lunedì 31 luglio 2017

Poesia di Anastasia: SGUARDI


Sguardi 



Quando ti guardo 

e vedo

i tuoi occhi 

Quando mi guardi 

e vedi 

i miei occhi 

Le parole 

non servono più … 

i miei pensieri 

si fermano alla tua luce … 

non posso 

pensare più ...

ma 

solo guardarti … 

guardare 

il tuo amore ... 

la luce

dei tuoi occhi

che sono 

lo specchio della mia anima inginocchiata a te … 

il tuo sguardo 

si accende

di dolci pensieri

e io non posso fare altro 

che annegare 

nel tuo amore



Anastasia 


venerdì 28 luglio 2017

L'EUROPA (E L'ITALIA) CROLLA SOTTO IL PESO DEI MIGRANTI di Renata Rusca Zargar


Stendiamo un velo pietoso sull’Impero romano (anteprima di Europa a guida non tedesca) che è vissuto –bene- sulle risorse di buona parte del mondo “allora conosciuto”.  Ma erano altri tempi, si capisce.

Senza dubbio, però, dagli anni di Colombo, l’Europa ha accumulato ricchezze depredando altri paesi. In fondo, è la vecchia legge del più forte che si maschera e si ammanta di parole come “civiltà”, “democrazia” e “diritti”, se non addirittura dell’unica “vera” religione.

La Gran Bretagna, ad esempio, è descritta nei libri di storia (di editori occidentali, naturalmente) come la più antica patria della democrazia e delle libertà costituzionali,  fin dalla Magna Charta Libertatum del 1215.

Quanto abbia propugnato e difeso la democrazia o le “libertà”, basta chiederlo alle sue ex colonie, come ad esempio l’India,  tenute in condizioni di sudditanza crudele (schiavitù) e sfruttate senza pietà. Ma anche senza andare tanto lontano, si può chiedere che cosa significhi libertà all’Irlanda che, al giorno d’oggi, non ha ancora l’unità e l’indipendenza!

Non starò, dunque, a ripercorrere la storia della colonizzazione  a opera dei sanguinari paesi d’Europa che, grazie alla superiorità tecnica delle armi e dell’ingegneria navale, hanno imposto il loro dominio agli altri popoli in maniera brutale perché ambivano i loro beni di consumo, le loro  risorse minerarie e necessitavano di manodopera schiava.

Infine, però, si arriva alla “Dichiarazione universale dei diritti umani” del 1948.

Ma è “universale”, cioè vale davvero per tutti gli esseri umani? Ha smesso l’Europa di appropriarsi dei beni di altri popoli e paesi impedendo loro di vivere?

Dal tempo dell’industrializzazione, la fame di materie prime, prodotti alimentari a basso costo e di mercati obbligati a ricomprare le materie prime trasformate in prodotto, è stata sempre in aumento. Il guaio peggiore, però, è che fu impedito ai paesi oppressi di essere autonomi nelle scelte e di compiere il giusto cammino verso il loro avanzamento sociale e civile, espropriandoli persino della dignità del loro passato negando la storia e discreditando qualsiasi cultura che non fosse quella cosiddetta occidentale.

Finita l’epoca delle colonie, il saccheggio è continuato ancora nel cosiddetto  neocolonialismo, attraverso lo sfruttamento selvaggio da parte delle multinazionali. E non voglio scomodare l’esportazione della democrazia di bushiana memoria!

La tanto propagandata Dichiarazione Universale dei Diritti Umani recita: “Articolo 1

 Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza. Articolo 2 Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.”

Ma, nei paesi appartenenti all’ONU (a quanto pare, inutile come lo fu, a suo tempo, la Società delle Nazioni), è davvero recepita tale Dichiarazione?

Attualmente, l’Europa –e non solo- invece di analizzare e correggere le ingiustizie e lo sfruttamento nei confronti di altri popoli e paesi, invece di investire in posti di lavoro dignitosi nei paesi poveri, costruisce muri, fili spinati, prepara flotte contro gli ultimi tra gli ultimi.

La vera crisi dell’Europa è questa: non voler guardare al cambiamento e a un futuro più umano nel quale gli altri popoli non siano più dissanguati, dove “aiutiamoli a casa loro” non significhi una flebile elemosina a coloro ai quali si è tolta persino la terra per coltivarci ciò che pare a noi. Aiutarli  non deve essere vendere loro armi perché si facciano guerra o fornire addestramento militare perché possano tenere in prigione  i poveracci.

Aiutarli a casa loro è dare loro, finalmente, la libertà di usare le proprie risorse e il proprio spazio per la propria crescita.

Certo, la grande tragedia è che allora gli Europei non potranno cambiare il telefonino ogni sei mesi, l’anellino di diamanti costerà più caro e, forse, mangeremo meno cioccolato.

Dunque, è meglio pagare Erdogan e sognare una Libia unita e pacificata solo ed esclusivamente per avere la sicurezza che i migranti siano trattenuti là, nei campi di concentramento, forse, anche peggio di quelli nazisti.

Oggi, mi pare di capire, che sia meglio pagare persino l’Italia –se non c’è altro da fare - perché si arrangi da sola a risolvere i problemi dell’Africa, dell’Asia, del Medio oriente.

Di un vero progetto umano per mitigare una migrazione epocale, non se ne parla neppure!



giovedì 27 luglio 2017

Intervista a Francesco Troccoli, autore di fantascienza, sul settimanale LEFT


LEFT
http://www.left.it/

1 luglio 2017
LETTERATURA

Da Gozzano a Calvino maestri di fantascienza umanista

«Sfatiamo il mito che la fantascienza sia evasione dalla realtà. In effetti ne è interpretazione, trasformazione, arricchimento», dice Francesco Troccoli, autore di una trilogia in cui la fiction è un atto d’accusa contro il pensiero freddo e razionale del capitalismo
di Federico Tulli

In Italia la fantascienza ha avuto grandi scrittori, per esempio Primo Levi, ma la sua narrativa in questo ambito è stata considerata minore. Come leggere oggi questa miopia della critica? «Levi, chimico, definì la separazione fra cultura scientifica e umanistica “schisi innaturale”. Agli albori della fantascienza moderna si parlava di “romanzo scientifico” e l’espressione science fiction ha mantenuto la connotazione», racconta Francesco Troccoli, appassionato lettore di Levi e a sua volta autore di romanzi di fantascienza, come la saga dell’Universo insonne, trilogia composta da Ferro Sette e Falsi dèi usciti per Armando Curcio e Mondi senza tempo pubblicato con Delos. «Da un lato, gli argomenti della scienza interessano meno di quelli della storia, dell’attualità, della cronaca sociale; dall’altro, la fantascienza si rivolge a lettori in grado di “accettarla”: la sospensione dell’incredulità è un esercizio impegnativo - sottolinea Troccoli -. Forse fu per questo che Storie naturali di Levi fu pubblicato sotto pseudonimo. Come poteva l’autore di Se questo è un uomo scherzare con le leggi di natura? Alla base del progresso scientifico ci sono sempre state intuizioni geniali, frutto della fantasia dell’osservatore più che della razionalità catalogatrice. A volte queste intuizioni diventano scoperte, a volte racconti. Sfatiamo il mito che la fantascienza sia evasione dalla realtà: in effetti ne è interpretazione, trasformazione e arricchimento. Non a caso Levi la riteneva tutt’altro che scissa dalla sua terribile storia. Rispetto allo scienziato-scrittore di FS più fortuna ha avuto il letterato-scrittore di FS: la fantascienza di Italo Calvino è ben più nota. Eppure, le storie di Levi non sono meno umaniste di quelle di Calvino.

Guido Gozzano è stato un grande scrittore di fantascienza ma pochi lo sanno, perché è considerato quasi soltanto uno scrittore crepuscolare?

A cavallo fra ’800 e ’900 l’esplorazione del fantastico era connaturata all’esercizio della narrazione. Capuana, Verga, Svevo, Tozzi, Gozzano e tanti altri, non hanno disdegnato l’appartenenza a un filone che ha poco da invidiare a Kafka, Poe, Hoffmann. È una “scienza” diversa da quella del positivismo di matrice illuministica, una maniera originale di esplorare l’inconscio, con le difficoltà, ma anche le straordinarie intuizioni, di una simile ricerca. Fra l’Unità d’Italia e Prima guerra mondiale questi temi erano trasversali e “normali” per chi scriveva. Forse oggi questa tensione, quest’attitudine alla ricerca interiore, si è un po’ persa. Raccontare di fantasmi, maledizioni o arzigogolati marchingegni era normale, era un modo per tentare di capire l’umano, perché se una storia non è “strana” (weird), irrazionale, se non apre prospettive diverse, a volte inquietanti, che storia è? Questa è la potenza di quel che oggi ci ostiniamo a chiamare “genere” con un accanimento che è soltanto editoriale. Applicando i criteri di genere, dovremmo includere la Divina Commedia nell’horror, l’Odissea nel fantasy e l’Orlando Furioso nella fantascienza. E che altro sono Il visconte dimezzato e Il cavaliere inesistente se non romanzi fantastici?

La tradizione anglosassone ha conosciuto numerosi capolavori. Autori come Huxley oggi vengono riscoperti anche in Italia, per via indiretta, attraverso i libri illustrati degli anni trenta o le canzoni di David Bowie. Che ne pensi?

La fantascienza deve rivolgersi a tutti. Esplora la realtà dell’essere umano in un modo che non ha eguali. Quella moderna inizia con J. Verne e H. G. Wells, che ha inaugurato quel filone sociologico, che fa della fantascienza uno strumento elettivo di analisi dei drammi del ’900, con la letteratura della distopia, da Huxley a Orwell. Oggi questa valenza sociologica, umanistica, si è affievolita e, per ritrovarla, bisogna guardare al passato. All’indomani dell’elezione di Trump, chi non ha pensato a 1984? Nella fase finale della “Golden age”, la fantascienza guardava alla conquista dello spazio e, nonostante il terrore nucleare, nutriva grande fiducia nell’essere mano. Un racconto di Clarke diventava un caposaldo del cinema come 2001: odissea nello spazio, nel quale, pur nella visione razionalista dell’origine dell’umanità, c’è l’apertura a una ricerca interiore. Nell’esplorazione del Cosmo sembravano aleggiare gli echi della filosofia di Giordano Bruno. Basti pensare a Isaac Asimov. Con il ’68 sono arrivate le donne, Ursula K. Le Guin fra tutte, e la valenza umanista della narrazione di genere ha trovato nuova linfa. Sono gli anni in cui il genere ha iniziato a definirsi in quanto tale, ma forse anche a chiudersi, diventando una nicchia inizialmente ampia, oggi drammaticamente ridotta. Nelle arti visive, nel cinema, la fantascienza, spesso sotto mentite spoglie, riesce ancora a parlare a tutti. Ma bisogna essere David Bowie o i Muse; Stanley Kubrick o Cristopher Nolan.

L’incontro fra scienza e romanzo conosce oggi un filone che va da Solar di McEwan a Bruno Arpaia in Italia, una fantascienza piuttosto catastrofista. Qual è la radice? Dietro a una sincera preoccupazione per l’ambiente si nasconde una visione apocalittica?

Fino alla caduta del Muro di Berlino, il catastrofismo ruotava intorno all’olocausto nucleare. Poi siamo passati all’apocalisse ecologica. Non
 si può negare che ambientazioni
 simili abbiano effetto ammonitore,
 e il romanzo di Arpaia fa riflettere
 sui flussi migratori di oggi. Raccontare drammi è facile, difficile
è inventare storie che non sfocino
 nel fallimento, individuale o collettivo. E che il fallimento siste-matico sia vocazione di una cultura plurimillenaria di matrice religiosa è indubbio. Ma il positivismo non è da meno: secondo la Psicologia delle folle, quando cadono la legge e la morale (per una guerra nucleare o uno tsunami climatico) la collettività regredirebbe a uno stato bestiale, lasciando emergere il fatidico homo homini lupus. Ne La strada di Cormac McCarthy gli esseri umani, distrutta la società organizzata, “tornano” alla loro natura di feroci bestie antropofaghe. È questa visione freudiana che nega l’umanità, la sanità della nascita, e offre la sponda all’alienazione religiosa, che secondo me una vera fantascienza “umanista” deve rifiutare. La nostra visione dell’essere umano influenza il nostro futuro di esseri umani. Il genere fantascientifico ha responsabilità culturali enormi.

Come è nata l’idea di misurarsi con una saga?

Era il 2009. Nella multinazionale per cui avevo lavorato fino ad allora ero un ingranaggio di un sistema spersonalizzante, nel quale l’identità di una persona è definita da numeri: fatturato, quota di mercato, salario, ore di produttività. Poiché il nostro pianeta è un sistema chiuso e il nostro modello economico ormai unico non può rinunciare all’espansione, da appassionato di fantascienza mi chiesi dove, in futuro, si sarebbero potute reperire le risorse per un’ulteriore “crescita”. La risposta era ovvia: all’interno del sistema stesso. Ogni individuo ha una riserva ancora integra, che ammonta in media a otto ore per notte. Applicando gli opportuni fattori di conversione, è una ricchezza consistente. Bisogna solo farne una cosa “utile” che produca un “utile”.

Nel mondo di Ferro sette, le persone lavorano senza sosta al punto che hanno dimenticato cosa sia il sonno, e dunque sognare. Ti rubo una domanda che tu stesso provocatoriamente poni: ti sembra fantascienza?

Proprio su Left, nel 2015 lessi di 24/7. Il capitalismo all’assalto del sonno, di Jonathan Crary. Vi si legge: “Aperto 24 ore su 24, 7 giorni su 7, è il mantra del capitalismo contemporaneo, l’ideale perverso di una vita senza pause (...) in una sorta di veglia globale”. Nei miei romanzi il sonno inizia a essere ridotto per ragioni economiche e militari, poi viene combattuto alla stregua di una malattia e infine sparisce dalla nostra stessa evoluzione. La prima fase si sta verificando già oggi, con esperimenti militari di deprivazione del sonno. Nel mio Universo Insonne la perdita di questa funzione biologica allude allo smarrimento del lato irrazionale, inconscio, creativo, degli esseri umani. Nel mio mondo immaginario arte, letteratura, sogno, fantasia, sono parole estinte oppure orfane del loro significato d’origine; i rapporti umani sono gerarchici e di sfruttamento. A tutto questo un uomo, che conosce la storia umana, si ribella. In molti, spontaneamente, lo seguono. Quest’uomo parla dell’importanza delle cose “inutili”, delle azioni e dei pensieri che non obbediscano alla logica della razionalità e della soddisfazione dei bisogni materiali. Quest’uomo ha scoperto la verità della natura umana. Anche questo a me sembra tutt’altro che fantascienza...

La Repubblica dei sogni a suo modo è un libro “sovversivo”...

La Repubblica dei sogni è il coronamento ideale di questa ribellione. Un’utopia fantascientifica a misura d’uomo. E di donna. Un’enclave di ribelli ormai vittoriosi, che hanno fatto propria l’identità di quell’uomo, personalizzandola, trasformandola nella propria, uguale ma diversa. Il contrario de La Maschera della morte rossa di Poe. Una storia di realizzazione, una storia che non sfocia nel fallimento.





martedì 18 luglio 2017

PERSINO I DEFUNTI, SE AVESSERO UN INCIDENTE, NON PAGHEREBBERO I DANNI di Renata Rusca Zargar

La notizia  di un carro funebre, a Nuoro, trovato, a un banale controllo, senza assicurazione, se non facesse piangere, farebbe ridere.  Il defunto è stato così scortato in chiesa dalla polizia!
Dunque, ci sarebbe da piangere perché, quando muore una creatura umana, anche sconosciuta, fa sempre dispiacere.
Ma soprattutto piangere perché gli italiani sono disonesti nel dna.
Risulta, infatti, che un’auto su 165, non sia assicurata!
Dal 18 ottobre 2015, non è più necessario esporre il tagliando assicurativo sul parabrezza.
Ingenuamente, pensavo che avessero fatto uno sbaglio introducendo tale norma perché esporre il tagliando, secondo me, obbligava a tenersi in regola e i vigili, anche controllando un semplice parcheggio, potevano accorgersi subito se qualcosa non andasse.
Non è così. La riforma era stata pensata per contrastare la contraffazione delle assicurazioni (!) e per praticare un controllo innovativo multimediale, tramite la targa, con una verifica incrociata tra i database delle forze dell’Ordine, dei Ministeri e delle Agenzie delle Entrate.
Abbiamo visto, in televisione, la polizia che, con la moderna strumentazione, fotografa le targhe delle auto dell’altra corsia di marcia e ottiene in tempo reale una miniera di informazioni.
Tutto fantastico.
Ma l’assicurazione è obbligatoria perché serve a tutelare chi venisse danneggiato da un altro guidatore.
Se, ipoteticamente, si fosse danneggiati da un veicolo non assicurato, il pagamento dei danni  dovrebbe  essere effettuato dal conducente che ha sbagliato.  
Però, sappiamo anche  che il colpevole, se non possiede nulla –come molti che diventano nullatenenti per eludere tasse e sanzioni intestando i propri averi ad altri- non pagherà nulla.
Pazienza, se si tratta di danni a cose. Ma se fossero danni alle persone? È giusto che non abbiano alcun risarcimento?
Forse, è l’ora di prendere seriamente in esame chi ha il vezzo –e sono tanti- di ingannare la comunità sociale. 
In quanto al defunto che, per sua natura, non possiede nulla perché nulla ci si porta nell’aldilà, se farà dei danni non pagherà.
Mi sembra una storia bizzarra da lasciar scrivere a Pirandello.

sabato 15 luglio 2017

Poesia di Anastasia: BRUCI


Bruci 



Bruci 

E nella

Cenere 

Ti spegni 

Esaurisci 

Le mie emozioni 

Accecando 


Miei desideri 

Tu 

Che vivi 

Dentro

Di me 

Nel bene 

E nel male

Mi porti via 

In un sogno 

Di 

Poesia 

Calpestandomi 

L’anima 

Sei 

Il fuoco 

E io 

Quel vento 

Che si mescola 

Per 

Spegnerti 

Dolcemente 

E non sono 

Più materia 

Ma 

Divento 

Pura anima



Anastasia 




domenica 2 luglio 2017

da LEFT: Ius Soli lo spartiacque tra diritti umani e calcolo politico


Contro lo ius soli, una legge che riconosce un fondamentale diritto umano, quello di diventare cittadino del Paese dove si nasce e si vive, viene agitata la bandiera di una politica sempre più povera di linguaggio e di pensiero. Il diritto alla cittadinanza per i figli di immigrati nati in Italia (ius soli) e per i minori arrivati da piccoli e che hanno compiuto il primo ciclo di studi (ius culturae) viene sempre più spesso accostato a paure – perlopiù indotte da politici e media – come quella del terrorismo o della criminalità legata al fenomeno dell’immigrazione. Non conta la vita reale di 800mila giovani “italiani senza cittadinanza” da decenni nel nostro Paese, che hanno compiuto i loro studi qui, che tifano Roma o Inter, che parlano i mille dialetti d’Italia. I fatti vengono falsificati e così anche lo ius soli scivola nel gran calderone della sicurezza, efficace strumento elettorale. La Lega lo cavalca ormai da tempo, in compagnia adesso del M5s che sullo ius soli ha fatto una giravolta con l’astensione al Senato, in pratica un voto contrario. Cosa sta accadendo? «Uno spostamento continuo di significati e tanta confusione», commenta Filippo Miraglia, vicepresidente dell’Arci che da anni è in prima fila nella campagna per la cittadinanza. «L’immigrazione si presta a una grande strumentalizzazione, per cui si passa da quelli che sbarcano a quelli che nascono, dai musulmani all’intercultura: tutto è uguale, tutto fa brodo per indurre una sensazione di assedio e di estraneità degli immigrati». Lo ius soli è stato tirato in ballo anche per spiegare la sconfitta del centrosinistra e il fallimento del Pd di Renzi alle ultime elezioni amministrative. «A me sembra una sciocchezza, perché il tema della sicurezza è sempre stato l’argomento principale della destra. È l’unica cosa che sanno dire alle persone che vivono la crisi economica: la colpa è degli immigrati».
Sempre a proposito delle elezioni amministrative, il 25 giugno, giorno del ballottaggio, un articolo diNando Pagnoncelli sul Corriere della Sera ha avuto un roboante effetto mediatico, rilanciato durante tutta la giornata e anche nei giorni successivi da tv e radio. Veniva riportato un sondaggio Ipsos: rispetto al 2011 gli italiani favorevoli a concedere lo ius soli ai figli di immigrati passano dal 71% al 44%. Il sondaggista poi spiega che gli italiani sarebbero preoccupati perché gli immigrati «sono giudicati troppo numerosi, gravano sui conti pubblici e competono nel mercato del lavoro» con i possibili rischi «per la sicurezza, non solo per gli episodi di microcriminalità (scippi, furti negli appartamenti, spaccio, ecc.) ma anche per la possibile presenza di terroristi». Ecco qua, il gioco è fatto. Ma il clima che si è creato pregiudicherà l’approvazione della legge, sostenuta da Pd, Mdp, Sinistra italiana e Ncd, e che attende da due anni dopo l’ok della Camera?
La senatrice Doris Lo Moro, Mdp, relatrice del disegno di legge, ammette di esserci rimasta male leggendo l’articolo di Pagnoncelli. «Quel sondaggio dimostra che più il tempo passa, per via dell’indecisione dei politici, e più sorgono dubbi anche in chi prima non li aveva», dice. Per questo bisogna fare in fretta e arrivare all’approvazione che secondo la senatrice, visto lo schieramento a favore, potrebbe avvenire entro la fine dell’estate.
L’articolo prosegue nel numero di Left in edicola
Umani si nasce razzisti si diventa
Attorno alla ius soli la politica italiana mostra il peggio di sé. Dalla Lega al M5S a una parte del Pd. Facendo carta straccia dell’articolo 3 della Costituzione
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