LIBROMONDO
CENTRO DI DOCUMENTAZIONE
PACE - AMBIENTE – INTERCULTURA
COOPERAZIONE INTERNAZIONALE
in memoria di Franco Falco

NOVEMBRE  2019                                                                                          Newsletter n. 8/2019
                                                                                                             
Eccoci all’ottavo appuntamento del 2019 con la newsletter di “LIBROMONDO”, Centro di Documentazione sull’Educazione alla Pace e alla Mondialità che si trova all’interno della Biblioteca del Campus Universitario di Legino a Savona.
La Biblioteca o Centro di Documentazione è un servizio di completo volontariato. Le case editrici e gli autori offrono libri come Saggi Gratuiti per l’uso in Biblioteca. I ragazzi delle Scuole Superiori e alcuni adulti, in qualità di volontari, leggono per primi i libri nuovi e ne fanno la recensione che viene pubblicata su newsletter come questa e poi inviata a un cospicuo indirizzario. Le newsletter sono archiviate e sempre disponibili per consultazione su vari siti, come annotato sotto.
Tutti gli autori di libri relativi alle nostre sezioni e le Case editrici che lo desiderino possono inviare libri in saggio alla Biblioteca. I libri saranno recensiti come sopra. Per informazioni si può scrivere a libromondo@hotmail.com

Le sezioni della Biblioteca di Documentazione sono: Europa, Asia, Africa, Americhe, Italia, Donne, Bambini, Religioni, Cooperazione Internazionale, Migranti, Popoli, Diritti, Salute, Hanseniani, Educazione alla Mondialità, Pace, Economia, Sviluppo, Alternative allo sviluppo, Agricoltura, Ambiente, Terzo Settore, Mass Media, Protagonisti, Letterature, Fiabe, Favole, Narrativa Ragazzi.                         
N.B. L’orario di apertura della Biblioteca segue l’orario della Biblioteca del Campus Universitario, dal lunedì al giovedì: 9.00-17.45; venerdì 9.00-12.45. Il servizio è interrotto durante le vacanze natalizie, pasquali, in agosto e il 18 marzo per  la festa del S. Patrono di Savona.
Mercoledì  ore 9 - 12,  sono presenti in loco i volontari AUSER. 

SOMMARIO NEWSLETTER
·         Sezioni:  ITALIA, EDUCAZIONE, SALUTE, DONNE, NARRATIVA RAGAZZI, LETTERATURE
·         da TERRELIBERE.ORG:  Perché Saluzzo è diventata la Rosarno del Nord
·         Le Poesie di ANASTASIA: GIOCO DI SGUARDI

NB. LA BIBLIOTECA DI LIBROMONDO – SAVONA ha la sua pagina su Facebook (https://www.facebook.com/Biblioteca-Libromondo-Savona-241149496385776/)

N.B. Le newsletter sono pubblicate sul sito di AUSER

sul blog di Renata Rusca Zargar http://www.senzafine.info/


Il cielo, che porta sole e terra e luna e stelle, è fiero di portarle.
Come lui, il cielo, sii tu fiero di portare la tua vita.

Proverbio dei Tuareg  Kel Hoggar
SEZIONE ITALIA

RIACE, UNA STORIA ITALIANA
Chiara Sasso, Edizioni Gruppo Abele, 2018, pagg. 192, euro 12,00

Davanti al caso di Domenico Lucano, la persona comune  rimane sbigottita. In un Paese marcio di mafia, ’drangheta, camorra, corruzione generalizzata, si individua un presunto pericoloso criminale che mina la stabilità  della sua cittadina e della sua regione: l’ex sindaco di Riace!  In più di 150 anni, l’Italia non è stata capace di dichiarare davvero guerra alla mafia condannando così il Sud, e quindi l’Italia tutta, al sottosviluppo, all’irrilevanza. Infatti, fare guerra alla mafia non porta voti, anzi, li toglie. Invece, additare un nemico, i voti li porta, eccome!  Ben lo sanno i politici che hanno individuato gli ebrei (chiedo scusa, ho sbagliato periodo storico, ma non tecnica psicologica), i migranti, i musulmani, i clandestini, i neri, e chi più ne ha più ne metta, come causa della crisi economica, della mancanza di lavoro, delle difficoltà di qualsiasi tipo. Perché questo porta voti. Essere intellettualmente onesti, uscire dagli slogan, chiedersi, prima di tutto, perché la gente sia obbligata a migrare e a rischiare la vita, invece che lavorare nel proprio paese, con i propri parenti e amici, la propria cultura, le proprie abitudini, sono ragionamenti che non bucano su facebook. Come ha denunciato il prete congolese Padre Battista: “Il mio paese, il Congo, grazie alle miniere di cobalto permette a tutti voi di avere in tasca funzionante il telefonino. Sono miniere dove bambini di quattro anni ci lavorano, dove lo sfruttamento di società spesso europee è costante.”  I casi di furto di spazi e risorse altrui, specialmente in Africa, di sfruttamento della popolazione, soprattutto donne e bambini, sono tanti altri: diamanti, monoculture, legno, biocarburanti… Eppure, frasi come quella di Padre Battista, che dovrebbero farci bruciare di indignazione, danno fastidio e non raccolgono affatto le adunanze oceaniche osannanti che siamo, ultimamente, abituati a vedere, simili alle folle  di tutte le dittature. Oggi, però, gli Italiani non sono obbligati, minacciati, da una dittatura: sono  persone che hanno permesso di essere plagiate e ammaestrate. Essi  sperano che, abbattendo il nemico, troveremo  le difficili soluzioni ai gravissimi  problemi che affliggono una popolazione di quasi otto miliardi di esseri umani e persino del povero pianeta che ci sopporta ancora. Abbattiamo, dunque, quel povero nemico che ha sfruttato la “pacchia” nei campi libici e di là è partito con i “taxi del mare”. Scrive Giovanni Maiolo: “Durante il fascismo partivano i vagoni piombati, stracarichi di ebrei,verso i campi tedeschi. Eccetto alcuni casi, il popolo italiano chiudeva gli occhi, fingeva di non vedere, temeva le conseguenze di una protesta. Oggi, i barconi carichi di disperati che affrontano viaggi impossibili per inseguire una speranza di vita vengono fermati in mare dalle motovedette italiane e riconsegnati alla Libia. Quello che accade nelle prigioni e nei campi libici non è molto diverso da quello che accadeva nei campi nazisti. Lì c’era l’organizzazione della morte, in Libia la libertà della tortura. Donne violentate, uomini picchiati selvaggiamente e torturati, a volte ammazzati. Gente che entra nelle carceri e di cui si perdono le tracce. Per sempre.”  Probabilmente, al tempo del Fascismo, molti avevano paura della violenza su di sé e sui propri familiari e, quindi, tacevano. Oggi non è la paura che stimola comportamenti tanto disumani ma l’odio e, in particolare, l’odio razziale.  Riace, dice Lucano, “era un piccolo paese che si stava spopolando per via dell’emigrazione al Nord e all’estero.” Chi di noi non conosce paesi e territori, un tempo agricoli, animati, vivi, che oggi sono completamente abbandonati? La gente se n’è andata in città e ha dimenticato fattorie, casolari, terreni… A Riace erano state riaperte le botteghe del vetro, del ricamo, della ceramica, della tessitura, della cioccolata, degli aquiloni, in un progetto di accoglienza ma anche di integrazione, di apprendistato, di lavoro. Sarebbe certo utile al nostro Stato se, nello stesso modo, si ridesse vita alla campagna spopolata, alle montagne svuotate, producendo cibo per noi, rendendo di nuovo fertile la terra. Certo, non sarebbe facile. Bisognerebbe prevedere  qualcuno che progetta, che insegna, che decide…  Molto più facile è lasciar ciondolare la gente per strada, senza futuro per sé e neppure per il nostro Paese perché qui, se qualcuno fa qualcosa, diventa  un ostacolo da abbattere. Non importa se  la ’ndrangheta, ha un volume di affari intorno ai 36 miliardi di euro. Tutto normale. Non così normale  Riace. "Troppe cose strane in questo paese con 600 migranti integrati. La raccolta differenziata fatta con asini e una cooperativa gestita da migranti e riacesi come le botteghe che recuperano tradizioni e antichi mestieri. Un nuovo asilo appena inaugurato. Ma non è tutto, si lavora per l'acqua pubblica."  Alle volte, si vorrebbe scappare via da questo mondo tanto infame, da questo Paese dove il tuo vicino ti odia, dove un bambino di tre anni è stato preso a calci perché marocchino. Alle volte, non si sa proprio cosa fare, come continuare a vivere. L’unica speranza è che ci siano sempre più  Domenico Lucano dappertutto, che abbiano l’eroismo di pagare di persona, di fare politica quando la politica è pensare al bene dell’umanità tutta. Perché non debba essere ancora una guerra mondiale a sedare l’odio ma sia l’amore e l’impegno l’unica ragione per continuare a vivere.

Renata Rusca Zargar

https://www.controluce.it/notizie/riace-una-storia-italiana/
http://www.liguria2000news.com/riace-una-storia-italiana-recensione-della-prof-renata-rusca-zargar.html


 16 ott 2019 — 
Questo ultimo anno è stato un vero calvario per Domenico Lucano e per Riace. Come saprete le elezioni di maggio scorso hanno visto un cambio di amministrazione con un  nuovo sindaco, Antonio Trifoli, eletto in una lista filo leghista. Sulla sua eleggibilità c'è ora in corso un esame e il Ministero degli Interni si è già espresso con parere negativo. Nel mentre molte cose sono cambiate nel piccolo borgo della Locride e la "normalizzazione forzata" della nuova amministrazione prosegue : via i cartelli "Riace paese dell'accoglienza", via quelli con Peppino Impastato, degrado e abbandono ovunque. Nonostante ciò, grazie a voi tutti e alla Fondazione È  STATO IL VENTO, è stato possibile riaccendere la speranza e iniziare un percorso di rinascita ostinata e contraria. Molte le iniziative in programma, fra queste il Capodanno a Riace. È stata una lunga notte… ma si intravede la luce. Grazie alla pazienza e alla perseveranza di tanti riacesi, operatori e cittadini che hanno continuato a credere che Riace potesse rinascere, all’inesauribile ottimismo che ha pervaso tutto il gruppo di lavoro, ai tanti cittadini, associazioni, enti che da tutta Italia e dall’estero hanno voluto sostenere economicamente il progetto, riconoscendolo come un simbolo e una concreta utopia. Oggi possiamo dire che lentamente si sta ripartendo. Infatti, qualche cosa comincia a muoversi:
I primi laboratori aperti dopo una chiusura durata oltre un anno, sono stati restaurati i locali, acquistati materiali, ricollocato gli artigiani.
L’asilo “parentale” aperto.
Il Frantoio sociale prossimo ad entrare in lavorazione per la produzione dell'olio extravergine di Riace, recuperando così un'antica tradizione e dando lavoro anche ai migranti rimasti.
I lavori a Palazzo Pinnarò, la sede storica della Associazione Città Futura e che sarà la sede della Fondazione, stanno proseguendo.
Il restauro delle case per l'accoglienza. Molte case, dopo il lungo periodo di blocco dei finanziamenti, necessitavano di interventi di restauro, allacci di corrente, equipaggiamenti. Ora sono di nuovo disponibili per chi volesse soggiornare a Riace.

Fondazione è stato il vento www.estatoilvento.it

SEZIONE  EDUCAZIONE

SCRITTORI SI DIVENTA

Metodi e percorsi operativi per un laboratorio di scrittura in classe.

Con Contenuto digitale per accesso on line

Jenny Poletti Riz, Erickson, 2017, pagg. 227, euro 18,28


Perché questo libro? si domanda l’autrice nell’introduzione. Perché serve un testo che aiuti i docenti  a insegnare a scrivere? Anche io, come l’autrice, ho fatto l’insegnante e so bene che la scuola, tranne alcuni casi, allontana i giovani dalla lettura e dalla scrittura perché rende tutto noioso, nozionistico, arido. Invece, questo testo meraviglioso regala tante idee e progetti per fare un lavoro davvero utile. Prima di tutto, afferma,  scrivere è qualcosa che si può imparare. Non solo: bisogna essere scrittori per insegnare a scrivere perché si ragiona anche sul proprio processo di scrittura. Inoltre, bisogna far scegliere allo studente cosa scrivere, trattando lo studente come uno scrittore vero, libero di scegliere il suo soggetto.  Sarà, poi, l’insegnante, con la sua competenza e abilità, a collegare la lezione alla vita degli studenti. La sessione tipo del laboratorio sarà composta da una mini lezione di 10-20 minuti, da una scrittura autonoma di 35-40 minuti, dalla successiva condivisione di 10-15 minuti. È evidente che la parte importante sia proprio la scrittura. Il testo, dunque, offre  molti suggerimenti, anche scherzosi, da spartire con i propri allievi, e spiega persino come utilizzare la LIM e  le nuove tecnologie per lavorare meglio, archiviare, rileggere, correggere, riordinare, pubblicare su blog appositi ecc. I tipi di elaborato che si possono produrre sono diversi come la lettera, l’articolo, l’intervista, la recensione, il racconto autobiografico, e richiamano le  competenze sociali e civiche perché tra compagni ci si aiuta, si accettano critiche costruttive, ci si adegua alle regole. Stimolante per tutti sarà la traccia: “Vengo da…”  perché ognuno di noi, giovane e anziano, ha voglia di tenere in considerazione le proprie radici, come pure “Ricordo…”, una miniera di nostri diamanti dove attingere, a qualsiasi età, e persino “Racconta il tuo ricordo preferito di questo anno scolastico” che, secondo me, farà scoprire agli adulti sorprendenti e inaspettate gratificazioni. Starà poi agli altri, all’insegnante, soprattutto, ma anche ai compagni, farci sentire quanto le nostre storie siano importanti. Non manca il taccuino dello scrittore dove si può annotare qualsiasi cosa: un’idea, un pensiero, una citazione, una mappa, una scaletta, una bozza di testo… tutto quanto ci piace e ci viene alla mente in qualsiasi momento. Perché, se non annotiamo proprio in quell’attimo, la perfetta frase, il pensiero che “fila”, l’idea giusta, non li ritroveremo mai più! Il libro spiega proprio tutto con schede, tabelle, argomentazioni… C’è la valutazione, la consulenza tra compagni, i libri letti e quelli che leggeremo… La conclusione è che scrivendo si impara a scrivere ma io direi anche che, imparando a scrivere, si è molto più felici!

Renata Rusca Zargar

SMALTIRE LA SPAZZATURA EMOTIVA
Come o scaricarla sugli altri, come non farsela scaricare addosso
DavidJ. Pollay,Edizioni Il Puntod’Incontro, 2013, pagg. 258, euro 13,90

Quando ho letto questo libro, ne sono rimasta subito  entusiasta. Tutti sappiamo che l’ansia, lo stress, le frustrazioni, non solo rendono la nostra vita più brutta e faticosa ma mettono in pericolo la nostra salute. Pollay ci insegna in modo semplice e chiaro, fornendo esempi e aneddoti, a non scaricare la nostra spazzatura emotiva sugli altri e a non ricevere quella altrui. Provare a non diventare furibondi se abbiamo qualche contrarietà, a non rispondere alle provocazioni quando a essere furiosi sono gli altri, migliora la nostra quotidianità ma anche la possibilità di riuscita nelle nostre vicende personali e nelle nostre relazioni. Come dice l’autore, un colloquio di lavoro sarà affrontato con più probabilità di successo da una persona felice che non da una angosciata e stressata. In questo modo, noi possiamo migliorare il mondo. Il testo è diviso in capitoli, ognuno inizia con la citazione di una frase importante, come, ad esempio: “Il paziente val più di un eroe, chi domina se stesso val più di chi conquista una città.” (Proverbi, 16,32) Dato che sono un’insegnante in pensione, come volontaria tengo dei Corsi di Scrittura Creativa per anziani. Le pagine di questo testo mi hanno entusiasmato tanto che ho deciso di leggerle e discuterle con le mie alunne. È stato un grande lavoro, benefico per loro e per me. Per questo, sono convinta che tutti dovrebbero leggere e meditare questo libro per ritrovare il sorriso. 

Renata Rusca Zargar

SEZIONE SALUTE

IL DIABETE
Paolo Maresca, edizioni Epoké, 2018, pagg. 164, euro 16,00

Il diabete è una malattia molto diffusa, oggi, specialmente man mano che aumenta l’età delle persone. Si stima che sia diabetico più del 5% degli italiani e che in Europa vivano più di cinquanta milioni di diabetici con un abbassamento sempre più grave dell’età d’esordio. Il diabete, inoltre, è la seconda causa di morte, dopo le complicazioni cardio-circolatorie.  L’autore, in questo libro, cerca di “esporre alcuni concetti di base sull’origine della vita nonché sulle sue cause, per arrivare a ipotizzare alcune considerazioni sulla dimensione del diabete.” partendo “dalle parole di Esiodo: ‘all’origine era il caos’.” Il testo, infatti, non è il solito manuale che spiega, ad esempio, cosa mangiare e cosa no, o peggio, come curarsi con il fai da te, bensì esplora tutto quanto, a partire dalla cellula, la sua evoluzione, la nutrizione, la genetica dell’insulina. Il diabete è una malattia complessa che si deve, oltre che al plafond genetico, a  innumerevoli altri fattori. Per questo bisogna provare a comprenderne le cause nell’ambito dell’evoluzione dell’essere umano. Ma anche il senso del cibo: il nostro modo sbagliato di nutrirci che provoca molte malattie, nel tempo, il cammino del cibo dalla pubblicità ingannevole al percorso nel  nostro corpo, alla sua trasformazione da dove viene anche la nostra energia. Il diabete è il meccanismo che non funziona, spesso preceduto dall’ipertensione e dalla riduzione del colesterolo buono. Determinante è l’attività fisica quotidiana, aerobica, la correzione dello stile di vita e comprendere l’importanza del “come” si mangia. Il saggio è molto appassionante perché scava nella nostra vita e in quella dei progenitori, nel corpo e nelle sue trasformazioni attraverso i secoli, per contrastare una patologia, il diabete, appunto, ma anche per avere, tutti, una vita più sana e più consona alla nostra natura umana. Se nel nostro patrimonio genetico c’è il diabete, non è detto che ci colpirà sicuramente. Molto dipende da noi. Per questo, credo che ogni persona che abbia diabetici in famiglia debba assolutamente compiere questo viaggio nella natura e nell’essere umano, insieme all’autore.

Renata Rusca Zargar

COME RIMANERE A CASA PROPRIA DA ANZIANI
A cura della Comunità di Sant’Egidio
In collaborazione con Corriere della Sera, Roma
Disponibile anche in altre città
Leonardo International, 2006, pagg. 288

Oggi, è più complicato di un tempo occuparsi degli anziani mentre la vita continua ad allungarsi. Ogni anziano, inoltre, desidera non lasciare la propria casa, se possibile. La Comunità di Sant’Egidio ha predisposto una guida per rimanere a casa propria potendo avere dei riferimenti precisi relativi a 10 grandi città italiane. A Roma è alla terza edizione. In ordine alfabetico, vengono date tutte le informazioni burocratiche, gli indirizzi, i centri e le associazioni che possono fornire aiuto e assistenza, dove e come fare volontariato o impiegare il tempo libero. Una miniera di informazioni utili che migliorano la qualità della vita delle persone e delle famiglie coinvolte.
Simonetta Rassi
  

SEZIONE  DONNE

LE  RADICI  DEL  MIRTO
Donne ribelli contro la violenza 1935-1945
Genova, Milano, Firenze e Parma
Maria Grazia Corradi, Erga Edizioni, 2017, pagg. 316, euro 12,90

È un romanzo di Maria Grazia Corradi. L’autrice è nata a Genova dove vive e dove è stata insegnante e dirigente scolastico. Le Radici del Mirto è il suo primo romanzo. Si svolge nell’arco di 10 anni, dal 1935 al 1945, parla di tre donne ribelli contro la violenza. Tre storie parallele che si intrecciano. Sono personaggi di differente età, estrazione sociale e culturale che vivono nel periodo storico dell’ultima guerra mondiale e della Resistenza al nazifascismo. Salita del Mirto è il nome fittizio di un’antica creuza genovese dove c’è una casa che è il luogo d’incontro dei momenti salienti delle loro vite. I loro nomi sono Jean, Norma e Perla. Jean è un’intellettuale genovese che interrompe la carriera universitaria e prosegue l’attività commerciale di famiglia. Le sue convinzioni e l’origine ebraica le impediscono di iscriversi al partito fascista. Jean vivrà episodi di guerra partigiana attraverso la traduzione di documenti preziosi per la Resistenza. Resistenza che pagherà cara perché verrà colpita nei suoi affetti più cari: la figlia minore sarà vittima di una violenza a sfondo sessuale. Norma, sartina della campagna parmense, fugge da casa e per necessità di denaro  diventerà prostituta in case chiuse dell’Emilia e di Genova. Perla, quasi coetanea di Norma, appartiene alla ricca e agiata borghesia genovese. Il padre è proprietario di un’azienda di laterizi. Perla subirà un’aggressione da parte di un balordo. Differente situazione economica, culturale e differenti destini per le tre donne, accomunate però da un’autentica passione: la ribellione. Con l’intensificarsi dei bombardamenti coabiteranno insieme nella casa di Salita del Mirto.  Le Radici del Mirto è un romanzo che punta il dito contro gli istinti maschilisti di sopraffazione contro le donne ancora oggi molto attuale. Un bel romanzo.
Maria Pera


ORFANI  BIANCHI
Antonio Manzini, Chiarelettere, 2016, pagg. 250, euro 16,00

All’interno del romanzo viene tratta una tematica che risulta essere attuale, e intorno alla quale vengono sviluppate molte discussioni. La protagonista del romanzo è Mirta, una donna moldava che si è dovuta trasferire in Italia, per poter avere la possibilità di tentare di provvedere alla sua famiglia, che ha dovuto lasciare nel paese natio. Attraverso la descrizione presentata delle condizioni di vita della donna si sviluppa una forte empatia nei suoi confronti. Ella è costretta a sopportare i giudizi e le insinuazioni di coloro che, dimostrando superficialità e pregiudizi, hanno la pretesa di inserirla all’interno di un contesto, ideato da loro e che non le appartiene, senza aver nemmeno conosciuto la sua storia. I suoi sacrifici e la sua sofferenza in seguito all’aver dovuto lasciare il figlio Ilie in Moldavia, in modo particolare dopo che, a causa di un incidente che ha causato la morte della nonna, ha dovuto affidare ad un istituto la sua cura, portano il lettore a immedesimarsi nel personaggio e a soffrire per la situazione nella quale esso si trova. All’interno di questo contesto, reso ulteriormente doloroso dal tragico susseguirsi di eventi presentati alla fine del romanzo, risulta necessaria e doverosa una riflessione riguardo a tutto ciò che viene valutato e giudicato rapidamente e superficialmente, senza tenere conto della realtà dentro alla quale esso è venuto a prendere forma. Ognuno è consapevole del fatto che l’apparenza non rappresenta necessariamente la vera sostanza delle cose, dal momento che spesso per proteggere se stessi o un’altra persona, si decide di non raccontare le vicende nella loro completezza. Nonostante queste premesse, risulta essere diventata una consuetudine dimenticare ciò che ognuno sa e incorrere in un giudizio affrettato, che talvolta può opprimere il destinatario, non considerando il fatto che, presto o tardi, un confronto con la realtà risulterà inevitabile.

Silvia Masuzzo – Liceo Scientifico “Grassi” -Savona

SEZIONE  NARRATIVA  RAGAZZI
LA  BALLATA DI  JORDAN  E  LUCIE
Christophe Léon, CameloZampa, 2016, pagg. 160, euro 11,00

All’interno del libro vengono trattate varie tematiche, ciascuna delle quali offre spunti di riflessione riguardo alla società attuale e al modo di approcciarsi ad essa. Lucie è una giovane ragazza che come molti suoi coetanei, si ritrova a dover affrontare diversi problemi: a casa i suoi genitori litigano, e lei, per fuggire dai conflitti, si rifugia da sua nonna, e inoltre vive la scuola con un approccio negativo, in modo particolare nel periodo in cui è ambientato il libro, poiché dopo essersi offerta come volontaria per un progetto scolastico riguardante l’integrazione, deve prendersi cura di Jordan, un ragazzo affetto da disabilità intellettiva. Nel primo periodo Lucie si trova in difficoltà, dal momento che i suoi compagni di scuola deridono lei, ma soprattutto Jordan, dimostrando indifferenza nei confronti di una persona in difficoltà. La situazione grava ulteriormente su di lei poiché, a causa dei problemi familiari, non ha la possibilità di confrontarsi con un adulto del quale si fidi. Una situazione analoga è vissuta da Jordan: sebbene egli viva con il padre, per quanto riguarda molti aspetti della vita, i due sembrano non conoscersi affatto. Nonostante le difficoltà iniziali, conoscendosi meglio, i due ragazzi vengono legati da una profonda amicizia, tuttavia permeata da un disagio che riguarda entrambi. La storia di Jordan e Lucie, sebbene possa risultare particolare, in realtà potrebbe risultare familiare a molte persone: i due protagonisti devono fronteggiare gli ostacoli che impediscono loro di proseguire la loro vita in modo sereno e, sebbene talvolta fatichino ad ammetterlo, essi soffrono a causa della situazione nella quale si trovano. Fortunatamente, dopo essersi conosciuti, i due ragazzi sviluppano un legame che si dimostra essere una vera amicizia: Jordan e Lucie sono riusciti finalmente ha trovare una persona che li comprenda, anche quando non manifestano in modo verbale i propri sentimenti, i quali non vengono più usati come un’arma contro di loro, ma come uno strumento per aiutarsi l’un l’altra.

Silvia Masuzzo – Liceo Scientifico “Grassi” –Savona

FISHKE LO ZOPPO
Mendele Moicher Sfurim, Marietti 1820, 2017, pagg. 238, euro 16,00

Attraverso la lettura del libro è possibile approcciarsi alla letteratura jiddish, fortemente legata alla religione ebraica, cultura intorno alla quale viene sviluppata l’opera. Il contesto in cui si svolge la narrazione non si presenta affabile nei confronti della cultura ebraica: a partire da esso si può infatti capire il clima di ostilità entro il quale sono costretti a vivere coloro che professano l’Ebraismo. Nel romanzo viene presentata e analizzata la figura dello “schnorrer”, termine che indica un mendicante, il quale non vuole ostentare la propria richiesta di aiuto, in quanto teme che il fatto di dare l’impressione di vivere in una condizione di indigenza possa oscurare le proprie qualità. La presentazione di questo personaggio è permeata dall’ironia, elemento costituito dall’approccio adottato da coloro con i quali interagisce. La sua figura è caratterizzata da un forte orgoglio, ma anche da una ammirazione delle persone nei confronti del fatto che, nonostante le condizioni avverse, essi riescano a proseguire le proprie vite, sostenendo, in modo più o meno celato, la loro condizione di mendicanti. Nonostante ciò essi non godono sempre di buona reputazione, in quanto talvolta le persone risultano infastidite dall’atteggiamento di fierezza di costoro. Le descrizioni e i dialoghi presenti all’interno del romanzo mostrano una caratteristica tipica di ciascuna società attuale, ovvero l’atteggiamento diffidente, e spesso recriminatorio, di tutto ciò che è differente dalla consuetudine, il quale scaturisce principalmente dalla non conoscenza dell’elemento che costituisce una novità. Una soluzione proponibile per affrontare la situazione è presentata in modo implicito all’interno del romanzo, dal momento che esso ne è ricco, ovvero il dialogo. Una delle caratteristiche che dovrebbe contraddistinguere le società moderne da quelle antiche è infatti l’apprezzamento della novità e della diversità, le quali dovrebbero essere vissute come una possibilità di arricchimento personale e di ampliamento dei limiti della propria mentalità, talvolta imposti da ciò che, poiché antico, viene percepito come un modello al quale non è lecito trasgredire.

Silvia Masuzzo – Liceo Scientifico “Grassi” - Savona
VOLEVO FAR GERMOGLIARE L'AFRICA 
Padre Giovanni Scalabrini, EMI, 2018, euro 11,00 

Dobbiamo far sì che la solidarietà diventi una "malattia infettiva", che contamini tutti. Parole come queste sono il messaggio del prete che ha  impegnato la sua vita in Uganda, perché gli Ugandesi potessero studiare e lavorare. Questo testo bellissimo, che punta ai sentimenti migliori dell'essere umano, racconta la sua storia. Fin dall'inizio, dall' incontro con un missionario che prestava la sua opera proprio in Uganda, quando è nato il suo desiderio di essere come quel prete. Poi, arrivano le difficoltà con il padre, con se stesso, infine, l'Uganda. Padre Scalabrini ha dato aiuto, gioia, accettazione, amore, a tanta gente. Leggere queste pagine, oggi, è come prendere una medicina che ci salvi dalla nostra miseria, dal nostro egoismo. Le sue parole non sono solo per l'Africa ma per ognuno di noi. Possono cambiare la nostra vita.   Infatti, chi è stato in Africa, non in un villaggio vacanze di una multinazionale affamatrice, ma in un villaggio comune, dove non c'è acqua né elettricità, dove i bambini muoiono perché magari hanno fame, bevono acqua sporca e, probabilmente, non sono vaccinati non certo perché snobbano le vaccinazioni ma perché non se le possono permettere, sa cosa si può fare là. Con amore. Ci sono persone che usano il tempo della loro vita per sterminare altri esseri umani, per odiarli, per sperare che venga loro del male. Poi, ci sono persone che impegnano la loro esistenza per dare qualcosa agli altri, perché siano un pochino più felici. Anche se Dio non esistesse, chi fa il bene, chi lascia eredità d'affetti, continua a vivere nei germogli che ha seminato, proprio come lui.  Il libro è corredato da importanti fotografie. 

Renata Rusca Zargar

SEZIONE  LETTERATURE
LA CANZONE LUNGA DI JAUFRÉ RUDEL
Alessandro Fogarollo, Esigere Edizioni, 2014, pagg. 4, euro 7,00

Jaufré Rudel è un poeta provenzale innovatore perché è uno dei primi a lasciare la lingua latina per usare, nei suoi scritti, il “volgare”, cioè la lingua parlata. Non è, però, solo questo. Egli insegue il sogno della donna perfetta da amare per sempre anche se lontana. Una donna che rimane nella mente giorno e notte, desiderabile, desiderata e, quindi, perfetta. Una donna con la quale condividere i più alti pensieri. Jaufré Rudel affronta il mare e l’ignoto per sapere, capire, è il simbolo della ricerca culturale e sentimentale. In questo testo, viene raccontata in modo affascinante la sua vita, le sue vicende, il suo destino. L’autore, che ha amato questo personaggio, vuole comunicarci la sua essenzialità, perché non venga mai dimenticato.

Simonetta Rassi

BABA KIKO
Romanzo africano
Alessio Camusso, Kimerik, 2017, pagg. 620, euro 19,00

Vedendo un libro di così tante pagine, un lettore può provare il timore di non riuscire a leggerlo. Invece, no! È un libro molto interessante e avvincente per cui la lettura non pesa affatto. Si tratta di una storia d’amore che si svolge in Africa ed è ricca di avvenimenti, imprevisti, colpi di scena, con lo scenario meraviglioso dei paesaggi africani. Chi è già stato in Africa, può ritrovare quelle atmosfere, chi non ha ancora avuto la fortuna di andarci, può viaggiare con la mente, che è sempre una piacevole esperienza. Quindi, consiglio questo libro a tutti.

Vittoria Sguerso


VIAGGIO ESISTENZIALE
Poesie 1969 - 2018
Luigi De Rosa, Gammarò, 2019, pagg. 221, euro 18,00

Si tratta di poesie molto profonde. In esse traspare il percorso di vita dell’autore, fatto di piccole gioie ma anche di profondi affanni. Sono versi ricchi di sentimenti e riflessioni. Ma hanno anche per sfondo lo scenario di bellissime città italiane, perché De Rosa ha vissuto in varie località come Provveditore agli Studi e, poi, come  Sovrintendente Scolastico Regionale in Liguria. Un Poeta che la critica ha osservato e osserva con grande attenzione.

Vittoria Sguerso


Da Terrelibere.org Perché Saluzzo è diventata la Rosarno del Nord


Inchiesta / In provincia di Cuneo è terminata anche quest’anno la raccolta: 450mila tonnellate di frutta raccolte da 40mila braccianti, la maggioranza dei quali africani. Una realtà ricca produce accampamenti, caporalato, proteste e repressione. Perché?

19 ottobre 2019, di Antonello Mangano 
    
SALUZZO (CN) – I frutteti della provincia di Cuneo producono oltre 450mila tonnellate l’anno. Sul bancone del fresco di un supermercato, tuttavia, trovo pesche dalla Spagna, kiwi dal Cile, pere da Sudafrica e Argentina.
Siamo nel cuore del Piemonte agricolo, l’antico marchesato di Saluzzo: secondo alcuni la “Rosarno del Nord”, per altri un distretto in crisi per colpa della concorrenza spagnola e dei supermercati tedeschi. Con export verso tutta Europa  settentrionale e aziende che fatturano fino a 124 milioni l’anno, l’agricoltura del cuneese non è certo povera.
Proprio per questo ha fatto scalpore l’inchiesta “Momo”, un’indagine che risale allo scorso luglio e che ha certificato l’esistenza del caporalato in Piemonte. Aziende importanti sono finite sotto processo. Subito dopo, una lunga serie di controlli nei campi ha fatto emergere irregolarità in serie. Le ultime ispezioni risalgono a qualche giorno fa, con la raccolta ormai alle ultime battute.

La solita indifferenza

«La signoria vostra è multata per la solita indifferenza mostrata rispetto ai migranti che raccolgono la frutta». Il 2 settembre, giorno dell’evento più atteso dell’anno, la fiera agricola, i cittadini che parcheggiavano nello spiazzo del Foro Boario, trovavano sul parabrezza un’insolita multa. Nei dintorni, un volantino altrettanto anonimo denunciava: «Frutta della Granda: manodopera sottopagata, solo 3,50 l’ora». Coldiretti Cuneo reagiva con una denuncia per diffamazione contro ignoti. «Non si scherza con il futuro di migliaia di imprese e di lavoratori», hanno sintetizzato. I produttori sono piuttosto nervosi. Lamentano una crisi che ha due volti: pagamenti sottocosto e concorrenza globale. I colpevoli sarebbero tedeschi e spagnoli. I supermercati in Germania pagherebbero la frutta meno del valore reale. Fanno valere la loro posizione forte: i banconi tedeschi sono contesi tra ditte italiane, greche, turche, sudafricane. Per cui inseriscono spesso prodotti sottopagati tra le offerte civetta, quelle dei volantini pensati per attirare i consumatori attenti al risparmio.
Le aziende spagnole, dal canto loro, invadono il mercato con prodotti di qualità discutibile ma dai prezzi concorrenziali. Sono diventate una Sono diventate una superpotenza dell’ortofrutta, grazie al lavoro migrante, all’organizzazione commerciale e al supporto del governo.




I contadini piemontesi, invece, parlano di controlli eccessivi, disciplinari troppo rigidi e norme sulla sicurezza alimentare. Limitazioni giuste, dicono, ma che dovrebbero essere estese anche ai loro concorrenti. E poi c’è il costo del lavoro. Un sito specializzato spiega che in Spagna il lavoro a norma costa 8,2 euro l’ora, in Italia 12. Ma al bracciante rimangono più soldi in tasca nel caso spagnolo: sette euro contro i sei che intasca lavorando nei nostri confini. Quando è tutto in regola, si intende.
I supermercati tedeschi fanno valere la loro posizione dominante. Le imprese spagnole sono diventate una potenza dell’ortofrutta. I produttori piemontesi si trovano in mezzo
In realtà in questo gioco non ci sono buoni e cattivi. È un gigantesco “risiko” dove è facile vincere o perdere. «La GDO non dovrebbe pagare il prezzo più basso, altrimenti facciamo il giro del mondo a chi sfrutta di più», dice Debora Borghino, una coltivatrice che ha sottratto l’azienda di famiglia al gioco al massacro della concorrenza globale. Adesso si mantiene con i piccoli mercati locali, come quello della rete “Genuino Clandestino”.
Non è così per i suoi colleghi. Se prima i contadini temevano soltanto il meteo, oggi sono preoccupati anche dalla geopolitica. Dazi appena introdotti o nuove aree di libero scambio possono cambiare le carte in tavola, così come un embargo, per esempio quello imposto da anni alla Russia. Sono temi di cui si discute più in campagna che nelle città e che rivelano cosa è diventata l’agricoltura: un pezzo dell’economia globale, ma che risente della politica globale.
Così i produttori vivono di paure. I timori sono infiniti: una gelata, prezzi di vendita troppo bassi, attese troppo lunghe prima di incassare, dopo aver speso e investito per mesi. Ma non è difficile immaginare chi pagherà i loro timori. I braccianti sono l’ultimo anello, ma anche un esercito flessibile “reattivo” rispetto ai picchi della raccolta. Ma che non deve rivendicare diritti.

Il paradosso

«A fronte di una richiesta di circa 10000 stagionali, il sistema dei flussi ha fornito quest’anno solo 1200 lavoratori», annota su Facebook il sindaco Mauro Calderoni. «Oltre il 40% dei lavoratori impiegati nella frutticultura del saluzzese è ormai di origine africana. Ma 18mila ettari di frutta hanno bisogno di un sistema organizzato e gestibile di reperimento della manodopera».
Il sindaco denuncia un paradosso. I “flussi di lavoratori” non sono coordinati su scala nazionale, ma neppure al livello regionale. Così in Emilia o Veneto c’è carenza di manodopera, mentre a Saluzzo si accampano centinaia di africani nella speranza di un ingaggio. Il reclutamento avviene spesso porta a porta o con metodi fai da te. I costi sociali sono scaricati dal livello aziendale a quello pubblico.
Basta arrivare nello spiazzo del Foro Boario per averne una prova. Decine di braccianti africani accampati si contendono un posto letto al Pas, il centro di accoglienza messo su anche quest’anno per dare una risposta a un’emergenza paradossale, quella di lavoratori che non riescono ad avere un letto.
Sono africani già presenti in Italia e che hanno lavorato nel Sud. Gente che non è sicura di trovare un ingaggio ma sa che, nei picchi della raccolta, le aziende potrebbero avere bisogno immediato di loro. E così ogni anno – a partire da maggio – centinaia di braccianti stranieri arrivano nella zona, attirati dal passaparola tra connazionali. Si dividono in tre categorie: persone appena arrivate in possesso di permesso umanitario; lavoratori ricacciati nelle campagne dalla crisi, magari ieri operai in fabbrica e oggi braccianti per necessità. Infine i professionisti delle raccolte agricole, impegnati in un circuito stagionale da un angolo all’altro della Penisola. Questa categoria sta diventando sempre più “europea”, perché in tanti cercano lavoro in Francia e soprattutto in Spagna. Ma poi sono costretti a tornare in Italia per il rinnovo dei documenti. Due maliani, per esempio, mi dicono di essere stati nei Paesi Baschi, parlano già spagnolo e sono soddisfatti delle condizioni di lavoro che hanno trovato. Ma sono bloccati in Italia, costretti a tornare per seguire le pratiche dei ricorsi ai Tribunali o dei rinnovi dei permessi nelle questure più improbabili, dall’Abruzzo alla Calabria. In pratica, quando sono sbarcati li hanno trasferiti negli hotspot, grandi centri di smistamento e poi nei centri di accoglienza di tutta Italia. Qui hanno fatto richiesta d’asilo e sono rimasti incastrati alla Questura di competenza.
A luglio, stanchi di aspettare un posto letto sotto i frequenti temporali, un gruppo di africani ha manifestato per chiedere l’apertura di un capannone che rimaneva chiuso di fronte al Pas. Dopo qualche settimana, la Questura individuava i promotori della manifestazione. Cinque africani
hanno ricevuto un foglio di via obbligatorio. Uno di loro si è visto notificare un provvedimento di espulsione.
Chi oserà protestare, la prossima volta, se a una richiesta legittima si risponde con provvedimenti di polizia?

Momo

«Me ne servono subito altri quattro. Fai in fretta. Tra dieci minuti passo con il furgone a prenderli». Lo scorso maggio la Procura di Cuneo avviava l’operazione Momo, un vero spartiacque in un territorio in cui si negava l’esistenza del caporalato (“Non siamo a Rosarno”, dicevano in tanti).
«L’inchiesta dimostra che il fenomeno nella zona è consolidato», dichiarava in conferenza stampa il procuratore Onelio Dodero. Un giro di braccianti contattati via telefono o chat di Whatsapp, con l’ordine di presentarsi al lavoro dopo pochi minuti. Anche di notte.
Il bilancio finale racconta di diciannove lavoratori schiavizzati, tre fermati, due imprenditori italiani coinvolti. Cinque euro di paga oraria, da cui sottrarre i costi per il caporale e quelli per vitto e alloggio. Sette giorni su sette e fino a dieci ore al giorno, senza protezioni nonostante il lavoro con i muletti nei magazzini e i pesticidi nei campi. A chiusura di ogni finto contratto regolare ai lavoratori venivano versati 50 euro, da restituire con l’ingaggio successivo. In caso di controlli, venivano consegnati “pizzini” per mentire su ore lavorate e giorni di assunzione.
Da allora i controlli si sono intensificati, fino all’ultimo datato 27 settembre. Da Saluzzo a Revello, durante i controlli in 40 aziende, i carabinieri hanno trovato quattro braccianti africani che lavoravano senza un regolare contratto. Uno di questi, irregolare, ha mostrato un permesso di soggiorno e un contratto di lavoro intestato a un suo connazionale, in quel momento assente. Sotterfugi dei padroni cose che di solito si vedono al Sud. Ma quando la filiera ha la stessa struttura, quando il potere dell’economia sugli esseri umani prevale, uguali sono anche le conseguenze.

Nel piatto che hai di fronte ci sono le urla di Becky, mentre la baraccopoli da duemila persone le brucia intorno. Ci sono i denti di Dominic, che battono di febbre mentre muore in una tenda nella campagna calabrese e pensa che è sfuggito alla guerra in Africa per morire in Europa. Ci sono le lacrime di Luana, che sopporta lo sfruttamento sessuale in una serra siciliana per regalare una vita migliore ai figli. Nei nostri piatti ci sono le squadre di razzisti con bastoni e taniche, i padroni che non pagano dopo una stagione di sudore, le gabbie burocratiche che creano lavoratori senza diritti. Questa è l’eccellenza del cibo italiano: produrre con lo sfruttamento e chiamarla “emergenza”. Questo libro è un viaggio da Nord a Sud: Asti, Saluzzo, Chianti, Foggia, Rosarno, Vittoria. Nelle serre e nei ghetti. Tra pomodori, vino, arance e mele. In mezzo a contadini e multinazionali. Alla scoperta dell’orrore dietro l’etichetta del supermercato.
POESIA DI ANASTASIA: GIOCO DI SGUARDI


GIOCO DI SGUARDI

Ti vedo 
Mentre mi guardi 
Con 
Quegli 
Occhioni azzurri 
Languidi 
D’amore
Ti guardo 
Mentre 
Mi guardi 
Con 
Quel 
Sorriso dolce 
Che hai 
Percepisco 
Il 
Tuo gioco 
Segreto 
Di 
Sguardi 
Di 
Sogni 
Proibiti 
Vedo te 
La 
Strana luce 
Che 
Emani 
Mentre 
Mi attraversi 
Come 
Un’ombra 
Il desiderio 
Dei 
Miei 
Sguardi proibiti 
Rimango immobile 
Guardare 
Il 
Tuo splendore 
Sei
Un gioco 
Dannatamente bello 
Ma 
Pericoloso

ANASTASIA


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