VELENO

 BOCCATE DI VELENO

di James Hansen

Gli avvisi sui pacchetti di sigarette secondo cui 'il fumo uccide’ sono nati negli Stati Uniti, nel 1969, quando il Congresso americano approvò una legge che imponeva che ogni confezione dovesse esporre il testo: “Warning: The Surgeon General Has Determined That Cigarette Smoking Is Dangerous to Your Health”.  Il ‘Surgeon General’  è l’equivalente americano del “Ministro della Sanità”.

Da allora, felicemente, il fumo è diventato molto meno popolare negli Usa - dove il suo consumo è sceso di circa i due terzi - con risultati simili in molti altri paesi. Quanto di questa tendenza dipenda dagli “Health Warnings” però è tutt’altro che chiaro e le ricerche sul tema scarseggiano. Abbondano invece quelle sul relativo impatto degli avvertimenti “fotografici” rispetto ai semplici messaggi testuali.

I risultati sono tutti a favore delle foto terrificanti che sottolineano gli orribili effetti patologici che il fumo può provocare, per quanto neanche queste sembrano molto efficaci nel convincere i fumatori a smettere. I ‘viziosi’ imparano presto a ignorarle, un fenomeno noto ai ricercatori come il “wear-out effect”, l’effetto ’sfinimento’.

Seguendo la nota logica secondo cui se una cosa non funziona, bisogna insistere ancora di più e con maggior enfasi, molti paesi pretendono ormai che l’avviso anti-fumo debba coprire una larga parte della superficie del pacchetto. Dal 2016 l’Ue richiede che l’avvertimento (in caratteri Helvetica…) copra almeno il 30% del fronte e il 40% del retro della confezione. L'Australia richiede l’80% secco della superficie totale e la tendenza un po’ ovunque è verso un’ulteriore estensione.

È evidente che c’è un limite fisico allo spazio disponibile sui pacchetti per illustrare quanto sia dannoso il contenuto. Per fortuna una soluzione c’è, almeno per ora.  Viene dal Canada, dove le autorità hanno infatti decretato che, a partire dal 2023, ogni singola sigaretta debba portare il proprio avviso (testuale) di pericolosità. La frase esatta non è stata ancora decisa ma, secondo il “Minister of Mental Health and Addictions” canadese, Carolyn Bennett, la proposta più accreditata per ora sarebbe “Poison in every puff”: “Veleno a ogni boccata”.

 
 
 

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Commenti

  1. Ho letto l'articolo. Ai fumatori come me, le scritte sul pericolo del fumo fanno un baffo. Lo sappiamo che il fumo fa male, così come sappiamo che lo stesso danno lo provocano anche l'alcool e alcuni farmaci. Per non parlare delle droghe. La faccenda risibile è che il tabacco è Monopolio di Stato. Così come i super alcolici. Allora le scritte sui pacchetti di sigarette dovrebbero essere messe anche sulle etichette dei super alcolici, o no? In Francia hanno fatto di meglio: un pacchetto di sigarette che in Italia costa 5 euro, in Francia ne costa 10. Toccare il portafogli dei consumatori di sigarette è la scelta migliore. Almeno ridurranno il numero di sigarette, almeno si spera. Ma in passato tanta gente fumatrice, quando ancora le scritte sull'incarto non c'erano e il tabacco costava molto meno che ora, ha continuato a fumare e non tutti sono morti a causa del fumo. Insomma, io ho ridotto il numero di sigarette, acquisto quelle sottili e con un lungo filtro, e le spengo a metà. Basta regolarsi o no? Eì così vale per i consumatori di super alcolici. Se prendono un sorso la sera, per conciliare il sonno o per digerire, non fa loro male, se si attaccano alla bottiglia, allora arriva il delirio tremens. Si tratta di non esagerare in nulla. Questo vale anche per il cibo. C'è chi si abbuffa, e mette a rischio la propria salute con infarti, diabete alle stelle, obesità eccessiva. Ma sui cibi mettono forse l'etichetta : Nuoce gravemente alla salute? No! E' sempre questione di equilibrio. Ciao Renata!

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  2. Ho postato il commento ma manca il mio nome. Danila Oppio!

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