NIAMEY

 

A Niamey pioggia, sabbia e corrente marcano i giorni dell’attesa. Di cosa, nessuno lo sa



Mauro Armanino

Mauro Armanino


Missionario, dottore in antropologia culturale ed


 etnologia


Visto da lontano, qui a Niamey dovrebbe esserci l’inferno o poco meno. Golpisti, ribelli, militari, possibilisti, massimalisti, filogovernativi, irriducibili e in tutto ciò il paventato (e per ora accantonato) intervento armato per ristabilire l’ordine democratico.

C’è, di contorno, il rinvio al mittente dei mediatori dell’organizzazione regionale Cedeao, dell’Unione Africana e dell’Onu, la chiusura delle frontiere alle mercanzie e le reiterate (e non inedite) interruzioni all’erogazione dell’energia elettrica. Il tutto e molto altro, specie nella conosciuta radio trottoir, cioè le dicerie, che si moltiplicano come le minacce e i timori che camminano assieme come fratelli gemelli.

In tutto ciò, durante il progressivo colpo di stato del mercoledì 26 luglio 2023, si affermano due costanti che a prima vista potrebbero sembrare fuori posto visto il contesto.

La prima è quella delle rituali piogge di agosto che cadono, regolarmente e apparentemente senza fare differenze di sorta tra un regime e l’altro, nella capitale e in campagna. Ciò va a tutto vantaggio dei contadini e soprattutto del miglio, in fase di crescita, che ne costituisce l’alimento principale, assodato e inamovibile.

La seconda realtà, che si evidenzia in questa particolare transizione, è quella dei pulitori di strade dalla sabbia che, caparbia come solo lei sa essere, occupa, invade, decora, delimita e interroga le strade della capitale. Con i giubbetti verdi e gialli del colore della municipalità di Niamey Nyala (la civettuola, nella lingua Zerma), addobbati con ramazze, pale e altri strumenti simili, tolgono la sabbia dalle strade asfaltate del centro città per accantonarla al margine della stesse. Prima o poi passerà un camion o, più facilmente, delle carriole che cercheranno di tenerla a bada, provvisoriamente, dal manto stradale.

Tra le due costanti appena disegnate e la terza citata sopra, cioè le interruzioni intempestive – ma fedeli e costanti allo stesso tempo – nell’erogazione della corrente elettrica, si sviluppa il golpe militare tra nomine, arresti e tentativi di raccogliere il massimo di consensi da parte dei cittadini. Pioggia, sabbia e corrente, coi prezzi dei generi alimentari in rialzo e il senso di paziente sottomissione alla volontà divina, che tutto provvede, marcano i giorni nell’attesa cha accada quanto nessuno ancora sa bene cosa. Forse, ma si tratta solo di una remota possibilità, anche il golpe, come la politica e la democrazia, è di sabbia.


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