sabato 25 agosto 2018

NATO COLPEVOLE di Carmelo Musumeci


Nato colpevole
 l'ultimo libro di Carmelo Musumeci
Nota dell’Autore


Ho scritto questo romanzo quando ero in carcere a Spoleto, dopo una giornata “speciale” in cui ci fu permesso di rappresentare uno spettacolo teatrale, che avevamo provato per tanti mesi.
I nostri spettatori furono gli insegnanti e i volontari del carcere, tra cui Nadia Bizzotto, con la quale in seguito scrissi questo dialogo.
Dalla sua richiesta è nato questo libro. 
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Prologo

Cronaca di uno spettacolo teatrale in carcere   di Carmelo Musumeci e Nadia Bizzotto

Ore cinque del mattino
Carmelo:
D’inverno nella mia cella non batte mai il sole.
Solo nei mesi caldi i suoi raggi entrano dalla mia finestra.
Ho il lettino murato nel pavimento e non lo posso spostare, per questo tutte le mattine d’estate vengo svegliato dai raggi del sole che scaldano il mio viso.
Penso:
-          Oggi c’è lo spettacolo teatrale “Fuori dall’Ombra” dedicato all’abolizione dell’ergastolo ostativo, sarà un giorno da “Limoni neri”.

Prime ore della notte
Nadia:
È notte fonda e forse dovrei decidermi ad andare a dormire, ma ogni volta che il mattino seguente devo andare in carcere non riesco a pensare di perdere tempo a dormire. Ho sempre mille cose da finire di preparare… Penso a Carmelo e a tutti gli altri, a quanto si sono preparati per questo giorno… Sono felice di poter andare, mi sento quasi privilegiata di poter assistere a questo spettacolo. Penso ai giorni, ai mesi, che loro hanno dedicato a questo spettacolo, sento dentro l’importanza di esserci, ma anche l’amarezza di sapere che saremo i soli… Che strano questo mondo dove vivono i miei amici: preparano uno spettacolo, carico di emozioni e di messaggi, e lo recitano solo per loro… È come se tutto il mondo nascesse e finisse lì dentro, tra quattro mura… Ma non è così! Provo una strana tristezza, perché non hanno permesso che lo spettacolo fosse aperto ai familiari.
Il mio amico Carmelo ci ha detto: “Se venite voi, è come se ci fosse un pezzo della mia famiglia.”
Non posso fare a meno di pensare che se fossi davvero sua sorella domani lì non potrei entrare…
  
Ore otto
Carmelo:
Ripeto al muro della mia cella la parte che devo recitare.
E lui, come sempre, sta ad ascoltarmi in silenzio.
Gli dico che faccio questo spettacolo per dare un segnale positivo e costruttivo, per ricordare al mondo dei vivi che nel mondo dei morti ci sono persone che amano, sbagliano, sperano e sognano una vita di riscatto.
Il muro, come al solito, non mi risponde. Poveraccio, probabilmente ne ha viste più di me.
Nadia:
Mi sono svegliata pensando che oggi è un grande giorno, lascerò da parte la tristezza per coloro a cui oggi non è stato permesso di venire e mi concentrerò sulla bellezza del fatto che noi della Comunità andremo in tanti. Abbiamo voluto esserci, è un grande evento, abbiamo spostato impegni per essere presenti e siamo tutti un po’ emozionati. Penso a loro, ai “miei ragazzi” che sono dentro: il giorno dello spettacolo è arrivato e li immagino presi dagli ultimi preparativi…

Ore dieci
Carmelo:
Vado al passeggio e scambio due chiacchiere con i miei compagni ergastolani:
-          Perché si limitano a tenerci vivi? Non abbiamo neppure un filo di speranza a cui appoggiarci.
-          Stare in carcere senza sapere quando finisce la tua pena è molto difficile e ci vuole tanto, troppo, coraggio.
-          Non si può essere colpevoli, puniti e cattivi per sempre. Nessuna condanna dovrebbe essere priva di speranza e di perdono.
-          L’ergastolano se vuole vivere più serenamente deve sperare di morire prima del tempo.
-          Senza speranza l’uomo perde la sua umanità.
Nadia:
Mi chiedo se loro in carcere ci aspettano con la stessa emozione nostra… O forse sono solo io? Sento al telefono gli altri che verranno come me: ci stiamo preparando tutti, nell’aria si percepisce che la giornata ruota attorno a questo evento. Non capita tutti i giorni che qualcuno ci inviti in galera a vedere uno spettacolo teatrale!
Devo sbrigarmi e smettere di pensare, è quasi ora di ritrovarci tutti e avviarci verso Spoleto…

Ore quindici
Carmelo:
Sta per iniziare lo spettacolo.
L’aria è calda.
Sento dei brividi nel cuore.
Sono emozionato, molto di più di quando entravo in banca per rapinarle.
Guardo i miei compagni attori, molti di loro sono ergastolani.
Persone come me escluse dalla vita, chiuse nello spazio e nel tempo, per sempre.
Ci siamo! 
Nadia:
Ok, ci siamo. Siamo tutti davanti al carcere di Spoleto. Dedico questo momento, il fatto di essere qui, e di essere in tanti, a Carmelo. Solo lui poteva riuscire a mettere insieme tanta gente diversa, solo lui riesce dove gli altri neppure pensano di poter osare…
Eccoci, amico mio, siamo qui. Un po’ emozionati tutti, un bel sospiro e ci avviamo alla prima entrata.
Ci sono i girasoli davanti al “tuo” carcere, lo sapevi amico mio? È tutto circondato da questa immensità di giallo. I girasoli. Tu che non vedi mai i fiori e sei capace di ringraziare il mondo intero per una foglia con i colori dell’autunno. I girasoli. Come stonano con questo posto. I girasoli. E in questa stagione sono proprio belli. Mi impressionano: sembra vogliano dare un soffio di vita, un alito di poesia…
Intanto siamo fermi davanti alla prima porta, per il primo controllo. Credo che non mi abituerò mai ad entrare in carcere. Ogni volta è uguale, ma non è mai abitudine, davanti a questo cancello lascio fuori tutte le mie certezze e le mie sicurezze. In questo periodo sto entrando spesso, eppure quando arrivo qui mi si attanaglia sempre lo stomaco, di solito mi passa solo quando ti vedo…
Ci sono le tue insegnanti, entriamo tutti insieme: è un gran vociare, ognuno ha qualcosa da dire, qualcuno da salutare. Io non capisco perché non possiamo fare più presto, non voglio parlare, voglio solo entrare il prima possibile nella sala.
Finalmente ci avviamo. Entrare insieme è più facile: non sei solo sotto gli occhi di tutti. Arriviamo veloci…finalmente! Eccoti! Ecco tutti gli altri. Non so più cosa provo, ma sono felice, riacquisto tutte le mie sicurezze. Mi posso godere lo spettacolo…
Sto bene, mi sento sempre a mio agio con voi.
Ti tengo d’occhio, scruto ogni piega del tuo viso per indovinare cosa pensi: credo di aver imparato a conoscerti un po’… ma non è il momento di emozionarsi troppo! Eppure non mi perdo una sola sfumatura della tua recita. Lo spettacolo è ricchissimo, non avete idea di quanto state trasmettendo… Qualcuno di noi ricorderà per sempre questo giorno.
Il dramma che diventa ironia, per tornare, drammaticamente, a stamparsi sui vostri volti, sulle vostre vite, come macigno di sofferenza, portato con una dignità grandissima. Ma una dignità che urla giustizia, urla umanità, urla riconoscimento, urla… per chi vuole, per chi sa sentire!
Ivano è talmente emozionato che mi chiedo se abbia ancora altri liquidi in corpo da sudare fuori; Angelo canta come se avesse davanti la platea dell’Ariston al Festival di Sanremo; tu cerchi il mio sguardo quando i testi teatrali sono tratti dai tuoi scritti: lo sai che io li riconosco…
Cerco di sostenere lo sguardo, ma sbrigati a distoglierlo, che ho paura di emozionarmi e di emozionarti!
Lo spettacolo è finito. Non capisco perché devo lasciarvi andare. Non capisco perché ti devo salutare e lasciarti lì, dove ti fanno del male, dove ti fanno male all’anima. Ci sono momenti in cui la mia libertà mi pesa, se non puoi averla anche tu…

Ore ventiquattro
Carmelo:
C’era tanta gente.
Lo spettacolo è andato bene.
Nonostante la sofferenza di una condanna che non finirà mai, vivo la mia vita libero di pensare i miei pensieri.
Ascolto il mio cuore.
Mi commuovo e sorrido perché in questo modo mi sento ancora vivo.
Spengo la luce e penso al mio dolore.
Dicono che nulla viene buttato.
Spero sia così e che la mia vita non venga buttata e dimenticata nel buio di una cella.
Chissà se questa notte riuscirò a sognare.
È da tanto tempo che non ci riesco.
Chiudo gli occhi, col desiderio di non riaprirli più domani.
Dio dei sogni, per una notte fammi sognare di avere un fine pena.
Nadia:
Amico mio, anche stanotte mi sembra di sentire i tuoi pensieri. Mi sembra di sentire la tua tristezza. Eppure oggi è stato un gran giorno, ma so che non è sopportabile il tuo trovarti solo e rinchiuso anche stasera. A volte mi sento così impotente… Tutto quello che avete detto oggi non è una recita: è realtà, è verità! È la vostra vita. È la tua vita… Questa vita che io, amico, fratello mio, ti voglio chiedere di vivere.
Ti prego, apri gli occhi domani. Ti prego, vivi per noi che ti vogliamo bene, che ti amiamo.
Vivi per quella speranza che creeremo insieme, perché l’amore può tutto. Perché la forza che hai tu permette a noi che ti amiamo di vivere con un’intensità e una passione che altrimenti non avremmo mai conosciuto.
Sei un essere speciale, amico mio. 
Non so se posso darti una speranza, ma posso raccontarti la mia. Se davvero ascolti il tuo cuore, allora sai che c’è ancora spazio…
Vorrei sognare insieme a te, se me lo permetterai.
Vorrei fare questo pezzo di strada che abbiamo davanti insieme a te. M’importa poco dove andremo, ma vorrei conoscerti…
Ti prego, apri gli occhi domattina e fai un viaggio insieme a me.
Ti prego, apri gli occhi domattina e fammi conoscere chi sei e chi ti ha portato fino a qui, Anima Bella.
Ti prego, apri gli occhi domattina e raccontami la tua Vita.

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