LUCIANA LITTIZZETTO

 Ieri sera (25-1-2026) a “Che tempo che fa” Luciana Littizzetto ha rivolto la sua “letterina” direttamente a Giulia Bongiorno, spiegandole e spiegando più o meno all’intera destra la differenza enorme tra Consenso e Dissenso e le conseguenze enormi che avrà una sola parolina per tutte le donne.

(https://www.facebook.com/photo/?fbid=1455885929240193&set=a.281497466679051)


Da donna a un’altra donna.
“Premetto che le mie competenze di legge sono ferme a Perry Mason e a Forum, ma ancora quello di Rita Dalla Chiesa, e lei invece non è solo principessa del foro, è imperatrice galattica di tutti i fori, anche quelli imperiali.
Ma ho letto, ho riletto, ho studiato questa legge, mi son fatta spiegare e ho compreso con stupore i cambiamenti. Uno stupore che secondo me ci ha coinvolte tutte, comprese le statue della giustizia nelle aule giudiziarie che si sono tolte la benda davanti agli occhi per essere sicuri di aver letto bene.
Prima la legge era chiara: “Solo se ti dico sì e sì. Solo sì e sì. Consenso. Fine. Lo capiscono tutti, anche i ciuchi, cioè esseri che hanno un cervello a volte superiore a quello di certi maschi. Ora invece c'è il dissenso: cioè è violenza sessuale solo se la vittima ha detto no, ha espresso e manifestato chiaramente contrarietà.
Lo ridico in modo ancora più chiaro. Prima era: io lo voglio, tu lo vuoi, scopi***? Consenso. Ora lui dice: io ti sco**, poi tu al limite mi dici di no. Dissenso, che è un po diverso. Conta la volontà contraria da valutare nel contesto, che è quella cosa elastica che serve sempre quando non vuoi essere chiaro, perché il contesto lo decide chi giudica, non chi subisce.
E nel frattempo le pene scendono per la violenza sessuale semplice come lo stupro senza lividi. Capirai, come fosse una versione light. Si passa a quattro-dieci anni, invece di dodici-sedici come era prima, che rimangono però solo se c'è violenza ma anche minaccia, abuso di autorità, inferiorità fisica o psichica.
Lei, avvocata Bongiorno, si è difesa molto dalle critiche. D'altronde se non è brava lei a difendersi. C'è però una cosa che ci tenevo a dirle con questa PEC che inoltro anche al signor Matteo Salvini, che di tutto si occupa tranne che di trasporti. Ovvero il senso di delusione profonda di una cittadina nel vedere una buona proposta di legge venire sbriciolata per questioni interne di politica e di maggioranza .
Cioè l'ennesima dimostrazione che alla fine l'obiettivo non è la tutela di noi donne, ma l'equilibrio di voi partiti. E nella settimana del tremendo femminicidio di Federica Torzullo, questo passo indietro lo sentiamo ancora più amaro. Non mi spingo oltre per non rubarle tempo, visto che immagino la sua parcella al minuto .
Però mi chiedo com'è possibile che più di venti Paesi europei e che nazioni come la Spagna o la Francia, senza contare quelle del Nord che sono un campionato a parte, abbiano una legge sul consenso chiara e precisa, mentre noi ci impelaghiamo tutte le volte. Ma a sto punto, visto che facciamo fatica a scrivere leggi decenti da soli, copiamo quelle degli altri paesi, quelle dove il principio è chiaro senza consenso è reato .
Facciamo come i format della tv, compriamo i diritti, paghiamo la SIAE legislativa, mettiamo una bella targhetta: “Legge originale spagnola, adattamento italiano autorizzato”.
E poi un'ultima riflessione. Che non si riesca ad ottenere una legge decente contro la violenza sulle donne proprio adesso che i due schieramenti politici sono guidati da due donne e che a riformulare il testo di una legge ben fatta e a renderla zoppa ci sia un'altra donna, beh, è veramente avvilente”.

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