lunedì 31 dicembre 2018

MESSAGGIO AUGURALE di Enrico Parravicini


Realtà o finzione

Come accade ogni anno, all’approssimarsi del 31 dicembre, eccomi alla ricerca di un argomento valido per riempire con le mie riflessioni questo tradizionale messaggio di fine anno, perpetuando una tradizione che dura ormai dal 31 dicembre 1998, quindi giunta all’isospettabile traguardo della XXI edizione. Chi mi legge per la prima volta potrebbe obiettare che gli argomenti su cui riflettere sono innumerevoli e che potrei avere solo l’imbarazzo della scelta: la pace nel mondo, il futuro del pianeta, le migrazioni dei popoli extracomunitari verso l’Europa, il problema del terrorismo … Beh, se è questo che i miei lettori si aspettano dal mio messaggio, dico a loro di andarsi ad ascoltare i messaggi del Papa, del Presidente della Repubblica, dei nostri tre capi di Governo (o forse sono solamente due), perché il mio messaggio, di qualsiasi cosa possa trattare, tratterà comunque di altro. Di altro che ci offra comunque la possibilità di riflettere, se mai ne avessimo voglia e ne sentissimo il bisogno.

E mi par di sentire già i commenti di qualcuno: “Ma questo è fuori dalla realtà!” Sì … questo (cioè il sottoscritto) è fuori dalla realtà e vive in un limbo dove il confine fra realtà e finzione assume contorni indefiniti e non sempre classificabili, un limbo dove la mente oscilla di continuo fra la tranquillità rassicurante del concreto ed il fascino pericoloso dell’astratto, dove il tempo e lo spazio, da sempre sacerdoti intransigenti ed attenti  custodi dell’universo materiale, perdono il proprio valore assoluto per concedersi alle suggestive lusinghe dell’opinabile.

Nelle diverse forme artistiche, sia letterarie che figurative, come del resto in quelle che trattano l’immagine, quali la fotografia e la cinematografia, i limiti del reale vengono valicati con  estrema disinvoltura, tanto che la realtà e la finzione coesistono in maniera apparentemente naturale, senza che si sia costretti ad esercitare violenza alla propria mente per discernere dove finisca l’una ed abbia inizio l’altra. E qui devo stare molto attento a non ricalcare le orme di Platone lungo il sentiero dell’avversione per l’arte, da lui considerata negativa in quanto imitazione della realtà, che è a sua volta imitazione dell’”idea”; gli artisti, secondo Platone, con le loro "copie" precludono agli uomini la possibilità di conoscere la realtà. Ma mi sto allontanando troppo; torniamo all’arte come mondo in cui possono convivere  senza eccessivi compromessi il vero e l’immaginario; pensiamo, come esempio paradigmatico, alla letteratura ed alla cinematografia di fantascienza. Nel 1968 usciva sugli schermi il celeberrimo film “2001 Odissea nello spazio” per la regia di Stanley Kubrick, basato sul racconto “La sentinella” di Arthur Clarke, a torto o a ragione considerato uno dei capolavori del cinema di fantascienza di tutti i tempi;  in questo film l’elemento fantastico ha il dominio assoluto su quello reale, dalla prima all’ultima scerna, tanto che riesce quasi impossibile trovarvi un riferimento riconducibile al mondo reale.  La vicenda, i personaggi, i dialoghi, le ambientazioni appartengono tutte ad un inquietante universo irreale, che nulla fa per rendersi anche minimamente credibile (nel mio messaggio augurale del 31 dicembre 2000 ho trattato nel dettaglio 0questo argomento). Solo dodici anni prima, nel 1956, un altro pilastro del cinema di fantascienza, “L’invasione degli ultracorpi”, per la regia di Don Siegel, tratto dall'omonimo romanzo di Jack Finney, ci presentava un universo diametralmente opposto, vale a dire un universo a misura d’uomo, dove ogni riferimento è reale, concreto  ed ipotizzabile nella vita di ogni giorno; anche l’elemento fantastico, rappresentato dall’invasione di forme di vita aliene che prendono possesso dei corpi umani per potersi riprodurre, essendo destinate altrimenti  all0estinzione, viene presentato in chiave realistica: gli alieni non vengono mai mostrati in sembianze surreali, ma sempre e soltanto dopo la conversione in quelle umane, di modo che non vi siano differenze rilevabili fra l’aspetto dei protagonisti e quello antropomorfico delle loro copie  extraterrestri. Lo spettatore, che di fronte alle immagini del film di Kubrick si sente quasi lui stesso un alieno, come se l’elemento naturale fosse il fantastico, nel caso del film di Siegel si sente  a casa propria, con i riferimenti consueti di ogni giorno ed arriva quasi bonariamente a domandarsi se il vicino di casa, il lattaio o il collega d’ufficio non siano per caso copie contraffatte degli originali, abitate  dagli ultracorpi.   Un compromesso che consente di riacquistare l’equilibrio desiderato fra realtà e finzione, per restare nell’esemplificazione cinematografica, può essere rappresentato da un altro famoso film di fantascienza: “E,T, l’extraterrestre” del 1982, per la regia di Steven Spielberg, dove ambientazione, personaggi  e vicende appartengono ad un universo assolutamente credibile nel suo essere così quotidiano, nel quale si muove con straordinaria naturalezza la figura del bambino alieno smarritosi sulla terra, le cui sembianze morfologiche sono tali da creare il voluto contrasto fra il consueto e l’immaginario, senza peraltro suscitare alcuna reazione di rifiuto o di timore per l’ignoto.

Abbiamo visitato tre vicende cinematografiche dove l’elemento reale e quello della finzione si prendono spazi assai differenti: assoluta preponderanza della finzione, assoluta preponderanza della realtà, equilibrio quasi rassicurante. Questo a dimostrazione di come nell’arte la discrezionalità sia assoluta e la volontà dell’artista costituisca l’unica regola a cui si possa assoggettare il confine fra il reale e l’immaginario. Ma il cinema non è l’unico strumento di evasione dalla realtà e di celebrazione della fantasia: esempi forse ancora più significativi ci vengono offerti dalla letteratura.

E qui non si può procedere prescindendo dall’opera di Luigi Pirandello. Tutta la produzione letteraria dello scrittore siciliano è imperniata sul dualismo fra realtà e finzione, ma due sono i momenti che da sempre mi hanno colpito in modo particolare e mi hanno fatto riflettere, Il primo è la scena finale dell’”Enrico IV”, quando il protagonista, per sfuggire definitivamente alla realtà ed alle conseguenze del suo gesto, decide di fingersi pazzo per sempre e di continuare per tutta la vita ad impersonare Enrico IV; ciò che era iniziato per simulazione diviene realtà ed i confini fra i due universi si confondono in maniera definitiva: “Ora sì.... per forza.... (li chiama attorno a sé, come a ripararsi) qua insieme, qua insieme.... e per sempre!”.

L’altro momento che mi pare significativo  nell’opera di Pirandello è l’intera trama dei “Sei personaggi in cerca d’autore”. Qui tutto il costrutto ò basato sull’equivoco fra finzione e realtà: la vicenda dei sei personaggi (finzione) si sovrappone a quella degli attori della compagnia teatrale (realtà) in modo talmente ambiguo che lo spettatore non riesce a dirimere il dubbio di quando finisca l’una ed abbia inizio l’altra.  Quando nell’ultima scena il Figlio (personaggio) muore, raggiunto da un colpo di rivoltella, gli attori restano ammutoliti e sospesi fra finzione e realtà: è morto un essere umano o solo il personaggio che questi avrebbe dovuto rappresentare? Pirandello non da’ una risposta e noi non ci siamo mai preoccupati di cercarla: la finzione è un confortevole rifugio per sfuggire alla realtà, quando questa diventi troppo scomoda.

Cari amici, ho divagato più del solito e la mezzanotte si sta avvicinando, Se siete riusciti a seguirmi fin qui, ecco … unitevi a me in questo brindisi augurale; ci raggiungeranno per festeggiare il nuovo anno anche i personaggi che abbiamo incontrato nel testo della nostra chiacchierata, siano essi reali o immaginari. Brinderemo insieme ad HAL 9000, il computer impazzito di “2001 Odissea nello spazio”, con i baccelli da cui nascono gli ultracorpi, con E.T., con Enrico IV e con il Figlio (accettando quindi che la sua morte sia stata solo finzione); brinderemo con chi appartiene al nostro mondo reale e con chi popola quello onirico dei nostri desideri, perché i confini fra realtà e finzione sono molto, ma molto fragili e li possiamo abbattere a nostra esclusiva discrezione.

Buon anno, buon 2019

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