, LIBERTA'. POTERE? a cura di Betti Briano

 DALL'1 AL 12 MARZO (prorogato al 30 aprile perché è stato impossibile pubblicare tutto il materiale arrivato) SU QUESTO BLOG SARANNO PUBBLICATI QUASI ESCLUSIVAMENTE POST CHE RIGUARDINO IL MONDO FEMMINILE PER RICORDARE A TUTTI L'8 MARZO GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA e il 14 maggio FESTA DELLA MAMMA

Donna, vita, libertà. Potere?

Riportiamo il testo di un articolo uscito sull’ultimo n.ro de ‘IResistenti’ periodico dell’ANPI di Savona e provincia. Mette a confronto l’eroica resistenza delle donne afghane e iraniane con alcuni recenti episodi di abbandono della vita pubblica da parte di donne super-emancipate che avevano infranto il famoso soffitto di cristallo.

a cura di Betti Briano




Negli ultimi mesi abbiamo assistito a due fenomeni apparentemente opposti, ma che in realtà, se si va oltre la superficie, rivelano una connessione, un filo forse anche una radice in comune, che non può non aver a che fare con la libertà femminile. In paesi nei quali vige il patriarcato islamico si sono viste proteste e rivolte guidate dalle donne contro le misure sessiste, oppressive e discriminatorie dai regimi teocratici; mentre in paesi dove l’emancipazione femminile non è più un problema abbiamo assistito a clamorosi passi indietro da parte di donne che erano arrivate a rompere il famoso tetto di cristallo.

In Afghanistan la riconsegna del paese da parte della Nato ai talebani ha avuto, come sappiamo, conseguenze tragiche sulla condizione femminile. I nuovi ‘studenti coranici’ oltre a ristabilire le prescrizioni esteriori ed i divieti dei loro predecessori con poche varianti (hijab al posto del burqa) nonché la preclusione di pressoché tutti gli spazi pubblici, espellono nel giro di un anno totalmente le donne dalla vita economica, sociale e civile: via dalle scuole superiori , dalle università, dagli uffici pubblici, dall’informazione, dalle professioni, in ultimo anche da quelle mediche, con la conseguenza della privazione delle donne dell’assistenza sanitaria (non potendo essere assistite da uomini). Abbiamo potuto farci un’idea della disperazione delle donne private dei diritti, escluse dall’istruzione e impedite di ogni possibilità di indipendenza economica (che se pure in ristretto numero avevano conquistato nel ventennio precedente, come già durante la monarchia e l’occupazione russa), dalle immagini di proteste di grande forza simbolica che sono come un pugno allo stomaco, se pensiamo al rischio che gruppi non certo numerosi di donne coraggiose corrono per farci arrivare la loro denuncia.

In Iran a settembre, con la morte a seguito di torture della ventiduenne curda Mahsa Amini arrestata con l’accusa di non coprire ‘adeguatamente’ il capo, scoppia una rivolta di notevoli proporzioni e durata. ln varie città donne giovani e meno giovani e anche uomini scendono in piazza al grido di “Donna; Vita, Libertà” per protestare contro l’obbligo del velo (introdotto nel 1979 con la rivoluzione khomeinista), le prescrizioni ‘morali’ e i divieti in materia di costumi, ed anche contro le condizioni di vita in generale, mettendo così a nudo la realtà di un paese sull’orlo di una crisi economica e sociale. La condizione della donna, come per tutti gli stati in cui vige la sharia, rappresenta in Iran la facciata con la quale il regime si autorappresenta al suo popolo e all’estero, ma a differenza di altri stati islamici ed in particolare dell’Afghanistan la teocrazia iraniana adotta già dall’inizio una sorta di doppio registro: l’imposizione di una rigida osservanza delle prescrizioni ‘morali’ nei luoghi pubblici e limitazione dei diritti civili e politici, senza però esclusione dall’ istruzione, dalla ricerca e dalla cultura nonché dalla partecipazione alla vita produttiva e dalle professioni; il che non è certo un regalo degli ayatollah, rappresenta da una parte una conquista dalle donne con la loro partecipazione massiccia alla rivoluzione komeinista ma più che altro corrisponde alla necessità del regime di coinvolgere anche la forza lavoro femminile nello sforzo produttivo del paese. Logico quindi che la facciata imposta con la legge e con la forza fosse destinata a divenire una gabbia insostenibile in un contesto che vede le donne parte attiva in diversi ambiti della società, altrettanto logico che le forme di resistenza presenti nel ventre della società si trasformassero in aperta ribellione all’ordine patriarcale vigente; eccezionale invece che le proteste delle ragazze partite contro l’obbligo del velo siano riuscite ad accendere la scintilla di un movimento ampio ed esteso che contesta non solo l’azione della polizia morale e le politiche del governo, ma la natura stessa del regime, della guida religiosa del paese.

Sia le iraniane che le afghane che si sono opposte scendendo in piazza o anche sfidando la censura per far conoscere alla comunità internazionale la loro situazione tramite i social-media hanno rivelato a tutti noi la determinazione di cui le donne sono capaci quando sentono minacciata la propria vita e la dignità, non esitando a mettere a rischio i corpi per affermare il loro diritto ad un’esistenza degna e libera. La stessa determinazione che abbiamo visto del resto nelle donne curde costrette a difendersi anche con le armi dall’Isis, come in quelle che nella profonda africa. nel continente asiatico e in America latina sfidano le multinazionali per difendere i loro territori dal saccheggio e dal disastro ambientale.

Nel mondo democratico invece negli ultimi mesi hanno suscitato clamore le dimissioni di tre donne di successo che erano riuscite a scalare i vertici del potere. La giovane premier della Nuova Zelanda, Jacinda Ardern, in carica dal 2017, divenuta una ‘bandiera’ del progressismo, il cui governo aveva rappresentato un esempio virtuoso di lotta al Covid, il 19 gennaio ufficializza la sua decisione di lasciare la carica motivandola così “Sono umana. Noi diamo tutto quello che possiamo, per tutto il tempo che possiamo, poi arriva il momento. E per me questo è il momento”. Nicola Sturgeon, leader del Partito Nazionale Scozzese e prima ministra della Scozia, massima esponente del movimento indipendentista, si dimette il 15 febbraio affermando che dopo una vita dedicata alla politica era arrivato il momento di dedicarsi a se stessa. Persino la Silicon Valley vede una clamorosa defezione femminile: Susan Wojciki, ricca imprenditrice, amministratrice delegata di YouTube, il 18 febbraio lascia l’ambita sedia per “iniziare un nuovo capitolo incentrato su famiglia, salute e progetti personali”. Tre donne di successo che rinunciano a potere, notorietà e privilegi nel momento in cui percepiscono il ruolo ricoperto come incompatibile con una buona vita e non si ritengono più in grado di essere utili alla comunità delle quali erano state poste a capo.

Cosa lega quindi l’esperienza di donne prive di diritti e oppresse da un patriarcato arretrato e violento che rischiano la vita proprio per poter avere una vita appena vivibile a quella di alcune privilegiate, nate nella parte ‘fortunata’ del globo che, avendo tratto il massimo beneficio dall’emancipazione guadagnata in due secoli di lotte, rinunciano alle posizioni conquistate per poter dare un senso nuovo alla loro vita? Un insopprimibile desiderio di libertà, che scaturisce certo dall’esperienza personale ma non si distacca dal senso di responsabilità per le sorti collettive. Lo vediamo nelle donne che lottano per non essere ridotte a mere schiave riproduttive o considerate ‘minus habens’ e costrette a dipendere dai maschi per ogni scelta che le riguardi; lo ravvisiamo nelle comunità femminili in prima fila nella difesa delle foreste, dei fiumi delle biodiversità da cui dipende la sopravvivenza delle famiglie e delle generazioni future; nondimeno in quelle donne che, pur avendo avuto possibilità di autodeterminarsi nel privato come nel pubblico e in aggiunta la fortuna e la capacità di scalare gli alti gradini della scala sociale non esitano a rinunciare a quanto conquistato qualora questo entri in contraddizione con la propria integrità, il benessere di chi sta loro intorno ed anche con il bene comune. La libertà che interpretano le donne, quando agiscono in piena fedeltà a se stesse, non è però la stessa libertà che ricerca chi ritiene di conquistarla con le armi. con la forza del denaro o la prepotenza del potere; le donne proprio a causa della differenza sessuale, per il fatto che sono all’origine della vita, che creano, nutrono e proteggono, concepiscono una libertà non individuale ma relazionale, che nel praticarsi include il rispetto dei viventi e la libertà altrui. Per distinguerla ci piace chiamarla ‘libertà femminile’.


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PUBBLICITA'


SONO UNA DONNA CHE SCRIVE STORIE DI DONNE

Durante tutta la vita mi sono impegnata nella società per i diritti delle donne enel 2021, in occasione della Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne, il 25 di novembre, avevo voluto che uscisse il libro “Che te ne fai di un’altra femmina?”, una raccolta di storie di donne occidentali e orientali che amano eppure subiscono violenza. In uno dei racconti, avevo persino immaginato un altro Pianeta dove, però, si perpetuava la stessa mentalità terrestre: la donna è un oggetto e come tale può essere distrutta. (qui si può leggere l’estrattoCHE TE NE FAI DI UN'ALTRA FEMMINA?: storie di donne del mondo orientale e occidentale con una puntata su un nuovo Pianeta (RACCONTI DI DONNE) eBook : RUSCA ZARGAR, RENATA: Amazon.it: Kindle Store)

Per l’8 marzo 2022, ho, inoltre, pubblicato “Storia della strega di Savona e altri racconti di violenza”, testo che, come il precedente, fa parte della collana “Racconti di donne”.   LEGGI L'ESTRATTOhttps://www.amazon.it/STORIA-DELLA-STREGA-SAVONA-racconti-ebook/dp/B09TWT76SL?asin=B09TWT76SL&revisionId=d91d1211&format=1&depth=1

In occasione del 25 novembre 2022, è uscito "VOGLIO IL TUO UTERO" sulla maternità surrogata (qualcuno cioè che fa un figlio per altri), un soggetto di cui si parla molto poco, forse, per non dar fastidio a nessuno. LEGGI L'ESTRATTO: https://www.amazon.it/gp/product/B0BMGWRKKP?notRedirectToSDP=1&ref_=dbs_mng_calw_2&storeType=ebooks&asin=B0BMGWRKKP&revisionId=be36a2df&format=1&depth=1


                                                        

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