Suffragette e lavandaie: il commento critico di ATHOS ENRILE
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Dalla pagina facebook di Athos Enrile:
Un ponte tra due mondi: Savona e Londra
Il romanzo di Renata Rusca Zargar non è soltanto una cronaca storica, ma una vera e propria mappatura dell'anima che si dipana tra due geografie distanti ma strettamente connesse dalla forza dei sentimenti. Da un lato abbiamo la Savona di inizio secolo, con i suoi riti, le sue gerarchie sociali e quei luoghi che per l'autrice sono "di casa": il Palazzo di Margherita, le barche da pesca, e quella luce particolare che riverbera sul Mar Ligure. Dall'altro, una Londra livida di fumo e fermento, dove il movimento delle suffragette di Emmeline Pankhurst sta cambiando per sempre il volto dell'Europa.
Il legame con Savona è viscerale e si manifesta nei dettagli che solo chi appartiene a quella terra può descrivere con tanta precisione. Non è solo una questione di toponomastica, ma di atmosfera: quel vento "ossessivo che ci disturba ma che è parte del nostro clima" diventa il simbolo di un legame identitario che Margherita porta con sé anche nel salone di moda a Londra.
Uno dei percorsi più interessanti del libro è quello di Battista. La sua figura rappresenta l'uomo del primo Novecento che deve "disimparare" il patriarcato per poter meritare l'amore di una donna libera. La sua confessione a Margherita è uno dei momenti più alti del romanzo:
«Perché sono cresciuto nel pregiudizio. In fondo, non ho mai considerato la donna pari all’uomo, questa è la verità. L’ho immaginata come una creatura debole e incapace di gestirsi senza l’aiuto di un maschio. Mi vergogno di me stesso. Invece, tu mi hai dimostrato di essere libera, forte e coraggiosa.»
Questa presa di coscienza trasforma il loro rapporto da una "fuga scandalosa" a una scelta consapevole. Battista smette di essere il segretario o l'amante clandestino per diventare un compagno di vita che riconosce nell'indipendenza economica della donna non una minaccia, ma un valore.
La Grande Guerra irrompe nel racconto non solo come evento bellico, ma come un mostro che divora l'identità. Le pagine dedicate al Monte Cengio e alla Strafexpedition sono di un realismo crudo che contrasta con la dolcezza dei ricordi savonesi. Battista, travolto dal conflitto, trova la forza di non essere "vile" e di combattere per quei giovani contadini che vede morire intorno a sé.
Tuttavia, è nel dopoguerra che il romanzo tocca le corde più profonde con il personaggio di Liam/Gifty. La sua amnesia è il simbolo del trauma bellico: un uomo che non sa più chi è perché la realtà che ha vissuto era troppo atroce per essere ricordata. Qui il "rischio" di Kathryn assume una valenza quasi sacrale. Non è solo un atto d'amore fisico, ma una terapia dell'anima che passa attraverso la ricomposizione del passato comune.
Il momento del risveglio è legato a un dettaglio artistico che riporta tutto alle radici liguri: l’angelo di Resio.
«È vero. L’abbiamo messo qui, in camera, perché ci proteggesse. L’avevamo scelto a Savona, era il più bello di tutti gli angioletti di quel pittore… Resio, mi pare si chiamasse.»
È la bellezza dell'arte e della propria terra a squarciare il buio della follia, dimostrando che le radici, una volta piantate nel cuore, sono indistruttibili.
Renata Rusca Zargar ci consegna un'opera in cui le "lavandaie" e le "suffragette" non sono poi così diverse: entrambe lottano, in modi differenti, per una dignità che il mondo vorrebbe negare loro. Margherita e Kathryn, con le loro figlie Nilde ed Edmondo (o Carrie), rappresentano l'alba di un nuovo secolo.
Il romanzo si chiude con una sensazione di pace faticosamente conquistata.
È un libro che parla di appartenenza, di onestà intellettuale e della capacità delle donne di ricostruire il mondo dalle macerie, senza mai dimenticare il profumo del mare di casa o il suono dei nomi scelti con amore.
Una lettura necessaria per chiunque voglia comprendere come il coraggio personale possa diventare, infine, un traguardo collettivo.
Athos Enrile
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