INTERVISTA A RENATA RUSCA ZARGAR

 


Intervista alla scrittrice Renata Rusca Zargar




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Questa intervista rappresenta un tentativo di comprendere cosa spinga lo scrittore a cercare luoghi d’espressione al di fuori della letteratura tout court; come Renata Rusca Zargar definisca la sua attività intellettuale e come nasca nello scrittore la necessità di un impegno e di un intervento critico sulla realtà. I temi affrontati sono molteplici ed implicano il rapporto complesso tra le forme dell’arte e una società le cui repentine trasformazioni comportano ridefinizioni semantiche e nuovi termini di linguaggio. 

Intervista alla scrittrice Renata Rusca Zargar - Il Corriere Nazionale


D: Qual è oggi a parere tuo la funzione sociale dello scrittore? Può esprimere un valore in termini di “sociurgia” (*)?

R: In epoche passate, sono state sviluppate due concezioni principali dell’arte in generale: una che considerava l’arte per l’arte, solo fine a sé stessa, e l’altra formativa educativa. Il nostro Manzoni o il divino Dante sono i massimi rappresentanti di questo secondo gruppo. Dunque, se l’arte si propone come mezzo utile alla società non è un fatto nuovo e io personalmente sono molto d’accordo. Il problema è stimolare una società che non legge, studia poco e per costrizione, non ama l’arte visiva di cui l’Italia è stata riferimento per l’umanità tutta.

D: L’arte può rappresentare una cura dei mali di questo mondo corrotto?

R: Come ho già detto, l’arte può insegnare, però bisogna prima trovare chi voglia apprendere. Mi sembra che nel mondo idiota dei social tutto questo sia molto improbabile. (Preciso che non voglio assolutamente dispregiare i social che sono utilissimi ma solo il cattivo uso che ne fa la maggioranza delle persone.)

D: La vera arte prevede un codice d’onore per il quale il messaggio sotteso alla propria opera vale per l’artista con lo stesso senso sacro della parola data?

R: Non posso sapere quale sia la vera arte oggi. Sarà il tempo dopo di noi a consacrarla. Certamente, gli artisti esprimono sé stessi, i propri valori, il tempo e le vicende della loro vita. Ma, come ripeto, il giudizio, similmente a quello sulla storia, spetta ai posteri.

D: L’arte è una risposta concreta alle tante parole vuote di larga parte di intellettuali e politici?

R: Non è detto. Ci sono tante persone che si credono artisti o intellettuali ma non lo sono. Ognuno di noi, anche la persona più semplice, senza tante distinzioni e classificazioni, deve adoperarsi per rendere migliore la società. Non deve mai vivere solo per sé nel suo Olimpo privato ma dare un po’ del suo tempo e delle sue capacità, quali che siano, agli altri.

D: La vera arte, nel caso tuo la scrittura, ha prima di tutto un valore di rappresentazione o uno di catarsi?

R: Più che di arte parlerei di artigianato. Mi piace scrivere, credo di essere tecnicamente brava (sono stata insegnante di lettere), per il resto mi sto impegnando. Amo creare racconti storici e a sfondo sociale, ma soprattutto lavoro per sensibilizzare le donne e gli uomini contro la violenza sulle donne. Le donne sono il mio argomento privilegiato perché capisco il loro mondo, che è il mio, e bisogna sempre parlare di ciò che si conosce. Alcune storie sono ambientate in Oriente perché ho passato molto tempo in India. Il vero filo rosso della mia filosofia di vita e delle mie narrazioni, comunque, è l’Amore perché credo che senza Amore noi non siamo nulla.

D: Tornando alla seconda domanda, se introduciamo il concetto di sociatria (**), mi pare che anche tu ti ponga sul fronte della sua affermazione nell’arte e con l’arte. Questo nella misura in cui la sociatria, attraverso l’arte, può generare una via di verità, alimentando la mente, rieducare o, quantomeno, scongiurare la crescente e pericolosa carenza di pensiero, oltre che tendere ad avvicinare la persona alla virtù, sino a ritrovare in senso un più ampio un rispetto dell’umanità. Più in generale, c’è l’attenzione posta verso l’apertura ad una visione culturale ampia, dove possibili intersezioni fra gli ambiti morale, artistico, economico, educativo, giuridico, religioso…, se da una parte spronano l’individuo alla risoluzione del contrasto di turno, dall’altra schiudono un percorso di crescita. Che cosa ne pensi?

R: Sono molto delusa da questi tempi, forse perché non sono più giovane. Non vedo in giro energie creative e curative se non in casi molto rari. Penso che sia necessario studiare, continuare a studiare e ancora studiare. Non perdere mai, fino all’ultimo giorno della vita, la curiosità di apprendere, di informarsi (da fonti serie non certo da facebook, spiando la vita altrui). Credo, infine, che sia conveniente essere molto più modesti.

D: Viviamo un’era di repentine mutazioni, contraddittorie e talora devastanti, che si riflettono su espansione demografica, mercati finanziari ed economici allargati, nuove tecnologie e mezzi di comunicazione, ecc. che se da un lato uniscono, omologando, dall’altro dividono e annientano, non garantendo dalle molteplici forme del conflitto. C’è chi ha battezzato questa era “Globantropocene mediatizzato” (Globalizzazione+antropocene+mediatizzazione), ti pare un termine rispondente o una iper-aggettivazione senza costrutto?

R: Io ritengo che in tutte le ere ci siano stati dei gravi problemi. Qualche volta, immagino la vita nelle grotte, sulle palafitte o simili, e rabbrividisco. Per questo i genitori devono educare i figli in modo che possano affrontare consapevolmente i tempi che verranno, il progresso che è peculiare dell’intelligenza umana. Ogni famiglia deve occuparsi di trasmettere i valori morali e l’amore, in modo che le persone di domani possano rimediare agli errori commessi dalle precedenti generazioni. Le definizioni sono utili solo quando le persone sono state educate a rispettare gli esseri umani in generale e quando potranno adoperarsi per cambiare una situazione che ci vede tutti schiavi di pochi che possiedono le maggiori ricchezze del Pianeta. Io personalmente non so proprio come si possa fare, in pratica, a promuovere una società mondiale più vivibile. Vorrei la pace, il rispetto per tutte le identità sessuali, la giustizia sociale, l’onestà. Invece, mi sento totalmente impotente in questo mondo di corrotti, guerrafondai e sopraffattori. Allora cerco di fare del mio meglio nel mio piccolo, come ho insegnato sempre a figli e alunni.

Note:

(*) “Sociurgia”. In alcuni ambienti della società civile, culturali ed artistici si sta discutendo e portando avanti la concettualizzazione di un termine innovativo: «sociurgia» (un nome composto ibrido, latino e greco, che da societas, ossia «società», + ἔργον, ossia «opera», letteralmente significa «opera sociale»). Si denota quindi una funzione sociale attiva, operante, in cui la promozione e la divulgazione costituiscono una dimensione che sul fronte di cultura, arte, tradizione… inferisce tutto il resto, la conoscenza, la curiosità, la relazione, i valori sociali. Quella interdipendenza naturale, necessaria, etica che non concepisce cultura, arte, ossia tutto ciò che attiene lo spazio dello spirito, appunto, come luogo a parte, elitario e autoreferenziale, ma come bene pubblico. Mezzo comune di progresso e civiltà. Forse nulla di sostanzialmente nuovo, ma una rinnovata dialettica tra contenuti e forme, utile a creare movimento per recuperare dal passato insegnamenti, dalla presente nuova linfa e tentare di oltrepassare contraddizioni sotto gli occhi di tutti.

(**) “Sociatria” deriva da due termini: sŏcius, che in latino significa “amico” o “alleato”, mentre iatreia deriva dal vocabolo greco che corrisponde a “terapia” o “guarire”.  Nella lingua inglese. il termine “Sociatry” fu ideato da Jacob Levy Moreno, uno psichiatra rumeno, naturalizzato austriaco e statunitense, che, a metà del XX secolo, concepì innovative teorie e metodi basati su una nuova forma di ricerca attiva (action methods), oltre che su un nuovo approccio sistemico della psichiatria sociale. Fu, infatti, il creatore dello psicodramma, del sociodramma, della sociometria e di quella che egli chiamò la sociatria, la cura della società attraverso il gruppo.

Profilo biografico dell’autrice.

Renata Rusca Zargar

Renata Rusca Zargar. Savonese, impegnata in ambito sociale, studiosa di cultura islamica e indiana, insegnante in quiescenza di letteratura e storia nelle Scuole Superiori, abilitata anche in Filosofia, ha pubblicato diversi saggi e romanzi. Ha insegnato Scrittura Creativa gratuitamente per un ventennio agli anziani.

Cura un blog, noto in Italia e all’estero, di cultura, ecologia e società: Senzafine: Arte, Cultura e Società di Renata Rusca Zargar

Nella sua Pagina Autore di Amazon ci sono alcuni suoi libri: RENATA RUSCA ZARGAR su Amazon.it: libri ed eBook Kindle di RENATA RUSCA ZARGAR


PUBBLICATA ANCHE SU:

VERSI IN VOLO: INTERVISTA ALLA SCRITTRICE RENATA RUSCA ZARGAR di ANTONIO ROSSELLO per IL CORRIERE NAZIONALE

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