sabato 22 giugno 2019

MEDICI SENZA FRONTIERE

Attualmente più di 70 milioni di persone nel mondo sono costrette a fuggire dai loro paesi, il numero più alto mai registrato nella storia moderna. Sono persone che non hanno più la casa perché distrutta dalle bombe, sopravvissuti alla tortura e alle violenze sessuali, bambini traumatizzati che devono far fronte a viaggi pieni di pericoli e sofferenze
La nostra organizzazione fornisce cure mediche gratuite ai rifugiati e agli sfollati in tutte le regioni del mondo. I nostri medici lavorano in zone di conflitto, come in Siria, dove nel campo di  Al Hol, nel nord-est del paese, gestiscono una struttura medica, tre centri nutrizionali e una clinica mobile a servizio di circa 73.000 sfollati, di cui il 94% sono donne e bambini; ma anche in Iraq, Afghanistan, Sud Sudan e Repubblica Democratica del Congo, dove millioni di persone sono state sradicate dalle loro case e comunità. In Nord Africa, Europa e nelle Americhe forniamo cure sulle rotte migratorie più mortali del mondo, come in Libia dove assistiamo i migranti detenuti nei centri, ma anche le famiglie libiche sfollate a causa del conflitto. Siamo anche nei paesi che ospitano il più grande numero di rifugiati al mondo, come in Bangladesh, dove tra agosto 2017 e dicembre 2018 abbiamo fatto più di un milione di visite mediche ai rifugiati Rohingya, ma anche in Etiopia, Libano, Uganda, Pakistan.

Scoprite di più sui nostri progetti con migranti e rifugiati nel mondo cliccando su questa mappa interattiva:
https://www.medicisenzafrontiere.it/news-e-storie/news/giornata-mondiale-del-rifugiato-dalla-parte-di-chi-scappa-per-sopravvivere/?codiceCampagna=19.PPW.NL.6.ENEWSP&utm_source=prospect&utm_medium=email&utm_campaign=nl-281&utm_content=Milioni+di+Passi&url_map=calltoaction
Nel 2019 i nostri medici, infermieri e psicologi hanno visto con i loro occhi come sempre di più queste persone in fuga debbano fare i conti non soltanto con le enormi sfide poste dalla migrazione in sé, ma anche con le nocive politiche di deterrenza messe in atto dai governi. Politiche di contenimento che hanno fallito nel creare percorsi alternativi e sicuri per chi è costretto a fuggire.

“Gli Stati hanno il diritto di gestire la migrazione attraverso i loro confini, ma hanno anche la responsabilità di ridurre al minimo la sofferenza umana. Non possiamo più tollerare politiche che causano consapevolmente sofferenze e non dobbiamo credere a chi sostiene che cercare protezione sia un atto criminale o che aiutare chi ha bisogno sia sbagliato. È il tempo di fornire una risposta più umana per le persone in movimento in cerca solo di una vita migliore e più sicura, proprio come ciascuno di noi

Dott.ssa Claudia Lodesani
Presidente di MSF Italia

Negli ultimi mesi, a MSF è stato impedito di fornire assistenza umanitaria sull’isola di Nauru e nel Mar Mediterraneo, e questo come conseguenza diretta delle politiche di deterrenza dei governi. Governi che sempre di più criminalizzano chi cerca di mettersi in salvo, così come gli individui e le organizzazioni impegnate a assisterli.

Negli Stati Uniti come in Australia, in Europa e nel resto del mondo, i rifugiati sono sempre meno accolti. Alcuni dei paesi più ricchi al mondo stanno trascurando i loro obblighi legali internazionali volti alla protezione dei rifugiati e richiedenti asilo, preferendo fornire un sostegno finanziario e altre forme di incentivi ai paesi disponibili ad accogliere. Tutto ciò sta trasformando il sistema degli aiuti da un supporto fornito sulla base dei bisogni a uno strumento di controllo delle migrazioni.

“Una delle prime cose che mi ha impressionato del campo di Moria a Lesbo sono i numeri con cui vengono registrate le persone. Iniziano tutti con il prefisso 05, da quel momento smetti di avere un nome, un’identità, una storia. E poi sono rimasto colpito dalle file lunghissime, file per il cibo, file per accedere ai pochi servizi igienici presenti, file per accedere alla procedura di richiesta di asilo politico. Mesi, anni, passati così, a stare in fila

Fabrizio Carucci
Psicologo di MSF appena rientrato da una missione di 8 mesi in Grecia

MSF continua a richiamare gli Stati ad adottare politiche migratorie e d’asilo che abbiano come priorità la salute e la dignità delle persone e che non producano ulteriori sofferenze per chi è costretto a fuggire.

Nessun muro, nessun oceano o mare potrà mai fermare chi cerca protezione. Per le persone in fuga MSF continuerà a fornire l’assistenza umanitaria e le cure mediche di cui hanno disperatamente bisogno.

venerdì 21 giugno 2019

Nota Diplomatica: Le scuse nazionali di James Hansen con commento di RRZ

Le scuse nazionali — A marzo il Presidente messicano Andrés Manuel López Obrador ha chiesto alla Spagna e al Vaticano di scusarsi pubblicamente per avere colonizzato il suo Paese attraverso la sconfitta degli Aztechi 500 anni fa. Lo ha fatto annunciando attraverso un video condiviso su Facebook e Twitter di avere: “...spedito una lettera al Re di Spagna e un’altra al Papa di modo che possano chiedere perdono ai popoli indigeni per le violazioni di ciò che oggi sono chiamati diritti umani”. Il Governo spagnolo ha respinto la proposta. Il Ministro degli Esteri, Josep Borrell, ha detto che era: “...strano ricevere ora questa richiesta per eventi che si sono svolti 500 anni fa”. Si è chiesto retoricamente se la Spagna dovesse pretendere le scuse dai francesi per l’invasione della penisola iberica in epoca napoleonica, oppure la Francia “dall’Italia per la maniera in cui i Romani sotto Giulio Cesare avevano conquistato i Galli”. Il Vaticano ha citato le scuse già offerte dal Papa Bergoglio attraverso un discorso ai “diseredati” boliviani nel 2015: “Chiedo umilmente scusa non solo per le offese della Chiesa stessa, ma anche per i crimini commessi contro i popoli indigeni durante la cosiddetta conquista delle Americhe”. Nel novembre scorso il Primo Ministro canadese Justin Trudeau ha chiesto scusa per gli abusi storici commessi dal suo Paese contro i nativi indiani d’America. A settembre Emanuel Macron si era già scusato per le torture usate contro gli indipendentisti algerini dall’Esercito francese nei tardi anni Cinquanta. Barack Obama era chiamato dai critici americani “the Great Apologizer” per la facilità con cui da Presidente andava per il Mondo a scusarsi per questo o quell’altro misfatto storico Usa. Sono note le richieste dei movimentisti nordamericani che l’Italia porga le sue scuse per la temerarietà di Cristoforo Colombo nell’avere reso possibile l’invasione delle Americhe con i suoi viaggi di scoperta. Il fenomeno non è solo occidentale, anche se molto si debba all’attuale momento “social”. Le due Coree pretendono la reiterazione giapponese delle scuse “finora insufficienti” per i comportamenti tenuti durante la Seconda Guerra mondiale. La Cina pretende simili richieste di perdono da altri paesi, ma per politica non ne offre delle sue, nemmeno per l’invasione militare cinese del Vietnam nel 1979—forse perché, con l’enorme sorpresa di Pechino, il Vietnam ha fatto a pezzi senza particolare difficoltà le truppe della People’s Liberation Army... Almeno i fatti orientali citati si sono avuti in tempi a memoria d’uomo. Ha senso ora pentirsi per i torti —irrecuperabili—commessi dagli antenati di 500 o mille anni fa? La filosofa Janna Thompson, della La Trobe University australiana, ha analizzato la questione etica in un suo studio: “The Apology Paradox”. La difficoltà, scrive, è che: “Chiedere scusa implica il nostro sincero rincrescimento. Ciò però significherebbe la nostra preferenza che questi atti non fossero mai stati commessi. Ma fosse così, allora molto probabilmente noi non esisteremo nemmeno. Possiamo sinceramente dispiacerci per azioni che hanno permesso la nostra stessa esistenza?” Secondo la filosofa: “È possibile solo esprimere la preferenza per un mondo ipotetico in cui la nostra esistenza non fosse dipesa da questi atti”.

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COMMENTO DI RENATA RUSCA ZARGAR
Effettivamente, potrebbe sembrare semplice chiedere scusa per atti che noi personalmente non abbiamo commesso. Dovrebbe, però, significare almeno che, se l'umanità precedente ha sbagliato, noi, che ci riteniamo più civili e progrediti, vogliamo essere diversi.
Se voi credete che oggi i popoli non vengano sfruttati, torturati, uccisi, disprezzati, se credete che i DIRITTI UMANI siano rispettati, allora, indipendentemente dal chiedere scusa o no, significa che l'umanità ha capito di avere sbagliato in passato.

sabato 15 giugno 2019

LETTERA APERTA AI DIRIGENTI DI AMATORI NUOTO SAVONA di Renata Rusca Zargar



LETTERA APERTA AI  DIRIGENTI  DI  AMATORI  NUOTO  SAVONA

Sono una persona non più giovane. Qualche anno fa, sono capitata per caso nella vostra piscina per provare la bike. Allora, venivo solo saltuariamente perché, pur essendo in pensione, sono molto impegnata. Infatti, coordino  una Biblioteca di volontariato su Pace, Ambiente, Intercultura,  porto i libri nelle scuole, curo una newsletter mensile, faccio lezione agli anziani, oltre a lavorare a tempo pieno nel negozio di mio marito e partecipare alle full immersion di mia figlia minore quando deve preparare esami o concorsi particolarmente pesanti.

Nonostante ciò, piano piano, mi sono trovata talmente bene che ho cominciato a fare di tutto per venire di più, ho provato tutte le attività fitness, e tutti i maestri/e che si sono alternati in questi  anni. Mi sono piaciuti tutti, chi più, chi meno. Certamente, con Micol mi sono  appassionata tantissimo, perché lei è stata capace di accogliermi come persona, cosa non facile per chi è anziano e frequenta lezioni con i quarantenni, ha sopportato pazientemente tutte  le mie battute demenziali, senza seccarsi, mi ha spinta a essere migliore (anche se, ovviamente, faccio quello che posso) con le sue urla “Di più, di più!”, mi ha corretto gli errori, mi ha persino fatto passare il mal di schiena e di spalle con i suoi esercizi (è la pura verità).

Ho trovato questo ambiente magnifico, come pure le bagnine, la segreteria, tutti gentili e ospitali.

Ad esempio, nelle ultime due estati, dato che avevo scelto di spendere il mio poco tempo in piscina, invece che alla spiaggia, ho chiesto se potevo entrare al bordo vasca un pochino prima della lezione, per prendere un po’di sole che fa bene alle ossa. È vero che non sono mai scesa in acqua fuori della mia lezione, né mi sono seduta su un lettino bensì solo per terra, perché non pagavo l’ingresso, ma sono riconoscente che mi sia stato concesso.

Come potrete immaginare, anch’io facevo parte del gruppo whatsapp.  In data 8-6 sono rimasta allibita del vostro dictat: “I dirigenti di Amatori Nuoto Savona hanno appena disposto a tutti gli amministratori la sospensione di tutti i gruppi Whatsapp privati.” Perché? Non si sa. Forse, perché qualcuno era scontento degli orari? Scontento perché la nostra maestra preferita (perché lavora seriamente con noi) ci sarà poco?

Chiudere il gruppo improvvisamente, in quel modo, è stato, secondo me, un atto di inaudita violenza. Se i clienti vi danno fastidio, dite apertamente che non volete più fitness e aquagym, e che non sopportate nessuna critica.

Io, tra l’altro, non ho mai protestato su nulla, ho sempre parlato bene di tutti, dentro e fuori la piscina. Eppure, sono stata una delle prime a essere RIMOSSA. Perché, a quanto ho capito, invece di trovare qualche scusa di compromesso per chiudere il gruppo, se proprio vi turbava tanto, avete improvvisamente rimosso uno a uno gli esseri umani. RIMOSSI.

Forse, non sapete che il gruppo era utile: qualche volta, chi era solo poteva provare a trovare un altro utente per fare la lezione, si sapevano subito i cambiamenti di orario ecc. Forse, non sapete che i  CLIENTI PAGANTI non si trattano a pesci in faccia. Quando io trovo, nel negozio di mio marito, qualche cliente che mi offende, magari non credendomi se dico che quello è oro o argento, io non lo prendo a pedate come avete fatto voi. Io ho bisogno del cliente, il cliente non ha bisogno di me, può andare altrove. Per questo, con un po’ di pazienza, cerco di fargli capire le ragioni.

Ora, io pensavo di fare fitness ancora per qualche anno. Sarebbe stata la mia maestra, nella quale ho assoluta fiducia, a dirmi quando sarebbe stato il momento di fare altro.

Sono stata molto felice in piscina, mi sono divertita tanto, anche nei tristi momenti in cui  ho avuto gravi problemi familiari.

Ma sono stata rimossa, con violenza. Io bado molto alle parole e non accetto la violenza.

Per me, la piscina è finita. Anche se mi viene da piangere a lasciare un luogo che mi è piaciuto così tanto, la mia dignità vale più di qualsiasi piacere. Non ho MAI ceduto alla violenza in tutta la mia vita e non lo farò adesso che il mio percorso volge al termine. Mi dispiace pure che tanta brutalità venga da una Società Sportiva che tratta con bambini e adolescenti. Mi chiedo che cosa mostriate ai giovani: lo stesso odio e aggressività che pervade il nostro tempo? Siete in grado di dare esempi positivi? Forse, voi non vi fate neppure queste domande, giusto?

Ovviamente, non butterò l’abbonamento, lo finirò, perché io non trovo il denaro in mezzo alla strada (forse, voi sì, visto che vi permettete tanto!).

Da persona più matura, però, vi consiglio: 1) di chiedere scusa a tutte le partecipanti del gruppo whatsapp. Quando si sbaglia, bisogna ammetterlo e chiedere scusa.  2) di restituire il denaro degli abbonamenti  alle persone a cui non garantite più le lezioni. Mi sembra doveroso.

Direi anche che chi non sa gestire i conflitti, non è adatto a ruoli direttivi, ma questo non è un mio problema.

Prof.ssa Renata Rusca Zargar

Chiunque può copiare e divulgare come crede questa mia.

CURIO MARCELLO Parte III, fumetto di Angela Fabbri, e I PILOTI DAGLI OCCHI CHIARI



















E LA SECONDA

sabato 8 giugno 2019

APPELLO DI MAUTHAUSEN

Appello di Mauthausen
lanciato alla vigilia delle elezioni per il Parlamento Europeo dai Comitati Internazionali
dei campi di concentramento e di sterminio nazisti
23 – 26 maggio 2019

Il 5 maggio 2019, in occasione delle cerimonie internazionali nell’anniversario della liberazione del campo nazista di Mauthausen, in Austria, i rappresentanti dei Comitati Internazionali dei campi di concentramento e di sterminio nazisti hanno percorso in salita i 186 gradini della Scala della Morte, luogo emblematico del campo, per riaffermare la propria preoccupazione per la protezione dei siti di memoria e per il loro libero accesso al pubblico. Oggi vogliono fare questa dichiarazione.

Eredi della memoria dei prigionieri dei campi di concentramento e di sterminio nazisti e dei valori che essi hanno difeso, spesso fino alla morte, 

Noi, rappresentanti dei Comitati Internazionali dei campi di concentramento e di sterminio nazisti,

Profondamente preoccupati delle politiche nazionalistiche, populiste e xenofobe, seguite da diversi governi di Stati del nostro continente,

Considerando queste politiche in profonda contraddizione con lo spirito dei diversi Giuramenti pronunciati dai deportati nel momento della liberazione, e in particolare con quelli di Mauthausen e Buchenwald,

Considerando la pesante minaccia che tali politiche fanno gravare sul nostro destino collettivo a causa del loro appello alla violenza, all’odio e a pratiche antidemocratiche,

Giudichiamo che sia nostro dovere di richiamare l’attenzione del Parlamento Europeo:

Sul pericolo delle derive politiche e umane alle quali oggi assistiamo,
Sulla messa in discussione dei valori fondamentali che, all’indomani della Seconda Guerra Mondiale, avevano costituito la base del progetto di costruzione di una Europa pacifica, tollerante, attenta al progresso sociale e determinata a impegnarsi risolutamente per impedire la rinascita delle radici del male nazionalsocialista;
Sul fatto storico che l’Europa di oggi è nata ben prima della firma del Trattato di Roma: essa è nata nelle viscere delle sofferenze nei campi nazisti, nel cuore e nello spirito di quelle decine di migliaia di uomini e donne di tutta l’Europa occupata e assassinata dal nazismo.

In quanto depositari della memoria delle vittime dei campi nazisti, esortiamo tutte le Europee e tutti gli Europei a resistere ai discorsi di odio, alle ideologie nazionalistiche, razziste, xenofobe, antisemite, e all’illusione alimentata da politici demagogici secondo la quale la prosperità e la felicità si fonderebbe sul rifiuto dell’altro a causa della sua origine etnica, del credo o delle convinzioni politiche.

Noi chiediamo di custodire lo spirito delle dure lezioni della storia del secolo scorso e a mantenere vivi i valori di pace, di dialogo, di solidarietà di rispetto dei diritti e della dignità della persona umana che ci sono stati lasciati dalle donne e dagli uomini che sono sopravvissuti all’infermo nazionalsocialista.

«Indignatevi!», ci esortava l’ex deportato nei campi nazisti, grande umanista, diplomatico, co-redattore con René Cassin del testo della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo delle Nazioni Unite del 1948 Stephan Hessel. Indigniamoci, e ricordiamo, per agire e reagire meglio insieme.

Primi firmatari:

MAUTHAUSEN: Comitato Internazionale di Mauthausen: www.cim-info.org/ o Dusan STEFANCIC, President onorario: dusan.stefancic@gmail.com o Guy DOCKENDORF, Presidente: guy.dockendorf@culture.lu o Andreas BAUMGARTNER, Segretario generale: baumgartner@cim-info.org o Albert LANGANKE, Segretario generale onorario: albert.langanke@liwest.at o Floriana MARIS, Vice-Presidente: floriana@studiomaris.com o Jean-Louis ROUSSEL, Vice-Presidente: jeanlouis.roussel@univ-rouen.fr o Alexey KONOPATCHENKOV, Vice-Presidente: konopatchenkov@gmail.com o Jacek TARASIEWEICZ, Vice-Presidente: j.m.tarasiewicz@gmail.com o Ingrid BAUZ, Segretaria: ibauz@gmx.de
o Monika KOKALJ KOCEVAR, Tesoriera: monika@musej-nz.si MAUTHAUSEN: Mauthausen Komitee Österreich: www.mkoe.at
o Willi MERNYI, Presidente: willi.mernyi@oegb.at o Christa BAUER, Direttrice: bauer@mkoe.at
o Irmgard ASCHBAUER, Österreichische Lagergemeinschaft: irmgard.aschbauer@gmx.at MAUTHAUSEN: Bewusstseinsregion Mauthausen - Gusen - Langenstein: http://www.bewusstseinsregion.at/
o Erich WAHL, (St. Georgen/Gusen), Presidente: wahl@st-georgen-gusen.at o Thomas PUNKENHOFER (Mauthausen), Vice-Presidente: pu@mauthausen.at
o Christian AUFREITER (Langenstein), Vice-Presidente: buergermeister@langenstein.ooe.gv.at o Andrea WAHL, Direttrice: andrea.wahl@bewusstseinsregion.at

ANED Associazione Nazionale Ex Deportati Nei Campi nazisti http://www.deportati.it segreteria@aned.it o Dario VENEGONI, Presidente o Aldo PAVIA: Vice-Presidente o Tiziana VALPIANA, Vice-Presidente o Leonardo VISCO GILARDI, Segretario nazionale o Marco BALESTRA, Tesoriere

AUSCHWITZ : Comitato Internazionale di Auschwitz o Roman KENT, New York, Presidente: RomanRKent@aol.com
o Christoph HEUBNER, Berlino, Vice-Presidente esecutivo: christoph.heubner@iak-berlin.de o Marian TURSKI, Varsavia, Vice-Presidente: m.turski@polityka.pl o Raphaël ESRAIL, Parigi, Vice-Presidente: maisonauschwitz@wanadoo.fr o Prof. Felix KOLMER, Praga, Vice-Presidente: felda@cmail.cz o Henri GOLDBERG, Bruxelles, Vice-Presidente: goldberg.henri@gmail.com o Hannah LESSING, Vienna, Presidenza: h.lessing@nationalfonds.org o György MIHALY, Budapest, Presidenza: mihalygyoergy@gmail.com o Frédéric CRAHAY, Bruxelles, Presidenza: frederic.crahay@auschwitz.be o Marta MALA, Praga, Presidenza: mala@fondholocaust.cz o Isabelle ERNOT, Parigi, Presidenza: isabelle.ernot@wanadoo.fr

BUCHENWALD-DORA: Comitato Internazionale di Buchenwald-Dora e kommandos
o Dominique DURAND, Presidente: cibd@buchenwald-dora.fr o Agnès TRIEBEL, Segretaria generale: cibd@buchenwald-dora.fr DACHAU: Comitato Internazionale di Dachau o Jean-Michel THOMAS, Presidente: jm-thomas@wanadoo.fr o Abba NAOR, Vice-Presidente: abbanaor@012.net.il o Benoît DARMONT, Vice-Presidente: benoit.darmont@skynet.be o Jean SAMUEL, Segretario generale emerito: Jeanestelle@wanadoo.fr o Rom STEENSMA, Segretario generale: rom.steensma@gmail.com o Sonja HOLTZ-ARENDSE, Tesoriera: son.holtz@planet.nl

FIR: International Federation of Resistance Fighters o Vilmos HANTI, Presidente: vilmos@hanti.hu o Filippo GIUFFRIDA, Vice-Presidente: giuffridafil@gmail.com o Dr. Ulrich SCHNEIDER, Segretario generale: office@fir.at

FLOSSENBÜRG: Amicale di Flossenbürg
o Michel Clisson, Presidente: cm.clisson@wanadoo.fr

NATZWEILER - STRUTHOF: Comitato Internazionale di Natzweiler-Struthof cin-natzweiler-struthof@laposte.net o Jean-Marie MULLER, Presidente: jmm@muller.fr
o Claes REKSTEN, Vice-Presidente - Segretario generale claes@reksten.net o Lex HUSS, Tesoriere général: lexhuss@hotmail.com

NEUENGAMME: Amicale Internazionale KZ Neuengamme o Jean-Michel GAUSSOT, Presidente: jmichelgaussot@yahoo.fr o Martine LETTERIE Vice-Presidente: martineletterie@me.com
o Mark VAN DEN DRIESSCHE, Vice-Presidente markvandendriessche@telenet.be o Helle VIBEKE SØRENSEN, Vice-Presidente: hellevibeke13@gmail.com o Christine ECKEL, Segretaria generale: info@neuengamme.international o Uta KÜHL, Tesoriera: utakuehl@gmx.de

RAVENSBRÜCK: Comitato Internazionale di Ravensbrück o Ambra LAURENZI, Presidente: laurenzi.irk@gmail.com o Jeanine BOCHAT, Vice-Presidente: CIR@bochat.eu
o Hanna Novakowska, Vice-Presidente: hanna.nowakowska@fundacja-jakobieta.pl o Bärbel SCHINDLER-SAEFKOW, Segretaria generale: saefkow-berlin@t-online.de o Sarka KADLEKOVA, Segretaria generale aggiunta: sarka.kadlecova@gmail.com o Marie-France CABEZA-MARNET, Tesoriera: mf.cabeza-marnet@orange.fr

SACHSENHAUSEN: Comitato Internazionale di Sachsenhausen
o Bernt H. LUND, Presidente: bernthlu@start.no
o Andreas MEYER, Vice-Presidente: Sachsenhausen-Komitee-BRD@t-online.de o Dik de BOEF, Segretario generale: mailto:dik.deboef2@gmail.com o André LASSAGUE, Tesoriere: lassagu.andr@orange.fr

domenica 2 giugno 2019

LA BANALITA' DEL MALE NEL SAHEL PER IL RAMADAN di Padre Mauro Armanino

La banalità del male nel Sahel per il Ramadan

Ambasciata di Francia nel Niger. A partire da oggi e fino alla settimana prossima, non è escluso che gruppi terroristi cerchino di profittare di questo tempo di festa per commettere azioni violente. Il messaggio in questione arriva puntuale come la sabbia nel Sahel di Niamey. E’ lo stesso messaggio che, con sfumature distinte, si avvicenda una o più volte l’anno e di preferenza in queste circostanze. Martedì è la festa che chiude il mese del Ramadan iniziato il 5 maggio e che avrebbe potuto essere al digiuno di morti, feriti e spariti. Sappiamo non è stato proprio così e appena qualche giorno fa sono state prese in ostaggio alcune persone nei pressi di Diffa, nel profondo sud-est del Niger. La frontiera della normalità si sposta come quella europea di contrasto all’emigrazione nel Sahel, da Agadez scende senza darlo a vedere fino a Niamey. D’altra parte ci si abitua a tutto, così almeno si pensa, persino alle feste ‘armate’ come  un giorno di festa dove una vigilanza rafforzata è vivamente consigliata, ricorda con sobrietà il messaggio mail dell’Ambasciata. L’Aid el Fitr, in arabo, significa la festa della rottura del mese di digiuno, il Ramadan.
Sono migliaia le scuole elementari dei poveri chiuse nelle zone rurali del Sahel. Centinaia le persone uccise e oltre 300 mila i bambini che, solo nel Burkina Faso, hanno smesso di frequentare. Centinaia i maestri costretti all’inattività perché, assieme a gruppi religiosi, bersaglio del salafismo armato che si estende in alcune aree del Sahel. Finché a sparire e a morire saranno i poveri sotto il sole del Sahel nulla accadrà, I figli e le figlie dei grandi, invece, si trovano in città, in scuole molto private e con protezione garantita perfino contro gli scioperi. La doppia criminalità supposta salafista si declina contro i poveri e gli innocenti contadini da tempo abbandonati al loro destino dalle autorità politiche. Malgrado il Ramadan ‘armato’, c’è chi potrà festeggiare secondo le migliori tradizioni locali con i legumi e i condimenti, a prezzi maggiorati per la circostanza e con volatili di ogni natura. Congelati o di produzione locale sono parte insostituibile del menu della festa. Le donne e i bambini hanno diritto a vestiti nuovi di festa nelle boutiques pret- à porter o negli stands delle fiere adibite per l’occasione. Cordialmente, l’Ambasciata di Francia.
La ‘banalità del male’, di cui scriveva Hannah Arendt, a proposito del processo del nazista Eichmann a Gerusalemme, si riproduce a suo modo nel Sahel contemporaneo. La sola differenza che ci distingue da altre ‘banalità del male’, sta tutta nell’identità dei nostri morti e scomparsi, che è di sabbia. Scompare in fretta per risorgere da un’altra parte, da una comunità di fedeli musulmani a un’altra di fedeli cristiani. Croci, sepolture, terreni abbandonati, campi di sfollati e per profughi. La stessa interminabile litania di sofferenze che la sabbia custodisce con cura e conserva in cimiteri invisibili per gli occhi distratti dei potenti. Il messaggio di sicurezza è del 1/6/2019, rilasciato a Niamey dall’Ambasciata di Francia nel Niger. A partire dalla data e fino alla settimana prossima, non è escluso che gruppi terroristi cerchino di profittare di questo periodo di festa per commettere azioni violente. Si raccomanda una accresciuta vigilanza. Termina così il messaggio di sicurezza dell’Ambasciata che si rivolge alle signore e ai signori iscritti nella lista di diffusione diplomatica. Per i poveri non c’è nessun messaggio.
                                                 
                                                          Mauro Armanino, Niamey, 1 giugno 2019
Nella foto, Padre Armanino è il secondo da destra.