lunedì 19 novembre 2018

CAMILLA E LA FATTORIA DEL SOLE di Irene Lucia Quarta. Considerazioni e ricordi a cura di Lina D'Amato



uscaLina D'amato è una signora che segue il mio corso "Leggere la letteratura classica per divertimento" a Quiliano. Fino ad ora, non voleva scrivere nulla. Poi, ha letto questo bel libro per bambini e le sono tornati in mente i suoi ricordi. Così, ha scritto questo brano che è una  meraviglia. Io, personalmente, sono anche molto soddisfatta di me perché sono un'insegnante che è capace di stimolare la creatività degli alunni, giovani e meno giovani. GRAZIE, Lina! (Renata Rusca Zargar)

CAMILLA E LA FATTORIA DEL SOLE 
Irene Lucia Quarta, Kimerik, 2017, pagg. 72, euro 13,60
Leggendo il libro di Camilla, il mio pensiero è volato alla mia infanzia. Avevo circa 10 anni, ero molto più monella e testarda di Camilla e anch’io ho cambiato in quel periodo il mio carattere e il modo di pensare con un bello spavento! Il ricordo mi fa sentire ancora tanto a disagio, quanto ero disubbidiente! Ricordo: era l’inizio della guerra e mia mamma pensò bene di portarci al sicuro in un paesino di campagna in Piemonte dove avevamo dei parenti (Cervasca, in provincia di Cuneo). Il mio papà lavorava in Germania. Povera mamma! Con tre bambine! La più grande ero io. Abitavamo in una borgata con la zia vicina. La nostra casa era una bella camera grande al piano terra con dentro tutto, cucina e letti, ma era bella, la ricordo con piacere. Un giorno, la mamma doveva andare a fare la spesa e dovendoci lasciar sole a casa, si raccomandò a me di stare attenta alle due sorelline e giocare nell’aia, dove non c’erano pericoli. Ma io avevo già deciso cosa fare!! I contadini vicini ci davano il permesso di raccogliere le mele che cadevano, perciò, pensai bene di farne provvista e metterle sulla stufa per farle cuocere (la mamma ce le faceva sempre). Allora, io caricai la stufa di legna, sotto c’era ancora un po’ di cenere accesa (la mamma aveva già preparato il pranzo). Cominciai a soffiare per far prendere fuoco alla legna, avrei poi messo sulla piastra le mele, ma il fuoco non prendeva. Così presi dall’armadio la bottiglietta dell’alcol che sapevo… Che spavento! La vampata che uscì dalla stufa diede fuoco subito a una tenda lì vicino, e mi ritrovai con la bottiglietta accesa tra le mani. La gettai subito via ma andò a finire vicino al letto: il copriletto cominciava a bruciare. Lo spavento e le grida anche di mia sorella attirarono i vicini che, in un momento, ci salvarono dal disastro. Ma ora viene il seguito! Povera mamma! Ricordo il suo sguardo! Le sue lacrime! Le sue parole (“Perché? Perché, Lina?)! Scappai via e andai dalla zia, la pregai di tenermi con sé perché mia madre non mi voleva più. Capisco ora tutti i maneggi fatti dalla mamma e zia per farmi capire, e capii! Testarda sono rimasta, però, sono veramente cambiata, non ho mai più fatto cose storte in nessun modo, sono diventata la figlia che voleva mia madre, le ho voluto tanto bene e mi sono fatta perdonare col mio amore grande per lei e per tutta la mia famiglia.

Lina D’Amato

1 commento:

  1. Mamma mia! Mi ci son trovata come ci fossi stata io!
    Sia nel combinare il disastro che nel 'mondo che mi cade addosso' del dopo: l'ho sentito, l'ho provato perchè tanti anni fa ero terremoto anch'io (oggi si direbbe 'piena di iniziativa'), l'ho riprovato qui con tanta intensità che credevo di aver fatto adesso qualcosa di storto.
    Angela Fabbri

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