Sorpresa nell'uovo di Pasqua di SIMONA BELLONE

                          Quale sorpresa ci sarà nell’uovo di 

                        Pasqua degli italiani?  

 di  Simona Bellone

Siamo nel periodo di quaresima in attesa della risurrezione di Gesù, che si perpetua nei suoi riti cristiano cattolici da secoli, ma per il mondo commerciale, la Pasqua conserva un simbolo pagano, l’uovo di cioccolata da donare non solo ai bambini. 

L’uovo di Pasqua moderno è quindi associato alla risurrezione di Gesù, ma un tempo era un simbolo pagano della rinascita primaverile della natura, cambiando significati e riti in base ai paesi d’appartenenza. Se dapprima erano decorate le vere uova di gallina, pian piano divenne anche oggetto ricco e raro da collezione in materiali pregiati, con dono interno tramite i russi firmati Fabergé. Le uova di cioccolata moderne videro i natali invece in Piemonte presso Torino nel ‘700 e tutt’oggi riempiono le vetrine di tutto il mondo. 

Le sorprese delle uova di Pasqua si diversificano d’importanza in base al prezzo e alle grandezze, per deliziare bambini e fidanzati ed amanti della cioccolata, ma cosa vorrebbero davvero gli italiani in dono? 

Molti italiani risparmiatori si vedono costretti da anni a vendere le proprie proprietà immobiliari, e cercare un domani finanziario al di fuori di zone depresse come l’Alta Val Bormida. 

Se dapprima era consigliato il risparmio del mattone, acquistando seconde case da affittare, ora diventano mattoni pesanti da mantenere, con un margine di lucro bassissimo. 

Sarà difficile vendere immobili per tutti anche in futuro, perché il mercato immobiliare è bloccato: la gente italiana o non ha più risparmi, o se li tiene stretti per paura del peggioramento della crisi, e le banche non concedono più mutui come un tempo, chiedendo fiscalmente troppe garanzie con tassi alti d’interesse, in contrapposizione ai tassi troppo bassi per il risparmiatori. Un miraggio potrebbero rappresentarlo gli acquirenti esteri, che da decenni considerano il nostro stivale un Paradiso terreste, ricco di ditte e di immobili in vendita a prezzi stracciati per la crisi economica. 

L’Imu (tassa sulle proprietà) rappresenta una truffa statale regolarizzata, quale assurdo gravoso affitto sulle proprietà dei cittadini proprietari risparmiatori, che con sacrificio se le sono sudate e le mantengono restaurate: dato di fatto col tacito consenso di tutti i partiti.

Il blocco del mercato immobiliare da oltre 10 anni, non ha previsto alcuna agevolazione IMU per le zone come depresse come l’Alta Val Bormida (provincia di Savona), non considerando che tali proprietà sono anche chiuse e non fruttano alcun reddito (ma comunque esistono già le tasse di successione che si perpetuano da proprietario ad erede, e le tasse sul reddito a gravare sugli immobili tramite gli affitti commerciali e ad uso abitativo privato).

Forse dobbiamo organizzare un class action unita e compatta per ribellarci, perché come dicono a Genova:

 “Chi nu cianze nu tetta” 

(Chi non piange non riceve il latte: 

chi non si lamenta non ottiene nulla). 

Il futuro degli italiani disoccupati è altrettanto poco roseo. 

Molti italiani auspicano di trovare un lavoro con uno stipendio di almeno oneste e nette 1.000 Euro al mese in regola Inps, per vivere decentemente e senza lussi: un tempo erano un miraggio le 1.000 Lire al mese, quando c’era ancora la speranza del progresso e di un futuro migliore, ormai perduta al giorno d’oggi. 

Ancor peggiore è la situazione degli over 50 esclusi tacitamente dal mercato del lavoro, in cui le ditte propendono ad assumere solo giovani e con contratti a termine e collaborazioni a progetto: il vero contratto a tempo indeterminato che vedeva un operaio iniziare e finire la propria carriera lavorativa in una stessa ditta, non esiste più. Il mercato del lavoro è diventato una ragnatela ondeggiante al vento, vittima delle stesse leggi dei contratti nazionali del lavoro, che si posso raggirare in legalità apparente. 

Una soluzione auspicabile potrebbe essere quella di mettersi in proprio con idee e start app nuove, ma d’altro canto la gente non ha più denaro superfluo come una volta da spendere, e c’è anche un esubero di tipologie di negozi insostenibile, ed oltretutto ottenere agevolazioni e contributi per iniziare una propria attività redditizia, è frutto di una macchina burocratica complessa e vorticosa, dalle tempistiche troppo dilatate. 

I social network diventano così non solo fonte di divertimento o passatempo hobbistico, ma anche una rete attiva prolifica per cercar lavoro ed attivarsi a pubblicizzare le proprie nuove attività di influenzer e di manager delle più disparate vendite di beni e servizi, con tutorial di tutti i generi accessibili alla massa anche in modo gratuito e decisamente d’immediato impatto a fine di lucro. 

In questo vortice di problemi che attanagliano molte famiglie italiane, spunta come un gelsomino sprovveduto nella pioggerella primaverile, lo spot della Regione Liguria per promuovere l’iscrizione ai Centri per L’impiego. 

Una giovane ragazza in un negozio di pelletteria ed accessori di vestiario, si lamenta con la proprietaria che non può permettersi una borsa nuova alla moda. 

Un altro ragazzo presente nel negozio elogia i risultati dei Centri per l’impiego liguri con un sorriso estasiato e contagioso da Walt Disney.

La realtà italiana purtroppo è molto più drammatica, non così rosea come dipinta da tale cortometraggio. 

Ebbene sì, è accertato che il 50% di persone che cercano lavoro non lo trovano con i centri per l’impiego, ma altrove tramite siti professionali come LinkedIn, ed enti di somministrazione come Adecco e Randstad, attraverso i propri portali.

È lapalissiano che viene comunque omessa totalmente la categoria degli over 50, alienati dallo Stato, i nuovi esodati dimenticati nell’oblio, sia dalle agenzie presso le quali si va solo a firmare come agli arresti domiciliari, che dalle ditte che non li convocano neanche a colloquio, che dagli spot omertosi per la ricerca del lavoro. 

Il fulcro del problema di questo spot sopracitato, però si concentra nel fatto che chi lo ha progettato, sia un maschilista che crede che la totalità delle donne siano frivole, perché vogliano lavorare solo per concedersi delle spese superflue, come una borsa alla moda, ignorando che lottiamo tutti i mesi per mangiare, pagare le utenze di luce telefono e riscaldamento, nonché tasse comunali e statali, e se possibile aiutare anche le proprie famiglie di appartenenza e i propri figli se presenti. 

Se il protagonista fosse stato un giovane ragazzo, avrebbero ipotizzato per lui il mito di concedersi un paio di sci nuovi? 

O forse avrebbero affidato solo a lui un orgoglioso obiettivo di progettare una famiglia? 

Questa è l’Italia, minimizzata di importanza e valori, da una pubblicità sovvenzionata dalla Regione Liguria, tanto che pare una gag di Maurizio Crozza.

Forse pensano che noi italiani lavoriamo per gettare al vento tutto.

Non si può però offrire come esempio ai giovani uno spot che invita a cercar un lavoro per concedersi solo dei lussi. 

Era forse meglio pubblicizzare i concetti sani di risparmio, di ottenere una pensione per sicurezza del proprio futuro, di realizzare una famiglia, di comprarsi casa, di accedere ad un mutuo, di assicurare l’istruzione ai figli, di comprare una nuova macchina da cucire alla propria madre, di comprarsi un auto per lavorare e far visita ai nonni, di risparmiare per il futuro di cure mediche garantite, di investire per un fondo di risparmio per una seconda pensione alternativa,… : le idee giuste per lo spot sarebbero state molteplici. 

Invece la Regione Liguria ha approvato l’idea frivola di “una borsa alla moda”, a cura di un pubblicista critico verso il mondo femminile, senza opporvi divieto, chiedendo invece una giusta alternativa da offrire al pubblico. 

Forse sono io in qualità di poetessa attenta ai valori ed ai simboli, che ho mal interpretato la finalità di questo spot? 

Credo proprio di no. La critica arriva anche da molti riscontri negativi nei social network nel web. 

Auguro una buona Pasqua a tutti, perché nelle uova di cioccolato ci siano sorprese liete ed utili, sperando che gli uomini preposti a dirigere e lavorare presso gli enti pubblici siano più oculati ad organizzare i piani di lavoro e solleciti a raggiungere gli obiettivi, a comprendere le esigenze e ad aiutare concretamente gli italiani a vivere dignitosamente, a risparmiare saggiamente e a lavorare con meritocrazia. 

Simona Bellone 

Artist - Art & Press Editor - History Keeper 

Pres. caarteiv no profit since 2001 



SIMONA BELLONE
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