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Dichiarazione di Tunisi – dall’Incontro dei Popoli per la Dignità dei Migranti

Condividiamo il seguente
Comunicato dell’Incontro dei Popoli per la Dignità dei Migranti
in merito alle politiche migratorie dell’UE e di alcuni Paesi del Nord Africa

20 luglio 2023

DICHIARAZIONE DI TUNISI

In Africa non c’è sviluppo senza mobilità!

In Europa, nessuna tregua senza lo sviluppo dell’Africa!

Le associazioni della società civile della Tunisia, del Maghreb, dell’Africa occidentale e dell’Europa si sono incontrate a Tunisi il 20 luglio per esprimere e affermare il loro disaccordo riguardante le politiche migratorie perseguite dagli Stati.

I muri si stagliano su tutti gli orizzonti
e testimoniano una guerra disastrosa contro la mobilità umana.

Privati ​​di risorse o sotto la minaccia di conflitti e calamità naturali, gli individui non hanno né il diritto di migrare, né il diritto di non migrare, né il diritto di essere soccorsi, intrappolati da chi li governa e da chi domina il mondo.

La disinformazione, la propaganda e la strumentalizzazione della paura travolgono tutti i paesi in una regressione sociale e politica che erige la militarizzazione dei confini e la corsa agli armamenti come unica panacea. Denunciamo la riunione dei governi del 23 luglio a Roma e portiamo all’attenzione dell’opinione pubblica africana ed europea i seguenti elementi.

Dopo settimane di intensi negoziati e molteplici visite dei rappresentanti dell’Unione Europea guidati dal Presidente del Consiglio italiano, l’UE e la Tunisia hanno firmato un memorandum che copre argomenti che vanno dalla migrazione alla cooperazione economica, questa seconda parte è solo una fumigazione che mira a nascondere l’essenziale.

La migrazione è infatti il ​​vero tema di questo accordo, che rimane vago nelle sue modalità operative e nella sua applicazione.

Riteniamo che l’accordo risponda principalmente alle esigenze e alle aspettative dell’Unione Europea senza considerare le sfide
che devono affrontare i Paesi della sponda Sud del Mediterraneo.

L’Unione Europea sta chiaramente perseguendo la sua strategia di esternalizzazione dei propri confini e di prevenzione dei migranti ritenuti indesiderabili. Dopo la crisi dell’accoglienza dei migranti nel 2015 causata dal movimento di popolazioni in fuga dalle guerre imperialiste nell’est e nel sud dell’Europa, le rivendicazioni dell’UE passano attraverso la criminalizzazione delle operazioni umanitarie in mare e la vassallizzazione di paesi africani come il Niger e ora la Tunisia.

Nel caso della Tunisia, denunciamo ancora una volta – come sotto il regime di Ben Ali nel 1995 – gli accordi firmati senza alcuna consultazione maghrebina e africana, senza un vero dibattito democratico e in assenza di un Parlamento rappresentativo, stigmatizzando qualsiasi voce libera nella società che esprima le sue critiche, il suo rifiuto e la sua indignazione.

La destra e l’estrema destra europee accolgono con favore questo accordo, che si inserisce nella loro visione, ostile ai migranti e che risponde perfettamente al proliferare della paura degli stranieri tra un’opinione pubblica sempre più xenofoba e razzista.

Il presidente tunisino Kais Said, con lo stesso approccio e volendo ridurre al silenzio l’opposizione e la società civile, sta cercando di strumentalizzare questo accordo presentandolo come un mezzo per proteggere il Paese dalle “orde di migranti subsahariani invasori” come annunciato nel suo discorso “vergognoso” del 21 febbraio.

Gli attori indipendenti della società civile tunisina esprimono ancora una volta il loro rifiuto qui e ora, e chiedono di aprire il dibattito sulla migrazione per riorientare il dialogo sui problemi strutturali legati alla povertà, ai conflitti, all’accaparramento della ricchezza e alla distruzione dell’ambiente.

Ricordiamo inoltre che nonostante l’adozione in Tunisia di una legge contro il razzismo e la xenofobia, unica nel suo genere nel Maghreb e nella regione africana, siamo testimoni dell’aumento di discorsi inneggianti l’odio, così come di una caccia anti-migranti. Consideriamo che i tristi eventi di Sfax costituiscano un importante punto di svolta e una catastrofe umanitaria.

Ricordiamo inoltre che la tragedia di Nadhor-Mellila nel 2022 in Marocco aveva causato la morte di 27 migranti e provocato la scomparsa di centinaia di migranti, così come il recente naufragio di una barca che trasportava più di 700 persone nel Mediterraneo centrale, o ancora, il ritrovamento del corpo di un bambino in stato di decomposizione su una spiaggia vicino a Barcellona a seguito del naufragio di una barca in partenza dalla costa algerina, costituiscono un susseguirsi di drammi e testimoniano i risultati delle politiche di sicurezza e il destino comune dei nordafricani subsahariani ed europei.

Rendere invisibile agli occhi delle popolazioni l’intreccio dei destini dei popoli
è una manipolazione politica irresponsabile in contrasto con la realtà.

Dire che “siamo tutti africani” non è una frase vana, ma equivale a denunciare ogni forma di razzismo a Nord come a Sud e proclama l’imperativo della solidarietà e dell’unità attorno ai principi dei diritti umani e del rispetto del diritto all’eguale mobilità di tutti i cittadini del mondo.

Gli attori della società civile del Maghreb, dell’Africa e dell’Europa sono chiamati a unire le loro voci per allertare l’opinione pubblica sull’impasse delle politiche attuali.

L’Europa dei capitali ha fatto delle migrazioni una questione risolvibile nella monetizzazione dell’asilo politico, nel disprezzo del diritto internazionale e nell’esternalizzazione delle frontiere a colpi di miliardi di euro, lasciando credere ai governi che il loro destino non sia legato a quello degli altri popoli della regione e che le mura della fortezza resisteranno ai colpi di randello di coloro che hanno ha perso la speranza.

Ricordiamo qui, la Carta di Nairobi del 1981 che sancisce che gli Stati africani:

“consapevoli del loro dovere di liberare totalmente l’Africa i cui popoli continuano a lottare per la loro vera indipendenza e la loro dignità e si impegnano a eliminare il colonialismo, il neocolonialismo, l’apartheid, il sionismo, le basi militari straniere di aggressione e ogni forma di discriminazione, in particolare quelle basate sulla razza, l’etnia, il colore, il sesso, la lingua, la religione o l’opinione politica”.

Per noi l’incontro che si tiene a Roma, annunciato come vertice euro-africano, fa parte della continuità e del rafforzamento di politiche inefficaci e menzognere, il ​​cui unico scopo è il respingimento su larga scala e la giustificazione di trattamenti disumani e discriminatori nei confronti dei migranti, rifugiati e richiedenti asilo.

Ricordiamo che a Nord come a Sud, il potere è paternalistico, deresponsabilizza i cittadini e si compiace sempre più di riflessi autoritari che criminalizzano la solidarietà e prendono di mira attivisti e organizzazioni per i diritti.

Nelle democrazie sempre meno rappresentative, stiamo assistendo a una competizione politica di tecnocrati, che combattono una battaglia per accaparrarsi il potere e servire gruppi di interesse.

La nostra risposta è inequivocabile: ci rifiutiamo di fare dell’accordo tra Tunisia e UE un modello da seguire, lo denunciamo e chiediamo un dialogo responsabile e partecipativo che includa forze civili, politiche, sindacali e cittadine per promuovere soluzioni alternative e sostenibili, portatrici di diritti.

È urgente agire, noi società civili tunisina, maghrebina, africana, europea e internazionali.

Continuiamo a difendere l’ospitalità dall’odio, l’accoglienza dalla repressione, l’apertura delle frontiere dai muri, ci rivolgiamo all’opinione pubblica di tutto il mondo per dire:

  • Affermiamo che la mobilità è un fattore indispensabile per lo sviluppo dell’Africa, chiediamo il rispetto della libertà di movimento nel continente e rivendichiamo l’istituzione urgente di un sistema di protezione sociale universale che consenta la mobilità e il riconoscimento delle conquiste sociali a livello regionale e internazionale;
  • Chiediamo ai sindacati di raddoppiare gli sforzi per regolamentare la governance della mobilità dei lavoratori / delle lavoratrici, e contribuire attivamente a soluzioni che portino diritti e progresso sociale sia nei paesi di origine che di destinazione;
  • Rinnoviamo l’appello alla regolarizzazione dei migranti senza documenti, agli ostacoli amministrativi e alla lotta contro lo sfruttamento dei lavoratori, delle lavoratrici vulnerabili intrappolati/e da un modello economico predatorio e ipocrita;
  • Insistiamo sulla necessità di considerare seriamente la questione della fuga dei cervelli e l’amputazione fatale che essa rappresenta per lo sviluppo dei paesi d’origine;
  • Chiediamo ai migranti di organizzarsi per agire come interlocutori nel processo di protezione delle vittime e di integrazione nelle società di accoglienza;
  • Chiediamo al movimento delle donne di integrare le donne migranti come forza trainante nella lotta contro il patriarcato e lo sfruttamento delle donne;
  • Chiediamo alla comunità internazionale di pilotare un sistema di salvataggio e identificazione delle vittime e porre fine agli interventi punitivi omicidi delle forze di sicurezza;
  • Chiediamo una politica proattiva per rendere la diversità culturale e la co-creatività le forze vive e vitali di una migliore convivenza.

Ricordiamo che la capacità di adattamento delle società umane e il progresso sociale non possono essere dominio esclusivo della classe politica, piuttosto si tratta innanzitutto della partecipazione, dell’ascolto e del confronto delle forze vive che animano una società umana in movimento.

Per un futuro di progresso sociale nel cuore del Mediterraneo!

Per un Mediterraneo al centro del progresso sociale dei popoli!

traduzione dal francese a cura di S.C.T.

clicca qui di seguito per leggere il Comunicato originale in Francese



Commenti

  1. Se tenessero in conto questo articolo e problema dei migranti! Ma... Danila

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