sabato 9 dicembre 2017

SOTTO NUVOLE ATOMICHE LA KOREA IN CERCA DI PACE giovedì 14 dicembre ore 20,45 Biblioteca Quiliano (SV)


Lo scorso Settembre, HWPL, un’Associazione Koreana non governativa, senza scopo di lucro, che si adopera per la pace nel mondo, ha organizzato un summit internazionale con 1200 invitati da paesi stranieri. Tra gli ospiti c’era anche Zahoor Ahmad Zargar, in qualità di rappresentante della Comunità islamica italiana. Auto con le bandierine,  camerieri che si inchinavano a metà busto,  porte girevoli, un hotel-grattacielo sterminato perso tra grattacieli altissimi… Forse, la gente che frequenta questi luoghi non è la gente che noi siamo abituati a frequentare. Ma quella volta era diverso: in coda ad attendere il check-in o gli ascensori c’erano  personaggi particolari: lama tibetani, donne arabe, signore africane... Arrivano da tanti diversi luoghi del mondo per questo incontro  annuale sulla pace. Vogliono bandire la guerra dall'umanità. Per noi italiani é un po' difficile comprendere il concetto di pace perché siamo forti venditori di armi, cioè, mercanti di morte, con i nostri quindici miliardi all’anno di esportazione cui non è facile rinunciare. Ma c'è tanta gente nel mondo che ci crede davvero, che sogna la pace, che si batte perché i popoli capiscano che, con la guerra, sono solo loro a soffrire mentre pochi guadagnano.
I coreani, poi, questa volta sono davvero spaventati. Tutti questi esperimenti atomici potrebbero condurre a una guerra ancora più distruttiva di quelle che hanno già vissuto.
Zahoor Ahmad Zargar e Renata Rusca Zargar parleranno, giovedì 14 dicembre ore 20,40, presso la Biblioteca Civica di Quiliano,  di quello che hanno visto in Korea, della paura e della speranza. Mostreranno, infine, filmatini e foto esclusivi della più grande parata internazionale per la Pace che si possa immaginare.

L’ingresso è libero.

venerdì 1 dicembre 2017

Contro la violenza sulle donne: MUTA di Rosanna Filomena

MUTA

Sull'orlo del precipizio
ho lasciato la tua pelle
squama dopo squama
Là dove s'aggrovigliano i venti
e i resti non si sotterrano
in profonde buche
Ma si disperdono
nelle terre senza solchi
a mischiarsi
sotto piogge nuove

(Rosanna Filomena  - Tutti i diritti riservati)

RICORDO di GIUSEPPE ALESSANDRO


RICORDO di GIUSEPPE ALESSANDRO



Come sanno quelli che seguono la Biblioteca di Libromondo, io sono sempre alla ricerca di chi voglia leggere i libri nuovi e farne la recensione (pensieri, opinioni, sentimenti, sensazioni provate) perché il nostro Centro di  Documentazione, che non possiede un euro, si regge esclusivamente su questo. Per avere in omaggio i libri dalle Case Editrici, bisogna recensirli, così se ne possono chiedere altri. Se non arrivano più libri nuovi, una Biblioteca muore perché diventa obsoleta.

Un giorno, la Dominica, presidente Auser  Savona, mi ha messo in contatto con Giuseppe.

Lui era stato volontario attivo dell’Auser dal 1995, nel Filo d’Argento e nell’accompagnamento con auto di anziani a visite ecc. Cioè, aveva la mentalità del volontario, di chi non pensa solo per se stesso o per i parenti stretti, ma per gli altri, quelli che non conosce. Giuseppe sapeva che,  aiutando chi ha bisogno, si aiuta se stessi a stare meglio, a vivere più felici l’ultimo tratto del nostro cammino.

Non potendo più fare volontariato attivo per le sue condizioni di salute, Giuseppe aveva abbracciato con entusiasmo, nel novembre 2014, il “lavoro” di recensore. In un primo momento, gli lasciavo i libri alla sede Auser, poi, dato che potevano andare persi, glieli portavo a casa insieme a mio marito, al quale lui faceva sempre domande. Ne  riunivo insieme almeno una trentina, per non dover ritornare spesso e disturbare la famiglia con le mie invasioni.  In due mesi, più o meno, aveva finito la scorta e cominciava a tempestarmi di messaggi: “Sono un recensore disoccupato”, mi scriveva.

Certo, Giuseppe era una persona molto intelligente, di grande cultura, aveva girato il mondo per lavoro e per diletto, gli piaceva leggere e scriveva bene. Però, io davo a lui i libri che nessuno voleva perché noiosi, o pesanti, i libri che non potevo far recensire dagli alunni delle scuole perché difficili… Libri che servono, però, in una Biblioteca che viene consultata anche dagli universitari, in quanto ospitata proprio all’interno del Campus Universitario.

Qualche volta, mi scriveva in privato qualche considerazione extra, magari sui tempi della guerra o altro, e io le ho sempre pubblicate perché erano testimonianze storiche importantissime.

Qualche volta, gli chiedevo di recensire libri che non avevo più, perché perduti da qualche alunno a scuola, ma che dovevano avere un commento, altrimenti l’editore non mi avrebbe più dato nulla. Lui consultava internet ma poi faceva uno scritto originale, con considerazioni sue:   non si poteva credere che non avesse mai visto il libro!

Lo scoglio più duro sono stati i libri di poesia che mi avevano mandato alcune editrici. Giuseppe diceva che non si intendeva di poesia. Qualche volta, mi restituiva il libro senza averlo recensito ma io glielo ridavo con un bigliettino: “Mi serve perché questo editore poi mi darà qualcosa di utile ai ragazzi”.

Giuseppe capiva che, insieme, facevamo questo lavoro per i giovani, per avere libri da portare nelle scuole, libri formativi, utili, non i soliti best-seller che non insegnano un bel niente. Così, era diventato bravissimo anche nella poesia, scriveva commenti che sembravano essi stessi poetici.

Certo, non tutti potrebbero essere così bravi!  Ma, soprattutto, non tutti hanno consapevolezza dell’esistenza di altri esseri umani.

Giuseppe aveva una mente vivace,  si interessava a tutto.

Spesso, mi scriveva per segnalarmi un articolo importante (leggeva sempre La Repubblica), oppure dimostrava la sua solidarietà a mio marito per quello che fa nel mondo islamico, si preoccupava per la nostra salute ecc. ecc. 

Giuseppe è stato il primo ad avere il libro della Tesi di laurea in Giurisprudenza di mia figlia Samina e, ovviamente, a recensirlo.

Io penso che Giuseppe, oltre al la bella famiglia che ha creato, ai figli tanto affezionati che ha saputo educare insieme alla moglie, non abbia sprecato neppure un momento della sua vita.

Indipendentemente da ciò che ci succederà nell’al di là, io credo che noi siamo quello che lasciamo in questo mondo.

Giuseppe si è impegnato molto per gli altri, rendendo la società un pochino migliore.

Per me, questo è l’unico senso della vita.



Giuseppe era nato a Palermo il 14-6-1932. Purtroppo, è andato via il 17-11-2017.

lunedì 27 novembre 2017

Poesia di ANASTASIA: Vivere


VIVERE



Come potrei vivere 

Senza di te 

Come potrei morire 

Senza 

Amarti 

Come ti amo 

Come potrei scivolare 

Nella valle 

Del 

Tuo cuore 

Senza darti 

Il mio 

Amore 

Come vorrei 

Dipingere 

Gli attimi 

Del tuo 

Amore 

Con un fiore 

Che sta 

Per sbocciare 

Solo tu 

Riesci a 

Farmi innamorare 

Ogni volta 

Che ti guardo 

Nel 

Profondo 

Dei tuoi occhi 

Nel 

Profondo 

Del tuo cuore 

È un 

Amore forte 

Potenza 

Di un cuore 

Che non 

Morirà 

Ma 

Vivrà 

Con te 

Sempre


mercoledì 22 novembre 2017

BASTA CON L'ANTIFASCISMO di Renata Rusca Zargar


Savona. La nostra addormentata città di provincia ha avuto uno “scciupùn”  di vita con qualche striscione inneggiante ai valori cristiani, contro una presunta islamizzazione dell’Italia  e contro l’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) savonese.





Subito, si sono organizzati, in città, presidi antifascisti anche se Forza Nuova, il Movimento che si proclama autore degli striscioni, afferma di non essere né neonazista, né neofascista, né nostalgico.
Non  sono ancora riuscita a capire se questi presidi siano produttivi o addirittura controproducenti.
Infatti, come risulta da molte indagini, la maggior parte dei giovani, purtroppo, non conosce la storia, e la querelle fascisti-antifascisti li lascia del tutto indifferenti. 
Per questo, possono abbracciare, tranquillamente, qualsiasi Partito  o Movimento, non riconoscendosi in nessuna delle precedenti distinzioni.
Se noi, più anziani, siamo stati orgogliosi di essere antifascisti anche per la testimonianza viva, di parole e di fatti, dei nostri genitori e nonni che hanno lottato per la libertà e la democrazia, oggi bisogna avere il coraggio di dire basta. 
Basta all’antifascismo.
Continuando con slogan basati su un tempo ormai passato, perdiamo completamente il contatto con la realtà dei giovani e li lasciamo fuggire via.
Oggi, molti –lo sappiamo- sostengono pure che non abbia più senso la distinzione tra destra e sinistra ma che si debba scegliere secondo gli interessi attuali. I nostri giovani, poi, che hanno sempre vissuto in un mondo libero, ambiscono al reddito di cittadinanza, soprattutto per ritrovare una qualche sicurezza in una terra globale, sotto il dominio di colossi come Cina, Amazon, Alibaba, che hanno frantumato l’economia. 
Un mondo dove non è certo l’Italia a dettare le regole.
Il tempo stenderà molti veli. Chi è oggi che si tormenta sulla contesa tra Cesare e Pompeo, la cui soluzione ha, comunque, cambiato le sorti del mondo che sarebbe venuto dopo di loro?
Quindi, invece, di rimanere abbarbicati, come la patella allo scoglio, alle categorie del passato, forse, sarebbe meglio lavorare e distinguerci sui valori.
Il Fascismo, così come lo abbiamo studiato,  i campi di concentramento e di sterminio nazisti non torneranno più, almeno nelle stesse forme.  
Oggi, i campi di concentramento, di stupro e tortura, sono in Libia, ad esempio, mentre guerre terrificanti si combattono dappertutto. Le armi fabbricate in Italia, bombe, siluri, razzi, missili, ammazzano la popolazione civile in Yemen o vengono usate dalla Turchia, ad esempio, contro gli stessi curdi ai quali avevamo chiesto di liberarci dall’Isis. 
Dove sono i  presidi per la pace nelle piazze o davanti alle fabbriche di armi italiane che esportano per circa quindici miliardi di euro l’anno?
Invece, io credo che sia giusto, come chiede Forza Nuova, che, in Italia,  culla del cristianesimo da sempre, si sostengano i valori cristiani.
Lo credo anche se sono musulmana perché lo sono diventata per amore di mio marito, non certo per odio verso il Cristianesimo o per qualsiasi altra religione, le cui rivelazioni ho sempre letto con piacere. È una scelta che nessuno mi ha chiesto di fare e posso tornare indietro quando mi pare. Nella mia gioventù, inoltre, ho avuto la fortuna di studiare dalle Suore Rossello e riconosco a loro, ancora più che ai miei genitori, la mia formazione morale.
Penso, quindi, che, se ci ispira ai valori cristiani, che poi sono gli stessi delle altre religioni, tutti, anche gli atei, i musulmani, gli induisti, i buddisti,  possano esserne contenti.
L’altro giorno mi trovavo in una chiesa (ma lo stesso passo avrei potuto ascoltarlo in moschea) e il prete che diceva Messa ricordava che, il giorno del Giudizio, Dio ci avrebbe detto: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. 
Dunque, ricominciamo a credere nei valori dell’amore per gli esseri umani, contro ogni forma di violenza e di schiavitù, per la nostra Terra, per la pace e il rispetto di tutti gli uomini e donne che sono figli di uno stesso Dio.

Forse, salveremo questo mondo in via di estinzione.

sabato 4 novembre 2017

CIVILTA' MISTERIOSA SCOPERTA IN KASHMIR


Civiltà misteriosa scoperta in Kashmir
di  Giorgio Giordano
Una spedizione archeologica russo-indiana, dopo tre anni di ricerche, ha fatto un’importante scoperta sull’Himalaya, per la precisione nel Kashmir, ai confini dell’India e del Pakistan. Sono stati individuati due antichi complessi rituali appartenenti a una civiltà ancora sconosciuta. In particolare, sono state rinvenute 200 statue in pietra raffiguranti dei cavalieri. Analizzando i dettagli delle sculture gli studiosi hanno concluso che verosimilmente risalgono al primo Medioevo
L’area di uno dei due siti trovati nel Kashmir
«La loro peculiarità è che in alcuni casi su uno stesso cavallo non compare un solo un cavaliere, ma due, tre o quattro - ha spiegato Viacheslav Molodin, vice direttore dell’Istituto di archeologia ed etnografia dell’Accademia di scienze russa - Le sculture sono realizzate in un unico stile e sono riccamente decorate, ma sono tutte diverse tra loro. Oltre alle statue, sono state individuate numerose strutture in pietra. I due santuari sono stati eretti in prossimità di sorgenti d’acqua. È difficile dire chi siano gli autori di queste opere, nell’iconografia indiana non c’era niente di simile». 
Un dettaglio delle statue con due cavalieri sopra un cavallo

domenica 22 ottobre 2017

INTERVISTA A JUNG-AE LEE, UNA VOLONTARIA COREANA PER LA PACE di Renata Rusca Zargar


Intervista a Jenny (Jung-Ae Lee), una volontaria coreana per la pace




Il mondo guarda con sempre maggiore paura alle tensioni tra la Korea del Nord e gli Stati Uniti eppure, a Seoul, Korea del Sud, apparentemente, sembra tutto normale. Forse, le due parti della Korea, che sognano di essere un unico paese, sono abituate a continue crisi, conflitti, aggressioni.

Cosi, la gente va e viene con auto di grossa cilindrata (non si vedono utilitarie), quasi tutte delle marche locali come Hyundai e Kia, che scorrono ordinatamente sulle strade a 5-6 corsie.

In settembre, a sfidare la paura della guerra e a manifestare per la pace, come ogni anno, ma con più forza data la situazione attuale, HWPL (Heavenly Culture, World Peace, Restoration of Light) un’Associazione coreana non governativa, senza scopo di lucro, affiliata all'Onu, aveva tenuto la terza commemorazione dell’Alleanza mondiale delle religioni per la pace.  Circa 1200 ospiti erano arrivati da quasi tutti i paesi del mondo, ma soprattutto da Africa e Asia, a testimoniare le sofferenze dei popoli oppressi da dittature, inquinamento, fame, malattie, privazione dei diritti. Colori di pelle ma anche di abiti, fogge, tradizioni differenti si erano mescolati negli hotel lussuosi in cui tutti erano stati alloggiati in modo principesco. Si trattava di leader religiosi, ministri, professionisti, donne, giovani, ma anche persone comuni, commercianti, semplici lavoratori. Il comune denominatore era che stavano operando per la pace nel loro paese e, dopo i quattro giorni fertili di conferenze, lavori, discorsi, sarebbero tornati a divulgare le idee del summit: dobbiamo bandire ogni guerra e conquistare la pace.

Gli ospiti venivano accompagnati, alle varie conferenze o in giro per la città nei momenti liberi, da ragazze e ragazzi, rigorosamente in completo nero e camicia bianca, gonne per le femmine e pantaloni per i maschi, volontari dell'Associazione, chiamati “protocols”. La parola protocollo suscita curiosità per i tanti significati che siamo abituati ad attribuirle. Forse, ricordare che, nel film “Guerre stellari”, D-3BO era un droide protocollare, cioè era capace di comunicare secondo i diversissimi protocolli di milioni di razze o computer, è quanto più si avvicina ai ragazzi coreani. Essi, infatti, cercavano di favorire in tutto l’ospite che era, generalmente, di un'altra cultura, mettendolo a suo agio, dalla mattina alla sera, sempre con il sorriso e la tipica gentilezza.

I giovani volontari si impegnano per la pace perché sono consapevoli che una guerra tra la Korea del Nord e altri paesi non solo distruggerebbe la Korea del Sud e la loro vita stessa, ma anche il più fertile e bel  pianeta dell’universo.

Jenny  è stata una di loro e volentieri ha risposto ad alcune domande per farci comprendere meglio,  nonostante siamo molto lontani, la vita in Korea e i sentimenti delle giovani donne.

- Jenny è il tuo vero nome?

- No. Il mio nome coreano è Jung-Ae Lee ma, per accogliere voi occidentali che non conoscete il coreano, tutti noi volontari ci siamo dati dei nomi europei, per non crearvi difficoltà a ricordare.

-  Sì, avevo notato la vostra capacità di mettervi al completo servizio dell’ospite, la vostra gentilezza e dolcezza. Quando ero arrivata in albergo, il personale si inchinava con tutto il busto e mi aveva molto sorpreso… Parlami un po’ di te.

- Ho 24 anni, sto per laurearmi in ingegneria chimica. Mi mancano pochi mesi alla conclusione degli studi.

- Poi lavorerai. Avrai le stesse opportunità di un maschio?

- Io lavorerò in laboratorio, è un lavoro pericoloso dove non c'è differenza tra uomo e donna. Anche se le donne, in Korea, non hanno ancora le stesse opportunità degli uomini, faticano di più a fare carriera. Ma le cose stanno cambiando. In casa, ad esempio, l’uomo ha cominciato a condividere le faccende domestiche. E quanto a preferenze, la madre, di solito, preferisce il maschio, il padre la femmina ma, in famiglia, danno le stesse opportunità a entrambi.

-  In Italia, ogni due giorni, purtroppo, viene uccisa una donna dal marito, dal fidanzato, dall'ex compagno. Alcuni uomini, infatti, non hanno accettato l’emancipazione femminile. Succede anche qui?

-  No, qui non c'è tanta violenza. Le persone rispettano la legalità, non c’è molto uso di droga, ad esempio, se non in rari casi, la maggioranza delle persone non fuma neppure tabacco.

-  Infatti, non si vedono persone fumare per la strada. Non succede mai che portino via la borsa o il borsellino sulla metropolitana, ad esempio? Non ho notato polizia in giro per la città e neppure durante le manifestazioni del summit, nonostante ci fossero migliaia e migliaia di persone.

- No, non capita di essere derubati in metropolitana o altrove. Come ho detto, è difficile che si esca dalla legalità.  E poi, ci sono telecamere dappertutto.

-  Mi sono  accorta che non ci sono sbarre nella metropolitana. Praticamente, si può entrare anche senza biglietto. La gente, invece, lo paga?

- Ma certo! Inoltre, quando si fa il biglietto, viene trattenuta una cifra, 500 won sudcoreani (circa 40 centesimi), che si può recuperare all’uscita, a un’apposita macchina, riconsegnando il biglietto stesso.

- Ho sentito dire che i giovani coreani, nella maggioranza, non sono religiosi. È vero?

- La mia famiglia era di tradizione buddista, mia sorella è diventata cristiana. Mio fratello, invece, non è religioso. Io credo in Dio ma in Korea ci sono tante diverse religioni e non so scegliere quale potrebbe essere quella giusta per me.

- Come mai sei diventata volontaria di HWPL?

- Ci sono stati molti momenti di tensione tra la Korea del Nord e quella del Sud, in particolare riguardanti i confini marittimi e alcune isole raggruppate con il nome di Yeonpyeong, presso le quali ci sono state varie battaglie e persino un bombardamento. - Mentre ricorda questo fatto a Jung-Ae vengono le lacrime agli occhi. - Un giorno, ero contenta perché era il mio compleanno ma, quando ho visto le persone uccise, ferite, sofferenti, per quei combattimenti, ho deciso che voglio fermare la guerra e che voglio la pace. In seguito, ho sentito parlare di questa Associazione e mi sono piaciuti gli obiettivi che persegue. Sono volontaria da 15 mesi.

- Che impressione ti ha fatto HWPL dall’interno?

- Apprezzo le loro iniziative nelle scuole per educare i bambini alla pace. Oppure quelle con i  politici e con i media perché facciano conoscere e firmare nei loro paesi la Dichiarazione contro la guerra. Non meno importanti sono i giovani o le donne, più di tre miliardi nel mondo, che possono avere un ruolo determinante. Ma seguo molto anche l’Alleanza tra le religioni per la pace che vuole eliminare i conflitti tra le religioni.

- In questo momento, storicamente molto pericoloso tra esperimenti nucleari e minacce, il popolo coreano ha paura?

- I coreani sono abituati a continue minacce ma ora la situazione è davvero pericolosa. Credo che HWPL, che ha contatti e progetti in quasi tutti i paesi del mondo, possa davvero fermare le guerre.

- Cosa vuoi dire agli italiani?

- Aiutateci. Vogliamo la pace, tutti insieme! Mi auguro che tutti quelli che leggono queste parole, diventino messaggeri di pace.

Jung-Ae è una tipica ragazza coreana. Semplice, dolce, molto carina, sempre sorridente. Come la stragrande parte dell’umanità sogna un futuro di pace non solo per sé ma per tutti i popoli della terra.


L'articolo completo con notizie sulla Korea, sull'Associazione HWPL e la Dichiarazione di Pace  è disponibile in esclusiva al link: