sabato 7 aprile 2018

Non vogliamo i migranti ma ovunque distruggiamo le terre e il pianeta. Il disastro dei biocarburanti e dell'olio di palma


In ogni litro di carburante ci sono olio di palma, colza, grano o barbabietola: la UE impone queste miscele. La coltivazione di olio di palma causa gravi danni ambientali. Nel Borneo, la popolazione di oranghi si è ridotta di 100.000 unità. La UE sta discutendo la sua futura politica in materia di bioenergia. 

La UE decide sulla sua futura politica in materia di bioenergia. I biocarburanti non sono la soluzione per i trasporti.
Le foreste tropicali del mondo vengono distrutte e sostituite da monocolture destinate alla produzione di biocarburanti. L’abbattimento delle foreste rilascia grandi quantità di carbonio nell'atmosfera. Anche gli studi  commissionati dalla UE arrivano a questa conclusione. Il biodiesel dell'olio di palma rilascia tre volte più emissioni nocive per il clima rispetto al diesel fossile.
La superficie dedicata alla produzione di biocarburanti per la UE copre 8,8 milioni di ettari (dimensione dell'Austria!). Due terzi di questi sono al di fuori della UE. Nel sud-est asiatico, le piantagioni di palma per il biodiesel europeo si estendono per 2,1 milioni di ettari, secondo il rapporto UE.
Oranghi, tigri, rinoceronti ed elefanti perdono il loro habitat. Nel Borneo la popolazione di oranghi è stata ridotta di 100.000 unità negli ultimi 16 anni.
Nel 2016, le auto dei 28 stati membri hanno bruciato 22 miliardi di litri di biocarburante. Secondo i piani della Commissione Europea, le auto continueranno a trasportare nei loro serbatoi cibo convertito in biodiesel ed etanolo. Quasi la metà dell'olio di palma che importa ogni anno - 2,4 milioni di tonnellate nella UE - è destinato alla produzione di biodiesel.
Ora abbiamo l'opportunità di cambiare la nefasta politica dell'Unione Europea sulle mete dei biocarburanti. Attualmente, la Commissione, il Parlamento e il Consiglio dei Ministri discutono della politica energetica fino all'anno 2030. Firma la petizione.

L'olio di palma è quasi impossibile da evitare - è nei nostri alimenti, cosmetici, prodotti per la pulizia e nel serbatoio delle nostre auto. Questa materia prima rappresenta innumerevoli vantaggi per le grandi aziende, sottraendo la terra e il sostegno dei piccoli agricoltori. Sfollamenti violenti, tagli delle foresta e l'estinzione delle specie sono le conseguenze del nostro consumo.
Cosa possiamo fare per proteggere le persone e la natura?
Il punto di partenza - La foresta nel serbatoio e sul piatto
Con 66 milioni di tonnellate all'anno, l'olio di palma è l’olio vegetale di maggior produzione. Il suo basso prezzo nel mercato globale e le sue caratteristiche che lo rendono di facile lavorazione hanno contribuito a fare si che oggi, un prodotto industriale  su due di quelli acquistati al supermercato lo contengono tra i loro ingredienti. Oltre ad essere presente nelle pizze congelate o precotte, nei biscotti, o margarine, l’olio di palma si trova anche in creme per il corpo, saponi, cosmetici, candele e detersivi.
Ciò che quasi nessuno sa è che nell'Unione Europea confluisce quasi la metà dell'olio di palma importato nei così chiamati biocombustibli. L’obbligo previsto dalla legge dal 2009 di miscelare i biocarburanti con la benzina e il gasolio è una delle principali cause di deforestazione nelle foreste tropicali.
Da allora, le piantagioni di palma da olio si sono diffuse in tutto il mondo arrivando a coprire 27 milioni di ettari. In una superficie grande come la Nuova Zelanda, le persone e gli animali subiscono l'espansione di questi "deserti verdi".

Le conseguenze - La morte persino nelle minestre in busta
Nell’umidità dei caldi tropici attorno alla linea dell'equatore ci sono le condizioni ottimali per la coltivazione della palma da olio. Nel sud-est asiatico, America Centrale e in Africa si tagliano e bruciano giorno per giorno grandi superfici di foresta per fare spazio a grandi piantagioni. Così, si emettono grandi quantità di gas serra nell'atmosfera, che sono dannosi per il clima globale. L’Indonesia, il principale paese produttore di olio di palma, nel 2015 è stata in parte responsabile - in misura maggiore rispetto agli Stati Uniti - delle emissioni di gas serra. Il CO2 e le emissioni di metano sono la ragione del perchè  il biocombustibile da olio di palma sia tre volte più dannoso per il clima del carburante di origine fossile.
Ma non ne risente solo il clima: con gli alberi scompaiono specie animali in via di estinzione come oranghi, elefanti pigmei del Borneo e le tigri di Sumatra. Spesso, i piccoli agricoltori e le popolazioni indigene che da generazioni vivono nelle foreste e le proteggono patiscono sfollamenti devastanti. In Indonesia, ci sono attualmente più di 700 conflitti per la terra in relazione al settore di palma da olio. Inoltre, nelle piantagioni classificate come "sostenibili" o "bio" ci sono sempre più violazioni dei diritti umani. 
Noi consumatori non conosciamo abbastanza questo tema. Il nostro consumo quotidiano di olio di palma ha conseguenze negative dirette per noi: nell’olio di palma raffinato ci sono grandi quantità di esteri di acidi grassi nocivi per la salute, che danneggiano il materiale genetico e possono causare il cancro.

La soluzione - Una Rivoluzione nei serbatoi e sul piatto

Rimangono solo 70.000 oranghi nelle foreste del sud est asiatico. La politica dei biocarburanti porta le scimmie sempre più vicino all'orlo dell'estinzione: ogni nuova piantagione di palma da olio distrugge porzioni dei loro habitat. Per aiutare questi nostri parenti stretti, dobbiamo fare pressione sui politici. Ma si può anche fare molto nel nostro quotidiano.
Questi semplici consigli vi aiuteranno a riconoscere l'olio di palma per evitarlo e rifiutarlo:
  1. Cucinare e scegliere: cibi prodotti localmente, ingredienti freschi, mescolati con un po 'di fantasia non hanno paragoni rispetto a  prodotti industriali preconfezionati (quelli che contengono olio di palma). Per la cottura è possibile utilizzare oli tradizionali, come olio d'oliva, di girasole, di mais o di lino.
  2. Leggere l’etichetta: dal dicembre 2014, sulle confezioni di cibo è necessario indicare se un prodotto contiene olio palma. Nella cosmetica e nei prodotti per la pulizia della casa si nasconde il divoratore delle foreste dietro una moltitudine di termini chimici. Cercando in rete si possono facilmente trovare alternative prive di olio di palma.
  3. • Il cliente ha sempre ragione: Che prodotti senza olio di palma avete? Perché non avete prodotti a base di olio di produzione locale? Chiedendo al personale e scrivendo lettere ai produttori di alimenti, stimolerà le aziende a preoccuparsi di più dell'accettazione dei loro prodotti. La pressione dell'opinione pubblica e la crescente consapevolezza riguardo all'olio di palma hanno già spinto alcuni produttori ad evitare l’uso del olio di palma, almeno in alcuni paesi europei come la Germania o l'Italia, dove recentemente questo problema è stato trattato diffusamente.
  4. Trasporto pubblico invece dell’ auto: quando possibile, andare  a piedi, in bicicletta o con i mezzi pubblici.
  5. Informarsi e diffondere le quanto appreso: economia, mercati e politica vorrebbero farci credere che i biocarburanti sono rispettosi dell'ambiente e che le piantagioni di palma possono essere sostenibili. Salviamolaforesta.org. mette a disposizione informazioni sulle conseguenze dell'espansione delle piantagioni di palma da olio e le campagne che sostiene possono facilmente essere diffuse in tutte le reti sociali.
Inoltre:
  1. Petizioni e pressione politica: le petizioni on-line aiutano a fare pressione  sui politici responsabili della gestione delle politiche sui biocarburanti e le importazioni.
  2. Farsi sentire: manifestazioni e azioni creative dirette in strade e piazze catturano l'attenzione della gente e dei media. Lo stesso accade anche per l’attenzione dei politici.

venerdì 6 aprile 2018

Intervista di Alessia Mocci a Cinzia Migani: vi presentiamo il progetto DIRE FARE DONARE da OublietteMagazine.com


Intervista di Alessia Mocci a Cinzia Migani: vi presentiamo il progetto Dire Fare Donare
Di formazione filosofica, Cinzia Migani, si occupa dal 1990 di progett-azione sociale con particolare attenzione alle reti di volontariato contro l’esclusione sociale.

 Venerdi, 26/01/2018 - “[…] il volontario assume le vesti di agente di prossimità dando vita a nuovi processi relazionali, ricucendo relazioni interrotte, diventando risorsa per la comunità. La relazione che si instaura fra le persone in difficoltà, i servizi, le organizzazioni del terzo settore e i singoli volontari coinvolti nell’azione rappresenta un valore aggiunto irrinunciabile non solo come riscatto valoriale in una società a forte valenza individualistica, ma anche come ancora di salvezza degli abitanti di un contesto comunitario. È questo un antidoto prezioso per evitare le derive narcisistiche.” ‒ Cinzia Migani ‒ “Dire Fare Donare”

“Dire Fare Donare. La cultura del dono nelle comunità in trasformazione” è un progetto editoriale pubblicato a maggio del 2017 dalla casa editrice Negretto Editore (sede a Mantova) per la collana di scienze sociali “Cause e affetti” curata da Cinzia Migani. 
Di formazione filosofica, Cinzia Migani, si occupa dal 1990 di progett-azione sociale con particolare attenzione alle reti di volontariato contro l’esclusione sociale.
È stata responsabile dell’Area Salute Mentale dell’Istituzione G.F. Minguzzi della Provincia di Bologna dal 1998 al 2000, successivamente e sino al 2009 ha ricoperto la posizione di Responsabile dell’Area Ricerca ed Innovazione Sociale e Responsabile di “Aneka. Servizi per il benessere a scuola”. Dal 2010 collabora con A.S.Vo che gestisce VolaBo, il centro di servizio della città metropolitana di Bologna, in veste prima di coordinatrice e poi di direttora di VolaBo.
Ha curato la pubblicazione di libri sul disagio scolastico e sulla salute mentale per la Carocci Editore e dal 2008 collabora con la Negretto Editore per la quale ha portato a termine lavori come “Follia gentile. Dal manicomio alla salute mentale”, “Il Teatro illimitato. Progetti di Cultura e Salute mentale” ed il progetto di cui parleremo in questa intervista “Dire Fare Donare”.

A.M.: Ciao Cinzia, ti ringrazio per aver accettato questa intervista che verterà soprattutto sul progetto “Dire Fare Donare” pubblicato a maggio 2017 per la casa editrice Negretto Editore. Una prima domanda per capirne la genesi: come nasce l’idea della stesura del libro?

Cinzia Migani: Questa pubblicazione prende le mosse dal progetto Il volontariato è un dono di tutti. La cultura del dono per stare bene e nasce con l’intento di raccogliere molteplici punti di vista, testimonianze, riflessioni sul dono e sulla cultura del dono. Fra gli interrogativi di fondo che sostanziano lo scritto segnalo: se e in che modo il dono può diventare volano di reciprocità e attivatore di nuove relazioni sociali e come muta la relazione fra donatore e ricevente nelle nostre comunità, caratterizzate da radicali trasformazioni sociali, economiche e politiche. Il lancio del progetto è avvenuto il 4 ottobre 2015 in occasione della Giornata del Dono, voluta e promossa dall’Istituto Italiano della Donazione. L’istituzione della Giornata del Dono ha dato l’occasione per aprire il sipario al tema più ampio del volontariato e della solidarietà nel campo della cura e della salute di comunità e per connettere percorsi ed interventi con altre reti territoriali che lavorano su temi vicini e integrativi come le associazioni del dono di sangue e organi. Il progetto “Il volontariato è un dono di tutti” è promosso da VolaBo – Centro Servizi della provincia di Bologna e dalla Città Metropolitana di Bologna e realizzato in collaborazione con la rete delle associazioni del dono di sangue e organi. Il progetto è, inoltre, realizzato grazie alla collaborazione dei Centri di Servizio per il Volontariato, delle organizzazioni del terzo settore, delle Aziende USL/DSM-DP e degli enti pubblici delle città che hanno aderito. L’iniziativa è inoltre patrocinata da Avis Regionale.

A.M.: L’introduzione de “Dire Fare Donare” si apre con una tua domanda: “Si può ancora parlare di volontariato o è più corretto parlare di volontariati?”. Pensi che sia ancora necessario riflettere su questo quesito oppure le possibili risposte sono state date dal responso del pubblico dei lettori?

Cinzia Migani: Oggi più che mai è indispensabile porsi la questione per capire e sostenere coloro che – come i volontari prestano il proprio impegno gratuitamente ‒ per scommettere su un mondo con confini più estesi e più “equo”. Molteplici sono le riflessioni portate dai lettori e da chi ha condiviso con noi il percorso o da altri compagni di viaggio che rappresentano una nuova narrazione. Fra le diverse riflessioni meritano una attenta considerazione i centri di servizio per il volontariato che si stanno ponendo il problema dei profili anagrafici dei volontari, di analizzare le diverse motivazioni che spingono le persone ad impegnarsi in attività di volontariato, di comprendere la diversità delle molteplici esperienze possibili, le modalità di incontro con i volontari, le peculiarità di ciascun modello per offrire percorsi più utili di formazione, comunicazione, progettazione e consulenza. Tornando alla domanda iniziale ci sembra possibile affermare senza indugio che la vita senza gli altri non è vita e l’atto del dono rappre¬senta una apertura all’alterità e al fenomeno del volontariato. È così l’atto del dono rappresenta una apertura all’alterità. L’individuo sente il bisogno di appartenere ad una comunità, di legarsi agli altri e donare significa legarsi all’altro. Il dono diventa risorsa per sé e per gli altri là dove si privilegia la dimensione della generatività, del dono che facilità l’empowerment e valorizzazione di chi lo riceve.

A.M.: I curatori de “Dire Fare Donare” sono sei in totale, oltre a te troviamo Matteo Scorza, Andrea Pagani, Giancarlo Funaioli, Roberta Gonni ed Ennio Sergio. Vi conoscevate prima dell’inizio della stesura del libro oppure è stata occasione per intavolare un discorso sul volontariato?

Cinzia Migani: Anche se operiamo in contesti diversi in realtà ci conosciamo da diversi anni, il rapporto più recente a livello di gruppo, ma altrettanto significativo, è quello instaurato con Andrea Pagani che per VolaBo ha curato il percorso di scrittura. Andrea è stato scelto da chi come, Roberta e Ennio, aveva già avuto modo di apprezzarne le doti in aula di formazione e le pubblicazioni. La scelta è stata proprio felice. Io, Giancarlo e Roberta collaboriamo da anni a VolaBo. È a Volabo che è maturata la necessità di capire meglio se e come era evoluta la visione di dono dei volontari delle centinaia di associazioni che ci interpellano nella nostra azione quotidiana per costruire interventi e azioni volte a trasformare i contesti di appartenenza, per affrontare emergenze, per ridurre le disuguaglianze, per sognare un mondo più attento alle persone e all’ambiente. Con Matteo e Ennio abbiamo condiviso diverse forme di collaborazione per la realizzazione di progetti a carattere socio sanitario e di volontariato, fra questi il Progetto del dono che ha occasionato la pubblicazione. Un progetto che si interseca con quello del teatro e salute mentale descritto in una precedente pubblicazione dell’editore Negretto: il teatro illimitato, Progetti di cultura e salute mentale. Ognuno di loro è profondo conoscitore dei temi trattati nel libro e portatore di pensieri sul tema del dono, dei pensieri e delle riflessioni che emergono negli interventi presenti nel libro o nelle parole chiave delle sezioni curate, ma anche di coloro che ci hanno donato il loro racconto.

A.M.: “Dire Fare Donare” nelle sue 270 pagine è un lavoro che presenta anche altri collaboratori, infatti ritroviamo nelle tre sezioni del libro tanti altri nomi di volontari che hanno voluto contribuire, come per esempio la parte dedicata ai racconti sul dono curata da Andrea Pagani. Fra tutti i racconti inseriti c’è uno che ti ha colpito maggiormente e di cui ci vuoi parlare?

Cinzia Migani: Limitandoci alla parte curata da Pagani: tutti i racconti, in coerenza con lo spirito del gruppo e con la linea del corso di formazione impostata dallo scrittore Andrea Pagani, rispondono all\'idea del Dono, sono cioè racconti che intendono la scrittura e l\'esperienza del racconto (e quindi della vita) come momenti di condivisione, di confronto, di conoscenza di sé e degli altri. In particolare, se dovessi condurre una scelta assolutamente personale (legata cioè ad un carattere dello stile della scrittura), mi hanno colpito i racconti che fanno riferimento al contatto con altre realtà, con altre culture ed altre civiltà, come il racconto di Elena Gardenghi sul mondo ellenico (con ascendenze e citazioni della classicità greca), il racconto di Alessandra Scisciot sulla condizione dei migranti a Lampedusa (in una chiave però molto simbolica, intimista, poetica, dove la realtà oggettiva si riverbera in una dimensione lirica e quasi magica) e il racconto di Erica Balducci e Martina Salieri sulla condizione dei bambini dell\'est, spesso in una condizione di disagio, dove la vicenda di cronaca diventa spunto per profonde riflessioni esistenziali e universali. Ma comunque tutti i racconti della raccolta sono veicoli di arricchimento e conoscenza collettiva, in una idea di dono e di partecipazione democratica ad un progetto culturale ed umano collettivo. Segnalo anche che la scelta della fotografia di Silvia Camporesi in copertina. La sua fotografia ha il valore di un racconto a più mani: un racconto fatto dalle singole identità narranti che si incrociano per dare vita ad una unica trama collettiva volta a mettere in evidenza il dono delle relazioni interpersonali.

A.M.: Ritengo che la scelta del titolo del libro sia molto calzante ed in sé racchiuda il nucleo fondante dei diversi pensieri e studi espressi: dalla parola all’azione, e che l’azione sia il donare. Ma in questa società dedita al neoliberismo come possiamo iniziare a concepire la donazione come necessaria? È essa stessa una lotta contro la “crisi” e la volontà di diseguaglianza di pochi a discapito di molti?

Cinzia Migani: La scelta del libro è frutto di uno scambio fluttuante fra alcune colleghe di VolaBo e i curatori del libro. Occuparsi della cultura del dono in una comunità in trasformazione significa fare una scelta culturale. Ma, come sottolinea il professor Stefano Zamagni, si tratta anche una scelta di cultura economica. La scelta dell’economia civile. Certo una scelta che non è in linea con la cultura capitalistica che riconosce le donazioni, i filantropi ma non il dono. La donazione infatti sono essenzialmente rappresentate da oggetti, il dono invece rappresenta quanto viene trasferito attraverso la relazione interpersonale.
Scrive Stefano Zamagni nel capitolo Il ruolo profetico del volontariato: “il contributo più significativo che il volontariato può dare alla società di oggi è quello di affrettare il passaggio dal dono come atto privato compiuto a favore di parenti o amici ai quali si è legati da relazioni a corto raggio, al dono come atto pubblico che interviene sulle relazioni ad ampio raggio.”
La cultura del dono consente di favorire la partecipazione di tutti alla co-costruzione di una comunità più vivibile, perché rimette in circolo il principio di fraternità anche a livello economico.

A.M.: VolaBo, il Centro Servizi per il Volontariato della Città metropolitana di Bologna, è una realtà che gestisci come direttora e che ovviamente ha promosso il libro. Ci racconti qualcosa di VolaBo e ci spieghi come entrare a farne parte?

Cinzia Migani: VolaBo nasce su volontà di A.S.Vo (Associazione per lo Sviluppo del Volontariato), una associazione senza fini di lucro, autonoma, pluralista che si ispira a principi di carattere solidaristico e democratico per essere al servizio delle organizzazioni di volontariato (OdV) della città metropolitana di Bologna. Da alcuni mesi, in base alla Legge delega per la riforma del Terzo settore n. 106/2016 (legge 106/2016), VolaBo ha il compito, in qualità di CSV, di organizzare, gestire ed erogare servizi di supporto tecnico, formativo ed informativo per promuovere e rafforzare la presenza ed il ruolo dei volontari in tutti gli enti del Terzo settore (4,8 milioni secondo i dati del Censimento Istat Non Profit 2011). In prospettiva ASVO auspica la partecipazione alla gestione condivisa del Centro Servizi di un numero sempre maggiore di organizzazioni di volontariato in modo da rappresentare significativamente la pluralità di esperienze e competenze locali. L’associazione è aperta a tutte le organizzazioni di volontariato che abbiano esclusivo fine di solidarietà e che basino la propria attività sull’apporto personale, spontaneo e gratuito dei propri volontari. È stata la consapevolezza della prospettiva di allargamento della base sociale a tutti i volontari del terzo settore e la trasformazione dei contesti culturali e sociali di riferimento delle associazioni che ha favorito il confronto allargato sul tema del dono. Per fare parte della base sociale oggi è sufficiente essere organizzazione di volontariato, a breve anche di associazione di promozione sociale, e presentare la domanda di ammissione.

A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Negretto Editore? La consiglieresti?

Cinzia Migani: Il rapporto instaurato con la casa editrice Negretto Editore è molto positivo. Diverse le ragioni della preziosa collaborazione, fra queste la linea editoriale e la serietà dell’Editore. Non ho dubbi che consiglierei di avere rapporti con la casa editrice.

A.M.: Quali sono le tue novità editoriali per il 2018? Ci puoi anticipare qualcosa?

Cinzia Migani: Per il 2018, 40 anni dopo l’uscita della legge di riforma psichiatrica, la cosiddetta legge Basaglia, ho in cantiere una pubblicazione che centra l’attenzione sulla storia della psichiatria a Bologna, sul ruolo dei cittadini, delle associazioni e dei servizi nel favorire la liberazione delle persone rinchiuse nelle istituzioni totali. Al centro della pubblicazione le vicende di persone che hanno trascorso parte della loro vita in manicomio e vicende storiche di alcune istituzioni totali situate a Bologna e Imola. La questione interessa particolarmente ai volontari, contrari ad ogni forma di prevaricazione. Il 2018 si caratterizzerà comunque ancora come l’anno del dono e quindi come occasione per promuovere il libro Dire Fare e Donare.

A.M.: Salutaci con una citazione…

Cinzia Migani: “Non è tanto quello che facciamo, ma quanto amore mettiamo nel farlo. Non è tanto quello che diamo, ma quando amore mettiamo nel dare.” ‒ Madre Teresa di Calcutta

A.M.: Cinzia ti ringrazio per il tempo che mi hai dedicato e confido che in tanti si interessino al grande progetto del Dono che portate avanti. Ti saluto con le parole di Henrik Ibsen: “Un migliaio di parole non lasciano un’impressione tanto profonda quanto una sola azione.”

Written by Alessia Mocci
Ufficio Stampa Negretto editore

Info
Acquista “Dire Fare Donare”
https://www.ibs.it/dire-fare-donare-cultura-del-libro-vari/e/9788895967301
Sito VolaBo
http://www.volabo.it/
Facebook Negretto Editore
https://www.facebook.com/negrettoeditoremantova/
Sito Negretto Editore
http://www.negrettoeditore.it/
Recensione “Dire Fare Donare”
http://oubliettemagazine.com/2017/11/08/dire-fare-donare-di-a-a-v-v-la-cultura-del-dono-e-del-volontariato-nelle-comunita-in-trasformazione/
http://oubliettemagazine.com/2018/01/22/intervista-di-alessia-mocci-a-cinzia-migani-vi-presentiamo-il-progetto-dire-fare-donare/


mercoledì 4 aprile 2018

REINSERIMENTO SOCIALE di Fernando Sorrentino

https://nuovanarrativa13.blogspot.it/2018/01/reinserimento-sociale-di-fernando.html


Fernando Sorrentino è nato a Buenos Aires l'8 Novembre 1942. Ha trascorso la maggior parte dell'infanzia e dell'adolescenza nel grigiastro quadrilatero compreso tra le avenide Santa Fe, Juan B. Justo, Córdoba e Dorrego. In gioventù ho lavorato come impiegato d'ufficio, poi ha insegnato lingua e letteratura in diverse scuole superiori.
La sua narrativa è caratterizzata da una curiosa combinazione di fantasia e umorismo che prende a volte una piega grottesca pur rimanendo sempre verosimile. In generale, si sento molto bene con se stesso. E’ totalmente sprovvisto della vocazione necessaria per far parte di un gruppo letterario, di un comitato di inettitudini affini, di un'associazione di elogi reciproci. Confessa, questo sì, di militare nelle tenaci fila del Racing Club di Avellaneda. Gli piace più leggere che scrivere, e in effetti scrive molto poco. Dopo quasi quarant'anni non può certo vantare una lunghissima bibliografia. Come tutti, in maggior o minor misura, ha ricevuto qualche premio letterario.

Tutto sommato, è relativamente felice.

lunedì 26 marzo 2018

CONOSCERE LA POESIA MODERNA ED ESPRIMERE EMOZIONI IN VERSI di Renata Rusca Zargar

BIBLIOTECA "OLTRELETIMBRO"
PIRAMIDI Corso Mazzini

da lunedì 9 Aprile 2018 ore 15
(secondo e quarto lunedì di ogni mese)

INCONTRI 
con prof.ssa  Renata Rusca Zargar

CONOSCERE  LA  POESIA  MODERNA
ED  ESPRIMERE
EMOZIONI  IN   VERSI

domenica 25 marzo 2018

Poesia di Anastasia GUARDARE


Guardare 

Amo 

Il tuo sguardo 

Tenero 

Occhi che mi guardano 

Mi fissano 

Entrano dentro di me 

Profondi 

In un attimo 

D'infinito 

Sempre 


Per sempre 

Sei tu 

La dolcezza 

Rapita 

Dalla mia anima 

Che 

Resterà 

Nel cuore 

Eternamente 

Emozioni 

Che mordono 

La pelle 

Fiamme 

Che mi devastano 

L'anima 

Come fuoco 

Dentro di me 

Voglia 

D'amarti 

Negli angoli 

Più misteriosi 

Del 

Nostro 

Universo 

Inebriami 

Con 

La tua 

Irraggiungibile 

Bellezza


Anastasia 

da RELIGIONI PER LA PACE -Italia



Ancora una volta l'azione criminale da parte di un giovane di origine marocchina, attratto da prospettive rivoluzionarie jihadiste,  ha seminato morte e sconcerto nel sud della Francia, a Trebes, prendendo di mira un supermercato e facendo ostaggi degli sventurati clienti.
I frutti amari della propaganda di odio e disprezzo da parte delle componenti estremiste dell'Islam  continuano ad avvelenare il clima nei singoli paesi e nelle relazioni internazionali.
Ogni persona che ne ha facoltà dovrebbe interrogarsi su che cosa poter fare per ridurre i fattori di rischio che spingono dei giovani alla radicalizzazione che li porta a distruggere vite umane ed a sciupare la propria sotto l'azione "accecante" della superbia ideologica. 
Ma la giornata  di ieri  ci ha offerto anche un esempio luminoso , quanto diversamente sconvolgente, di abnegazione e di difesa della vita a prezzo della propria. 
Si tratta del gendarme Arnaud Beltrame, che si era offerto al posto di una donna in ostaggio del terrorista di Trebes.  Il presidente francese Emmanuel Macron gli ha reso pubblicamente omaggio, affermando che il tenente colonnello ha "onorato la sua arma e il suo Paese" e che tutta la Francia gli rivolge un pensiero. Ferito gravemente durante l'attacco, è deceduto alcune ore dopo.
Lo ricorderemo, e con lui la sua famiglia e quelle delle altre vittime dell'attentato, nella giornata di preghiera e meditazione per la pace che ci vede riuniti, persone delle diverse tradizioni religiose, il 27 di ogni mese secondo lo Spirito di Assisi.
Chiederemo, attraverso la preghiera, la capacità di proteggere i giovani dalla seduzione delle tragiche derive estremistiche, perseguendo ognuno di noi la giustizia a livello locale ed internazionale ed evitando discriminazioni e disprezzo che li rendono vulnerabili a propagande di odio e di vendetta.
www.religioniperlapaceitalia.org

UOMINI DI FRANCIA

Stava tentando di ricongiungersi con la sorella, Beauty, la nigeriana incinta gravemente malata respinta al confine dalla gendarmeria francese. Insieme al marito, anche lui richiedente asilo, aveva sfidato il freddo e la fatica provando la traversata del Colle della Scala, ma quando i militari francesi li hanno scovati non hanno esitato un attimo e l'hanno riportata in Italia. Paolo Narcisi, presidente dell’associazione Rainbow4 Africa, che si occupa di fornire assistenza ai migranti nella zona, a Repubblica ha raccontato: "Li hanno lasciati davanti alla saletta di Bardonecchia senza nemmeno bussare alla dottoressa che era di turno all’interno". Il dramma si è consumato la notte del 9 febbraio, più di un mese fa, quando Beauty faticava a respirare e non riuscIva neanche a stare seduta a causa di un linfoma arrivatole al petto. Da qui il trasporto in ospedale, prima a Rivoli e e poi al Sant'Anna di Torino, dov'è rimasta ricoverata per più di un mese, spegnendosi giovedì.

Prima di morire, però, Beauty il suo piccolo miracolo lo ha compiuto. Ha dato alla luce Israel, un bambino di 700 grammi dato alla luce prematuro grazie alle cure dei medici e degli infermieri del reparto di Ostetricia e Ginecologia diretta dalla professoressa Tullia Todros e dell'ematologia ospedaliera delle Molinette diretta dal dottor Umberto Vitolo. 


E' morto il gendarme-eroe che si era offerto in cambio di una donna ostaggio del terrorista barricato in un supermercato a Trebes, nel sud della Francia. Lo ha annunciato su Twitter il ministro dell'Interno francese, Gerard Collomb. Il tenente colonnello dei gendarmi Arnaud Beltrame, 45 anni è morto in seguito alle ferite riportate venerdì nell'attacco terroristico.