mercoledì 17 aprile 2019

Riciclo anti volpe da NOTA DESIGN di James Hansen


Riciclo anti-volpe

Dopo molti millenni di gradito consumo, una parte commercialmente interessante della razza umana si è recentemente scoperta intollerante al glutine contenuto nei cereali. Un po’ alla stessa maniera - e sempre dopo millenni d’ignoranza - si è finalmente riconosciuta l’insospettata necessità di vestire i nostri amici cani con dei cappottini per proteggerli dai rigori di inverni che si suppongono sempre più miti per effetto del riscaldamento globale.
Purtroppo, mentre i cani piccoli - incapaci di difendersi - accettano abbastanza di buon grado la vestizione, i tagli medi e grandi spesse volte si mostrano ingrati e insofferenti. Il risultato è un certo eccesso di cappottini smessi, difficili da riciclare. Per fortuna, la moderna tecnica di “repurposing” - in parole povere, il riutilizzo per scopi diversi da quelli originali - viene in aiuto.
Gli allevatori di pecore inglesi hanno un problema: le volpi apprezzano molto la carne d’agnellino. Una volta la difficoltà si affrontava con la classica “caccia alla volpe” a cavallo, oppure con la lupara. Sono pratiche da tempo vietate in Inghilterra. Ora però gli allevatori hanno trovato - secondo quanto riporta il Telegraph - che quegli abitini da cani sono molto utili per proteggere le pecore piccole dalle incursioni dei predatori.
Esattamente perché siano così efficaci allo scopo non è chiaro. Inizialmente si sospettava che potesse dipendere dall’odore di cane rimasto sulla stoffa, specialmente perché le volpi cacciano soprattutto con l’olfatto. L’effetto però dura dopo ripetuti lavaggi. Ora si pensa che forse il poco familiare (alle volpi) odore del detersivo potrebbe essere la causa del fenomeno. Altri esperti osservano che siccome, trovata la preda, la volpe comunque attacca a vista, potrebbe dipendere invece dall’effetto camuffamento dei vestiti sgargianti.
Qualunque sia la spiegazione, forse i cappottini da cani non sono una moda passeggera. Devono solo essere spostati su un altro animale.

domenica 7 aprile 2019

L'EDUCAZIONE ALLA MORTE, GIORNATA DI STUDIO PRESSO L'UNIVERSITÀ DI PADOVA di Renata Rusca Zargar

“Non molto tempo fa, in compagnia di un amico silenzioso e di un poeta già famoso nonostante la sua giovane età, feci una passeggiata in una contrada estiva in piena fioritura. Il poeta ammirava la bellezza della natura intorno a noi ma non ne traeva gioia. Lo turbava il pensiero che tutta quella bellezza era destinata a perire, che col sopraggiungere dell’inverno sarebbe scomparsa: come del resto ogni bellezza umana, come tutto ciò che di bello e nobile gli uomini hanno creato e potranno creare. Tutto ciò che egli avrebbe altrimenti amato e ammirato gli sembrava svilito dalla caducità cui era destinato.” Così scriveva Freud, nel 1915, per argomentare sul senso della fine di tutto quanto conosciamo. Perché, invece, è proprio la fugacità che rende rari noi stessi e quello che amiamo: la limitazione di un bene ne aumenta il suo valore.
Introducendo questi concetti, la dott.ssa Marisa Galbussera, consigliera dell'Ordine degli Psicologi del Veneto, ha delimitato il perimetro della giornata di studio, “La ricerca qualitativa tra Death Education, Lutto e Cure Palliative”, tenutasi il 4 aprile 2019, presso l'Università degli Studi di Padova (http://bit.ly/pr-ricerca-qualitativa). Dunque, chi si occupa di psicologia non può fare a meno di interessarsi del fatto che noi e i nostri cari affronteremo, o stiamo affrontando, dolore, malattia, morte.
Se, dal Medioevo, è raddoppiato il nostro tempo di vita, ha spiegato la prof.ssa Ines Testoni, organizzatrice e animatrice dell'iniziativa, la psicologia necessita di studi anche sul morire e sulla morte.
Eppure, tutti noi, anche se non siamo psicologi, ci rendiamo conto che, nella nostra società, nonostante la medicina ci abbia allungato la vita e ci permetta di sopravvivere pure con problematiche gravi, la malattia e la morte sono concetti su cui si preferisce sorvolare. Ne eliminiamo persino le parole, attraverso eufemismi come: brutta malattia, dipartire, spegnersi, mancare all'affetto dei propri cari, andare in un posto migliore…
In questa giornata di studio, allora, si sono alternati interventi tecnici sui criteri di scientificità nelle ricerche praticate in psicologia, come quelle qualitativa e quantitativa. Oppure, sono stati spiegati programmi usati per analizzare i dati, a partire dalle esperienze osservate e raccolte, come Atlas.ti o Nvivo, e si sono affrontati i metodi  usati nelle ricerche, come IPA (interpretative phenomenological analysis) e Delphi.
Altri interventi sono stati di tipo più creativo come, ad esempio, le attività rivolte agli anziani per il recupero della memoria del proprio vissuto, la scrittura autobiografica, il viaggio dell'eroe che è poi il viaggio di ognuno di noi, fino ad arrivare a un prodotto essenziale quale è l’haiku. Man mano che si invecchia o che si è a conoscenza di dover morire, infatti, si prova fortissimo il desiderio di comunicare e lasciare qualcosa di sé e della propria esperienza su questa terra.
Infine, si è parlato perfino  del tanatoesteta che, come già facevano gli antichi approntando i loro defunti per un’altra vita, cura l'estetica del nostro caro, con rispetto e umanità, aiutandoci a superare la prima fase del lutto.
Oltre a professori ed esperti, hanno proposto le loro ricerche anche ex studenti e giovani ricercatori del gruppo coordinato dalla prof. ssa  Testoni. Gli argomenti erano l’eutanasia, il testamento biologico, l'amministratore di sostegno, l'ideazione suicidiaria tra gli homeless o gli adolescenti, la dignità e le parole di chi sta per morire, l'ergastolo come fine vita.
L’obiettivo ultimo di tutti questi lavori è dare, come sempre fa il mondo scientifico, un indirizzo alla società contemporanea e futura per aiutare consapevolmente chi soffre, come i pazienti in grave decadenza fisica o chi li sta accompagnando alla morte, ma anche per sapersi prendere cura della mente di chi cura gli altri e si trova continuamente a contatto con il dolore.
La prof.ssa Testoni, professore associato dell'Università di Padova, psicologa, psicoterapeuta, molto conosciuta in Italia e all'estero, ha dato un forte impulso agli studi in questo campo.
È, tra l'altro, fondatrice e direttrice del Master in “Death Studies & End of Life” che si rivolge a chi si confronta quotidianamente con la morte, dai medici fino ai volontari che aiutano i malati terminali e le loro famiglie. (per ulteriori informazioni endlife.psy.unipd.it) Probabilmente, il Master sarebbe utile a tutti noi perché, come ha ribadito Freud, “Se vuoi affrontare la vita, disponiti ad accettare la morte."
Nella foto, la professoressa Ines Testoni

venerdì 29 marzo 2019

EMOZIONI ROMANE di Renata Rusca Zargar



Andare a Roma, per me, è sempre stata un'emozione, fin dalla prima volta, a diciassette anni, quando avevo partecipato a una delle pochissime gite scolastiche che i miei genitori mi avessero permesso. Allora, avevo dovuto spiegare alle compagne le particolarità della statua di Marco Aurelio in Campidoglio (ognuno aveva un monumento da raccontare), ma l'evento più fenomenale della gita era stato che un ragazzo con la moto mi aveva seguita. Certo, erano altri tempi, con quel ragazzo non avevo neppure parlato anche perché con le mie insegnanti suore non c'era molto da scherzare. Ma il fatto stesso che un tizio seguisse proprio me, invece, di altre mie compagne più alte, più magre, più belle, era stato un evento indimenticabile. Un altro punto fermo di quella prima visita era stato che, passando con il nostro pullman per le strade della città, avevo notato che le donne erano vestite diversamente da noi savonesi: erano più libere e non seguivano i canoni della moda benpensante del tempo. Forse, esteticamente, potevano essere non perfette ma, evidentemente, erano se stesse e non più schiave del gusto altrui. Quei giorni di meraviglia, dentro e fuori, hanno contribuito a formare la mia identità e ci sarà, dunque, per sempre, un'atmosfera che fa parte di me. Roma, la città dell'eterna bellezza, primavera, felicità. Atmosfera condivisa molti anni dopo con il mio fidanzato, poi marito, indiano, venuto a trovarmi in Italia, e ancora con figli, alunni, amici. Le volte sono state innumerevoli, e sempre ho avuto la stessa impressione di incanto.
Questa volta, sono tornata a Roma per partecipare, il 16 marzo, a un incontro tra i sostenitori di Roberto Giachetti e Anna Ascani, già candidati alla segreteria del Partito Democratico, conquistata poi da Zingaretti.
Per la prima volta, allora, sono entrata con soddisfazione nella sede del Partito democratico di Roma, la stessa che vedo sempre in televisione. Quindi, noi, giunti da tutte le parti d'Italia, ci siamo accalcati nella sala più grande della sede. Eravamo una folla e tanti sono dovuti rimanere in piedi o si sono seduti, come me, sui tavoli.
Tra le ore 12 e le 16 e quindici, 45 persone, tra tutti i presenti, non big di partito ma collaboratori, segretari di circolo, militanti, sono intervenuti per circa tre minuti a testa, spesso sforando un po’ perché avevano tanto da dire. Hanno ribadito l'entusiasmo e il “coraggio un po’ matto di mettersi in gioco” per aver sostenuto una candidatura priva di importanti capi di partito, ma con un grande valore politico e riformista. Tutti interventi pregevoli, anche perché moltissimi relatori erano giovani, a partire da un ragazzo di 15 anni, molto orgoglioso di essere stato accolto nel gruppo come essere pensante e non “a pacche sulle spalle”.
Una ragazza di 28 anni, di Napoli, ci ha spiegato che le persone le dicevano: “Ma cosa capisci tu, che sei del partito delle élite, cosa ne sai dei problemi delle persone? Guarda Di Maio, invece, lui sí che è un esempio, lui ce l’ha fatta!“ Non sarà facile, dunque, ridimensionare le bufale e i pregiudizi messi in giro, a solo scopo elettorale, dai partiti al governo. Il PD non è il partito delle élite, è di tutti, élite e persone normali. Noi, ad esempio, presenti in sala, come tutti i volontari, in Italia e persino all'estero, siamo persone normali che collaborano perché ci credono, senza aspirare a poltrone o incarichi prestigiosi. Non sarà facile anche far capire a certi genitori che, casualmente, a una persona è capitato di diventare ministro ma è un modello non ripetibile. I nostri figli debbono essere ricchi di cultura, per avere una vita degna, e di competenze, perché i tempi sono molto complessi. D’altra parte, ai tempi di Berlusconi, tante madri avevano sperato che le loro figlie potessero diventare reginette dello spettacolo, anche nel caso, per arrivarci, avessero dovuto accettare spregevoli compromessi.
Non nascondo che, qualche volta, in quelle ore di ascolto, mi sono scese le lacrime nel vedere tanti giovani impegnati che cercano di cambiare un mondo diventato invivibile, dove vigono l’odio, gli slogan, mentre il merito ripugna come lo studio, il lavoro, la cultura.
Il Partito Democratico deve coinvolgere le persone, deve sfatare le bugie, gli slogan semplici ma fasulli, e non sarà facile.
Per il gruppo di Savona, ha parlato la nostra coordinatrice, la dottoressa Livia Macciò. Ha ricordato che noi, a Savona, per spiegare i punti del programma Giachetti-Ascani, abbiamo avvicinato le persone e siamo arrivati a coinvolgere la base. Ora, dobbiamo continuare, sviluppare il programma politico della nostra mozione europeista, di scienza e cultura, di promozione del lavoro, collaborando con tutto il Partito, creando, magari, dei gruppi di studio  tematici. Prima di tutto, però, ha ribadito, bisogna fare una formazione sulla comunicazione, creare, cioè, un gruppo di persone veramente capaci di comunicare.
Infine, Anna Ascani e Roberto Giachetti hanno fatto l'intervento finale, pochi minuti per uno. Utili soprattutto a rimarcare quanto la platea fosse attenta e interessata a tutti gli interventi, dal primo all'ultimo, e che saremo minoranza nel Partito comportandoci sempre lealmente. Sono contento, ha concluso, infine, Giachetti, della presenza di tante persone con meno di 40 anni che hanno passione e voglia di fare squadra.
Domenica 16, infine, c’è stata la proclamazione del nuovo segretario Zingaretti, e la nuova assemblea nazionale. Questa volta, hanno parlato i grandi personaggi, oltre al segretario, e ognuno ha tracciato la sua linea. Saranno i fatti, poi, a valutare la fedeltà agli intenti.
Ma l'incanto romano era stato in quella sala che non accetta l’odio, la perdita di diritti umani, la brutalità di questo periodo. Sono state grandi emozioni ispirate al buono e alla giustizia di una visione di futuro. Così, ne ho preso, sabato, a piene mani. Perché l'amore, l'accoglienza, la comprensione sono vita.
http://www.liguria2000news.com/emozioni-romane-di-renata-rusca-zargar.html
https://www.controluce.it/notizie/emozioni-romane/

mercoledì 6 marzo 2019

SPERO IN UN CLIMA MIGLIORE DENTRO E FUORI IL PARTITO DEMOCRATICO di Renata Rusca Zargar


Spero in un clima migliore, dentro e fuori il Partito democratico

Le primarie del Partito democratico si sono concluse molto positivamente. Considerando il generale clima di ostilità nei confronti di questo Partito, ritenuto responsabile di tutti i mali dell'umanità, a partire dalla cacciata dal Paradiso terrestre in poi, non ci si aspettava un’affluenza tanto alta.

Invece, probabilmente, inizia a stemperarsi quell’ubriacatura di slogan che aveva fatto balenare ai semplici elettori la soluzione di tutti i loro problemi in un attimo (chiedo scusa, in un twitt) o in una diretta Facebook a base di rigatoni o di Nutella (ahimè, non ci sono più le belle fanciulle in carriera che stirano le camicie)!

Forse, l'atmosfera di razzismo, odio personale, machismo, sessismo, omofobia, ha spaventato qualcuno in grado ancora di valutarne le amare conseguenze sui nostri figli e nipoti.

Così, in molti hanno perso tempo, fatica e denaro (due euro) per collaborare alla scelta democratica e civile del Segretario dell'unico partito riformista e progressista in grado di contrastare tanto cupo reazionario ritorno a un nostro brutto passato.

Si dice che siano andati a votare, nonostante non fosse permesso, dirigenti o elettori di partiti della sinistra che hanno sempre ostacolato e combattuto il Partito democratico, contribuendo a far perdere le elezioni e mettendo il paese in mano alle destre più estreme. Evidentemente, si tratta di persone che non capiscono ancora la democrazia e che vogliono influenzare le scelte altrui a proprio comodo, per ritagliarsi, magari, qualche poltrona. Persone che non hanno rispetto della propria dignità.

Si dice anche che si siano presentati ai seggi elementi dei 5Stelle, angosciati dallo stretto abbraccio dell’alleato di governo che, come quello della femmina della mantide religiosa, divora il maschio dopo aver copulato (e persino durante), cominciando dalla testa. Tali 5Stelle sarebbero speranzosi di salvarsi, alleandosi con il nuovo Pd.

Anche nel caso ci siano state davvero le flebili minoranze della sinistra e qualche timido 5Stelle, il risultato non cambia affatto. La quantità di votanti e la personale percentuale di successo del nuovo Segretario lo pongono al di sopra di ogni contestazione.

Vero è che i giovani sono stati pochissimi. Io, ad esempio, mi trovavo a un seggio dove esprimevamo battute scherzose del tipo: “Facciamoci un selfie con questo elettore, a testimonianza del fatto che i giovani esistono!“

È evidente che il Segretario, prima di tutto, dovrebbe rivolgersi ai giovani, per recuperare futuro al Partito, anche se non sarà facile. I giovani, nella stragrande maggioranza, sono stati abituati alla vita comoda, non hanno vissuto guerre, per fortuna, né le difficoltà del dopoguerra. Sono nati nel consumismo e nei diritti, hanno potuto andare a scuola, scegliendo magari di non voler studiare, hanno avuto le cure sanitarie che altri, nel mondo, non hanno ancora. Forse, vogliono tutto e subito, ma hanno incrociato una durissima crisi economica che ha stremato il paese e l’Europa. Nessuno potrà dare loro tutto, anzi, saranno loro stessi a doversi impegnare per migliorare la posizione personale e del paese. Un buon inizio, per incoraggiarli, potrebbe essere lasciare molto spazio ai giovani nella classe dirigente del partito, indipendentemente dal candidato Segretario che abbiano sostenuto durante le primarie, perché, è inutile negarlo, i giovani comprendono e si avvicinano ai giovani.

Le primarie, dunque, hanno fatto immaginare che ci sia un po’ di riscossa nel paese. Per ora, i sondaggi non danno ancora il Partito democratico in crescita, ma avremo modo di valutarlo alle prossime elezioni europee. Per ora, resiste lo zoccolo duro delle persone che non si curano di sirene e miraggi ma sono consapevoli che, in un mondo globale di quasi otto miliardi di persone, non esistano semplici ricette per diventare tutti ricchi e felici. L’Italia, poi, che, per tanti anni, ha perso il treno di riforme, giustizia, ammodernamento, lotta alla corruzione e alle mafie, avrebbe avuto bisogno di continuare a lungo quel processo di riforme civili, sociali, economiche, iniziato dai governi Renzi e Gentiloni. Questo, purtroppo, non è avvenuto. Abbiamo lasciato il paese in mano ad altri che, oltre all'atmosfera disumana che stiamo vivendo, ci hanno precipitato di nuovo nella crisi e nella recessione.

Io penso che siano stati commessi tanti errori, da tutti, ma  mi ha dato assai dispiacere, anche perché denota cecità politica, il pressante sentimento di odio personale nei confronti di Matteo Renzi, sia all'esterno ma, soprattutto, all’interno del partito. Odio per  una persona che era stata scelta, a suo tempo, democraticamente, da milioni di elettori.

L’astio ci ha reso tutti ciechi e staliniani, mentre si sono sprecate su di lui le previsioni più fantascientifiche. Al seggio, ho avuto occasione di ascoltare parecchie amenità. La più simpatica è stata: “Vi do i due euro, se non li date a Renzi!” Si tratta di personaggi che si commentano da soli e che fanno il paio con un presunto uomo di “sinistra”, ex sindacalista, che mi aveva detto di aver votato Lega. Inutile spiegargli che ha svenduto quelli che avrebbero dovuto essere i suoi valori incorruttibili.

Spero, infine, che il clima del Partito cambi, che ci si riconosca in base a valori comuni, diritti umani, rispetto, cultura, progresso, dignità e lavoro per tutti. Spero che le opinioni diverse si possano manifestare con rispetto e argomentazioni ma che, poi, si prendano decisioni democratiche da osservare tutti insieme.

Spero, insomma, che ci sia ancora un futuro per questo paese.


lunedì 25 febbraio 2019

Presentazione nei circoli del Partito Democratico della mozione Giachetti Ascani di Renata Rusca Zargar


PRESENTAZIONE MOZIONE GIACHETTI ASCANI 
nei Circoli del Partito Democratico
 Savona
Non sono una professionista della politica. Ho presentato, per la prima volta, nella mia vita, nei circoli del Partito Democratico, una mozione politica per la Segreteria: quella dei candidati Giachetti e Ascani. Infatti, mi sono iscritta al PD solo dopo essere andata in pensione, perché ne condividevo, da tempo, i valori e gli obiettivi. La politica, però, l’ho vissuta come grande passione sempre, perché la politica è nella vita di ogni giorno, quotidiana, senza nessun bisogno di cariche, di favori, di posti di qualsiasi tipo. La visione politica pervade tutte le scelte della nostra esistenza perché riguarda i valori fondanti del nostro stesso essere. Queste cose me le ha insegnate mio padre che, nonostante fosse direttore amministrativo di un’azienda e commercialista, cioè benestante, ha sempre votato PCI perché diceva che, lavorando con gli operai, si rendeva conto di quanto fosse dura la loro vita.

Il nostro paese è un paese con tanti problemi. È partito male con una tardiva unità, rispetto alle altre nazioni europee, è sostanzialmente, nell’anima, un paese di centro-destra, con tanta paura delle riforme.

Io ho vissuto pienamente l’epoca d’oro degli anni ’60 e ’70, sono una sessantottina, quando il lavoro era in crescita come le fabbriche e chi lottava per i diritti aveva la visione di un mondo futuro migliore. Allora, i cortei erano di studenti e operai, insieme, e, solo per fare un esempio, al posto della Fiumara di Genova Sampierdarena, c’erano 5000 operai dell’Ansaldo, oltre alle migliaia e migliaia delle altre fabbriche, sempre di Genova.

Ora non è più così, il mondo è cambiato e chi pensa di seguire le vecchie ricette di quei tempi, non può ottenere nulla. Se chiedete ai giovani, molti vi diranno che sinistra e destra non esistono più, il voto è liquido, perché la gente ha abbandonato le ideologie e segue gli slogan di chi sembra offrire di più, come al mercato.

Un panorama desolante, dopo la crisi del 2008 che ha stremato l’Italia, portando via lavoro e speranza, e rovinando l’alto concetto di Europa che avevamo nutrito.

Solo Renzi ci aveva dato, finalmente,  una visione, l’idea e l’orgoglio di un futuro di paese e di Riforme. I governi precedenti, invece, avevano preferito il quieto vivere perché, come si sa, le riforme scontentano sempre qualcuno e fanno perdere voti.

Per questo, prima di tutto, sostengo la mozione Giachetti-Ascani perché loro vogliono continuare questa fase riformista e non dire: “Abbiamo sbagliato”. Dopo 40 anni, finalmente, qualcuno aveva capito che, prima di tutto, dobbiamo avere il lavoro, insieme ai diritti civili e umani.

Infatti, se guardiamo  i dati  ci dicono che: 

Renzi aveva iniziato a governare con la disoccupazione al 13% che era arrivata, a marzo 2018, con la fine del Governo Gentiloni, sotto l’l1%;  la disoccupazione giovanile era al 44% ed era scesa al 32%;  prima c’erano 22 milioni di occupati che erano saliti a 23 milioni; il Pil era intorno al -2% ed era arrivato oltre l’1,5%. 

Naturalmente, il processo non era finito, perché un paese come il nostro, aveva e ha bisogno di tanti e tanti cambiamenti.

Giachetti e la Ascani, però, vogliono continuare questa via maestra, vogliono essere orgogliosi, insieme a noi, di un Partito a vocazione maggioritaria, sempre e comunque, che possa proporre e produrre cambiamento e innovazione.  Senza rimpiangere tempi che, intanto, non esistono più.

Naturalmente, non si può mai essere d’accordo su tutto: lo stesso Giachetti non era d’accordo su alcune scelte del Partito e del Governo. Ma ne ha discusso nelle sedi opportune, non sulle pagine dei giornali o davanti a un microfono, come hanno fatto tanti, perché colpire il proprio partito, il proprio governo, il  proprio leader, distrugge la fiducia degli elettori. Il risultato è stato dare in mano il Paese alle destre. E questo è il secondo grande motivo per cui sostengo questa mozione. Non ho mai trovato giusta la feroce opposizione interna, e penso che, come in ogni famiglia, qualche regola ci debba essere. Anche perché, quando si elegge liberamente, democraticamente, una persona, come avviene solo nel nostro partito, dopo, dobbiamo accettare democraticamente i risultati dell’elezione e lasciar lavorare l’eletto.

Giachetti e la Ascani sono, inoltre, fortemente contrari a qualsiasi accordo con i 5 stelle, ipotesi ventilata da più parti. Oggi, si dice, che dobbiamo “dialogare” per riprendere gli elettori fuggiti. In questi mesi, però, i 5 stelle ci hanno dimostrato quanto siano lontani da noi. Nella nostra mozione, ad esempio, fortemente europeista, ci divide da loro l’idea di Europa che deve essere più forte, più riformista, più unita, con un salario minimo garantito europeo (pensate a quanti problemi di fughe di imprese si risolverebbero) e il sostegno comunitario alla povertà. Ci divide l’idea stessa di democrazia, che dobbiamo, invece,  difendere sempre, senza dimenticare di essere stati fascisti. Ci divide l’idea di immigrazione e integrazione, il progetto dello Ius Culturae, le pari opportunità, persino l’idea di scienza da proteggere e potenziare (stendo un velo pietoso sulle bufale riguardo ai vaccini!). Ci divide l’idea di ambiente, perché l’ambiente sarà migliorato dalle grandi opere che porteranno, come si chiede da decenni, il trasporto su ferro e non su gomma, potenziando le nostre imprese, i nostri prodotti, che non saranno, come al solito, tagliati fuori dagli altri grandi paesi.                                                

Renzi diceva: “un euro in sicurezza e un euro in cultura”, frase che scava un abisso profondo tra noi e loro, perché la cultura, a tutte le età, dà sicurezza e consapevolezza. Come pure ci divide l’ottima riforma della “Buona Scuola” che ha stabilizzato 200000 precari, che ha combattuto la violenza di genere, il bullismo, che ha dato più insegnanti ai disabili e ai progetti scolastici, denaro per aggiornamento agli insegnanti ecc.

(Di seguito, ci sono tre articoli sulla scuola che avevo scritto a suo tempo:




 I 5 stelle vanno bene con Salvini.

Il dialogo? Sì certamente, con tutti, ma soprattutto con la gente, sia che ci abbia votato in passato, sia che non ci abbia mai votato, perché le elezioni si vincono prendendo voti, e vincere significa poter fare le riforme in cui si crede e non lasciar distruggere tutto dagli altri.

Un discorso a parte, merita il Jobs Act che qualcuno continua a criticare. Il Jobs Act è nato per incentivare il lavoro, per aiutare le imprese a subire meno tassazione in modo da poter lavorare e dare lavoro. Detassazione per chi assume, contratto a tutele crescenti, sussidio di disoccupazione anche per i COCOCO (collaborazione coordinata e continuativa), tipo di contratto che non si può più fare, grazie al Jobs Act. I Riders, ad esempio, hanno vinto il processo contro il licenziamento grazie all’art. 2 del Jobs ACT!
Avrete visto, certamente, al tempo delle elezioni politiche, i 100 punti fatti e quanto c’era bisogno ancora di fare.( http://ftp.partitodemocratico.it/politiche2018/programma-100x100-A4web-7febOK.pdf)
 Appoggiando Giachetti, una persona sempre impegnata sui diritti e con il coraggio di scelte anche non popolari, e la Ascani, una giovane donna capace e decisa, il processo delle riforme continuerà per far progredire questo paese.

Naturalmente, nei precedenti Governi, non è stato tutto perfetto. Abbiamo fatto errori e soprattutto  non abbiamo comunicato abbastanza le Riforme fatte, con più umiltà, mettendoci al fianco delle persone. Abbiamo snobbato i social che, poi, invece, vengono rilanciati ossessivamente dai giornali e dalla televisione. Ogni momento, ad esempio, mi spunta sulla tivù una diretta face book di Salvini o una manina di Di Maio che vengono ripresentati da giornali e televisioni, perché loro si sono affidati a grandi esperti della comunicazione. Anche noi dobbiamo puntare a far capire il nostro Progetto,  nelle strade e sui social, tra la gente, ovunque si trovi.

sabato 23 febbraio 2019

ABUSI di Angela Fabbri

ABUSI

La Chiesa Cattolica ha creato un MOSTRO, inserendo l’obbligo della CASTITA’ ( * ) fra i voti che consacrano i suoi religiosi e NON sapeva che ci sarebbero state conseguenze?

Forse, nei primi tempi, la considerazione per gli altri esseri umani non-consacrati era talmente bassa che anche le conseguenze erano considerate trascurabili.

Ma, Santo Cielo!, la clausola sulla Castità è uno stravolgimento essenziale dell’essere umano, è un ABUSO.

In parole povere:

Le femmine si rendono pienamente conto quando entrano nella stagione del piacere, pur avendo organi sessuali interni e protetti.

Figuriamoci i maschi che la loro sessualità ce l’hanno sotto gli occhi e sempre fra le mani tutte le volte che fanno la pipì.

Angela Fabbri

(Ferrara notte fra 21 e 22 febbraio 2019)

( * ) Già il termine ‘ CASTITA’ ‘, usato in questo contesto di Chiesa Cattolica, è un ABUSO  

       o quantomeno un’offesa all’UMANITA’.

       E’ come affermare che l’amore fisico NON è casto (cioè puro  e innocente) per

       definizione.

       E come si realizzerebbe allora la continuazione del genere umano?

       Già, questo è accettato, ma con una venatura di poco simpatica tolleranza che 

       sminuisce l’atto sessuale come atto d’amore, riducendolo solo a un esercizio 

       inevitabilmente necessario alla procreazione: una specie di ginnastica ritmica che fa 

       avanzare gli spermatozoi verso gli ovuli.

       E se un uomo non può procreare, se una donna non può procreare, perché, oltre a 

       non avere i figli che magari desiderano, va tolta loro anche la gioia del congiungersi?

       Già, le domande del BUON  SENSO sono spesso strazianti.

giovedì 14 febbraio 2019

San Valentino da NOTA DESIGN di James Hansen

I tre giorni di Lupercalia furono una simpatica festa d’epoca romana che si celebrava dal tredici al quindici di febbraio in onore del dio della fertilità Luperco. Essendo molto gradita tra la popolazione ancora non del tutto convinta del cristianesimo, fu tra le ultime festività ad essere stata “ri-posizionata” dal paganesimo all’allora nuova fede. La soppressione avvenne solo alla fine del 5° secolo ad opera di Papa Gelasio I, il 49° Vescovo di Roma.
È facile supporre che la popolarità dei Lupercàli derivasse dalla conduzione - la festa era celebrata da giovani sacerdoti chiamati Luperci, seminudi con le membra spalmate di grasso e una maschera di fango sulla faccia, e consisteva sostanzialmente nel molestare per strada giovani donne compiacenti e in età fertile. C’entravano delle fruste, però non utilizzate con l’intenzione di infliggere dolore…
La festa fu spostata sulla figura di San Valentino, vescovo e martire a 97 anni la cui testa sarebbe stata mozzata da un soldato, tale Furius Placidus. Il milite fu mandato per volontà dell’Imperatore Aurelio, irritato per la celebrazione da parte del Santo di un matrimonio tra la cristiana Serapia e il legionario romano Sabino, un pagano. I due sarebbero morti insieme proprio mentre Valentino li benediceva. Il Santo è anche venerato come il Patrono degli epilettici per motivi che sfuggono.
Comunque sia, Nota Design offre i migliori auguri a tutti gli innamorati.
(La cartolina augurale dell’occasione che appare sopra viene dalla collezione del Museo di Londra. In carta e stoffa di cotone, è d’epoca vittoriana e risale più o meno al 1870).