mercoledì 6 marzo 2019

SPERO IN UN CLIMA MIGLIORE DENTRO E FUORI IL PARTITO DEMOCRATICO di Renata Rusca Zargar


Spero in un clima migliore, dentro e fuori il Partito democratico

Le primarie del Partito democratico si sono concluse molto positivamente. Considerando il generale clima di ostilità nei confronti di questo Partito, ritenuto responsabile di tutti i mali dell'umanità, a partire dalla cacciata dal Paradiso terrestre in poi, non ci si aspettava un’affluenza tanto alta.

Invece, probabilmente, inizia a stemperarsi quell’ubriacatura di slogan che aveva fatto balenare ai semplici elettori la soluzione di tutti i loro problemi in un attimo (chiedo scusa, in un twitt) o in una diretta Facebook a base di rigatoni o di Nutella (ahimè, non ci sono più le belle fanciulle in carriera che stirano le camicie)!

Forse, l'atmosfera di razzismo, odio personale, machismo, sessismo, omofobia, ha spaventato qualcuno in grado ancora di valutarne le amare conseguenze sui nostri figli e nipoti.

Così, in molti hanno perso tempo, fatica e denaro (due euro) per collaborare alla scelta democratica e civile del Segretario dell'unico partito riformista e progressista in grado di contrastare tanto cupo reazionario ritorno a un nostro brutto passato.

Si dice che siano andati a votare, nonostante non fosse permesso, dirigenti o elettori di partiti della sinistra che hanno sempre ostacolato e combattuto il Partito democratico, contribuendo a far perdere le elezioni e mettendo il paese in mano alle destre più estreme. Evidentemente, si tratta di persone che non capiscono ancora la democrazia e che vogliono influenzare le scelte altrui a proprio comodo, per ritagliarsi, magari, qualche poltrona. Persone che non hanno rispetto della propria dignità.

Si dice anche che si siano presentati ai seggi elementi dei 5Stelle, angosciati dallo stretto abbraccio dell’alleato di governo che, come quello della femmina della mantide religiosa, divora il maschio dopo aver copulato (e persino durante), cominciando dalla testa. Tali 5Stelle sarebbero speranzosi di salvarsi, alleandosi con il nuovo Pd.

Anche nel caso ci siano state davvero le flebili minoranze della sinistra e qualche timido 5Stelle, il risultato non cambia affatto. La quantità di votanti e la personale percentuale di successo del nuovo Segretario lo pongono al di sopra di ogni contestazione.

Vero è che i giovani sono stati pochissimi. Io, ad esempio, mi trovavo a un seggio dove esprimevamo battute scherzose del tipo: “Facciamoci un selfie con questo elettore, a testimonianza del fatto che i giovani esistono!“

È evidente che il Segretario, prima di tutto, dovrebbe rivolgersi ai giovani, per recuperare futuro al Partito, anche se non sarà facile. I giovani, nella stragrande maggioranza, sono stati abituati alla vita comoda, non hanno vissuto guerre, per fortuna, né le difficoltà del dopoguerra. Sono nati nel consumismo e nei diritti, hanno potuto andare a scuola, scegliendo magari di non voler studiare, hanno avuto le cure sanitarie che altri, nel mondo, non hanno ancora. Forse, vogliono tutto e subito, ma hanno incrociato una durissima crisi economica che ha stremato il paese e l’Europa. Nessuno potrà dare loro tutto, anzi, saranno loro stessi a doversi impegnare per migliorare la posizione personale e del paese. Un buon inizio, per incoraggiarli, potrebbe essere lasciare molto spazio ai giovani nella classe dirigente del partito, indipendentemente dal candidato Segretario che abbiano sostenuto durante le primarie, perché, è inutile negarlo, i giovani comprendono e si avvicinano ai giovani.

Le primarie, dunque, hanno fatto immaginare che ci sia un po’ di riscossa nel paese. Per ora, i sondaggi non danno ancora il Partito democratico in crescita, ma avremo modo di valutarlo alle prossime elezioni europee. Per ora, resiste lo zoccolo duro delle persone che non si curano di sirene e miraggi ma sono consapevoli che, in un mondo globale di quasi otto miliardi di persone, non esistano semplici ricette per diventare tutti ricchi e felici. L’Italia, poi, che, per tanti anni, ha perso il treno di riforme, giustizia, ammodernamento, lotta alla corruzione e alle mafie, avrebbe avuto bisogno di continuare a lungo quel processo di riforme civili, sociali, economiche, iniziato dai governi Renzi e Gentiloni. Questo, purtroppo, non è avvenuto. Abbiamo lasciato il paese in mano ad altri che, oltre all'atmosfera disumana che stiamo vivendo, ci hanno precipitato di nuovo nella crisi e nella recessione.

Io penso che siano stati commessi tanti errori, da tutti, ma  mi ha dato assai dispiacere, anche perché denota cecità politica, il pressante sentimento di odio personale nei confronti di Matteo Renzi, sia all'esterno ma, soprattutto, all’interno del partito. Odio per  una persona che era stata scelta, a suo tempo, democraticamente, da milioni di elettori.

L’astio ci ha reso tutti ciechi e staliniani, mentre si sono sprecate su di lui le previsioni più fantascientifiche. Al seggio, ho avuto occasione di ascoltare parecchie amenità. La più simpatica è stata: “Vi do i due euro, se non li date a Renzi!” Si tratta di personaggi che si commentano da soli e che fanno il paio con un presunto uomo di “sinistra”, ex sindacalista, che mi aveva detto di aver votato Lega. Inutile spiegargli che ha svenduto quelli che avrebbero dovuto essere i suoi valori incorruttibili.

Spero, infine, che il clima del Partito cambi, che ci si riconosca in base a valori comuni, diritti umani, rispetto, cultura, progresso, dignità e lavoro per tutti. Spero che le opinioni diverse si possano manifestare con rispetto e argomentazioni ma che, poi, si prendano decisioni democratiche da osservare tutti insieme.

Spero, insomma, che ci sia ancora un futuro per questo paese.


lunedì 25 febbraio 2019

Presentazione nei circoli del Partito Democratico della mozione Giachetti Ascani di Renata Rusca Zargar


PRESENTAZIONE MOZIONE GIACHETTI ASCANI 
nei Circoli del Partito Democratico
 Savona
Non sono una professionista della politica. Ho presentato, per la prima volta, nella mia vita, nei circoli del Partito Democratico, una mozione politica per la Segreteria: quella dei candidati Giachetti e Ascani. Infatti, mi sono iscritta al PD solo dopo essere andata in pensione, perché ne condividevo, da tempo, i valori e gli obiettivi. La politica, però, l’ho vissuta come grande passione sempre, perché la politica è nella vita di ogni giorno, quotidiana, senza nessun bisogno di cariche, di favori, di posti di qualsiasi tipo. La visione politica pervade tutte le scelte della nostra esistenza perché riguarda i valori fondanti del nostro stesso essere. Queste cose me le ha insegnate mio padre che, nonostante fosse direttore amministrativo di un’azienda e commercialista, cioè benestante, ha sempre votato PCI perché diceva che, lavorando con gli operai, si rendeva conto di quanto fosse dura la loro vita.

Il nostro paese è un paese con tanti problemi. È partito male con una tardiva unità, rispetto alle altre nazioni europee, è sostanzialmente, nell’anima, un paese di centro-destra, con tanta paura delle riforme.

Io ho vissuto pienamente l’epoca d’oro degli anni ’60 e ’70, sono una sessantottina, quando il lavoro era in crescita come le fabbriche e chi lottava per i diritti aveva la visione di un mondo futuro migliore. Allora, i cortei erano di studenti e operai, insieme, e, solo per fare un esempio, al posto della Fiumara di Genova Sampierdarena, c’erano 5000 operai dell’Ansaldo, oltre alle migliaia e migliaia delle altre fabbriche, sempre di Genova.

Ora non è più così, il mondo è cambiato e chi pensa di seguire le vecchie ricette di quei tempi, non può ottenere nulla. Se chiedete ai giovani, molti vi diranno che sinistra e destra non esistono più, il voto è liquido, perché la gente ha abbandonato le ideologie e segue gli slogan di chi sembra offrire di più, come al mercato.

Un panorama desolante, dopo la crisi del 2008 che ha stremato l’Italia, portando via lavoro e speranza, e rovinando l’alto concetto di Europa che avevamo nutrito.

Solo Renzi ci aveva dato, finalmente,  una visione, l’idea e l’orgoglio di un futuro di paese e di Riforme. I governi precedenti, invece, avevano preferito il quieto vivere perché, come si sa, le riforme scontentano sempre qualcuno e fanno perdere voti.

Per questo, prima di tutto, sostengo la mozione Giachetti-Ascani perché loro vogliono continuare questa fase riformista e non dire: “Abbiamo sbagliato”. Dopo 40 anni, finalmente, qualcuno aveva capito che, prima di tutto, dobbiamo avere il lavoro, insieme ai diritti civili e umani.

Infatti, se guardiamo  i dati  ci dicono che: 

Renzi aveva iniziato a governare con la disoccupazione al 13% che era arrivata, a marzo 2018, con la fine del Governo Gentiloni, sotto l’l1%;  la disoccupazione giovanile era al 44% ed era scesa al 32%;  prima c’erano 22 milioni di occupati che erano saliti a 23 milioni; il Pil era intorno al -2% ed era arrivato oltre l’1,5%. 

Naturalmente, il processo non era finito, perché un paese come il nostro, aveva e ha bisogno di tanti e tanti cambiamenti.

Giachetti e la Ascani, però, vogliono continuare questa via maestra, vogliono essere orgogliosi, insieme a noi, di un Partito a vocazione maggioritaria, sempre e comunque, che possa proporre e produrre cambiamento e innovazione.  Senza rimpiangere tempi che, intanto, non esistono più.

Naturalmente, non si può mai essere d’accordo su tutto: lo stesso Giachetti non era d’accordo su alcune scelte del Partito e del Governo. Ma ne ha discusso nelle sedi opportune, non sulle pagine dei giornali o davanti a un microfono, come hanno fatto tanti, perché colpire il proprio partito, il proprio governo, il  proprio leader, distrugge la fiducia degli elettori. Il risultato è stato dare in mano il Paese alle destre. E questo è il secondo grande motivo per cui sostengo questa mozione. Non ho mai trovato giusta la feroce opposizione interna, e penso che, come in ogni famiglia, qualche regola ci debba essere. Anche perché, quando si elegge liberamente, democraticamente, una persona, come avviene solo nel nostro partito, dopo, dobbiamo accettare democraticamente i risultati dell’elezione e lasciar lavorare l’eletto.

Giachetti e la Ascani sono, inoltre, fortemente contrari a qualsiasi accordo con i 5 stelle, ipotesi ventilata da più parti. Oggi, si dice, che dobbiamo “dialogare” per riprendere gli elettori fuggiti. In questi mesi, però, i 5 stelle ci hanno dimostrato quanto siano lontani da noi. Nella nostra mozione, ad esempio, fortemente europeista, ci divide da loro l’idea di Europa che deve essere più forte, più riformista, più unita, con un salario minimo garantito europeo (pensate a quanti problemi di fughe di imprese si risolverebbero) e il sostegno comunitario alla povertà. Ci divide l’idea stessa di democrazia, che dobbiamo, invece,  difendere sempre, senza dimenticare di essere stati fascisti. Ci divide l’idea di immigrazione e integrazione, il progetto dello Ius Culturae, le pari opportunità, persino l’idea di scienza da proteggere e potenziare (stendo un velo pietoso sulle bufale riguardo ai vaccini!). Ci divide l’idea di ambiente, perché l’ambiente sarà migliorato dalle grandi opere che porteranno, come si chiede da decenni, il trasporto su ferro e non su gomma, potenziando le nostre imprese, i nostri prodotti, che non saranno, come al solito, tagliati fuori dagli altri grandi paesi.                                                

Renzi diceva: “un euro in sicurezza e un euro in cultura”, frase che scava un abisso profondo tra noi e loro, perché la cultura, a tutte le età, dà sicurezza e consapevolezza. Come pure ci divide l’ottima riforma della “Buona Scuola” che ha stabilizzato 200000 precari, che ha combattuto la violenza di genere, il bullismo, che ha dato più insegnanti ai disabili e ai progetti scolastici, denaro per aggiornamento agli insegnanti ecc.

(Di seguito, ci sono tre articoli sulla scuola che avevo scritto a suo tempo:




 I 5 stelle vanno bene con Salvini.

Il dialogo? Sì certamente, con tutti, ma soprattutto con la gente, sia che ci abbia votato in passato, sia che non ci abbia mai votato, perché le elezioni si vincono prendendo voti, e vincere significa poter fare le riforme in cui si crede e non lasciar distruggere tutto dagli altri.

Un discorso a parte, merita il Jobs Act che qualcuno continua a criticare. Il Jobs Act è nato per incentivare il lavoro, per aiutare le imprese a subire meno tassazione in modo da poter lavorare e dare lavoro. Detassazione per chi assume, contratto a tutele crescenti, sussidio di disoccupazione anche per i COCOCO (collaborazione coordinata e continuativa), tipo di contratto che non si può più fare, grazie al Jobs Act. I Riders, ad esempio, hanno vinto il processo contro il licenziamento grazie all’art. 2 del Jobs ACT!
Avrete visto, certamente, al tempo delle elezioni politiche, i 100 punti fatti e quanto c’era bisogno ancora di fare.( http://ftp.partitodemocratico.it/politiche2018/programma-100x100-A4web-7febOK.pdf)
 Appoggiando Giachetti, una persona sempre impegnata sui diritti e con il coraggio di scelte anche non popolari, e la Ascani, una giovane donna capace e decisa, il processo delle riforme continuerà per far progredire questo paese.

Naturalmente, nei precedenti Governi, non è stato tutto perfetto. Abbiamo fatto errori e soprattutto  non abbiamo comunicato abbastanza le Riforme fatte, con più umiltà, mettendoci al fianco delle persone. Abbiamo snobbato i social che, poi, invece, vengono rilanciati ossessivamente dai giornali e dalla televisione. Ogni momento, ad esempio, mi spunta sulla tivù una diretta face book di Salvini o una manina di Di Maio che vengono ripresentati da giornali e televisioni, perché loro si sono affidati a grandi esperti della comunicazione. Anche noi dobbiamo puntare a far capire il nostro Progetto,  nelle strade e sui social, tra la gente, ovunque si trovi.

sabato 23 febbraio 2019

ABUSI di Angela Fabbri

ABUSI

La Chiesa Cattolica ha creato un MOSTRO, inserendo l’obbligo della CASTITA’ ( * ) fra i voti che consacrano i suoi religiosi e NON sapeva che ci sarebbero state conseguenze?

Forse, nei primi tempi, la considerazione per gli altri esseri umani non-consacrati era talmente bassa che anche le conseguenze erano considerate trascurabili.

Ma, Santo Cielo!, la clausola sulla Castità è uno stravolgimento essenziale dell’essere umano, è un ABUSO.

In parole povere:

Le femmine si rendono pienamente conto quando entrano nella stagione del piacere, pur avendo organi sessuali interni e protetti.

Figuriamoci i maschi che la loro sessualità ce l’hanno sotto gli occhi e sempre fra le mani tutte le volte che fanno la pipì.

Angela Fabbri

(Ferrara notte fra 21 e 22 febbraio 2019)

( * ) Già il termine ‘ CASTITA’ ‘, usato in questo contesto di Chiesa Cattolica, è un ABUSO  

       o quantomeno un’offesa all’UMANITA’.

       E’ come affermare che l’amore fisico NON è casto (cioè puro  e innocente) per

       definizione.

       E come si realizzerebbe allora la continuazione del genere umano?

       Già, questo è accettato, ma con una venatura di poco simpatica tolleranza che 

       sminuisce l’atto sessuale come atto d’amore, riducendolo solo a un esercizio 

       inevitabilmente necessario alla procreazione: una specie di ginnastica ritmica che fa 

       avanzare gli spermatozoi verso gli ovuli.

       E se un uomo non può procreare, se una donna non può procreare, perché, oltre a 

       non avere i figli che magari desiderano, va tolta loro anche la gioia del congiungersi?

       Già, le domande del BUON  SENSO sono spesso strazianti.

giovedì 14 febbraio 2019

San Valentino da NOTA DESIGN di James Hansen

I tre giorni di Lupercalia furono una simpatica festa d’epoca romana che si celebrava dal tredici al quindici di febbraio in onore del dio della fertilità Luperco. Essendo molto gradita tra la popolazione ancora non del tutto convinta del cristianesimo, fu tra le ultime festività ad essere stata “ri-posizionata” dal paganesimo all’allora nuova fede. La soppressione avvenne solo alla fine del 5° secolo ad opera di Papa Gelasio I, il 49° Vescovo di Roma.
È facile supporre che la popolarità dei Lupercàli derivasse dalla conduzione - la festa era celebrata da giovani sacerdoti chiamati Luperci, seminudi con le membra spalmate di grasso e una maschera di fango sulla faccia, e consisteva sostanzialmente nel molestare per strada giovani donne compiacenti e in età fertile. C’entravano delle fruste, però non utilizzate con l’intenzione di infliggere dolore…
La festa fu spostata sulla figura di San Valentino, vescovo e martire a 97 anni la cui testa sarebbe stata mozzata da un soldato, tale Furius Placidus. Il milite fu mandato per volontà dell’Imperatore Aurelio, irritato per la celebrazione da parte del Santo di un matrimonio tra la cristiana Serapia e il legionario romano Sabino, un pagano. I due sarebbero morti insieme proprio mentre Valentino li benediceva. Il Santo è anche venerato come il Patrono degli epilettici per motivi che sfuggono.
Comunque sia, Nota Design offre i migliori auguri a tutti gli innamorati.
(La cartolina augurale dell’occasione che appare sopra viene dalla collezione del Museo di Londra. In carta e stoffa di cotone, è d’epoca vittoriana e risale più o meno al 1870).
 
 
 

Poesia di Anastasia: HO SCELTO TE


Ho scelto te 

Nel 

Silenzio 

Della notte 

Ho 

Scelto te 

Nell’incanto 

Dell’aurora 

Ho 

Scelto te 

Nello 

Splendore 

Del sole 

Ho 

Scelto te 

Negli 

Abissi 

Più profondi 

Ho 

Scelto te 

Nelle 

Bufere 

Più tormentose 

Ho 

Scelto te 

Nel 

Cuore

Del 

Mio cuore 

Non ho 

Altro 

Che te 

Anastasia

martedì 12 febbraio 2019

SOSTENERE LA DEMOCRAZIA IN VENEZUELA? di Renata Rusca Zargar


Non conosco il Venezuela, purtroppo, non ci sono mai stata. Sento, però, che l’Europa, insieme agli Stati Uniti, vuole promuovere in quel paese la libertà e la democrazia. Questo non può che farmi piacere. Penso che ogni paese debba conquistare la democrazia e che tutti gli individui debbano essere liberi, come anch’io voglio essere.

Ancora più importante mi sembra, però, il principio di autodeterminazione dei popoli, enunciato, addirittura, da Woodrow Wilson, alla fine della prima guerra mondiale. Principio, poi, ribadito molte volte, fino alla "Conferenza per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa" (CSCE) che,  nel 1975, ha specificato il diritto per tutti i popoli di stabilire in piena libertà, il loro regime politico senza ingerenze esterne e di perseguire come desiderano il loro sviluppo economico, sociale e culturale.

Insomma, si tratta di valori basilari del vivere civile e dei rapporti tra le Nazioni.

La popolazione dell’America latina (cosiddetta latina, appunto, perché colonizzata da popolazioni europee di lingua neolatina) fu “scoperta” da Colombo, terrorizzata dalle crudeli spedizioni di Cortés e Pizarro, decimata dalle malattie portate dagli europei e massacrata dalle nostre guerre di conquista. La gente fu costretta a lavorare nelle miniere e nelle piantagioni dei conquistatori, tanto è vero che, proprio allora, iniziò la deportazione degli Africani venduti come schiavi perché  quasi tutti gli Indios erano morti di fame, fatica e maltrattamenti.

Infine, i vari Paesi americani, conquistarono l’indipendenza ma subirono, in generale, molti colpi di stato, soprattutto perché, dalla fine dell'Ottocento, gli Stati Uniti iniziarono a intervenire attivamente nell'America Latina, cercando di impedire la formazione di governi che avrebbero potuto ostacolare i loro interessi nel continente.

Così, ancora oggi, se, da una parte, molte popolazioni vivono con un’agricoltura e un allevamento di sussistenza, dall’altra, le colture per l'esportazione hanno avuto gli investimenti necessari per il benessere dei nostri paesi (Europa e Stati Uniti).  L'industria, infine, si limita alla trasformazione dei prodotti agricoli, all'estrazione e alla prima lavorazione dei minerali. Più o meno come succede nella maggior parte dei paesi ex colonie che subiscono una nuova colonizzazione non meno affamante da parte delle multinazionali (lo stesso accade, appunto, in Africa, il continente più ricco al mondo di minerali, materie prime, prodotti agricoli, che ha la popolazione più povera al mondo).

Naturalmente, non è detto che tutto non possa cambiare: forse, per il Venezuela si apre un futuro di pace, autodeterminazione, libertà, democrazia, sostenuto dai paesi più avanzati.

Però, il Venezuela ha le maggiori risorse di petrolio del pianeta, ancora più dell’Arabia Saudita. Se l’Arabia Saudita è uno stato ricchissimo, grazie al petrolio, come mai, invece, in Venezuela muoiono di fame? Chi ha tratto beneficio, fino ad oggi, dalle loro risorse? E chi vorrebbe trarne beneficio? Per intanto, non può sfuggire che, non avendo un governante loro amico in quel paese, gli Stati Uniti e l’Europa abbiano applicato un blocco finanziario internazionale fin dal 2013, che ne ha strangolato completamente l’economia. 

Dunque, abbiamo creduto tutti, un tempo, che fosse necessario eliminare Saddam, un feroce dittatore, per il bene degli iracheni. Abbiamo  creduto tutti agli Stati Uniti che l’accusavano della strage delle torri gemelle. Abbiamo creduto tutti che bombardare Gheddafi avrebbe salvato il popolo libico da un personaggio tanto crudele. Senz’altro, questi popoli, che non hanno più un paese, ci saranno riconoscenti!

Ma, si sa, la democrazia viene prima di tutto!

Infatti, a noi piace tanto l’Arabia Saudita, che uccide e imprigiona gli oppositori e che ha un regime che, persino nel Medioevo, se ne sarebbero vergognati. Eppure, l’abbiamo magnificata perché, dall’anno scorso, permette alle donne di  guidare e di andare a vedere la partita! Tale lungimiranza e moderazione ci piace tantissimo, visto che vendiamo loro le armi che scaricano sui bambini e le donne in Yemen, del quale Yemen, invece, non ci importa nulla.

Così, pure, ci piace Erdogan, un altro democratico, che paghiamo perché non ci faccia venire i profughi, tenendoli in campi di concentramento di cui non sappiamo proprio nulla, anche perché la libera stampa là non esiste più.

Forse, le persone che credono nel progresso, nelle riforme e nell’uguaglianza degli esseri umani, senza pregiudizi o interessi personali, dovrebbero iniziare a dire che scatenare campagne di stampa relativamente ad altri paesi, che neppure conosciamo, è sempre per interesse di qualcuno che non è la popolazione locale. Bisognerebbe cominciare a dire che i contratti vantaggiosi non possono superare l’importanza degli esseri umani, che bisogna cambiare registro, che le grandi potenze debbono abbandonare queste ideologie di superiorità razziale e predominio mascherate da finto paternalismo, perché i popoli devono arrivare con le loro gambe al governo che scelgono. Non dubito che sia un percorso molto lungo e che milioni di persone, delle quali avremo le mani sporche di sangue, dovranno ancora morire. Ma, almeno, bisogna iniziare a non farsi rimbambire dalla manipolazione delle campagne mediatiche ben organizzate, preferendo, invece, lo studio della storia e della geografia.

Si dice che in Venezuela ci sia una numerosa comunità italiana e che dobbiamo difenderla. Se è numerosa, meglio per loro, così possono far pesare di più la loro opinione.

Quanto a dire come debba essere il governo laggiù, dobbiamo, se siamo onesti, fare una riflessione. Visto che qui, in Italia, ad esempio, ci sono tanti marocchini, come la prenderemmo noi se il Marocco decidesse che il nostro governo non gli piace?

Cito un ultimo caso. Il  Kashmir, paese di mio marito, che conosco molto bene, è stato invaso, al tempo della spartizione dell’India, nel 1947, e diviso tra India e Pakistan. Alla popolazione è stato più volte  promesso il referendum e ogni altro meccanismo democratico, compresi gli osservatori e varie risoluzioni ONU. Negli ultimi anni, più di centomila persone sono morte per chiedere l’indipendenza, oltre ad aver subito torture, violenze, imprigionamenti. Ventimila persone sono sparite nel nulla e molte donne sono diventate vedove bianche perché non si sa che fine abbiano fatto i loro mariti. Gli Indiani usano persino sparare pallottole che si frantumano, per cui molti ragazzi giovanissimi sono diventati ciechi e disabili. C’è qualcuno che se ne preoccupi? Nell’amore per la democrazia e la libertà a corrente alternata, non essendoci il petrolio in Kashmir ed essendo l’India un colosso atomico con il quale è meglio non litigare, si è deciso che quelli sono affari interni.

Meno male che i Kashmiri, almeno, non perdono il loro spirito né la loro dignità. Recentemente, è andato in visita a Srinagar, la capitale del Kashmir, il Primo Ministro indiano, leader di un partito integralista indù di estrema destra (quando si dice che tutto il mondo è paese!).

Subito, in città, è stato proclamato lo sciopero generale e nessuna persona è uscita in strada. Dunque, niente folle oceaniche da salutare ma solo le montagne e il lago, ad uso riprese televisive. Con i giornali, poi, che titolavano che il Premier aveva fatto ridere pure le montagne (https://www.facebook.com/photo.php?fbid=2518720088143414&set=a.253688007979978&type=3&theater).

Un bell’esempio da imitare.

 https://www.controluce.it/notizie/sostenere-la-democrazia-in-venezuela/
http://www.liguria2000news.com/sostenere-la-democrazia-in-venezuela.html

sabato 2 febbraio 2019

I GIORNI DELLA MEMORIA di Renata Rusca Zargar


In questi giorni, ricordiamo il 27 gennaio, apertura dei cancelli di Auschwitz e, a seguito, man mano che procedeva il cammino degli Alleati, la liberazione da tutti i campi di segregazione e di sterminio di milioni di persone. In questo periodo, non c’è giornale o canale televisivo che non se ne occupi. Per diversi anni, ho collaborato con l’Aned (Associazione ex deportati nei campi nazisti), sono stata con i miei alunni a visitare Auschwitz, Terezin, Mauthausen (5 volte), Gusen, Ebensee.

Ho creduto fermamente che ricordare volesse dire non ripetere più.

Ma non era vero.

I miei alunni stessi, che pensavo di aver formato al rispetto dei diritti degli esseri umani, all’ovvietà dell'esistenza di un’unica razza, quella umana, oggi, sono diventati ciechi e razzisti. Ciechi perché non vogliono vedere che, nel mondo, anche adesso, esistono tanti orribili campi di concentramento e di sterminio, e tutti noi li accettiamo. Razzisti perché considerano le persone di pelle scura diverse e, persino, le credono invasori della patria.

Un tempo, la gente, in gran parte, non sapeva. Oggi, con le moderne tecnologie, tutti possiamo essere informati, se lo vogliamo, e se non ci facciamo circuire da facili slogan.

Oggi, povere persone fuggite dai campi di concentramento in Libia, persone stuprate, torturate, ferite, vengono lasciate morire e, addirittura, bloccate sulle navi, senza vergogna.

 Il nostro impegno è respingere, di nuovo, dentro i cancelli di Auschwitz.

Corsi e ricorsi della storia, come diceva il Vico, cioè l’uomo è sempre uguale a se stesso, quindi, si ripete.

Certo, abbiamo le nostre ragioni: la crisi economica, la mancanza di lavoro, l'avidità di sfruttare a nostro solo vantaggio le enormi risorse dei paesi di provenienza di quelle persone, impedendo loro di vivere dignitosamente in casa propria.

Anche i nazi-fascisti, però, avevano le loro ragioni: la crisi economica, la mancanza di lavoro, l'avidità di impadronirsi delle risorse di un popolo, gli ebrei, da eliminare, la conquista di “un posto al sole”...

Ancora oggi, dunque, non abbiamo pietà e non riconosciamo i diritti, proprio come allora.

Recentemente, la Rai ha trasmesso “Nero a metà”, una serie televisiva in cui uno dei personaggi principali era Malik Soprani, un giovane vice ispettore di origine africana, appena uscito dall'Accademia di Polizia, perfettamente integrato. Malik, però, era arrivato in Italia da piccolo, con un barcone, e la madre, prima di sparire nell’acqua scura, aveva salvato il suo bambino porgendolo a un soccorritore. Accolto, poi, da una mamma italiana, diventato uomo di successo, nonostante tutto, dopo tanti anni, egli non poteva dormire la notte, perché gli tornavano gli incubi di quel mare mostro che si era portato via sua madre. La Rai, in questi ultimi anni, almeno, ha cercato di raccontarci molte verità, provando a condurci in un'atmosfera più civile.

Possiamo immaginare, allora, i traumi irreversibili delle donne, torturate, violentate, spesso gravide delle violenze subite! Esseri umani senza speranza e futuro, mentre noi, come i soldati nazisti e fascisti, giochiamo a far loro del male.

Non credevo che, nella mia vita, avrei assistito a cose di questo genere!

Ho sentito, nientemeno, che sono tornati in uso moduli, in uffici pubblici (Aziende sanitarie locali), che richiedono ai pazienti a quale razza appartengano! Cioè, viene istituzionalizzato il fatto che ci siano persone diminuite, denigrate, alle quali spetta solo, nella vita, dolore, malattia, fame, torture, stupri.

Qui, in Italia, poi, ogni volta, che un ministro afferma di compiere questo tipo di azioni per il Paese, la sua eleggibilità aumenta vistosamente nei sondaggi. Così, come quando il Governo alza i toni contro la Francia, più del 60% degli italiani sono orgogliosi dell’esaltazione del proprio Paese.

Mi viene in mente “La difesa della razza”, la rivista quindicinale di politica, razzismo, antisemitismo, imperialismo, fascismo, pubblicata tra il 1938 e il 1943. Una vergogna, non certo un’esaltazione, di questo paese.

Allora, per consolarci da tanta confusione e brutalità, abbiamo nominato all’Unesco, Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza, la Cultura, il protagonista di film definiti sexi, come Cornetti alla crema, La moglie in bianco… l’amante al pepe, L'infermiera di notte, L'onorevole con l’amante sotto il letto, e tanti altri…

Tempo addietro, ci siamo fatti un nome, nel mondo, per la pubblicità di un'auto con Berlusconi alla guida e alcune ragazze nel bagagliaio.

Oggi, saremo di nuovo conosciuti, nel mondo, per la nostra “cultura”.

A questo punto, una domanda è d’obbligo: “Ma noi, a quale razza apparteniamo?”



 http://www.liguria2000news.com/i-giorni-della-memoria.html