sabato 12 ottobre 2019

NEWSLETTER BIBLIOTECA LIBROMONDO - SAVONA, III parte


SEZIONE PACE

MALEDIRE GLI INGLESI? ...
UNA COSA DA PAZZI! 
Crescere durante l’ultima guerra
Circolo Brandale, Savona, a cura di Luigi Capra, 2013, pagg. 116

Non è stato facile per molti bambini crescere durante la seconda guerra mondiale (1940/1945).Lo scopo di questo libro è di trasmettere la memoria tra diverse generazioni, proporre modelli formativi e superare i conflitti in modo pacifico. È basato su varie testimonianze di persone che hanno conosciuto bene la guerra al fine che le nuove generazioni, comprendano la crudeltà di quanto è accaduto e facciano il possibile perché quei tempi non tornino. C’è un avvenimento in particolare che mi ha colpita, il fatto di consegnare ad ogni bambino una spilla con scritto 'Dio stramaledica gli inglesi', una bambina invitata come tanti altri a commentare i fatti accaduti disse: “È ingiusto usufruire dell'ingenuità dei bambini” e io sono pienamente d'accordo con il suo giudizio. Questo testo lo consiglio a qualunque tipo di lettore ma in particolare alle nuove generazioni, dato che il futuro del nostro mondo appartiene a voi e questo testo invita proprio a riflettere tanto su quanto accaduto e sul fatto che bisogna fare il possibile perché ciò non accada mai più. Il libro è inoltre molto interessante, poiché racchiude varie testimonianze sulla guerra e collega due generazioni: i racconti dei “bambini di ieri” e i commenti dei coetanei odierni.

Francesca  Baglietto – Liceo Scientifico “Grassi” - Savona


È un testo con tanti ricordi di guerra e testimonianze nelle scuole, come a Sassello, ad esempio. Molto ricco di foto.

Carla Saettone




ERAVAMO  EBREI
Questa era la nostra unica colpa
Alberto Mieli con Ester Mieli, Marsilio, 2016, pagg. 120, euro 13,17, ebook 9,90


In questo libro ALBERTO MIELI, uno degli ultimi sopravvissuti ai lager nazisti, racconta alla nipote Ester Mieli la terribile esperienza da deportato nell’infernale campo di concentramento di Auschwitz. Mieli rivive nel suo racconto alla nipote, con le lacrime agli occhi, l’arrivo nei campi di sterminio, l’odore acre dei corpi che bruciavano nei forni crematori in funzione tutti i giorni. L’obbligo a lavori giornalieri e stremanti, delle torture subite, della fame che portava alla follia e alla morte migliaia di deportati. Fame di cibo e di libertà. Si chiede e ancora oggi non sa spiegarselo come abbia fatto a tornare a casa. Quando incontrò Papa Wojtyla che gli chiese come riuscì a sopravvivere a quella tragedia Gli rispose: “Solo il Signore ha la risposta”. Toccante e commovente testimonianza  che fa sentire tutto il dolore provato dal protagonista nei campi di sterminio e come ancora oggi, dopo tanti anni, quel dolore sia ancora così vivo nel suo cuore. Questo genere di letture dovrebbe essere obbligatorio nelle scuole. I ragazzi, e purtroppo non soltanto loro, devono leggere certe cose per riflettere e non dimenticare mai le pene subite da quelle persone per la sola colpa di essere ebrei.
                                                                                              
Maria Pera




LA  FAMIGLIA  F.
Anna Foa, Laterza, 2018, pagg. 174, euro 13,00


L’autrice di questo libro è Anna Foa. La Foa ha insegnato storia moderna all’Università “ LA SAPIENZA “ di Roma. Si è occupata di storia della cultura nella prima età moderna e di storia degli ebrei. Figlia di Vittorio Foa, futuro Padre Fondatore della Repubblica, maestro nel campo del lavoro, dei diritti sociali e fervente antifascista. La famiglia Foa è una straordinaria famiglia di ebrei di origine francese arrivata in Piemonte dalla Sardegna moltissimi anni fa. La sua è anche la storia della sinistra italiana, dai nonni al padre Vittorio, alla madre Lisa fino ai figli Anna, Renzo e Bettina. Una famiglia di passione politica e impegno civile. Questo testo è denso di storia, di memorie storiche e intime. Nei suoi capitoli si alternano  memorie d’infanzia dell’autrice, come le estati trascorse a Diano Marina, aneddoti  politici, ricordi di famiglia, l’educazione, le radici, le figure che hanno influenzato la formazione politica delle generazioni più vicine a noi. Il nonno Foa, fervente giolittiano, ha determinato l’europeismo della famiglia Foa. LA FAMIGLIA F., un libro sulla sinistra, sulla famiglia e sull’ebraismo del padre Vittorio e della stessa Anna. Molte sono le domande e le considerazioni suscitate leggendo questo libro elegante, discreto e riflessivo. Una riflessione sembra molto utile e gli stimoli che si trovano in queste pagine andrebbero fatti conoscere ai giovani nelle scuole. Personaggi come Vittorio Foa possono essere veramente di esempio per questi tempi. 

                                                                                                     Maria Pera

domenica 6 ottobre 2019

NEWSLETTER DELLA BIBLIOTECA DI LIBROMONDO - SAVONA- II parte


SEZIONE DIRITTI


GLI ERGASTOLANI SENZA SCAMPO
Fenomenologia e criticità costituzionali dell’ergastolo ostativo
Carmelo Musumeci, Andrea Pugiotto, Editoriale Scientifica, 2016, pagg. 216, euro 16,17

Il testo si presenta come un dettagliato report sulle condizioni penitenziarie degli ergastolani in Italia. Uno dei due autori è Carmelo Musumeci, ergastolano detenuto dal 1991. Entrato in carcere con una licenza di scuola elementare, si laurea specializzandosi in diritto penitenziario. L’altro è Andrea Pugiotto, professore di diritto costituzionale all’università di Ferrara, specializzato in diritto punitivo. I due, a quattro mani sviscerano un argomento spinoso e delicato, ma che oggettivamente deve essere spunto di riflessione sia per il comune cittadino, ma soprattutto per gli organi istituzionali. Senza scendere in dettagli giurisprudenziali, che a pochi competono, si possono fare delle considerazioni razionali anche da chi non è addetto ai lavori. Alla data di pubblicazione del testo, in Italia erano si contavano 1619 ergastolani di cui 1174 ostativi. La pena perpetua accomuna i due tipi di ergastolo, ma quello ostativo prevede delle regole ancora più rigide e severe, senza alcun tipo di permesso, revisione della pena o liberazione. Gli autori evidenziano come la condanna capitale ed il carcere a vita presentino una natura eliminativa, caratterizzata dalla comune assenza di ogni prospettiva. Può considerarsi come una pena di morte nascosta. Si può torturare l’individuo senza sfiorarlo, ma privando la sua mente di ogni prospettiva.  Con questo presupposto la legge pone il soggetto nella condizione di chi non ha più nulla da perdere, perché privato già in maniera totalitaria della sua libertà. A tal proposito, nel 2007, 313 ergastolani ostativi, inviarono richiesta al Presidente della Repubblica, in maniera provocatoria, chiedendo la commutazione della loro pena fino alla morte, in pena di morte. Per la legge la mancata collaborazione è indice univoco di mantenimento dei legami di solidarietà con l’organizzazione criminale e quindi diventa ulteriore aggravante per il detenuto, che perde così ogni diritto. Risulta però esserci differenza tra sanzionare la non collaborazione e premiare la collaborazione. La dignità coincide con l’essenza stessa della persona, non si acquista per meriti e non si perde per demeriti. Non è un premio per i buoni e quindi non può essere tolta ai cattivi, come scrivono gli autori. Constatati i gravissimi reati commessi e le condizioni di questi “uomini ombra”, sarebbe auspicabile, in uno stato di diritto, modificare le pene attuali e trovare soluzioni sostitutive all’ergastolo ostativo, permettendo ad esempio dei benefici penitenziari oggi preclusi, decidendo discrezionalmente sulla concessione delle misure stesse. Un’altra opzione potrebbe essere l’abolizione dell’ergastolo e la sua sostituzione con una pena massima dalla durata certa, già adottata da diversi paesi europei e costituzionalmente doverosa, considerando che a prescindere dai crimini commessi, è di esseri umani che si sta parlando. L’opinione di molti è che per chi effettua reati efferati un regime severo ed ostativo è la giusta punizione. È  una tesi diffusa, dal facile consenso e anche comprensibile, ma non può essere la tesi di uno stato evoluto “perché la pena dovuta è la pena giusta e la pena giusta è solo la pena non contraria alla costituzione”. Ma quand’è che l’umanità deve prevelare sul crimine? A voi le dovute riflessioni.

Dalila Vignetta

sabato 5 ottobre 2019

NEWSLETTER DELLA BIBLIOTECA DI LIBROMONDO - SAVONA parte I



LIBROMONDO
CENTRO DI DOCUMENTAZIONE
PACE - AMBIENTE – INTERCULTURA
COOPERAZIONE INTERNAZIONALE

in memoria di Franco Falco

SETTEMBRE  2019                                                                                          Newsletter n. 7/2019

Eccoci al settimo appuntamento del 2019 con la newsletter di “LIBROMONDO”, Centro di Documentazione sull’Educazione alla Pace e alla Mondialità che si trova all’interno della Biblioteca del Campus Universitario di Legino a Savona.

La Biblioteca o Centro di Documentazione è un servizio di completo volontariato. Le case editrici e gli autori offrono libri come Saggi Gratuiti per l’uso in Biblioteca. I ragazzi delle Scuole Superiori e alcuni adulti, in qualità di volontari, leggono per primi i libri nuovi e ne fanno la recensione che viene pubblicata su newsletter come questa e poi inviata a un cospicuo indirizzario. Le newsletter sono archiviate e sempre disponibili per consultazione su vari siti, come annotato sotto.

Tutti gli autori di libri relativi alle nostre sezioni e le Case editrici che lo desiderino possono inviare libri in saggio alla Biblioteca. I libri saranno recensiti come sopra. Per informazioni si può scrivere a libromondo@hotmail.com

Le sezioni della Biblioteca di Documentazione sono: Europa, Asia, Africa, Americhe, Italia, Donne, Bambini, Religioni, Cooperazione Internazionale, Migranti, Popoli, Diritti, Salute, Hanseniani, Educazione alla Mondialità, Pace, Economia, Sviluppo, Alternative allo sviluppo, Agricoltura, Ambiente, Terzo Settore, Mass Media, Protagonisti, Letterature, Fiabe, Favole, Narrativa Ragazzi.                         
N.B. L’orario di apertura della Biblioteca segue l’orario della Biblioteca del Campus Universitario, dal lunedì al giovedì: 9.00-17.45; venerdì 9.00-12.45. Il servizio è interrotto durante le vacanze natalizie, pasquali, in agosto e il 18 marzo per  la festa del S. Patrono di Savona.

Mercoledì  ore 9 - 12,  sono presenti in loco i volontari AUSER. 

SOMMARIO NEWSLETTER
·         Sezioni:  NARRATIVA RAGAZZI, DIRITTI, PACE, ITALIA, EDUCAZIONE, LETTERATURE, SALUTE
·         Le Poesie di ANASTASIA: AMAMI
·         CESAVO E CESPIM DIVENTANO CSV POLIS

NB. LA BIBLIOTECA DI LIBROMONDO – SAVONA ha la sua pagina su Facebook

N.B. Le newsletter sono pubblicate sul blog di Renata Rusca Zargar http://www.senzafine.info/
e sulla pagina facebook della Biblioteca https://www.facebook.com/Biblioteca-Libromondo-Savona-241149496385776/
Per informazioni è possibile visitare il sito dove si trova l’archivio delle precedenti newsletter (fino al maggio 2012): http://informa.provincia.savona.it/cooperazione/libromondo
La Biblioteca è anche su http://www.campus-savona.it/biblioteca.htm e su
http://www.savonagiovani.it/IT/Page/t01/view_html?idp=24

L’Istituto Mazzini – Da Vinci di Savona ha inserito le recensioni dei propri alunni sul suo sito: http://www.mazzinidavinci.it/libro-mondo-recensioni/

Nessun uomo entra mai due volte nello stesso fiume, perché il fiume non è mai lo stesso, ed egli non è lo stesso uomo.

Eraclito


SEZIONE NARRATIVA RAGAZZI




LA PROSSIMA FELICITÀ

Storie di persone libere, resistenti, felici
Con un testo di Franco Arminio
Giulia Calligaro, Altreconomia, 2018, pagg. 128, euro 13,50

Di questi tempi i modelli di riferimento andrebbero cercati nelle cose semplici, invece che sui social: Giulia Calligaro ci porta a conoscere 12 vite felici ispirate alle semplicità, che semplice non è affatto. Scelte estreme, eremi quasi irraggiungibili, ritorni alla natura e al silenzio. Una manciata di persone in controtendenza che mi hanno regalato serenità, paesaggi e suggestioni di cui avevo bisogno: il maestro birraio, il fisico teorico, la maratoneta, l'illustratore di film d'animazione, l'allevatore ittico… Un'affascinante e variopinta istantanea di un'Italia altra fatta di antieroi schivi e tenaci che molto possono insegnare sulla personale ricerca della felicità al tempo della sovraesposizione dei corpi, dell'apparire sociale, del successo obbligato e delle relazioni frivole.

Simona Calò



TUTTO IL BELLO CHE C’È

Claudio Leonetti, prefazione di Dacia Maraini, Edizioni Paoline, 2018, pagg.104, euro 8,50, ebook 7,00


Il libro racconta la struggente storia di un ragazzo, l’autore in prima persona, durante il terremoto che ha colpito la città di Amatrice il 24 agosto 2016. In una sola notte, Claudio comprende di aver perso tutto quanto a lui più caro: gli amati genitori, la piccola sorella e il suo grande amore, la fidanzata Anna. Nell’alternarsi dei capitoli, scorrono davanti agli occhi del lettore le scene di desolazione, disperazione, distruzione e subito dopo i ricordi dei tempi passati dall’autore, che cerca di elaborare il suo dolore. Le sue rivelazioni sono molto sorprendenti per un ragazzo di 22 anni, in quanto sono mature, sagge e piene di gioia verso la vita che lui, nonostante tutto, prova. Sicuramente, Claudio non è rimasto solo nel suo dolore, perché è aiutato dai suoi professori di musica e supportato dalla psicologa. E poi c’è la musica, la sua passione, una vera e propria presenza e fonte della sua energia, infatti, la chiama “l’anima dell’Universo”. Ma è la sua anima che non si arrende, che è in continuo movimento, non si ferma, non si deprime. Cercando Dio nell’accaduto, Claudio lo ritrova dentro se stesso. La sua ricerca sulle radici dell’esistenza, sulla natura lo porta a trovare le verità dalle quali fa partire una nuova fase della sua vita. Ci insegna l’arte del cambiamento e ci prepara a prendere una direzione diversa. Ma soprattutto ci fornisce l’unico rimedio contro gli avvenimenti tragici: il nostro cuore, il suo potere di generare l’Amore verso le cose, le persone, il mondo intero. L’Amore per la vita in ogni sua forma, che spinge di uscire fuori di casa, respirare, muoversi. Questo libro usa il linguaggio  semplice e facilmente comprensibile, si fa amare. È un vero e proprio manuale di sopravvivenza spirituale e mi piacerebbe rileggere alcuni capitoli durante i miei momenti più bui.

Jonathan Moscino – Liceo Scientifico “Grassi” – Savona

martedì 1 ottobre 2019

Perchè interessarsi oggi a Ligustro?

Perché interessarsi oggi a Ligustro?
Giovanni Berio, noto in arte come Ligustro, è nato a Imperia nel 1924. Si è dedicato dal 1986 esclusivamente allo studio della xilografia policroma giapponese e delle sue tecniche Nishiki-E in uso nel Periodo Edo realizzandone la stampa a mano sulle preziose carte prodotte in Giappone ancora con antichi metodi artigianali. Su wikipedia (http://www.ligustro.it/) si possono trovare tutte le informazioni. 

Ma oggi, in questo mondo globalizzato, il suo lavoro risulta essere  ancora più interessante. Il Giappone, poi, esercita un fascino straordinario per la sua antica cultura, per tutti i tipi di arte. Così, noi possiamo comprendere perché questo concittadino sia stato attratto da qualcosa di meraviglioso a cui ha voluto aggiungere la propria straordinaria genialità.

 Scrive Jack Hillier (consulente per 25 anni sulle arti orientali presso la Sotheby):

Ligustro Berio era senz’altro destinato a diventare un creatore di stampe, ed in particolare modo di quelle realizzate attraverso incisioni su legno e con successiva stampa a colori, come era in uso nello straordinario “Periodo Edo” nel Giappone del 1615 – 1868 con lo splendore dell’”UCHIYO-E”. Durante una lunga convalescenza, a seguito di una malattia cardiaca, nel 1972 egli cominciò ad interessarsi alla pittura ad olio, ma non trovò in tale tecnica piena soddisfazione. Più tardi si perfezionò nel pastello, ma anche questa tecnica non realizzò le sue aspettative: pur tuttavia fu proprio il pastello che lo portò ad uno studio approfondito di moltissime qualità di carta. Furono, più di ogni altra cosa, la scoperta delle sorprendenti qualità delle carte giapponesi fatte ancora a mano, che condussero “Ligustro” all’antica grafica giapponese. Abbastanza repentinamente, trovò che non solo era attratto, ma particolarmente portato a cimentarsi nell’incisione dei blocchi dei legni adatti con il fine di stampare nello stile “NISHIKI-E” (il coloratissimo stile detto “Broccato”). Ma Ligustro aveva altresì un inaspettato talento nel realizzare manualmente questa intricata tecnica orientale. Avendo così trovato un mezzo che gli permetteva di esprimersi, imparò da autodidatta i laboriosi e difficoltosi processi della stampa a colori ed in questa si perfezionò. Numerosi sono stati gli artisti occidentali che hanno tentato di realizzare stampe a colori usando i blocchi di legno incisi. Per esempio Henry Riviere e John Platt, ma nessuno ha raggiunto la maestria di Ligustro, sia nella padronanza della complessità tecnica di incisione che in quella della stampa. Tra gli antichi artisti giapponesi, gli esempi più eclatanti di questo virtuosismo tecnico furono riservati ad un certo tipo di creazione, usualmente di piccolo formato, denominato “SURIMONO” (letteralmente: una cosa stampata) ma in effetti era usualmente una stampa commemorativa od un mezzo per porgere auguri ed altresì una pubblicazione per l’inaugurazione di un circolo letterario ecc. o semplicemente un mezzo per pubblicare versi. Sorprendentemente, Ligustro Berio, ha seguito i maestri giapponesi, non solo nelle tecniche dell’incisione delle tavole a colori, ma anche nel creare xilografie policrome ricche di simbolismo con incorporate poesie (HAIKU’, KIOKA) in calligrafia giapponese ed un fantasioso uso d’immagini, di sigilli incisi a mano. Questi ultimi, possono semplicemente dare “Nomi all’artista” od esprimere, con simboli pittorici, buoni auguri di longevità, felicità od altro. Ma la più sorprendente dote dell’artista è la sua insuperabile abilità nell’incidere il legno e nel raggiungere effetti di stampa che competono con il virtuosismo degli abilissimi incisori e stampatori del 1600 – 1800 giapponesi. Nessuna riproduzione a colori può ”Rendere giustizia” all’originale, sia per la brillantezza metallica della patina di oro e argento, sia per la superficie trattata con lacca e mica o per la stampa cieca usata per ottenere effetti di rilievo. Il “SURIMONO” quadrato delle “LUCCIOLE E LUNA CRESCENTE” dà qualche idea sulla complessità della venatura dell’oro e dell’argento e sulla gradazione del colore nel cielo, dall’indaco al lilla, che serve come sfondo alle lucciole, ognuna con il suo alone di argento e di brillante mica. Un altro “SURIMONO” mostra un ragno su di una ragnatela d’argento di squisita fragilità; esausto tra i papaveri in un campo ed uno spaventapasseri, e sul fondo, come avviene spesso nelle stampe di Ligustro, appare un glorioso sole rosso ed immenso. Nella serie di stampe “SURIMONO” dedicate ai dodici mesi dell’anno, Febbraio ci porta l’inserzione di un gruppo di anemoni pieni di colore che brillano di rugiada su di un manto nevoso sotto scuri alberi. Sempre nelle opere di Ligustro, c‘è questo tipo di inaspettata poesia espressa in incisioni su legno con colori di incredibile raffinatezza. Esse sono uniche tra le grafiche moderne.
Ottobre

Scrive ancora  il prof. Marco Fagioli (insegnante di Art Expertise presso Istituti di Cultura Americana in Italia e di consulenza per l’arte antica presso la Farsetti arte di Prato) sulla TECNICA di Ligustro:

"Al 1985 risalgono anche le prime prove xilografiche dell’artista; una veduta dei tetti di Oneglia, con un fiore in primo piano e il grande cerchio del sole sullo sfondo; una barca con il marinaio al timone su una nave curvo, e nuovamente l’astro che tramonta con la sua scia riflessa sull’acqua. Si tratta di xilo su legno di “testa”, come si è detto, e non di “filo”, come avviene comunemente nella stampa giapponese e come il Ligustro prenderà a fare successivamente. Ma da queste prime, essenziali e quasi scarne prove, alle ricche stampe “broccato” (Nishiki-e) negli anni Novanta la corsa sarà breve. Ligustro, come tutti i geniali autodidatti, assumerà gli elementi della stampa giapponese rielaborandoli con una sua personale tecnica; così si fabbricherà degli strumenti propri al fine di ottenere gli effetti desiderati.
 Il baren, o tampone dischetto per premere il foglio sulla matrice in legno, di sughero a diametri varianti, e non di corda; il kento, o registro marginale sulle matrici, a modulo variabile, un’idea questa che solo a prima vista pare banale – come tutte le idee innovative – che il nostro deve avere mutato dalle vecchie cassette a regolo dei caratteri tipografici, ma che gli permette di fatto di realizzare anche l’uso di decine e decine di matrici sullo stesso foglio senza ricorrere all’accumulo delle tavolette di legno.
Così dalle prime prove di policromia, rabeschi di limoni in giallo, oro, verde e violetto, Ligustro è giunto al suo primo piccolo capolavoro xilografico, Il mio mondo, 1989, un foglio di più di cinquanta centimetri, in cui ha dispiegato tutte le magie della tecnica Nishiki-e; il gofun, l’uso della polvere di conchiglia nel pigmento, il karazuri, tecnica di stampa per impressione a secco, con effetti di rilievo, il sabi-bori, tecnica di stampa che evidenzia le pennellate, il bokashi, la gradazione del colore, e si veda a questo proposito il prezioso glossarietto di Fiamma del Gaizo in fondo al catalogo alla recente mostra Arte xilografica giapponese dei secoli XVIII – XX, per il decennale del Centro Studi d’Arte Estremo – Orientale di Bologna.
Durante l’ultimo decennio la creativa vena xilografica di Ligustro si è sviluppata ampiamente: da prove preziose come Il sogno di Chuang Tse: La farfalla, un foglio accompagnato dalla calligrafia “Nulla si sa e tutto si immagina”, che evoca stilisticamente tanta grafica Decò, alla prima serie dei tre diversi “stati” di Jneja, con le vedute del golfo di Imperia in tre momenti del corso del sole, dall’alba alla notte.
Il sogno di Chuang Tse: La farfalla
Questa attenzione di Ligustro alla diversa luce del giorno, intesa come intonazione di cromie sullo stesso disegno, ritorna, mi sembra, anche in altre serie di varianti: Il circo, del 1998, e la Finestra del pittore dello stesso anno.

La finestra del pittore
Si tratta di grandi fogli, di sessanta per quaranta centimetri, in cui egli dispiega tutta la sua grande abilità di incisore e stampatore – si ricordi che in Giappone non era la stessa persona a fare queste due operazioni – e soprattutto la sua genuina natura di poeta dell’immagine.
Sono, queste stampe di Ligustro, come anche Sole nella rete, 1998, Palloncini, 1998, Varco nel cielo, 1999, La danza del sole e Malinconica attesa, 2000, degli esempi potenti di come la xilografia, in quest’epoca di arte concettuale e computerizzata, non sia morta; di quanto l’immaginazione, la mano paziente dell’uomo possano dare all’espressione delle figure del mondo.
Vi è infine quella stampa che io preferisco, Geisha alla finestra con veduta di Oneglia, 1998, che a me pare uno dei piccoli capolavori della xilografia del Novecento e che sintetizza in un’immagine alcuni dei motivi centrali della nostra cultura figurativa: l’immagine della donna di spalle mentre si pettina, la finestra sul golfo con la luna, il fiore in primo piano e la quinta di base, il paravento di glicini, con la lucertola che pare mirare la luna argentata.
Qui si assiste, nella piena autonomia dell’illustratore – intendo illustrazione nel senso più alto – a tutta una serie di “richiami visivi”, da Utamaro a Matisse, dai Nabis all’Art decò; perché questa è stata la magia di Ligustro che, nel momento in cui egli voleva “rifare” l’Ukiyo-e, egli ha fatto se stesso, e tutte le suggestioni tecniche che andavano a confluire nella sua abilissima perizia manuale, dalle raffinatezze dei surimono all’eleganza del Nishiki-e, si sono piegate all’immaginazione di un uomo dei nostri giorni.

LIGUSTRO E I SUOI MODELLI GIAPPONESI 

Volendo percorrere, se può servire, la strada dell’analisi stilistica, le xilografie di Ligustro non sono dunque vicine a quelle dei maestri dell’epoca d’oro dell’Ukiyo-e (Harunobu, Utamaro, Kiyonaga), cui egli ha guardato ed ha reso omaggio come nella stampa Aragosta, 1997, come ha fatto con Hiroshige; sono invece vicine a quelle di outsider della xilografia, come Paul Jacoulet, ed ai maestri giapponesi del Novecento, quali Yamamoto Shoun (1870 – 1965), con quei tipici riquadri floreali intorno ai ritratti femminili, KawaseHasui (1883 – 1957), quando disegna fiori, come in Iris (1929), e non paesaggi, infine YamamuraKoka (1885 – 1942), artisti tutti questi che declinarono la traditio dell’Ukiyo-e nella modernità.
E un altro piccolo gioiello di Ligustro, che è il ritratto di Lindasay Kemp in Onnagata, (1992), ci conferma questa sua vocazione verso i maestri tra le due guerre, una vocazione certo non leziosa ma neppure severa, quanto invece fantasiosa.
Ecco, nell’uscire dallo studio di Ligustro dopo la mia visita, vedo nello scaffale dei suoi libri più cari le monografie di Seraut, Touluse Lautrec, il Doganiere Rousseau, ma anche Folon, e penso che mai, come nella xilografia, la grande arte del disegno si è sposata con la fatica manuale, lo scavare dell’intagliatore.
Ligustro mi sorride e mi racconta come fa a procurarsi quella polvere, mica perlacea di conchiglia, che rende così preziose le sue stampe, dalla Corea; solo ora capisco perché questi fogli hanno così entusiasmato il nostro comune amico e maestro Jack Hillier, al quale la critica moderna dell’Ukiyo-e deve tanto: “Your printis so enchanting, so exquisitely cut and printed, that i do not think anything i can teach you (…), You have produced something so personal and original, that it might even harm your work if you had regular instructions which might tend to cramp your style”, (da una lettera di Hillier a Ligustro del 10 Luglio 1987).
 Aveva capito bene Hillier, che prima di essere studioso era appassionato xilografo, quanto la storia dell’incisione in ogni tempo si rinnovi e, al di fuori di ogni convenzione, produca i suoi puri frutti.                              

ONEGLIA con i colori pensanti



ONEGLIA con i fiori



ONEGLIA con la musica

ONEGLIA con le farfalle

lunedì 30 settembre 2019

Vitaliano Trevisan al Festival letterario FOGLIAMI: ironia sulla vita notturna di Vicenza di Giuseppe Bonan

A Villa Albrizzi Marini di San Zenone degli Ezzelini (TV), all'interno della serata di mercoledì 25 settembre e del Festival letterario denominato "Fogliami", tenutosi in loco (per la precisione nella tenuta delle scuderie della villa in questione), lo scrittore, sceneggiatore, attore e drammaturgo Vitaliano Trevisan ha tenuto la lettura di un proprio testo (parte di qualcosa di più corposo in lavorazione) che descrive con ironia ma più che altro con sarcasmo certi aspetti della vita notturna (e non solo) che si respira nei dintorni più prossimi della città di Vicenza. Questi aspetti appaiono diversi a seconda che le strade si dirigano verso uno o altri capoluoghi di provincia veneta. I territori per così dire sono delimitati dalla nazionalità delle donne di strada che occupano queste o quelle strade, per l'appunto. L'appellativo per definirle, tali donne, è interessante come venga attribuito facilmente da alcuni soggetti ad altri soggetti femminili in realtà non "degni" di essere considerati tali.
Il tono con il quale Vitaliano espone la lettura è a tratti velato d'ironia e a tratti denota la consapevolezza di una realtà che non si può negare né contestare. Così è. Quindi si assiste a una serie di affermazioni che rivelano realtà quotidiane rappresentative di situazioni comuni a un numero imprecisato di famiglie,. Qui quindi mi si permetta di citare un passo che lo stesso Trevisan ha condiviso attraverso un social network il giorno stesso dell evento in questione:
"la situazione si fa drammatica: i bravi cittadini, e soprattutto le brave cittadine, si lamentano: nei parchi e lungo le strade non hanno fatto a tempo a sparire le siringhe che sono arrivati i preservativi, e non si sa cosa sia peggio; la notte è tutto un via vai; dopo una certa ora c’è il coprifuoco eccetera. Inutile dire che, da qualche parte, tutti quei clienti dovevano pur venire (moto da luogo); e, visto il numero, e sapendo che nessuno, di norma, va a puttane dove mangia, si presume che, in molti casi, di altri non si tratti che degli stessi bravi cittadini, in trasferta, le cui mogli, a casa, si lamentano a causa di altri bravi cittadini in trasferta, le cui mogli, a casa, eccetera – di nuovo Escher! Ma se non si vuole che tutto crolli, una sana ipocrisia, magari travestita da ingenuità, è necessaria.
Black Tulip, Cruising - in progress"
Dalla lettura si denota la notevole capacità espressiva di Trevisan, che seppur con tono pacato e suppergiù uniforme, dà il giusto peso alle parole, esaltandone il significato e rendendole degne dell'attenzione che meritano.
Al termine dell esposizione del testo un ragazzo del pubblico chiede quanto ci sia in esso di autobiografico. E Vitaliano sorride, poi risponde, riponendo i fogli del testo nella sua borsa: "Ho poca fantasia." E poi, aggiunge: "Quando si scrive è facile che realtà e fantasia si mescolino." Quindi, precisa: "... realtà e immaginazione."
"Quando lo leggeremo?" Chiede un altro signore dal pubblico. Trevisan rivela che dovrà consegnare il testo completo a febbraio e che spera di farcela, poi aggiunge: "È difficile scrivere..."

Giuseppe Bonan 

domenica 29 settembre 2019

FESTA IN PIAZZA A SAVONA

Cari Amici,
oggi c'è questa festa dell'accoglienza, dell'integrazione, del divertimento e del conoscerci insieme.
C'è lo spettacolo per i bambini (bravissimo Daniele Debernardi), c'è il cibo di culture diverse.
Questo è il mondo dove io voglio vivere, dove conosco e imparo, dove ho pazienza quando non mi capiscono (ho fatto l'insegnante, so come si fa), dove non disprezzo chi non vive come me ma lo lascio libero. Dove l'odio è ancora farina del diavolo perché, oltre a seminare dolore, fa male anche a me, mi fa ammalare. Dove non si svendono i propri valori per un beneficio momentaneo o per interesse. Dove l'amore è difficile ma è ancora tutto quello che abbiamo.
renata

MEMORIE E DIMENTICANZE DI UN RITORNO NEL NIGER di Padre Armanino


                                           Memorie e dimenticanze di un ritorno nel Niger

Il comandante di bordo del volo AF 306 del 26 settembre lo aveva annunciato fin dall’inizio. A Niamey la temperatura all’arrivo sarebbe stata di 37 gradi e ci si doveva attendere il benvenuto con una buona scorta di polvere. E così in effetti è stato. L’avevo dimenticato negli ultimi giorni del soggiorno in patria dove il fresco cominciava a farsi sentire. A Parigi, in attesa del volo per Niamey, il cielo era coperto e scendeva una pioggia fine dal sapore di autunno. Malgrado ne avessi parlato molto mi era passato di mente il sapore della polvere e il colore della sabbia lungo le strade della capitale. In due mesi di assenza poco o nulla cambia a parte le strade. La stagione delle piogge appena conclusa infligge inevitabili penalità a veicoli, autisti e passeggeri dei taxi ancora numerosi. Quanto ai pochi semafori che sopravvivono alle rotonde, cambiano i loro colori a seconda del tipo di veicolo che a loro si avvicina. Uniche eccezioni sono i cortei che portano la salma ai cimiteri e il Presidente della Repubblica che in media ogni due giorni lascia il Paese per esportare la sabbia ai migliori acquirenti dell’Europa e dell’Asia. Ricordavo bene i mendicanti piazzati presso gli incroci e le rotonde più frequentate. Anche le buche da evitare non hanno mutato posizione. Avevo invece dimenticato la tendenza dell’energia elettrica a scomparire d’un tratto. Così è stato buona parte della mattinata del sabato e persino parte del pomeriggio. Quanto al net, invece, ha sofferto una panne sulla linea telefonica che serve la zona. Il centralinista assicurava che i tecnici erano al lavoro.

Me ne sono invece accorto preparando la borsa per la visita alla prigione civile di Kollo, nei pressi di Niamey. Avevo dimenticato il documento ufficiale del Ministero della Giustizia che mi permetteva di entrare in carcere senza problema nell’altra borsa lasciata a casa. È stato sufficiente contattare il direttore della prigione, gentile e disponibile, per entrare senza nessun documento. Ciò che invece è cambiato, nella suddetta casa di pena, sono due porte metalliche aggiunte, un metal detector (non utilizzato con noi) e uno spazio numerato sul tavolo in legno dove posare i telefonini prima di entrare. Non è cambiato, invece, lo sparuto gruppo di fedeli riuniti in una saletta che funge da infermeria, cappella per il culto e un rubinetto che per qualche mistero della rete idrica, assicura l’approvvigionamento d’acqua anche durante la siccità. Per l’occasione è stato inaugurato il ventilatore e un neon per illuminare la saletta in questione a spese della comunità che ivi si raccoglie anche per le lezioni di alfabetizzazione in lingua francese. Ricordavo la strada per raggiungere il carcere ma mi erano sfuggiti gli schermi pubblicitari luminosi piazzati in alcuni incroci più frequentati, dove i rallentamenti sono fisiologici e imprevedibili ad un tempo. Avevo invece dimenticato che ancora ci si saluta sfiorandosi nella complicità di uno sguardo. Ricordavo bene, invece, dove avevo lasciato una copia della chiave di casa e con disappunto ho notato che la chiave in questione era scomparsa da qualche parte. Avevo invece dimenticato, prima di partire, di chiudere la porta di casa.

Tardi mi sono ricordato che bastano cinque o sei ore di volo e una bimba di 4 anni per morire di malaria, in piena città, nel quartiere dove accompagno una comunità dedicata a Santa Monica. Basta così poco per ammalarsi ed è così difficile poi guarire, quando non ci sono né i soldi né le possibilità per curarsi. Avevo dimenticato il suono aspro dell’unica ambulanza che galleggia sulla sabbia delle strade della città e rischiavo di dimenticare il nome della persona a cui avevo promesso un regalo al ritorno. Si è fatta viva lei e ha chiesto quando poteva venire a ritirarlo. Ricordavo che avevo promesso qualcosa che poi è stato carpito dalla dimenticanza. Forse si trattava di decidere quanto tempo sarei ancora rimasto nel Niger. Ho dimenticato di dare la risposta nell’immediato. Proverò a domandarlo alla sabbia.

                                                                                          Mauro Armanino, Niamey, Settembre 019