GUIDO GALLI
LETTERA di ALESSANDRA
al PAPA’
GUIDO GALLI
Buongiorno a tutti - dopo questo periodo di intensa campagna referendaria che ci ha visto tutti quanti uniti in difesa della Costituzione - ci ritroviamo in questo importante momento conclusivo, organizzato con la partecipazione del nostro Comitato Giusto dire No di Genova, insieme con il Comitato per la società Civile, il Comitato per il No degli Avvocati e con il Comitato per lo Stato di Diritto.
Questo momento conclusivo cade in una giornata molto importante per la Memoria, in quanto il 19 marzo coincide con l’anniversario della morte del papà della Presidente del nostro Comitato, Alessandra Galli, ossia Guido Galli, magistrato ucciso durante un attentato organizzato da un commando dell’organizzazione terroristica Prima Linea negli anni di piombo, il pomeriggio del 19 marzo del 1980, in un corridoio dell’Università Statale di Milano, pochi minuti prima di entrare nell’aula dove avrebbe dovuto tenere una lezione.
Penso che sia molto importante oggi per tutti noi ricordarlo oggi.
Guido Galli è stato un magistrato garantista e riformista, noto a tutti per la sua cultura e la profondità del suo pensiero giuridico tanto che, nel 74, era stato nominato componente della Commissione incaricata di elaborare il nuovo testo del Codice di procedura penale.
Era conosciuto per il suo rigore, impegno, serietà, equilibrio e preparazione sul lavoro, umanità.
Aveva svolto funzioni sia di Pubblico Ministero che di Giudice, occupandosi di numerose indagini delicate e complesse tra cui quella sul gruppo armato Prima Linea (frangia di Formazione Comunista Combattente), gruppo di cui facevano parte anche i responsabili del suo omicidio. Era lo stesso gruppo che aveva ucciso anche Emilio Alessandrini.
In quel periodo erano caduti altri magistrati, il 16 marzo era stato ucciso Nicola Giacumbi a Salerno, il 18 marzo Girolamo Minervini a Roma.
Galli non aveva nemmeno 48 anni e quando è stato ucciso, ha lasciato la moglie e cinque figli, Alessandra che aveva 20 anni e stava facendo il primo anno di giurisprudenza, Carla che aveva 18 anni e altri tre figlioletti di 13, 11, 10 anni.
Il giorno dell’attentato doveva essere una giornata di festa, perché era la festa di San Giuseppe, una ricorrenza in famiglia e si sarebbe dovuto festeggiare anche la festa del papà.
Era pomeriggio e, dopo pranzo, Alessandra era andata all’università, a giurisprudenza, e, dopo la lezione, si era diffusa la notizia di un attentato. Alessandra aveva salito velocemente le scale della facoltà e, nel corridoio, aveva visto suo papà a terra, colpito poco prima di entrare nell’aula (proprio di fianco a quella dove Alessandra aveva seguito la lezione). Aveva il codice in mano, era un codice di diritto penitenziario.
Guido Galli doveva andare a fare una lezione di criminologia, materia che lo aveva sempre appassionato, perché aveva sempre avuto il desiderio di comprendere le ragioni che portavano i giovani a scegliere certe strade di devianza e reazioni violente, tanto che aveva deciso di approfondire questa materia criminologia, di cui aveva una cattedra a Milano e Modena.
Voglio ricordare Guido Galli non solo come magistrato di altissimo valore che tutti conoscono, ma anche nella sua dimensione di uomo e di papà, la cui vita è stata spezzata. Ovviamente, non ho avuto l’onore di conoscerlo, ma mi piace ricordarlo, tramite le parole di Alessandra e quelle che traspaiono da un libro scritto in suo ricordo che ho avuto la fortuna di leggere.
Guido Galli era una persona piena di vitalità e gioia di vivere, amava la montagna, era sempre molto attento agli altri e cordiale e aperto al dialogo con tutti e disponibile all’ascolto di tutti quelli che incontrava, di qualsiasi estrazione sociale ed età, compresi i compagni di scuola dei figlioletti.
Nonostante il lavoro impegnativo e faticoso, era sempre presente per la famiglia e per i figli, nei confronti dei quali manifestava una dolcezza difficile da immaginare per un uomo così rigoroso e serio sul lavoro come era lui.
Era una persona che trasmetteva passione in tutto quello che faceva, non solo nel lavoro ma anche con la famiglia e con i figli.
Guido Galli ha avuto la capacità di rendere partecipi i figli del suo lavoro, del suo mondo e di quello che viveva.
E soprattutto, semplicemente con il suo esempio, è stato capace di trasmettere il senso profondo del suo lavoro, tanto che le sue figlie, Alessandra e Carla, hanno poi deciso di percorrere la stessa strada, diventando magistrate altrettanto preparate e rigorose.
Il senso profondo del suo lavoro - che dovrebbe ispirare ciascuno di noi magistrati – si può trovare nella lettera-intervista che Alessandra Galli aveva scritto come compito per la scuola il 2 maggio 1969, quando aveva solo 9 anni e andava in terza elementare.
Ecco due passaggi di questa lettera che mi hanno particolarmente coinvolta.
Alessandra chiede al papà: “perché lavori?” e il papà risponde “perché è un lavoro che mi appassiona e ritengo possa aiutare il prossimo e difendere la società”.
Alessandra: “Consiglieresti il tuo lavoro?” papà: “si consiglierei questo lavoro a chi fosse equilibrato e obiettivo”.
Ancora di più si può percepire nella lettera che Guido Galli aveva scritto a suo papà il 4 gennaio 1957 dicendo “perché vedi Papà, io non ho mai pensato ai grandi clienti o alle belle sentenze o ai libri, io ho pensato soprattutto, e ti prego di credere che dico la verità come forse non l’ho mai detta in vita mia, a un mestiere che potesse darmi la grande soddisfazione di fare qualche cosa per gli altri”.
Ecco, io credo che questo pensiero riassuma il vero significato del nostro lavoro di magistrati e la ragione per la quale abbiamo studiato tanto per superare il concorso, ossia quella di fare questo lavoro esclusivamente “a servizio” dello Stato e dei cittadini, per tutelare i diritti di tutti in modo equilibrato e imparziale.
Ma per poterlo fare è necessario che venga preservata la autonomia e la indipendenza della magistratura dagli altri poteri dello stato e, in particolare, dal potere politico, in modo che la legge sia uguale per tutti come è scritto nelle aule dei nostri Tribunali.
Mentre con la riforma si vuole una magistratura DEBOLE CON I FORTI E FORTE CON I DEBOLI.
Così l’anniversario della morte di Guido Galli costituisce un importante spunto di riflessione sul significato profondo del ruolo sociale di magistrato che oggi viene infangato dalla continua campagna di delegittimazione della magistratura, che prosegue ormai da decenni e che ha raggiunto il culmine con questa riforma.
Ed è per questa ragione che tantissimi magistrati in tutta Italia sono usciti dalle loro stanze dei vari Tribunali in cui passano la maggior parte delle loro giornate lavorando, per andare a parlare ai cittadini e informarli sul contenuto della riforma Nordio e sulle conseguenze negative non soltanto nei confronti dei magistrati, ma di tutti i cittadini.
Abbiamo pertanto deciso di fare sentire la nostra voce, in tutti i tantissimi incontri che abbiamo fatto con la cittadinanza in questo periodo, per ribadire in modo fermo il nostro “NO” alla riforma per difendere a spada tratta la nostra Costituzione e i principi democratici su cui si fonda il nostro Paese.
Come sappiamo è una riforma che NON migliora in nessun modo il servizio giustizia e STRAVOLGE L’ASSETTO COSTITUZIONALE ATTUALE, ossia L’EQUILIBRIO TRA I POTERI DELLO STATO - come previsto sapientemente dai nostri Padri e Madri Costituenti - RIDUCENDO l’INDIPENDENZA e l’AUTONOMINA della magistratura dal potere politico e, di conseguenza, indebolendo la sua FUNZIONE di GARANZIA e di TUTELA dei DIRITTI di TUTTI I CITTADINI e in particolare dei più deboli.
In questa giornata di memoria dobbiamo ricordarci che la nostra Costituzione - nata all’indomani della tragedia nazifascista e stilata di intesta tra tutte le forze democratiche - ha quasi 80 anni ed è uno dei patrimoni più preziosi che abbiamo nel nostro Paese e il modello di magistratura prevista dalla nostra Carta Costituzionale ha consentito alla magistratura di superare e affrontare le stragi di mafia e il terrorismo rosso e nero, i reati economici e ambientali, la corruzione, pagando anche con il sangue, come ha fatto Guido Galli e tutti gli altri magistrati le cui vite sono state spezzate, con una conseguente enorme perdita da parte della società che hanno cercato di difendere.
E non dobbiamo dimenticare che la magistratura di oggi è la stessa ed è un continuum con la magistratura che, con onore, ha affrontato negli anni passati questi fenomeni gravi di terrorismo, mafia, corruzione e ha ereditato gli stessi valori e principi, in nome dei quali deve proseguire il suo compito di far rispettare la legge e applicare la legge nell’interesse collettivo e di tutta la società.
Paola Faggioni
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