venerdì 29 marzo 2019

EMOZIONI ROMANE di Renata Rusca Zargar



Andare a Roma, per me, è sempre stata un'emozione, fin dalla prima volta, a diciassette anni, quando avevo partecipato a una delle pochissime gite scolastiche che i miei genitori mi avessero permesso. Allora, avevo dovuto spiegare alle compagne le particolarità della statua di Marco Aurelio in Campidoglio (ognuno aveva un monumento da raccontare), ma l'evento più fenomenale della gita era stato che un ragazzo con la moto mi aveva seguita. Certo, erano altri tempi, con quel ragazzo non avevo neppure parlato anche perché con le mie insegnanti suore non c'era molto da scherzare. Ma il fatto stesso che un tizio seguisse proprio me, invece, di altre mie compagne più alte, più magre, più belle, era stato un evento indimenticabile. Un altro punto fermo di quella prima visita era stato che, passando con il nostro pullman per le strade della città, avevo notato che le donne erano vestite diversamente da noi savonesi: erano più libere e non seguivano i canoni della moda benpensante del tempo. Forse, esteticamente, potevano essere non perfette ma, evidentemente, erano se stesse e non più schiave del gusto altrui. Quei giorni di meraviglia, dentro e fuori, hanno contribuito a formare la mia identità e ci sarà, dunque, per sempre, un'atmosfera che fa parte di me. Roma, la città dell'eterna bellezza, primavera, felicità. Atmosfera condivisa molti anni dopo con il mio fidanzato, poi marito, indiano, venuto a trovarmi in Italia, e ancora con figli, alunni, amici. Le volte sono state innumerevoli, e sempre ho avuto la stessa impressione di incanto.
Questa volta, sono tornata a Roma per partecipare, il 16 marzo, a un incontro tra i sostenitori di Roberto Giachetti e Anna Ascani, già candidati alla segreteria del Partito Democratico, conquistata poi da Zingaretti.
Per la prima volta, allora, sono entrata con soddisfazione nella sede del Partito democratico di Roma, la stessa che vedo sempre in televisione. Quindi, noi, giunti da tutte le parti d'Italia, ci siamo accalcati nella sala più grande della sede. Eravamo una folla e tanti sono dovuti rimanere in piedi o si sono seduti, come me, sui tavoli.
Tra le ore 12 e le 16 e quindici, 45 persone, tra tutti i presenti, non big di partito ma collaboratori, segretari di circolo, militanti, sono intervenuti per circa tre minuti a testa, spesso sforando un po’ perché avevano tanto da dire. Hanno ribadito l'entusiasmo e il “coraggio un po’ matto di mettersi in gioco” per aver sostenuto una candidatura priva di importanti capi di partito, ma con un grande valore politico e riformista. Tutti interventi pregevoli, anche perché moltissimi relatori erano giovani, a partire da un ragazzo di 15 anni, molto orgoglioso di essere stato accolto nel gruppo come essere pensante e non “a pacche sulle spalle”.
Una ragazza di 28 anni, di Napoli, ci ha spiegato che le persone le dicevano: “Ma cosa capisci tu, che sei del partito delle élite, cosa ne sai dei problemi delle persone? Guarda Di Maio, invece, lui sí che è un esempio, lui ce l’ha fatta!“ Non sarà facile, dunque, ridimensionare le bufale e i pregiudizi messi in giro, a solo scopo elettorale, dai partiti al governo. Il PD non è il partito delle élite, è di tutti, élite e persone normali. Noi, ad esempio, presenti in sala, come tutti i volontari, in Italia e persino all'estero, siamo persone normali che collaborano perché ci credono, senza aspirare a poltrone o incarichi prestigiosi. Non sarà facile anche far capire a certi genitori che, casualmente, a una persona è capitato di diventare ministro ma è un modello non ripetibile. I nostri figli debbono essere ricchi di cultura, per avere una vita degna, e di competenze, perché i tempi sono molto complessi. D’altra parte, ai tempi di Berlusconi, tante madri avevano sperato che le loro figlie potessero diventare reginette dello spettacolo, anche nel caso, per arrivarci, avessero dovuto accettare spregevoli compromessi.
Non nascondo che, qualche volta, in quelle ore di ascolto, mi sono scese le lacrime nel vedere tanti giovani impegnati che cercano di cambiare un mondo diventato invivibile, dove vigono l’odio, gli slogan, mentre il merito ripugna come lo studio, il lavoro, la cultura.
Il Partito Democratico deve coinvolgere le persone, deve sfatare le bugie, gli slogan semplici ma fasulli, e non sarà facile.
Per il gruppo di Savona, ha parlato la nostra coordinatrice, la dottoressa Livia Macciò. Ha ricordato che noi, a Savona, per spiegare i punti del programma Giachetti-Ascani, abbiamo avvicinato le persone e siamo arrivati a coinvolgere la base. Ora, dobbiamo continuare, sviluppare il programma politico della nostra mozione europeista, di scienza e cultura, di promozione del lavoro, collaborando con tutto il Partito, creando, magari, dei gruppi di studio  tematici. Prima di tutto, però, ha ribadito, bisogna fare una formazione sulla comunicazione, creare, cioè, un gruppo di persone veramente capaci di comunicare.
Infine, Anna Ascani e Roberto Giachetti hanno fatto l'intervento finale, pochi minuti per uno. Utili soprattutto a rimarcare quanto la platea fosse attenta e interessata a tutti gli interventi, dal primo all'ultimo, e che saremo minoranza nel Partito comportandoci sempre lealmente. Sono contento, ha concluso, infine, Giachetti, della presenza di tante persone con meno di 40 anni che hanno passione e voglia di fare squadra.
Domenica 16, infine, c’è stata la proclamazione del nuovo segretario Zingaretti, e la nuova assemblea nazionale. Questa volta, hanno parlato i grandi personaggi, oltre al segretario, e ognuno ha tracciato la sua linea. Saranno i fatti, poi, a valutare la fedeltà agli intenti.
Ma l'incanto romano era stato in quella sala che non accetta l’odio, la perdita di diritti umani, la brutalità di questo periodo. Sono state grandi emozioni ispirate al buono e alla giustizia di una visione di futuro. Così, ne ho preso, sabato, a piene mani. Perché l'amore, l'accoglienza, la comprensione sono vita.
http://www.liguria2000news.com/emozioni-romane-di-renata-rusca-zargar.html
https://www.controluce.it/notizie/emozioni-romane/

mercoledì 6 marzo 2019

SPERO IN UN CLIMA MIGLIORE DENTRO E FUORI IL PARTITO DEMOCRATICO di Renata Rusca Zargar


Spero in un clima migliore, dentro e fuori il Partito democratico

Le primarie del Partito democratico si sono concluse molto positivamente. Considerando il generale clima di ostilità nei confronti di questo Partito, ritenuto responsabile di tutti i mali dell'umanità, a partire dalla cacciata dal Paradiso terrestre in poi, non ci si aspettava un’affluenza tanto alta.

Invece, probabilmente, inizia a stemperarsi quell’ubriacatura di slogan che aveva fatto balenare ai semplici elettori la soluzione di tutti i loro problemi in un attimo (chiedo scusa, in un twitt) o in una diretta Facebook a base di rigatoni o di Nutella (ahimè, non ci sono più le belle fanciulle in carriera che stirano le camicie)!

Forse, l'atmosfera di razzismo, odio personale, machismo, sessismo, omofobia, ha spaventato qualcuno in grado ancora di valutarne le amare conseguenze sui nostri figli e nipoti.

Così, in molti hanno perso tempo, fatica e denaro (due euro) per collaborare alla scelta democratica e civile del Segretario dell'unico partito riformista e progressista in grado di contrastare tanto cupo reazionario ritorno a un nostro brutto passato.

Si dice che siano andati a votare, nonostante non fosse permesso, dirigenti o elettori di partiti della sinistra che hanno sempre ostacolato e combattuto il Partito democratico, contribuendo a far perdere le elezioni e mettendo il paese in mano alle destre più estreme. Evidentemente, si tratta di persone che non capiscono ancora la democrazia e che vogliono influenzare le scelte altrui a proprio comodo, per ritagliarsi, magari, qualche poltrona. Persone che non hanno rispetto della propria dignità.

Si dice anche che si siano presentati ai seggi elementi dei 5Stelle, angosciati dallo stretto abbraccio dell’alleato di governo che, come quello della femmina della mantide religiosa, divora il maschio dopo aver copulato (e persino durante), cominciando dalla testa. Tali 5Stelle sarebbero speranzosi di salvarsi, alleandosi con il nuovo Pd.

Anche nel caso ci siano state davvero le flebili minoranze della sinistra e qualche timido 5Stelle, il risultato non cambia affatto. La quantità di votanti e la personale percentuale di successo del nuovo Segretario lo pongono al di sopra di ogni contestazione.

Vero è che i giovani sono stati pochissimi. Io, ad esempio, mi trovavo a un seggio dove esprimevamo battute scherzose del tipo: “Facciamoci un selfie con questo elettore, a testimonianza del fatto che i giovani esistono!“

È evidente che il Segretario, prima di tutto, dovrebbe rivolgersi ai giovani, per recuperare futuro al Partito, anche se non sarà facile. I giovani, nella stragrande maggioranza, sono stati abituati alla vita comoda, non hanno vissuto guerre, per fortuna, né le difficoltà del dopoguerra. Sono nati nel consumismo e nei diritti, hanno potuto andare a scuola, scegliendo magari di non voler studiare, hanno avuto le cure sanitarie che altri, nel mondo, non hanno ancora. Forse, vogliono tutto e subito, ma hanno incrociato una durissima crisi economica che ha stremato il paese e l’Europa. Nessuno potrà dare loro tutto, anzi, saranno loro stessi a doversi impegnare per migliorare la posizione personale e del paese. Un buon inizio, per incoraggiarli, potrebbe essere lasciare molto spazio ai giovani nella classe dirigente del partito, indipendentemente dal candidato Segretario che abbiano sostenuto durante le primarie, perché, è inutile negarlo, i giovani comprendono e si avvicinano ai giovani.

Le primarie, dunque, hanno fatto immaginare che ci sia un po’ di riscossa nel paese. Per ora, i sondaggi non danno ancora il Partito democratico in crescita, ma avremo modo di valutarlo alle prossime elezioni europee. Per ora, resiste lo zoccolo duro delle persone che non si curano di sirene e miraggi ma sono consapevoli che, in un mondo globale di quasi otto miliardi di persone, non esistano semplici ricette per diventare tutti ricchi e felici. L’Italia, poi, che, per tanti anni, ha perso il treno di riforme, giustizia, ammodernamento, lotta alla corruzione e alle mafie, avrebbe avuto bisogno di continuare a lungo quel processo di riforme civili, sociali, economiche, iniziato dai governi Renzi e Gentiloni. Questo, purtroppo, non è avvenuto. Abbiamo lasciato il paese in mano ad altri che, oltre all'atmosfera disumana che stiamo vivendo, ci hanno precipitato di nuovo nella crisi e nella recessione.

Io penso che siano stati commessi tanti errori, da tutti, ma  mi ha dato assai dispiacere, anche perché denota cecità politica, il pressante sentimento di odio personale nei confronti di Matteo Renzi, sia all'esterno ma, soprattutto, all’interno del partito. Odio per  una persona che era stata scelta, a suo tempo, democraticamente, da milioni di elettori.

L’astio ci ha reso tutti ciechi e staliniani, mentre si sono sprecate su di lui le previsioni più fantascientifiche. Al seggio, ho avuto occasione di ascoltare parecchie amenità. La più simpatica è stata: “Vi do i due euro, se non li date a Renzi!” Si tratta di personaggi che si commentano da soli e che fanno il paio con un presunto uomo di “sinistra”, ex sindacalista, che mi aveva detto di aver votato Lega. Inutile spiegargli che ha svenduto quelli che avrebbero dovuto essere i suoi valori incorruttibili.

Spero, infine, che il clima del Partito cambi, che ci si riconosca in base a valori comuni, diritti umani, rispetto, cultura, progresso, dignità e lavoro per tutti. Spero che le opinioni diverse si possano manifestare con rispetto e argomentazioni ma che, poi, si prendano decisioni democratiche da osservare tutti insieme.

Spero, insomma, che ci sia ancora un futuro per questo paese.