sabato 27 gennaio 2018

COMMENTO di Renata Rusca Zargar a SE NON ORA QUANDO? post precedente

Sono molto contenta di questa presa di posizione.

Nel 2016 avevo scritto un articolo su questo soggetto:


ripreso poi da OGGI


Sono consapevole, però, che in Italia non si riesce mai a cambiare nulla. La cosa migliore è mettersi le mani davanti agli occhi e far finta di non vedere. :-)

NO ALL'UTERO IN AFFITTO da Se non ora quando

Senonoraquando Genova ha firmato questa lettera che  sarà inviata ai segretari di partito vuoi firmarla anche tu?
Siamo una rete di associazioni, gruppi e singole che intendono far valere - tra i principi  fondativi della nostra civiltà e di una visione ricca della libertà delle donne - il rispetto della personalità femminile, la procreazione come atto libero non soggetto al mercato e la salvaguardia dell’umanità del bambino che non può essere oggetto di scambio. La pratica della maternità surrogata, in qualsiasi forma venga presentata, contravviene all’insieme di questi principi. La Corte costituzionale in una recente sentenza lo ha ribadito sostenendo che la maternità surrogata “offende in modo intollerabile la dignità delle donne e mina nel profondo le relazioni umane”. D’altra parte la maggioranza del popolo italiano, come un recente sondaggio ha rilevato, resta fermamente contraria alla surrogata.
Vi chiediamo pertanto di impegnarvi a rispettare il divieto di tale pratica previsto dal nostro ordinamento, di assumere misure per impedirne l’aggiramento e di agire a livello internazionale perché la gpa venga progressivamente abolita.
Noi saremo impegnate, nella prossima campagna elettorale, a valutare la coerenza dei programmi e delle candidature. Faremo campagna invitando a non votare candidati o candidate che manifesteranno posizioni contrarie al mantenimento del divieto.
Firme:  ArcilesbicaLaboratorio DonnaeLEF- Coordinamento italiano della Lobby europea delle donneRuaSe non ora quando - LibereSnoq - Genova, Elvira Reale - Associazione salute donna, Rosa di Matteo presidente Arcidonna Napoli, Stefania Cantatore - Udi Napoli, Andrea Catizone – Family Smile


Comitato Senonoraquando Genova
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Gruppo Facebook: Senonoraquando Genova
Twitter: @snoqgenova

Nuovo libro di Fernando Sorrentino: CONVERSACIONES CON JORGE LUIS BORGES

Sorrentino, Fernando y Huadi: Conversaciones con Jorge Luis Borges, Buenos Aires, Editorial Losada, 2017, 96 págs., 19,5 x 27,5 cm [Selección de las opiniones de Borges organizadas en nueve temas: “Geografías”, “Astucias literarias”, “Tango”, “Política”, “Colegas argentinos”, “Deportes”, “Escritores españoles”, “Dante Alighieri” y “Trabajos y bibliotecas”. Volumen de tapa dura, profusamente ilustrado por Huadi con caricaturas a todo color.]


giovedì 25 gennaio 2018

La metafisica della potentia in Francois Zourabichvili di Davide Inchierchia, OublietteMagazine


La metafisica della potentia in François Zourabichvili


Nel panorama della filosofia contemporanea, la figura di François Zourabichvili (1965-2006), nonostante la breve durata della sua parabola esistenziale ed intellettuale – prematuramente interrotta per il suicidio dell’autore – da alcuni anni comincia ad essere riconosciuta, anche al di là dei confini francesi, come un unicum, paragonabile per eccezionalità alla figura del nostro Carlo Michelstaedter (con cui peraltro Zourabichvili, indirettamente, condivide non pochi aspetti teoretici, oltre alla tragica morte).

Irriducibile ad entrambe le correnti dominanti nel dibattito filosofico odierno, e cioè lontano tanto dal contesto ‘epistemologico’ dell’analitica neo-empirista, quanto dall’orizzonte ‘narratologico’ del costruttivismo ermeneutico, l’opera di Zourabichvili si inserisce nel fiume carsico del cosiddetto «pensiero della differenza» che – dopo la grande ouverture tardo ottocentesca di Nietzsche – ha trovato in Michel Foucault e, a seguire, in Gilles Deleuze la massima espressione novecentesca.

Morte del soggetto?

Il carattere eccentrico della filosofia di Zourabichvili trova anzitutto corrispondenza nella esemplarità del suo Autore d’elezione, Baruch Spinoza, a cui egli nel 2002 ha dedicato il suo libro più innovativo – Spinoza. Una fisica del pensiero – coevo del saggio, Infanzia e regno. Il conservatorismo paradossale di Spinoza, che qui presentiamo.

Per le fondamentali implicazioni etiche e politiche di questa lettura dello spinozismo, che combina in modo originale le analisi deleuziane della corporeità con le riflessioni foucaultiane sulla microfisica governamentale – in particolare per la genealogia delle “chimere” che ineriscono al mito moderno dello Stato “sovrano” – rimandiamo all’ottima Introduzione della traduttrice e curatrice Cristina Zaltieri, nonché ai capitoli finali del testo (nella fattispecie il cap. VII “Il sogno trasformista della monarchia assoluta” e il cap. VIII “Cos’è una moltitudine libera? Guerra e civilizzazione”, pp. 229-277).

Qui ci limitiamo a sondare, per brevi tratti, la profondità speculativa tutta racchiusa in quel «conservatorismo paradossale» che compare in qualità di sottotitolo: una profondità metafisica che, se nasce certamente dal serrato confronto con la filosofia spinoziana, si rivela nondimeno costitutiva del pensare stesso di Zourabichvili.

Che cosa è, o meglio, che cosa “può” l’individuo?

È questa la domanda intorno cui gravitano le intense pagine, non facili, del filosofo francese, fin dalle iniziali considerazioni del Primo Studio, “Inviluppare un’altra natura. Inviluppare la natura” (pp. 59-110). Una domanda che a prima vista potrebbe suonare anacronistica, proprio nella nostra epoca, in cui sembra ormai assodata e quasi banale l’assunzione della morte del soggetto, la ‘liquidazione’ della individualità in tutte le sue manifestazioni.

Fine della soggettività che sarebbe l’effetto ultimativo, necessario ed irrevocabile, della de-umanizzazione operata dalla razionalità scientifica lungo l’intero corso del Moderno, il cui intrinseco artificialismo tecnologico oggi troverebbe fatale compimento nelle sembianze umbratili e fantasmatiche della realtà virtuale.

A tale rassegnata constatazione, che subisce l’obiettivismo della scienza inneggiando (in maniera non del tutto coerente) al relativismo dei valori, e che si reitera riproducendosi nelle infinite decostruzioni di tanta ermeneutica ‘debole’ e di tanto (sedicente) realismo ‘post-metafisico’, nulla concede la meditazione ontologica di Zourabichvili sull’individuo, la cui ratio è per lui ben lungi dal doversi esaurire nell’interpretazione ‘nichilistica’ che la tarda modernità ha dato, e continua a dare, di sé.

Il soggetto e l’Altro

La paradossalità della posizione ‘conservatrice’ di Zourabichvili rispetto al mainstream filosofico contemporaneo non si traduce, tuttavia, in un’adesione acritica al soggettivismo classico, cartesiano. E qui si riconferma la presenza cruciale di Spinoza: uno Spinoza molto ‘nietzscheano’ laddove, beninteso, anche Nietzsche sia stato sottratto all’ombra lunga ‘postmodernista’ di cui si è appena accennato (cfr. Maurizio Ferraris, Postverità e altri enigmi, Il Mulino 2017).

Spinoza agisce in Zourabichvili in un duplice senso.

Dapprima, teoreticamente, il concetto spinoziano di modo scongiura il rischio di scambiare il soggetto per una sostanza solipsistica auto-riferita e in sé conchiusa: il soggetto, ogni soggetto (quello singolo come quello collettivo) è espressione di una Sostanza che, pur incarnandosi nella rete immanente delle relazioni intramondane, tutte le trascende in quanto da nessuna relazione può mai venire definitivamente ‘com-presa’.

Al contempo, antropologicamente, la nozione spinoziana di conatus consente l’affrancarsi del soggetto dall’ipoteca intellettualistica che la modernità (o almeno, la sua versione ortodossa) gli ha spesso assegnato.

L’individuo, con la sua caratteristica intellettualità, non rappresenta una negazione della naturalità da cui proviene. La natura non “si annulla” nel soggetto pensante: l’individuo, al contrario, tanto più sarà tale – ossia, tanto più potrà ‘individuarsi’ (sese conservandi) – quanto più saprà pensare la natura che, in lui e fuori di lui, “si muove”.

Rendere “ragione” dell’Altro: è questa per Spinoza la ratio che fa del soggetto propriamente se stesso, perché soltanto l’intelligenza dell’alterità – di ciò che sempre ‘muta’ – assicura la “formazione” dell’individuo come identità, ossia come il Medesimo, ciò che sempre ‘sta’ (con tutte le risonanze hegeliane del tema, che Zourabichvili non manca di esplicitare).

Metafisica e potenza

Una siffatta interpretazione ‘energetica’ della ragione moderna – con la conseguente problematizzazione della matrice ‘politica’ che la innerva (l’inesausta dialettica tra politeia e polemos, tra ‘costituzione’ e ‘conflitto’) – rende la prestazione filosofica di Zourabichvili davvero sui generis, ma non deve trarre in inganno: non stiamo assistendo ad una versione aggiornata di “occasionalismo” irrazionalistico ed anti-moderno (che semmai del moderno razionalismo rappresenterebbe, qui come altrove, non altro che la cattiva coscienza).

La sfida lanciata da Zourabichvili si realizza sul piano ideale, anziché essere meramente ideologica. Si tratta di un’esperienza di pensiero rigorosa che ha dunque una veste, non arcaica, bensì archeica: è l’esperienza stessa della metafisica, la metafisica autentica (non certo quella degenerata in dogmatica), il cui fondamento – l’Arché – Zourabichvili intende riattualizzare.

Ciò che, ancora una volta, è reso plausibile dal ricorso al referente spinoziano, qualora si riporti all’attenzione una figura di notevole importanza per l’autore dell’Ethica: la metafora dell’infans. In virtù del principio cosmologico del «Deus sive Substantia sive Natura», con cui Spinoza legge in chiave ‘moderna’ l’antico Logos platonico ed ancor prima eracliteo, Zourabichvili ripensa alla medesima “volontà di potenza” che, trecento anni dopo, apparterrà all’Oltre-uomo di Nietzsche: l’allegoria metafisica del “fanciullo” che sa corrispondere – attraverso la ‘potenza’ della risata – all’eternità di ogni essente, al suo “eterno ritorno”, che è ‘potente’ in quanto  manifesta presenza dell’assoluto possibile (cfr. Rocco Ronchi, Il canone minore. Verso una filosofia della natura, Feltrinelli 2017).

Ecco perché il «conservatorismo paradossale» di Infanzia e regno non ha nulla di moralistico, pur facendosi portatore di un’istanza paidetica ed ‘umanista’ decisiva e radicale: l’auspicio che ciascun individuo (e di conseguenza ciascuna collettività) sappia riconoscere la propria essenziale Physis, la “natura” irripetibile della propria originaria Singolarità, immagine di quella immemorabile potentia ‘creativa’ dell’Origine che nessuna Ragione è in grado di de-terminare ‘scientificamente’, ma che fonda la possibilità ontologica della nostra stessa esistenza.

Written by Davide Inchierchia

Info

Sito Negretto Editore

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Fonte


VIDEO SUL KASHMIR


COSA HANNO FATTO - DEPUTATI PARTITO DEMOCRATICO


giovedì 18 gennaio 2018

CONVEGNO INTERNAZIONALE IN PORTOGALLO. DIFFONDERE LA PACE COME UN VIRUS di Renata Rusca Zargar


Diffondere la pace come un virus

Convegno internazionale in Portogallo

Zahoor Ahmad Zargar ha partecipato a un Convegno internazionale a Porto, in Portogallo, dal 14 al 17 gennaio,  sul tema: “Il terrorismo internazionale cosa possono fare le religioni per combatterlo?” in qualità di rappresentante dell’UCOII ( Unione delle Comunità Islamiche d’Italia). L' incontro é stato organizzato da HWPL (Heavenly Culture, World Peace, Restoration of Light), un' Associazione coreana non a scopo di lucro, in collaborazione con il Centro Krishna per l'autoconsapevolezza. Hwpl, che è affiliata all’ONU, ha fondato, infatti, alcuni anni fa l'Alleanza delle religioni per la pace perché sostiene che i leader religiosi possano trovare parole di pace ognuno nelle proprie scritture e diventare "messaggeri di pace" nelle loro comunità. Oltre a Zargar, relatori all'importante laboratorio di pace sono stati esponenti di varie religioni provenienti dall'Europa e dall'America. Per quanto riguarda i portoghesi, era presente il massimo esponente del Centro di Krishna ISKCON, Radha Govinda Dasa, e il rappresentante del Centro buddista Budfhist, Mr. Rui Almeida. Queste due persone avevano già partecipato al Summit  internazionale per la pace  in Korea a settembre.

Il loro messaggio é stato estremamente chiaro:  entrambi si sono convertiti, uno all'induismo e uno al buddismo. Nella religione prescelta hanno trovato ciò che intimamente cercavano. Soprattutto hanno superato l'odio e l'intolleranza, la smania di possesso e di denaro tanto comuni nel nostro tempo. L’incontro di Porto è stato, dunque, un grande insegnamento di accoglienza, amore per la diversità, serenità, per il pubblico presente ma anche per i relatori stessi.

Hwpl, però, non si ferma qui. I suoi volontari continuano a cercare, in tutti i paesi del mondo, persone tra i giovani, le donne, i politici, oltre che tra i leader religiosi, perché possano partecipare ai laboratori sulla pace. Essi diventeranno "messaggeri di pace" nella loro comunità. Chiunque lo desideri può entrare a far parte di questo percorso.

Se analizziamo oggettivamente la realtà, non possiamo nasconderci che questo è il più brutto dei mondi che siano mai esistiti. Di fronte al problema di una popolazione enorme (ottobre 2017, sette miliardi e mezzo), oltre alla piaga del terrorismo, falsamente religioso, c'è la concreta minaccia di una guerra atomica. Ma non basta: guerre ovunque, massacri, corruzione, ingiustizia sociale, sfruttamento, fame, schiavitù, leader politici che fomentano odio e disprezzo...

Non esistono ricette veloci per cambiare le cose.

HWPL cerca di diffondere il suo messaggio di pace come un virus: si tratta piano piano di cambiare mentalità e questo possono farlo solo le persone singole, nella loro famiglia, nella loro comunità sociale, nel loro gruppo grande o piccolo che sia.

Se ci crediamo, forse, non è tardi per salvare il pianeta e la sua gente.

Per informazioni: http://www.hwpl.kr/

http://www.controluce.it/notizie/diffondere-la-pace-come-un-virus-convegno-internazionale-in-portogallo/
http://www.liguria2000news.com/diffondere-la-pace-come-un-virus-convegno-internazionale-in-portogallo.html

martedì 16 gennaio 2018

UNA ROCCIA DI 5000 ANNI FA NEL KASHMIR CON UNA SUPERNOVA

Scoperta una roccia di 5000 anni fa su cui è raffigurata una Supernova


Sulla roccia, ritrovata nella regione del Kashmir, è stilizzata una supernova

di Renato Paone


Sollevare il naso all'insù e ammirare la volta celeste, una pratica che l'uomo compie da migliaia di anni. Almeno da circa 5000 anni, come dimostra il ritrovamento di una roccia su cui è raffigurata una pittura rupestre in cui compaiono due soli. Ma, a detta degli studiosi che hanno analizzato la roccia, solo uno di questi sarebbe il sole. L'altro corpo luminoso, infatti, è una supernova.


L'astrofisico indiano Mayank Vahia, della Tata Institute of Fundamental Research, ha affermato che la roccia, scoperta nella regione del Kashmir, risalirebbe al 3600 a.C., facendo di questa pittura rupestre la più antica rappresentazione di una supernova, nonché la mappa stellare più vecchia di sempre. Sulla roccia sono raffigurati due oggetti luminosi nel cielo, sotto cui compaiono animali e uomini.
Difficile datare una pittura rupestre, ma Vahia ha condotto uno studio meticoloso, procedendo per gradi. La pietra è stata scoperta all'interno delle mura di una casa risalente al 2100 a.C. Il più antico insediamento della regione, invece, risale al 4100 a.C., per cui secondo l'astrofisico, la pittura si collocherebbe a metà tra queste due date.

Il secondo passaggio dello studio è consistito nel capire il motivo della doppia rappresentazione di due soli. Ovviamente, la pittura non poteva raffigurarne due, in quanto nel nostro Sistema Solare ve ne è uno soltanto, così come non può essere la Luna, poiché non è possibile che la Luna piena compaia in cielo assieme al Sole, quantomeno non così vicini. Vahia è così giunto alla conclusione che l'oggetto luminoso raffigurato non fosse altro che una supernova, esplosa a distanza ravvicinata dalla Terra e tale da essere visibile a occhio nudo dai nostri antenati.

Quando esplode, una supernova rilascia un'enorme carica energetica che si propaga nello spazio per centinaia di migliaia di anni. Gli astronomi sono riusciti a recuperare le tracce di questa supernova e a calcolarne la potenza, ritrovandola nei loro database: la supernova raffigurata sulla roccia è la HB9. La sua esplosione sarebbe avvenuta intorno al 3600 a.C., il che confermerebbe anche la datazione della pittura. All'epoca, i nostri antenati la videro come un corpo celeste luminoso quanto una Luna piena, solo poco meno brillante, vista la breve distanza di "soli" 2600 anni luce.
Ma quel che più ha colpito gli studiosi sono le figure animali e umane rappresentate sulla roccia. Infatti, non si tratterebbe di una scena di caccia, bensì di costellazioni: l'uomo con l'arco e le frecce sarebbe Orione, l'animale cornuto la costellazione del Toro, l'uomo con la lancia in mano quella dei Pesci e il cane la galassia di Andromeda. E, sovrapponendo l'immagine su di una mappa stellare, tutto coincide.

L'astrofisico indiano ha però studiato altre rocce risalenti al medesimo periodo, senza mai trovare niente che assomigliasse solo vagamente a una mappa stellare. Nonostante la quasi perfetta sovrapposizione della pittura a una mappa stellare del cielo così come sarebbe potuto apparire all'epoca, si potrebbe comunque pensare a una coincidenza. Ma Vahia si dice convinto della sua scoperta, tanto che si è già messo già alla ricerca di un reperto simile che possa provare la veridicità dello studio condotto sulla pittura rupestre.

martedì 2 gennaio 2018

CENTO FARFALLE E... PIU 'raccolta poetica di Massimo Pinto


In libreria “Cento Farfalle e… più”: la raccolta poetica di Massimo Pinto pubblicata da Bastogi Libri



“[…] La finestrella inquadra/ di luna argenteo il lume/ che illumina la roccia/ della casa di Dio. Di pietra è il mio giaciglio,/ ruvida la coperta,/ mentre tra me io prego/ che notturni piaceri/ non vengano a tentare/ il mio giovane corpo:/ occhi di brace e seni/ di fanciulla tra i fiori,/ che ergono il mio sesso./ Tutto ho compiuto ormai:/ mi addormento sereno./ Clemente il Buddha viene,/ tra le braccia mi prende/ e in volo mi conduce/ lassù, sempre più in alto,/ del Chomolungma in cima./ […]Il monaco tibetano

“Cento Farfalle e… più” è una raccolta poetica dell’autore Massimo Pinto, pubblicata nel 2017 dalla casa editrice Bastogi Libri. Abbiamo conosciuto l’autore nel 2016 con il romanzo “Il trono del padre L’innocenza”, uno spaccato della relazione esistente tra padre e figlio attraverso due momenti storici diversi: il 1950 a Roma ed il 1820 a Vienna nella corte di Napoleone Bonaparte. Inaspettata una raccolta poetica che mette in luce le simboliche vedute e l’ampiezza di spirito di uno scrittore che ha esordito in prosa con un romanzo di carattere storico ed antropologico/familiare.

 “Cento Farfalle e… più” apre, successiva alla Prefazione di Massimiliano Grotti, con un consiglio per il lettore pronunciato in modo solenne dallo stesso Pinto: “Le poesie non dovrebbero essere lette rapidamente come un romanzo, tutte di seguito in fila; anzi sarebbe bene leggerne non più di tre o quattro nella stessa giornata, e su quelle soltanto soffermarsi a lungo sino a che non rivelino tutto ciò che debbono rivelare, che sarà diverso per ogni lettore. Soltanto dopo si dovrebbe andare avanti. Una per una sono poesie, una dopo l’altra un romanzo, come lo srotolare visivo di un “volumen” di una ipotetica colonna romana.” Un consiglio valido per tutti i versi che son stati scritti perché essi rappresentano l’essenza di un lungo e tortuoso dialogare del pensiero che il poeta opera incessantemente per mesi, anni.

Nello specifico Massimiliano Grotti scrive:Così, mentre la narrativa si rivela un viaggio verso altri mondi e realtà, la poesia si struttura come un lento cammino verso il proprio io interiore, spingendo l’uomo a ritrovare il senso di sé per ristabilire una naturale comunicazione con le cose e con i suoi simili, per indurlo a momenti di meditazione e di riflessione sulla temuta realtà e sul suo rapporto con gli altri. […] La poesia, difatti, è anche rispondere a quella voce interiore che proviene dal profondo, un richiamo intraducibile e ineffabile per mezzo della prosa ma che si concretizza mediante l’arte poetica. Il linguaggio diviene strumento attraverso cui, ancor prima di comunicare, si vuole esprimere uno stato e dove ogni agglomerato di vocali e consonanti, ogni parola può suscitare emozioni diverse in lettori e uditori differenti. Il poeta, così, utilizza le parole non per la mera comunicazione pratica bensì per esprimere una particolare condizione dell’essere, dell’anima.

“Cento Farfalle e… più” consta di tre parti denominate I frutti acerbi sui rami”, “La messe maturaed ormai ingiallite, cadono le foglie”. Le liriche sono immerse in una pluralità di metro che riecheggia le pubblicazioni degli scorsi secoli, non è infatti abituale nella pubblicazione contemporanea trovarsi davanti un’opera che spazia dai versi liberi agli endecasillabi, ai decasillabi, ai novenari, ai settenari, ai senari, da strofe strutturate (eptastiche, cinquine, quartine, ecc.) a quelle libere, sino all’assenza di strofe, dall’assenza di rima alle rime baciate o alternate, dalla lirica compatta al poemetto, in un godibile, sapiente ed ispirato alternarsi, ove anche la forma diventa parte della sostanza.

Esplorazione del verso, esplorazione della struttura che si impadronisce della parola sino alle viscere del simbolo. Nella Prefazione di Grotti, infatti, troviamo: “Optando talvolta per il verso libero, tipico di molta poesia contemporanea, talora per una metrica più tradizionale, il poeta impiega sillabe e versi nella decisione di tagliare e interrompere il flusso poetico attraverso un abile impiego delle strofe o della struttura della rima, tra assonanza o consonanza. La musicalità e il ritmo conferiscono maggiore matericità alle parole di Massimo Pinto, dotandole di ulteriore espressività soprattutto alla luce di un passato costellato di soddisfazioni, di rimpianti e di quel senso di perdita, costante della vita umana.

Non sembra sia bastato/ mettere in evidenza,/ con sondaggi spaziali,/ il cosmico irrisorio/ di questo nostro globo/ e, conseguentemente,/ la sua fragilità.// Ogni giorno di più/ stiamo continuando/ a vendere tamburi,/ di pretender fingendo/ il silenzio assoluto!I signori della guerra

Massimiliano Grotti nell’esporre le tematiche presenti in “Cento Farfalle e… più” configura i versi come “[…] una cosmogonia onirica in una costante tensione al realismo dando voce alle emozioni, alle fantasie, ai rimpianti, alle riflessioni di una vita vissuta con sentimento e passione, nel bene e nel male, ma anche con esperienze attinte dalla storia, la sua e la nostra storia, e dai più remoti angoli del mondo. E proprio la tematica del bene e del male, del giusto e dello sbagliato, del Libero Arbitrio viene affrontata in un approccio dai tratti nicciani ma al contempo dando voce, in Volontariato, a chi è dimenticato o diverso in un’aspra critica sociale:Tra i borderline non ho mai trovato/ difficoltà a comprendere ed agire,/ mentre feroci ostacoli mi han posto/ le persone “normali” dello staff/ che speculava su disgrazie altrui.””

Massimo Pinto è nato e vive a Roma, laureato in Economia alla Sapienza ed in Teologia presso l’Ateneo Romano della Santa Croce. È Croce al Merito Melitense del Sovrano Militare Ordine di Malta. Nel 1998 ha pubblicato il saggio “Stato sociale e persona”. Nel 2016 pubblica con la Bastogi Libri “Il trono del padre L’innocenza” premiato il 17 giugno 2017 con una Segnalazione Particolare della Giuria presso la prestigiosa Abbazia di San Fedele a Poppi (Arezzo) per la 42° edizione del Premio Letterario Casentino, nella sezione narrativa/saggistica edita.



[…] Ma dorme il pescatore,/ sentendo come è grande/ il pensiero del mare/ nella notte d’incanto,/ incontrastato nume/ delle radiose albe/ dai rosei polpastrelli,/ dei purpurei tramonti,/ e dalla barca sogna,/ libero, di tuffarsi/ nei tuoi abissi profondi,/ stupefatto di gioia,/ respirando le acque/ dal tuo canto sedotto,/ e, quindi unito a te,/ finalmente tuo eguale,/ salire oltre le stelle.” Sogno del pescatore 

Written by Alessia Mocci 

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