COSA SUCCEDE A UN RAGAZZINO IN UN CARCERE MINORILE? di Angelica Lubrano
Cosa succede a un ragazzino
in un carcere minorile?
di ANGELICA LUBRANO
Nel 1981 vinsi un concorso ed entrai come operatrice sociale educatrice in base al DPR 616/77 per il recupero di minori soggetti a provvedimenti giudiziari, avvalendomi degli studi universitari con numerosi esami di psicologia e di psicologia dell’età evolutiva.
Mi recavo nel carcere minorile di Bosco Marengo, ora patrimonio del FAI o addirittura in quello di S. Agostino a Sv (per quei casi passati alla maggiore età).
Prendevo in carico i ragazzi studiando i casi e verificandone le situazioni familiari.
Stendevo relazioni proponendo soluzioni, che poi, sottoponevo al Giudice presso il Tribunale minorile di Genova, competente.
Il fine era sempre quello di tirare fuori i ragazzini dal carcere, al più presto, seguendo e vigilandone il percorso di recupero.
Leggere che i nostri governanti ritengano parole come “punizione, “rigore, “dare una lezione” e "certezza della pena” le finalità utili per rieducare… nasconde invece l’obiettivo elettorale di mostrarsi severi e spietati con chi sbaglia.
E, forse, per ottenere qualche riconoscenza di dubbia legalità…
L’adolescente che commette una stupidaggine, un furtarello o sorpreso a spacciare una canna per guadagnare due soldi, insomma, é un piccolo delinquente, secondo Meloni.
Un piccolo delinquente:
vogliamo lasciarlo così?
Perbacco, facciamogli trovare una vera e propria scuola di criminalità organizzata.
“Lasciamolo a scontare la pena come fosse un adulto” - sostiene mamma Gioggia.
Nelle carceri minorili il ragazzino troverà procacciatori al servizio di cosche criminali:
più grandi di loro, per trasformarli in affiliati fedeli e intraprendere una carriera di killer pronti a tutto.
Il prezzo di riconoscenza verso chi, dopo avergli fatto “assaggiare le ATTENZIONI violente” a cui non è in grado di opporsi, gli viene offerta protezione e privilegi in cambio di totale obbedienza.
Il progetto della Meloni non è un processo di recupero, ma un’efficiente fucina di reclutamento della malavita, un incubatore dove la devianza giovanile si trasforma in solida manovalanza spietata.
Ad avvantaggiarsene non sarà la sicurezza dei cittadini, ma la malavita delle cosche.
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