sabato 7 aprile 2018

Non vogliamo i migranti ma ovunque distruggiamo le terre e il pianeta. Il disastro dei biocarburanti e dell'olio di palma


In ogni litro di carburante ci sono olio di palma, colza, grano o barbabietola: la UE impone queste miscele. La coltivazione di olio di palma causa gravi danni ambientali. Nel Borneo, la popolazione di oranghi si è ridotta di 100.000 unità. La UE sta discutendo la sua futura politica in materia di bioenergia. 

La UE decide sulla sua futura politica in materia di bioenergia. I biocarburanti non sono la soluzione per i trasporti.
Le foreste tropicali del mondo vengono distrutte e sostituite da monocolture destinate alla produzione di biocarburanti. L’abbattimento delle foreste rilascia grandi quantità di carbonio nell'atmosfera. Anche gli studi  commissionati dalla UE arrivano a questa conclusione. Il biodiesel dell'olio di palma rilascia tre volte più emissioni nocive per il clima rispetto al diesel fossile.
La superficie dedicata alla produzione di biocarburanti per la UE copre 8,8 milioni di ettari (dimensione dell'Austria!). Due terzi di questi sono al di fuori della UE. Nel sud-est asiatico, le piantagioni di palma per il biodiesel europeo si estendono per 2,1 milioni di ettari, secondo il rapporto UE.
Oranghi, tigri, rinoceronti ed elefanti perdono il loro habitat. Nel Borneo la popolazione di oranghi è stata ridotta di 100.000 unità negli ultimi 16 anni.
Nel 2016, le auto dei 28 stati membri hanno bruciato 22 miliardi di litri di biocarburante. Secondo i piani della Commissione Europea, le auto continueranno a trasportare nei loro serbatoi cibo convertito in biodiesel ed etanolo. Quasi la metà dell'olio di palma che importa ogni anno - 2,4 milioni di tonnellate nella UE - è destinato alla produzione di biodiesel.
Ora abbiamo l'opportunità di cambiare la nefasta politica dell'Unione Europea sulle mete dei biocarburanti. Attualmente, la Commissione, il Parlamento e il Consiglio dei Ministri discutono della politica energetica fino all'anno 2030. Firma la petizione.

L'olio di palma è quasi impossibile da evitare - è nei nostri alimenti, cosmetici, prodotti per la pulizia e nel serbatoio delle nostre auto. Questa materia prima rappresenta innumerevoli vantaggi per le grandi aziende, sottraendo la terra e il sostegno dei piccoli agricoltori. Sfollamenti violenti, tagli delle foresta e l'estinzione delle specie sono le conseguenze del nostro consumo.
Cosa possiamo fare per proteggere le persone e la natura?
Il punto di partenza - La foresta nel serbatoio e sul piatto
Con 66 milioni di tonnellate all'anno, l'olio di palma è l’olio vegetale di maggior produzione. Il suo basso prezzo nel mercato globale e le sue caratteristiche che lo rendono di facile lavorazione hanno contribuito a fare si che oggi, un prodotto industriale  su due di quelli acquistati al supermercato lo contengono tra i loro ingredienti. Oltre ad essere presente nelle pizze congelate o precotte, nei biscotti, o margarine, l’olio di palma si trova anche in creme per il corpo, saponi, cosmetici, candele e detersivi.
Ciò che quasi nessuno sa è che nell'Unione Europea confluisce quasi la metà dell'olio di palma importato nei così chiamati biocombustibli. L’obbligo previsto dalla legge dal 2009 di miscelare i biocarburanti con la benzina e il gasolio è una delle principali cause di deforestazione nelle foreste tropicali.
Da allora, le piantagioni di palma da olio si sono diffuse in tutto il mondo arrivando a coprire 27 milioni di ettari. In una superficie grande come la Nuova Zelanda, le persone e gli animali subiscono l'espansione di questi "deserti verdi".

Le conseguenze - La morte persino nelle minestre in busta
Nell’umidità dei caldi tropici attorno alla linea dell'equatore ci sono le condizioni ottimali per la coltivazione della palma da olio. Nel sud-est asiatico, America Centrale e in Africa si tagliano e bruciano giorno per giorno grandi superfici di foresta per fare spazio a grandi piantagioni. Così, si emettono grandi quantità di gas serra nell'atmosfera, che sono dannosi per il clima globale. L’Indonesia, il principale paese produttore di olio di palma, nel 2015 è stata in parte responsabile - in misura maggiore rispetto agli Stati Uniti - delle emissioni di gas serra. Il CO2 e le emissioni di metano sono la ragione del perchè  il biocombustibile da olio di palma sia tre volte più dannoso per il clima del carburante di origine fossile.
Ma non ne risente solo il clima: con gli alberi scompaiono specie animali in via di estinzione come oranghi, elefanti pigmei del Borneo e le tigri di Sumatra. Spesso, i piccoli agricoltori e le popolazioni indigene che da generazioni vivono nelle foreste e le proteggono patiscono sfollamenti devastanti. In Indonesia, ci sono attualmente più di 700 conflitti per la terra in relazione al settore di palma da olio. Inoltre, nelle piantagioni classificate come "sostenibili" o "bio" ci sono sempre più violazioni dei diritti umani. 
Noi consumatori non conosciamo abbastanza questo tema. Il nostro consumo quotidiano di olio di palma ha conseguenze negative dirette per noi: nell’olio di palma raffinato ci sono grandi quantità di esteri di acidi grassi nocivi per la salute, che danneggiano il materiale genetico e possono causare il cancro.

La soluzione - Una Rivoluzione nei serbatoi e sul piatto

Rimangono solo 70.000 oranghi nelle foreste del sud est asiatico. La politica dei biocarburanti porta le scimmie sempre più vicino all'orlo dell'estinzione: ogni nuova piantagione di palma da olio distrugge porzioni dei loro habitat. Per aiutare questi nostri parenti stretti, dobbiamo fare pressione sui politici. Ma si può anche fare molto nel nostro quotidiano.
Questi semplici consigli vi aiuteranno a riconoscere l'olio di palma per evitarlo e rifiutarlo:
  1. Cucinare e scegliere: cibi prodotti localmente, ingredienti freschi, mescolati con un po 'di fantasia non hanno paragoni rispetto a  prodotti industriali preconfezionati (quelli che contengono olio di palma). Per la cottura è possibile utilizzare oli tradizionali, come olio d'oliva, di girasole, di mais o di lino.
  2. Leggere l’etichetta: dal dicembre 2014, sulle confezioni di cibo è necessario indicare se un prodotto contiene olio palma. Nella cosmetica e nei prodotti per la pulizia della casa si nasconde il divoratore delle foreste dietro una moltitudine di termini chimici. Cercando in rete si possono facilmente trovare alternative prive di olio di palma.
  3. • Il cliente ha sempre ragione: Che prodotti senza olio di palma avete? Perché non avete prodotti a base di olio di produzione locale? Chiedendo al personale e scrivendo lettere ai produttori di alimenti, stimolerà le aziende a preoccuparsi di più dell'accettazione dei loro prodotti. La pressione dell'opinione pubblica e la crescente consapevolezza riguardo all'olio di palma hanno già spinto alcuni produttori ad evitare l’uso del olio di palma, almeno in alcuni paesi europei come la Germania o l'Italia, dove recentemente questo problema è stato trattato diffusamente.
  4. Trasporto pubblico invece dell’ auto: quando possibile, andare  a piedi, in bicicletta o con i mezzi pubblici.
  5. Informarsi e diffondere le quanto appreso: economia, mercati e politica vorrebbero farci credere che i biocarburanti sono rispettosi dell'ambiente e che le piantagioni di palma possono essere sostenibili. Salviamolaforesta.org. mette a disposizione informazioni sulle conseguenze dell'espansione delle piantagioni di palma da olio e le campagne che sostiene possono facilmente essere diffuse in tutte le reti sociali.
Inoltre:
  1. Petizioni e pressione politica: le petizioni on-line aiutano a fare pressione  sui politici responsabili della gestione delle politiche sui biocarburanti e le importazioni.
  2. Farsi sentire: manifestazioni e azioni creative dirette in strade e piazze catturano l'attenzione della gente e dei media. Lo stesso accade anche per l’attenzione dei politici.

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