SIAMO ANCORA SCRITTORI? di Donato Corvaglia, Youcanprint
Ciao,
ti racconto una scena.
Uno scrittore è seduto alla scrivania.
Davanti a lui, lo schermo si riempie di frasi.
Non le sta digitando tutte lui.
Eppure… quel libro è suo.
Questa scena non è più così tanto futuristica.
In realtà, è una scena che potremmo tranquillamente rapportare alla nostra "nuova" quotidianità e ha un nome che forse hai già sentito nominare: Distant Writing.
Prima di continuare, in questi giorni ho pubblicato un video che parla proprio di questo tema nel dettaglio. Te lo lascio qui:
Non è l’AI il punto, ma il ruolo dell’autore | ||||
Negli ultimi mesi, ogni conversazione sulla scrittura sembra girare attorno alla stessa domanda: “L’AI scriverà al posto nostro?” Ma è una domanda sbagliata, o meglio: è una domanda incompleta. La vera domanda è un’altra: Che cosa significa essere autore oggi? Il concetto di Distant Writing, teorizzato dal filosofo del digitale Luciano Floridi, prova a rispondere proprio a questo. Per secoli abbiamo identificato l’autore con il gesto: la parola scelta, il periodo riscritto dieci volte. Tutto questo resta prezioso, ma non è più l’unica forma di scrittura possibile. Nel Distant Writing l’autore:
L’esecuzione può essere assistita (e, se ci pensi, è ciò che accade già da un po' con l'AI), ma non la tua visione. Un po’ come nelle botteghe rinascimentali: Michelangelo non scolpiva ogni centimetro di marmo, ma nessuno ha mai dubitato che il David fosse suo.
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"Rendiamo il mondo migliore grazie ai libri. Un libro alla volta." |
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Donato Corvaglia Co-Fondatore di Youcanprint |



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