NUCLEARE

 


Di situazioni drammatiche il pianeta Terra ne ha vissute ben altre. Quello che conta è il mantenimento dell’intelligenza e della capacità di sopravvivenza e tale capacità, come abbiamo visto accadere nell’isola di Bikini, sede degli esperimenti nucleari francesi, ha una forza inimmaginabile.


Infatti lì dove ci si aspettava la morte si è invece scoperto un ecosistema eccezionalmente vitale e prospero,  in “assenza” dell’uomo.

 La capacità elaborativa della vita si farà beffe dell’arroganza “scientifica” e, malgrado l’apparente cecità, l’uomo non potrà distruggere la vita (di cui egli stesso è emanazione). E questo non ostante la sterile raccolta umana di informazioni, che ha preso il sopravvento sulla capacità di riscoprire giorno per giorno la freschezza della vita, alla fine la capacità di conservazione saprà “affermarsi”.

Lo vedo in quel che succede negli interstizi dell’asfalto, in mezzo alle immondizie, tra i veleni più pestilenziali di questa società opulenta ed un po’ tonta… Eppure l’uomo è la somma di una complicata rete di complessi, psicosi, nevrosi, istinti, fissazioni e intuizioni!

Vi ricordo il racconto “La giara” in cui compare Titta dopo aver fatto riparare una grande giara crepata, da un vasaio che era dovuto entrarvi dentro, si rende conto che per far uscire il vasaio occorreva rompere di nuovo la giara? Ed ancora… sapete come le scimmie vengono prese in trappola? Si mette nella foresta una gabbietta inchiodata al suolo in cui è ben visibile un grosso frutto, la scimmia l’afferra con la mano ma poi non può più estrarla, se non lasciando il frutto, ma la sua avidità è talmente tanta che preferisce restar lì finché arriva l’ideatore della trappola e afferra la scimmia per la collottola….

Nessuna cosa viva è in grado di condurre in se stessa un’esistenza distaccata dal resto dell’esistente. Ma in natura “ogni cosa ha il suo posto ed ogni posto ha la sua cosa”.
 
Perciò mantengo una posizione di osservatore non interventista… La capacità di sopravvivenza in qualsiasi condizione ambientale provvederà al mantenimento dell'esistenza, questo è certo.

Paolo D’Arpini




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SONO UNA DONNA CHE SCRIVE STORIE DI DONNE




 La bella immagine di copertina è dell’attrice Samina Zargar.


È uscito in questi giorni il nuovo libro di Renata Rusca Zargar “3 Storie di reincarnazione”, anche se sono trascorsi molti anni dal luglio del 1987 quando l’autrice è sbarcata in India soprattutto per comprendere le religioni orientali.

In tali religioni esiste, seppure in maniera diversa, il concetto della trasmigrazione delle anime che, probabilmenteci affascina perché risponde all’intimo bisogno che abbiamo di credere che non sarà tutto finito alla nostra morte. Oppure ci attrae perché soddisfa un innato e semplice desiderio di giustizia: se sei stato cattivo pagherai le tue colpe nella prossima incarnazione. Certo è che la reincarnazione rimane un mistero che non ci sarà svelato e che l’autrice ha scelto di svolgere attraverso la forma del racconto.

Il lettore, dunque, incontrerà animali come un elegante cavalluccio marino e una seppiolina, mentre la vita di Caterina, una ragazza degli anni mille, si intreccerà con quella di una giovane dei nostri tempi nella magica ambientazione di Noli e Spotorno. In fondo, la nostra incantevole Liguria con gli antichi villaggi dei pescatori ben si addice all’eterna atmosfera dell'amore.
Infine, tra le pagine, rinascerà Cecco D'Ascoli, un intellettuale condannato al rogo per le sue opinioni scientifiche che potrebbe essere stato, in un secolo ancora precedente, magari un forzuto invasore longobardo.

Leggere dei racconti significa, appunto, lasciarsi catturare da vicende fantastiche per poi provare a riflettere sugli argomenti importanti che si mescolano nel fondale dell’esistenza umana.


Il libro è disponibile sia cartaceo che in formato ebook su Amazon:

Amazon.it: 3 STORIE DI REINCARNAZIONE - ZARGAR, RENATA RUSCA - Libri



Commenti

  1. Bello questo articolo di Paolo D'Arpini, ma talvolta occorre intervenire, per evitare grossi problemi che poi conducono ad un disastro ambientale. Come? Semplicemente urlare un J'accuse chiaro e netto, in modo che l'uomo, questo deficiente che sa combinare solo guai seri, la smetta! Ciao Danila

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