mercoledì 23 gennaio 2019

NOTTURNI DI TOSSE di Angela Fabbri


Io e Vittorina abbiamo vivacizzato le ore di silenzio ospedaliero con i nostri concerti

                                     NOTTURNI  di  TOSSE.

Eseguendoli con naturalezza, ciascuna nella sua particolare tonalità.

Mai silenzio, culminata l’esibizione di una, partiva in sequenza quella dell’altra. Ognuna esprimendo il suo proprio tormento interiore e passandolo all’altra e al suo in un continuo affiatato scambio d’orchestra.

Non ci si era messe d’accordo, Vittorina e io, fu spontaneo. E dopo il silenzio ci fu. Quando ci addormentammo in attesa del prossimo Notturno…

Il mattino ci siamo guardate sorridendo senza far parola neanche fra noi della faticosa notte trascorsa… a orchestrare i nostri aggrovigliati, sinceri e insopprimibili attacchi di tosse.

           Ospedale Sant’Anna a Cona (Ferrara) 13 gennaio 2019


Ecco, l’ho trascritto dalla matita sul quaderno di quella notte. C’è pochino, ma so che qualcuno quella notte ci ascoltò e non fu disturbato dal nostro piccolo concerto improvvisato .

(In ordine alfabetico: Angela & Vittorina)





(I Notturni di Tosse
Sono una piccola cosa, ma mi hanno insegnato che anche così si può comunicare con un'altra persona sconosciuta.

Angie)

martedì 22 gennaio 2019

ANIME DIVERSE POSSONO DAVVERO CONVIVERE NEL PARTITO DEMOCRATICO? di Renata Rusca Zargar


 Ieri, ho presentato la mozione Giachetti-Ascani presso il circolo di Villapiana, Savona, che è il circolo del Partito Democratico dove risulto iscritta.

Quando Giachetti ha deciso di competere nelle primarie per la segreteria del Partito, ho subito deciso di appoggiarlo. Mi ha convinto come persona, che seguo da sempre, e come programma, che condivido completamente. Anna Ascani la conosco molto meno, anche perché ha solo 30 anni, ma mi piace il suo taglio deciso e forte.

Dato che, per ora, votavano solo gli iscritti del Partito e le mozioni dovevano essere spiegate nei vari circoli, mi hanno chiesto di rappresentare la mozione al circolo di Lavagnola, dove, nonostante gli altri fossero tutti, tranne uno, per Zingaretti o Martina, sono stata accolta fraternamente.

Ieri, poi, avevo l’ultimo impegno nel mio circolo.

Come ho ampiamente spiegato nella mia presentazione, mi sono iscritta al Partito dopo essere andata in pensione perché desideravo partecipare un pochino di più alla vita politica, magari, ascoltando vivere le teorie, gli impegni, i sogni, le speranze, che ho seguito sempre solo sui  media.

Per motivi di età, ma anche perché sono molto impegnata in altre forme di volontariato che sono più adatte alla mia natura, non ho mai manifestato nessun tipo di ambizione per qualsiasi carica, anche minima.

Devo dire che, dopo la mia iscrizione, non mi sono sentita accolta nel Partito: sembrava sempre che gli altri avessero la “puzza sotto al naso” nei miei confronti. È stato difficile persino partecipare alla Festa dell’Unità, che era un mio sogno da quando ci andavo con mio padre a mangiare e a comprare i biglietti della lotteria. Se non ci fosse stata la mia vecchia compagna di scuola, Caterina Feliciani, che mi ha permesso di lavare un po’di bicchieri, non so se mi avrebbero fatto fare qualcosa.

Queste difficoltà le ho attribuite a problemi del mio carattere, perché sono stata una persona molto timida e, se non mi sento a casa, non apro bocca. Inoltre, penso che  essere emarginati sia molto comune, magari, quando si cambia scuola e si entra in una sala insegnanti dove i nuovi colleghi non ti guardano in faccia, e in mille altre occasioni. Io sono consapevole di quanto ci si rimanga male e ho sempre cercato di coinvolgere le persone nuove in un gruppo. Perché lo so, ti senti  un pesce lesso. Per fortuna, oggi, si sta meglio: si può ficcare il naso nel cellulare, fingendo di avere qualcosa di estremamente importante da comunicare.

Ieri, però, è successo qualcosa di particolare. Come ho detto, io rappresentavo la mozione di uno dei candidati, perciò sono rimasta nella sede del circolo, dalle 17 alle 21, orario di chiusura delle votazioni.

A un certo punto, gli altri, presidente, scrutatori, garante, rappresentante della mozione Martina, hanno ordinato la pizza e a me non hanno chiesto se la volevo. A dir la verità, io non avevo capito niente, anche perché con me non ci parlavano, ma, tutto a un tratto, ho visto arrivare le pizze. Subito, ho pensato che ne avessero comprate due o tre per darne un trancio a tutti, come avevano  fatto a Lavagnola, dove c’erano dei dolci per tutti. Invece, no, ognuno aveva la sua. Solo il giovane rappresentante della mozione Corallo, in quel momento, mi ha domandato se ne volessi.

Insieme a me, c’era anche un’altra signora, Cinzia, che sostiene Giachetti e mi faceva compagnia, e pure a lei nessuno aveva chiesto niente.

Queste persone si sono messe al tavolo e si sono mangiate la pizza. Nemmeno allora hanno provato a dire: “Scusa, non ti abbiamo contata, ci siamo dimenticati.”

Tutte le mozioni, indistintamente, sostengono che bisogna rinnovare il Partito, aprirsi al basso, accogliere, rivitalizzare i circoli. Sostengono che, chiunque vinca, dopo, saremo tutti insieme, per un obiettivo comune.

Lo faranno così?

Saranno sempre lì a rimpiangere i vecchi tempi, a ricordare quella volta che…, tra di loro?

Ci saranno tanti giovani che vorranno partecipare a questo tipo di circoli?

Io lo spero, per il bene del Partito e del mio Paese.

Per intanto, a me è stato riservato un trattamento che, forse, neppure un cane con la rogna avrebbe ricevuto.

mercoledì 16 gennaio 2019

Poesia di ANASTASIA: Giocare


Giocare 

Mi spogliai 

Del tutto 

Per giocare 


Far 

Del male 

Mi spogliai 

Del 

Mio 

Corpo 


Senza veli 

Pensai 

Con 

Gli occhi chiusi 

Solo 

Alla 

Mia anima 

Il 

Mio sguardo 

Era 

Vulnerabile 

Vedendo 

Il 

Tuo 

Così dolce 

Macchiato 

Del 

Peccato 

Originale 

Si 

Può essere 

Nudi 

Senza 

Nulla 

Concedere 

Ma

Solo 

Con l’anima 

Per 

Giocare 


Far 

Del male

sabato 5 gennaio 2019

ILFUTURO E' NEL CORAGGIO DELLE DONNE, OVUNQUE

Un muro di donne, una protesta lunga 620 km in India per l'accesso al tempio
Decine di migliaia di donne indiane hanno formato una catena umana "a sostegno dell'uguaglianza di genere"
Milioni di donne indiane hanno formato una catena umana lunga 620 chilometri nello Stato del Kerala, "a sostegno dell'uguaglianza di genere". La manifestazione è stata organizzata per sostenere la sentenza che ha cancellato il divieto di accesso alle donne al tempio indù Sabarimala.
Alla decisione del giudice si sono opposti i religiosi integralisti che hanno inscenato violente proteste. Secondo quanto riferisce l'agenzia Press Trust of India, al 'muro' di donne, appoggiato dal locale governo comunista, hanno partecipato anche dipendenti statali e studenti, cui le scuole e università hanno dato il permesso di assentarsi. In questo timelapse postato su Instagram si vedono alcune centinaia di manifestanti lungo la strada.


BOTTI GIOVANI di Angela Fabbri


                                     ‘ BOTTI ‘  GIOVANI


Giocare con i ‘BOTTI’ scherzare con i ‘BOTTI’ è tipico dei ragazzi giovani. Una specie di Roulette Russa. Da giovani siamo tutti IMMORTALI.

Da vecchi, chi vorrebbe davvero l’IMMORTALITA’?

L’unica immortalità è passare il testimone lasciando le nostre cose ad altri. E magari poter stare a guardare per un po’ quel che succede.


(Angela Fabbri, Ferrara notte fra il 31 dicembre 2018 e il 1° gennaio 2019)

lunedì 31 dicembre 2018

MESSAGGIO AUGURALE di Enrico Parravicini


Realtà o finzione

Come accade ogni anno, all’approssimarsi del 31 dicembre, eccomi alla ricerca di un argomento valido per riempire con le mie riflessioni questo tradizionale messaggio di fine anno, perpetuando una tradizione che dura ormai dal 31 dicembre 1998, quindi giunta all’isospettabile traguardo della XXI edizione. Chi mi legge per la prima volta potrebbe obiettare che gli argomenti su cui riflettere sono innumerevoli e che potrei avere solo l’imbarazzo della scelta: la pace nel mondo, il futuro del pianeta, le migrazioni dei popoli extracomunitari verso l’Europa, il problema del terrorismo … Beh, se è questo che i miei lettori si aspettano dal mio messaggio, dico a loro di andarsi ad ascoltare i messaggi del Papa, del Presidente della Repubblica, dei nostri tre capi di Governo (o forse sono solamente due), perché il mio messaggio, di qualsiasi cosa possa trattare, tratterà comunque di altro. Di altro che ci offra comunque la possibilità di riflettere, se mai ne avessimo voglia e ne sentissimo il bisogno.

E mi par di sentire già i commenti di qualcuno: “Ma questo è fuori dalla realtà!” Sì … questo (cioè il sottoscritto) è fuori dalla realtà e vive in un limbo dove il confine fra realtà e finzione assume contorni indefiniti e non sempre classificabili, un limbo dove la mente oscilla di continuo fra la tranquillità rassicurante del concreto ed il fascino pericoloso dell’astratto, dove il tempo e lo spazio, da sempre sacerdoti intransigenti ed attenti  custodi dell’universo materiale, perdono il proprio valore assoluto per concedersi alle suggestive lusinghe dell’opinabile.

Nelle diverse forme artistiche, sia letterarie che figurative, come del resto in quelle che trattano l’immagine, quali la fotografia e la cinematografia, i limiti del reale vengono valicati con  estrema disinvoltura, tanto che la realtà e la finzione coesistono in maniera apparentemente naturale, senza che si sia costretti ad esercitare violenza alla propria mente per discernere dove finisca l’una ed abbia inizio l’altra. E qui devo stare molto attento a non ricalcare le orme di Platone lungo il sentiero dell’avversione per l’arte, da lui considerata negativa in quanto imitazione della realtà, che è a sua volta imitazione dell’”idea”; gli artisti, secondo Platone, con le loro "copie" precludono agli uomini la possibilità di conoscere la realtà. Ma mi sto allontanando troppo; torniamo all’arte come mondo in cui possono convivere  senza eccessivi compromessi il vero e l’immaginario; pensiamo, come esempio paradigmatico, alla letteratura ed alla cinematografia di fantascienza. Nel 1968 usciva sugli schermi il celeberrimo film “2001 Odissea nello spazio” per la regia di Stanley Kubrick, basato sul racconto “La sentinella” di Arthur Clarke, a torto o a ragione considerato uno dei capolavori del cinema di fantascienza di tutti i tempi;  in questo film l’elemento fantastico ha il dominio assoluto su quello reale, dalla prima all’ultima scerna, tanto che riesce quasi impossibile trovarvi un riferimento riconducibile al mondo reale.  La vicenda, i personaggi, i dialoghi, le ambientazioni appartengono tutte ad un inquietante universo irreale, che nulla fa per rendersi anche minimamente credibile (nel mio messaggio augurale del 31 dicembre 2000 ho trattato nel dettaglio 0questo argomento). Solo dodici anni prima, nel 1956, un altro pilastro del cinema di fantascienza, “L’invasione degli ultracorpi”, per la regia di Don Siegel, tratto dall'omonimo romanzo di Jack Finney, ci presentava un universo diametralmente opposto, vale a dire un universo a misura d’uomo, dove ogni riferimento è reale, concreto  ed ipotizzabile nella vita di ogni giorno; anche l’elemento fantastico, rappresentato dall’invasione di forme di vita aliene che prendono possesso dei corpi umani per potersi riprodurre, essendo destinate altrimenti  all0estinzione, viene presentato in chiave realistica: gli alieni non vengono mai mostrati in sembianze surreali, ma sempre e soltanto dopo la conversione in quelle umane, di modo che non vi siano differenze rilevabili fra l’aspetto dei protagonisti e quello antropomorfico delle loro copie  extraterrestri. Lo spettatore, che di fronte alle immagini del film di Kubrick si sente quasi lui stesso un alieno, come se l’elemento naturale fosse il fantastico, nel caso del film di Siegel si sente  a casa propria, con i riferimenti consueti di ogni giorno ed arriva quasi bonariamente a domandarsi se il vicino di casa, il lattaio o il collega d’ufficio non siano per caso copie contraffatte degli originali, abitate  dagli ultracorpi.   Un compromesso che consente di riacquistare l’equilibrio desiderato fra realtà e finzione, per restare nell’esemplificazione cinematografica, può essere rappresentato da un altro famoso film di fantascienza: “E,T, l’extraterrestre” del 1982, per la regia di Steven Spielberg, dove ambientazione, personaggi  e vicende appartengono ad un universo assolutamente credibile nel suo essere così quotidiano, nel quale si muove con straordinaria naturalezza la figura del bambino alieno smarritosi sulla terra, le cui sembianze morfologiche sono tali da creare il voluto contrasto fra il consueto e l’immaginario, senza peraltro suscitare alcuna reazione di rifiuto o di timore per l’ignoto.

Abbiamo visitato tre vicende cinematografiche dove l’elemento reale e quello della finzione si prendono spazi assai differenti: assoluta preponderanza della finzione, assoluta preponderanza della realtà, equilibrio quasi rassicurante. Questo a dimostrazione di come nell’arte la discrezionalità sia assoluta e la volontà dell’artista costituisca l’unica regola a cui si possa assoggettare il confine fra il reale e l’immaginario. Ma il cinema non è l’unico strumento di evasione dalla realtà e di celebrazione della fantasia: esempi forse ancora più significativi ci vengono offerti dalla letteratura.

E qui non si può procedere prescindendo dall’opera di Luigi Pirandello. Tutta la produzione letteraria dello scrittore siciliano è imperniata sul dualismo fra realtà e finzione, ma due sono i momenti che da sempre mi hanno colpito in modo particolare e mi hanno fatto riflettere, Il primo è la scena finale dell’”Enrico IV”, quando il protagonista, per sfuggire definitivamente alla realtà ed alle conseguenze del suo gesto, decide di fingersi pazzo per sempre e di continuare per tutta la vita ad impersonare Enrico IV; ciò che era iniziato per simulazione diviene realtà ed i confini fra i due universi si confondono in maniera definitiva: “Ora sì.... per forza.... (li chiama attorno a sé, come a ripararsi) qua insieme, qua insieme.... e per sempre!”.

L’altro momento che mi pare significativo  nell’opera di Pirandello è l’intera trama dei “Sei personaggi in cerca d’autore”. Qui tutto il costrutto ò basato sull’equivoco fra finzione e realtà: la vicenda dei sei personaggi (finzione) si sovrappone a quella degli attori della compagnia teatrale (realtà) in modo talmente ambiguo che lo spettatore non riesce a dirimere il dubbio di quando finisca l’una ed abbia inizio l’altra.  Quando nell’ultima scena il Figlio (personaggio) muore, raggiunto da un colpo di rivoltella, gli attori restano ammutoliti e sospesi fra finzione e realtà: è morto un essere umano o solo il personaggio che questi avrebbe dovuto rappresentare? Pirandello non da’ una risposta e noi non ci siamo mai preoccupati di cercarla: la finzione è un confortevole rifugio per sfuggire alla realtà, quando questa diventi troppo scomoda.

Cari amici, ho divagato più del solito e la mezzanotte si sta avvicinando, Se siete riusciti a seguirmi fin qui, ecco … unitevi a me in questo brindisi augurale; ci raggiungeranno per festeggiare il nuovo anno anche i personaggi che abbiamo incontrato nel testo della nostra chiacchierata, siano essi reali o immaginari. Brinderemo insieme ad HAL 9000, il computer impazzito di “2001 Odissea nello spazio”, con i baccelli da cui nascono gli ultracorpi, con E.T., con Enrico IV e con il Figlio (accettando quindi che la sua morte sia stata solo finzione); brinderemo con chi appartiene al nostro mondo reale e con chi popola quello onirico dei nostri desideri, perché i confini fra realtà e finzione sono molto, ma molto fragili e li possiamo abbattere a nostra esclusiva discrezione.

Buon anno, buon 2019

lunedì 24 dicembre 2018

I BUONI CATTIVI da Nota Design

La scienza a volte ci dice delle cose che, tutto sommato, sappiamo già benissimo ma non abbiamo mai messo a fuoco. Una nuova ricerca americana dimostra che i supereroi del cinema - rappresentanti e simboli del “bene” - sono parecchio più violenti dei cattivi.
I ricercatori, guidati dal Prof. Robert Olympia, della Penn State University, hanno analizzato dieci film usciti tra il 2015 e il 2016 in cui dei supereroi usano i loro poteri speciali per contrastare i malvagi. Hanno identificato i singoli atti di violenza, classificandoli a secondo della natura dell’azione e di chi l'ha commessa.
Hanno trovato una media di 23 azioni violente all’ora associate ai protagonisti “buoni” a fronte di 18 da parte degli antagonisti “cattivi”. Hanno anche rilevato un maggiore pacifismo (relativo) tra i personaggi femminili. I maschi hanno commesso circa cinque volte gli atti di violenza delle femmine, una media di 34 azioni violente all’ora rispetto alle 7 delle donne.
La forma più comune di violenza tra i protagonisti positivi è stata la lotta a mani nude (1.021 atti), seguita dall’impiego di un'arma letale (659), la distruzione della proprietà (199), l’omicidio (168) e l’uso dell’intimidazione e la tortura (144). Per gli antagonisti invece, l’atto violento più comune è stato l’utilizzo di un’arma letale (604 volte), la lotta (599), l’intimidazione e la tortura (237), la distruzione della proprietà (191) e l’omicidio (93).
I ricercatori una volta tanto non propongono la censura dei film, ma raccomandano vivamente che i genitori accompagnino i piccoli durante la visione per aiutarli a sviluppare il “pensiero critico” riguardo a ciò che vedono. Non precisano esattamente in cosa consisterebbe, ma si può supporre che il messaggio primario resti comunque quello di non lanciarsi in volo dai piani alti.
Una sintesi dello studio, in inglese, si trova qui