LAICITA' CONSIDERAZIONI SUL PENSIERO TRASCENDENTALE di Paolo D'Arpini


 Succede che quando si è giovani, e si cerca di esprimere pensieri e sentimenti, si fa di tutto per apparire “seri e credibili”… ed allora si fanno molte citazioni e si cercano riscontri e spiegazioni intellettualistiche per corroborare il proprio “teorema”. Preoccupandosi  che il nostro pensiero sia accettabile alla comunità a cui ci si rivolge. 


Ma ovviamente questa è solo una mia  sensazione, un ricordo di tempi passati,  ed io in effetti non sono né un erudito né uno scrittore ma un semplice scribacchino di storie quotidiane, un uomo qualunque.

Diceva Socrate: "So di non sapere!". Eppure ammettere la propria ignoranza è già una  forma di  saggezza, sapendo che la cultura accumulata è limitata alla propria esperienza personale, in forma autodidattica, consapevoli di  non essere stati contagiati dalle opinioni ufficiali, dalla conoscenza riconosciuta dal sistema.
 
Anche da "autodidatta" è bene uscire dagli schemi teoretici e passare alla pratica, all’osservazione diretta dei fenomeni vitali, al riconoscimento delle proprie  esperienze emozionali… senza necessariamente cercare di ottenere immediati risultati od approvazioni, altrimenti sarebbe come cercare risposte attingendo all'astrazione dell’alcol o della droga. 

Meglio mantenere la mente  lucida, ma aperta, laica insomma. La vita stessa ci insegna a sciogliere i grumi dell’acquisito, della scontatezza e del costruito per abitudine o per credulità. Uscire dagli schemi è importante anche per trovare nuove forme comunicative, nuovi approcci e nuove realizzazioni. 

“Se non vuoti la tua tazza… -diceva un maestro- come puoi ricevere la verità?”

Per  vuotare la tazza del conosciuto occorre ignorare le comparazioni e tutte le convinzioni che abbiamo  accumulato negli anni, non tener conto di nulla se non della capacità  percettiva, dell'attenzione,  della consapevolezza del momento presente…  Allora  pian piano si potrà uscire dal meccanismo  razionale della memoria e passare all’allegoria, al messaggio analogico insito nell’esempio vissuto, nel racconto modesto dell’esperienza quotidiana… da  adesso…”

Paolo D'Arpini













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La donna è soggetta a qualsiasi capriccio del maschio e spesso è la donna stessa a perpetuare questa mentalità.
Perché si possa cambiare, deve cambiare prima di tutto la donna.
Deve educare maschi e femmine allo stesso modo, non deve più sentirsi padrona del mondo solo se ha partorito un essere con il pene.
Ognuno ha le sue particolarità.
È bello nascere maschio ed è meraviglioso nascere femmina: essere accogliente e poter dare la vita.
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Questi racconti trattano di donne che hanno amato molto, in Occidente o in Oriente, ma hanno incontrato il dolore della rinuncia o della crudeltà del maschio e della società.


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