Ha una moglie, tre figli e un lavoro stabile.
Antonio lavora per la Canon e ha uno stipendio di 2 milioni di Sucre, pari a circa 1100 dollari.
Negli anni ‘80 l’Ecuador è travolto da una grave crisi economica che raggiunge l’apice nel 1999.
È in questo periodo che il Sucre perde drasticamente valore.
Per cercare di arginare la crisi, nel 2000, la moneta nazionale viene convertita in dollaro statunitense: così ha inizio il processo della dollarizzazione.
Dopo questi eventi lo stipendio di Antonio si riduce a 80 dollari e lui non riesce più a mantenere la sua famiglia.
Vende la sua casa, per un anno vive con sua moglie e suoi 3 figli in una stanza. I soldi della vendita della casa sono serviti per vivere. Ora non c'è scelta, qualcuno deve partire.
E' costretto a salutare il suo paese e ad attraversare l’oceano Atlantico da solo.
Nel 2001 arriva in Italia.
Da quel giorno non ha mai smesso di lavorare per garantire un futuro migliore alla sua famiglia.
(Da un'idea di Thomas Patriarca, scritto e diretto da Matteo Galtidi e Thomas Patriarca con la collaborazione di Pietro Santoleri)
Mostra fotografica a Ravenna di Giuseppe Nicoloro Si tratta di una mostra fotografica che focalizza l'attenzione sulle donne e sul loro desiderio di pari opportunità. Il fotografo è il sensibilissimo ed eccellente Giuseppe Nicoloro. Inaugurazione sabato 26 febbraio 2022 https://www.pallavicini22.com/ mostre-in-corso/ GIUSEPPE NICOLORO Giuseppe Nicoloro è un fotocronista di origini campane (Tufo, 1949) che ha scelto la fotografia come strumento per documentare e raccontare storie, persone e luoghi. Dopo la maturità classica, insoddisfatto del clima socio-culturale di Napoli, dove si era trasferito con la famiglia, sceglie Milano come meta, attratto dall’effervescenza politico-sociale degli anni Settanta, che risponde alla sua voglia di cambiamento. Qui, frequenta i corsi serali di fotografia della storica scuola “Umanitaria”, dove studia e pratica tutte le tecniche di ripresa; si interessa alla storia della fotografia; si interroga sulla sua funzione nel...
UN ANNO FA. MA NON SI ARRESTA L’IPOCRISIA. L’11 agosto fece scalpore la mia espulsione e i giornali accettarono il mio monito: “vi racconto del mio trattenimento se dedicate il vostro articolo ai diecimila palestinesi detenuti da Israele. L’ultimo scatto prima dell’arresto colpisce meno della platea elegante e solenne della Sala Grande della Mostra del Cinema di Venezia, dove qualche giorno dopo il Direttore generale mi chiese di aprire l’evento “con una parola alta”: “Mi sono state chieste parole alte sullo sterminio a cui stiamo assistendo. Le parole più alte -dovremo ricordarlo sempre- devono restare quelle della “più alta” autorità che onoriamo e custodiamo con tutte le nostre forze: le Nazioni Unite: “Il tempo delle esitazioni è finito. Questa è una carestia che ci perseguiterà tutti. È una carestia che avremmo potuto prevenire, se ci fosse stato permesso. Tutto a causa dell'ostruzionismo sistematico da parte di Israele. E’ una carestia sotto i nostri occhi, che ci chiede: “...
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