sabato 4 novembre 2017

CIVILTA' MISTERIOSA SCOPERTA IN KASHMIR


Civiltà misteriosa scoperta in Kashmir
di  Giorgio Giordano
Una spedizione archeologica russo-indiana, dopo tre anni di ricerche, ha fatto un’importante scoperta sull’Himalaya, per la precisione nel Kashmir, ai confini dell’India e del Pakistan. Sono stati individuati due antichi complessi rituali appartenenti a una civiltà ancora sconosciuta. In particolare, sono state rinvenute 200 statue in pietra raffiguranti dei cavalieri. Analizzando i dettagli delle sculture gli studiosi hanno concluso che verosimilmente risalgono al primo Medioevo
L’area di uno dei due siti trovati nel Kashmir
«La loro peculiarità è che in alcuni casi su uno stesso cavallo non compare un solo un cavaliere, ma due, tre o quattro - ha spiegato Viacheslav Molodin, vice direttore dell’Istituto di archeologia ed etnografia dell’Accademia di scienze russa - Le sculture sono realizzate in un unico stile e sono riccamente decorate, ma sono tutte diverse tra loro. Oltre alle statue, sono state individuate numerose strutture in pietra. I due santuari sono stati eretti in prossimità di sorgenti d’acqua. È difficile dire chi siano gli autori di queste opere, nell’iconografia indiana non c’era niente di simile». 
Un dettaglio delle statue con due cavalieri sopra un cavallo

domenica 22 ottobre 2017

INTERVISTA A JUNG-AE LEE, UNA VOLONTARIA COREANA PER LA PACE di Renata Rusca Zargar


Intervista a Jenny (Jung-Ae Lee), una volontaria coreana per la pace




Il mondo guarda con sempre maggiore paura alle tensioni tra la Korea del Nord e gli Stati Uniti eppure, a Seoul, Korea del Sud, apparentemente, sembra tutto normale. Forse, le due parti della Korea, che sognano di essere un unico paese, sono abituate a continue crisi, conflitti, aggressioni.

Cosi, la gente va e viene con auto di grossa cilindrata (non si vedono utilitarie), quasi tutte delle marche locali come Hyundai e Kia, che scorrono ordinatamente sulle strade a 5-6 corsie.

In settembre, a sfidare la paura della guerra e a manifestare per la pace, come ogni anno, ma con più forza data la situazione attuale, HWPL (Heavenly Culture, World Peace, Restoration of Light) un’Associazione coreana non governativa, senza scopo di lucro, affiliata all'Onu, aveva tenuto la terza commemorazione dell’Alleanza mondiale delle religioni per la pace.  Circa 1200 ospiti erano arrivati da quasi tutti i paesi del mondo, ma soprattutto da Africa e Asia, a testimoniare le sofferenze dei popoli oppressi da dittature, inquinamento, fame, malattie, privazione dei diritti. Colori di pelle ma anche di abiti, fogge, tradizioni differenti si erano mescolati negli hotel lussuosi in cui tutti erano stati alloggiati in modo principesco. Si trattava di leader religiosi, ministri, professionisti, donne, giovani, ma anche persone comuni, commercianti, semplici lavoratori. Il comune denominatore era che stavano operando per la pace nel loro paese e, dopo i quattro giorni fertili di conferenze, lavori, discorsi, sarebbero tornati a divulgare le idee del summit: dobbiamo bandire ogni guerra e conquistare la pace.

Gli ospiti venivano accompagnati, alle varie conferenze o in giro per la città nei momenti liberi, da ragazze e ragazzi, rigorosamente in completo nero e camicia bianca, gonne per le femmine e pantaloni per i maschi, volontari dell'Associazione, chiamati “protocols”. La parola protocollo suscita curiosità per i tanti significati che siamo abituati ad attribuirle. Forse, ricordare che, nel film “Guerre stellari”, D-3BO era un droide protocollare, cioè era capace di comunicare secondo i diversissimi protocolli di milioni di razze o computer, è quanto più si avvicina ai ragazzi coreani. Essi, infatti, cercavano di favorire in tutto l’ospite che era, generalmente, di un'altra cultura, mettendolo a suo agio, dalla mattina alla sera, sempre con il sorriso e la tipica gentilezza.

I giovani volontari si impegnano per la pace perché sono consapevoli che una guerra tra la Korea del Nord e altri paesi non solo distruggerebbe la Korea del Sud e la loro vita stessa, ma anche il più fertile e bel  pianeta dell’universo.

Jenny  è stata una di loro e volentieri ha risposto ad alcune domande per farci comprendere meglio,  nonostante siamo molto lontani, la vita in Korea e i sentimenti delle giovani donne.

- Jenny è il tuo vero nome?

- No. Il mio nome coreano è Jung-Ae Lee ma, per accogliere voi occidentali che non conoscete il coreano, tutti noi volontari ci siamo dati dei nomi europei, per non crearvi difficoltà a ricordare.

-  Sì, avevo notato la vostra capacità di mettervi al completo servizio dell’ospite, la vostra gentilezza e dolcezza. Quando ero arrivata in albergo, il personale si inchinava con tutto il busto e mi aveva molto sorpreso… Parlami un po’ di te.

- Ho 24 anni, sto per laurearmi in ingegneria chimica. Mi mancano pochi mesi alla conclusione degli studi.

- Poi lavorerai. Avrai le stesse opportunità di un maschio?

- Io lavorerò in laboratorio, è un lavoro pericoloso dove non c'è differenza tra uomo e donna. Anche se le donne, in Korea, non hanno ancora le stesse opportunità degli uomini, faticano di più a fare carriera. Ma le cose stanno cambiando. In casa, ad esempio, l’uomo ha cominciato a condividere le faccende domestiche. E quanto a preferenze, la madre, di solito, preferisce il maschio, il padre la femmina ma, in famiglia, danno le stesse opportunità a entrambi.

-  In Italia, ogni due giorni, purtroppo, viene uccisa una donna dal marito, dal fidanzato, dall'ex compagno. Alcuni uomini, infatti, non hanno accettato l’emancipazione femminile. Succede anche qui?

-  No, qui non c'è tanta violenza. Le persone rispettano la legalità, non c’è molto uso di droga, ad esempio, se non in rari casi, la maggioranza delle persone non fuma neppure tabacco.

-  Infatti, non si vedono persone fumare per la strada. Non succede mai che portino via la borsa o il borsellino sulla metropolitana, ad esempio? Non ho notato polizia in giro per la città e neppure durante le manifestazioni del summit, nonostante ci fossero migliaia e migliaia di persone.

- No, non capita di essere derubati in metropolitana o altrove. Come ho detto, è difficile che si esca dalla legalità.  E poi, ci sono telecamere dappertutto.

-  Mi sono  accorta che non ci sono sbarre nella metropolitana. Praticamente, si può entrare anche senza biglietto. La gente, invece, lo paga?

- Ma certo! Inoltre, quando si fa il biglietto, viene trattenuta una cifra, 500 won sudcoreani (circa 40 centesimi), che si può recuperare all’uscita, a un’apposita macchina, riconsegnando il biglietto stesso.

- Ho sentito dire che i giovani coreani, nella maggioranza, non sono religiosi. È vero?

- La mia famiglia era di tradizione buddista, mia sorella è diventata cristiana. Mio fratello, invece, non è religioso. Io credo in Dio ma in Korea ci sono tante diverse religioni e non so scegliere quale potrebbe essere quella giusta per me.

- Come mai sei diventata volontaria di HWPL?

- Ci sono stati molti momenti di tensione tra la Korea del Nord e quella del Sud, in particolare riguardanti i confini marittimi e alcune isole raggruppate con il nome di Yeonpyeong, presso le quali ci sono state varie battaglie e persino un bombardamento. - Mentre ricorda questo fatto a Jung-Ae vengono le lacrime agli occhi. - Un giorno, ero contenta perché era il mio compleanno ma, quando ho visto le persone uccise, ferite, sofferenti, per quei combattimenti, ho deciso che voglio fermare la guerra e che voglio la pace. In seguito, ho sentito parlare di questa Associazione e mi sono piaciuti gli obiettivi che persegue. Sono volontaria da 15 mesi.

- Che impressione ti ha fatto HWPL dall’interno?

- Apprezzo le loro iniziative nelle scuole per educare i bambini alla pace. Oppure quelle con i  politici e con i media perché facciano conoscere e firmare nei loro paesi la Dichiarazione contro la guerra. Non meno importanti sono i giovani o le donne, più di tre miliardi nel mondo, che possono avere un ruolo determinante. Ma seguo molto anche l’Alleanza tra le religioni per la pace che vuole eliminare i conflitti tra le religioni.

- In questo momento, storicamente molto pericoloso tra esperimenti nucleari e minacce, il popolo coreano ha paura?

- I coreani sono abituati a continue minacce ma ora la situazione è davvero pericolosa. Credo che HWPL, che ha contatti e progetti in quasi tutti i paesi del mondo, possa davvero fermare le guerre.

- Cosa vuoi dire agli italiani?

- Aiutateci. Vogliamo la pace, tutti insieme! Mi auguro che tutti quelli che leggono queste parole, diventino messaggeri di pace.

Jung-Ae è una tipica ragazza coreana. Semplice, dolce, molto carina, sempre sorridente. Come la stragrande parte dell’umanità sogna un futuro di pace non solo per sé ma per tutti i popoli della terra.


L'articolo completo con notizie sulla Korea, sull'Associazione HWPL e la Dichiarazione di Pace  è disponibile in esclusiva al link: 

sabato 21 ottobre 2017

PERDERMI poesia di Anastasia


Perdermi 




Perdermi nel tuo sguardo 

In 

Quel

Mare smeraldo 

Inebriarmi 

Con il tuo profumo 

Che 

Mi regala 

Emozioni 


Non 

Finire 

Sentire 

La tua voce 

Come 

Una dolce 

Armonia 

Sfiorare 

Le tue 

Labbra 

Con 

Dolci 

Baci 

È come 

Perdersi 

In un 

Mare 

Incantato 

Di emozioni

domenica 8 ottobre 2017

CONOSCERE LA POESIA MODERNA ED ESPRIMERE EMOZIONI IN VERSI nuovo corso gratuito e aperto a tutti a Savona


l' AUSER di Savona
propone il corso
CONOSCERE LA POESIA MODERNA ED ESPRIMERE EMOZIONI IN VERSI 

a cura di Renata Rusca Zargar

Il corso aperto a tutti e gratuito
si terrà il secondo e quarto martedì del mese
a partire dal 10 di ottobre 2017
ore 15,30
presso la Biblioteca di Corso Tardy e Benech a Savona


mercoledì 4 ottobre 2017

Savona: RASSEGNA DI FILM 2017 su economia, ambiente, società, stili di vita

Presso le Officine Solimano, Nuovo Filmstudio 5, 12, 26 ottobre.  

Ore 21.   Ingresso libero.

Il tema dominante della rassegna di quest’anno è:

NOI OGGI COSA POSSIAMO GIA’ FARE ?

I tre film che abbiamo scelto propongono dei percorsi reali di cambiamento, esperienze concrete replicabili anche a Savona. Dopo aver investigato quali sono i problemi è ora di chiedersi quali scelte siamo disposti a fare per iniziare a risolverli.

 Giovedì 5 ottobre ore 21  Domani
 Giovedì 12 ottobre ore 21  I nostri figli ci accuseranno
 Giovedì 26 ottobre ore 21   Con i piedi per terra



Domani La povertà diffusa e l’incapacità di risolvere le tante crisi che investono l’umanità sono due dei problemi che più inquietano il nostro tempo. Le soluzioni sembrano impossibili da trovare o da applicare. Per cambiare, la mobilitazione deve essere pubblica, multiculturale e internazionale. E per cambiare, abbiamo bisogno di un sogno in grado di guidare le nostre scelte e stimolare la nostra creatività, prima che accada qualcosa di irreversibile. Il film è un emozionante e stimolante viaggio intorno al mondo alla ricerca di soluzioni efficaci per dimostrare che un domani migliore è possibile. Partendo dagli esperimeni più riusciti nei campi di agricoltura, energia, urbanistica, economia, democrazia e istruzione, i registi Cyril Dion e Mélanie Laurent propongono un nuovo futuro per noi e per i nostri figli.

I nostri figli ci accuseranno Ogni anno in Europa muoiono oltre centomila bambini per malattie causate dall’ambiente e in Francia i casi di cancro nei bambini aumentano dell’1,1%. Un documentario che denuncia senza mezzi termini lo spropositato uso di sostanze chimiche in agricoltura e nella preparazione dei cibi. Partendo da una lotta effettuata dal sindaco di una piccola comunità di montagna francese per far in modo che le mense scolastiche potessero garantire ai ragazzi alimenti organici, il film prende in considerazione tutto lo scottante problema dell’inquinamento e della qualità di cosa portiamo sulle nostre tavole. Se non si prendono in considerazione efficaci misure che aumentino il ritorno al cibo naturale e a coltivazioni biologiche, il processo sarà irreversibile e le generazioni future non potranno perdonare il fatto che noi contemporanei non abbiamo fatto nulla per invertire la tendenza. Una chiara indicazione della strada che oggi è già possibile percorrere per riappropriarci della qualità del nostro cibo e del nostro benessere.

Con i piedi per terra Nelle campagne italiane esistono persone che hanno scelto di radicarsi sul territorio per coltivarlo in maniera autonoma, efficiente, rispettosa dell’ambiente. Sembra una favola sbarazzarsi dei metodi agroindustriali eppure oggi in Italia c’è chi vive questa favola tutti i giorni. Chi sono? Come fanno reddito? Quali tecniche adottano? E perché il loro lavoro è necessario? Nell’autunno 2015 iniziano le riprese del documentario indipendente “Con i piedi per terra”, durante un viaggio per l’Italia intrapreso per intervistare contadini, ricercatori, medici e docenti universitari. Compiuto con lo spirito della ricerca, è un’indagine realizzata riprendendo in presa diretta le attività quotidiane nei campi, nei boschi, nelle case e nei mercati. Il documentario racconta atraverso decine di storie personali come fare reddito in maniera sostenibile, onorando il senso di appartenenza al territorio e la cultura dei saperi millenari.

venerdì 29 settembre 2017

SUMMIT INTERNAZIONALE PER LA PACE A SEOUL di Renata Rusca Zargar

Mentre il mondo guarda con paura alle tensioni tra la Korea del Nord, gli Stati Uniti e il Giappone, qui a Seoul, apparentemente, sembra tutto normale.
Le auto di grossa cilindrata, quasi tutte delle marche locali come Hyundai e Kia, scorrono ordinatamente nel traffico, senza correre, come farebbero in Italia, e non superano limiti di moderata velocità neppure sulle autostrade.
In questi giorni, a sfidare la paura della guerra e a manifestare per la pace, come ogni anno, ma con più forza data la situazione attuale, HWPL (Heavenly Culture, World Peace, Restoration of Light) un’Associazione coreana non governativa, senza scopo di lucro, affiliata all’Onu, tiene la terza commemorazione dell’Alleanza mondiale delle religioni per la pace.
Circa 1200 ospiti sono arrivati da quasi tutti i paesi del mondo, ma soprattutto da Africa e Asia, dove i problemi di dittature, guerre, privazione dei diritti umani sono più gravi. Colori di pelle ma anche di abiti, fogge, tradizioni, si mescolano negli hotel lussuosi in cui tutti sono alloggiati.
Ci sono leader religiosi, ministri, professionisti, donne, giovani, ma anche persone comuni, commercianti, semplici lavoratori. Il comune denominatore è che stanno operando per la pace nel loro paese e, dopo questi giorni fertili di conferenze, lavori, discorsi, torneranno a divulgare le idee del summit: dobbiamo bandire ogni guerra e conquistare la pace. La terra, come ha affermato Man Hee Lee, il fondatore di HWPL, non deve diventare una stella fredda nello spazio, distrutta da una guerra atomica e tutti i cittadini devono essere messaggeri di pace.
La manifestazione più importante di queste giornate, però, si è svolta allo stadio Hwaseong Sports Complex.
Tutti gli ospiti sono stati accompagnati là in auto sul cui cofano spiccavano le bandierine di HWPL. Numerosi pullman hanno, invece, condotto il pubblico. All’ingresso dello stadio, da una parte e dall’altra, le auto erano accolte da file di bambini urlanti: “We love a Peace”, mentre le bande  suonavano e la gente agitava cartelli inneggianti alla pace…
Vedere uno spettacolo simile prende il cuore, si rimane stupiti a pensare che ci sia tanta gente che anela alla pace in tutto il mondo e che, invece, ci siano guerre dappertutto, per soddisfare la fame demoniaca di potere e denaro di pochi mercanti di morte.
L’enorme stadio, dunque, si è riempito di gente, circa 35000 persone sugli spalti, più 2000 tra artisti, bambini e collaboratori.
Subito, si sono presentati all’interno i leader religiosi e politici, poi è iniziato lo spettacolo.
Sotto gli occhi, gli applausi, le acclamazioni delle migliaia di persone, si sono esibiti, per ore e ore, artisti di tutte le specialità, bambini, ragazzi e adulti, con meravigliose coreografie, carri allegorici, combattimenti tra soldati che si concludevano con la pace e i fiori.
Poi, sullo schermo gigante, sono apparse le città di tanti altri paesi, dagli Stati Uniti, dall’Africa, dall’Asia, dall’Australia, indifferentemente che là fosse giorno o notte, dove altri gruppi di sostenitori, circa 170000 persone, seguivano nelle piazze lo spettacolo in diretta e manifestavano per la pace. Sono arrivati anche numerosi videomessaggi di personalità di varie nazioni. Nelle comunicazioni, però, mancava ancora l’Italia, il cui unico rappresentante ufficiale presente a Seoul, per ora, è il dottor Zahoor Ahmad Zargar, leader islamico ligure.
Sempre dallo schermo, tutti hanno potuto seguire i discorsi di alcune personalità presenti, primo tra tutti, Man Hee Lee, poi, Nam Hee Kim, Chairwoman e leader del gruppo internazionale di donne per la pace, Moncef Marzouki, già presidente tunisino, Ivo Josipovic, già presidente croato, Stanislav Shushkevich, già presidente bielorusso, Adrien Houngbedji, presidente dell’assemblea nazionale del Benin, Given Lubinda, ministro della giustizia in Zambia, Atifete Jahjaga, già presidentessa del Kosovo, Singh Sahib Giani Gurbachan Singh Mi, sacerdote del tempio d’oro di Amritsar.
Infine, è stata tutta una festa con fuochi artificiali e palloncini. Molti sono scesi nel campo e hanno girato in parata insieme agli artisti del teatro tibetano che ballavano, ai bambini che stringevano loro la mano, ai leader dai sontuosi costumi tradizionali mentre il pubblico acclamava.
Organizzare questo summit deve essere costato molto denaro. Eppure, il signor Lee non è ricco, anzi, è stato contadino e muratore e ha partecipato alla guerra di Korea come soldato. È un uomo anziano che, andando personalmente negli altri paesi, è riuscito a creare il miracolo di convincere tanta gente a lavorare per la pace, perché esseri umani come noi non siano torturati, violentati, uccisi e il nostro bel pianeta sia salvo. La Korea, poi, soffre per il vicino Kim Jong-un ma anche per non essere unita.
La parata era qualcosa di inimmaginabile per noi europei, forse ci può ricordare le grandi parate militari della Cina o di qualche altra dittatura, studiate per ammaliare il popolo ignorante con la potenza delle armi. Ma qui non c’erano armi. L’appartenenza da sollecitare è al genere umano senza distinzione di sesso, colore, religione, tradizioni. Il sentimento da divulgare è quello della pace. Magari gli stati spendessero denaro in educazione alla cultura della pace invece che in armi di distruzione di massa! L’uomo è stato capace di scendere dagli alberi e di abbandonare le grotte. Oggi va nello spazio e vive in complicati grattacieli. Forse, Man Hee Lee può aiutarci a conquistare anche la qualità di esseri umani.
Nelle foto:
in alto, il laboratorio tra le varie religioni; in basso i leader religiosi nello stadio e un momento dello spettacolo nello stadio.
Pubblicato su:
 http://www.liguria2000news.com/summit-internazionale-per-la-pace-a-seoul.html
http://www.ivg.it/2017/09/leader-islamico-ligure-zahoor-ahmad-zargar-ad-manifestazione-internazionale-la-pace/
http://www.controluce.it/notizie/manifestazione-internazionale-a-seoul-per-la-pace/