sabato 23 giugno 2018

UNA SERATA PRIMA DELLA GUERRA


             UNA  SERATA  PRIMA  DELLA  GUERRA



E’ tutta sera che nel parco pubblico intorno casa un’orchestrina suona piano e dolcemente musiche d’anteguerra. La gente balla sul prato illuminato.



Mi è subito venuto in mente mio padre, classe 1917, grande ballerino e poi bancario.

E mia madre, classe 1922, diplomata maestra e poi bancaria, che non ballava affatto.

Non si erano ancora conosciuti. S’incontrarono, appunto, in banca.


Le melodie dal prato cambiano come risalendo adagio il tempo. Poco fa siamo arrivati al 1939 con l’effetto speciale di un grosso aereo che si sposta lento in alto nel cielo e nel buio.

Firmato:  Il Vs. Poeta senza Tempo.

venerdì 22 giugno 2018

da TERRELIBERE.ORG: AISHA, 8 ANNI, CONTRO L'ITALIA


Lampedusa. Aisha, 8 anni, contro l’Italia

27 maggio 2018



Arriva alla Corte europea la denuncia di una famiglia tunisina. I loro diritti sono stati violati dall’Italia. Ancora una volta nel famigerato hotspot




In pochi giorni Aisha è svenuta per la fame e la sete in una barca alla deriva partita da Sfax; ha visto un balordo provare a stuprare la madre davanti ai suoi occhi; ha subito un colpo all’addome durante una violenta carica della polizia italiana. Vive in uno stato di paura costante che la porta a perdere i sensi.

Adesso è il tempo del risarcimento. In questi giorni il suo caso arriva a Strasburgo presso la Corte europea dei diritti umani. Da un lato una bambina tunisina di otto anni e la madre. Dall’altro​,​ il governo italiano.

“Eravamo in 40 su una barca e ci siamo persi”, racconta la madre. “Abbiamo incontrato un peschereccio. Gli abbiamo chiesto di riportarci in Tunisia. I pescatori hanno rifiutato”. Tre giorni senza mangiare e bere. Poi una luce in lontananza e altre nove ore per arrivare alla salvezza, cioè l’isola di Lampedusa. Sono le due di notte del 15 febbraio. Aisha sviene e viene portata via in ambulanza.

Squallido e trasandato


La famiglia vuole chiedere asilo. Ma non può. “Per tutto il tempo della permanenza non hanno ricevuto alcun documento attestante la ricezione della domanda di protezione”, dice Giulia Crescini, legale della famiglia.

Una donna e una bambina di otto anni sono sicuramente figure vulnerabili. Invece rimangono nell’hotspot. Insieme a tutti gli altri. Il “Garante nazionale dei diritti delle persone detenute” – una istituzione dello Stato – parla di un luogo “squallido e trasandato”. Ci sono poliziotti e cani lupo sciolti nel cortile, materassi di gommapiuma sporchi. L’acqua calda? Un’ora al giorno. E di notte nei bagni non c’è neanche quella fredda. Al mattino i liquami si accumulano  nei bagni, “a pochi metri dalla stanza dei materassi”. Senza porte tra dormitori e gabinetti.

Tutti vogliono andare via. Alcuni per farlo ricorrono a mezzi estremi. Uno si cuce le braccia col filo spinato, un altro ingoia una lametta.

Nel centro si parla ancora di W. Si è suicidato un mese prima. Trattenuto per due mesi, aveva ricevuto l’ordine surreale di lasciare l’Italia. Era affetto da disagio psichico, aveva bisogno di farmaci non disponibili sull’isola. Avrebbe meritato una protezione umanitaria.

Si può discutere di tutto, ma di certo non è un luogo adatto a una bambina che porta ancora i segni della traversata in mare. Invece madre e figlia dormono in un corridoio. Insieme agli uomini.

Una notte, Aisha vede qualcuno che si avvicina alla madre. La molesta, poi prova a violentarla. Solo le urla della donna richiamano il compagno, che impedisce l’abuso. Non ci sono poliziotti. Aisha cade in preda a un attacco di panico. Sviene. Per due ore rimane priva di sensi.

L’incendio


“Un poliziotto spingeva e picchiava con il manganello chi era in fila per prendere il pasto, senza motivo”. Un gruppo, stanco, chiede di andare via. “Mentre questi parlavano con la sicurezza, tre migranti rimangono indietro e danno fuoco a una stanza”, raccontano gli attivisti della campagna “Lasciatecientrare”.

L’8 marzo tutto precipita. “Si è creato panico diffuso e gli addetti alla sicurezza hanno tenuto i manganelli in mano, contribuendo a diffondere ancor più panico tra la gente che ha iniziato a correre da tutte le parti, mentre la polizia, in assetto antisommossa, ha iniziato violente cariche. Alcuni sono riusciti ad uscire dal cancello principale, altri sono usciti da un buco presente nella recinzione. Altri ancora sono rimasti bloccati e schiacciati all’ingresso”.

“Le autorità di polizia hanno risposto con la forza picchiando indiscriminatamente uomini, donne, bambini”, denuncia Crescini. Un colpo di manganello raggiunge Aisha all’addome. La bambina finisce al pronto soccorso. Sul lettino, urla disperata. “Me lo dai questo video?”, dice qualcuno non identificato a chi sta riprendendo la scena.

Intanto le fiamme hanno definitivamente peggiorato le condizioni del centro rendendolo inagibile. Ma per Aisha e la famiglia c’è ancora una settimana da passare nel centro semi-incenerito.
Segni di percosse.

Il morso


“Io sono stato picchiato tante volte dalla polizia e dagli altri maggiorenni. Anche un cane della polizia mi ha morso e i poliziotti ridevano mentre mi mordeva e non facevano nulla”. Ahmed è un minore intervistato dagli attivisti di Cidl, Asgi e Indiewatch, le associazioni che hanno prodotto un dossier su quello che è successo a Lampedusa in questi mesi.

“Sono quotidiani i pestaggi degli ospiti, le perquisizioni arbitrarie e le minacce”, dicono i legali.

La storia è sempre la stessa da anni. Lampedusa è una pentola a pressione. Se si usa il centro come hub per le espulsioni, con trattenimenti a tempo indeterminato. Prima o poi esplode.

I migranti dovrebbero rimanere al massimo 48 ore. Ma ci sono trattenimenti di mesi. È “reclusione senza reato”. E da quando è diventato un hotspot, secondo il modello europeo, tutto è peggiorato.

Gente che non ha diritto


Quando arrivano a Lampedusa, i tunisini non possono chiedere asilo, come vuole il diritto internazionale. Al massimo possono “manifestarne la volontà”. Compilare il modello C3 è praticamente impossibile. Vengono considerati “migranti economici”, gente da rispedire a casa.

L’asilo ai tunisini romperebbe l’unica catena di montaggio che funziona, insieme a quella con l’Egitto. La catena delle espulsioni, di cui ogni governo ha voglia di vantarsi.

Sono i vecchi accordi stipulati con Ben Alì e Mubarak. Trattati non come dittatori sanguinari, ma interlocutori alla testa di paesi sicuri. Paesi in cui rispedire chiunque, in base alla nazionalità, senza considerare la storia individuale, senza ascoltare cosa ha da dire.

Il caso di Aisha è esemplare. La madre si separa dal marito – situazione problematica in Tunisia – ha un nuovo compagno e vuole dare alla figlia un futuro migliore. Denuncia l’ex marito per violenze e parte per l’Italia. Pensava di affrontare soltanto il mare, non una fortezza.

Chiuso / aperto


“Mi hanno dato un libretto dove c’erano scritti i miei diritti, ma secondo me è una barzelletta, perché te li fanno vedere, ma se chiedi i diritti ti picchiano”, dice ancora un tunisino.

Nell’isola, in vista della stagione estiva, si alzano voci allarmate. I “clandestini” allontanano i turisti. Secondo “La Stampa”, ci sarebbe un patto per non allarmare Lampedusa alla vigilia della stagione turistica: i migranti sono stati “scoraggiati” a girare per le strade.

È un dibattito che si trascina sempre uguale da anni. Anche lo status “aperto/chiuso” è una costante. Il 13 marzo scorso il ministero dell’Interno aveva annunciato un “progressivo e veloce svuotamento” in vista dei lavori di ristrutturazione. Ma al prossimo sbarco, Lampedusa rischia di riproporre la solita galleria degli orrori. Perché non è e non sarà mai un’isola-prigione.

giovedì 21 giugno 2018

A VOI GIOVANI: SE NO, GRIDERANNO LE PIETRE!, di Alex Zanotelli

“Se gli altri tacciono, se noi anziani e responsabili-tante volte corrotti-stiamo zitti, se il mondo tace, vi domando: ‘Voi griderete?’ Per favore, decidetevi prima che gridino le pietre.” E’ con queste parole che Papa Francesco sfidò i giovani presenti in Piazza S. Pietro il 26 marzo, per la Giornata Mondiale dei giovani. Quasi contemporaneamente a questo appello di Papa Francesco rispondevano milioni di giovani e giovanissimi americani scendendo in piazza, con la scritta “ Never Again”(Mai più !) ,in ottocento città americane (a Washington erano ottocentomila!) per dire ‘No alle armi’, armi che uccidono negli USA migliaia di ragazzi.
E con un chiaro impegno politico di mandare a casa, nelle prossime elezioni di novembre, tutti quei deputati e senatori che appoggiano la potente lobby delle armi, la NRA .Una straordinaria reazione nell’America di Trump! Mentre noi italiani “anziani e responsabili” stiamo in silenzio davanti alla follia degli armamenti, delle guerre, del razzismo e della distruzione del Pianeta. Almeno voi giovani italiani avrete il coraggio di urlare e di gridare ?L’Istituto SIPRI di Stoccolma ha rivelato che nel 2017 , a livello mondiale, abbiamo investito in armi ben 1.739 miliardi di dollari , pari a 4.5 miliardi al giorno. Il nostro paese, l’anno scorso ha speso in armi 26 miliardi di euro, pari a 70 milioni di euro al giorno. E nel 2017 l’Italia ha esportato armi pesanti per oltre dieci miliardi di euro. Armi e bombe vendute , per esempio, all’Arabia Saudita con cui bombarda lo Yemen , ma vendute al Qatar e agli Emirati arabi, che le usano per finanziare i gruppi jihadisti e qaedisti(Tutto questo in barba alla legge 185 che proibisce al governo di vendere armi a paesi in guerra o che violano i diritti umani! ) . Abbiamo assistito in silenzio al massacro dei palestinesi a Gaza da parte di Israele, armato fino ai denti anche con armi nucleari. E la corsa al nucleare è sempre più intensa nonostante il Trattato per la Proibizione delle armi nucleari (2017) che il governo italiano non ha firmato. Gli USA da soli, investiranno nei prossimi decenni mille miliardi di dollari per modernizzare le proprie armi atomiche . Queste armi atomiche (“illegali, immorali e illogiche” secondo Papa Francesco) stanno portando il mondo sull’orlo del baratro di una guerra nucleare. Ma non meno grave è la corsa alle armi convenzionali sempre più sofisticate che portano a sempre nuove e spaventose guerre dalla Siria all’ Afghanistan, dallo Yemen all’Ucraina, dalla Somalia al Congo, dal Sud Sudan al Mali, dal Centrafrica alla Libia, dal Sudan alla Nigeria. E’ l’Africa oggi il continente più infestato da guerre e questo proprio per la sua ricchezza soprattutto mineraria. La conseguenza di queste guerre sono i rifugiati che arrivano sulle nostre spiagge chiedendo asilo e che noi respingiamo.
L’Europa, la patria dei diritti umani, ha infatti dato sei miliardi a Erdogan per bloccare in Turchia chi fugge dalla Siria o dall’Afghanistan ed ha spinto l’Italia a fare un accordo con l’uomo forte di Tripoli, El Serraj, per bloccare nell’inferno libico un milione di rifugiati, torturati e stuprati. L’Europa ha già sulla coscienza oltre 50.000 migranti sepolti nel Mediterraneo. Ora il portavoce del nuovo governo, il ministro degli Interni, Salvini, urla:”Basta ONG nel Mediterraneo per salvare i naufraghi”, e nessun “ vice-scafista deve attraccare nei porti italiani.” E vuole espellere dall’Italia 500.000 irregolari.E’ il trionfo del razzismo, della xenofobia e non solo in Italia, ma anche in Polonia, in Ungheria, in Croazia, in Austria. E non solo a parole, ma con muri, con filo spinato e barriere metalliche con lama di rasoio. Il vecchio continente ha perso la sua umanità!I nostri nipoti diranno di noi quello che noi oggi diciamo dei nazisti . E’ la nostra Shoah! Il tutto nell’indifferenza e nel silenzio di noi “anziani e responsabili”. La mia generazione, quella nata dalla II Guerra Mondiale e vissuta fino a oggi, sarà tra le generazioni più maledette della storia umana, perché nessuna altra generazione ha talmente violentato il Pianeta Terra come l’abbiamo fatto noi. Vi consegniamo un mondo malato, ora tocca a voi giovani! Tocca a voi, giovani, gridare , urlare, protestare contro un sistema economico-finanziario che impoverisce e affama così tante persone e che violenta il Pianeta Terra,contro la follia degli enormi investimenti in armi che portano a sempre nuove guerre, contro questa onda xenofoba e razzista che mina la UE e il nostro paese. Noi anziani e corrotti abbiamo fatto questo disastro. Ora tocca a voi giovani! “Per favore, decidetevi, prima che gridino le pietre!”
Alex Zanotelli
Napoli, 20 giugno 2018

lunedì 18 giugno 2018

DEPOSIZIONI, 14 giugno - 15 luglio, Vercelli

DEPOSIZIONI
Evento collaterale alla mostra
“Il Rinascimento di Gaudenzio Ferrari”

Inaugurazione 14 giugno 2018 ore 18:00
14 giugno | 15 luglio
In occasione dell’importante mostra “il rinascimento di Gaudenzio Ferrari”, Varallo | Vercelli | Novara - 24 marzo | 1 luglio 2018, StudioDieci propone un dialogo intimo e strettamente personale tra il fare e sentire che contraddistingue l'arte contemporanea e il lascito culturale del grande maestro che proprio da queste terre miste d'acqua e alture ha intrapreso il proprio percorso. 
Deposizioni è l'insieme delle dichiarazioni di chi, cresciuto sulle medesime terre e confini limitrofi, ha saputo raccogliere gli insegnamenti lasciati da Ferrari, aggiungendo un tassello in più a quel filo rosso che è l’Arte; filo che tiene insieme e permette il susseguirsi delle epoche storiche. Un susseguirsi di discendenze culturali dove il concetto di “contemporaneità” è in stretta correlazione al tempo che ha visto nascere quelle storie depositate nelle immagini attraverso i colori e la materia e non un titolo esclusivo dell’oggi che stiamo vivendo.
Il centro culturale vercellese, da sempre attento a seguire e a contribuire il susseguirsi di questa incalzante cucitura, apre le sue sale affinché gli artisti invitati possano deporre la propria indagine e derivazione tra i vasi comunicanti del sapere e del “nostro” contemporaneo. Deposizioni giudiziarie, Deposizioni d’intenti, Deposizioni che non necessariamente devono essere sepolcrali, ma vere dichiarazioni d'artista nei confronti  e a favore della Cultura. Questa mostra non vuole essere una rivisitazione di opere già “complete” e “perfette”, ma un omaggio a quel filo rosso che ancora oggi, su quelle terre miste d’acqua e alture, ha la possibilità di dirsi tessendo storie sempre nuove. 

Artisti coinvolti. 

Edoardo Casetto
Carla Crosio
Valentina De Luca
Giò Gagliano
Roberto Gianinetti
Margherita Levo Rosenberg 
Laura Mazzeri
Diego Pasqualin
Arturo Putrino
Ornella Rovera
Sara Testa
Beatrice Vecchio
Isabella Vitti
Margherita Levo Rosenberg: RACCONTI DI SPINE, x-ray films, cm.78x50x20 approx., 2018

UOMINI E NO


venerdì 15 giugno 2018

RAZZISMO: UNA SANTA COLLERA di padre Alex Zanotelli


L’onda nera del razzismo e della xenofobia che sta dilagando in Europa, dall’Ungheria all’Austria, dalla Polonia alla Slovenia travolge oggi anche il nostro paese. Il volto più noto di questo razzismo nostrano è certamente Salvini, segretario della Lega e oggi Ministro degli Interni nel nuovo governo giallo-verde. (Non dimentichiamoci che Salvini è consigliato da Bannon, ex-consigliere di Trump e portabandiere dell’ultra destra sovranista mondiale!). E in queste prime settimane di governo giallo-verde, Salvini ha subito rivelato la sua strategia politica con degli slogan che fanno paura. “E’ finita la pacchia dei migranti”, i clandestini devono fare le valigie, se ne devono andare”, “ nessun vice-scafista deve attraccare nei porti italiani”, “siamo sotto attacco e chiediamo alla NATO di difendersi dai migranti e terroristi,” “l’Italia non può essere il campo profughi d’Europa.” Pesante l’attacco contro la Tunisia come paese “ esportatore di galeotti.” La politica leghista vuole creare “più centri di espulsione” per sbarazzarsi di 500.000 irregolari rimandandoli ai loro paesi. Pesanti le parole del Ministro degli Interni contro il sindaco Mimmo Lucano che ha fatto rifiorire il paese di Riace (Calabria) accogliendo migranti: “ E’ lo zero!” Altrettanto dura la politica del Ministro degli Interni contro i Rom :vuole smantellare i loro campi con le ruspe e attuare quanto concordato nel “contratto” di governo :”l’obbligo della frequenza scolastica, pena la perdita della responsabilità e potestà genitoriale.” Siamo alle Leggi speciali per i Rom? Inoltre egli promette il pugno duro per la sicurezza e il decoro urbano, a spese dei senza fissa dimora, dei poveri, degli ultimi.E il Segretario della Lega è passato subito dalle parole ai fatti con il rifiuto alla nave “Acquarius”, che portava oltre 600 migranti, di attraccare ai porti italiani. Un atto vergognoso giocato sulla pelle dei poveri, ma anche illegale perché viola la nostra Costituzione e i trattati internazionali firmati dall’Italia “sulla ricerca e salvataggio marittimo”. E’ ormai Salvini che impazza a tutto campo, mentre i Cinque Stelle sono già prigionieri del campo di forza della Lega che ha sempre più consensi alla base e riceve gli elogi di Bannon e di Marine Le Pen e del gruppo di Visegrad. Dobbiamo riconoscerlo: siamo davanti a un “razzismo di Stato” preparato in questo ventennio da leggi come la Turco-Napolitano, la Bossi-Fini, i decreti Maroni , la realpolitik di Minniti e da un crescente razzismo degli italiani. E’ un fenomeno questo che ci interpella tutti: società civile, cittadinanza attiva, movimenti popolari, chiese, comunità cristiane. Come missionario mi appello per primo alla Chiesa italiana perché faccia un serio esame di coscienza cercando di capire quanto i cristiani abbiano contribuito a questo disastro. E’ mai possibile che le nostre comunità abbiano dimenticato quelle parole così chiare di Gesù:” Ero affamato….,ero assetato…, ero forestiero….e non mi avete accolto”? Non è forse questo il momento più opportuno per aprire le nostre comunità ad accogliere coloro che sono minacciati di espulsione? A che cosa servono i conventi o le case religiose se non ad accogliere coloro che la società opulenta non vuole? Dovrebbe farci pensare che negli USA tante chiese e comunità cristiane si siano dichiarate “sanctuary”, luoghi di rifugio per coloro che Trump (altro razzista!) ha deciso di deportare ai loro paesi dove rischiano la vita! Non è forse il momento in cui lanciare il “Sanctuary movement” anche in Italia per salvare tanti migranti da morte sicura? E’ mai possibile che negli USA lo stato della California si sia dichiarato “santuario” per gli irregolari che Trump vuole espellere e in Italia nessuna comunità cristiana ancora abbia fatto un tale passo? Mi appello alla cittadinanza attiva di questo paese perché in fretta crei gli anticorpi per reagire al fascio-leghismo nostrano. E’ fondamentale imbroccare seriamente la strada della disobbedienza civile per tutte quelle leggi che disumanizzano i nostri fratelli e disumanizzano anche noi. “Una legge che degrada la personalità umana è ingiusta”- così scriveva dal carcere di Birmingham, Martin Luther King. “ I primi cristiani si rallegravano per essere considerati degni di soffrire per quello in cui credevano- scriveva sempre dal carcere Martin Luther King. Allora la chiesa non era un semplice termometro che misurava le idee e i principi dell’opinione pubblica: era un termostato che trasformava il costume della società. Quando i primi cristiani entravano in una città, le autorità si allarmavano e subito cercavano di imprigionare i cristiani perché “disturbavano l’ordine pubblico” ed erano “agitatori venuti da fuori”. Ma i cristiani non cedettero , chiamati ad obbedire a Dio e non agli uomini”. E’ questo lo spirito che deve ritornare ad animare le comunità cristiane per poter sconfiggere, insieme a tanti uomini di buona volontà, l’onda nera del razzismo e xenofobia che ci sta travolgendo. Dobbiamo farlo insieme, credenti e laici, memori di quanto afferma il danese Kaj Munk, pastore luterano anti-nazista, ucciso come un cane nel 1944:”Quello che a noi manca è una Santa collera!
Napoli,15 giugno 2018
Alex Zanotelli


giovedì 14 giugno 2018

COMUNICATO di SENONORAQUANDO Genova

COMUNICATO  11/06/2018

Senonoraquando Genova esprime con chiarezza e determinazione la propria distanza da questo Governo, che, senza vergogna, dichiara come suo unico modello di riferimento quello dell’uomo bianco, appartenente a una etnia precisa, autoritario, che in nome della tutela del patrimonio nazionale si arroga il diritto di considerare le cittadine e i cittadini come sudditi. Un Governo che nei confronti delle donne sta dimostrando, già dalle prime battute, di agire con modalità paternalistiche, dirigendosi verso una deriva antifemminista e retrograda che  appare lampante sia nella nomina di appena cinque donne Ministre, di cui tre senza portafoglio, sia nel contratto che sancisce l’alleanza tra Lega e 5 stelle, in cui la parola “donna” appare una sola volta, sia ancora nella  denominazione di un Ministero denominato “Famiglia e disabilità” che lascia sottintendere l’idea che lo Stato possa sgravarsi da un welfare della cura, confinandola nel privato e addossandone il peso sulla schiena delle famiglie e, quindi, soprattutto sulle donne.
Il nostro Movimento vigilerà affinché i diritti e le conquiste del mondo femminile vengano salvaguardati e non messi in pericolo e invita tutte le cittadine e i cittadini che condividono questi pensieri a fare altrettanto.
Se non ora, quando?