sabato 20 ottobre 2018

DOPO DI ME IL DILUVIO di Renata Rusca Zargar


 Sono andata, per la prima volta, a una riunione di condominio. Di solito, mio marito mi risparmia le incombenze più sgradite ma ho pensato, eccezionalmente, dopo tanti anni,  di fargli compagnia. Tra le altre grane di normale amministrazione, si è posta  la questione della luce nel portone, rotta o bruciata da tempo.

Quando era ancora funzionante, avevo cercato di sensibilizzare i condomini sul fatto che tenere una luce accesa tutta la notte, era un inutile spreco di denaro per i condomini, uno spreco per il nostro paese che compra le risorse dall’estero e una rovina per il Pianeta che sta aumentando la sua temperatura con le distruzioni climatiche e le tragedie che tutti stiamo subendo.

Devo precisare che il nostro portone è perfettamente illuminato da un enorme lampione che si trova a un paio di metri e che, naturalmente, la luce nelle scale, che si accende e spegne al bisogno, è assolutamente funzionante.

Né prima, né durante la riunione, sono riuscita a sensibilizzare qualcuno, anzi, mi hanno guardata  pensando “Ma vedi questa poverina!”

Non è la prima volta che mi succede.

Quando facevo l’insegnante, mi sono battuta strenuamente per la raccolta differenziata nella scuola  ma le bidelle non percepivano un incentivo per separare la carta dalle lattine, ad esempio, e, quindi, non la facevano.

Io, personalmente, invece, dato che avevo molta carta scritta solo da un lato (organizzavo un Concorso di poesia nazionale e mi rimanevano le molte copie anonime delle poesie), la usavo per far fare le verifiche scritte ai miei alunni, con grande orrore dei colleghi che richiedevano protocolli intonsi. Tali verifiche, dopo essere conservate per qualche anno negli scatoloni, poi, vengono avviate al macero. Nessuno ha mai guardato quei fogli, ormai già distrutti, mentre qualche albero in più è rimasto in vita. Come diceva  Emily Dickison, “Se potrò […] aiutare un Pettirosso caduto / A rientrare nel suo nido / Non avrò vissuto invano.”

Sono stata, in linea di massima, un'insegnante molto amata e stimata ma, anche se qualche mia mossa poteva provocarmi un brusco crollo nella classifica insegnanti top ten, non ho mai mancato ai miei doveri, ai miei principi morali e neppure alle mie conoscenze scientifiche, che ho approfondito nel tempo, perché tutto cambia e l'educazione di ognuno di noi è permanente.  

Ora, non penso che la piccola luce notturna in un misero portone di una vecchia casa possa salvare il mondo. Purtroppo, non lo penso affatto! Credo, però, che se ognuno di noi si impegnasse a fare piccole cose, tutte insieme sarebbero immense.

Sicuramente, ricordiamo, ad esempio, “L’ora della Terra” (quest’anno è stata il 24 marzo), che  è un appello planetario contro il cambiamento climatico e per la difesa del Pianeta. Certamente, non si immagina che si cambierà il mondo in quell’ora ma che tanta gente rifletterà sui cambiamenti climatici dati dal surriscaldamento della Terra.

Anche noi, in Italia, lo stiamo vedendo con estati sempre più calde, alluvioni, inverni più freddi, siccità, desertificazione, tropicalizzazione (chiedete ai pescatori). Tante persone muoiono anche qui, per questi disastri! E molte di più muoiono in altri paesi, quando le loro case-baracca vengono trascinate via come fuscelli da eventi climatici di straordinaria violenza.

Allora, cosa ci costa usare le nostre conquiste e i nostri privilegi con meno consumismo e più oculatezza? Magari, chiudendo la luce nelle stanze dove non siamo, indossando una maglia in più, invece del riscaldamento a tutta birra, e tanti altri piccoli accorgimenti che non renderanno più brutta la nostra vita ma molto più consapevole. In Liguria, poi, raccogliere l’umido con impegno significa che verrà prodotta energia e di questo dobbiamo essere molto orgogliosi.

Luigi XV diceva: “Dopo di me il diluvio”, ma lui, appunto, era un re francese e si preoccupava solo di se stesso.

Io trovo molto strano che possa fare un pensiero simile chi ha figli e nipoti.

Infatti, se la nostra vita è, ormai, in conclusione, con la nostra indifferenza, quanto dolore e disastri siamo disposti a lasciare loro?



3 commenti:

  1. Mi sa che il punto è proprio l'INDIFFERENZA.
    Rivolta ai propri conterranei (nel senso di persone con cui stiamo attraversando questa terra) e di conseguenza al suolo che ci fa essere vivi.
    Lascerei perdere invece figli e nipoti: qui l'INDIFFERENZA
    è famigliare.
    E anche le povere bidelle, perfettamente consce che separare la carta dalle lattine non avrebbe migliorato il loro status economico.
    Angela Fabbri

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  2. Forse non sempre per le cose che facciamo siamo pagati, ma a volte è sufficiente sentirsi appagati dal condurre un quotidiano volto al domani.( Ovviamente non penso che i soldi non servano)

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  3. Ognuno è appagato da ciò in cui crede (anche se non ne è appagato, continua a crederci), ma qualcuno, quando la necessità preme e i soldi sono pochi, crede in ciò di cui ha bisogno e spesso sono proprio solo i soldi a poterlo soddisfare.
    Discorso lunghissimo...
    Angela Fabbri

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