lunedì 26 marzo 2018

CONOSCERE LA POESIA MODERNA ED ESPRIMERE EMOZIONI IN VERSI di Renata Rusca Zargar

BIBLIOTECA "OLTRELETIMBRO"
PIRAMIDI Corso Mazzini

da lunedì 9 Aprile 2018 ore 15
(secondo e quarto lunedì di ogni mese)

INCONTRI 
con prof.ssa  Renata Rusca Zargar

CONOSCERE  LA  POESIA  MODERNA
ED  ESPRIMERE
EMOZIONI  IN   VERSI

domenica 25 marzo 2018

Poesia di Anastasia GUARDARE


Guardare 

Amo 

Il tuo sguardo 

Tenero 

Occhi che mi guardano 

Mi fissano 

Entrano dentro di me 

Profondi 

In un attimo 

D'infinito 

Sempre 


Per sempre 

Sei tu 

La dolcezza 

Rapita 

Dalla mia anima 

Che 

Resterà 

Nel cuore 

Eternamente 

Emozioni 

Che mordono 

La pelle 

Fiamme 

Che mi devastano 

L'anima 

Come fuoco 

Dentro di me 

Voglia 

D'amarti 

Negli angoli 

Più misteriosi 

Del 

Nostro 

Universo 

Inebriami 

Con 

La tua 

Irraggiungibile 

Bellezza


Anastasia 

da RELIGIONI PER LA PACE -Italia



Ancora una volta l'azione criminale da parte di un giovane di origine marocchina, attratto da prospettive rivoluzionarie jihadiste,  ha seminato morte e sconcerto nel sud della Francia, a Trebes, prendendo di mira un supermercato e facendo ostaggi degli sventurati clienti.
I frutti amari della propaganda di odio e disprezzo da parte delle componenti estremiste dell'Islam  continuano ad avvelenare il clima nei singoli paesi e nelle relazioni internazionali.
Ogni persona che ne ha facoltà dovrebbe interrogarsi su che cosa poter fare per ridurre i fattori di rischio che spingono dei giovani alla radicalizzazione che li porta a distruggere vite umane ed a sciupare la propria sotto l'azione "accecante" della superbia ideologica. 
Ma la giornata  di ieri  ci ha offerto anche un esempio luminoso , quanto diversamente sconvolgente, di abnegazione e di difesa della vita a prezzo della propria. 
Si tratta del gendarme Arnaud Beltrame, che si era offerto al posto di una donna in ostaggio del terrorista di Trebes.  Il presidente francese Emmanuel Macron gli ha reso pubblicamente omaggio, affermando che il tenente colonnello ha "onorato la sua arma e il suo Paese" e che tutta la Francia gli rivolge un pensiero. Ferito gravemente durante l'attacco, è deceduto alcune ore dopo.
Lo ricorderemo, e con lui la sua famiglia e quelle delle altre vittime dell'attentato, nella giornata di preghiera e meditazione per la pace che ci vede riuniti, persone delle diverse tradizioni religiose, il 27 di ogni mese secondo lo Spirito di Assisi.
Chiederemo, attraverso la preghiera, la capacità di proteggere i giovani dalla seduzione delle tragiche derive estremistiche, perseguendo ognuno di noi la giustizia a livello locale ed internazionale ed evitando discriminazioni e disprezzo che li rendono vulnerabili a propagande di odio e di vendetta.
www.religioniperlapaceitalia.org

UOMINI DI FRANCIA

Stava tentando di ricongiungersi con la sorella, Beauty, la nigeriana incinta gravemente malata respinta al confine dalla gendarmeria francese. Insieme al marito, anche lui richiedente asilo, aveva sfidato il freddo e la fatica provando la traversata del Colle della Scala, ma quando i militari francesi li hanno scovati non hanno esitato un attimo e l'hanno riportata in Italia. Paolo Narcisi, presidente dell’associazione Rainbow4 Africa, che si occupa di fornire assistenza ai migranti nella zona, a Repubblica ha raccontato: "Li hanno lasciati davanti alla saletta di Bardonecchia senza nemmeno bussare alla dottoressa che era di turno all’interno". Il dramma si è consumato la notte del 9 febbraio, più di un mese fa, quando Beauty faticava a respirare e non riuscIva neanche a stare seduta a causa di un linfoma arrivatole al petto. Da qui il trasporto in ospedale, prima a Rivoli e e poi al Sant'Anna di Torino, dov'è rimasta ricoverata per più di un mese, spegnendosi giovedì.

Prima di morire, però, Beauty il suo piccolo miracolo lo ha compiuto. Ha dato alla luce Israel, un bambino di 700 grammi dato alla luce prematuro grazie alle cure dei medici e degli infermieri del reparto di Ostetricia e Ginecologia diretta dalla professoressa Tullia Todros e dell'ematologia ospedaliera delle Molinette diretta dal dottor Umberto Vitolo. 


E' morto il gendarme-eroe che si era offerto in cambio di una donna ostaggio del terrorista barricato in un supermercato a Trebes, nel sud della Francia. Lo ha annunciato su Twitter il ministro dell'Interno francese, Gerard Collomb. Il tenente colonnello dei gendarmi Arnaud Beltrame, 45 anni è morto in seguito alle ferite riportate venerdì nell'attacco terroristico.

L'ORA DELLA TERRA IN INDIA

Torna l'Ora della Terra, il Wwf celebra anche le città sostenibili: l'Italia non c'è
Il 28 marzo è tornata l'Ora della Terra, la più grande mobilitazione contro i cambiamenti climatici organizzata dal Wwf. Si  sono spente le luci per un’ora, dalle ore 20.30 alle 21.30, in tutto il Pianeta per dare al mondo un futuro sostenibile.




Potrebbe interessarti: http://www.today.it/green/life/earth-hour-2015-wwf-city-challenge.html
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Howrah Bridge - Kolkata, India (Reuters)
Mumbai - India (Reuters)
Nuova Delhi - India (ap)

mercoledì 21 marzo 2018

INTERVISTA a FRANCO RIZZI di Alessia Mocci da OublietteMagazine.com


 Intervista di Alessia Mocci a Franco Rizzi: la produzione letteraria e la casa editrice La Paume
Nel delirio del terrore di precipitare, mentre il gancio gli dilaniava sempre più profondamente la mano, Mini non vedeva più nulla. Dietro ai suoi occhi scorrevano solo colori: il rosso del sangue e del dolore, il grigio del cielo oltre il cornicione di quella casa maledetta, il colore ocra del muro con tutte le sfumature create dalla fuliggine qua e là rimossa dalla pioggia.Mini Storia di un pittore

Talvolta capita che l’uomo debba percorrere una via diversa da quella che maggiormente preme il suo sentire, capita che debba incontrare qualche ostacolo per poter affermare con volontà la sua passione. Ogni percorso, ogni strada che sembra portarlo lontano in realtà è un avvicinarsi alla consapevolezza di ciò che più lo rende vivo e che più brucia nel suo inconscio. 
Franco Rizzi è un esempio di questo cammino tortuoso. Nato a Torino nel 1935, sin da bambino ha vissuto a Milano, città nella quale si è laureato in Ingegneria Elettrotecnica presso il Politecnico. Sin da giovane ha lavorato nella ditta creata da suo padre nel 1938 come progettista di impianti per il risparmio energetico. Ha dimostrato di aver capacità notevoli ed i “suoi figli di ferro” in questo modo egli stesso denomina gli apparecchi di sua progettazione sono installati in raffinerie di petrolio sparse in tutto il mondo, a bordo di molte navi ed in molte centrali termoelettriche. 
Sin da giovane era appassionato di letteratura e scrittura, ma l’esigenza di famiglia l’ha portato lontano apparentemente ‒ dal mondo artistico per instradarlo nella conoscenza dell’uomo e del mondo sotto un altro profilo, infatti, grazie a questo singolare lavoro ha avuto la possibilità di viaggiare e di conoscere paesi in modo approfondito grazie alla collaborazione con agenti locali che gli hanno mostrato l’altra faccia dell’Asia, dell’America, dell’Africa, quella non turistica.
Decine di anni nelle quali si è dedicato alla bellezza dello sguardo congiunta all’innovazione tecnologica sino alla necessità di riprendere la scrittura e di completare l’opera con la pubblicazione di romanzi che navigavano nella sua mente
Vengono dunque alla luce “1871 La Comune di Parigi”, “Luca Falerno Caccia nelle Murge”, “Mini Storia di un pittore”, “1945 Anno zero sul lago”, “… scrivimi!” ed un neo progetto di una casa editrice con pubblicazione gratuita, La Paume Editrice. 
Ed ora lascio che sia direttamente Franco Rizzi a raccontarvi qualche aneddoto della sua interessante vita.  
A.M.: Ciao Franco, leggendo la tua biografia, ho notato che hai conseguito una laurea in Ingegneria Elettrotecnica ma che hai, sin da giovane, coltivato la passione per la scrittura. Negli ultimi anni, infatti, hai pubblicato vari romanzi. Come mai hai aspettato così tanto tempo per iniziare a farti conoscere dal pubblico dei lettori?
Franco Rizzi: Cara Alessia, in questa domanda si racchiude, direi in modo vagamente drammatico, tutta la mia vita. A diciotto anni al termine del liceo scientifico e conseguita la maturità intendevo fare lo scrittore. Il presidente della commissione di esami mi congedò con queste parole: “Le dobbiamo fare i nostri complimenti per il suo tema d’italiano. Se avrà occasione di scrivere, scriva, perché ne ha la stoffa.” Queste parole mi regalarono un agosto meraviglioso.  Ma c’era un ma, fin da piccolo io ero “il monaco di Monza” destinato da mio padre a succedergli nel comando della nostra azienda di impianti tecnici e quindi dovevo fare ingegneria. Riuscivo bene anche nelle materie scientifiche e il mio professore di matematica e fisica mi aveva messo nella rosa dei tre della mia classe che avrebbero potuto frequentare con successo il politecnico di Milano, a quel tempo piuttosto difficile. In settembre mi iscrissi in Ingegneria. Ero molto sicuro di me: avrei saputo fare entrambe le cose. Andai in crisi al terzo anno di università, perché mi resi conto che quegli studi così impegnativi erano incompatibili con lo scrivere: feci una strana e drastica scelta. Decisi di inabissare in fondo al mare lo scrivere e di dedicarmi dopo la laurea solo all’azienda che, per compensazione, sarebbe diventata per me madre, moglie, figlia e amante. Fu così per diversi anni, ma poi dal fondo del mare i sogni riemersero come bolle e io ripresi a scrivere, però senza mai tentare di pubblicare alcunché. Arrivò il giorno 10-10-10, sembrava una data fatidica, era un sabato e anche il mio compleanno.  Diedi finalmente l’addio alle armi. L’anno dopo è uscito il mio primo romanzo. 
A.M.: Dei tuoi nove romanzi, cinque sono stati pubblicati e sono disponibili per i lettori, gli altri quattro saranno pubblicati dal 2018. Una caratteristica comune è la passione per la storia, i cinque editi sono incastonati infatti tra il 1800 e la metà del 1900. Cosa ti spinge ad inserire i tuoi protagonisti in un contesto storico attendibile? 
Franco Rizzi: Ho sempre amato la storia, da ragazzo leggevo, a pezzi, come un romanzo storico quale effettivamente è, l’Antico Testamento, Genesi, Esodo, Giudici, Re, Deuteronomio. È un racconto pieno di simulazioni affascinanti, quali Mosè che separa le acque o Gedeone che ferma il sole, però piacevoli perché pur con varie peripezie alla fine i buoni hanno la meglio. Al liceo la storia mi intrigava e cercavo di capirla, approfondirla e scoprire le bugie dei testi scolastici. Successivamente da adulto ho letto con passione la storia d’Italia di Indro Montanelli. Ho imparato che la storia è molto difficile, se non impossibile, da possedere, l’arco temporale che possiamo coprire è brevissimo e i cosiddetti storici sono spesso bugiardi o partigiani. Possiamo averne solamente una pallida idea come se osservassimo da molto lontano una scia di formiche in marcia, il movimento delle singole formiche ci sfugge, così come il perché si muovono e dove vanno. Nei miei libri faccio muovere le mie “formiche”, ma non posso farle galleggiare nel nulla, devo inserirle in un loro contesto storico e anche l’arco temporale non può essere troppo esteso, se voglio che sia credibile. Naturalmente il contesto geografico deve fare la sua parte. 
A.M.: Addentrandoci nel tuo romanzo edito nel 2017, “… scrivimi!”, i lettori sin dalle prime informazioni sono consapevoli che quella che si accingono a leggere è una storia vera. Protagonista indiscusso è Nino Martini, un ragazzo che sin da giovane ha amato il mare, tanto da farne ragione di vita, sia per il suo lavoro come marinaio sia per aver abbandonato l’Italia per scoprire l’America. Centrale è il suo amore per Maria Grazia. In questo romanzo hai rivelato come un uomo (ed una donna) non possano conquistare la felicità solo con il denaro ed un matrimonio conveniente. Dunque, cos’è per te la felicità e come vivere la propria vita in virtù di essa?
Franco Rizzi: La storia di Nino Martini, pur con un po’ di accomodamenti necessari per far scorrere il racconto, là dove era carente la memoria, è una storia vera. Tutto sommato la sua vita altro non è che la sua ricerca della felicità, nella paura che tutto si trasformi in un terribile rimpianto di aver vissuto una vita sbagliata. Credo che questo sia vero per tutti: la vita è la ricerca della felicità che però non riusciamo mai a raggiungere. Molti giorni della vita sono grigi e inutili e la memoria li perde e non li registra, qua e là emergono momenti più o meno esaltanti che ci fanno intravvedere la felicità. Poi spesso subentra la delusione, il disincanto, il declino, per molti è la morte dell’anima prima che del corpo, per altri la ricerca invece continua, magari spasmodica e si concretizza in amori fittizi che ancora si esauriscono in terribili frustrazioni. In conclusione la felicità è irraggiungibile, e forse il miglior modo di vivere è quello di pensare che per noi sia sempre nascosta dietro all’ultimo angolo che stiamo per svoltare e che gli angoli siano infiniti. 
 A.M.: Per citare un altro tuo romanzo, “Mini – storia di un pittore” edito nel 2015 da Kairós Edizioni, anche in questo caso ci troviamo di fronte ad una storia reale di un uomo, un pittore che visse tra povertà ed amore, che hai abilmente rielaborato grazie a racconti frammentati di cui hai avuto conoscenza e grazie alla tua fantasia creatrice. Ci puoi spiegare in che senso il libro è una metafora dell’amore?
Franco Rizzi: Tanto per cambiare anche Mini è tratto da una storia vera e gli amori tratteggiati nel libro sono quasi tutti a senso unico, non ricambiati. Lo è quello di Maria Domenica per il cugino Giovanni, che sono i genitori di Mini. Lo è quello straziante del bambino di sette anni che fugge di casa alla ricerca di una madre che crede scomparsa e infine anche quello di Caterina che vive e lavora sostentando Mini, permettendogli di vivere la sua vita da artista, mentre lui ormai perso nel vino non si cura di lei. Forse tutti gli amori profondi sono di questo tipo: disuguali e mai ricambiati nello stesso modo.  Probabilmente, proprio questo essere differente è il motore che esaspera ed esalta l’amore che non viene ricambiato. 
A.M.: Ho saputo e colgo l’occasione per congratularmi per la premiazione de “1871 ‒ La Comune di Parigi” al Premio Città di Pontremoli; il libro è stato pubblicato nel 2013 da Gam Editrice ed incontriamo Luca Falerno, già protagonista di altri due romanzi dello stesso ciclo. Ci puoi fare un excursus sul personaggio presente nei tre libri? 
Franco Rizzi: Luca Falerno, carabiniere del Re, è giovane, bello e impetuoso. È naturale che venga irretito dall’amore per l’Imperatrice Eugenia quando la salva dai suoi rapitori, mentre si trova in Egitto per l’inaugurazione del canale di Suez. Ma è un amore impossibile che trova solo un momento magico durante la loro fuga di quattro giorni nel delta del Nilo, per poi lasciare Luca con il cuore a pezzi.  Ma la vita continua e Luca viene inviato in missione in Italia meridionale per partecipare alla repressione del brigantaggio. In Puglia si trova impegnato in una spasmodica caccia al brigante che gli ha ucciso il patrigno, mentre una nuova passione per Luisa di San Felice, forse scaccia dal suo cuore il ricordo di Eugenia. Le avventure di Luca continuano poi a Parigi al tempo della Comune e infine a Roma ai tempi dello scandalo della Banca Romana. Sono quattro romanzi che spero trovino la strada della fiction televisiva: ne riparleremo! 
A.M.: Penso, correggimi se sbaglio, che tu sia anche un assiduo lettore. Quali sono gli scrittori che ti hanno accompagnato e maggiormente influenzato?  
Franco Rizzi: Domanda difficilissima a cui è praticamente impossibile rispondere. Un nugolo di libri e di scrittori si affollano nella mente, perlomeno dobbiamo separarli per paesi: cominciamo allora dall’Italia dove il panorama è enorme. Come non ricordare Elsa Morante e la sua “Storia”, ma allora ricompare subito Alberto Moravia, e prima “I Malavoglia” di Verga, e i “Promessi Sposi” e “Ottorino Visconti” di Tommaso Grossi, e tornando in avanti come non ricordare “Canale Mussolini” di Antonio Pennacchio e Montanelli. Si affiancano subito ai ricordi i francesi Victor Hugo con “I miserabili” e Stendhal ed Emile Zola, ma subito appaiono alla memoria i russi, come non citare “La guardia bianca” di Michail Bulgacov, Lev Tolstoj o “La figlia del capitano” di Aleksandr Puškin o “Il dottor Zivago” di Boris Pasternak? E passando in Germania come non ricordare “All’ovest niente di nuovo” di Erich Maria Remarque?   Spostandoci negli Stati uniti mi viene subito da ricordare Ernest Hemingway e il suo “Addio alle armi” oppure “Una tragedia americana” di Theodor Dreiser o John Steinbeck con “Furore”. E ho dimenticato tutti gl’inglesi! Tutti mi hanno dato qualcosa e mi accompagnano sempre, nessuno però credo che abbia influenzato il mio modo di scrivere. Quando siedo alla scrivania nessuno di loro mi da il “la” per iniziare a scrivere. 
A.M.: La casa editrice La Paume è un progetto editoriale sul quale hai deciso di scommettere. Perché hai sentito il bisogno di creare tu stesso una casa editrice e qual è il genere di libro a cui sei interessato per una pubblicazione con il tuo marchio? 
Franco Rizzi: La casa editrice La Paume è solo all’inizio. L’impulso di crearla mi è venuto dalla necessità di ribellarmi a chi non dà spazio: La Paume è il gioco della Pallacorda. Nel giugno del 1789 i rappresentanti del terzo stato, quando il Re Luigi XVI volle impedire loro di continuare a riunirsi adducendo la scusa di lavori da fare nel salone dell’assemblea, si riunirono per proprio conto nella palestra dove si faceva appunto il gioco della pallacorda detta in francese “la paume” cioè il palmo della mano. La casa editrice avrà successo solo se anche altri vorranno unirsi a questa ribellione contro lo strapotere di chi pretende di dire solo lui chi vale e chi no. La Paume non è una casa editrice a pagamento ed i generi letterari che intendo pubblicare saranno conformi a ciò che io ritengo valido ed affine alla mia veduta del mondo, ciò di cui abbiamo molta necessità: la storia dell’uomo e la sua interpretazione. 
A.M.: Come concili il tuo essere scrittore con l’essere editore? È complesso valutare libri che non sono tuoi? Oppure è uno stimolo sempre nuovo che ti spinge anche a migliorare la tua capacità di scrittura ed empatia verso i lettori? 
Franco Rizzi: Conciliarlo è facile, almeno in teoria, perché sono sempre stato sia uno scrittore che un imprenditore. Valutare gli scritti di altri sarà molto difficile e mi devo e mi dovrò avvalere di collaboratori validi e onesti. Naturalmente spero che possa essere anche uno stimolo per continuare a scrivere.
A.M.: Ci puoi dare un’anticipazione sul prossimo libro della tua produzione che verrà alla luce? 
Franco Rizzi: Effettivamente è in arrivo un nuovo libro che parla degli anni di piombo, più o meno dal 1974 al 1981. Non aggiungo altro, ne parleremo più avanti.
A.M.: Salutaci con una citazione… 
Franco Rizzi: Per arrivare all’alba non c’è altra via che la notte. Khalil Gibran
A.M.: Franco ti ringrazio per la partecipazione e ti auguro che La Paume Editrice possa inserirsi al meglio nel panorama editoriale. Ti saluto con un proverbio persiano: “Il giorno ha occhi. La notte ha orecchie”.  
Written by Alessia Mocci 
Info
Sito Franco Rizzi
Facebook La Paume Editrice
Fonte

lunedì 19 marzo 2018

GOVERNO PD/CINQUE STELLE, SI' O NO? di Renata Rusca Zargar


Sembra che, in realtà, anche se è troppo presto per capire, nessuno voglia fare veramente un governo. É evidente, infatti, che, non essendoci un partito e neppure una coalizione autosufficienti,  bisogna trovare una soluzione, lasciando da parte qualcuno degli slogan elettorali. Bisogna essere disponibili a fare un compromesso, insomma. Al momento attuale, nessuno dimostra di voler lasciare niente, anzi, sembrerebbe che tutti preferiscano tornare al voto. Come se, questa stessa legge, potesse dare una vera vittoria a qualcuno o come se fosse facile, in Italia, fare un'altra legge elettorale! (Si era detto, ad esempio, che, fallito il referendum Costituzionale, in sei mesi si sarebbe fatta una riforma migliore!) 

Io ho votato Partito Democratico perché  non potevo condividere le proposte dei Cinque Stelle e men che meno quelle della destra, ma soprattutto perché ho apprezzato, in questi anni, lo sforzo riformatore del PD, la visione di Matteo Renzi e di molti Ministri del Governo che ci hanno fatto fare, in questa crisi globale, progressi straordinari.  

Quando ho visto i risultati delle elezioni, peraltro ampiamente previsti, la prima cosa che ho pensato è che il Partito Democratico avrebbe dovuto collaborare per un Governo con i Cinque Stelle. Essenzialmente, semplificando, la gente ha votato la destra contro i migranti (parlano ancora di razze nel 2018!) e per la flat tax (favorevole a chi ha di più). Oppure, ha votato Cinque Stelle per il reddito di cittadinanza (nome sbagliato per dire di aiutare chi ha meno).  

Sono consapevole che, così come sono stati promessi, i programmi dei vincitori siano del tutto irrealizzabili. Ricordo pure perfettamente l’odio e gli insulti verso i politici e i militanti PD, tra cui killer, ebetino, mafiosi, dovete morire e altre amenità che hanno reso la politica dei nostri tempi  la vergogna del paese e non certo alto esempio morale per i giovani. 

Proprio per questi motivi, invece che dire "vediamo se saranno capaci di fare un governo" che suona poco politico, sarebbe meglio che il PD si facesse delle domande: -Noi crediamo nelle nostre Riforme? Vogliamo che siano buttate a mare come si fa sempre, in Italia, quando si cambia colore di governo? Non è il bene del paese l'obiettivo primo del nostro Partito?- 

So che non sarebbe facile accordarsi con quelli che –ottima mossa pubblicitaria, anche  se comica e anticostituzionale-  hanno presentato i presunti ministri e continuano a dire che non cambieranno nulla. So anche che, se il PD si accordasse, tutti direbbero che lo fa per le poltrone e che, se si andasse a votare in tempi brevi, non prenderebbe più neppure il 18% (cosa comunque probabile anche se non si facesse fare il governo ai Cinque Stelle e si tornasse al voto).

Ma sarebbe opportuno un governo Lega- Cinque Stelle per il paese che, con tanta sofferenza, sta uscendo dalla crisi?  

Non lo so. Io ricordo che un tempo non lontanissimo gli italiani sono stati volontariamente fascisti: è inutile e ipocrita negarlo. (I veri antifascisti, infatti, sono ben  noti perché ne hanno pagato il prezzo). Qualcuno lo sarà stato per paura ma i più perché gli si era prospettato  un grande paese nazionalista, che avrebbe avuto il suo spazio vitale togliendolo alle razze inferiori, avrebbe creato un grande impero nel Mediterraneo e non solo!  Proprio come  i tedeschi che, infatti, oggi stanno molto attenti a queste cose.  

Allora, se l'Italia è la nostra famiglia, noi dobbiamo fare il suo bene. In una famiglia, quando i figli contestano i genitori, li offendono, non seguono il più comune buon senso, cosa fanno i genitori? Forse, che dicono "vediamo cosa faranno nella vita, peggio per loro"? No, li sorreggono quando cadono, li confortano davanti alle sconfitte, li esortano ad andare sempre avanti.

Questo deve fare un Partito serio e pulito. Credere nella nostra famiglia. 

Il PD può fare molto. Se partiti del 2% hanno condizionato e persino fatto cadere dei governi, quanto può fare un partito del 18%, che sarebbe indispensabile per tenere in vita la legislatura? 

Il reddito di cittadinanza, reso possibile nella realtà, non è diverso dal reddito di inclusione. La lotta alla corruzione, ai privilegi, in favore dalla meritocrazia, è stata iniziata da Renzi.  Si può andare avanti, impedendo che cambi il "clima", quei fenomeni, cioè, prodotti da differenti stili di leadership.  Non possiamo lasciare che i topi escano dalle fogne e inizino a sparare qua e là contro gli esseri umani.  

Quanto a non prendere più voti, chi può dirlo?

Ormai il voto è liquido e basato sulla protesta. Chi può sapere come si voterà tra sei mesi, un anno, quattro o cinque anni (che, nei tempi moderni, è una distanza siderale!)?

Neppure il mago Otelma lo sa.

sabato 17 marzo 2018

NOTIZIE da Fernando Sorrentino




in italiano:

DIRE FARE DONARE: la cultura del dono e del volontariato da OUBLIETTEMAGAZINE.COM


Dire Fare Donare di A.A.V.V.: la cultura del dono e del volontariato nelle comunità in trasformazione

È possibile che costruire nuovi ponti tra vita pubblica e vita privata rappresenti una condizione per favorire interazioni, legami fra le parti, relazioni interpersonali che variano la qualità di vita di una determinata comunità? Molti studiosi lo pensano, chiarendo che il capitale sociale si esplicita attraverso la connotazione fiduciaria, reciproca e cooperativa dei legami. Sostengono anche che sia possibile educare le persone ad avere fiducia, ingrediente di base del capitale sociale, dello spirito civico e solidale di una comunità. Cinzia Migani

Dire Fare Donare” è un volume pubblicato a maggio 2017 dalla casa editrice Negretto Editore, curato da Cinzia Migani, Matteo Scorza, Andrea Pagani, Giancarlo Funaioli, Roberta Gonni, Ennio Sergio. 
La premessa, a firma dei curatori, illustra la sua genesi frutto di riflessioni che si sono mosse dal progetto “Il volontariato è un dono di tutti. La cultura del dono per stare bene”. In apertura si citano le parole di Georg Simmel: “La libertà individuale non è pura determinazione interna di un soggetto isolato, ma un fenomeno di relazione. […] la libertà, come la non-libertà, è un rapporto tra uomini.
“Dire Fare Donare” consta di 272 pagine ed è suddiviso in tre parti. Nella prima di carattere introduttivo si espone il progetto, si toccano i punti salienti del volontariato ieri ed oggi, e della possibilità di costruzione di luoghi d’incontro per stringere relazioni durevoli. I paragrafi portano le firme di Cinzia Migani, Giancarlo Funaioli, Matteo Scorza ed Andrea Tieghi. 
Nella seconda si sviscera il concetto filosofico-politico del dono con gli approfondimenti di Matteo Scorza, Arrigo Chieregatti, Giuseppe Licari, Andrea Pagani, Maria Rosa Franzoni, Alba Galassi, Cristina Zanasi, Stefano Zamagni, Alba Natali, Ennio Sergio, Federica Gallucci, Maria Francesca Valli ed Ivonne Donegani.
Nella terza sezione curata da Andrea Pagani ed intitolata “Racconti di dono” si passa dall’astratto al concreto, infatti il soggetto dell’investigazione è il racconto di vita, dunque l’esperienza del dono. L’introduzione “Creare – (ri)creare: tecniche di scrittura creativa” porta la firma di Roberta Gonni ed assieme alla Premessa “Il dono della narrazione” si anticipano i racconti di Elena Gardenghi, Melissa Cavina, Erica Balducci e Mattina Salieri, Alessandra Scisciot, Barbara Bellosi, Daniela Galassi, Maria Mancino, Tullia Marabini, Tiziano Gioiellieri, Paola De Simone e Maria Mancino, Mirella Morara, Stefano Balboni Nicola Cursi e Marina Mariotti, Paola De Simone, Maria Mancino e Mirna Turrini, Stefano Cavallini, Daniela Bartoli. 
Essendo una pubblicazione variegata per l’approccio al donare che ogni persona racconta si è scelto di trattare tre contributi firmati rispettivamente dal direttore della rivista Narrare i gruppi Giuseppe Licari, il docente e scrittore Andrea Pagani e l’economista e docente universitario Stefano Zamagni
Con il titolo “Spunti antropologici per una rilettura del dono e dell’identità” Giuseppe Licari introduce la sua argomentazione che indaga sul forte contatto dei due termini “dono” ed “identità”. 
Focale il concetto di “obbligazione alla restituzione” inerente al dono. Licari cita lo studio “Saggio sul dono” di Marcel Mauss nel quale si sviscera la necessaria restituzione del dono ricevuto. Dare e ricevere diventano motori sociali che innescano quel gioco affascinante che vede l’impegno al restituire un bene che si è accolto. Connesso quest’ultimo non solo ai beni materiali, si pensi alla tradizione di un regalo per il compleanno, ma al dono della vita, del pensiero di poter allargare la comunità con la creazione di un figlio. 
Limitare la necessità altrui, donare il proprio tempo, beni e parti di sé: questa l’essenza del volontariato che propone Licari trattando della crisi economica che da dieci anni si è diffusa in Italia. Si cita l’articolo 3 della Legge delega per la riforma del Terzo settore, dell’impresa sociale e del Servizio civile che “prevede di procedere al riordino e alla revisione dell’attuale disciplina in materia di attività associative, di volontariato e di promozione sociale, in particolare della legge-quadro sul volontariato (legge 11 agosto 1991, n. 266) e della legge di disciplina delle associazioni di promozione sociale (legge 7 dicembre 2000, n. 383), assumendosi il compito di dare risposte a queste nuove necessità ponendo sempre maggiore attenzione alla rete dei Centri di Servizio per il Volontariato.
Una riflessione sul dono che intacca il modello Occidentale, perché donare nell’ampia accezione della parola non è il solo regalo al familiare oppure verso persone che hanno estrema necessità, dunque un atto di volontariato. Donare è libertà, non prevede necessariamente un compenso od un’aspettativa, è come un sorriso al momento giusto, uno strumento che ci permette di creare legami sociali, un bene relazionale che bilancia gli squilibri dell’economia.
Latouche direbbe che l’uomo occidentale ha subito la colonizzazione del suo immaginario con ogni sorta di particolari legati all’utilità dello sviluppo continuo e della crescita senza limiti, dove tutti potranno essere sempre più ricchi e gratificati nei loro bisogni e desideri.” – Giuseppe Licari
Con il titolo “La narrazione: esperienza individuale o costruzione di comunità?” Andrea Pagani ci trasporta in un treno che parte da Firenze ed arriva a Roma, ci racconta di una donna distinta che si siede nel sedile di fronte a lui. La donna ha circa sessant’anni, è molto elegante e dalla borsetta estrae un libro appena comperato. Inizia a leggere, gli occhi sono avidi e non si staccano per un solo momento dalle pagine tanto da apparire una lettura estatica.  
Al capolinea, la donna si alza e depone il libro sul sedile. Solo in quel momento Andrea Pagani ha il coraggio di interloquire con il fascinoso essere umano indicandole il libro dimenticato. Ma la donna dalla profumata sciarpa turchese risponde: “[…] L’ho lasciato apposta. […] se un libro mi intriga molto, non voglio andare oltre i primi capitoli e non voglio farmi condurre dalla soluzione del narratore. Mi piace continuare da sola. Mi piace pensare ai possibili infiniti sviluppi. Mi piace lasciare il libro così, sul sedile di un treno, a un destino imperscrutabile, sperando che un altro viaggiatore lo prenda, lo legga e magari, a sua volta, continui lo sviluppo della storia a suo modo, abbandonando il libro proprio come ho fatto io.
Quanto un evento di poche ore può aprire lucenti finestre nel pensiero? Pagani lo rivela in questo ricordo, un’illuminazione sul donare storie ad un prossimo sconosciuto, un atto che denota la volontà di condividere la bellezza di una storia e la capacità di immaginare le possibili conclusioni della stessa. Un episodio che ha ispirato anche il laboratorio “Memoria, dono, identità” del maggio 2016 ad Imola nel quale Pagani ha voluto mettere in pratica la domanda provocatoria: “la narrazione è un’esperienza individuale o una costruzione di comunità?
Con il titolo “Il ruolo profetico del volontariato” Stefano Zamagni pone l’accento sull’amicizia civile considerata come autentica azione volontaria della società, che rende possibile le condizioni dell’instaurarsi del principio della reciprocità. La domanda posta da Zamagni è di ambito istituzionale in quanto si chiede e ci chiede se è possibile pensare al volontariato non solo come strumento utile per le carenze del welfare state ma anche per cambiare le istituzioni economiche. Secondo il docente, se prendiamo in considerazione la logica della gratuità e dell’etica del bene comune è possibile attraverso il volontariato valorizzare il talent nascosto che c’è in ogni persona. 
Zamagni in una lucida analisi tratta il volontariato nell’ambito del neoliberismo considerandolo giustamente inquietante, infatti come può questo homo oeconomicus odierno che segue la logica del self-interest attraversare anche l’assunto antropologico di filantropo? La risposta è semplice: dovrebbe essere schizofrenico o bipolare così da rivestire i due modi dicotomici di azione nella società.  
Sul sistema neostatalista invece sostiene: “L’assistenza per via esclusivamente statuale tende a produrre soggetti assistiti ma non rispettati, perché essa non riesce a evitare la trappola della “dipendenza riprodotta”. L’indecenza, nel senso dell’umiliazione, che il modello neostatalista tende a produrre è assai efficacemente resa dalle parole del protagonista del film La grande seduzione, una persona che vive di sussidi di disoccupazione: ‘Ogni mese non ritiri solo i soldi, ritiri anche la vergogna. I soldi non bastano che per quindici giorni, ma la vergogna dura tutto il mese.’”
Contraria a queste due logiche di mercato e profitto è invece il volontariato che diventa dono non solo a favore di un corto raggio (amici, parenti) ma come atto pubblico ed in quanto ambito dell’agire umano non deve essere relegato in spazi dedicati. 
Il concetto di agire virtuoso si unifica con la fraternità e spinge alla riflessione della dimensione del gratuito. 
In realtà, mentre quello di solidarietà è il principio di organizzazione della società che tende a rendere eguali i diversi, il principio di fraternità consente a persone che sono già in qualche senso eguali di esprimere la propria diversità, di affermare cioè la propria identità. È per questo che la vita fraterna è la vita che rende felici. Stefano Zamagni
“Dire Fare Donare” è stato promosso da VolaBO - Centro Servizi per il Volontariato della Città metropolitana di Bologna, in collaborazione con la Città metropolitana, con il patrocinio delle associazioni regionali del dono di sangue e organi AVIS, AIDO e ADMO e con la preziosa collaborazione dei Centri di Servizio per il Volontariato in Emilia-Romagna, delle organizzazioni del terzo settore, dei DSM-DP (Dipartimenti di Salute Mentale e Dipendenze Patologiche) delle Ausl, degli enti locali che hanno aderito alla rassegna, dell’Istituzione Gian Franco Minguzzi della Città metropolitana di Bologna, del gruppo regionale Teatro e Salute Mentale; con il supporto di volontari, operatori e cittadini che hanno donato la loro storia. 
Le illustrazioni presenti in “Dire Fare Donare” portano la firma di Carlo Ferri. 
La copertina è stata curata da Silvia Camporesi.
Written by Alessia Mocci 
Ufficio Stampa Negretto Editore

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Fonte

venerdì 9 marzo 2018

LE POESIE DI ANASTASIA in una classe dell'Istituto Mazzini di Savona

Anastasia ha presentato le sue poesie nella classe I dell'Istituto Mazzini di Savona.
La professoressa della classe, Claudia Palone, ha condotto l'incontro analizzando e discutendo i testi insieme ai ragazzi.
Tutto è stato molto emozionante.

Nella foto, da sinistra, Renata Rusca Zargar, Anastasia Peluffo e la professoressa Claudia Palone, insieme agli alunni della classe.
Nella foto, da sinistra, la mamma di Anastasia.


NON TI HO AMATO

Non ti ho amato per noia e solitudine
ma per desiderio d' amare e darti il mio amore ...
per darti momenti di gioia
e iniettare la mia dolcezza nella tua mente...
per poter provare emozioni nuove
e fartele conoscere
per farti conoscere la mia mente
e far sì che ti prenda cura di lei ...
la tua voce è un'eco nel vento,
le tue risate onde del mare,
i tuoi occhi coltellate di puro piacere
nel mio cuore ormai perso in te...
questa è una magia che vorrei non finisse mai

Anastasia

giovedì 1 marzo 2018

Perchè voterò orgogliosamente e convintamente Partito Democratico di Renata Rusca Zargar

È  venuto un marocchino naturalizzato italiano a discutere con mio marito del prossimo voto. Gli abbiamo spiegato quanto sia importante, oggi, votare per il PD, per bilanciare una destra estremista che avrà come premier Salvini. Egli ha obiettato che l'Italia non è migliorata, in questi anni, ripetendo, come fanno tutti, gli slogan dell'opposizione. L'Italia, invece, è migliorata, per quanto possibile, in questo mondo globale, con tutte le difficoltà, le crisi, le guerre, le tragedie, dei nostri tempi. Il governo -che poi era un governo di larghe intese e quindi non con le mani completamente libere, non avendo vinto le elezioni - ha fatto molto in campo economico, per i diritti, per la cultura... Terrorizza pensare che questo lento ma fermo procedere si fermi e che si possa tornare a prima, quando i lavoratori si suicidavano per aver perso il lavoro e così pure tanti imprenditori, la cui azienda era fallita, lasciando sulla strada i loro dipendenti. Non ci sono altre possibilità per noi se non continuare il cammino intrapreso, senza sperare nei miracoli che, come si sa, non sono di questo mondo.

Il nostro interlocutore ha detto che "quello giovane, che non c'è mai stato" può fare qualcosa (alludeva a Di Maio). Quando ascolto i Cinque Stelle, mi sembra di stare su Scherzi a parte, se non fosse che non c'è niente da scherzare. È in gioco il futuro dei nostri figli. A parte l'incapacità e l'incompetenza eclatante, cos'hanno fatto in Parlamento tutti quei deputati e senatori grillini per cinque anni? Hanno solo protestato su tutto, senza mai votare neppure le leggi che sarebbero state in linea con i loro programmi. Perché? Perché – hanno affermato- non erano abbastanza perfette per loro!

Comunque,  sappiamo bene perché la gente, in realtà, non vuole votare Partito Democratico. Sono due i motivi principali: uno é che i 5 Stelle  promettono il reddito di cittadinanza a tutti. I giovani disoccupati pensano, così, di risolvere definitivamente i loro problemi. Il Partito Democratico, invece, non ha voluto chiamare in quel modo, per non ingannare la gente, l'aiuto da dare a chi non ha lavoro. Lo ha chiamato “reddito d'inclusione”, con determinate regole, per essere utile, cioè, a rientrare nel mondo del lavoro, ad essere inclusi di nuovo nella società attiva. Certamente, Reddito di cittadinanza é una dicitura molto più efficace, dal punto di vista promozionale. A livello subliminale suggerisce che tale reddito mi spetterà, purché abbia la cittadinanza. Quanto poi a renderlo reale, con il debito che ha l'Italia, sappiamo tutti che non sarà possibile. Ma, come si suol dire, il sogno é libero. Per essere seri, sarebbe meglio, come ha fatto il Governo, cercare di aumentare le opportunità di lavoro,  anche  a difesa della dignità della persona umana. 

L'altro motivo, il più grave, per cui c'é un odio sviscerato contro il PD, sono i migranti. Renzi non ha ributtato in mare qualche migliaio di persone. Se l'avesse fatto, tutti l'avrebbero acclamato perché gli Italiani sono razzisti, come tutti i popoli, se non educati. Infatti, nessuno ha mai voluto spiegare agli Italiani che gli Africani sono stati, e sono tuttora, depredati da noi occidentali (ora anche dalla Cina) delle loro risorse naturali e che i dittatori che li affamano sono protetti da noi per interesse. Quelle sono le cause, oltre alle guerre da noi scatenate e/o sostenute, per cui cercano altrove una vita migliore. Se noi permettessimo agli altri popoli di vivere dignitosamente con la roba loro, non vorrebbero certo venire qui. Ma già, questo a noi, che non abbiamo risorse naturali, costerebbe molto! 

Il Partito Democratico ha una squadra di persone, a livello nazionale, veramente capace. I ministri che abbiamo avuto sono stati ottimi. Come intellettuale, segnalo, in particolare, il cambiamento operato da Dario Franceschini, in quello stagno fangoso che era prima la cultura. La cultura é diventata, finalmente, oltre che qualità della nostra vita, anche fonte di lavoro e di guadagno. 

Questa volta, dunque, sono davvero spaventata. La vittoria della destra, non solo fermerà il nostro progresso, ma soprattutto fomenterà un'atmosfera, che sentiamo già, in parte, di odio e di guerriglia. Per fare un governo, i Cinque Stelle potrebbero allearsi – è la soluzione più semplice- con Salvini e la Meloni, perché hanno moltissimi punti in comune. Purtroppo, i rigurgiti razzisti, omofobi, discriminanti, sono di nuovo di moda dappertutto. Gli Italiani, un tempo non tanto lontano, sono andati incontro al disastro appoggiando il Fascismo. Considerando la teoria storica del Vico dei Corsi e dei ricorsi, siamo già arrivati al punto di dover ripetere quegli errori?

Credo che si debba votare convintamente Partito Democratico (é l'unico grande partito non padronale, che ha una democrazia interna) e la coalizione di centrosinistra perché è l'unico modo per proteggere il progresso e la democrazia nel nostro paese.

Ogni altro voto, in questo momento tanto pericoloso, sarà un voto alle destre estremiste.