sabato 18 agosto 2018

LA CIVILTA' DEL CANE di Renata Rusca Zargar


La civiltà del cane

Sono iscritta a un gruppo di fitness su WhatsApp. Ovviamente, in questo gruppo, si parla solo di soggetti riguardanti il fitness. In conseguenza dell’immane tragedia capitata a Genova con il crollo del ponte autostradale, però, su questo gruppo è apparsa la foto di uno dei cani usati per cercare le persone sotto le macerie con la solita frase “i nostri angeli” e i soliti cuoricini. Ma non basta. C’era anche un messaggio: “Queste foto le dedico a quelli che non vogliono cani in spiaggia, nei negozi, sui mezzi pubblici… A quelle carogne che li abbandonano.”  

Ora, essendo stata insegnante, sono abituata a puntualizzare, come facevo con i miei alunni, a non lasciar perdere, a esprimere un giudizio se vengono coinvolti dei valori essenziali. Così, ho risposto che quello, il gruppo di fitness, non era il luogo per discutere di certi soggetti ma che, comunque, si tratta di cani addestrati, cani lavoratori che salvano vite umane. Non è così per i cani che incontriamo ovunque che sottraggono risorse agli esseri umani. Con il denaro che si spende sui cani, che non sono come quelli di mia nonna, che facevano la guardia e mangiavano gli avanzi, si potrebbero salvare molti bambini. Invece, la nostra civiltà del cane preferisce lasciar morire gli esseri umani. Anche perché le relazioni umane sono molto difficili, i cani, invece, sono sempre d’accordo con il padrone.

Ovviamente, dopo questi pensieri, sono stata lapidata dal gruppo che le ha definite “oscenità”. Ed è giusto quello che hanno detto perché viviamo in un tempo dove, pur non essendoci alcun rispetto per gli animali che vengono sterminati senza pietà, distruggendo l’ambiente e mettendo in pericolo la nostra stessa sopravvivenza, si è umanizzato e bambinizzato il cane. Siamo nella civiltà del cane.

Sul pianeta, che non ha risorse infinite, ci sono quasi otto miliardi di esseri umani. Tra questi, circa tre milioni di bambini sotto i cinque anni, ogni anno, muoiono per non avere abbastanza cibo. Senza considerare quelli che, piccolissimi, per estrema povertà, vengono avviati alla prostituzione per far felici i nostri uomini o quelli che vengono uccisi per prender loro organi per i trapianti. Di ciò non ci preoccupiamo affatto. Niente cuoricini su WhatsApp né frasi mielose.

I cani, invece, devono mangiare bocconcini e altre squisitezze, come i gatti, ovviamente.

Non è certo come una volta che i cani facevano i cani e mangiavano gli avanzi!

Tali risorse vengono tolte agli umani, proprio come quando, per produrre un chilo di carne, vengono utilizzati dai 5000 ai 20000 litri di acqua mentre tante popolazioni non ne hanno.

Non parliamo, poi, dei cappottini, dei gadget, delle operazioni chirurgiche. Adesso va di gran moda persino portare il cane dallo psicologo.

In Italia, ci sono circa venti milioni di cani, più altri animali che, però, non sono amati così tanto perché più indipendenti. Quanti bambini si potrebbero salvare con una minima parte del denaro investito sugli animali? Ma i bambini, si sa, sono brutti e sporchi, forse maleducati, magari persino di un’altra “razza”.

Infine, i nostri mariti o mogli, persino i nostri figli, ci danno del filo da torcere. Ci contestano, non fanno nulla di quello che vogliamo, ci lasciano soli… Meglio rapportarsi con un cane che, certamente, non ci contesta, non ci abbandona, accetta i nostri baci sulla bocca, dorme volentieri nel nostro letto senza lamentarsi se russiamo.

Uno schiavo, insomma, che appena ci fa comodo possiamo pure abbandonare. 


UN PENSIERO PER GENOVA di Loredana Simonetti

UN PENSIERO PER GENOVA

Dopo il crollo del ponte Morandi di Genova, si resta sbigottiti di fronte ad una tragedia del genere: famiglie scomparse in una nuvola di polvere grigia, sotto una pioggia torrenziale incapace di lavare le lacrime e il dolore della gente comune. Il mio pensiero va per tutte le persone decedute, famiglie che si apprestavano ad andare in vacanza, uomini e donne che lavoravano la vigilia di ferragosto, bambini.. e questo dolore è una morsa che chiude lo stomaco. A loro, soprattutto, va il mio pensiero, alle loro piccole vite: a Samuele, a Camilla a Manuele, che così presto hanno cessato di vivere, vittime dell’incuria di una nazione che non riesce a valorizzare la bellezza di questo paese in assoluta sicurezza, vittime di un destino che non ha deviato il suo percorso, vittime insieme agli amici, alle famiglie, ai propri genitori. Basta parlare, basta fake news, basta a quel giornalismo che oltre la notizia vuole scavare nel dolore della gente! Occorre silenzio e rispetto per le persone colpite, ma soprattutto occorre rimboccarsi le maniche, tutti, nessuno escluso, per rimettere in piedi uno Stato vigile e disinteressato, che abbia cura con onestà del ruolo che deve ricoprire e si prenda cura di questa Patria composta soprattutto da uomini e donne che lavorano, che crescono i loro figli e si prendono cura degli anziani, e che arricchiscono il paese con il loro essere vivi.

www.loredanasimonetti.it

TENER DA CONTO di Angela Fabbri


TENER   DA   CONTO



Per mettere in sicurezza un Paese come l’ITALIA, con le sue migliaia di KM di coste, le sue centinaia di KM di monti e colline e faglie relative, i suoi 2 bei vulcani attivi (Etna e Stromboli) e uno in quiescenza (il Vesuvio, ma non credo sia ancora davvero andato in pensione anche se è un vulcano ‘statale’), i suoi 60.000 ponti, incalcolabile numero di torrenti…

Forse a tener da conto il Paese basterebbe che tutti quelli che ci mangiano, sull’Italia (alcuni da generazioni tramandando agli eredi diretti, altri tramandando sempre + facilmente il loro malcostume a nuovi adepti), si riunissero insieme dicendosi:

<< E’ venuta l’ora che mangiamo un po’ meno: siamo GRASSI  DURI! ( * ) >>

( * ) L’espressione deriva dal dialetto ferrarese ‘GRASS  DUR’ che indica persona che si è

        rimpinzata tanto da scoppiare.

Angela Fabbri

(Ferrara notte fra 15 e 16 agosto 2018)

martedì 14 agosto 2018

Ilaria Capua, un'epidemia di fake news minaccia la ricerca Appello alla comunità scientifica per unire le forze


La ricerca scientifica è seriamente minacciata da un'epidemia di fake news, e per questo è quanto mai urgente che "si riprenda la sua autorevolezza" contro le minacce, sempre più serie, che portano con sé "l'ascesa dei populismi e l'alba dell'era della post-verità": è l'appello che la virologa Ilaria Capua lancia dal Journal of Virology. " un appello alla comunità scientifica internazionale", ha detto Capua all'ANSA, perché "il vento dell'anti-scienza sta soffiando sulle coste dell'Atlantico come su quelle del Pacifico", osserva la ricercatrice, che nel 2016 ha lasciato l'Italia e si è trasferita negli Stati Uniti, dove dirige il Centro di Eccellenza dell'Università della Florida dedicato all'approccio 'One Health', che unifica i temi della salute umana, animale e ambientale.

L'articolo le è stato sollecitato dai tanti ricercatori di tutto il mondo che nel febbraio 2018 a Baltimora avevano seguito il suo intervento al convegno internazionale sui rischi biologici. Organizzato come un classico articolo scientifico, con i paragrafi dedicati a materiali e metodi, risultati e discussioni, quello di Ilaria Capua è in realtà un invito al mondo della ricerca a serrare i ranghi contro una nuova epidemia.

"L'attacco all'autorevolezza della scienza - ha proseguito Capua - non è un problema soltanto italiano, e non è diverso da qualsiasi altra epidemia causata da virus o altri agenti patogeni". Oggi a veicolare fake news e atteggiamenti anti-scientisti ci pensano i social media, "che hanno stravolto determinati meccanismi, compreso quello che genera l'autorevolezza". Contro la scienza si diffondono "soluzioni super-semplificate di problemi complessi" e sui social "i sensazionalismi e le opinioni finiscono per contare più dei fatti".

Per Ilaria Capua "la combinazione di questi effetti è distruttiva, e dovrebbe essere motivo di grande preoccupazione per tutti". Il caso delle vaccinazioni, con le conseguenze concrete che sta portando con sé, è soltanto l'esempio più recente, in buona compagnia di altre 'correnti' che fanno del web il loro terreno di dibattito, come terrapiattisti, creazionisti e fautori delle scie chimiche. Per questo, conclude, "come comunità scientifica dobbiamo essere vigili e preparati" ad affrontare un'era in cui "competenza e verità non hanno valore".

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TORNA L'AMIANTO

Amianto: torna legale in Usa l’impiego in edilizia

 Venerdì 10 Agosto 2018 10:0

La decisione dell’Agenzia di protezione ambientale. La società russa che lo esporta negli Stati Uniti ha messo l’immagine di Trump sulle confezioni

L’Epa (Agenzia di protezione dell’ambiente degli Stati Uniti) ha reso di nuovo legale l’utilizzo dell’amianto nei materiali per l’edilizia. L’impiego dell’amianto negli Usa è proibito dal 1989, così come in quasi tutti i Paesi del mondo. Secondo l'Associazione per le malattie legate all'amianto (Adao) ogni anno solo negli Stati Uniti sono 40 mila le persone che muoiono a causa di malattie riconducibili all'amianto.

Trump: «Il bando all’amianto voluto dalla malavita»
Trump ha sempre sostenuto di non credere che l’amianto non possa essere usato in assoluto, ma ci debba essere un limite minimo. In un libro del 1997, Art of Comeback, afferma testualmente che «il bando all’amianto è una cospirazione guidata dalla malavita, in quanto le società che effettuano la rimozione dell’amianto sono spesso legate alla malavita».
Stop ai controlli
L’Epa afferma che a partire da agosto non farà più controlli sull’amianto nell’ambiente, al contrario di quanto riaffermato nel 2016 sotto l’amministrazione Obama in cui si confermava che l’amianto era una delle dieci sostanze pericolose da tenere costantemente monitorate. Chelsea Clinton ha pubblicato un post su Twitter in cui riprende lo slogan di Trump: Maga, cioè Make America Great Again (Facciamo di nuovo l’America un grande Paese), trasformandolo in Make Asbestos Great Again (asbesto è il termine inglese per amianto).
«Trump è con noi»
Una delle poche società che ancora producono amianto, la russa Uralasbest, esporta negli Usa sacchi di amianto con l’immagine di Trump e la scritta «approvato dal Donald Trump, il 45mo presidente degli Stati Uniti». Sul proprio sito Facebook, la società ha postato un commento che afferma «Trump sta con noi». Il proprietario della Uralasbest, che produce il 21% dell’amianto mondiale, è un magnate considerato molto vicino al presidente russo Vladimir Putin. Oggi solo Russia e Brasile esportano amianto negli Usa (480 tonnellate all'anno, utilizzate per produrre acido cloridrico e candeggina), ma presto la produzione brasiliana cesserà per motivi sanitari e ambientali.
L'ultima vittima
Intanto in Italia a fine luglio è deceduta in Sicilia Maria Imbesi, 82 anni, da tempo in cura per asbestosi pleuro polmonare. Si tratta del 150mo operaio della Sacelit morto per malattie legate all'amianto. Nella fabbrica di Pace del Mela (in provincia di Messina) chiusa da anni, erano impiegati in tutto 220 persone. La donna ha lavorato per meno di tre anni nel reparto di produzione di tubazioni, canne fumarie e coperchi di serbatoi in eternit. Il marito era già deceduto per la stessa malattia.
Scritto da Corriere della Sera    

sabato 4 agosto 2018

IL TRIUMVIRATO di Angela Fabbri


                                    IL  TRIUMVIRATO



Nell’antica Roma Repubblicana ci furono 2 Triumvirati famosi:

Il primo risale al 60 a.C. ( Pompeo – Crasso – Cesare ).

Il secondo al       43 a.C. ( Antonio – Lepido – Ottaviano ).

In entrambi i casi si trattò di un accordo segreto per un’alleanza politica fra privati cittadini che ambivano governare a Roma rappresentando la Repubblica.

In entrambi gli esempi è presente

                                        Il  già GLORIFICATO

                                        Lo SPURIO

                                        L’HOMO  NOVUS.

In entrambi gli esempi si risolse nel governo di uno solo.

Del primo Triumvirato scampò GIULIO CESARE che però durò poco e finì sgozzato da un parente acquisito.

Dal secondo Triumvirato saltò fuori OTTAVIANO che invece durò così a lungo da avere il tempo di lavorare con senno in nome dello Stato, tanto da meritare il titolo di AUGUSTO, quello della PAX che da lui prende il nome. 

Come vedete, il destino dei vincitori fu dissimile.



Torniamo all’ITALIA di oggi che dal punto di vista geofisico è sempre una bella penisola protesa nel mare, condivide il pescato con l’Africa tanto vicina e non ci pensa più a litigare con l’antica Cartagine che sta  ancora lì da qualche parte…  

Ancora la REPUBBLICA risiede a ROMA e di nuovo c’è un TRIUMVIRATO.

Questa volta pubblico e palese.

Non intendo fare paragoni imbarazzanti con l’antico. Cito solo il periodo storico e i nomi in ordine alfabetico:

                       Anno 2018 d.C:   ( Conte – Di Maio - Salvini ).



(Angela Fabbri 3 e 4 agosto 2018)

venerdì 3 agosto 2018

L'AEREO DI RENZI, chiarimenti sugli ami gettati dal governo

L’aereo di Renzi

27/07/2018

 
Sono in vacanza, e ora è il momento di dedicarmi ai miei nanerottoli e a mia moglie. Ma siete in tantissimi che ieri e oggi mi avete segnalato questa storia dell’aereo di Renzi, che il nostro Primo Ministro ha detto di voler tagliare dalle spese statali.
Non ho voglia di polemizzare, ma solo di riportare dati e numeri, dati e numeri disponibili a chiunque abbia voglia di cercarli. Partiamo dall’inizio. La velina del Primo Ministro, come molte di questo governo, arriva via social network e riporta:


Meno spreco di denaro pubblico, meno spese inutili. Il governo che presiedo da subito ha voluto dare segnali di forte cambiamento rispetto al passato. E in quest’ottica si inserisce la volontà di rescindere il contratto di leasing dell’aereo Airbus A340-500, acquistato in passato per i voli di Stato. Un impegno che avevo e avevamo assunto sin dal nostro insediamento, una decisione sacrosanta, tutt’altro che simbolica.
A conti fatti si è trattato di un’operazione del tutto svantaggiosa, sia dal punto di vista dell’impatto economico che dell’utilità pratica. Parliamo di circa 150 milioni di euro spesi per soli 8 anni di noleggio, inclusi i 20 milioni per riconfigurarlo, per un velivolo quasi mai usato. Soldi degli italiani, che vincolavano il governo.
Per questo dai primi giorni del mio mandato ho dato indicazioni
di trovare una via di uscita per rescindere il contratto. A questa Presidenza, per le missioni internazionali che siamo chiamati a svolgere, un aereo così grande e costoso non serve. È uno spreco e un capriccio a cui noi rinunciamo molto volentieri.

Dell’aereo “di Renzi” nel corso di questi ultimi anni hanno già parlato in tanti. E non è così complesso fare qualche verifica sui fatti. Ci raccontava Rai News nel 2015:

La vendita del datato A 319 era stata poi autorizzata dal governo di Enrico Letta, due anni fa, ma senza ipotizzare – polemizzò qualche mese fa l’ex premier –  l’acquisto o il noleggio di un aereo come l’A340. In ogni caso il nuovo velivolo preso in “affitto” – a costi che sono ancora top secret – garantisce voli diretti in molte destinazioni del mondo senza i lunghi pit stop per fare carburante previsti con l’attuale modello. Il nuovo velivolo alla fin fine – spiegano in ambienti governativi – dovrebbe portare a ulteriori risparmi di gestione rispetto all’acquisto e alla manutenzione di un aereo, così come e’ stato invece fatto negli ultimi decenni.

Per capirci, quindi, prima dell’attuale A340 avevamo un A319 che si era deciso di vendere già sotto il governo Letta. Quindi, senza A319, se si chiudesse il contratto per l’A340 (che non è ancora chiaro quanto costerebbe di penali) dovremmo in qualche modo trovare soluzioni alternative per quelli che sono i voli istituzionali. – EDIT l’A319 è ancora nostro, le aste per venderlo sono andate deserte come ci ha segnalato un lettore, ne abbiamo ben 3 (i 3 A319 (MM 62174, 62209 e 62243, rispettivamente di 18, 15 e 12 anni) sono ancora in carico all’Aeronautica Militare in quanto le aste per l’alienazione sono sempre andate deserte.)-  Costi? Non ne parla nessuno.
La ragione del dismettere il vecchio A319 era principalmente una: era un aereo per voli a media tratta, costretto a lunghe soste per fare rifornimento per voli oceanici. Anche altri governi hanno optato per l’A340, proprio per evitare quelle soste. Nei vari post che si lamentano delle dimensioni dell’aereo scelto dal governo una delle cose che leggo spesso è che si trattava di un aereo troppo grande, visto che lo staff del PdC è composto da un massimo di quaranta persone al seguito. Ma evidentemente nessuno ha ben chiaro che l’aereo di Stato, quando vola, porta al seguito oltre allo staff anche i giornalisti che vogliano seguire le missioni del Governo. I trecento posti a bordo hanno tariffe prestabilite, pagate dalle testate che hanno giornalisti accreditati per viaggiare con il PdC.

Tanti sembrano convinti che un Presidente del Consiglio possa in totale autonomia scegliere le cose da fare, come quella di acquistare un aereo, ma ovviamente in una democrazia le cose non stanno così. L’autorizzazione a spese di quel genere viene dal Governo, che evidentemente aveva ritenuto sensato l’acquisto dell’A340-500.
Non sono qui a difendere la spesa, sia chiaro, basta una veloce ricerca in rete per concordare che il costo di quel leasing (se confermato) sia spropositato rispetto al valore attuale dell’aereo. Ma non era così quando fu scelto di procedere al contratto con Ethiad Airlines (contratto fatto quando sembrava che Ethiad fosse sul punto di rilevare Alitalia).

Oggi purtroppo l’A340-500 ha visto il suo valore crollare miseramente, e ne sono stati prodotti e venduti decisamente pochi.
Però nel post Facebook del nostro Presidente del Consiglio ci sono alcune frasi che vanno analizzate:

la volontà di rescindere il contratto di leasing dell’aereo Airbus A340-500, acquistato in passato per i voli di Stato

Lo so, sono pedante, ma parlare di acquisto mentre si nomina un leasing purtroppo è segno di non avere la più pallida idea di cosa si sta parlando. Un leasing è un noleggio, non un acquisto:

Il leasing è il contratto con cui una parte (concedente) concede in godimento all’altra (utilizzatore) un bene dietro corrispettivo e per un determinato periodo di tempo, alla scadenza del quale la parte che ha in godimento il bene può restituirlo o divenirne proprietario pagando la differenza tra quanto già versato e il valore del bene.

Nessuno ha acquistato nulla finora. Si è aperto un contratto di noleggio, con durata non nota. Nel contratto di oggetti come gli aerei possono essere inclusi anche servizi extra, come il mantenimento dell’aereo stesso, l’equipaggio a bordo e le riparazioni necessarie a mantenerlo operativo. Purtroppo da nessuna parte ho trovato il contratto ufficiale, come non l’hanno fatto le testate che in questi anni ne hanno parlato. Quello che è certo, secondo le cronache dei giornali, è che all’interno dell’aereo le modifiche fatte erano davvero poche, come riportava il Corriere:

Ci sono ancora le scritte in arabo, almeno per il servizio on demand interno. E alle pareti campeggiano le stelle marine della carta da parati con cui Èthiad cercava di accompagnare i turisti sulle spiagge degli Emirati Arabi. L’aereo che ha comprato Matteo Renzi, ma che l’ex premier non ha mai usato, si svela nel primo viaggio del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni con cronisti al seguito, come il più normale e il meno appariscente degli apparecchi.

Sicuramente è stato fatto un lavoro sulla livrea, che non è più Ethiad, ma per il resto, a parte la zona dedicata al PdC, l’aereo è rimasto tale e quale a come era prima. Onestamente non sono esperto di aerei, comprendo benissimo come un aereo che non debba fare 5 ore di rifornimento per le tratte superiori al New York-Roma possa essere per certi versi un risparmio, ma se dall’altra parte l’aereo stesso mi costa di manutenzione e leasing più di quanto risparmio forse non è l’aereo giusto.
Per finire un appunto: il nostro PdC ha detto che ha dato mandato per rescindere il contratto, quello che non è stato detto e chiarito è a) come volerà quando necessario visto che il vecchio A319 è stato pensionato (a meno che non scegliere di riutilizzare lo stesso, pur vecchio e decisamente poco pratico) e b) quanto costa (se c’è) la penale per rescindere il contratto (perché va bene accettare che l’A340-500 possa esser sopravvalutato ma se la penale è salata a questo punto tanto vale tenerlo, tutte cose un Governo trasparente dovrebbe raccontare a noi cittadini, prima magari di fare qualcosa che non è detto sia così conveniente come appare).

maicolengel at butac punto it