lunedì 23 aprile 2018

INTERVISTA DI ALESSIA MOCCI A MASSIMO PINTO da Oubliettemagazine.com


Intervista di Alessia Mocci a Massimo Pinto: vi presentiamo la silloge poetica Cento Farfalle e… più
Come ogni sera ancora,/ con la tua onda lunga/ tu mi addormenti, mare,/ e mi culli amoroso/ nella notte stellata./ Sicuro come un bimbo/ sulla barca ondeggiante/ si affollano nel sogno/ le domande di sempre:/ perché mai proprio tu,/ tu che non sai perché,/ sei stato un giorno eletto/ ad elemento primo/ di questo nostro globo?/ […]” ‒ “Sogno del pescatore (Cantico del mare)”
Edita a dicembre 2017, “Cento Farfalle e… più” è la prima raccolta poetica di Massimo Pinto, autore conosciuto con il romanzo storico “Il trono del padre ‒ L’Innocenza” pubblicato nel 2016 dalla casa editrice romana Bastogi Libri.  
Massimo Pinto è nato e vive a Roma, laureato in Economia alla Sapienza ed in Teologia presso l’Ateneo Romano della Santa Croce. È Croce al Merito Melitense del Sovrano Militare Ordine di Malta. Nel 1998 ha pubblicato il saggio “Stato sociale e persona”. 
“Il trono del padre ‒ L’innocenza” è stato premiato il 17 giugno 2017 con una Segnalazione Particolare della Giuria presso la prestigiosa Abbazia di San Fedele a Poppi (Arezzo) per la 42° edizione del Premio Letterario Casentino, nella sezione narrativa/saggistica edita.
La prefazione de “Cento Farfalle e… più” porta la firma di Massimiliano Grotti:Al pari di pennellate sicure di mano esperta, la poesia di Massimo Pinto diviene magia della parola e questa muta, si trasforma da crisalide a farfalla dando voce al silenzio intimo del sé ma allo stesso tempo è in grado anche di rivivere quello stesso silenzio, per dare identità a un viaggio poetico che si fa diario di vite vissute.”
Concorde con Grotti intravedo nella silloge una trasformazione da crisalide a farfalla, dalle poesie giovanili a quelle più mature in una compostezza che tende all’onirico, al divino, al realismo. 
Massimo Pinto è stato molto disponibile nel rispondere a qualche domanda sulla sua nuova pubblicazione.
A.M.: Ciao Massimo, ti ho conosciuto con “Il trono del padre ‒ L’innocenza” e non ti nascondo la mia sorpresa quando ho saputo della pubblicazione di una raccolta poetica. Vorrei, dunque, esplorare con te il momento in cui hai iniziato a cimentarti nella scrittura in versi.

Massimo Pinto: Molto presto, infatti la mia scrittura in genere, ma in particolare quella in versi, risale al tempo del ginnasio, anzi addirittura delle medie, con liriche scaturite di getto e, come è proprio di quella età, sentite, ingenue, vere, ma anche dolenti e liberatorie. Avrai notato che la raccolta “Cento farfalle e… più”, “e… più” perché i componimenti riportati sono 114, ha uno sviluppo cronologico e si snoda dalla giovinezza all’attuale tarda età, passando per la pienezza della maturità. Le prime poesie di questa raccolta sono state scritte a quindici-sedici anni, avendo scartate quelle troppo ingenue e/o incerte. Ma ti dico di più: da principio le conservavo, in stampatello e a matita, su fogli di blocco notes, poi cominciai a raccoglierle in una cartellina, più tardi presi a ricopiarle a macchina, la mitica Olivetti Lettera 22 di mio padre, ma è accaduto tre o quattro volte che quella cartellina, tra università, lavoro, matrimonio, figli e traslochi, l’abbia perduta, eppure, superato il panico, sono sempre riuscito a riscrivere tutte quelle composte sino a quel momento, semplicemente a memoria. Da ultimo è intervenuto il computer. 
A.M.: “Cento farfalle e… più” si apre con la prefazione di Massimiliano Grotti. Com’è nata questa collaborazione? 
Massimo Pinto: Dopo aver scritto il romanzo “Il Trono del Padre (L’innocenza)” lo feci vagliare da una nota Agenzia Letteraria di Roma e, dopo quattro mesi dall’incarico, mi giunse una lettera di esegesi critica a tutto tondo, era scritta magistralmente da Massimiliano Grotti, con anche “stroncature” sapienti e motivate (altre meno). Parlai allora telefonicamente a lungo con questo giovane letterato, poi passai quattro mesi a correggere il romanzo, sulle linee giuda dei consigli del Grotti, per quanto riguardava lo stile e la correttezza linguistica, ma non recependo invece i suoi suggerimenti, per quanto riguardava la trama. Così il romanzo ne uscì molto più gradevole da leggere, anche più corto di 40 pagine, strutturato in più capitoli (8 anziché 6) ma assolutamente lo stesso in quanto a contenuti e significati. Questo sodalizio tra me settantenne e il bravo trentenne si fece più stretto alla presentazione del libro e poi, dopo aver letto le mie poesie, fu il Grotti stesso che si offrì per stenderne la prefazione, in quanto, a suo dire, le erano piaciute e molto. Indubbiamente la prefazione di Massimiliano Grotti, dotta, sapiente ed ispirata, ha aggiunto valore al libro.
A.M.: Ho apprezzato il tuo “consiglio” al lettore sul tempo di lettura di un libro di poesie. La poesia è una forma di riflessione che evoca archetipi e dunque immagini simboliche che non son di immediata comprensione. Secondo te qual è il tempo necessario per la lettura di “Cento farfalle e… più” e qual è stato il libro su cui ti sei soffermato di più? 
Massimo Pinto: Nessuna opera letteraria dovrebbe essere letta una volta per tutte e ciò, se vale per i saggi ed i romanzi, vale molto di più per le poesie, perché la lettura ripetuta dà sempre spunti nuovi, diversi e talvolta persino antitetici ai precedenti, dipendendo anche dalle diverse fasi della vita del lettore. Ciò premesso però, dato che la vita non è eterna e la giornata finita, ci si limita a rileggere quelle opere che più hanno inciso sul nostro sentire. Per quanto riguarda la poesia, poi, ciò (intendo più riletture) dovrebbe avvenire sempre perché è anche più facile. I libri di poesie dovrebbero restare sempre aperti e mai chiudersi definitivamente, pronti ad essere sfogliati di tanto in tanto. Molte sono le poesie che rileggo, però il mio libro di poesie sul mio comodino ideale è senza dubbio “Vittorio Sereni Tutte le poesie a cura di Maria Teresa Sereni, con prefazione di Dante Isella, Garzanti”. Mi sento infatti così affine, anche se lui è irraggiungibile, a questo grandissimo poeta!
A.M.: Nella raccolta colpisce una ricercata variatio di metro, infatti spazi dagli endecasillabi ai versi liberi, dai novenari ai settenari e così via. Cosa stavi cercando esattamente? 
Massimo Pinto: La scelta della metrica non è per me una scelta (scusa il bisticcio di parole), non cerco mai qualcosa con la metrica di un determinato componimento, esso nasce così. Ti spiego meglio: la poesia, subito dal momento della sua ispirazione, al primo fermare le parole sopra un supporto (anche una busta della spesa al momento), nasce immediatamente con una sua metrica, anzi sono io che, come se le stesse scrivendo un altro, conto le sillabe per capire di che verso si tratti e così vado avanti. E, ti dirò, la metrica finale, la musicalità dettagliata e dell’insieme, sono sempre molto coerenti col contenuto. Ti do un’altra chiave, qui di seguito, quasi un segreto mio, che però non devi prendere in senso assolutamente rigoroso. Le mie poesie sono così: se la metrica è espressa in maniera esatta, il componimento è diviso in strofe, e c’è anche la rima, baciata o alternata, si tratta di una ispirazione compiuta, pacificata, che esprime tutto, senza quasi altre domande. Se, invece, si tratta di una struttura ben definita, come la precedente, ma non c’è rima, si è al cospetto di una composizione sì di ispirazione compiuta, con concetti altrettanto delineati, ma con molti interrogativi aperti per me e per il lettore. Se si tratta, infine, di un verso libero, i significati, il coinvolgimento, il pathos interiore non hanno confini, e così la drammaticità: è una poesia che io chiamo “aperta”. Ho voluto poi indicare, per ogni componimento, la metrica e la struttura semplicemente per preparare il lettore a leggere meglio. Lo sai che le poesie dovrebbero essere lette, sia con gli occhi che con la bocca, quasi cantando, come nell’antichità classica? Perché anche quelle a versi liberi hanno sempre una loro musicalità. 
A.M.:Sotto quel marmo tu/ in eterno ormai giaci,/ tu che vivesti solo/ nel ricordo del padre,/ intorno alla cui rossa/ ara trionfante stanno/ i turisti distratti./ […]” Così inizia la lirica “Napoleon II”, la cito non a caso per riprendere il tuo romanzo edito nel 2016, “Il trono del padre – L’innocenza”. Cosa significa essere padre e cosa significa essere figlio? Perché consideri Napoleone II “fratello ed amico”?
Massimo Pinto: Essere padre significa essere votati e pronti al sacrificio e al martirio, perché, come padri, non solo dobbiamo permettere e tollerare che nostro figlio, ad un certo punto, ci uccida, beninteso in senso metaforico e apparentemente incruento, ma non meno terribile, e, come figli (maschi), dobbiamo essere quanto prima consapevoli che, se non diventiamo parricidi, non evolveremo mai in una persona compiuta. Perché Napoleon II è mio fratello e amico, fratello e amico di Fausto?  Perché sono la stessa persona in due epoche storiche diverse, in quanto non hanno potuto uccidere i rispettivi genitori perché questi ultimi si sono loro nascosti, e allora l’hanno dovuto fare tardivamente e solo in effige, non con la presenza di entrambi i padri. Tutto questo non è vero per le madri e le figlie femmine, ma quello è un altro mondo che esula dal nostro discorso. A proposito lo sai perché il mio romanzo piace soprattutto alle lettrici? Perché leggendomi imparano a conoscere un po’ quella psicologia, e di conseguenza fragilità, maschile che spesso sottovalutano (e viceversa per noi maschi).
A.M.: La lirica “Domande”, dal titolo esplicativo, districa un argomento assai caro: la curiosità. Infatti in incipit troviamo: “Sono infinite/ dell’uomo le domande,/ ed è questo il problema:/ perché a ciascuna/ ci son mille risposte/ e certa quasi mai/ nessuna./ Si moltiplicano, allora,/ e si accavallano/ e la curiosità/ in angoscia si muta.// […]”. Qual è il tuo rapporto con la divinità? 
Massimo Pinto: Il rapporto con Dio alberga in quasi tutte le mie poesie o almeno in moltissime, è il mio cruccio, il mio tormento e la mia estasi (rileggiti, ti prego, “Sogno del pescatore – cantico del mare”), ma la mia non è una preghiera, non è neppure un’adorazione, bensì, certo conscio della mia finitezza, della limitazione dei sensi e dell’intelletto, è un rapporto dialettico, a volte persino un litigio. Io ci parlo e sovente ci litigo, perché l’uomo è consapevole dell’infinito ma è finito, con un contrasto, tra comprendere, capire e poter fare, insormontabile e penoso, privo di un autentico “libero arbitrio”, condizionato sin dalla nascita e poi sempre e con la morte in agguato ed inevitabile. È lo stesso rapporto anche di rimprovero e quasi sfida che persino un papa ha pronunciato, almeno una volta a mia conoscenza, Paolo VI: “Tu non hai esaudito la nostra supplica per la incolumità di Aldo Moro, di questo uomo buono, mite, saggio, innocente ed amico”. Ma analogo lo pronunciò lo stesso Cristo, stando al vangelo: “Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Poi ci sarebbe da fare un altro discorso sul merito dell’esistenza di Dio (e “il soffiare del vento” che non svela il segreto è la metafora del “silenzio di Dio”), adombrato nel mio romanzo, quando pongo la possibilità che la nostra realtà sia soltanto una illusione, quando dico che la soluzione di tutte le congetture di fede e scientifiche, sulla esistenza nostra e del creato, potrebbe risiedere nella eguaglianza, corrispondenza tra zero (il nulla) e infinito (il tutto). Faccio notare che il problema dell’esistenza di Dio potrebbe trovare una seria spallata, e ne ho paura, dalla possibilità attuale dell’uomo di clonare animali superiori e, quindi, anche l’uomo. Ma rabbrividisco di sgomento al pensiero!
A.M.: “Dolce e iraconda”, “Grandiosa e sordida”, “Gloriosa e vile”, “Arida e romantica”, “Ribelle e noncurante: c’è un mercato/ove fu il rogo di Giordano Bruno”, “Pigra e operosa”, “Scontata e imprevedibile”, “Virtuosa e meretrice”, “Dignitosa e scurrile”, “Odiata e amata”, “Sacra e profana”, “ove l’apoteosi/ s’incontra del divino con l’umano”. Come si vive a Roma? Hai mai pensato di trasferirti in un’altra città? 
Massimo Pinto: Con quella lirica ho ottenuto quello che volevo: dare l’esatta dimensione e sensazione dell’abisso di turpitudine che, anche storicamente, oltre che fisicamente, Roma presenta, che non può scalfire l’infinita e sovrumana bellezza della più grande apoteosi metaforica dell’incontro del divino con l’umano ‒ addirittura effigiata nella Cappella Sistina ‒ esistente al mondo. Si può vivere più o meno bene in tutto il mondo, però, se uno ha avuto la sorte, direi la fortuna, di nascere qua, dove peraltro spesso si sente estraniato, tanto più forte di lui è l’“aura” di questo luogo (città è riduttivo), si sentirebbe estraneo e orfano in qualunque altro posto.
A.M.: Un poeta. Un musicista. Un pittore. Un regista. 
Massimo Pinto: Ti rispondo proprio di corsa, senza ripensamenti. Poeta? Oddio è una bella lotta per me tra Eugenio Montale e Vittorio Sereni, mi sento tanto affine, anche se altrettanto inferiore, ad entrambi. Diciamo “Montreni”? Musicista? George Gershwin: la musica perfetta, interprete del secolo appena trascorso (il ventesimo), ma oggi non lo è di questo (il ventunesimo). Pittore? Mino Maccari, così verista pure se espressionista, sia negli oli che nei bozzetti, che ha dipinto e disegnato dal 1916 al 1989, interpretando grandezze, meschinità e drammi del suo secolo formidabile e terribile, che è anche in prevalenza il mio. A me sembra di essere me stesso, se sapessi disegnare e dipingere. Un regista? Senza dubbio un’altra dicotomia: Ettore Scola e Dino Risi. Mi dispiace ma non riesco a far prevalere l’uno sull’altro: Il primo più dolente e problematico, il secondo apparentemente, ma solo apparentemente, più “leggero”. Due geni, due facce di un’anima sola, la vogliamo chiamare “Scrisi”?
A.M.: Hai in programma delle presentazioni di “Cento farfalle e… più”? Se sì, in quale città?
Massimo Pinto: Certo, ci sarà una prima presentazione ufficiale a Roma, la data precisa non è ancora stata fissata ma posso anticipare che sarà per il mese di marzo. Seguiranno, poi, presentazioni in altre città italiane. 
A.M.: Salutaci con una citazione… 
Massimo Pinto: Non posso che ripetere quella che ho riportato alla fine del mio libro di poesie, attribuita alla buona, libera e grande Alda Merini: “Non cercate di prendere i poeti perché vi scapperanno tra le dita”. Perché senza la follia, che sia poca o molta, non c’è poesia.
A.M.: Massimo mi hai donato una bellissima chiusura con Alda Merini. Ti ringrazio per la sincerità delle tue risposte nelle quali si nota l’uomo e l’artista in un unicum indissolubile. Ti saluto con le parole dell’amatissimo Plotino: “Bisogna, però, spiegare la portata della purificazione, in maniera tale da chiarire con chi avviene l’assimilazione e con quale Dio l’identificazione. […] È probabile che, una volta liberatasi dal corpo, l’Anima converga in se stessa, per così dire, con tutte le sue parti, e in questo stato si estranei da ogni passione, accettando solo quelle sensazioni piacevoli che sono strettamente necessarie e hanno un valore terapeutico nel rintuzzare gli affanni, e nell’evitarne le angustie.
Written by Alessia Mocci 
Info 
Sito Bastogi Libri
http://www.bastogilibri.it/
Acquista “Cento Farfalle e… più”
https://www.lafeltrinelli.it/libri/pinto-massimo/cento-farfalle-e-piu/9788894894417
Fonte
http://oubliettemagazine.com/2018/02/12/intervista-di-alessia-mocci-a-massimo-pinto-vi-presentiamo-la-silloge-poetica-cento-farfalle-e-più

GIOIOSA BOOK FESTIVAL Comunicato da Edizioni Il Foglio Letterario


COMUNICATO STAMPA
Si svolgerà a Gioiosa Marea la Prima Edizione del Gioiosa Book Festival. L’appuntamento è dal 2 al 6 maggio 2018 per una full immersion nel mondo della cultura del libro e della lettura.
L’iniziativa, promossa dall’Assessorato alla Pubblica Istruzione e dall'Assessorato allo Spettacolo e al Turismo del Comune di Gioiosa Marea, in collaborazione con la Consulta Giovanile e l’Associazione Barcellona Live, editrice del nostro giornale online, vedrà la presenza di moltissimi autori affermati ed esordienti nel panorama nazionale.
Il Gioiosabookfestival – ha dichiarato l’Assessore Giusy La Galia – è un evento culturale che coinvolge grandi e piccini. Per gli adulti ci saranno piacevoli pomeriggi letterari; per i bambini "letture ad alta voce", la partecipazone al concorso Il nonno è un pirata, i fumetti ed il contest su Harry Potter. Inoltre durante il book festival si svolgerà il primo contest poetico dedicato a Gioiosa Marea".
A porgere l’invito all’appuntamento culturale è anche il promotore dell’iniziativa, l’autore barcellonese Antonino Genovese che dichiara: “Il Gioiosabookfestival è nato in sala operatoria, al termine di un taglio cesareo. Si può parlare di un vero e proprio parto.  L’idea scaturisce dalla voglia di rilanciare la cultura e la passione per i libri in un territorio a volte troppo chiuso in una personale torre d’avorio, dove i letterati sono tali in quanto status a parte di una società che li “emargina”. Il nostro intento, fin dal primo momento, è stato quello di presentare Autori provenienti da ogni parte d’Italia e con esperienze editoriali importanti, a cui affianchiamo le eccellenze locali del territorio. Il confronto speriamo sia frutuoso affinchè venga fuori una bella rassegna culturale.  Non volevamo realizzare il solito evento, bensì un vero e proprio festival, così come da molti anni fanno a Pisa, Imperia, Roma e Modena. L’idea è ambiziosa. Speriamo che la nostra poca esperienza sia compensata dalla grande qualità artistica presente. Il mio augurio è che il territorio risponda con la partecipazione.”
L’Associazione Barcellona Live ha sposato sin da subito l’iniziativa culturale, in cardine ai principi dello statuto e agli obiettivi che, attraverso la testata 24live.it, cerca di perseguire quotidianamente, promuovendo la cultura in tutte le sue forme ed accogliendo di buon grado le proposte di chi ha a cuore l’amore per la lettura e la scrittura, oltre che la cultura in generale.
Il via ai lavori sarà dato giorno 2 maggio alle ore 10.30 quando le Scuole primarie incontreranno Antonino Genovese e il suo “Il nonno è un pirata”, candidato al Premio Strega Junior 2018, presso l’Auditorium. Nel pomeriggio, invece, presso il Circolo Mediterraneo alle ore 18.30, Vittorio Lorenzo Tumeo presenta “L’attualità dell’inattuale”.
Si proseguirà il 3 maggio, dalle ore 9.30 all’Auditorium con le Scuole Secondarie di secondo grado di Patti che incontreranno Ivonne Agostino che presenterà “Un caffè al bar delle Folies – Bergère!”. Alle 10.30, “Reading Poetico” sulle poesie partecipanti al contest “Gioiosa book festival I Edizione” a cura dell’Amministrazione Comunale e della Consulta Giovanile. Alle ore 10.00, inoltre, Stefania Ignazzitto legge “Il Mostro Peloso” di Henriette Bichonnier ai bimbi della Scuola dell’Infanzia di Gioiosa Marea e San Giorgio, in sede. Nel pomeriggio, dalle 16.30 presso il Circolo Roma, si entrerà nel vivo del Festival con l’inaugurazione e alle ore 17.00 Filippo Puglia presenta “Salone Alchemico” di Grazia Capone e Teresa Natoli. Alle ore 18.00 sarà la volta di Stefania Lo Piparo con “Quando l’amore diventa follia”; alle 19.00 Rosalia Perlungo curerà il reading poetico con “Il canto dei marinari”. La giornata si chiuderà con Andrea Italiano e il suo “Caravaggio”, dalle ore 20.00.
Il 4 maggio, all’Auditorium, dalle ore 10.00, Stefania Ignazzitto presenta “Peppe, un bimbo e le sue storie” di Giuseppe Buttò. Alle ore 10.00, la scuola primaria di Gioiosa centro incontrerà Laura Lupi che insieme ad Antonino Genovese presenterà “Il cane volante e l’omino stellare”, candidato al Premio Strega Junior 2018. Nel pomeriggio, al Bar Centrale, dalle ore 17.00 AnninovantaEditrice presenta il saggio del professor Aldo Desiderio, fisico quantistico, dal titolo “Mente-Materia e Spiritualità”. Alle ore 18.00, Antonino Genovese presenta Luca Raimondi. Alle 19.00, Sacha Naspini e Gordiano Lupi conversano di libri, editoria e Storie di Maremma con Antonino Genovese e Cristina Saja. A seguire, ci sarà la premiazione del Contest Poetico Gioiosa book festival I edizione.
Il 5 maggio sul Lungomare Canapè, dalle ore 10.00 alle 18.00 si svolgerà “Ventiquattrore del fumetto” a cura di Fumettomania. Nel pomeriggio, presso il Divino Lounge Bar, dalle ore 17.00, la Libreria Capitolo 18 leggerà le fiabe ai bambini. Alle 18.00, Antonino Genovese e Cristina Saja converseranno con Vincenzo Maimone, autore di “Sicilia terra bruciata”. Alle ore 20.00, Andrea Franco presenterà “Il peccato e l’inganno” in compagnia di Antonino Genovese.
Per chiudere, il 6 maggio al Ritrovo Roma dalle ore 18.00, AntaSicilia Onlus presenterà Progetti di editoria e didattica attiva della Collana “Leggi con noi”. Alle 17.00, Armando Sicilia presenterà il libro “Arcani in Sicilia” con Lucia La Macchia. Si proseguirà con  Nunziatina Bartolone e “Tutti presenti” e con Gianluca Morozzi che converserà delle sue opere letterarie con Antonino Genovese e Cristina Saja. A seguire, premiazione del Progetto “Il nonno è un pirata”. Alle ore 20.00, le Edizioni Smasher presentano Nicola Russo, Isidoro Aiello e Carmelo Eduardo Maimone. Alle ore 21.00, chiuderà i lavori la Libreria Capitolo 18 con il contest “20 anni di Harry Potter”.
 
Gordiano Lupi

Casa Editrice: www.edizionilfoglio.com


Sito Personale: www.infol..it/lupi

domenica 22 aprile 2018

POESIA DI ANASTASIA: Primavera


PRIMAVERA

Come un piccolo ma intenso pensiero 

Ai 

Bordi 

Della strada 

Esplodono 

Foglie 

Di 

Mille colori 

Vento nostalgico 

Tra 

I rami 

Di 

Fiore 

In fiore 

Soffia 

Soffia 

Più forte 

Per 

Poi 

Esplodere 

In 

Una varietà 

Di 

Mille colori 

Ed emozioni 

Come 

Un fiore 

Che sboccia 


Primavera


ANASTASIA


sabato 7 aprile 2018

Non vogliamo i migranti ma ovunque distruggiamo le terre e il pianeta. Il disastro dei biocarburanti e dell'olio di palma


In ogni litro di carburante ci sono olio di palma, colza, grano o barbabietola: la UE impone queste miscele. La coltivazione di olio di palma causa gravi danni ambientali. Nel Borneo, la popolazione di oranghi si è ridotta di 100.000 unità. La UE sta discutendo la sua futura politica in materia di bioenergia. 

La UE decide sulla sua futura politica in materia di bioenergia. I biocarburanti non sono la soluzione per i trasporti.
Le foreste tropicali del mondo vengono distrutte e sostituite da monocolture destinate alla produzione di biocarburanti. L’abbattimento delle foreste rilascia grandi quantità di carbonio nell'atmosfera. Anche gli studi  commissionati dalla UE arrivano a questa conclusione. Il biodiesel dell'olio di palma rilascia tre volte più emissioni nocive per il clima rispetto al diesel fossile.
La superficie dedicata alla produzione di biocarburanti per la UE copre 8,8 milioni di ettari (dimensione dell'Austria!). Due terzi di questi sono al di fuori della UE. Nel sud-est asiatico, le piantagioni di palma per il biodiesel europeo si estendono per 2,1 milioni di ettari, secondo il rapporto UE.
Oranghi, tigri, rinoceronti ed elefanti perdono il loro habitat. Nel Borneo la popolazione di oranghi è stata ridotta di 100.000 unità negli ultimi 16 anni.
Nel 2016, le auto dei 28 stati membri hanno bruciato 22 miliardi di litri di biocarburante. Secondo i piani della Commissione Europea, le auto continueranno a trasportare nei loro serbatoi cibo convertito in biodiesel ed etanolo. Quasi la metà dell'olio di palma che importa ogni anno - 2,4 milioni di tonnellate nella UE - è destinato alla produzione di biodiesel.
Ora abbiamo l'opportunità di cambiare la nefasta politica dell'Unione Europea sulle mete dei biocarburanti. Attualmente, la Commissione, il Parlamento e il Consiglio dei Ministri discutono della politica energetica fino all'anno 2030. Firma la petizione.

L'olio di palma è quasi impossibile da evitare - è nei nostri alimenti, cosmetici, prodotti per la pulizia e nel serbatoio delle nostre auto. Questa materia prima rappresenta innumerevoli vantaggi per le grandi aziende, sottraendo la terra e il sostegno dei piccoli agricoltori. Sfollamenti violenti, tagli delle foresta e l'estinzione delle specie sono le conseguenze del nostro consumo.
Cosa possiamo fare per proteggere le persone e la natura?
Il punto di partenza - La foresta nel serbatoio e sul piatto
Con 66 milioni di tonnellate all'anno, l'olio di palma è l’olio vegetale di maggior produzione. Il suo basso prezzo nel mercato globale e le sue caratteristiche che lo rendono di facile lavorazione hanno contribuito a fare si che oggi, un prodotto industriale  su due di quelli acquistati al supermercato lo contengono tra i loro ingredienti. Oltre ad essere presente nelle pizze congelate o precotte, nei biscotti, o margarine, l’olio di palma si trova anche in creme per il corpo, saponi, cosmetici, candele e detersivi.
Ciò che quasi nessuno sa è che nell'Unione Europea confluisce quasi la metà dell'olio di palma importato nei così chiamati biocombustibli. L’obbligo previsto dalla legge dal 2009 di miscelare i biocarburanti con la benzina e il gasolio è una delle principali cause di deforestazione nelle foreste tropicali.
Da allora, le piantagioni di palma da olio si sono diffuse in tutto il mondo arrivando a coprire 27 milioni di ettari. In una superficie grande come la Nuova Zelanda, le persone e gli animali subiscono l'espansione di questi "deserti verdi".

Le conseguenze - La morte persino nelle minestre in busta
Nell’umidità dei caldi tropici attorno alla linea dell'equatore ci sono le condizioni ottimali per la coltivazione della palma da olio. Nel sud-est asiatico, America Centrale e in Africa si tagliano e bruciano giorno per giorno grandi superfici di foresta per fare spazio a grandi piantagioni. Così, si emettono grandi quantità di gas serra nell'atmosfera, che sono dannosi per il clima globale. L’Indonesia, il principale paese produttore di olio di palma, nel 2015 è stata in parte responsabile - in misura maggiore rispetto agli Stati Uniti - delle emissioni di gas serra. Il CO2 e le emissioni di metano sono la ragione del perchè  il biocombustibile da olio di palma sia tre volte più dannoso per il clima del carburante di origine fossile.
Ma non ne risente solo il clima: con gli alberi scompaiono specie animali in via di estinzione come oranghi, elefanti pigmei del Borneo e le tigri di Sumatra. Spesso, i piccoli agricoltori e le popolazioni indigene che da generazioni vivono nelle foreste e le proteggono patiscono sfollamenti devastanti. In Indonesia, ci sono attualmente più di 700 conflitti per la terra in relazione al settore di palma da olio. Inoltre, nelle piantagioni classificate come "sostenibili" o "bio" ci sono sempre più violazioni dei diritti umani. 
Noi consumatori non conosciamo abbastanza questo tema. Il nostro consumo quotidiano di olio di palma ha conseguenze negative dirette per noi: nell’olio di palma raffinato ci sono grandi quantità di esteri di acidi grassi nocivi per la salute, che danneggiano il materiale genetico e possono causare il cancro.

La soluzione - Una Rivoluzione nei serbatoi e sul piatto

Rimangono solo 70.000 oranghi nelle foreste del sud est asiatico. La politica dei biocarburanti porta le scimmie sempre più vicino all'orlo dell'estinzione: ogni nuova piantagione di palma da olio distrugge porzioni dei loro habitat. Per aiutare questi nostri parenti stretti, dobbiamo fare pressione sui politici. Ma si può anche fare molto nel nostro quotidiano.
Questi semplici consigli vi aiuteranno a riconoscere l'olio di palma per evitarlo e rifiutarlo:
  1. Cucinare e scegliere: cibi prodotti localmente, ingredienti freschi, mescolati con un po 'di fantasia non hanno paragoni rispetto a  prodotti industriali preconfezionati (quelli che contengono olio di palma). Per la cottura è possibile utilizzare oli tradizionali, come olio d'oliva, di girasole, di mais o di lino.
  2. Leggere l’etichetta: dal dicembre 2014, sulle confezioni di cibo è necessario indicare se un prodotto contiene olio palma. Nella cosmetica e nei prodotti per la pulizia della casa si nasconde il divoratore delle foreste dietro una moltitudine di termini chimici. Cercando in rete si possono facilmente trovare alternative prive di olio di palma.
  3. • Il cliente ha sempre ragione: Che prodotti senza olio di palma avete? Perché non avete prodotti a base di olio di produzione locale? Chiedendo al personale e scrivendo lettere ai produttori di alimenti, stimolerà le aziende a preoccuparsi di più dell'accettazione dei loro prodotti. La pressione dell'opinione pubblica e la crescente consapevolezza riguardo all'olio di palma hanno già spinto alcuni produttori ad evitare l’uso del olio di palma, almeno in alcuni paesi europei come la Germania o l'Italia, dove recentemente questo problema è stato trattato diffusamente.
  4. Trasporto pubblico invece dell’ auto: quando possibile, andare  a piedi, in bicicletta o con i mezzi pubblici.
  5. Informarsi e diffondere le quanto appreso: economia, mercati e politica vorrebbero farci credere che i biocarburanti sono rispettosi dell'ambiente e che le piantagioni di palma possono essere sostenibili. Salviamolaforesta.org. mette a disposizione informazioni sulle conseguenze dell'espansione delle piantagioni di palma da olio e le campagne che sostiene possono facilmente essere diffuse in tutte le reti sociali.
Inoltre:
  1. Petizioni e pressione politica: le petizioni on-line aiutano a fare pressione  sui politici responsabili della gestione delle politiche sui biocarburanti e le importazioni.
  2. Farsi sentire: manifestazioni e azioni creative dirette in strade e piazze catturano l'attenzione della gente e dei media. Lo stesso accade anche per l’attenzione dei politici.

venerdì 6 aprile 2018

Intervista di Alessia Mocci a Cinzia Migani: vi presentiamo il progetto DIRE FARE DONARE da OublietteMagazine.com


Intervista di Alessia Mocci a Cinzia Migani: vi presentiamo il progetto Dire Fare Donare
Di formazione filosofica, Cinzia Migani, si occupa dal 1990 di progett-azione sociale con particolare attenzione alle reti di volontariato contro l’esclusione sociale.

 Venerdi, 26/01/2018 - “[…] il volontario assume le vesti di agente di prossimità dando vita a nuovi processi relazionali, ricucendo relazioni interrotte, diventando risorsa per la comunità. La relazione che si instaura fra le persone in difficoltà, i servizi, le organizzazioni del terzo settore e i singoli volontari coinvolti nell’azione rappresenta un valore aggiunto irrinunciabile non solo come riscatto valoriale in una società a forte valenza individualistica, ma anche come ancora di salvezza degli abitanti di un contesto comunitario. È questo un antidoto prezioso per evitare le derive narcisistiche.” ‒ Cinzia Migani ‒ “Dire Fare Donare”

“Dire Fare Donare. La cultura del dono nelle comunità in trasformazione” è un progetto editoriale pubblicato a maggio del 2017 dalla casa editrice Negretto Editore (sede a Mantova) per la collana di scienze sociali “Cause e affetti” curata da Cinzia Migani. 
Di formazione filosofica, Cinzia Migani, si occupa dal 1990 di progett-azione sociale con particolare attenzione alle reti di volontariato contro l’esclusione sociale.
È stata responsabile dell’Area Salute Mentale dell’Istituzione G.F. Minguzzi della Provincia di Bologna dal 1998 al 2000, successivamente e sino al 2009 ha ricoperto la posizione di Responsabile dell’Area Ricerca ed Innovazione Sociale e Responsabile di “Aneka. Servizi per il benessere a scuola”. Dal 2010 collabora con A.S.Vo che gestisce VolaBo, il centro di servizio della città metropolitana di Bologna, in veste prima di coordinatrice e poi di direttora di VolaBo.
Ha curato la pubblicazione di libri sul disagio scolastico e sulla salute mentale per la Carocci Editore e dal 2008 collabora con la Negretto Editore per la quale ha portato a termine lavori come “Follia gentile. Dal manicomio alla salute mentale”, “Il Teatro illimitato. Progetti di Cultura e Salute mentale” ed il progetto di cui parleremo in questa intervista “Dire Fare Donare”.

A.M.: Ciao Cinzia, ti ringrazio per aver accettato questa intervista che verterà soprattutto sul progetto “Dire Fare Donare” pubblicato a maggio 2017 per la casa editrice Negretto Editore. Una prima domanda per capirne la genesi: come nasce l’idea della stesura del libro?

Cinzia Migani: Questa pubblicazione prende le mosse dal progetto Il volontariato è un dono di tutti. La cultura del dono per stare bene e nasce con l’intento di raccogliere molteplici punti di vista, testimonianze, riflessioni sul dono e sulla cultura del dono. Fra gli interrogativi di fondo che sostanziano lo scritto segnalo: se e in che modo il dono può diventare volano di reciprocità e attivatore di nuove relazioni sociali e come muta la relazione fra donatore e ricevente nelle nostre comunità, caratterizzate da radicali trasformazioni sociali, economiche e politiche. Il lancio del progetto è avvenuto il 4 ottobre 2015 in occasione della Giornata del Dono, voluta e promossa dall’Istituto Italiano della Donazione. L’istituzione della Giornata del Dono ha dato l’occasione per aprire il sipario al tema più ampio del volontariato e della solidarietà nel campo della cura e della salute di comunità e per connettere percorsi ed interventi con altre reti territoriali che lavorano su temi vicini e integrativi come le associazioni del dono di sangue e organi. Il progetto “Il volontariato è un dono di tutti” è promosso da VolaBo – Centro Servizi della provincia di Bologna e dalla Città Metropolitana di Bologna e realizzato in collaborazione con la rete delle associazioni del dono di sangue e organi. Il progetto è, inoltre, realizzato grazie alla collaborazione dei Centri di Servizio per il Volontariato, delle organizzazioni del terzo settore, delle Aziende USL/DSM-DP e degli enti pubblici delle città che hanno aderito. L’iniziativa è inoltre patrocinata da Avis Regionale.

A.M.: L’introduzione de “Dire Fare Donare” si apre con una tua domanda: “Si può ancora parlare di volontariato o è più corretto parlare di volontariati?”. Pensi che sia ancora necessario riflettere su questo quesito oppure le possibili risposte sono state date dal responso del pubblico dei lettori?

Cinzia Migani: Oggi più che mai è indispensabile porsi la questione per capire e sostenere coloro che – come i volontari prestano il proprio impegno gratuitamente ‒ per scommettere su un mondo con confini più estesi e più “equo”. Molteplici sono le riflessioni portate dai lettori e da chi ha condiviso con noi il percorso o da altri compagni di viaggio che rappresentano una nuova narrazione. Fra le diverse riflessioni meritano una attenta considerazione i centri di servizio per il volontariato che si stanno ponendo il problema dei profili anagrafici dei volontari, di analizzare le diverse motivazioni che spingono le persone ad impegnarsi in attività di volontariato, di comprendere la diversità delle molteplici esperienze possibili, le modalità di incontro con i volontari, le peculiarità di ciascun modello per offrire percorsi più utili di formazione, comunicazione, progettazione e consulenza. Tornando alla domanda iniziale ci sembra possibile affermare senza indugio che la vita senza gli altri non è vita e l’atto del dono rappre¬senta una apertura all’alterità e al fenomeno del volontariato. È così l’atto del dono rappresenta una apertura all’alterità. L’individuo sente il bisogno di appartenere ad una comunità, di legarsi agli altri e donare significa legarsi all’altro. Il dono diventa risorsa per sé e per gli altri là dove si privilegia la dimensione della generatività, del dono che facilità l’empowerment e valorizzazione di chi lo riceve.

A.M.: I curatori de “Dire Fare Donare” sono sei in totale, oltre a te troviamo Matteo Scorza, Andrea Pagani, Giancarlo Funaioli, Roberta Gonni ed Ennio Sergio. Vi conoscevate prima dell’inizio della stesura del libro oppure è stata occasione per intavolare un discorso sul volontariato?

Cinzia Migani: Anche se operiamo in contesti diversi in realtà ci conosciamo da diversi anni, il rapporto più recente a livello di gruppo, ma altrettanto significativo, è quello instaurato con Andrea Pagani che per VolaBo ha curato il percorso di scrittura. Andrea è stato scelto da chi come, Roberta e Ennio, aveva già avuto modo di apprezzarne le doti in aula di formazione e le pubblicazioni. La scelta è stata proprio felice. Io, Giancarlo e Roberta collaboriamo da anni a VolaBo. È a Volabo che è maturata la necessità di capire meglio se e come era evoluta la visione di dono dei volontari delle centinaia di associazioni che ci interpellano nella nostra azione quotidiana per costruire interventi e azioni volte a trasformare i contesti di appartenenza, per affrontare emergenze, per ridurre le disuguaglianze, per sognare un mondo più attento alle persone e all’ambiente. Con Matteo e Ennio abbiamo condiviso diverse forme di collaborazione per la realizzazione di progetti a carattere socio sanitario e di volontariato, fra questi il Progetto del dono che ha occasionato la pubblicazione. Un progetto che si interseca con quello del teatro e salute mentale descritto in una precedente pubblicazione dell’editore Negretto: il teatro illimitato, Progetti di cultura e salute mentale. Ognuno di loro è profondo conoscitore dei temi trattati nel libro e portatore di pensieri sul tema del dono, dei pensieri e delle riflessioni che emergono negli interventi presenti nel libro o nelle parole chiave delle sezioni curate, ma anche di coloro che ci hanno donato il loro racconto.

A.M.: “Dire Fare Donare” nelle sue 270 pagine è un lavoro che presenta anche altri collaboratori, infatti ritroviamo nelle tre sezioni del libro tanti altri nomi di volontari che hanno voluto contribuire, come per esempio la parte dedicata ai racconti sul dono curata da Andrea Pagani. Fra tutti i racconti inseriti c’è uno che ti ha colpito maggiormente e di cui ci vuoi parlare?

Cinzia Migani: Limitandoci alla parte curata da Pagani: tutti i racconti, in coerenza con lo spirito del gruppo e con la linea del corso di formazione impostata dallo scrittore Andrea Pagani, rispondono all\'idea del Dono, sono cioè racconti che intendono la scrittura e l\'esperienza del racconto (e quindi della vita) come momenti di condivisione, di confronto, di conoscenza di sé e degli altri. In particolare, se dovessi condurre una scelta assolutamente personale (legata cioè ad un carattere dello stile della scrittura), mi hanno colpito i racconti che fanno riferimento al contatto con altre realtà, con altre culture ed altre civiltà, come il racconto di Elena Gardenghi sul mondo ellenico (con ascendenze e citazioni della classicità greca), il racconto di Alessandra Scisciot sulla condizione dei migranti a Lampedusa (in una chiave però molto simbolica, intimista, poetica, dove la realtà oggettiva si riverbera in una dimensione lirica e quasi magica) e il racconto di Erica Balducci e Martina Salieri sulla condizione dei bambini dell\'est, spesso in una condizione di disagio, dove la vicenda di cronaca diventa spunto per profonde riflessioni esistenziali e universali. Ma comunque tutti i racconti della raccolta sono veicoli di arricchimento e conoscenza collettiva, in una idea di dono e di partecipazione democratica ad un progetto culturale ed umano collettivo. Segnalo anche che la scelta della fotografia di Silvia Camporesi in copertina. La sua fotografia ha il valore di un racconto a più mani: un racconto fatto dalle singole identità narranti che si incrociano per dare vita ad una unica trama collettiva volta a mettere in evidenza il dono delle relazioni interpersonali.

A.M.: Ritengo che la scelta del titolo del libro sia molto calzante ed in sé racchiuda il nucleo fondante dei diversi pensieri e studi espressi: dalla parola all’azione, e che l’azione sia il donare. Ma in questa società dedita al neoliberismo come possiamo iniziare a concepire la donazione come necessaria? È essa stessa una lotta contro la “crisi” e la volontà di diseguaglianza di pochi a discapito di molti?

Cinzia Migani: La scelta del libro è frutto di uno scambio fluttuante fra alcune colleghe di VolaBo e i curatori del libro. Occuparsi della cultura del dono in una comunità in trasformazione significa fare una scelta culturale. Ma, come sottolinea il professor Stefano Zamagni, si tratta anche una scelta di cultura economica. La scelta dell’economia civile. Certo una scelta che non è in linea con la cultura capitalistica che riconosce le donazioni, i filantropi ma non il dono. La donazione infatti sono essenzialmente rappresentate da oggetti, il dono invece rappresenta quanto viene trasferito attraverso la relazione interpersonale.
Scrive Stefano Zamagni nel capitolo Il ruolo profetico del volontariato: “il contributo più significativo che il volontariato può dare alla società di oggi è quello di affrettare il passaggio dal dono come atto privato compiuto a favore di parenti o amici ai quali si è legati da relazioni a corto raggio, al dono come atto pubblico che interviene sulle relazioni ad ampio raggio.”
La cultura del dono consente di favorire la partecipazione di tutti alla co-costruzione di una comunità più vivibile, perché rimette in circolo il principio di fraternità anche a livello economico.

A.M.: VolaBo, il Centro Servizi per il Volontariato della Città metropolitana di Bologna, è una realtà che gestisci come direttora e che ovviamente ha promosso il libro. Ci racconti qualcosa di VolaBo e ci spieghi come entrare a farne parte?

Cinzia Migani: VolaBo nasce su volontà di A.S.Vo (Associazione per lo Sviluppo del Volontariato), una associazione senza fini di lucro, autonoma, pluralista che si ispira a principi di carattere solidaristico e democratico per essere al servizio delle organizzazioni di volontariato (OdV) della città metropolitana di Bologna. Da alcuni mesi, in base alla Legge delega per la riforma del Terzo settore n. 106/2016 (legge 106/2016), VolaBo ha il compito, in qualità di CSV, di organizzare, gestire ed erogare servizi di supporto tecnico, formativo ed informativo per promuovere e rafforzare la presenza ed il ruolo dei volontari in tutti gli enti del Terzo settore (4,8 milioni secondo i dati del Censimento Istat Non Profit 2011). In prospettiva ASVO auspica la partecipazione alla gestione condivisa del Centro Servizi di un numero sempre maggiore di organizzazioni di volontariato in modo da rappresentare significativamente la pluralità di esperienze e competenze locali. L’associazione è aperta a tutte le organizzazioni di volontariato che abbiano esclusivo fine di solidarietà e che basino la propria attività sull’apporto personale, spontaneo e gratuito dei propri volontari. È stata la consapevolezza della prospettiva di allargamento della base sociale a tutti i volontari del terzo settore e la trasformazione dei contesti culturali e sociali di riferimento delle associazioni che ha favorito il confronto allargato sul tema del dono. Per fare parte della base sociale oggi è sufficiente essere organizzazione di volontariato, a breve anche di associazione di promozione sociale, e presentare la domanda di ammissione.

A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Negretto Editore? La consiglieresti?

Cinzia Migani: Il rapporto instaurato con la casa editrice Negretto Editore è molto positivo. Diverse le ragioni della preziosa collaborazione, fra queste la linea editoriale e la serietà dell’Editore. Non ho dubbi che consiglierei di avere rapporti con la casa editrice.

A.M.: Quali sono le tue novità editoriali per il 2018? Ci puoi anticipare qualcosa?

Cinzia Migani: Per il 2018, 40 anni dopo l’uscita della legge di riforma psichiatrica, la cosiddetta legge Basaglia, ho in cantiere una pubblicazione che centra l’attenzione sulla storia della psichiatria a Bologna, sul ruolo dei cittadini, delle associazioni e dei servizi nel favorire la liberazione delle persone rinchiuse nelle istituzioni totali. Al centro della pubblicazione le vicende di persone che hanno trascorso parte della loro vita in manicomio e vicende storiche di alcune istituzioni totali situate a Bologna e Imola. La questione interessa particolarmente ai volontari, contrari ad ogni forma di prevaricazione. Il 2018 si caratterizzerà comunque ancora come l’anno del dono e quindi come occasione per promuovere il libro Dire Fare e Donare.

A.M.: Salutaci con una citazione…

Cinzia Migani: “Non è tanto quello che facciamo, ma quanto amore mettiamo nel farlo. Non è tanto quello che diamo, ma quando amore mettiamo nel dare.” ‒ Madre Teresa di Calcutta

A.M.: Cinzia ti ringrazio per il tempo che mi hai dedicato e confido che in tanti si interessino al grande progetto del Dono che portate avanti. Ti saluto con le parole di Henrik Ibsen: “Un migliaio di parole non lasciano un’impressione tanto profonda quanto una sola azione.”

Written by Alessia Mocci
Ufficio Stampa Negretto editore

Info
Acquista “Dire Fare Donare”
https://www.ibs.it/dire-fare-donare-cultura-del-libro-vari/e/9788895967301
Sito VolaBo
http://www.volabo.it/
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Sito Negretto Editore
http://www.negrettoeditore.it/
Recensione “Dire Fare Donare”
http://oubliettemagazine.com/2017/11/08/dire-fare-donare-di-a-a-v-v-la-cultura-del-dono-e-del-volontariato-nelle-comunita-in-trasformazione/
http://oubliettemagazine.com/2018/01/22/intervista-di-alessia-mocci-a-cinzia-migani-vi-presentiamo-il-progetto-dire-fare-donare/


mercoledì 4 aprile 2018

REINSERIMENTO SOCIALE di Fernando Sorrentino

https://nuovanarrativa13.blogspot.it/2018/01/reinserimento-sociale-di-fernando.html


Fernando Sorrentino è nato a Buenos Aires l'8 Novembre 1942. Ha trascorso la maggior parte dell'infanzia e dell'adolescenza nel grigiastro quadrilatero compreso tra le avenide Santa Fe, Juan B. Justo, Córdoba e Dorrego. In gioventù ho lavorato come impiegato d'ufficio, poi ha insegnato lingua e letteratura in diverse scuole superiori.
La sua narrativa è caratterizzata da una curiosa combinazione di fantasia e umorismo che prende a volte una piega grottesca pur rimanendo sempre verosimile. In generale, si sento molto bene con se stesso. E’ totalmente sprovvisto della vocazione necessaria per far parte di un gruppo letterario, di un comitato di inettitudini affini, di un'associazione di elogi reciproci. Confessa, questo sì, di militare nelle tenaci fila del Racing Club di Avellaneda. Gli piace più leggere che scrivere, e in effetti scrive molto poco. Dopo quasi quarant'anni non può certo vantare una lunghissima bibliografia. Come tutti, in maggior o minor misura, ha ricevuto qualche premio letterario.

Tutto sommato, è relativamente felice.