giovedì 14 febbraio 2019

San Valentino da NOTA DESIGN di James Hansen

I tre giorni di Lupercalia furono una simpatica festa d’epoca romana che si celebrava dal tredici al quindici di febbraio in onore del dio della fertilità Luperco. Essendo molto gradita tra la popolazione ancora non del tutto convinta del cristianesimo, fu tra le ultime festività ad essere stata “ri-posizionata” dal paganesimo all’allora nuova fede. La soppressione avvenne solo alla fine del 5° secolo ad opera di Papa Gelasio I, il 49° Vescovo di Roma.
È facile supporre che la popolarità dei Lupercàli derivasse dalla conduzione - la festa era celebrata da giovani sacerdoti chiamati Luperci, seminudi con le membra spalmate di grasso e una maschera di fango sulla faccia, e consisteva sostanzialmente nel molestare per strada giovani donne compiacenti e in età fertile. C’entravano delle fruste, però non utilizzate con l’intenzione di infliggere dolore…
La festa fu spostata sulla figura di San Valentino, vescovo e martire a 97 anni la cui testa sarebbe stata mozzata da un soldato, tale Furius Placidus. Il milite fu mandato per volontà dell’Imperatore Aurelio, irritato per la celebrazione da parte del Santo di un matrimonio tra la cristiana Serapia e il legionario romano Sabino, un pagano. I due sarebbero morti insieme proprio mentre Valentino li benediceva. Il Santo è anche venerato come il Patrono degli epilettici per motivi che sfuggono.
Comunque sia, Nota Design offre i migliori auguri a tutti gli innamorati.
(La cartolina augurale dell’occasione che appare sopra viene dalla collezione del Museo di Londra. In carta e stoffa di cotone, è d’epoca vittoriana e risale più o meno al 1870).
 
 
 

Poesia di Anastasia: HO SCELTO TE


Ho scelto te 

Nel 

Silenzio 

Della notte 

Ho 

Scelto te 

Nell’incanto 

Dell’aurora 

Ho 

Scelto te 

Nello 

Splendore 

Del sole 

Ho 

Scelto te 

Negli 

Abissi 

Più profondi 

Ho 

Scelto te 

Nelle 

Bufere 

Più tormentose 

Ho 

Scelto te 

Nel 

Cuore

Del 

Mio cuore 

Non ho 

Altro 

Che te 

Anastasia

martedì 12 febbraio 2019

SOSTENERE LA DEMOCRAZIA IN VENEZUELA? di Renata Rusca Zargar


Non conosco il Venezuela, purtroppo, non ci sono mai stata. Sento, però, che l’Europa, insieme agli Stati Uniti, vuole promuovere in quel paese la libertà e la democrazia. Questo non può che farmi piacere. Penso che ogni paese debba conquistare la democrazia e che tutti gli individui debbano essere liberi, come anch’io voglio essere.

Ancora più importante mi sembra, però, il principio di autodeterminazione dei popoli, enunciato, addirittura, da Woodrow Wilson, alla fine della prima guerra mondiale. Principio, poi, ribadito molte volte, fino alla "Conferenza per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa" (CSCE) che,  nel 1975, ha specificato il diritto per tutti i popoli di stabilire in piena libertà, il loro regime politico senza ingerenze esterne e di perseguire come desiderano il loro sviluppo economico, sociale e culturale.

Insomma, si tratta di valori basilari del vivere civile e dei rapporti tra le Nazioni.

La popolazione dell’America latina (cosiddetta latina, appunto, perché colonizzata da popolazioni europee di lingua neolatina) fu “scoperta” da Colombo, terrorizzata dalle crudeli spedizioni di Cortés e Pizarro, decimata dalle malattie portate dagli europei e massacrata dalle nostre guerre di conquista. La gente fu costretta a lavorare nelle miniere e nelle piantagioni dei conquistatori, tanto è vero che, proprio allora, iniziò la deportazione degli Africani venduti come schiavi perché  quasi tutti gli Indios erano morti di fame, fatica e maltrattamenti.

Infine, i vari Paesi americani, conquistarono l’indipendenza ma subirono, in generale, molti colpi di stato, soprattutto perché, dalla fine dell'Ottocento, gli Stati Uniti iniziarono a intervenire attivamente nell'America Latina, cercando di impedire la formazione di governi che avrebbero potuto ostacolare i loro interessi nel continente.

Così, ancora oggi, se, da una parte, molte popolazioni vivono con un’agricoltura e un allevamento di sussistenza, dall’altra, le colture per l'esportazione hanno avuto gli investimenti necessari per il benessere dei nostri paesi (Europa e Stati Uniti).  L'industria, infine, si limita alla trasformazione dei prodotti agricoli, all'estrazione e alla prima lavorazione dei minerali. Più o meno come succede nella maggior parte dei paesi ex colonie che subiscono una nuova colonizzazione non meno affamante da parte delle multinazionali (lo stesso accade, appunto, in Africa, il continente più ricco al mondo di minerali, materie prime, prodotti agricoli, che ha la popolazione più povera al mondo).

Naturalmente, non è detto che tutto non possa cambiare: forse, per il Venezuela si apre un futuro di pace, autodeterminazione, libertà, democrazia, sostenuto dai paesi più avanzati.

Però, il Venezuela ha le maggiori risorse di petrolio del pianeta, ancora più dell’Arabia Saudita. Se l’Arabia Saudita è uno stato ricchissimo, grazie al petrolio, come mai, invece, in Venezuela muoiono di fame? Chi ha tratto beneficio, fino ad oggi, dalle loro risorse? E chi vorrebbe trarne beneficio? Per intanto, non può sfuggire che, non avendo un governante loro amico in quel paese, gli Stati Uniti e l’Europa abbiano applicato un blocco finanziario internazionale fin dal 2013, che ne ha strangolato completamente l’economia. 

Dunque, abbiamo creduto tutti, un tempo, che fosse necessario eliminare Saddam, un feroce dittatore, per il bene degli iracheni. Abbiamo  creduto tutti agli Stati Uniti che l’accusavano della strage delle torri gemelle. Abbiamo creduto tutti che bombardare Gheddafi avrebbe salvato il popolo libico da un personaggio tanto crudele. Senz’altro, questi popoli, che non hanno più un paese, ci saranno riconoscenti!

Ma, si sa, la democrazia viene prima di tutto!

Infatti, a noi piace tanto l’Arabia Saudita, che uccide e imprigiona gli oppositori e che ha un regime che, persino nel Medioevo, se ne sarebbero vergognati. Eppure, l’abbiamo magnificata perché, dall’anno scorso, permette alle donne di  guidare e di andare a vedere la partita! Tale lungimiranza e moderazione ci piace tantissimo, visto che vendiamo loro le armi che scaricano sui bambini e le donne in Yemen, del quale Yemen, invece, non ci importa nulla.

Così, pure, ci piace Erdogan, un altro democratico, che paghiamo perché non ci faccia venire i profughi, tenendoli in campi di concentramento di cui non sappiamo proprio nulla, anche perché la libera stampa là non esiste più.

Forse, le persone che credono nel progresso, nelle riforme e nell’uguaglianza degli esseri umani, senza pregiudizi o interessi personali, dovrebbero iniziare a dire che scatenare campagne di stampa relativamente ad altri paesi, che neppure conosciamo, è sempre per interesse di qualcuno che non è la popolazione locale. Bisognerebbe cominciare a dire che i contratti vantaggiosi non possono superare l’importanza degli esseri umani, che bisogna cambiare registro, che le grandi potenze debbono abbandonare queste ideologie di superiorità razziale e predominio mascherate da finto paternalismo, perché i popoli devono arrivare con le loro gambe al governo che scelgono. Non dubito che sia un percorso molto lungo e che milioni di persone, delle quali avremo le mani sporche di sangue, dovranno ancora morire. Ma, almeno, bisogna iniziare a non farsi rimbambire dalla manipolazione delle campagne mediatiche ben organizzate, preferendo, invece, lo studio della storia e della geografia.

Si dice che in Venezuela ci sia una numerosa comunità italiana e che dobbiamo difenderla. Se è numerosa, meglio per loro, così possono far pesare di più la loro opinione.

Quanto a dire come debba essere il governo laggiù, dobbiamo, se siamo onesti, fare una riflessione. Visto che qui, in Italia, ad esempio, ci sono tanti marocchini, come la prenderemmo noi se il Marocco decidesse che il nostro governo non gli piace?

Cito un ultimo caso. Il  Kashmir, paese di mio marito, che conosco molto bene, è stato invaso, al tempo della spartizione dell’India, nel 1947, e diviso tra India e Pakistan. Alla popolazione è stato più volte  promesso il referendum e ogni altro meccanismo democratico, compresi gli osservatori e varie risoluzioni ONU. Negli ultimi anni, più di centomila persone sono morte per chiedere l’indipendenza, oltre ad aver subito torture, violenze, imprigionamenti. Ventimila persone sono sparite nel nulla e molte donne sono diventate vedove bianche perché non si sa che fine abbiano fatto i loro mariti. Gli Indiani usano persino sparare pallottole che si frantumano, per cui molti ragazzi giovanissimi sono diventati ciechi e disabili. C’è qualcuno che se ne preoccupi? Nell’amore per la democrazia e la libertà a corrente alternata, non essendoci il petrolio in Kashmir ed essendo l’India un colosso atomico con il quale è meglio non litigare, si è deciso che quelli sono affari interni.

Meno male che i Kashmiri, almeno, non perdono il loro spirito né la loro dignità. Recentemente, è andato in visita a Srinagar, la capitale del Kashmir, il Primo Ministro indiano, leader di un partito integralista indù di estrema destra (quando si dice che tutto il mondo è paese!).

Subito, in città, è stato proclamato lo sciopero generale e nessuna persona è uscita in strada. Dunque, niente folle oceaniche da salutare ma solo le montagne e il lago, ad uso riprese televisive. Con i giornali, poi, che titolavano che il Premier aveva fatto ridere pure le montagne (https://www.facebook.com/photo.php?fbid=2518720088143414&set=a.253688007979978&type=3&theater).

Un bell’esempio da imitare.

 https://www.controluce.it/notizie/sostenere-la-democrazia-in-venezuela/
http://www.liguria2000news.com/sostenere-la-democrazia-in-venezuela.html

sabato 2 febbraio 2019

I GIORNI DELLA MEMORIA di Renata Rusca Zargar


In questi giorni, ricordiamo il 27 gennaio, apertura dei cancelli di Auschwitz e, a seguito, man mano che procedeva il cammino degli Alleati, la liberazione da tutti i campi di segregazione e di sterminio di milioni di persone. In questo periodo, non c’è giornale o canale televisivo che non se ne occupi. Per diversi anni, ho collaborato con l’Aned (Associazione ex deportati nei campi nazisti), sono stata con i miei alunni a visitare Auschwitz, Terezin, Mauthausen (5 volte), Gusen, Ebensee.

Ho creduto fermamente che ricordare volesse dire non ripetere più.

Ma non era vero.

I miei alunni stessi, che pensavo di aver formato al rispetto dei diritti degli esseri umani, all’ovvietà dell'esistenza di un’unica razza, quella umana, oggi, sono diventati ciechi e razzisti. Ciechi perché non vogliono vedere che, nel mondo, anche adesso, esistono tanti orribili campi di concentramento e di sterminio, e tutti noi li accettiamo. Razzisti perché considerano le persone di pelle scura diverse e, persino, le credono invasori della patria.

Un tempo, la gente, in gran parte, non sapeva. Oggi, con le moderne tecnologie, tutti possiamo essere informati, se lo vogliamo, e se non ci facciamo circuire da facili slogan.

Oggi, povere persone fuggite dai campi di concentramento in Libia, persone stuprate, torturate, ferite, vengono lasciate morire e, addirittura, bloccate sulle navi, senza vergogna.

 Il nostro impegno è respingere, di nuovo, dentro i cancelli di Auschwitz.

Corsi e ricorsi della storia, come diceva il Vico, cioè l’uomo è sempre uguale a se stesso, quindi, si ripete.

Certo, abbiamo le nostre ragioni: la crisi economica, la mancanza di lavoro, l'avidità di sfruttare a nostro solo vantaggio le enormi risorse dei paesi di provenienza di quelle persone, impedendo loro di vivere dignitosamente in casa propria.

Anche i nazi-fascisti, però, avevano le loro ragioni: la crisi economica, la mancanza di lavoro, l'avidità di impadronirsi delle risorse di un popolo, gli ebrei, da eliminare, la conquista di “un posto al sole”...

Ancora oggi, dunque, non abbiamo pietà e non riconosciamo i diritti, proprio come allora.

Recentemente, la Rai ha trasmesso “Nero a metà”, una serie televisiva in cui uno dei personaggi principali era Malik Soprani, un giovane vice ispettore di origine africana, appena uscito dall'Accademia di Polizia, perfettamente integrato. Malik, però, era arrivato in Italia da piccolo, con un barcone, e la madre, prima di sparire nell’acqua scura, aveva salvato il suo bambino porgendolo a un soccorritore. Accolto, poi, da una mamma italiana, diventato uomo di successo, nonostante tutto, dopo tanti anni, egli non poteva dormire la notte, perché gli tornavano gli incubi di quel mare mostro che si era portato via sua madre. La Rai, in questi ultimi anni, almeno, ha cercato di raccontarci molte verità, provando a condurci in un'atmosfera più civile.

Possiamo immaginare, allora, i traumi irreversibili delle donne, torturate, violentate, spesso gravide delle violenze subite! Esseri umani senza speranza e futuro, mentre noi, come i soldati nazisti e fascisti, giochiamo a far loro del male.

Non credevo che, nella mia vita, avrei assistito a cose di questo genere!

Ho sentito, nientemeno, che sono tornati in uso moduli, in uffici pubblici (Aziende sanitarie locali), che richiedono ai pazienti a quale razza appartengano! Cioè, viene istituzionalizzato il fatto che ci siano persone diminuite, denigrate, alle quali spetta solo, nella vita, dolore, malattia, fame, torture, stupri.

Qui, in Italia, poi, ogni volta, che un ministro afferma di compiere questo tipo di azioni per il Paese, la sua eleggibilità aumenta vistosamente nei sondaggi. Così, come quando il Governo alza i toni contro la Francia, più del 60% degli italiani sono orgogliosi dell’esaltazione del proprio Paese.

Mi viene in mente “La difesa della razza”, la rivista quindicinale di politica, razzismo, antisemitismo, imperialismo, fascismo, pubblicata tra il 1938 e il 1943. Una vergogna, non certo un’esaltazione, di questo paese.

Allora, per consolarci da tanta confusione e brutalità, abbiamo nominato all’Unesco, Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza, la Cultura, il protagonista di film definiti sexi, come Cornetti alla crema, La moglie in bianco… l’amante al pepe, L'infermiera di notte, L'onorevole con l’amante sotto il letto, e tanti altri…

Tempo addietro, ci siamo fatti un nome, nel mondo, per la pubblicità di un'auto con Berlusconi alla guida e alcune ragazze nel bagagliaio.

Oggi, saremo di nuovo conosciuti, nel mondo, per la nostra “cultura”.

A questo punto, una domanda è d’obbligo: “Ma noi, a quale razza apparteniamo?”



 http://www.liguria2000news.com/i-giorni-della-memoria.html

mercoledì 23 gennaio 2019

NOTTURNI DI TOSSE di Angela Fabbri


Io e Vittorina abbiamo vivacizzato le ore di silenzio ospedaliero con i nostri concerti

                                     NOTTURNI  di  TOSSE.

Eseguendoli con naturalezza, ciascuna nella sua particolare tonalità.

Mai silenzio, culminata l’esibizione di una, partiva in sequenza quella dell’altra. Ognuna esprimendo il suo proprio tormento interiore e passandolo all’altra e al suo in un continuo affiatato scambio d’orchestra.

Non ci si era messe d’accordo, Vittorina e io, fu spontaneo. E dopo il silenzio ci fu. Quando ci addormentammo in attesa del prossimo Notturno…

Il mattino ci siamo guardate sorridendo senza far parola neanche fra noi della faticosa notte trascorsa… a orchestrare i nostri aggrovigliati, sinceri e insopprimibili attacchi di tosse.

           Ospedale Sant’Anna a Cona (Ferrara) 13 gennaio 2019


Ecco, l’ho trascritto dalla matita sul quaderno di quella notte. C’è pochino, ma so che qualcuno quella notte ci ascoltò e non fu disturbato dal nostro piccolo concerto improvvisato .

(In ordine alfabetico: Angela & Vittorina)





(I Notturni di Tosse
Sono una piccola cosa, ma mi hanno insegnato che anche così si può comunicare con un'altra persona sconosciuta.

Angie)

martedì 22 gennaio 2019

ANIME DIVERSE POSSONO DAVVERO CONVIVERE NEL PARTITO DEMOCRATICO? di Renata Rusca Zargar


 Ieri, ho presentato la mozione Giachetti-Ascani presso il circolo di Villapiana, Savona, che è il circolo del Partito Democratico dove risulto iscritta.

Quando Giachetti ha deciso di competere nelle primarie per la segreteria del Partito, ho subito deciso di appoggiarlo. Mi ha convinto come persona, che seguo da sempre, e come programma, che condivido completamente. Anna Ascani la conosco molto meno, anche perché ha solo 30 anni, ma mi piace il suo taglio deciso e forte.

Dato che, per ora, votavano solo gli iscritti del Partito e le mozioni dovevano essere spiegate nei vari circoli, mi hanno chiesto di rappresentare la mozione al circolo di Lavagnola, dove, nonostante gli altri fossero tutti, tranne uno, per Zingaretti o Martina, sono stata accolta fraternamente.

Ieri, poi, avevo l’ultimo impegno nel mio circolo.

Come ho ampiamente spiegato nella mia presentazione, mi sono iscritta al Partito dopo essere andata in pensione perché desideravo partecipare un pochino di più alla vita politica, magari, ascoltando vivere le teorie, gli impegni, i sogni, le speranze, che ho seguito sempre solo sui  media.

Per motivi di età, ma anche perché sono molto impegnata in altre forme di volontariato che sono più adatte alla mia natura, non ho mai manifestato nessun tipo di ambizione per qualsiasi carica, anche minima.

Devo dire che, dopo la mia iscrizione, non mi sono sentita accolta nel Partito: sembrava sempre che gli altri avessero la “puzza sotto al naso” nei miei confronti. È stato difficile persino partecipare alla Festa dell’Unità, che era un mio sogno da quando ci andavo con mio padre a mangiare e a comprare i biglietti della lotteria. Se non ci fosse stata la mia vecchia compagna di scuola, Caterina Feliciani, che mi ha permesso di lavare un po’di bicchieri, non so se mi avrebbero fatto fare qualcosa.

Queste difficoltà le ho attribuite a problemi del mio carattere, perché sono stata una persona molto timida e, se non mi sento a casa, non apro bocca. Inoltre, penso che  essere emarginati sia molto comune, magari, quando si cambia scuola e si entra in una sala insegnanti dove i nuovi colleghi non ti guardano in faccia, e in mille altre occasioni. Io sono consapevole di quanto ci si rimanga male e ho sempre cercato di coinvolgere le persone nuove in un gruppo. Perché lo so, ti senti  un pesce lesso. Per fortuna, oggi, si sta meglio: si può ficcare il naso nel cellulare, fingendo di avere qualcosa di estremamente importante da comunicare.

Ieri, però, è successo qualcosa di particolare. Come ho detto, io rappresentavo la mozione di uno dei candidati, perciò sono rimasta nella sede del circolo, dalle 17 alle 21, orario di chiusura delle votazioni.

A un certo punto, gli altri, presidente, scrutatori, garante, rappresentante della mozione Martina, hanno ordinato la pizza e a me non hanno chiesto se la volevo. A dir la verità, io non avevo capito niente, anche perché con me non ci parlavano, ma, tutto a un tratto, ho visto arrivare le pizze. Subito, ho pensato che ne avessero comprate due o tre per darne un trancio a tutti, come avevano  fatto a Lavagnola, dove c’erano dei dolci per tutti. Invece, no, ognuno aveva la sua. Solo il giovane rappresentante della mozione Corallo, in quel momento, mi ha domandato se ne volessi.

Insieme a me, c’era anche un’altra signora, Cinzia, che sostiene Giachetti e mi faceva compagnia, e pure a lei nessuno aveva chiesto niente.

Queste persone si sono messe al tavolo e si sono mangiate la pizza. Nemmeno allora hanno provato a dire: “Scusa, non ti abbiamo contata, ci siamo dimenticati.”

Tutte le mozioni, indistintamente, sostengono che bisogna rinnovare il Partito, aprirsi al basso, accogliere, rivitalizzare i circoli. Sostengono che, chiunque vinca, dopo, saremo tutti insieme, per un obiettivo comune.

Lo faranno così?

Saranno sempre lì a rimpiangere i vecchi tempi, a ricordare quella volta che…, tra di loro?

Ci saranno tanti giovani che vorranno partecipare a questo tipo di circoli?

Io lo spero, per il bene del Partito e del mio Paese.

Per intanto, a me è stato riservato un trattamento che, forse, neppure un cane con la rogna avrebbe ricevuto.