giovedì 18 gennaio 2018

CONVEGNO INTERNAZIONALE IN PORTOGALLO. DIFFONDERE LA PACE COME UN VIRUS di Renata Rusca Zargar


Diffondere la pace come un virus

Convegno internazionale in Portogallo

Zahoor Ahmad Zargar ha partecipato a un Convegno internazionale a Porto, in Portogallo, dal 14 al 17 gennaio,  sul tema: “Il terrorismo internazionale cosa possono fare le religioni per combatterlo?” in qualità di rappresentante dell’UCOII ( Unione delle Comunità Islamiche d’Italia). L' incontro é stato organizzato da HWPL (Heavenly Culture, World Peace, Restoration of Light), un' Associazione coreana non a scopo di lucro, in collaborazione con il Centro Krishna per l'autoconsapevolezza. Hwpl, che è affiliata all’ONU, ha fondato, infatti, alcuni anni fa l'Alleanza delle religioni per la pace perché sostiene che i leader religiosi possano trovare parole di pace ognuno nelle proprie scritture e diventare "messaggeri di pace" nelle loro comunità. Oltre a Zargar, relatori all'importante laboratorio di pace sono stati esponenti di varie religioni provenienti dall'Europa e dall'America. Per quanto riguarda i portoghesi, era presente il massimo esponente del Centro di Krishna ISKCON, Radha Govinda Dasa, e il rappresentante del Centro buddista Budfhist, Mr. Rui Almeida. Queste due persone avevano già partecipato al Summit  internazionale per la pace  in Korea a settembre.

Il loro messaggio é stato estremamente chiaro:  entrambi si sono convertiti, uno all'induismo e uno al buddismo. Nella religione prescelta hanno trovato ciò che intimamente cercavano. Soprattutto hanno superato l'odio e l'intolleranza, la smania di possesso e di denaro tanto comuni nel nostro tempo. L’incontro di Porto è stato, dunque, un grande insegnamento di accoglienza, amore per la diversità, serenità, per il pubblico presente ma anche per i relatori stessi.

Hwpl, però, non si ferma qui. I suoi volontari continuano a cercare, in tutti i paesi del mondo, persone tra i giovani, le donne, i politici, oltre che tra i leader religiosi, perché possano partecipare ai laboratori sulla pace. Essi diventeranno "messaggeri di pace" nella loro comunità. Chiunque lo desideri può entrare a far parte di questo percorso.

Se analizziamo oggettivamente la realtà, non possiamo nasconderci che questo è il più brutto dei mondi che siano mai esistiti. Di fronte al problema di una popolazione enorme (ottobre 2017, sette miliardi e mezzo), oltre alla piaga del terrorismo, falsamente religioso, c'è la concreta minaccia di una guerra atomica. Ma non basta: guerre ovunque, massacri, corruzione, ingiustizia sociale, sfruttamento, fame, schiavitù, leader politici che fomentano odio e disprezzo...

Non esistono ricette veloci per cambiare le cose.

HWPL cerca di diffondere il suo messaggio di pace come un virus: si tratta piano piano di cambiare mentalità e questo possono farlo solo le persone singole, nella loro famiglia, nella loro comunità sociale, nel loro gruppo grande o piccolo che sia.

Se ci crediamo, forse, non è tardi per salvare il pianeta e la sua gente.

Per informazioni: http://www.hwpl.kr/

http://www.controluce.it/notizie/diffondere-la-pace-come-un-virus-convegno-internazionale-in-portogallo/
http://www.liguria2000news.com/diffondere-la-pace-come-un-virus-convegno-internazionale-in-portogallo.html

martedì 16 gennaio 2018

UNA ROCCIA DI 5000 ANNI FA NEL KASHMIR CON UNA SUPERNOVA

Scoperta una roccia di 5000 anni fa su cui è raffigurata una Supernova


Sulla roccia, ritrovata nella regione del Kashmir, è stilizzata una supernova

di Renato Paone


Sollevare il naso all'insù e ammirare la volta celeste, una pratica che l'uomo compie da migliaia di anni. Almeno da circa 5000 anni, come dimostra il ritrovamento di una roccia su cui è raffigurata una pittura rupestre in cui compaiono due soli. Ma, a detta degli studiosi che hanno analizzato la roccia, solo uno di questi sarebbe il sole. L'altro corpo luminoso, infatti, è una supernova.


L'astrofisico indiano Mayank Vahia, della Tata Institute of Fundamental Research, ha affermato che la roccia, scoperta nella regione del Kashmir, risalirebbe al 3600 a.C., facendo di questa pittura rupestre la più antica rappresentazione di una supernova, nonché la mappa stellare più vecchia di sempre. Sulla roccia sono raffigurati due oggetti luminosi nel cielo, sotto cui compaiono animali e uomini.
Difficile datare una pittura rupestre, ma Vahia ha condotto uno studio meticoloso, procedendo per gradi. La pietra è stata scoperta all'interno delle mura di una casa risalente al 2100 a.C. Il più antico insediamento della regione, invece, risale al 4100 a.C., per cui secondo l'astrofisico, la pittura si collocherebbe a metà tra queste due date.

Il secondo passaggio dello studio è consistito nel capire il motivo della doppia rappresentazione di due soli. Ovviamente, la pittura non poteva raffigurarne due, in quanto nel nostro Sistema Solare ve ne è uno soltanto, così come non può essere la Luna, poiché non è possibile che la Luna piena compaia in cielo assieme al Sole, quantomeno non così vicini. Vahia è così giunto alla conclusione che l'oggetto luminoso raffigurato non fosse altro che una supernova, esplosa a distanza ravvicinata dalla Terra e tale da essere visibile a occhio nudo dai nostri antenati.

Quando esplode, una supernova rilascia un'enorme carica energetica che si propaga nello spazio per centinaia di migliaia di anni. Gli astronomi sono riusciti a recuperare le tracce di questa supernova e a calcolarne la potenza, ritrovandola nei loro database: la supernova raffigurata sulla roccia è la HB9. La sua esplosione sarebbe avvenuta intorno al 3600 a.C., il che confermerebbe anche la datazione della pittura. All'epoca, i nostri antenati la videro come un corpo celeste luminoso quanto una Luna piena, solo poco meno brillante, vista la breve distanza di "soli" 2600 anni luce.
Ma quel che più ha colpito gli studiosi sono le figure animali e umane rappresentate sulla roccia. Infatti, non si tratterebbe di una scena di caccia, bensì di costellazioni: l'uomo con l'arco e le frecce sarebbe Orione, l'animale cornuto la costellazione del Toro, l'uomo con la lancia in mano quella dei Pesci e il cane la galassia di Andromeda. E, sovrapponendo l'immagine su di una mappa stellare, tutto coincide.

L'astrofisico indiano ha però studiato altre rocce risalenti al medesimo periodo, senza mai trovare niente che assomigliasse solo vagamente a una mappa stellare. Nonostante la quasi perfetta sovrapposizione della pittura a una mappa stellare del cielo così come sarebbe potuto apparire all'epoca, si potrebbe comunque pensare a una coincidenza. Ma Vahia si dice convinto della sua scoperta, tanto che si è già messo già alla ricerca di un reperto simile che possa provare la veridicità dello studio condotto sulla pittura rupestre.

martedì 2 gennaio 2018

CENTO FARFALLE E... PIU 'raccolta poetica di Massimo Pinto


In libreria “Cento Farfalle e… più”: la raccolta poetica di Massimo Pinto pubblicata da Bastogi Libri



“[…] La finestrella inquadra/ di luna argenteo il lume/ che illumina la roccia/ della casa di Dio. Di pietra è il mio giaciglio,/ ruvida la coperta,/ mentre tra me io prego/ che notturni piaceri/ non vengano a tentare/ il mio giovane corpo:/ occhi di brace e seni/ di fanciulla tra i fiori,/ che ergono il mio sesso./ Tutto ho compiuto ormai:/ mi addormento sereno./ Clemente il Buddha viene,/ tra le braccia mi prende/ e in volo mi conduce/ lassù, sempre più in alto,/ del Chomolungma in cima./ […]Il monaco tibetano

“Cento Farfalle e… più” è una raccolta poetica dell’autore Massimo Pinto, pubblicata nel 2017 dalla casa editrice Bastogi Libri. Abbiamo conosciuto l’autore nel 2016 con il romanzo “Il trono del padre L’innocenza”, uno spaccato della relazione esistente tra padre e figlio attraverso due momenti storici diversi: il 1950 a Roma ed il 1820 a Vienna nella corte di Napoleone Bonaparte. Inaspettata una raccolta poetica che mette in luce le simboliche vedute e l’ampiezza di spirito di uno scrittore che ha esordito in prosa con un romanzo di carattere storico ed antropologico/familiare.

 “Cento Farfalle e… più” apre, successiva alla Prefazione di Massimiliano Grotti, con un consiglio per il lettore pronunciato in modo solenne dallo stesso Pinto: “Le poesie non dovrebbero essere lette rapidamente come un romanzo, tutte di seguito in fila; anzi sarebbe bene leggerne non più di tre o quattro nella stessa giornata, e su quelle soltanto soffermarsi a lungo sino a che non rivelino tutto ciò che debbono rivelare, che sarà diverso per ogni lettore. Soltanto dopo si dovrebbe andare avanti. Una per una sono poesie, una dopo l’altra un romanzo, come lo srotolare visivo di un “volumen” di una ipotetica colonna romana.” Un consiglio valido per tutti i versi che son stati scritti perché essi rappresentano l’essenza di un lungo e tortuoso dialogare del pensiero che il poeta opera incessantemente per mesi, anni.

Nello specifico Massimiliano Grotti scrive:Così, mentre la narrativa si rivela un viaggio verso altri mondi e realtà, la poesia si struttura come un lento cammino verso il proprio io interiore, spingendo l’uomo a ritrovare il senso di sé per ristabilire una naturale comunicazione con le cose e con i suoi simili, per indurlo a momenti di meditazione e di riflessione sulla temuta realtà e sul suo rapporto con gli altri. […] La poesia, difatti, è anche rispondere a quella voce interiore che proviene dal profondo, un richiamo intraducibile e ineffabile per mezzo della prosa ma che si concretizza mediante l’arte poetica. Il linguaggio diviene strumento attraverso cui, ancor prima di comunicare, si vuole esprimere uno stato e dove ogni agglomerato di vocali e consonanti, ogni parola può suscitare emozioni diverse in lettori e uditori differenti. Il poeta, così, utilizza le parole non per la mera comunicazione pratica bensì per esprimere una particolare condizione dell’essere, dell’anima.

“Cento Farfalle e… più” consta di tre parti denominate I frutti acerbi sui rami”, “La messe maturaed ormai ingiallite, cadono le foglie”. Le liriche sono immerse in una pluralità di metro che riecheggia le pubblicazioni degli scorsi secoli, non è infatti abituale nella pubblicazione contemporanea trovarsi davanti un’opera che spazia dai versi liberi agli endecasillabi, ai decasillabi, ai novenari, ai settenari, ai senari, da strofe strutturate (eptastiche, cinquine, quartine, ecc.) a quelle libere, sino all’assenza di strofe, dall’assenza di rima alle rime baciate o alternate, dalla lirica compatta al poemetto, in un godibile, sapiente ed ispirato alternarsi, ove anche la forma diventa parte della sostanza.

Esplorazione del verso, esplorazione della struttura che si impadronisce della parola sino alle viscere del simbolo. Nella Prefazione di Grotti, infatti, troviamo: “Optando talvolta per il verso libero, tipico di molta poesia contemporanea, talora per una metrica più tradizionale, il poeta impiega sillabe e versi nella decisione di tagliare e interrompere il flusso poetico attraverso un abile impiego delle strofe o della struttura della rima, tra assonanza o consonanza. La musicalità e il ritmo conferiscono maggiore matericità alle parole di Massimo Pinto, dotandole di ulteriore espressività soprattutto alla luce di un passato costellato di soddisfazioni, di rimpianti e di quel senso di perdita, costante della vita umana.

Non sembra sia bastato/ mettere in evidenza,/ con sondaggi spaziali,/ il cosmico irrisorio/ di questo nostro globo/ e, conseguentemente,/ la sua fragilità.// Ogni giorno di più/ stiamo continuando/ a vendere tamburi,/ di pretender fingendo/ il silenzio assoluto!I signori della guerra

Massimiliano Grotti nell’esporre le tematiche presenti in “Cento Farfalle e… più” configura i versi come “[…] una cosmogonia onirica in una costante tensione al realismo dando voce alle emozioni, alle fantasie, ai rimpianti, alle riflessioni di una vita vissuta con sentimento e passione, nel bene e nel male, ma anche con esperienze attinte dalla storia, la sua e la nostra storia, e dai più remoti angoli del mondo. E proprio la tematica del bene e del male, del giusto e dello sbagliato, del Libero Arbitrio viene affrontata in un approccio dai tratti nicciani ma al contempo dando voce, in Volontariato, a chi è dimenticato o diverso in un’aspra critica sociale:Tra i borderline non ho mai trovato/ difficoltà a comprendere ed agire,/ mentre feroci ostacoli mi han posto/ le persone “normali” dello staff/ che speculava su disgrazie altrui.””

Massimo Pinto è nato e vive a Roma, laureato in Economia alla Sapienza ed in Teologia presso l’Ateneo Romano della Santa Croce. È Croce al Merito Melitense del Sovrano Militare Ordine di Malta. Nel 1998 ha pubblicato il saggio “Stato sociale e persona”. Nel 2016 pubblica con la Bastogi Libri “Il trono del padre L’innocenza” premiato il 17 giugno 2017 con una Segnalazione Particolare della Giuria presso la prestigiosa Abbazia di San Fedele a Poppi (Arezzo) per la 42° edizione del Premio Letterario Casentino, nella sezione narrativa/saggistica edita.



[…] Ma dorme il pescatore,/ sentendo come è grande/ il pensiero del mare/ nella notte d’incanto,/ incontrastato nume/ delle radiose albe/ dai rosei polpastrelli,/ dei purpurei tramonti,/ e dalla barca sogna,/ libero, di tuffarsi/ nei tuoi abissi profondi,/ stupefatto di gioia,/ respirando le acque/ dal tuo canto sedotto,/ e, quindi unito a te,/ finalmente tuo eguale,/ salire oltre le stelle.” Sogno del pescatore 

Written by Alessia Mocci 

Info

Sito Bastogi Libri


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Fonte


domenica 31 dicembre 2017

TEMPUS FUGIT messaggio augurale di Enrico Parravicini


Tempus fugit


31 dicembre 1998 – 31 dicembre 2017.  La consuetudine del mio messaggio augurale di fine anno, iniziata quasi oziosamente in occasione della prima fase di utilizzo dell’Euro, che sarebbe partita il 1° gennaio 1999, è giunta oggi all’importante ed allora inimmaginabile traguardo della XX edizione. In questo ventennio vi ho forse soffocato con i miei pensieri, riflessioni, follie, senza preoccuparmi troppo di ciò che realmente stesse accadendo intorno a noi, nel mondo che, volenti o nolenti, siamo condannati a condividere. Ho cercato di farlo in assoluta libertà di espressione, seppur nella lusinga di non imporre la mia visione della vita; forse non ci sono riuscito, perché, di fatto, ho esportato tutto un bagaglio di elucubrazioni mentali, altrimenti destinate ad un inevitabile oblio. Avete avuto la pazienza di sopportarmi e l’educazione per mostrare anche di aver gradito. Grazie.

Ancora una volta, però, tengo a precisare che, se qualcuno dei miei più recenti lettori,si attende da questo messaggio spunti per una interazione su argomenti di attualità, costume, politica, religione, programmi sociali o ideologici, è meglio che non prosegua neppure nella lettura: si ascolti i messaggi augurali di Mattarella, di Gentiloni, del Papa e troverà (forse) quello che cerca; qui si parlerà d’altro.

Già, ma devo ammettere che, mai come quest’anno, mi è risultato difficile trovare un argomento che fosse per me stimolante, dal momento che tutto quello che è accaduto intorno a me, intorno a noi, mi è risultato perfettamente indifferente, tanto che, fino a ieri sera, ero intenzionato a procedere “a braccio”, intitolando il messaggio: “Pensieri in libertà”. Poi la folgorazione, giunta da uno spot radiofonico, che ha illuminato la mia mente, come quella di San Paolo sulla via di Damasco: “Tex Willer compie 70 anni”.  Ma non è l’età anagrafica del celebre ranger, nato nel 1948 dalla fantasia di Giovanni Luigi Bonelli e dalla matita di Aurelio Galleppini, a stupire, bensì il rapporto che intercorre fra l’età presunta del personaggio nelle vicende della saga e quella reale, scandita dalle settanta primavere della sua vita editoriale.  Tex Willer, pur con le inevitabili sfumature che la rappresentazione grafica del personaggio ha subito nel corso degli anni per mano dei disegnatori che si sono avvicendati a rappresentarlo, appare ancora oggi  libero da ogni vincolo temporale e la sua età presunta è ancora la medesima di quella della sua prima avventura.

Questo accade per tutti i personaggi appartenenti al regno della fantasia, sia letteraria che cinematografica, quando divengono protagonisti di una saga fortunata, che duri negli anni, mentre il personaggio resta immutabile, fisicamente e caratterialmente, come se la crudele evoluzione del tempo, che scorre inesorabilmente intorno a lui, riguardasse solamente gli altri. Una sorta di Hightlander, che non corre neppure il rischio di incontrare i suoi nemici fuori dalla terra consacrata.

Vediamo qualche caso altrettanto evidente: Diabolik, il re del terrore, nato nel 1962 ad opera delle sorelle milanesi Angela e Luciana Giussani, presentava, ai tempi della sua prima apparizione, un aspetto fisico che poteva ricondursi ad una età approssimativa di trent’anni; ipotizziamolo quindi nato nel 1932: oggi avrebbe dunque 86 anni !!! A dispetto di una età anagrafica che gli dovrebbe porre non poche limitazioni fisiche, il celebre ed inafferrabile criminale appare ancora in splendida forma, tonico e muscoloso nella sua calzamaglia nera, mostrando un’età virtuale che i disegnatori, con un minimo di doveroso pudore, ci rappresentano al massimo come quella di un quarantenne; agile e straordinariamente attivo, sfugge agli inseguimenti del suo acerrimo rivale, l’eterno perdente ispettore Ginko, guidando a duecentocinquanta chilometri orari la sua Jaguar E nera, vettura di cui ormai esistono ben pochi esemplari, per lo più in mano a collezionisti del settore, ma che, nelle vicende della saga, si mescola con improbabile anonimato fra le miriadi di altre automobili, a cui i disegnatori hanno invece riservato l’ingrata sorte della contemporaneità.

Un altro personaggio appartenente al mondo dell’irreale, che pare non debba invecchiare mai, è senz’altro James Bond.  Secondo una scrupolosa ed attendibile ricostruzione da parte dei filologi della saga bondiana, basata su frammenti di frasi e riferimenti nei romanzi di Fleming e degli autori che ne hanno continuato l’opera, l’agente dell’MI6 al servizio di Sua Maestà sarebbe nato in Scozia nel 1924, da padre scozzese (Andrew Bond) e madre svizzera (Monique Delacroix); all’epoca della sua prima avventura, narrata da Ian Fleming in Casino Royale nel 1953, avrebbe avuto quindi 29 anni; ora ne avrebbe dunque 94 !!! Mentre gli scrittori che hanno ereditato dalla Fondazione Fleming l’autorizzazione a proseguire l’opera del Maestro si sono saggiamente premuniti dal pericolo dell’anacronismo, ambientando i loro recenti romanzi nei più credibili anni ’60, il Bond cinematografico si è invece rifiutato di sottostare alla tirannia del tempo, ostinandosi ad apparire un vivace quarantenne, pur calato nella realtà storica, politica e tecnologica attuale.

Ma tempus fugit. L’espressione, che deriva da un verso delle Georgiche di Virgilio (Sed fugit interea fugit irreparabile tempus), è ripresa anche da Lewis Carroll in Alice nel Paese delle Meraviglie, quando Bianconiglio  si affretta perché si accorge di essere in ritardo; ma dove sta correndo Bianconiglio? Alla festa per il non compleanno del Cappellaio Matto. Ecco il senso (o il non senso, se lo preferite) di tutto: il non compleanno. Un non compleanno vuol dire un non procedere del tempo, una non età, una non vecchiaia; vuol dire un Tex Willer che a 70 anni cavalca nella prateria e spara con mira infallibile; vuol dire un Diabolik che a 86 anni può permettersi il lusso di mostrarsi ancora nella sua attillatissima calzamaglia nera; vuol dire un James Bond che a 94 anni combatte e vince ancora contro la SPECTRE e seduce donne che potrebbero essere sue nipoti. Vuol dire un Faust che non avrebbe più bisogno di alcun patto con Mefistofele per sopravvivere a se stesso, ben oltre i 24 anni di conoscenza assoluta che il diavolo gli avrebbe concesso, in cambio della sua anima.

E sia. Si sta avvicinando la mezzanotte ed il consueto brindisi per festeggiare l’anno nuovo. Vorrei che tutti i personaggi che abbiamo incontrato in questo mio gioco di fantasia potessero essermi vicini per alzare il calice con me. Brinderemmo insieme e, forse, mi metterebbero a parte del loro segreto. Chissà …

Buon anno, buon 2018

ep

sabato 30 dicembre 2017

RELIGIONI PER LA PACE: per una cultura del dialogo


Gli attentati jihadisti di questi ultimi giorni in Russia, in Afghanistan ed in Egitto non fermeranno certo l'impegno che insieme a tanti altri ci assumiamo per il prossimo di allargare gli spazi di incontro, di conoscenza e di comprensione reciproca, di meditazione e di preghiera, per liberare energie bloccate dalle paure e far crescere la fiducia nella vita e nella convivenza pacifica.

www.religioniperlapaceitalia.org

da Padre Armanino, missionario in Niger: LA VERGOGNA DI UN ITALIANO NEL NIGER


   Il ritorno coloniale dell’Italia in Africa. La vergogna di un italiano nel Niger    

Confesso  che sento vergogna a passeggiare sulle strade di Niamey. Proverò vergogna a parlare del mio paese di origine, quello che ho lasciato con una certa irregolarità in questi ultimi 25 anni. La Costa d’Avorio, la Liberia della guerra civile e il Niger da sette anni. In mezzo a tutto ciò l’Argentina e il Centro Storico di Genova, ecco la fortuna che mi ha accompagnato in tutti questi anni fino ad oggi. La fortuna di ‘sguardare’ il mondo dal SUD che poi è un altro mondo, un mondo che apre gli occhi sulla realtà che ci avviluppa. E’ solamente dal punto di vista dei poveri si può scoprire la verità delle cose e della storia. Vivere al SUD di Lampedusa , l’isola diventata il simbolo della frontiera tra l’Italia e l’Africa, mi ha insegnato tante cose. Una di queste è la scoperta che la frontiera dell’Italia mi ha seguito, si trova nel Niger, ad Agadez. Questa città, un tempo crocevia di carovane si è trasformata in un fortino di difesa del movimento migratorio verso l’Algeria, la Libia e …l’Italia.       

Avrò vergogna, venendo da un Paese che all’articolo 11 della carta costituzionale,…ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie…, per il prossimo tradimento di questo principio che dovrebbe guidare l’etica delle relazioni internazionali dell’Italia. D’altra parte non sarebbe la prima volta, siamo già recidivi! Basterebbe ricordare l’invasione della Libia, della Somalia, dell’Etiopia e la creazione dell’Eritrea. In questi paesi sono stati perpetrati dei massacri, sia durante il Regno che durante il ventennio fascista di Mussolini. Un caso per tutti è il massacro di Addis-Abeba nel febbraio del 1937. Secondo Ian Campbell, autore di un recente libro sull’argomento, tra il 19 e il 21 febbraio sono state uccise circa 20 000 persone. Questo massacro è sempre stato riconosciuto in Etiopia ma dissimulato dal governo britannico alla comunità internazionale. 

La vergogna che anche il popolo italiano avrebbe dovuto provare è stata per decenni coperta dal diniego dei fatti per la versione di un’Italia ‘brava gente’ durante l’epopea coloniale italiana. Nulla di più lontano dalla realtà. L’autore citato ricorda che la violenza fascista in Etiopia è stata il precursore della violenza nazista in Europa. Ciò è vero per le tecniche quali i massicci bombardamenti aerei di civili, la guerra chimica e i lancia-fiamme, così per le operazioni di contro-insurrezione sotto forma di repressioni esemplari come l’esecuzione di ostaggi e l’uso dei campi di concentramento. Non è dunque per caso che l’autore ponga questo titolo al libro citato: Il massacro di Addis-Abeba.Una vergogna nazionale italiana. Certo, il fascismo è stato vinto e così il nazismo tedesco, ma non i ricordi dei fatti che ancora permangono. Chi non impara dagli errori (e orrori) della storia è destinato a ripeterli nel tempo.

Avrò vergogna dei poveri, dei migranti che incontro dal mio arrivo a Niamey, della Chiesa del Niger, dei contadini e degli amici della società civile coi quali lavoriamo assieme per scoprire la dignità nascosta nella sabbia della politica del Paese. Avrò vergogna di passaredavanti alla nuova ambasciata del mio Paese di origine, perché le missioni di pace sono condotte da militari, con mezzi e armi. Chi scrive ha scelto di arrivare in questo Paese con le mani nude e col desiderio di camminare assieme a questo popolo che non dovrebbe essere tradito una volta di più. Sappiamo quanto contino gli interessi legati alla mobilità delle persone e in specie il piano di ritagliarsi un posto nella geopolitica del Sahel. Ciò l’ha bene ricordato il Presidente della Repubblica italiana nel presentare l’invio del contingente militare. L’Africa è al cuore dei nostri interessi strategici. Strategie militari e colonialismo sono dei sinonimi. Ecco quanto una persona mi ha scritto…Rimpiango tutto ciò e ho vergogna di essere italiana…Sapevo bene che non sarei stato il solo.

                                                                                               Mauro Armanino, Niamey, dicembre, 017