Senza pietà (considerazioni a margine di un post di Padre Armanino)

Avevo già cercato di evitare di venire a contatto con la notizia sotto quando mio marito aveva tentato di parlarmene. Poi, Armanino ne ha scritto. Quello che mi ha colpito particolarmente sono state le parole: ‘Non poteva restare a casa sua? Noi non ne vogliamo più’.
Io sono una persona molto paurosa. Se avessi detto una frase simile per un bambino morto, avrei subito pensato che sarebbe potuto accadere a mio figlio/a e, allora, mi sarei chiesta se avrei detto lo stesso.
Tra l'altro, noi adulti siamo tutti consapevoli che a 14 anni si è ancora molto lontani dalla "ragionevolezza" del mondo. Chiunque, a 14 anni, può fare uno sbaglio e perdere la vita, chiunque può inseguire un sogno e non trovare il successo.
Chiunque di noi può perdere un figlio che vorrebbe fare bene ma non sa abbastanza.
Chiunque, dunque, dovrebbe provare pietà, prima di tutto per quel ragazzo che non avrà più la possibilità di vivere, ovunque sia, né di crescere e diventare uomo, e infinita pietà per la mamma e il papà che devono sopportare tanto tragico dolore.
Invece, l'odio ci ha talmente accecati che non proviamo più sentimenti umani e neppure pietà.
Il mondo sta andando verso la sua stessa distruzione.
Chi ha figli o nipoti dovrebbe pensarci.
Invece, se guardo la televisione, vedo dei poverini che imbracciano le armi e corrono a uccidere altri poverini come loro. Lo fanno perché qualcuno ricco e potente, che ben se ne guarda di scendere nello sporco e nel sangue dei campi di battaglia, diventi sempre più ricco e più potente e si spartisca il possesso della Terra.
I poverini, invece, saranno sempre più poveri, malati, moribondi. Alla fine, se sopravvivranno, non gli resterà nulla, se non quel germe dell'odio a cui hanno creduto sacrificandogli completamente la propria vita. Un germe che si moltiplica a vista d'occhio.
Renata
L’unico viaggio senza ritorno di Lorenzo Bartolomeo a Parigi  
Non è stato dichiarato nessun lutto nazionale. Questi si decretano per i militari morti sul campo, per i civili che han perso la vita in circostanze drammatiche o per i disastri naturali. Nessun lutto per Lorenzo Bartolomeo, ragazzo quattordicenne morto assiderato nel carrello dell’aereo dove si era nascosto per il suo unico viaggio a Parigi. Da Abdjan, la capitale della Costa d’Avorio, sono cinque o sei ore di volo e la temperatura può scendere, secondo gli specialisti, fino a 50 gradi sotto lo zero. Lorenzo Bartolomeo, studente della scuola media,  è morto a quattordici anni mentre gli ignari passeggeri a bordo, come sempre accade, si industriavano a passare il tempo in attesa dell’arrivo. Lorenzo Bartolomeo è giunto con loro senza saperlo e forse senza volerlo. Secondo le prime ricostruzioni dell’accaduto il ragazzo ha scavalcato il muro di cinta, si è nascosto nella sterpaglia che costeggia la pista e ha poi abbracciato il carrello dell’aereo che lo ha custodito fino all’arrivo. Uno studente semplice, piuttosto silenzioso e delicato. I genitori hanno dato l’allarme non vedendolo tornare a casa da scuola nel popolare quartiere di Yopougon, ad Abidjan.
Lui era partito senza sapere o forse aveva capito quanto gli altri non osavano neppure pensare. Un’altra vita più probabile di quella che il destino, spesso cieco in Africa, gli aveva attribuito. Gli avevano e detto e lui stesso aveva visto chissà quante volte, gli aerei allontanarsi verso quel mondo che vedeva in televisione e di cui i pochi amici che aveva, gli facevano immaginare. Il ‘Plateau’ di Adidjan si vanta dei suoi grattacieli e la zona di Cocody delle ambasciate e delle residenze presidenziali. A quattordici anni già sapeva come funziona il mondo che i suoi padri gli avevano affidato. Delle lotte per la Presidenza della Repubblica e la spartizione del paese in due ne avevo solo sentito parlare perché all’epoca era troppo piccolo per sapere. Col passare degli anni aveva capito che quelli che si trovavano in alto e i cui ritratti vedeva sorridenti nei manifesti delle campagne elettorali, avevano tradito lui e altri come lui. Parlavano di cose che lui non immaginava neppure perché le macroeconomie andavano molto bene e i poveri, invece, aumentavano. Non aveva avuto il tempo per pensarci perché molto presto, poco dopo il decollo dell’aereo, alle 22 e 55 di quel giorno, era stanco e impaurito. Si era addormentato subito dopo e pensava a sua madre che avrebbe presto avuto notizie di lui e a suo padre che sarebbe stati fiero di avere un figlio che si sarebbe occupato di lui nella vecchiaia.
All’arrivo nell’aeroporto Roissy-Charles de Gaulle, alle 6 del giorno seguente, il suo sonno era diventato senza fine e alle 6 e 40 è stato trovato, rannicchiato come fosse nel grembo della madre. L’ultimo, che come lui, era stato trovato in condizioni simili, rimonta al 2013. Fanno sette anni giusti, numero biblico che indica pienezza e realizzazione di progetti che nessuno più osa immaginare impunemente. Tanto più che alcun giorno di lutto è stato finora decretato dalle autorità che, invece, si sono limitate a garantire maggiore sicurezza attorno all’aeroporto internazionale Houfouet Boigny della capitale economica. Il ministro dei trasporti ha assicurato che saranno allontanate le costruzioni e le ditte insediatesi attorno all’aeroporto e che potrebbero facilitare il ripetersi di tali avvenimenti. Nessuna parola di compassione o di biasimo per ciò che ha costituito il movente dell’ultimo viaggio di Lorenzo Bartolomeo. Fosse stata una persona onesta avrebbe prima fatto silenzio, sarebbe andato a fare visita ai genitori del ragazzo e avrebbe proposto al Presidente della Repubblica, di dichiarare 14 anni di lutto nazionale: l’età di Lorenzo Bartolomeo.
Il ministro non ha capito che il viaggio senza ritorno di Lorenzo Bartolomeo rappresenta una sconfitta per tutti. Per il suo Paese anzitutto, incapace di offrire un futuro per i piccoli. Poi per l’Africa, che si è lasciata trasformare in terreno di conquista per l’orrore neoliberale.  Infine per l’altro mondo, l’Occidente, che tradisce ciò che distingue la civiltà dalla barbarie: l’ospitalità dello straniero. Lorenzo Bartolomeo non è il primo e non sarà l’ultimo ad aver scavalcato un muro di cinta e non basterà rialzarli o aggiungere fili spinati per fermare la storia. L’inchiesta per la causa del sonno senza limiti di Lorenzo Bartolomeo, è stata affidata alla Gendarmeria dei Trasporti Aerei, GTA. Avrebbe dovuto essere stata invece affidata alla classe politica del paese. Illuminante davvero uno dei commenti all’accaduto, pubblicato dal giornale francese ‘Le Figaro’. ‘ Non poteva restare a casa sua? Noi non ne vogliamo più’. La conclusione dell’inchiesta è già conclusa.   
                                                                                                 Mauro Armanino, Niamey, 11 gennaio 2020

Commenti

  1. Tralasciando le tue parole, Renata, e il racconto di Padre Armanino, io, in quella foto, VEDO solo 5 esseri umani e un bambino al centro CIECO.
    Angela Fabbri

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