PRODUZIONE ENERGETICA

 Energia nucleare, cogenerazione, rinnovabili...?


"Ha detto il dottore che devi morire!" Insomma se non è zuppa è panbagnato.  La soluzione, in primis, è nella riduzione della produzione energetica... 


Paolo D'Arpini, esponente della Rete Bioregionale Italiana, promuove una visione di "energia veramente pulita" basata su risparmio, autoproduzione locale e decrescita, criticando l'industrializzazione delle rinnovabili. Sostiene impianti su scala comunale e il risparmio energetico come unica vera forma di sostenibilità, rifiutando la logica consumista.
Ecco i punti chiave della prospettiva di D'Arpini sulla produzione energetica:
  • Critica all'Industrializzazione: D'Arpini contesta i grandi parchi fotovoltaici o eolici, spesso definiti "rinnovabili" ma, a suo avviso, dannosi per il paesaggio e l'ecosistema.
  • Approccio Bioregionale: Sostiene la produzione di energia a livello locale e comunitario (micro-impianti) per soddisfare le esigenze locali senza impatti ambientali significativi.
  • Risparmio come Produzione: La vera "produzione" energetica pulita è considerata il risparmio energetico e la riduzione dei consumi.
  • Ecologia Profonda: La visione si inserisce nel contesto dell'ecologia profonda e del bioregionalismo, dove l'uomo vive in armonia con il proprio territorio, minimizzando lo sfruttamento delle risorse.
  • "Finte" Rinnovabili: D'Arpini ha espresso critiche riguardo a modelli di produzione energetica che, seppur definiti "rinnovabili", vengono implementati con logiche industriali ed economiche predatorie.


La sua posizione si distingue per essere fortemente critica non verso le fonti rinnovabili in sé, ma verso il loro utilizzo per mantenere i ritmi dell'attuale economia industriale.

Articolo esemplificativo: 

Come ottemperare ai bisogni di energia elettrica  è  un falso problema, legato alla volontà politica di concentrare la produzione energetica in grossi stabilimenti. Poi con la scusa del salvataggio di qualche centinaio di  posti di lavoro si nasconde la verità su come definitivamente risolvere il caso difficile. La concentrazione nella produzione energetica è una scelta  data dall’uso  di fonti combustibili artificiali o fossili od atomiche, causa d’inquinamento massiccio e di degrado urbano ed ambientale.

Ma attenzione in questo processo si inserisce anche la cosiddetta “green economy”,  infatti  questa è un fulgido esempio di come l’industria pesante e la finanza continuino ad occupare ogni ambito di produzione energetica, anche quello delle rinnovabili. Vedasi il fiorire di mega torri eoliche nelle nostre campagne o la copertura di migliaia di ettari coltivabili con neri pannelli solari.

Ora bisogna smetterla di identificare le rinnovabili col fotovoltaico che sta invadendo il territorio con milioni di mc. di strutture in cemento armato, acciaio, silicio, plastica per la produzione dei quali bisogna bruciare quantità enormi di petrolio, scavare gli inerti dalle montagne, inquinare l’aria e surriscaldarla per un beneficio illusorio se consideriamo che su un metro quadro di superficie il sole scarica più di un kw di energia che viene totalmente utilizzata dalle piante, cosa che i pannelli solari si sognano…

Poi va considerato il costo dello smaltimento successivo di questi impianti solari a terra… domani sarà un problema demolire e smaltire questi pannelli e torri eoliche per ripristinare i campi di grano e le vigne e gli aranceti che oggi sono fatti abbandonare perché non rendono al contadino quanto un impianto  fotovoltaico.

Sono almeno trent’anni che continuo a suggerire la rinuncia alle grosse centrali ed il ritorno alla produzione locale  con metodi naturali. Ogni comune può tranquillamente produrre energia, attraverso piccoli impianti, senza ricorrere né al poli-combustibile, né al carbon fossile, né al nucleare. Basta utilizzare le fonti naturali presenti sul luogo ed il materiale organico di scarto.

Se la produzione energetica fosse diffusa sul territorio   è vero che scomparirebbe qualche inutile e dannoso  posto lavoro nelle grandi centrali ma ne sorgerebbero a migliaia in altri contesti a livello locale.

Il sovrappiù energetico che non servisse al comune od alla provincia potrebbe  essere “venduto” all’Enel e ritrasmesso alle città  che forse non ce la fanno ad auto-sostenersi. Dico “forse” ma son convinto che con un po’ d’inventiva e di intelligenza persino i grandi centri urbani potrebbero diventare autosufficienti, basterebbe cominciare ad utilizzare in toto l’organico che ora finisce al macero o in discarica.

Ed inoltre vediamo quanta dell’energia assorbita da una grande città  è veramente necessaria al suo funzionamento, magari si scopre che tantissima energia va sprecata inutilmente…

Insomma non si può continuare a far finta di niente continuando a blaterare che “serve energia” quando siamo circondati da energia inutilizzata e pulita che non viene usata.  Soprattutto rendiamoci conto che la maggior parte dell’energia usata oggi è praticamente innecessaria, è solo causa di spreco di risorse e di distruzione dell’habitat. La vera produzione energetica bioregionale “pulita” è il risparmio energetico.


Paolo D’Arpini – Rete Bioregionale Italiana

 

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