martedì 14 agosto 2018

Ilaria Capua, un'epidemia di fake news minaccia la ricerca Appello alla comunità scientifica per unire le forze


La ricerca scientifica è seriamente minacciata da un'epidemia di fake news, e per questo è quanto mai urgente che "si riprenda la sua autorevolezza" contro le minacce, sempre più serie, che portano con sé "l'ascesa dei populismi e l'alba dell'era della post-verità": è l'appello che la virologa Ilaria Capua lancia dal Journal of Virology. " un appello alla comunità scientifica internazionale", ha detto Capua all'ANSA, perché "il vento dell'anti-scienza sta soffiando sulle coste dell'Atlantico come su quelle del Pacifico", osserva la ricercatrice, che nel 2016 ha lasciato l'Italia e si è trasferita negli Stati Uniti, dove dirige il Centro di Eccellenza dell'Università della Florida dedicato all'approccio 'One Health', che unifica i temi della salute umana, animale e ambientale.

L'articolo le è stato sollecitato dai tanti ricercatori di tutto il mondo che nel febbraio 2018 a Baltimora avevano seguito il suo intervento al convegno internazionale sui rischi biologici. Organizzato come un classico articolo scientifico, con i paragrafi dedicati a materiali e metodi, risultati e discussioni, quello di Ilaria Capua è in realtà un invito al mondo della ricerca a serrare i ranghi contro una nuova epidemia.

"L'attacco all'autorevolezza della scienza - ha proseguito Capua - non è un problema soltanto italiano, e non è diverso da qualsiasi altra epidemia causata da virus o altri agenti patogeni". Oggi a veicolare fake news e atteggiamenti anti-scientisti ci pensano i social media, "che hanno stravolto determinati meccanismi, compreso quello che genera l'autorevolezza". Contro la scienza si diffondono "soluzioni super-semplificate di problemi complessi" e sui social "i sensazionalismi e le opinioni finiscono per contare più dei fatti".

Per Ilaria Capua "la combinazione di questi effetti è distruttiva, e dovrebbe essere motivo di grande preoccupazione per tutti". Il caso delle vaccinazioni, con le conseguenze concrete che sta portando con sé, è soltanto l'esempio più recente, in buona compagnia di altre 'correnti' che fanno del web il loro terreno di dibattito, come terrapiattisti, creazionisti e fautori delle scie chimiche. Per questo, conclude, "come comunità scientifica dobbiamo essere vigili e preparati" ad affrontare un'era in cui "competenza e verità non hanno valore".

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TORNA L'AMIANTO

Amianto: torna legale in Usa l’impiego in edilizia

 Venerdì 10 Agosto 2018 10:0

La decisione dell’Agenzia di protezione ambientale. La società russa che lo esporta negli Stati Uniti ha messo l’immagine di Trump sulle confezioni

L’Epa (Agenzia di protezione dell’ambiente degli Stati Uniti) ha reso di nuovo legale l’utilizzo dell’amianto nei materiali per l’edilizia. L’impiego dell’amianto negli Usa è proibito dal 1989, così come in quasi tutti i Paesi del mondo. Secondo l'Associazione per le malattie legate all'amianto (Adao) ogni anno solo negli Stati Uniti sono 40 mila le persone che muoiono a causa di malattie riconducibili all'amianto.

Trump: «Il bando all’amianto voluto dalla malavita»
Trump ha sempre sostenuto di non credere che l’amianto non possa essere usato in assoluto, ma ci debba essere un limite minimo. In un libro del 1997, Art of Comeback, afferma testualmente che «il bando all’amianto è una cospirazione guidata dalla malavita, in quanto le società che effettuano la rimozione dell’amianto sono spesso legate alla malavita».
Stop ai controlli
L’Epa afferma che a partire da agosto non farà più controlli sull’amianto nell’ambiente, al contrario di quanto riaffermato nel 2016 sotto l’amministrazione Obama in cui si confermava che l’amianto era una delle dieci sostanze pericolose da tenere costantemente monitorate. Chelsea Clinton ha pubblicato un post su Twitter in cui riprende lo slogan di Trump: Maga, cioè Make America Great Again (Facciamo di nuovo l’America un grande Paese), trasformandolo in Make Asbestos Great Again (asbesto è il termine inglese per amianto).
«Trump è con noi»
Una delle poche società che ancora producono amianto, la russa Uralasbest, esporta negli Usa sacchi di amianto con l’immagine di Trump e la scritta «approvato dal Donald Trump, il 45mo presidente degli Stati Uniti». Sul proprio sito Facebook, la società ha postato un commento che afferma «Trump sta con noi». Il proprietario della Uralasbest, che produce il 21% dell’amianto mondiale, è un magnate considerato molto vicino al presidente russo Vladimir Putin. Oggi solo Russia e Brasile esportano amianto negli Usa (480 tonnellate all'anno, utilizzate per produrre acido cloridrico e candeggina), ma presto la produzione brasiliana cesserà per motivi sanitari e ambientali.
L'ultima vittima
Intanto in Italia a fine luglio è deceduta in Sicilia Maria Imbesi, 82 anni, da tempo in cura per asbestosi pleuro polmonare. Si tratta del 150mo operaio della Sacelit morto per malattie legate all'amianto. Nella fabbrica di Pace del Mela (in provincia di Messina) chiusa da anni, erano impiegati in tutto 220 persone. La donna ha lavorato per meno di tre anni nel reparto di produzione di tubazioni, canne fumarie e coperchi di serbatoi in eternit. Il marito era già deceduto per la stessa malattia.
Scritto da Corriere della Sera    

sabato 4 agosto 2018

IL TRIUMVIRATO di Angela Fabbri


                                    IL  TRIUMVIRATO



Nell’antica Roma Repubblicana ci furono 2 Triumvirati famosi:

Il primo risale al 60 a.C. ( Pompeo – Crasso – Cesare ).

Il secondo al       43 a.C. ( Antonio – Lepido – Ottaviano ).

In entrambi i casi si trattò di un accordo segreto per un’alleanza politica fra privati cittadini che ambivano governare a Roma rappresentando la Repubblica.

In entrambi gli esempi è presente

                                        Il  già GLORIFICATO

                                        Lo SPURIO

                                        L’HOMO  NOVUS.

In entrambi gli esempi si risolse nel governo di uno solo.

Del primo Triumvirato scampò GIULIO CESARE che però durò poco e finì sgozzato da un parente acquisito.

Dal secondo Triumvirato saltò fuori OTTAVIANO che invece durò così a lungo da avere il tempo di lavorare con senno in nome dello Stato, tanto da meritare il titolo di AUGUSTO, quello della PAX che da lui prende il nome. 

Come vedete, il destino dei vincitori fu dissimile.



Torniamo all’ITALIA di oggi che dal punto di vista geofisico è sempre una bella penisola protesa nel mare, condivide il pescato con l’Africa tanto vicina e non ci pensa più a litigare con l’antica Cartagine che sta  ancora lì da qualche parte…  

Ancora la REPUBBLICA risiede a ROMA e di nuovo c’è un TRIUMVIRATO.

Questa volta pubblico e palese.

Non intendo fare paragoni imbarazzanti con l’antico. Cito solo il periodo storico e i nomi in ordine alfabetico:

                       Anno 2018 d.C:   ( Conte – Di Maio - Salvini ).



(Angela Fabbri 3 e 4 agosto 2018)

venerdì 3 agosto 2018

L'AEREO DI RENZI, chiarimenti sugli ami gettati dal governo

L’aereo di Renzi

27/07/2018

 
Sono in vacanza, e ora è il momento di dedicarmi ai miei nanerottoli e a mia moglie. Ma siete in tantissimi che ieri e oggi mi avete segnalato questa storia dell’aereo di Renzi, che il nostro Primo Ministro ha detto di voler tagliare dalle spese statali.
Non ho voglia di polemizzare, ma solo di riportare dati e numeri, dati e numeri disponibili a chiunque abbia voglia di cercarli. Partiamo dall’inizio. La velina del Primo Ministro, come molte di questo governo, arriva via social network e riporta:


Meno spreco di denaro pubblico, meno spese inutili. Il governo che presiedo da subito ha voluto dare segnali di forte cambiamento rispetto al passato. E in quest’ottica si inserisce la volontà di rescindere il contratto di leasing dell’aereo Airbus A340-500, acquistato in passato per i voli di Stato. Un impegno che avevo e avevamo assunto sin dal nostro insediamento, una decisione sacrosanta, tutt’altro che simbolica.
A conti fatti si è trattato di un’operazione del tutto svantaggiosa, sia dal punto di vista dell’impatto economico che dell’utilità pratica. Parliamo di circa 150 milioni di euro spesi per soli 8 anni di noleggio, inclusi i 20 milioni per riconfigurarlo, per un velivolo quasi mai usato. Soldi degli italiani, che vincolavano il governo.
Per questo dai primi giorni del mio mandato ho dato indicazioni
di trovare una via di uscita per rescindere il contratto. A questa Presidenza, per le missioni internazionali che siamo chiamati a svolgere, un aereo così grande e costoso non serve. È uno spreco e un capriccio a cui noi rinunciamo molto volentieri.

Dell’aereo “di Renzi” nel corso di questi ultimi anni hanno già parlato in tanti. E non è così complesso fare qualche verifica sui fatti. Ci raccontava Rai News nel 2015:

La vendita del datato A 319 era stata poi autorizzata dal governo di Enrico Letta, due anni fa, ma senza ipotizzare – polemizzò qualche mese fa l’ex premier –  l’acquisto o il noleggio di un aereo come l’A340. In ogni caso il nuovo velivolo preso in “affitto” – a costi che sono ancora top secret – garantisce voli diretti in molte destinazioni del mondo senza i lunghi pit stop per fare carburante previsti con l’attuale modello. Il nuovo velivolo alla fin fine – spiegano in ambienti governativi – dovrebbe portare a ulteriori risparmi di gestione rispetto all’acquisto e alla manutenzione di un aereo, così come e’ stato invece fatto negli ultimi decenni.

Per capirci, quindi, prima dell’attuale A340 avevamo un A319 che si era deciso di vendere già sotto il governo Letta. Quindi, senza A319, se si chiudesse il contratto per l’A340 (che non è ancora chiaro quanto costerebbe di penali) dovremmo in qualche modo trovare soluzioni alternative per quelli che sono i voli istituzionali. – EDIT l’A319 è ancora nostro, le aste per venderlo sono andate deserte come ci ha segnalato un lettore, ne abbiamo ben 3 (i 3 A319 (MM 62174, 62209 e 62243, rispettivamente di 18, 15 e 12 anni) sono ancora in carico all’Aeronautica Militare in quanto le aste per l’alienazione sono sempre andate deserte.)-  Costi? Non ne parla nessuno.
La ragione del dismettere il vecchio A319 era principalmente una: era un aereo per voli a media tratta, costretto a lunghe soste per fare rifornimento per voli oceanici. Anche altri governi hanno optato per l’A340, proprio per evitare quelle soste. Nei vari post che si lamentano delle dimensioni dell’aereo scelto dal governo una delle cose che leggo spesso è che si trattava di un aereo troppo grande, visto che lo staff del PdC è composto da un massimo di quaranta persone al seguito. Ma evidentemente nessuno ha ben chiaro che l’aereo di Stato, quando vola, porta al seguito oltre allo staff anche i giornalisti che vogliano seguire le missioni del Governo. I trecento posti a bordo hanno tariffe prestabilite, pagate dalle testate che hanno giornalisti accreditati per viaggiare con il PdC.

Tanti sembrano convinti che un Presidente del Consiglio possa in totale autonomia scegliere le cose da fare, come quella di acquistare un aereo, ma ovviamente in una democrazia le cose non stanno così. L’autorizzazione a spese di quel genere viene dal Governo, che evidentemente aveva ritenuto sensato l’acquisto dell’A340-500.
Non sono qui a difendere la spesa, sia chiaro, basta una veloce ricerca in rete per concordare che il costo di quel leasing (se confermato) sia spropositato rispetto al valore attuale dell’aereo. Ma non era così quando fu scelto di procedere al contratto con Ethiad Airlines (contratto fatto quando sembrava che Ethiad fosse sul punto di rilevare Alitalia).

Oggi purtroppo l’A340-500 ha visto il suo valore crollare miseramente, e ne sono stati prodotti e venduti decisamente pochi.
Però nel post Facebook del nostro Presidente del Consiglio ci sono alcune frasi che vanno analizzate:

la volontà di rescindere il contratto di leasing dell’aereo Airbus A340-500, acquistato in passato per i voli di Stato

Lo so, sono pedante, ma parlare di acquisto mentre si nomina un leasing purtroppo è segno di non avere la più pallida idea di cosa si sta parlando. Un leasing è un noleggio, non un acquisto:

Il leasing è il contratto con cui una parte (concedente) concede in godimento all’altra (utilizzatore) un bene dietro corrispettivo e per un determinato periodo di tempo, alla scadenza del quale la parte che ha in godimento il bene può restituirlo o divenirne proprietario pagando la differenza tra quanto già versato e il valore del bene.

Nessuno ha acquistato nulla finora. Si è aperto un contratto di noleggio, con durata non nota. Nel contratto di oggetti come gli aerei possono essere inclusi anche servizi extra, come il mantenimento dell’aereo stesso, l’equipaggio a bordo e le riparazioni necessarie a mantenerlo operativo. Purtroppo da nessuna parte ho trovato il contratto ufficiale, come non l’hanno fatto le testate che in questi anni ne hanno parlato. Quello che è certo, secondo le cronache dei giornali, è che all’interno dell’aereo le modifiche fatte erano davvero poche, come riportava il Corriere:

Ci sono ancora le scritte in arabo, almeno per il servizio on demand interno. E alle pareti campeggiano le stelle marine della carta da parati con cui Èthiad cercava di accompagnare i turisti sulle spiagge degli Emirati Arabi. L’aereo che ha comprato Matteo Renzi, ma che l’ex premier non ha mai usato, si svela nel primo viaggio del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni con cronisti al seguito, come il più normale e il meno appariscente degli apparecchi.

Sicuramente è stato fatto un lavoro sulla livrea, che non è più Ethiad, ma per il resto, a parte la zona dedicata al PdC, l’aereo è rimasto tale e quale a come era prima. Onestamente non sono esperto di aerei, comprendo benissimo come un aereo che non debba fare 5 ore di rifornimento per le tratte superiori al New York-Roma possa essere per certi versi un risparmio, ma se dall’altra parte l’aereo stesso mi costa di manutenzione e leasing più di quanto risparmio forse non è l’aereo giusto.
Per finire un appunto: il nostro PdC ha detto che ha dato mandato per rescindere il contratto, quello che non è stato detto e chiarito è a) come volerà quando necessario visto che il vecchio A319 è stato pensionato (a meno che non scegliere di riutilizzare lo stesso, pur vecchio e decisamente poco pratico) e b) quanto costa (se c’è) la penale per rescindere il contratto (perché va bene accettare che l’A340-500 possa esser sopravvalutato ma se la penale è salata a questo punto tanto vale tenerlo, tutte cose un Governo trasparente dovrebbe raccontare a noi cittadini, prima magari di fare qualcosa che non è detto sia così conveniente come appare).

maicolengel at butac punto it

mercoledì 1 agosto 2018

SPLENDORI E MISERIE... DELLA TIVU' di Renata Rusca Zargar

Non mi intendo molto di lottizzazione della Rai, di spartizione e di occupazione di poltrone, anche se ne ho sempre sentito parlare. Non saprei proprio tracciarne una storia o evidenziare dei cambiamenti, nel corso del tempo.

Ma certo è che, in particolare, ho amato sempre molto la tivù. Quando ero bambina, mio padre aveva comprato la televisione e l’aveva posizionata in salotto. Dopo il mitico Carosello, però, io dovevo andare a letto. A quel tempo, erano in programma, in prima serata (non c’era la seconda), degli sceneggiati (allora si chiamavano così) che proponevano la riduzione per lo schermo di grandi capolavori della letteratura o vite di eminenti protagonisti. Recitavano, in quell’epoca, indimenticabili attori, e mi è rimasto in mente, tra i tanti, Giorgio Albertazzi.

Mio padre, che amava  trascorrere la serata davanti a quella scatola magica, mi permetteva di rimanere un po’ a guardare e io mi facevo piccola piccola, accoccolata in una poltroncina, perché si dimenticasse di me. Dopo un po’, però, arrivava mia madre, in camicia e cuffietta, che si alzava a controllare, visto che si coricava rigorosamente alle ore 20. Mi faceva filare a letto perché dovevo andare a scuola, la mattina. Poi, tornava a dormire e io, sempre più silenziosa e piccola, tornavo nella poltroncina. A quel tempo, la Rai era molto educativa, oltre a divulgare l’italiano come lingua nazionale al posto dei dialetti, e a insegnare a leggere e a scrivere a tante persone (tutti abbiamo sentito parlare di Non è mai troppo tardi, con il leggendario maestro Alberto Manzi).

Gli anni sono passati e, forse, ho cominciato a pensare che la televisione fosse filogovernativa, filoclericale, conservatrice, e che non spendesse al meglio il denaro pubblico (ne avevo trattato anche nella mia tesi di laurea). Così, mi ero parecchio allontanata, per lo meno dall’informazione.

Dopo altro tempo, si è iniziato a discutere sulla possibilità che i canali televisivi privati diventassero nazionali. Ero stata subito molto favorevole perché avevo pensato che, finalmente, l’informazione sarebbe stata plurale e si sarebbero potuti vedere più giornali, guadagnandone in formazione e crescita delle persone. Oggi, dopo anni di esperienza di quello che è stata ed è, in pratica, la tivù privata, considerati i costi-benefici di un giornalismo più aperto, non so se sarei ancora favorevole. Come insegnante, ad esempio, ho combattuto a lungo, in classe, contro il Grande Fratello, che aveva sdoganato l’ignoranza e la volgarità, e contro  molti altri programmi che hanno cambiato in peggio, giorno dopo giorno, i costumi e la morale degli italiani.

Ormai, pur di apparire nel piccolo schermo, siamo disposti a tutto; l’apparire, e non l’essere, è diventato un valore assoluto.

Insomma, la mia passione per la televisione è continuata con alterni e opposti sentimenti. Generalmente, prediligo, appunto, le notizie e la politica. Qualche anno fa, però, mi è capitato di seguire una fiction (adesso si chiamano così). Simpatica, niente di che, molto apprezzata dal pubblico. Peccato che, in una delle ultime puntate, si dicesse che la protagonista doveva perdonare e riaccogliere in casa il marito che, per un po’, se n’era andato con un’altra. Se negli anni duemila, ho pensato, una donna che lavora, autosufficiente, indipendente, intelligente, deve ancora chiudere gli occhi davanti al fallimento della sua relazione con il marito e tenersi in casa il traditore, c’è qualcosa che non va. Posso capire che dovessero farlo le nonne, senza reddito e istruzione, ma viviamo, credo, in altri tempi! Invece, cosa propone la televisione pubblica alla gente? La sudditanza della donna.

Ho smesso immediatamente di guardare le fiction.

Ma si sa, la carne è debole, le serate lunghe e, negli ultimi due anni, mi sono fatta riacchiappare dalle fiction. Questa volta, però, l’esperienza è stata, per me, molto positiva. Le storie presentavano la normalità assoluta di persone divorziate, separate, risposate, figli con problemi di tutti i tipi, persone con diversi colori della pelle, proprio come nella nostra quotidianità. E soprattutto, sono apparsi gli omosessuali e le famiglie arcobaleno, proposti con le stesse problematiche di qualsiasi altra famiglia. Questo modo di raccontare la vita, io lo ritengo un progresso della civiltà perché gli italiani hanno molto bisogno di essere educati su questi soggetti. Nei miei tanti anni di insegnamento, ho visto adolescenti, che certo non lo avrebbero mai cercato né desiderato, diventare gay perché così aveva voluto la natura. E bisogna saperlo. Come bisogna sapere che l’unico modo per combattere la violenza sulle donne, oltre alle denunce, sia educare maschi e femmine alla libertà, alle pari opportunità ma anche all'insuccesso, alla perdita. Se la tivù di stato, allora, orienta il grande pubblico, in modo piacevole, a non essere bullo, omofobico, razzista, maschilista, a rispettare la dignità di tutte le persone, compie davvero il suo servizio pubblico.

Ora, questo governo deve prendersi la Rai. Non voglio definirlo il governo dell’incompetenza ma, sicuramente, il governo di chi non ha mai studiato né lavorato, che si nutre di slogan per manipolare il ventre molle del popolo bue.

Dunque, sento dire che cambieranno i vertici secondo, forse, l’atmosfera che si coglie nell’aria. Speriamo che quest’atmosfera non ci porti tutti, come già sta accadendo purtroppo, a fare il tirassegno, che non fomenti il nostro odio e non ci permetta di sdoganare apertamente tutte le nostre bassezze, che porteranno, inevitabilmente, a un maggior numero di delitti.  

Speriamo che non ci sentiamo di nuovo proporre in tivù l’angelo del focolare e molte altre vecchiezze contro quei pochi diritti che, con grande fatica e assurda lentezza, erano stati conquistati. Incrociamo le dita, come si suol dire, perché l’Italia non faccia un altro balzo all’indietro.

In ultimo, mi pare di ricordare, dato che abbondano, in questi tempi, le citazioni, fisiche e verbali, del Duce, che, allora, il popolo bue lo abbia osannato in adunate oceaniche nelle piazze. Poi, però, é stato quello stesso popolo bue che ne ha dileggiato il cadavere, orinandogli sopra e prendendolo a calci.

A conferma del fatto che le masse cambiano opinione.

Un tempo, molto lentamente, oggi velocissimamente!

Nel bene e nel male.

http://www.liguria2000news.com/splendori-e-miserie…-della-tivu.html



UOMO O DONNA di Angela Fabbri


UOMO  o  DONNA?  un dramma a tesi  ( * )



Si parla tanto di ETERO e di OMO, quando, in natura, gli esseri viventi sono quantomeno BISESSUALI.

Persino gli ASESSUATI hanno una doppia vita. Ad esempio certi microscopici polipetti d’acqua dolce o salata vivono fissi in una colonia indistinta attaccata alla roccia o al fondale, ma prima o poi alcuni si liberano in altrettante piccole meduse che nuotano via: mettono in pratica quella che noi chiamiamo Generazione alternata o Metagenesi.

Ci sono PESCI  ROSSI (quelli che quando ero piccola vivevano liberamente nei canali) che, procedendo in una lunga e sana vecchiaia, diventano giganteschi e, da maschi, si trasformano in femmine feconde.

Perché in NATURA la vita di un essere non viene mai sprecata.

Tornando in società, invece, la domanda è questa << Ma tu… sei maschio o femmina? >>, anzi, per essere precisi, parlando del nostro mondo umano che è più raffinato << Ti piacciono gli uomini o le donne? >>



(Angela Fabbri 29 luglio 2018)



( * )  Ho rubato il titolo a uno sketch del film “Un Re a New York” (GB 1957)

         di Charles  Chaplin 

domenica 29 luglio 2018

Israele tra il comico e l’illegale: arrestati tre artisti italiani di Patrizia Cecconi da Gaza

28.07.2018 - Gaza - Patrizia Cecconi 
Poche ore fa l’esercito di occupazione israeliano è entrato a Betlemme, città a tutti gli effetti sotto la giurisdizione palestinese ed ha arrestato un artista italiano e due suo collaboratori. L’artista in questione si chiama Jorit Agosh ed è piuttosto famoso per le sue abilità di ritrattista.
Jorit è venuto da Napoli per dipingere sull’illegale muro di separazione costruito da Israele sui territori palestinesi, il ritratto di Ahed Tamimi, l’adolescente arrestata dall’esercito israeliano (come purtroppo altre centinaia di adolescenti o addirittura bambini) e divenuta simbolo della resistenza e dell’orgoglio palestinese. Il ritratto sarebbe stato un omaggio e un regalo per la sua scarcerazione.
La ragazza dovrebbe essere rilasciata dopodomani, 30 luglio dopo aver scontato sei mesi di prigione per aver schiaffeggiato un soldato entrato nel suo giardino con l’intenzione di sparare ai giovani che stavano manifestando in strada. Il cugino di Ahed, un ragazzino di 15 anni era stato appena colpito gravemente alla testa da un commilitone del soldato schiaffeggiato da Ahed.
Il caso fece scalpore grazie a un video girato dalla mamma di Ahed, a sua volta arrestata successivamente, così come fece scalpore, ma solo negli ambienti “informati”, la disparità di trattamento giuridico tra la ragazza palestinese ed una colona ebraica anch’essa colpevole di aver schiaffeggiato un soldato ma senza le attenuanti della giovane Tamimi. Alla colona si “perdonò” lo schiaffo mentre Ahed ha scontato sei mesi e forse ne avrebbe scontti molti di più se il suo caso non fosse diventato pubblico e seguito dai media internazionali.

Il rilascio della ragazza, una festa per i palestinesi e per i filopalestinesi, sarebbe passato più o meno inosservato agli occhi del mondo, non più né meno di quanto passino inosservati gli omicidi quotidiani di palestinesi di ogni età da parte dell’IOF.
Ma a volte l’arroganza del potere non è un buon consigliere e così Israele ha commesso un errore. Invece che lasciare intatto il bel ritratto di Jorit Agosh che avrebbe attirato soltanto chi è già interno alla causa e presto sarebbe entrato nella ritualità inoffensiva, ha arrestato l’artista e i suoi amici.

Israele ha dimostrato così, anche a quella parte di mondo sempre indulgente verso le sue violazioni, che non rispetta neanche la libertà di espressione artistica, per di più non in territorio definito israeliano, ma in territorio a tutti gli effetti palestinese.
Scivola sempre più in basso questo Stato ebraico e diventerà presto un enorme problema per quei suoi cittadini, sionisti per definisìzione in quanto suoi cittadini per scelta, ma con l’illusione che il loro Stato possa essere realmente democratico e non solo definito tale per opportunismo politico.

Bene, Ahed ha avuto un’inespettata pubblicità, ed anche il suo ritrattista l’ha avuta. Perciò Israele stavolta ha fatto un autogol che potrebbe essere definito ridicolo e liquidato con una risata di spregio se non ci fosse la seria preoccupazione che farà pagare ai palestinesi, e forse alla stessa giovane che ancora è nelle sue galere, questo grave errore di stupidità olttre che di disprezzo delle regole della democrazia.

Il governo italiano è stato allertato, perché Jorit, nonostnte il suo nome esotico è un cittadino italiano ed ora la Farnesina sta trattando con Israele per il suo rilascio che alcune fonti danno per imminente.

Veramente Israele sta diventando un elemento imbarazzante nel consesso dei paesi cosiddetti democratici. e non c’è motivo di sperare che il suo padrino Trump, a sua volta seriamente imbarazzante, possa dargli buoni consigli. C’è da sperare nella parte sana della Knesset, quella che ha provato ad opporsi anche alla modifica sostanziale e formale dello stato democratico nella sua conversione in stato etnico-religioso. Per farcela a fermare questa discesa lamentata anche da giornalisti israeliani progressisti c’è bisogno che i governi amici rivedano le loro posizioni.

Intanto speriamo di vedere un buon esempio da parte del nostro ministero degli esteri chiamato in gioco con la violazione di un paio di diritti che non solo sono tutelati dal Diritto internazionale, ma fanno parte dei pilastri della nostra stessa Costituzione.
Buon lavoro ministro Moavero.