venerdì 29 settembre 2017

SUMMIT INTERNAZIONALE PER LA PACE A SEOUL di Renata Rusca Zargar

Mentre il mondo guarda con paura alle tensioni tra la Korea del Nord, gli Stati Uniti e il Giappone, qui a Seoul, apparentemente, sembra tutto normale.
Le auto di grossa cilindrata, quasi tutte delle marche locali come Hyundai e Kia, scorrono ordinatamente nel traffico, senza correre, come farebbero in Italia, e non superano limiti di moderata velocità neppure sulle autostrade.
In questi giorni, a sfidare la paura della guerra e a manifestare per la pace, come ogni anno, ma con più forza data la situazione attuale, HWPL (Heavenly Culture, World Peace, Restoration of Light) un’Associazione coreana non governativa, senza scopo di lucro, affiliata all’Onu, tiene la terza commemorazione dell’Alleanza mondiale delle religioni per la pace.
Circa 1200 ospiti sono arrivati da quasi tutti i paesi del mondo, ma soprattutto da Africa e Asia, dove i problemi di dittature, guerre, privazione dei diritti umani sono più gravi. Colori di pelle ma anche di abiti, fogge, tradizioni, si mescolano negli hotel lussuosi in cui tutti sono alloggiati.
Ci sono leader religiosi, ministri, professionisti, donne, giovani, ma anche persone comuni, commercianti, semplici lavoratori. Il comune denominatore è che stanno operando per la pace nel loro paese e, dopo questi giorni fertili di conferenze, lavori, discorsi, torneranno a divulgare le idee del summit: dobbiamo bandire ogni guerra e conquistare la pace. La terra, come ha affermato Man Hee Lee, il fondatore di HWPL, non deve diventare una stella fredda nello spazio, distrutta da una guerra atomica e tutti i cittadini devono essere messaggeri di pace.
La manifestazione più importante di queste giornate, però, si è svolta allo stadio Hwaseong Sports Complex.
Tutti gli ospiti sono stati accompagnati là in auto sul cui cofano spiccavano le bandierine di HWPL. Numerosi pullman hanno, invece, condotto il pubblico. All’ingresso dello stadio, da una parte e dall’altra, le auto erano accolte da file di bambini urlanti: “We love a Peace”, mentre le bande  suonavano e la gente agitava cartelli inneggianti alla pace…
Vedere uno spettacolo simile prende il cuore, si rimane stupiti a pensare che ci sia tanta gente che anela alla pace in tutto il mondo e che, invece, ci siano guerre dappertutto, per soddisfare la fame demoniaca di potere e denaro di pochi mercanti di morte.
L’enorme stadio, dunque, si è riempito di gente, circa 35000 persone sugli spalti, più 2000 tra artisti, bambini e collaboratori.
Subito, si sono presentati all’interno i leader religiosi e politici, poi è iniziato lo spettacolo.
Sotto gli occhi, gli applausi, le acclamazioni delle migliaia di persone, si sono esibiti, per ore e ore, artisti di tutte le specialità, bambini, ragazzi e adulti, con meravigliose coreografie, carri allegorici, combattimenti tra soldati che si concludevano con la pace e i fiori.
Poi, sullo schermo gigante, sono apparse le città di tanti altri paesi, dagli Stati Uniti, dall’Africa, dall’Asia, dall’Australia, indifferentemente che là fosse giorno o notte, dove altri gruppi di sostenitori, circa 170000 persone, seguivano nelle piazze lo spettacolo in diretta e manifestavano per la pace. Sono arrivati anche numerosi videomessaggi di personalità di varie nazioni. Nelle comunicazioni, però, mancava ancora l’Italia, il cui unico rappresentante ufficiale presente a Seoul, per ora, è il dottor Zahoor Ahmad Zargar, leader islamico ligure.
Sempre dallo schermo, tutti hanno potuto seguire i discorsi di alcune personalità presenti, primo tra tutti, Man Hee Lee, poi, Nam Hee Kim, Chairwoman e leader del gruppo internazionale di donne per la pace, Moncef Marzouki, già presidente tunisino, Ivo Josipovic, già presidente croato, Stanislav Shushkevich, già presidente bielorusso, Adrien Houngbedji, presidente dell’assemblea nazionale del Benin, Given Lubinda, ministro della giustizia in Zambia, Atifete Jahjaga, già presidentessa del Kosovo, Singh Sahib Giani Gurbachan Singh Mi, sacerdote del tempio d’oro di Amritsar.
Infine, è stata tutta una festa con fuochi artificiali e palloncini. Molti sono scesi nel campo e hanno girato in parata insieme agli artisti del teatro tibetano che ballavano, ai bambini che stringevano loro la mano, ai leader dai sontuosi costumi tradizionali mentre il pubblico acclamava.
Organizzare questo summit deve essere costato molto denaro. Eppure, il signor Lee non è ricco, anzi, è stato contadino e muratore e ha partecipato alla guerra di Korea come soldato. È un uomo anziano che, andando personalmente negli altri paesi, è riuscito a creare il miracolo di convincere tanta gente a lavorare per la pace, perché esseri umani come noi non siano torturati, violentati, uccisi e il nostro bel pianeta sia salvo. La Korea, poi, soffre per il vicino Kim Jong-un ma anche per non essere unita.
La parata era qualcosa di inimmaginabile per noi europei, forse ci può ricordare le grandi parate militari della Cina o di qualche altra dittatura, studiate per ammaliare il popolo ignorante con la potenza delle armi. Ma qui non c’erano armi. L’appartenenza da sollecitare è al genere umano senza distinzione di sesso, colore, religione, tradizioni. Il sentimento da divulgare è quello della pace. Magari gli stati spendessero denaro in educazione alla cultura della pace invece che in armi di distruzione di massa! L’uomo è stato capace di scendere dagli alberi e di abbandonare le grotte. Oggi va nello spazio e vive in complicati grattacieli. Forse, Man Hee Lee può aiutarci a conquistare anche la qualità di esseri umani.
Nelle foto:
in alto, il laboratorio tra le varie religioni; in basso i leader religiosi nello stadio e un momento dello spettacolo nello stadio.
Pubblicato su:
 http://www.liguria2000news.com/summit-internazionale-per-la-pace-a-seoul.html
http://www.ivg.it/2017/09/leader-islamico-ligure-zahoor-ahmad-zargar-ad-manifestazione-internazionale-la-pace/
http://www.controluce.it/notizie/manifestazione-internazionale-a-seoul-per-la-pace/

martedì 12 settembre 2017

ZAHOOR AHMAD ZARGAR RAPPRESENTERA' LA COMUNITA' ISLAMICA ITALIANA A SEOUL NEL SUMMIT INTERNAZIONALE PER LA PACE DAL 17 AL 19 SETTEMBRE 2017


Zahoor Ahmad Zargar rappresenterà la Comunità Islamica italiana a Seoul nel Summit internazionale per la Pace dal 17 al 19 settembre 2017


nella foto: una precedente manifestazione

Da circa un anno, Zahoor Ahmad Zargar, esponente islamico ligure, delegato dall’U.CO.I.I (Unione delle Comunità Islamiche d’Italia), collabora con un’Associazione no- profit della Korea del Sud, HWPL (Heavenly Culture, World Peace, Restoration of Light), capitanata da un facoltoso mecenate coreano di ispirazione cristiana.

Durante numerose video conferenze su Skype, Zargar e rappresentanti di varie religioni, tra cui induisti e cristiani, dall’Europa e dagli Stati Uniti, hanno approfondito a livello accademico diverse tematiche. Ad esempio, storia e genealogia, spiritualità, violenza nella religione, remissione dei peccati, bene e male, ecc.  Ognuno ha sviluppato il tema nella propria religione, interfacciandosi con gli altri rappresentanti e con un moderatore coreano.

Comprendere e dialogare sulla fede propria e altrui ha lo scopo di imparare a rispettare gli altri e di sconfiggere le ragioni di ostilità. Secondo questa Associazione coreana, le religioni possono fare molto per condurre il mondo alla pace. Per questo, HWPL ha proposto una Dichiarazione di Pace e Cessazione della Guerra che mira a sradicare le cause strutturali dei conflitti violenti.
Tra il 17 e il 19 settembre 2017, si terrà a Seoul il terzo summit annuale organizzato da HWPL con intervento di circa 1200 ospiti da tutti i paesi del mondo: leader politici e religiosi, capi di gruppi di donne e di giovani, società civile e stampa. Tutte queste persone parteciperanno a vari incontri di discussione per arrivare a una piattaforma di cooperazione attiva per la pace. Rilevante sarà il ruolo dei funzionari governativi e degli attori civici che  formeranno una rete per discutere le modalità di attuazione della Dichiarazione di Pace nella propria regione.

Non meno determinante per la pace, sarà, però, il ruolo di 3,6 miliardi di donne. Nel summit, 300 donne leader discuteranno l'iniziativa sulla pace, con lo stimolo di personalità internazionali come Woo Sow Pheng, presidente della Lega femminile, e Mervat Tallawy, presidente dell'Organizzazione delle donne arabe. Anche i giovani e ben 117 scuole sono coinvolte in questo Progetto.  Infine, ci sarà una cerimonia di premiazione per coloro che hanno lavorato nei rispettivi campi per la pace nel mondo.
Nell’ambito di queste giornate fitte di lavori, il 18 settembre, si terrà la manifestazione più importante, l’assemblea mondiale sulla pace delle religioni (WARP) nello stadio olimpico di Seoul, sempre con  lo scopo di sviluppare la Dichiarazione di Pace e Cessazione della Guerra (DPCW) in forma giuridicamente vincolante così da espandere l'istruzione e la cultura della pace e da favorire l'armonia tra le religioni.

A questo ragguardevole summit internazionale che ha come motto “Insieme per la pace come messaggeri di pace”, il dottor Zargar, unico musulmano dall’Italia, è stato invitato a rappresentare la Comunità islamica. L’Associazione ha ritenuto seria e importante la sua lunga collaborazione.

In questo periodo, così gravido di paure, proprio nei riguardi della Korea, quando il capo della Korea del Nord continua a lanciare segnali di una guerra atomica distruttiva per la regione ma, forse, per l’umanità intera, una manifestazione internazionale per la pace acquista un valore centuplicato.

Chissà che Kim Jong-un e Donald Trump (e molti altri capi di stato) non prendano coscienza che i popoli del mondo desiderano solo la pace.

Renata Rusca Zargar



Nelle foto: le video conferenze

pubblicato su:
http://www.savonanews.it/2017/09/13/leggi-notizia/argomenti/attualit/articolo/zahoor-ahmad-zargar-rappresentera-la-comunita-islamica-italiana-a-seoul-nel-summit-internazionale.html
http://telenord.it/2017/09/13/zahoor-ahmad-zargar-rappresentera-la-comunita-islamica-italiana-a-seoul-nel-summit-internazionale-per-la-pace/
http://www.liguria2000news.com/zahoor-ahmad-zargar-rappresentera-la-comunita-islamica-italiana-a-seoul-nel-summit-internazionale-per-la-pace-dal-17-al-19-settembre.html
http://247.libero.it/rfocus/32846810/1/zahoor-ahmad-zargar-rappresenter-la-comunit-islamica-italiana-a-seoul-nel-summit-internazionale-per-la-pace/
http://www.controluce.it/notizie/zahoor-ahmad-zargar-rappresentera-la-comunita-islamica-italiana-a-seoul-nel-summit-internazionale-per-la-pace/

BAMBINA CRISTIANA: MEGLIO NON STRUMENTALIZZARE CONTRO I MIGRANTI IL DOLORE DEI BAMBINI di Renata Rusca Zargar



Ha fatto il giro del mondo la storia della bambina cristiana londinese affidata a una famiglia musulmana le cui donne indossano addirittura il burqa. Prima di questa famiglia, la povera bambina era già stata in un’altra famiglia, sempre musulmana, le cui donne, invece, indossavano il niqab. Pare, inoltre, che le sia stata tolta la catenina con il crocifisso, insegnato che le feste cristiane sono stupide e, dramma tra i drammi, impedito di mangiare un piatto tipicamente italiano (romano), la pasta alla carbonara! Fa sempre piacere sapere, anche se magari è un po’  improbabile, che, in tutti i quartieri londinesi, il piatto base, amato od osteggiato, sia la carbonara che, forse, invece, molti italiani non conoscono neppure. Sullo studio dell’arabo, altro punto di disagio, non mi esprimo perché fa sempre comodo, oggi, conoscere una lingua in più.

Quando ho letto questa notizia, mi sono chiesta come mai l’affidamento di una bambina cristiana a una famiglia musulmana sia di rilievo internazionale.

In Italia, ci sono molti bambini musulmani affidati a famiglie cristiane o atee o agnostiche e non mi ricordo di aver letto articoli di tanto pregio in tal senso. Qualche caso ho avuto modo di conoscerlo personalmente e quelle famiglie, molto stimabili per la disponibilità umana e il servizio che offrono alla società, non conoscevano affatto la religione islamica e non si impegnavano particolarmente a rispettarne gli usi. A quel tempo, avevo pensato che la questione religiosa, se non c’è aperto discredito, è di secondaria importanza per bimbi la cui famiglia ha dei problemi così gravi che devono essere affidati a estranei, seppure temporaneamente.

L’affidamento di un minore è un passo molto serio, anche se limitato a un periodo, e nonostante il bambino mantenga rapporti con la famiglia di origine. Le famiglie affidatarie non vengono scelte dai servizi sociali con leggerezza ma, anzi, sono molto controllate ed è assurdo pensare che non parlino la lingua dello stato in cui avviene l’affido.

La relazione tra bambino e care giver, poi, è di grande importanza e deve offrire conforto e sicurezza. Diversamente, il bambino può sviluppare disturbi cosiddetti dell’attaccamento che possono diventare problemi relazionali anche importanti nell’età adulta.

La notizia di cronaca comprendeva il fatto che il giudice, seppur musulmano (!), dopo tutte le presunte polemiche, avesse ripreso in mano la questione e avesse affidato, questa volta, la bambina alla nonna. Sinceramente, non avevo capito come mai, essendoci una nonna disponibile, non avessero fatto quella scelta da subito.

Mentre riflettevo su tutti questi ragionevoli dubbi, ho saputo che tutta la vicenda era una bufala.

A questo punto, tirato un sospiro di sollievo per le migliaia di bambini londinesi in affido, mi viene voglia di scrivere un bell’articolo: “Bambino musulmano in affidamento a famiglia cristiana viene obbligato a indossare la croce e il cilicio, a mangiare un grosso panino con la pancetta mentre i suoi genitori affidatari si ubriacano al pub.”

Questo articolo, però, non sarebbe mai pubblicato dal Times.

E sarebbe giustissimo perché è davvero malfatto strumentalizzare la sofferenza di bambini in pericolo per denigrare una comunità religiosa.


 pubblicato da:




http://www.oggi.it/posta/2017/10/13/londra-si-grida-allo-scandalo-per-la-bambina-cristiana-affidata-a-famiglia-mussulmana-ma-silenzio-su-bambini-mussulmani-adottati-da-famiglie-occidentali-in-italia/

sabato 9 settembre 2017

INTERVISTA A EMMA BONINO da Huffingtonpost.it "Il modello Minniti ci si ritorcerà contro"

ESTERI

Intervista a Emma Bonino: "Il modello Minniti ci si ritorcerà contro. L'accordo rafforza le milizie libiche e chiude gli occhi sui lager dei migranti"

http://www.huffingtonpost.it/2017/09/07/intervista-a-emma-bonino-il-modello-minniti-ci-si-ritorcera-contro-laccordo-rafforza-le-milizie-libiche-e-chiude-gli-occhi-sui-lager-dei-migranti_a_23200231/?utm_hp_ref=it-homepage


"In Turchia, come Europa, ci siamo affidati a Erdogan, ora in Libia stiamo replicando in modo pericolosamente caricaturale quel modello, mettendoci nelle mani di milizie come quella di Sabratah. Per soldi, i trafficanti di ieri si spacciano per gli anti-trafficanti di oggi. No, il 'modello Minniti' non mi convince. Hanno messo un tappo ma neanche troppo stagnante e penso che questo modo di agire alla fine ci si ritorcerà contro. Sul piano politico, non mi pare che legittimare milizie e tribù rafforzi il già gracile governo di al-Serraj, semmai il contrario. In Libia l'Italia si è messa in un mare di guai. Nessuno può dirsi soddisfatto o gridare vittoria di fronte allo scempio di vite umane, agli abusi, alle violenze più atroci perpetrate nei lager libici. La lettura del rapporto di Medici senza Frontiere dovrebbe sollevare un moto di indignazione nell'opinione pubblica europea e di vergogna per i leader politici". A sostenerlo, con la consueta nettezza e passione politica è Emma Bonino, leader storica dei Radicali, già ministra degli Esteri e commissaria Ue. L'Huffington Post l'ha intervistata in occasione della presentazione del videospot a sostegno della campagna "Ero Straniero. L'umanità che fa bene", la legge di iniziativa popolare per il superamento della Bossi-Fini, che ha i Radicali italiani tra i promotori.

Quanto all'altro tema caldo del momento, la legge sullo ius soli, Bonino rimarca: "L'affermazione del ministro Alfano secondo cui la legge è buona ma non è il momento di metterla ai voti è un segno, grave di impotenza politica".
Questa è stata l'estate del Mediterraneo e dell'Italia che col ministro Minniti ha "dato la linea" sul fronte migranti e nei rapporti con la Libia. La diminuzione degli sbarchi viene vista come un successo italiano. Come stanno le cose per Emma Bonino?
"Ciò che abbiamo fatto, in chiave bilaterale, è una ripetizione, un po' caricaturale, dell'accordo fatto con la Turchia, voluto dalla Germania che si è tirata dietro l'Europa...".
Perché un "po' caricaturale"?

"Per una serie di motivi. Il primo è che la Turchia, seppur non al meglio, anzi, ha uno Stato, un governo, un controllo del territorio, pure troppo se posso permettermi. Il secondo motivo, è che il contributo finanziario ad Ankara era notevole. La differenza in Libia è che si tratta di un Paese che non ha istituzioni credibili, è un Paese che ha due governi, due parlamenti e oltre 140 tra milizie e tribù in armi . Francamente non ho capito bene con chi abbiamo negoziato. È chiaro che lo abbiamo fatto con al-Serraj ma siccome è noto a tutti che al-Serraj non controlla il territorio, o direttamente o attraverso al-Serraj stesso, si è dovuto negoziare con le milizie, con gli scafisti, con quelli che effettivamente controllano il territorio e che vivono di traffici illegali di tutti i tipi: la benzina, le armi, gli esseri umani. Qui siamo di fronte a persone che appartenendo a una milizia possono occuparsi alternativamente di combattere i propri nemici, pattugliare il mare ed esercitare funzioni di polizia o di guardiacoste; oppure svolgere varie attività, anche illegali, per arricchirsi. Il risultato è che, di fatto, i trafficanti di ieri sono gli anti-trafficanti di oggi, una conversione in ventiquattr'ore. E già questo dimostra la fragilità di questa costruzione, tanto è vero che il ministro Minniti è dovuto andare dal generale Haftar, l'uomo-forte della Cirenaica, il quale suppongo che voglia la sua parte. E poi c'è un fatto che reputo gravissimo e vergognoso...".
Qual è questo fatto?
"Noi facciamo finta di non conoscere la situazione dei campi di detenzione in Libia. Una situazione agghiacciante, un vero inferno documentato dall'ottimo servizio di Amedeo Ricucci per il Tg1 e dall'angosciante rapporto di Medici senza Frontiere. Una situazione di totale spregio della dignità e della vita delle persone e di estrema gravità per le implicazioni e le conseguenze politiche possibili".
Il ministro Minniti ha affermato l'impegno italiano perché quei campi siano gestiti dall'Onu...
"Questa è una 'pillola' che non si può vendere, a meno che non si è in malafede. Perché sono campi di detenzione, perché la Libia non ha mai firmato le convenzioni di Ginevra sui rifugiati, perché sono centri di detenzione del governo. Altro che piena agibilità! Ma se l'inviato dell'Unhcr per la Libia abita a Tunisi, come tutti i diplomatici; autorizzato a qualche missione, più o meno lunga. A ciò si aggiunga che solamente 10 dei 30 centri ufficiali sono di tanto in tanto visitabili da un personale libico delle Nazioni Unite, gli altri 20 sono off limits. In più ci sono centinaia di carceri privati delle varie milizie che seguono la metodologia del narcotraffico: anche i narcotrafficanti nascondono la droga per poi rimetterla sul mercato quando il prezzo tende a salire.
Ci siamo messi, a mio avviso, in una situazione molto difficile e temo anche, come conseguenza politica, che invece di aiutare la formazione di un solido governo unitario - già difficile visti i diversi interessi degli attori esterni europei, in primis tra Francia e Italia - che noi rischiamo così di dare più forza alle milizie, in termini di credibilità, di interlocuzione, in termini finanziari.
No, non riesco proprio a tirare un sospiro di sollievo per ciò che l'Italia sta facendo in Libia. D'altra, parte l'avevo già detto in tempi non sospetti, alla Convenzione di Renzi al Lingotto, perché questa cosa la sentivo venire... In quella sede avevo detto che c'è qualcuno che ha lo stomaco di rimandare indietro le persone in quello che non io ma l'ambasciatore tedesco che era stato autorizzato a vedere qualcuno di quei centri, li ha definiti la cosa più vicina ai lager che lui avesse mai visto. Qui siamo: dal punto di vista della tutela dei diritti umani, ciò che si sta facendo in Libia è qualcosa di inguardabile e dal punto di vista politico, temo che complichi ulteriormente la situazione perché rafforza in termini monetari, oltre che di credibilità, le milizie varie. Al momento, peraltro, siamo pagando solo la milizia di Sabratah ma anche le altre batteranno cassa.
Per adesso, questo 'tappo" sembra funzionare, ma non è poi così 'stagno' come viene venduto alla gente, visto che già si manifestano i primi rivoli: ad esempio, i 251 di Ferragosto non uscivano da Sabratah, che è a Ovest di Tripoli, ma da Homs, che è un porto a Est di Tripoli. Poi si è aperta la rotta Algeria-Spagna-Sardegna... A me sembra davvero che ci siamo messi in un mare di guai, le cui conseguenze le vedremo, e penso anche se succede qualcosa, come si sta già scoprendo – vedi il rapporto di Msf – gli stupri, le torture sistematiche, le fosse comuni nel deserto, mi auguro che nessuno se ne esca, a livello politico o di comunicazione, col dire 'non sapevamo', perché questo sarebbe intollerabile".
Un altro tema caldissimo è quello della legge sullo ius soli. C'è chi minaccia marce su Roma e chi sostiene che non è il tempo per votarla. È davvero impossibile approvare lo ius soli entro questo fine legislatura?
"È una questione di numeri evidentemente. E in questo senso il più esplicito è stato Alfano quando ha sostenuto che si tratta di una legge buona ma inopportuna. Immagino che lui, e non solo, intenda 'inopportuna' elettoralmente parlando. Resta il fatto che si tratta di un'ammissione di impotenza politica che la dice lunga su cosa potrebbe voler dire un sistema proporzionale, con governi di coalizione in cui ci sarà sempre qualcuno, l'Angelino di turno, che lo 'ritiene giusto ma inopportuno'. Questi governi di coalizione li conosciamo dagli anni '80 e avevamo superato il proporzionale perché chi vince, col sistema maggioritario dei collegi, quale quello che noi propiniamo, possa assumersi la responsabilità, mentre nei governi di coalizione c'è sempre la via di fuga del 'vorrei ma non posso', 'mi mancavano tre voti'... Allora è bene che la gente sappia che quella sullo ius solis è una buona legge che, però, elettoralmente parlando una parte di chi l'ha scritta ritiene che non porta voti e allora meglio rimandare... Questa io la chiamo resa".
Il centrosinistra è destinato a perdere?
"Se gioca di rimessa, temo di sì. Molto dipenderà dalla legge elettorale. Io non sono mai stata, né lo sono oggi, una grande entusiasta di Macron ma gli devo riconoscere il merito di aver battuto la Le Pen. E lo ha potuto fare per la legge elettorale francese. Ed è così da anni. Al primo turno i Le Pen, prima il padre e poi la figlia, vanno sempre molto bene, ma al secondo turno la gente che si è sfogata ci ripensa un attimo. Questo per dire che il sistema elettorale non è un optional marginale. Noi siamo un Paese alquanto 'bizzarro', e questa semmai è la mia preoccupazione sulla sua tenuta democratica, non certo per una inesistente invasione di migranti: a pochi mesi dalle elezioni, non sai bene con che legge vai, la data, della serie chi c'è c'è chi non c'è si arrangi... Questo è un Paese che cambia legge elettorale ad ogni cambio di governo, perché chi sta in Parlamento e detiene la maggioranza si fa una legge ritagliata su se stesso. Noi rischiamo anche di avere due maggioranze diverse, una alla Camera e l'altra al Senato, e in più, non è solo la Commissione di Venezia (organo consultivo del Consiglio d'Europa, ndr), ad affermare che quando si fanno le leggi elettorali bisogna avere almeno un anno prima di andare al voto, perché altrimenti tutta una serie di espressioni politiche non hanno il tempo materiale per entrare in lizza. E questo crea un altro bel pasticcio isituzionale. Spero che questo faccia riflettere tutti, perché le regole del gioco sono fondamentali per tenere su un sistema democratico realmente efficiente ed altrettanto rappresentativo".

TERREMOTO del 20 maggio 2012: DOPO le MACERIE cosa c'è? di Angela Fabbri



Voglio dire e ho una gran rabbia, dopo che la casa ci è cascata addosso, la mia non ancora ma tanto è solo questione di tempo e di costanza da parte del nostro amico che si muove sottoterra anche

lui cercando i suoi spazi naturali e qui non c’è nessuno che gli mette i confini che gli fa accettare trattati che mette al governo gente nuova che crea nuova cultura. Hai voglia che vengano i soliti USA a metter pace spegnendo i fuochi mentre li accendono, qui non c’è nessun integralista, terrorista o che altro da prendere e consegnare alla giustizia.  Il nostro amico imprevedibile ha una vita tutta sua, incomprensibile per noi, che gli viviamo proprio sopra, ma molto chiara a lui. Ha le sue leggi e prende le sue decisioni spostando gli elementi che gli stanno intorno finchè non si è risistemato: diciamo che si è dato una scrollatina e si è risistemato meglio in poltrona. Conviene, certe volte, mettersi nei panni degli animaletti piccoli che ci stanno intorno e non capiscono il nostro modo di muoverci.

Ma torno al tema iniziale. Ad esempio, io fra un’ora vorrei andare a dormire, ma ormai ogni tanto mi viene una paura che mi trattiene perché magari la casa mi cade addosso, ma sono certa che dalle macerie la protezione civile mi scova fuori e se non è la protezione civile sono i grandi cagnoni della protezione civile, su questo non ho dubbi. E chi è salvo mi darà conforto e solidarietà. Ma le certezze si fermano qui.

E … DOPO le MACERIE? Andiamo in mano alle istituzioni, che sono leeeente leeeente quando non sono ferme.  

Passo ad un esempio pratico e recentissimo:

Un amico, con casa fuori Vigarano Mainarda (Ferrara) che l’ha avuta sinistrata, ha saputo che lo Stato dava un contributo se si trovava una casa in affitto. Lui l’ha trovata e ha una famiglia numerosa. Poi è andato per registrare la cosa e gli è stato risposto che è vero ma che finchè la cosa non appariva sulla Gazzetta Ufficiale non se ne faceva nulla. Nel frattempo c’è il balletto fraVigili

e altre istituzioni che possono decidere se la sua casa, già considerata inagibile dall’ingegnere dei Vigili, magari adesso diventa agibile per un ingegnere  di altra parrocchia. Così, oltre a quello che

si è costretti a sentire sotto i piedi e nei muri e non dico di più, bisogna anche subire questo saltellante non-stop dei propri consimili.

Dal nostro imprevedibile amico sotterraneo non possiamo divorziare per incompatibilità di carattere o per eccesso di brutalità: non ci sono tribunali alla cui giurisdizione lui si riconosce soggetto. 

Ma almeno ci piacerebbe non dover combattere anche con le lotte intestinali delle ‘nostre’ istituzioni.



(Angela Fabbri, Ferrara, CNN notte fra 10 e 11 giugno 2012)

La morte prematura dello studioso, scrittore, poeta ed editore AMERIGO IANNACONE; ricordo di Giuseppe Napolitano

Amerigo Iannacone è stato ucciso una mattina di luglio, a Venafro, mentre attraversava la strada (sulle strisce, come tutte le mattine) per andare a prendersi un caffè dopo aver acquistato il suo giornale quotidiano. Lo ha travolto, alla guida di una macchina di media cilindrata, uno che probabilmente lo ha visto troppo tardi…
Amerigo era uno di noi (per me un fratello: trent’anni di collaborazione), uno di quelli che si votano alla parola scritta come se facessero il servizio militare volontario a vita. Come diceva Orazio: per me la poesia è una milizia. In una scheda biobibliografica completa trovano posto decine e decine di pubblicazioni, uscite nell’arco di quattro decenni scarsi: poesia, soprattutto, ma pure racconti e critica, saggi vari e in particolare quelli sulla lingua e l’esperanto. Amerigo Iannacone era uno dei più convinti sostenitori dell’esperanto, la lingua seconda che dovrebbe affiancare le lingue nazionali senza prenderne il posto, anzi, rispettandole tutte ma evitando che una sola sopraffaccia tutte le altre.
Era anche un promotore e organizzatore di eventi, intorno a lui si riuniva da qualche anno un gruppo di poeti autodefinitisi “extravaganti”, con i quali periodicamente si incontrava per una lettura di poesie vecchie e nuove. Finché glielo fecero fare (contributi pubblici), organizzò anche un Concorso di poesia, il “Città di Venafro” – vinto da nomi importanti – che sarebbe proprio il caso di riprendere, adesso, di rilanciare, dedicandolo magari a lui. Intanto sono dedicate a lui alcune manifestazioni (Premio “Mimesis” a Itri, “Poeti extravaganti” alle Isole Tremiti), in attesa di un convegno sulla sua opera che sarà organizzato per l’anniversario della morte l’estate prossima a Venafro.
L’esordio di Amerigo Iannacone avvenne, nel 1980 (aveva appena compiuto trent’anni), con una raccolta di poesie: Pensieri della sera, e con un tipografo, Pontone di Cassino, che sarebbe poi stato – per 37 anni – il suo tipografo. Pensieri della sera, per essere un libro di esordio, ebbe un discreto successo di pubblico e critica. Seguirono Dissolvenza incrociata, Eterna metamorfosi e, nel 1990, Microracconti, il primo libro pubblicato con l’etichetta Edizioni Eva, la sua casa editrice (che porta il nome di sua figlia). Un po’ per non sottostare a condizioni capestro dei piccoli editori periferici e un po’ per spirito di avventura, le Edizioni Eva nacquero come una scommessa, ma in poco meno di trent’anni – con tanta passione e infinita pazienza, soprattutto con amore smisurato per la parola scritta – Amerigo ha curato la pubblicazione di centinaia di titoli, quasi cinquecento, divisi nelle collane di poesia, narrativa, saggistica, varia. Molto spesso si è trattato di autori alle prime armi, accuditi e fatti crescere, ma parecchi sono stati gli scrittori affermati che hanno inserito il loro nome nei cataloghi delle Edizioni Eva.
Ruit hora, del 1992, è uno dei primi vertici poetici di Amerigo Iannacone, diventato intanto editore (dal gennaio 1986) anche di un piccolo mensile di divulgazione letteraria: “Il Foglio volante – La Flugfolio”. Il secondo titolo è in esperanto. Inizialmente, appunto, solo un foglio piegato, quattro pagine, ma subito diventato più consistente (otto e a volte dodici pagine), il giornalino ha contribuito non solo a far conoscere le Efdizioni Eva ma è diventato una palestra di esercitazione per tanti autori, italiani e stranieri (parecchi accomunati dalla conoscenza dell’esperanto). “Il Foglio volante” è uscito, senza interruzione, ogni mese, e continuerà ad uscire per ricordare il lavoro di Amerigo – dal numero di agosto 2017 lo dirigo io.
L’ultimo libro pubblicato da Amerigo (com’è facile, dopo, dire: se lo sentiva!) si intitola C’ero anch’io. È la sua autobiografia (anzi, come precisa il sottotitolo: Un’autobiografia o quasi). Gli era venuta voglia di scriverla leggendo la mia, Libertà di parole, da lui pubblicata nella collana “Perseidi” delle Edizioni Eva all’inizio di questo 2017. Mentre però io mi ero dato un termine ad quem, la nascita di mia figlia Gabriella nel 2002, per non arrivare fino ad oggi (anche una forma di scaramanzia, lo confesso), lui ha completato la storia della sua vita, scorrendola attraverso il ricordo delle sue tante pubblicazioni, degli incontri importanti che hanno segnato la sua esistenza, degli amici incontrati… tutto, insomma, come a voler registrare un rendiconto – e questo adesso fa pensare: perché tanta fretta di finire (il libro è stato scritto di getto), come a presentire che sarebbe mancato il tempo… E quel titolo: C’ero…
Amerigo Iannacone lascia un vuoto che sarà difficile colmare nel mondo della cultura al confine tra Molise, Lazio e Campania che è la regione venafrana dove ha vissuto sempre (famosa la sua ritrosia nell’affrontare viaggi troppo lunghi: uno degli ultimi, la scorsa primavera, a Bari, per i “lunedì” della Vallisa). Un vuoto che forse avrà modo di riempire chiunque avrà voglia di ascoltarlo ancora, leggendo i suoi libri, riandando così spiritualmente sulle strade da lui percorse e segnate, perché i semi da lui posti abbiano frutti.
 
Giuseppe Napolitano

mercoledì 6 settembre 2017

CONTRO LA DERIVA RAZZISTA E SUPREMAZISTA, IL NOBILE ESEMPIO DELLA CITTA' DI BARCELLONA di Renata Rusca Zargar



Non si potrebbe credere  che esponenti di Forza Nuova, partito neofascista, xenofobo, omofobo (da https://it.wikipedia.org/wiki/Forza_Nuova) siano andati in chiesa a “controllare” l’operato del parroco. Eppure, in un’Italia che si dichiara non razzista (e, a suo tempo, ha negato di essere mai stata fascista), succede anche questo. Il peccato originale del parroco di Vicofaro a Pistoia, è stato di portare dei migranti a fare un bagno in piscina. O, forse, di essere, a quanto pare, davvero cristiano seguendo le indicazioni di Gesù che non ha mai scacciato nessuno e quelle di papa Francesco, del settembre 2015, che  chiedeva alle parrocchie di  accogliere i profughi.

Ma come potrebbe essere che dei migranti, e per giunta neri, possano godere anche solo di una piccola e innocente gioia momentanea? A loro non spetta se non privazione e dolore!

D’altra parte, che questo sentire sia piuttosto comune si deduce  da quello che succede in mare.

A fronte di una ferrea lotta alle Ong che salvano vite massacrate dalle guerre da noi sostenute ovunque, nessuno ha pensato di opporsi alla presenza della nave di “Defend Europ” o “Generazione Identitaria” che si propone di difendere la nostra stimabilissima “razza”. Perciò, respinge illegalmente in alto mare i migranti, condannandoli a morte certa.

Un mio amico diceva : “Sarò favorevole alla caccia quando gli uccellini potranno sparare”. Così, io sarò favorevole alla difesa dell'Europa quando ci sarà una “Defend Africa” e tutti gli interessi europei in Africa saranno buttati a mare. 

La pericolosa deriva che abbiamo imboccato ci porta pure allo stabilimento balneare di Sottomarina di Chioggia con cartelli e altoparlanti che inneggiano al Duce, alle purghe, ai manganelli…

E, come ciliegina sulla torta, non ci siamo fatti mancare lo sgombero violento del caseggiato di Roma! Essendo stata insegnante, so che è di primaria importanza, in questo paese marcio di mafia e corruzione, insegnare la legalità a scuola e, in tal senso, mi sono adoperata sempre, collaborando spesso con la Questura. Per questo so che agli adolescenti non piacciono la polizia e l’autorità, fatto abbastanza normale negli individui in evoluzione.

Allora, come si può far capire che la Polizia e i Carabinieri sono determinanti per il sistema sociale e per la nostra sicurezza quando è evidente che molti poliziotti e carabinieri sono razzisti, oppure si comportano come al G8, o ancora vengono sospettati di picchiare dei poveracci tossicodipendenti, che poi magari muoiono, perché non ci sono graditi? Come possono i giovani accettare il principio assoluto di legalità se le Istituzioni per prime non ne danno esempio?

Credo che, in alcuni casi, la Polizia e i Carabinieri si siano dimostrati diseducativi, cioè abbiano dato un grosso schiaffo alla legalità.

Infine, ormai, si afferma che non ci sia più destra e sinistra (anche per tutte le cattive prove che hanno dato sia la destra che la sinistra). Si tratta di facili alibi per sdoganare, in mancanza di valori e ideali, le tendenze più raccapriccianti dell’essere umano, come la negazione dei diritti umani. Diventa consequenziale, dunque,  pensare che solo qualcuno abbia diritto ai diritti (i bianchi, logicamente).

La nostra società trabocca di odio verso qualsiasi diversità.

Tra le tante prove della nostra spietatezza, sul web e dappertutto, spicca il  cartello mostruoso di Carugate contro una persona con disabilità che, secondo l’autore, non avrebbe avuto diritto neppure a un parcheggio. Lo scritto si concludeva con: “Sono contento che ti sia capitata questa disgrazia!!!”

Stiamo tornando alle leggi razziali, allo sterminio del diverso, del più debole?

Per fortuna, un esempio nobile controcorrente lo ha dato la città di Barcellona. Colpita da un infame attentato, ha dimostrato che le idee, il rispetto, la dignità di tutte le persone non cambiano a seconda delle circostanze, seppure orripilanti. "Il terrore non può vincere, perché la vita è più forte della morte, e l'amore è più forte dell'odio", ha detto Ada Colau, la sindaca di Barcellona.

Questo è il progresso dell’essere umano che tutti insieme dovremmo perseguire.