domenica 29 luglio 2018

Israele tra il comico e l’illegale: arrestati tre artisti italiani di Patrizia Cecconi da Gaza

28.07.2018 - Gaza - Patrizia Cecconi 
Poche ore fa l’esercito di occupazione israeliano è entrato a Betlemme, città a tutti gli effetti sotto la giurisdizione palestinese ed ha arrestato un artista italiano e due suo collaboratori. L’artista in questione si chiama Jorit Agosh ed è piuttosto famoso per le sue abilità di ritrattista.
Jorit è venuto da Napoli per dipingere sull’illegale muro di separazione costruito da Israele sui territori palestinesi, il ritratto di Ahed Tamimi, l’adolescente arrestata dall’esercito israeliano (come purtroppo altre centinaia di adolescenti o addirittura bambini) e divenuta simbolo della resistenza e dell’orgoglio palestinese. Il ritratto sarebbe stato un omaggio e un regalo per la sua scarcerazione.
La ragazza dovrebbe essere rilasciata dopodomani, 30 luglio dopo aver scontato sei mesi di prigione per aver schiaffeggiato un soldato entrato nel suo giardino con l’intenzione di sparare ai giovani che stavano manifestando in strada. Il cugino di Ahed, un ragazzino di 15 anni era stato appena colpito gravemente alla testa da un commilitone del soldato schiaffeggiato da Ahed.
Il caso fece scalpore grazie a un video girato dalla mamma di Ahed, a sua volta arrestata successivamente, così come fece scalpore, ma solo negli ambienti “informati”, la disparità di trattamento giuridico tra la ragazza palestinese ed una colona ebraica anch’essa colpevole di aver schiaffeggiato un soldato ma senza le attenuanti della giovane Tamimi. Alla colona si “perdonò” lo schiaffo mentre Ahed ha scontato sei mesi e forse ne avrebbe scontti molti di più se il suo caso non fosse diventato pubblico e seguito dai media internazionali.

Il rilascio della ragazza, una festa per i palestinesi e per i filopalestinesi, sarebbe passato più o meno inosservato agli occhi del mondo, non più né meno di quanto passino inosservati gli omicidi quotidiani di palestinesi di ogni età da parte dell’IOF.
Ma a volte l’arroganza del potere non è un buon consigliere e così Israele ha commesso un errore. Invece che lasciare intatto il bel ritratto di Jorit Agosh che avrebbe attirato soltanto chi è già interno alla causa e presto sarebbe entrato nella ritualità inoffensiva, ha arrestato l’artista e i suoi amici.

Israele ha dimostrato così, anche a quella parte di mondo sempre indulgente verso le sue violazioni, che non rispetta neanche la libertà di espressione artistica, per di più non in territorio definito israeliano, ma in territorio a tutti gli effetti palestinese.
Scivola sempre più in basso questo Stato ebraico e diventerà presto un enorme problema per quei suoi cittadini, sionisti per definisìzione in quanto suoi cittadini per scelta, ma con l’illusione che il loro Stato possa essere realmente democratico e non solo definito tale per opportunismo politico.

Bene, Ahed ha avuto un’inespettata pubblicità, ed anche il suo ritrattista l’ha avuta. Perciò Israele stavolta ha fatto un autogol che potrebbe essere definito ridicolo e liquidato con una risata di spregio se non ci fosse la seria preoccupazione che farà pagare ai palestinesi, e forse alla stessa giovane che ancora è nelle sue galere, questo grave errore di stupidità olttre che di disprezzo delle regole della democrazia.

Il governo italiano è stato allertato, perché Jorit, nonostnte il suo nome esotico è un cittadino italiano ed ora la Farnesina sta trattando con Israele per il suo rilascio che alcune fonti danno per imminente.

Veramente Israele sta diventando un elemento imbarazzante nel consesso dei paesi cosiddetti democratici. e non c’è motivo di sperare che il suo padrino Trump, a sua volta seriamente imbarazzante, possa dargli buoni consigli. C’è da sperare nella parte sana della Knesset, quella che ha provato ad opporsi anche alla modifica sostanziale e formale dello stato democratico nella sua conversione in stato etnico-religioso. Per farcela a fermare questa discesa lamentata anche da giornalisti israeliani progressisti c’è bisogno che i governi amici rivedano le loro posizioni.

Intanto speriamo di vedere un buon esempio da parte del nostro ministero degli esteri chiamato in gioco con la violazione di un paio di diritti che non solo sono tutelati dal Diritto internazionale, ma fanno parte dei pilastri della nostra stessa Costituzione.
Buon lavoro ministro Moavero.

sabato 28 luglio 2018

da SENONORAQUANDO:riflessione sulla maternità

Senonoraquando Genova invita a riflettere su messaggi pubblicitari di questo tipo, che solo incidentalmente non riguardano la nostra città.
"La vita inizia quando senti il desiderio di un figlio": stereotipicamente riconduce la felicità autentica della donna - badate bene solo della donna, i padri o la famiglia in generale non sono nominati - al desiderio di procreare. Questo è un tipico atteggiamento patriarcale per tenere le donne sottomesse. E paradossalmente sottrae loro il potere biologico generativo mettendolo nelle mani della tecnica, della medicina, degli interessi delle multinazionali farmaceutiche e di tutto l’indotto che gira intorno a questo mercato, dunque, in particolar modo, nelle mani degli uomini.
"L’esperienza, la tecnica e l’amore” questo slogan è molto chiaro! Il figlio del desiderio non è più il figlio dell'amore ma della tecnica e dell’esperienza medica, prima di tutto. 
Crediamo sinceramente che le donne debbano ribellarsi a una lettura della maternità così degradante, riprendersi il potere della maternità con coraggio e battersi perché i Governi investano in riforme tese a restituire alle donne la possibilità concreta di diventare madri quando la natura biologica lo consente e non a sostenere un capitalismo malato che ha sempre più bisogno di corpi umani come materia prima, di cui spezzetta parti per metterle sul mercato - ovuli, uteri e anche spermatozoi - per renderle materia grezza nelle mani di altri uomini.
 

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LA LEGIONELLA di Angela Fabbri


Adesso risalta fuori


                                                  

                                                      LA   LEGIONELLA



e tutti spalancano gli occhioni?

E’ andata persa la nota storica (ormai mitologica) di 30 esatti anni fa sull’argomento?

A cosa serve INTERNET?

Ma sarebbe sufficiente l’IGIENE. Tenere sempre puliti e disinfettati i CONDIZIONATORI.

Di cui si fa gran uso nei locali pubblici, così come negli alberghi e naturalmente negli OSPEDALI.

La  ‘Legionella’  dal nome vezzoso è una malattia infettiva che, appena scoperta e subìta, venne chiamata  ‘MORBO  del  LEGIONARIO’.

Cercatene la storia sul WEB.

Se non ricordo male è legata a un albergo e a un ri-incontro che lì avvenne fra ex-Legionari.

Tenuto conto che l’aria condizionata è ormai d’uso comune anche su treni e autobus, diventa un po’ difficile sottrarsi.

(Angela Fabbri, notte fra 26 e 27 luglio 2018)

mercoledì 25 luglio 2018

A Marchionne di Angela Fabbri


A Marchionne, quando era in sella, ne hanno dette tutti di tutti i colori e ricordo in particolare i sindacati.

Il Mondo Occidentale forse gli rimproverava di essere sul punto di diventare un nuovo Re dell’Automobile?

Marchionne è ed è stato solo un Imprenditore-Lavoratore, illuminato in entrambe le parti che ha impersonato.

Quanta paura ha fatto! Ma poi a chi? Evidentemente solo a chi ha voce che viene accolta e amplificata, a chi ha sul web traccia certificata e inchiostro su valida carta stampata.

Tutti questi consensi che arrivano dai piccoli, da noi lavoratori (o ex lavoratori) gli sono stati tolti quando avrebbero potuto dargli forza e gratificazione come essere umano: un imprenditore-lavoratore lo è.

Adesso i Telegiornali sono pieni di queste piccole interviste che si rincorrono gonfiando l’audience.

Certo, adesso che il nuovo Re dell’Automobile non può più approfittarne.

Perché la Paura Globale era questa, vero?



(Angela Fabbri 23 luglio 2018)

SULL'IMMIGRAZIONE di Angela Fabbri


Sull’IMMIGRAZIONE


Qui a Ferrara la stagione delle zanzare è cominciata. E allora m’è venuto da pensare all’argomento del titolo.
Per prime sono state le navi a esportare topi in tutto il mondo e i marinai le nostre malattie.
Adesso è un pezzo che, attraverso gli aerei (Equipaggi, Turisti, Politici, Commerciali e Tecnici in viaggio di lavoro), contrabbandiamo zanzare straniere e nostrane.

Topi e Zanzare sono IMMIGRATI  CLANDESTINI. 

Qui a Ferrara, una ventina d’anni fa abbiamo importato dall’aeroporto di Bologna le zanzare del tipo TIGRE. Son state coltivate in loco: i Bolognesi dicono nell’acqua ferma nei sottovasi da fiori del vicino. Poi han messo su un par d’ali da moschina e son volate in qua spacciandosi per tali. Nate in chissà quale plaga, nella calda umidità del nostro clima attraversato dal Po e vicino al suo delta, si sono trovate a nozze come tante altre zanzare venute prima di loro da queste parti.

Dopotutto gli esseri umani nel corso della storia si sono stanziati per la maggior parte in luoghi attraversati da fiumi che sono terra di scorribande zanzaresche.

Ma tornando al significato del titolo…

Ci sono IMMIGRATI che per dimensioni non sfuggono all’occhio e occupano spazio (gli UMANI).

E  IMMIGRATI minuscoli a cui le frontiere non verranno mai chiuse e se ne vanno a spasso da sempre per il mondo. Per dirla con un termine che circola anche lui parecchio ai giorni nostri, si tratta di GLOBALIZZAZIONE. Perché la NATURA si serve da sempre del LIBERO  SCAMBIO.

(Angela Fabbri, Ferrara 4 luglio 2018)

lunedì 23 luglio 2018

SIAMO NOI I PREDONI DELL'AFRICA

L’arcivescovo di Palermo: “Siamo noi i predoni dell’Africa che affamano milioni di poveri”
Non ostenta mezze misure, monsignor Corrado Lorefice, nel descrivere quelli che Giovanni XXIII definiva «i segni dei tempi». Ed è per questo che, nel suo discorso alla città di Palermo, in occasione della processione della patrona Santa Rosalia,afferma che «non è tempo di dormire, ma di stare svegli!». Con l’immagine del vascello e della navigazione – desunti simbolicamente dai festeggiamenti in onore della “Santuzza” – il presule descrive la navigazione difficile di tre «velieri»: la città di Palermo, l’Italia e l’Europa. 

Il primo vascello, quella della città di Palermo, naviga in un mare perennemente agitato, e prevale la paura, perché – afferma Lorefice – «il lavoro manca, drammaticamente e, a volte, tragicamente; perché i nostri giovani perdono la speranza e si sentono costretti a partire, privandoci della loro presenza, della loro giovinezza forte e creativa; perché nelle nostre periferie cresce il disagio, aumentano i poveri». Ma il vero pericolo non è la paura, sottolinea l’arcivescovo, bensì «la rabbia, la rassegnazione, l’evasione».  

A venticinque anni dal suo martirio, il messaggio di don Pino Puglisi deve risuonare a Palermo, afferma Lorefice: «Don Pino diceva che “è tempo di rimboccarsi le maniche”, di passare “dalle parole ai fatti”, di fare una proposta diversa rispetto alla “cultura dell’illegalità” promossa dai mafiosi, di adottare un nuovo “stile di vita”». L’arcivescovo, poi, ricorda il sacrificio di Libero Grassi e di Piersanti Mattarella: «Ad aiutarvi nella verità – precisa – non è il politico che vi promette favori, il prete che vi raccomanda, il potente che vi chiede in contraccambio il sacrificio della vostra libertà, non è chi vi dice che risolverà in modo semplicistico e sommario i vostri problemi! Ad aiutarvi è chiunque vi ricordi la bellezza di essere giovani, chiunque abbia rispetto e fiducia in voi, chiunque sia disposto a fare un passo indietro per cedervi strada, chiunque rinnovi in voi la forza dello stare assieme». 

Al timone del” secondo vascello” c’è l’Italia, che soffre anch’essa paure e povertà, e dove si sta diffondendo, evidenzia il presule, una pericolosa illusione: «Che la chiusura, lo stare serrati, la contrapposizione all’altro siano una soluzione. Ma una civiltà che si fondi sul “mors tua, vita mea”, una civiltà in cui sia normale che qualcuno viva perché un altro muore, è una civiltà che si avvia alla fine. È questo che vogliamo?». Più volte il pastore di Palermo viene interrotto da diversi applausi, persino quelli delle autorità civili e militari presenti; nelle sue parole c’è spazio per ricordare anche il patrono d’Italia, San Francesco d’Assisi, e il Papa che ne porta il nome, oltre che la sensibilità verso l’indigenza degli altri. 

Il “terzo vascello”, chiarisce ancora Lorefice, è quello dell’Europa: «La nave che tutti ci comprende in virtù di una geniale intuizione dei nostri padri. La logica del “prima noi” mostra in questa Europa tutta la sua fallacia. Rischiamo fratture insanabili proprio perché ogni Paese europeo comincia a ritenere che il suo benessere venga prima, senza capire che se la casa comune si distrugge tutti resteremo all’addiaccio, privi di un tetto. È la miopia dell’egoismo politico, propugnato da governanti e da politici europei che spesso si vantano – soprattutto nell’Est – di costruire regimi privi delle garanzie e fuori dai confini minimi della democrazia. Di fronte a tutto questo, care sorelle e cari fratelli, la Chiesa non può restare in silenzio, io non posso restare in silenzio».  

Monsignor Lorefice ricorda ancora la figura di Giorgio La Pira, siciliano d’origine, il quale «faceva delle “attese della povera gente” il suo faro e la sua guida, contro ogni esaltazione del mercato senza regole, dell’individualismo economico. E questa convinzione, animata in lui da una fede profonda nell’Evangelo, se la portò dietro a Firenze, dove fu il sindaco dei poveri, dei disoccupati, degli ultimi. Oggi La Pira ci inviterebbe a guardare alle tante navi che dirigono la loro prua verso l’Europa come alle navi della speranza». 

Da qui l’affondo finale: «Tutti dobbiamo sapere che lungo i decenni e soprattutto in questi ultimi trent’anni l’Africa – che è il continente più ricco del mondo – è stata sfruttata dall’Occidente, depredata delle sue materie prime. Ce le siamo portate via, anzi le multinazionali l’hanno fatto per noi, senza pagare un soldo. E abbiamo tenuto in vita governi fantoccio, che non fossero in grado di difendere i diritti della gente. Le potenze occidentali mantengono inoltre in Africa una condizione di guerra perenne che rende più facile lo sfruttamento e consente un fiorente commercio di armi». 

«Siamo noi i predoni dell’Africa!», tuona l’arcivescovo di Palermo, «siamo noi i ladri che, affamando e distruggendo la vita di milioni di poveri, li costringiamo a partire per non morire: bambini senza genitori, padri e madri senza figli. Un esodo epocale si abbatte sull’Europa, che ha deciso di non rilasciare più permessi per entrare regolarmente nel nostro continente. E allora questo esercito di poveri, che non può arrivare da noi in aereo, in nave, in treno, prova ad arrivarci sui barconi dei trafficanti di uomini…». 

Quelli che vengono chiamati centri di smistamento, di detenzione – sottolinea Lorefice – «quei centri che i nostri governi sollecitano e finanziano per “bloccare” il flusso migratorio, spesso richiamano i campi di concentramento. E se settant’anni fa si poté invocare una mancanza di informazione, oggi no. Non lo possiamo fare, perché ci sono le prove, nella carne martoriata di questa gente, nei filmati, nei reportage di giornalisti coraggiosi (mentre giornali e telegiornali di altra fatta parlano dei migranti sulle navi come di un “carico” alla maniera delle merci e delle banane!). Noi sappiamo, e siamo responsabili. E dobbiamo levarci!» 

«Il Vangelo non è un’utopia, ma una regola, una forma di vita, e l’Eucaristia – come ricordava Paolo VI contiene la forma vitae dei popoli», rimarca il prelato. «La stessa cosa di cui era convinto Benedetto da Norcia, patrono d’Europa. Pertanto – conclude – questo è il messaggio su cui ritornare a scommettere: «Non è questione di accoglienza, non si tratta di essere buoni, ma di essere giusti. Non di fare opere buone, ma di rispettare e, se necessario, ripensare il diritto dei popoli. È in nome del Vangelo che ogni uomo e ogni donna hanno diritto alla vita e alla felicità». 

sabato 21 luglio 2018

DAL VIVO di Angela Fabbri


DAL  VIVO



Stamattina alle 7 ho fatto un giro in cucina e poi nello studio per aprire le finestre all’aria ancora

fresca del mattino.

E chi c’era sul davanzale interno? Chiusa dentro e ferma lì che non muoveva un muscolo?

Una specie di ENORME MOSCA. L’ho esaminata con gli occhi del sonno. Troppo grossa, ali

troppo lunghe che superano l’addome di un bel terzo. Intanto sapevo che il letto mi chiamava indietro.

Ho spalancato la finestra. Ho preso un foglio di carta (ne ho sempre in giro) e gliel’ho passato sotto invitandola a uscire.

Incredibile! Si è rivoltolata tutta, suonando come se avesse ingoiato un’armonica.

E così forte che mi ha scosso.

Ci ho riprovato e non ne ha voluto sapere, ma mi ha sparato addosso tutta la sua musica interiore con una forza inaudita.

Di nuovo e si è ribaltata, sempre continuando a suonare quasi trillando da dentro.

HO CAPITO! Sono corsa a prendere un bicchierino di plastica che tengo per gli insetti sgraditi ma

cui salvo la vita, gliel’ho coperchiato su, ho passato il foglio sotto e, via fuori dalla finestra con tutta

la sua musica volante!

E cosa potrà mai essere? Ma certo (riesco a ragionare anche quando dormo): É una CICALA!

Non ne avevo mai visto una dal vivo.

Stanotte poi ho completato il riconoscimento su internet per la foto (e la prima era proprio lei!) e in

seguito sul mio vecchio libro di scienze naturali: appartiene ai RINCOTI, come le cimici, solo che

succhia la linfa degli alberi.

Tenuto conto che la dimensione delle CICALE spazia dai 2 ai 6 centimetri e questa era oltre i 5, mi

chiedo, tenuto conto della dimensione sonora dei concerti che queste GROSSE creature tengono nel parco quassotto tutte le estati, come si trovino gli alberi con loro.

Tenuto conto che alcuni sono CENTENARI e che le cicale hanno un periodo larvale sotterraneo che può arrivare a 17 anni, direi che gli alberi ci si trovano bene. Rami, foglie e radici comprese.

Angela Fabbri


(Ferrara, notte fra 18 e 19 luglio 2018)

Poesia di Anastasia: DONNA


Donna:

Sono 
Solo una
Donna
Con i miei
Pregi
E
I miei difetti
Sono
Una farfalla
Che
Vola
Libera
Nel
Cielo
Azzurro
Ma
Come
Un fiocco
Di neve
Mi
Sciolgo
Al tuo
Sguardo
Così
Dolce
Bello
Ai
Tuoi occhi
Che
Mi parlano
Di te
Che
Brillano
Per me
Alla luce
Che
Emani
Ogni volta
Che
Mi guardi
Tu
I miei
Petali
Della
Rosa
Più bella
Mi regali
Momenti
Infiniti
Di piacere
E profumi di
Dolci
Fragranze
Le tue parole
Dolcemente
Affiorano
Nella
Mia pelle
E
Esplodono
In un
Gioco
Che
Mi parla
Di te
E
Ogni volta
Che
Mi guardi
Come
Una bambina
Divento
Sempre
Più piccola
Fino
A
Non esistere
Più
Una
Dolce bambina
Che
Con
Due occhioni
Ti
Guarda
Fino
A
Svanire
Nel nulla

Anastasia

venerdì 20 luglio 2018

GLI EROI DELLA FRANCIA di Renata Rusca Zargar



Per caso, mi sono trovata in Francia proprio quando i “Blu” hanno vinto la coppa del mondo di calcio.

Non voglio sottolineare cosa sia successo la sera stessa, domenica, quando la gente a centinaia di migliaia  ha affollato Parigi (e le altre città), 149 auto sono state incendiate solo nell'Île de France (regione dove si trova Parigi) e sono stati lamentati (ma neppure tanto) vari tentativi di molestie e  stupri. Dico neppure tanto perché la notiziola delle numerose molestie è stata data il giorno dopo piccola piccola.

Non voglio nemmeno insistere sul fatto che, per tutta la sera, i canali televisivi di notizie non abbiano parlato assolutamente di niente altro.

Sappiamo bene che il calcio sia un soggetto per il quale la gente perde la testa e che la comunicazione, oggi, non sia formativa e informativa ma serva solo a fare audience.

Il giorno dopo, però, la gente, sempre centinaia di migliaia, ha nuovamente affollato gli Champs Éysées (enorme Viale di Parigi), per tutto il giorno, sotto il sole. Attendeva gli “eroi” che avrebbero sfilato là, trionfalmente, intorno alle 18.

In serata, gli “eroi”, infine, insieme a 1000 giovani e 300 sportivi,  sono stati ricevuti all’Eliseo dal Presidente Macron e dalla moglie.

Per tutta la giornata di lunedì e gran parte del martedì, dunque, i canali di notizie non hanno neppure provato a cambiare argomento (a quanto pare, in Francia o altrove, non è successo nulla), il titolo fisso era “I campioni del mondo di ritorno in Francia” con visione continuativa dell’enorme folla parigina acclamante che, tra l'altro, finalmente, a quanto sembra, ha vinto la paura del terrorismo.

Gli slogan più comuni pronunciati da Macron e dai commentatori erano: “Grazie di averci resi fieri”, “Équipe forte e fiera della Francia”. 

Questi “eroi”, che non hanno sconfitto il cancro né la fame nel mondo, saranno insigniti della Legion d'onore tra pochi mesi. 

In Francia, la gente è multicolore molto più che in Italia.

Tutta quella gente di ogni colore ha continuato a sventolare bandiere francesi, magari con il viso e i capelli dipinti di rosso, bianco, blu, cantando, saltando, urlando. 

Ovunque, erano stampati messaggi augurali per i “Blu”: sui palazzi comunali, sulle strutture turistiche, sui bus…

Populismo? Nazionalismo? 

Macron, intanto, si è comportato come un bambino che, finalmente, ha ottenuto un giocattolo nuovo.

Ha urlato, saltellato, mimato, abbracciato, scherzato, ovunque, in Russia e in Francia.

Chissà se è seriamente appassionato di calcio o se ha colto l’occasione per rafforzare, nel ritrovato  nazionalismo spinto dei paesi europei, le vecchie mire egemoniche e colonialiste mai sopite della Francia! O, chissà, se ha trovato un mezzo a buon mercato per rinverdire la sua popolarità tra la gente che si consola delle proprie e altrui sofferenze osannando i miti multimilionari!

Secondo gli ultimi sondaggi, 6 francesi su 10 pensano che Macron non sia un buon presidente.

Dal pomeriggio di martedì, i commentatori hanno anche cominciato a chiedersi se Macron non abbia fatto “troppo” per gli “eroi” francesi.  

Qualcuno ha detto che si è comportato come se fosse il capitano della squadra.

Nel frattempo, il trattato di Schengen è stato praticamente sospeso.

Senza controllo dei documenti non si attraversa la frontiera. 

ZANOTELLI: Occorre riconoscere che siamo razzisti


Migranti. Zanotelli: “occorre riconoscere che siamo razzisti non essendo capaci di accoglierli dopo averli dilapidati”
19/07/2018 
“E’ importante reagire a una politica sbagliata e ingiusta che non condividiamo. Il Digiuno di Giustizia in solidarietà con gli immigrati è per dire che non siamo d’accordo. Ci sono tante comunità di suore e religiosi che lo fanno lontano dai riflettori e altri che lo fanno in piazza come testimonianza pubblica di un dissenso. Mentre digiuniamo è importante aiutare la gente a capire il pericolo che stiamo correndo con le politiche di Salvini. Proprio perché è diffuso un sentimento contrario ai migranti cerchiamo di dare una risposta partendo da una informazione oggettiva e non ideologica verso persone che si trovano in una situazione di grande vulnerabilità a cui non si possono addossare i nostri mali”. Lo afferma padre Alex Zanotelli in un’intervista al sito Tiscali. “E’ semplicemente ridicolo – scandisce il religioso – parlare di invasione. In Europa gli abitanti sono 500 milioni e le persone immigrati sono al massimo 300mila: una goccia nel mare. Eppure ne abbiamo una paura terribile. L’ONU informa che il maggior numero di rifugiati (86%) sono accolti in Paesi  africani e in altri Paesi poveri come il Libano dove sono stati accolti 1,5 mln di profughi siriani. Sono i poveri che accolgono. E’ mai possibile che Paesi che vivono nell’opulenza non accolgano volentieri? La fortezza Europa si manifesta come un sistema egoista dove scoppia il razzismo. Questa gente che viene a noi nel bisogno ci rivela che siamo razzisti. Nei secoli ci siamo sentiti superiori e identificati con la civiltà, la filosofia, il sapere, la scienza, lo sviluppo dopo aver attinto tante risorse ai Paesi che giudicavamo non sviluppati. Adesso che quei popoli arrivano da noi traballiamo e viene a galla il senso di superiorità che abbiamo. Vale per noi come per gli Stati Uniti. Per guarire occorre riconoscere che siamo razzisti non essendo capaci di accoglierli dopo averli dilapidati”. Secondo il missionario comboniano, tuttavia, sull’assenza dell’Europa riguardo al tema dei migranti, tuttavia, “occorre dare ragione a Salvini nonostante non sia né l’unico né il primo a criticare l’Europa. Non è sufficiente criticare l’Europa perché aiuta poco l’Italia a fare fronte agli sbarchi. L’Europa va criticata perché finora è rimasta a guardare  l’enorme problema degli immigrati e non è stata in grado di mettere in campo una politica comune di solidarietà. E’ una vergogna per l’Europa aver tradito i suoi ideali umanistici. Ci sono Paesi che ancora non hanno fatto nulla per rifugiati e immigrati oltre a mettere filo spinato. Paesi cui si ispira anche Salvini”. “Ma – aggiunge il religioso – usare i poveracci che bussano alla nostra porta per ricattare l’Europa non è un modo per aiutare i poveri che arrivano da noi. Si sposta la responsabilità verso altri. Occorre riuscire a mettere insieme accoglienza e politiche condivise, mentre finora i vari Paesi fanno a gara per scaricare i migranti.  In effetti, aggiunge Zanotelli, “Il nostro governo come altri in Europa spostano l’attenzione dei cittadini sugli immigrati per far fronte al momento di grave difficoltà della politica. La politica non fa più politica per la gente ma è prigioniera dei poteri finanziari e delle richieste economiche di chi conta. Pertanto la politica non è in grado di ripartire equamente le risorse che pure non mancano tanto è vero che chi è ricco in questi tempi aumenta la propria ricchezza. Si tratta di avviare politiche di redistribuzione. Si cercano perciò capri espiatori che procurano un facile consenso a politiche che restano parolaie. Salvini si sta dimostrando molto abile a giocare sulla pancia della gente che soffre e addita loro la possibile causa del disagio comune. La gente pensa di risolvere i suoi problemi aggredendo altri poveri mentre gli affari dei benestanti vanno a gonfie vele. Avveniva così – conclude padre Alex – anche negli anni Trenta del secolo scorso in Germania: lo scontento sociale si addossava agli ebrei, fatti apparire come causa di tutti i mali della nazione”.

giovedì 12 luglio 2018

BAU Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea "Viani", Viareggio, sabato 14 luglio ore 18,00

comunicato stampa
presentazione del n. 15 della rivista d’autore
BAU Contenitore di Cultura Contemporanea
BAU OUT - vie d’uscita possibili

Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea “Lorenzo Viani” - Viareggio
sabato 14 luglio 2018 - ore 18,00 - ingresso libero

Presso la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea “Lorenzo Viani” (GAMC) di Viareggio (Piazza Mazzini, Palazzo delle Muse) dalle ore 18,00 di sabato 14 luglio 2018 avrà luogo a cura della redazione la presentazione del nuovo numero della rivista d’autore BAU Contenitore di Cultura Contemporanea, prodotta annualmente a Viareggio dall’associazione BAU. Nell’occasione, verrà inaugurata la mostra BAU OUT - vie d’uscita possibili, con esposizione dei lavori originali realizzati per la rivista da oltre 80 autori internazionali (fino al 31 agosto). L’ingresso alla presentazione è libero, seguirà un brindisi.

Tenendo fede alla sua vocazione sperimentale nelle arti visive e nei più diversi linguaggi, BAU ha immaginato per questo n.15 una pubblicazione di forma cubica, contenente opere bidimensionali inedite nel formato di cm. 21x21, incentrate sul concetto di OUT nelle sue infinite accezioni. OUT come “fuori”, "fuori da", o più ampiamente per "scoperto", "svelato", ecc., o anche come prefisso di vocaboli quali outlet, “via d'uscita”, outlive, “sopravvivere”, outcry, “protesta” (nel 50° anniversario del ’68), outsider, nel senso di autori “fuori gioco”, lontani dall’ufficialità e dalla omologazione culturale.

Nel corso dell’evento, alcuni autori di BAU 15 proporranno installazioni, proiezioni, azioni sonore e performance: Francesco Bernabei (esperimento),  Antonino Bove / Luca Brocchini / Gabriele Menconi (Dialogo con Psiche, performance), Luciano Federighi (piano blues), Aldo Frangioni (Fuoriditesta, video), Ignazio Lago (In(+)Out of the Lake, azione sonora), Valentina Lapolla / Rachel Morellet / Eva Sauer / Tatiana Villani (Manifesto, installazione), Vieri Parenti (Get Out, installazione), Rossano Brazzi Band (Auting, canzone interattiva), Walter Rovere (Today’s News 1968-2018, performance), Samora (video-azione sonora).

Approdata in numerosi musei, biblioteche e importanti collezioni, dal MART di Rovereto alla Tate Modern di Londra, BAU è una delle più originali e significative pubblicazioni d’artista attive oggi in Italia. La rivista, in lussuoso cofanetto progettato da Gumdesign, è prodotta annualmente in edizioni limitate, con contributi originali di autori di rilevanza internazionale operanti nelle più diverse discipline. In quindici anni di attività, BAU ha coinvolto oltre 800 autori provenienti da ogni angolo del pianeta.

Autori di BAU OUT: Vincenzo Agnetti, Silvia Ancillotti, Anonimo, Roberto Baccelli, Simon Balestrazzi, Luigi Ballerini, Eli Benveniste, Francesco Bernabei, Carla Bertola, Emanuela Biancuzzi, Maicol Borghetti, Maria Luisa Borra, Jean-Francoise Bory, Luca Brocchini, Giuseppe Calandriello, Felipe Cardeña, Mauro Chiarotto, Filippo Ciavoli Cortelli, Claudio Costa, Corrado Costa, Graziano Dovichi, Liliana Ebalginelli, Luciano Federighi, Fernanda Fedi, Giovanni Fontana, Gionata Francesconi, Claudio Francia, Aldo Frangioni, Carlo Galli, Marco Galli, Delio Gennai, Stefano Gentile, Gino Gini, Chiara Giorgetti, Antonio Gomez, Ezio Gribaudo, Riccardo  Gusmaroli, Jørgen Haugen Sørensen, Maria Assunta Karini - Francesco Paladino, Margherita Labbe, Ignazio Lago, Valentina Lapolla - Rachel Morellet - Eva Sauer - Tatiana Villani, Massimiliano Luchetti, Luciano Maciotta, Giorgio Marconi, Gabriele Menconi, Giulia Niccolai, Now! (Roberto Cagnoli - Marco Cencetti), Angela Palese, Lorenzo Paoli, Vieri Parenti, Antonio Peruz, Guido Peruz, Luigi Petracchi, Lamberto Pignotti, Margherita Levo Rosenberg, Rossano Brazzi, Manitù Rossi, Ornella Rovera, Walter Rovere, Kristina Rubine, Stefano Ruggia, Massimo Salvoni, Samora (Enrico Marani), Antonella Sassanelli, Renato Sclaunich, Alvise Simonazzi, Morten Søndergaard, Giulia Spanghero, Adriano Spatola, Alessandro Squilloni, HR-Stamenov, Teho Teardo, Nicoletta Testi, Stefano Turrini, Tommaso Vassalle, Giangrazio Verna, Daniele Virgilio, Alberto Vitacchio, William Xerra, Aida M. Zoppetti, Emiliano Zucchini.
Contributi redazionalii: Vittore Baroni, Alessandro Bertozzi, Antonino Bove, Luca Brocchini, Susanne Capolongo, Paola Gribaudo, Angela Madesani, Mario Mulas, Giuditta Elettra Lavinia Nidiaci, Maurizio Spatola.
Progetto grafico: Gumdesign.

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